Storie di acciughe….

Acciughe.

Foto "Acciughe." by Tom Lee KelSo - flickr

Parliamo di consumi ed economia con un fatterello che mi è capitato Sabato scorso… Come qualche raro mio lettore saprà (qui il post) sono a dieta dallo scorso Luglio.  Fra le varie prescrizioni,  la mia dieta prevede che io mangi 200 gr. di pesce tutti i giorni. Prima di fare la dieta facevo scorta di pesce tramite il mio Gruppo d’Acquisto Solidale (qui il post), mentre adesso devo necessariamente integrare la mia spesa di pesce  comprandolo in una ottima pescheria fiorentina gestita direttamente da una cooperativa di pescatori livornesi.

Sabato scorso l’addetta (che conosce la mia predilezione per il pesce azzurro) mi dice…
«Se le interessa abbiamo un’offerta speciale sulle acciughe sfilettate.»
«Quanto vengono?»
«13,90€ al kg.»
«E da sfilettare?»
«9,20€»
Faccio due conti al volo ed esclamo «Me ne dia 1kg da sfilettare.»

Prendo il mio kg di acciughe da sfilettare, torno a casa e faccio il conto della serva… Le stesse alici sfilettate costano la bellezza di 4,70€ in più rispetto a quelle da sfilettare… Pur ammettendo che le acciughe da sfilettare, fra teste e lische, hanno un po’ di scarto, la differenza di prezzo fra le une e le altre è gigantesca: le sfilettate costano il 51% in più rispetto alle altre…  In quanto tempo di può sfilettare a casa 1 kg di acciughe? Tenuto conto che io non sono velocissimo voglio esagerare… 20 minuti, 25 minuti, sicuramente meno di mezz’ora.  4 euro e 70 per un lavoretto di 20-25 minuti… non sono presi male…

La stessa cosa l’abbiamo valutata, alcune settimane fa, col mio amico Vlad riguardo alle insalate di quarta gamma (quelle già lavate in busta). Un kg di insalata da agricoltura biologica comprato in un Gruppo d’Acquisto Solidale costa mediamente 2,50€ mentre, da quello che mi diceva il mio amico, l’insalata in busta (non biologica) costa non meno di 7,50€ al chilo. Morale della favola: un chilo di insalata in busta costa il triplo dell’insalata biologica con una differenza di prezzo del 200%. In pratica l’operazione di lavaggio dell’insalata costa il doppio dell’insalata stessa… E’ assurdo…

Eppure, nonostante la crisi economica, l’insalata in busta e le acciughe sfilettate (che tra un po’ costano più della bistecca) vanno a ruba! Perchè? Sapete cosa vi avrebbe detto la mia povera nonna? Vi avrebbe detto che è tutto un problema di “faticaccia maiala”… ovvero che la fatica di passare mezz’ora all’acquaio o ai fornelli va pagata… e le persone, pur lamentandosi della crisi, la  pagano a peso d’oro  (e volentieri)…

Sapete, ridendo e scherzando, che conclusioni abbiamo tirato io e il mio amico Vlad? Che quasi quasi ci sarebbe da farci un business… Voi comprate l’insalata biologica a 2,50 al kg e noi per la differenza (5€ al chilo) veniamo a lavarvela a casa… e quasi quasi vi puliamo anche le acciughe (a 4,70€ al Kg).

Mi sa che l’assurdo modello economico e produttivo che ci hanno imposto sia  un po’ da cambiare…

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4 thoughts on “Storie di acciughe….

  1. Sono in gran parte d’accordo con lei. Sono praticamente sicura di non aver letto il suo nome da nessuna parte nel suo blog e questa cosa mi angustia abbastanza visto che detesto la moda che si sta delineando nella nostra società e che ti porta a perdere immediatamente il “cognome” quando diventi famoso o perlomeno ti metti davanti alle telecamere per farti vedere da tutti e non comprendo che ci si possa mettere davanti a un computer, dietro ad una rete di milioni di persone, ed esprimere le proprie idee senza darsi un nome e un cognome. Se lei ha messo il suo nome da qualche parte naturalmente quest’osservazione non le appartiene. Diciamo che ho deciso di lasciare un commento soltanto perché dice di appartenere al Movimento Shalom che conosco molto bene…
    In ogni caso, tornando al commento, sono d’accordo, il sistema che ci è stato costruito intorno è pazzesco. Sto leggendo un libro (PopCo di Scarlet Thomas) che lo mette a nudo e spiega le manovre di Marketing delle grandissime aziende internazionali in maniera semplice ed efficace.
    Avevo studiato un po’ di marketing una quindicina di anni fa a scuola (sono una grafica pubblicitaria) e ciò che gli insegnanti ci dicevano sembrava allora soltanto una novella… Sì, qualche avvisaglia si poteva percepire, ma niente di così evidente e palese e sconcertante com’è adesso.
    L’insalata in busta e le acciughe pulite sono soltanto “robetta”, sono semplicemente gocce nel mare, sono l’evidenza di una società in cui le persone non sanno più dove sbattere la testa per trovare un briciolo di tempo. Superattivi, superimpegnati, mai soddisfatti, sempre alla ricerca di stimoli in più e ancora mai soddisfatti. Compriamo per dei bisogni indotti, falsi, che non avremmo mai se spengessimo la tele, il computer, se chiudessimo le riviste, i giornali, gli occhi, ci tappassimo le orecchie…
    E’ triste… e la vostra generazione forse ha anche i mezzi per riderne… e questo è ancora più triste.
    Comunque la mia non è una critica.
    Ho un rispetto enorme e inattaccabile per tutti coloro che guardano il mondo con occhio critico, per cui ce l’ho anche per lei, nonostante non conosca il suo nome.

