Dal diario di Matteo Dell’Aira.

LIBERI SUBITO

Vignetta di Vauro "LIBERI SUBITO" dall'album di :-:claudiotesta:-: - flickr

Torno sulla situazione di Emergency per segnalare questa pagina del sito PeaceReporter.net con i racconti di Matteo Dell’Aira, Infermiere capo dell’ospedale di Emergency a Lashkargah, attualmente sequestrato dal governo afgano… Vi metto 4 piccole ma drammatiche  storie… Leggete voi  e rispondetevi da soli se Matteo è un terrorista o piuttosto un testimone scomodo…

Vergogna (Storia di Said Rahman).
E’ quella che proviamo tutti qui all’ospedale di Emergency a Lashkar-gah, Afghanistan, dopo l’inizio dell’ennesima ‘grande operazione militare’, che ogni volta è la più grande…
Un profondo senso di vergogna per quello che la guerra, qualsiasi guerra, fa. Distruzione, morti, feriti. Sangue, pezzi di carne umana. Urla feroci e disperate. Non fa altro.
Ma qualcuno ancora pensa che sia un buon modo per esportare ‘pace e democrazia’.
In effetti la pace la stavano portando anche a Said Rahman, noto ‘insurgent’ della zona, ma quella eterna però. Si è beccato un proiettile in pieno petto, di mattina presto, mentre era in giardino.
Non stava pattugliando la zona, non stava combattendo, non stava mirando nessuno.
Non ha nemmeno visto da dove arrivava il proiettile che ha ancora nel corpo e che gli ha sfondato il polmone di destra. Ha solo sentito un gran bruciore e poi è svenuto dal male.
L’hanno trasportato in elicottero fino a Lashkar-gah, gli stessi elicotteri che prima sparano, poi in ambulanza nel nostro centro chirurgico per vittime civili della guerra, abbastanza instabile ma con il suo orsacchiotto di peluche nuovo di zecca, regalo della democrazia.
Sembrava avesse la gobba da tanto sangue si era raccolto nella schiena.
E’ stato operato subito, gli hanno messo due drenaggi toracici, quasi più grandi di lui.
Perché il noto ‘insurgent’ ha sette anni.
Sette.
Questa è la ‘grande operazione militare’, la più grande.
Vergogna.

tratto dal Diario di Matteo Dell’Aira

Fazel

Fazel Mohammed ha due occhi azzurri che parlano da soli.
Il suo piccolo corpo è già pieno di cicatrici, ricordi di gioco e di malattie che da noi sono scomparse ormai da anni.
Una delle poche zone del suo corpo ancora intatte erano le ginocchia.
Ci ha pensato un proiettile, che lo ha rovesciato a terra mentre giocava in giardino, a lasciargli un bel segno. Ora avrà anche lì due belle cicatrici, quelle del foro di entrata e del foro di uscita di quel maledetto pezzo di metallo arrivato a velocità assurda.
E’ arrivato da noi grazie a uno zio dopo tre interi giorni in cui non si è potuto muovere da casa sua, a Marjah.
Si è già messo in piedi, vuole andare a casa, è preoccupato per i suoi familiari.
Sembra un uomo, ma ha solo 10 anni.
Da noi i bambini di dieci anni fanno la quinta elementare.
E non rischiano la vita per la guerra.

tratto dal Diario di Matteo Dell’Aira

Akter

Anche a Nadalì, altro distretto non lontano dall’ospedale di Emergency a Lashkar Gah, stanno combattendo ormai da giorni.
Anche lì sta arrivando la pace e la democrazia.
Akter Mohammed è arrivato poco fa con il padre Wali Jan, un uomo di almeno 60 anni con una folta barba bianca.
Un proiettile, uno solo, gli ha passato la testa da parte a parte, è ancora vivo e lo stanno operando.
Il padre urlava e si batteva il petto. Non solo per quello che hanno fatto a suo figlio, ma anche per il modo.
Akter era in casa sua, dietro a una finestra su cui picchiava il sole.
La sua curiosità l’ha spinto ad avvicinarvisi per vedere cosa stava succedendo fuori: tutti quei rumori di blindati e colpi di fucile. Qualche portatore malato di pace e democrazia ha visto una sagoma e non gli è parso vero di testare la sua mira. Ha sparato e non ha più visto la sagoma alla finestra.
Ma non è tutto. Sono entrati poi in casa, urlando e facendo alzare le mani al padre, spingendolo con forza contro il muro. In un angolo, sotto la finestra, hanno visto il risultato del proiettile esploso contro quella sagoma che appariva alla finestra. Un bambino di 9 anni.
Nove.
E ovviamente, appena l’hanno visto a terra ferito e spaventato, se ne sono andati.
Senza una parola.
Non si abbandona così nemmeno un cane.
Che schifo!

tratto dal Diario di Matteo Dell’Aira

Bibi

Sono arrivati con il loro papà Anar Gul, dopo un viaggio in elicottero, al nostro ospedale alle 19.15, tramortiti dalle ferite e dallo spavento.
Bambini come tutti i bambini del mondo, che in giardino giocano tra loro.
Solo che in questo paese nei giardini delle case si possono trovare oggetti molto strani, che attizzano la curiosità soprattutto dei più piccoli.
Uno di loro ha cominciato a tirare dei sassi addosso all’oggetto sconosciuto, ma visto che nulla succedeva, ha pensato bene di dargli fuoco con un accendino trovato chissà dove.
La bomba è esplosa, ed ha ucciso subito Masullah, 6 anni e Safiullah di 11.
Sharifullah, 7 anni, è arrivato da noi pieno di schegge su tutto il corpo.
Ed insieme a lui, è arrivata la sorella, Rahmat Bibi, con due brutte schegge che le hanno perforato la pancia.
I chirurghi l’hanno operata subito, la mascherina per l’ossigeno era quasi più grande del suo intero volto.
Perché Rahmat Bibi ha circa 1 anno, è una neonata.
Ed ha già incontrato la follia della guerra.

tratto dal Diario di Matteo Dell’Aira

Purtroppo il diario di Matteo è costellato di storie simili… Oltre a questi  bimbi ci sono anche le storie Ali, Gulalai, Khudainazar e Roqia, con tanto di foto, che vi ho risparmiato… (qui la pagina con l’indice delle storie). Purtroppo adesso nessuno racconterà più queste storie ma soprattutto chissà se e come saranno curati i bimbi di Lashkar-gah da ora in poi…

Quando leggo queste storie e penso che là ci sono anche i nostri soldati, mi vergogno di essere italiano…

Purtroppo per motivi lavorativi non potrò andare alla manifestazione a favore di Emergency che si terrà a Roma, SABATO 17 Aprile alle ore 14,30  in piazza Navona, ma col cuore e col pensiero sarò comunque là…

Aggiornamento del 15 Aprile 2010

La Manifestazione di Sabato prossimo a Roma, date le grandi adesioni, è stata spostata da Piazza Navona a Piazza San Giovanni.

Ringrazio tutti gli italiani che stanno firmando l’appello di Emergency: in pochi giorni sono state superate le 300.000 firme… Continuate a firmare qui…

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