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  2. PER IRENE

    Buongiorno,

    innanzitutto la ringrazio per il suo commento che ho apprezzato molto. Le rispondo subito…

    SUL MIO NOME

    Il non mettere il nome non è un vezzo: non sono famoso, non me la tiro, ma credo che quello che conta veramente siano le idee, non le etichette… Che cosa aggiunge alle idee, sapere che chi le ha scritte si chiama Rossi o Bianchi o Pinco Pallino? Chi sono io? Quello che ho scritto: un padre di famiglia, lavoratore dipendente, podista, volontario, che vorrebbe lasciare alla propria figlia e ai figli di tutti, un mondo migliore di quello che ha trovato… Servono forse altre aggiunte?

    Alcuni anni fa proprio Shalom mi ha chiesto di scrivere, sul giornalino dell’associazione, un breve articolo dedicato alla mia adozione a distanza in India… anche quello l’ho firmato (se non ricordo male) “Marco e famiglia”. Se volessi diventare famoso, vantarmi dei miei scritti e magari guadagnare qualcosa dal blog, metterei nome, cognome, professione etc… Ma questo blog lo considero come uno “spazio libero”, un “dono”: sono semplicemente un po’ di idee che voglio condividere “gratuitamente” con tutti… Ha notato che il blog e le foto su Flickr sono tutte con la licenza Creative Commons? Ecco quello che scrivo è liberamente accessibile e copiabile da tutti, rispettando un minimo di regole della Creative Commons.

    Lo sa uno dei tanti motivi per cui ho aperto questo blog? Per esprimermi liberamente senza alcun condizionamento. Volevo scrivere di podismo senza essere condizionato da organizzatori di gare, sponsor, società sportive e così via… cose che nel mondo della carta stampata contano e condizionano troppo….

    Comunque se è curiosa le mando un’e-mail con i miei dati anagrafici: magari ci conosciamo, forse ci siamo visti alle feste di Shalom e chissà, magari siamo anche amici su Facebook…

    SULL’ARTICOLO

    Mi occupo da anni di commercio critico, commercio equo e solidale, boicottaggi, scec e così via. Ultimamente sono molto impegnato nei Gruppi d’Acquisto Solidale che su queste tematiche agiscono tutti i giorni, con la cosa più semplice e rivoluzionaria… fare la spesa.

    Il fatto che le persone siano iperattive e senza un briciolo di tempo è una cosa voluta dal sistema che, in nome del PIL e del profitto, ci vorrebbe tutti imprigionati in una vita “nasci-produci-compra-crepa”. Dedicare mezz’ora a pulire il pesce oppure dedicare un’ora per cucinare una torta fatta in casa è diventato un gesto rivoluzionario contro il sistema (ed economicamente vantaggioso per chi si autoproduce la torta…). Sono convinto che l’autoproduzione, il riuso, il riciclo, il baratto, la condivisione, il cohausing e altre simili esperienze siano delle attività che diminuiscono la nostra dipendenza economica dai soldi, liberano tempo e migliorano la qualità della vita… Ci farò presto un post sul blog… Comunque, se non ci crede si legga la parabola del vasetto di yogurt di Maurizio Pallante del Movimento della decrescita felice… http://www.unmondopossibile.net/articolo/art0076.htm

    CONCLUSIONI

    Mi dispiace molto che lei si sbatta tanto e che ce l’abbia un po’ con me e con la mia generazione perchè “ridiamo” di questo sistema… però anche sorridendo si possono mostrare le assurdità di questa economia e far riflettere le persone…

    Glielo dico col cuore in mano… il suo commento mi è piaciuto tanto e nutro già della stima e delle affinità, col suo pensiero e con la sua persona… anche se so solo che si chiama Irene.

    Con sincerità e con tanto affetto!

    Marco

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    • In effetti le acciughe sono un po’ care ma credo che dipenda sia dalla stagione che dal punto vendita.
      Sicuramente al supermercato costano la metà ma, al supermercato non trovo tanti pesci di pescato locale che riesco a trovare in questa piccola pescheria e alla fine il costo delle acciughe magari si bilancia con quello delle palamite o di qualche altro pesce che è meno pregiato per il “mercato”.

      Purtroppo la pescheria del supermercato ha molto pesce allevato e il pescato spesso proviene da aree troppo lontane (leggesi Asia o Africa).

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