Quanto dura? Lo posso mangiare? Still Tasty: un sito sulla conservazione del cibo.

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Foto “In Your Fridge” by pyoorkate – flickr

Quante volte abbiamo sprecato del cibo e lo abbiamo buttato via perchè scaduto o conservato male? Oppure, di fronte ad una data di scadenza appena passata  ma ad un cibo che ci sembra ancora buono, quante volte ci siamo chiesti: «E se lo mangiassi lo stesso?» E le confezioni aperte quanto durano? E la frutta, quanto dura di più mettendola in frigo piuttosto che lasciandola all’aria aperta?

A questa e a tante altre domande sulla durata e sulle modalità di conservazione dei cibi risponde in modo facile e preciso un’interessante sito statunitense che si chiama http://www.stilltasty.com/  Il sito contiene un grandissimo database di prodotti alimentari e bevande con tutti i consigli sulla loro durata e conservazione, distinguendo tra prodotti chiusi ed aperti e tra durata in dispensa a temperatura ambiente, in frigo o nel congelatore. Ad esempio una tabellina grafica vi dirà che una banana intera può stare all’aria aperta fino a 5 giorni o a completa maturazione, in frigo fino ad altri 7 giorni e nel congelatore fino a 3 mesi. Se la banana invece è tagliata non potete tenerla all’aria aperta, i giorni in frigo si riducono a 5, mentre nel congelatore durerà sempre 3 mesi.

Oltre a queste tabelline ci sono anche tutta una serie di consigli e articoli sulla conservazione del cibo. Lo sapevate che le cipolle durano in dispensa fino a 3 mesi ma se le conservate insieme alle patate entrambe marciranno molto prima? E che il miele non ha scadenza e, anche se cristallizza e cambia colore,  rimane sicuro e si può  conservare quasi all’infinito? E che, seguendo le opportune istruzioni,  è possibile congelare anche alimenti come le uova, il vino, il pane? E che le patate non vanno mai messe in frigo perchè altrimenti in cottura diventaneranno scure e troppo dolci?

Il sito http://www.stilltasty.com/ è curato dalla sede centrale dei Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (Centers for Disease Control and Prevention), importante organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d’America.

Con Boston nel cuore.

Lunedì sera stavo finendo di guardare un documentario in tv e già pensavo di andare a letto quando mi è arrivato un SMS. Era Adriano, mio compagno di allenamento e di corse, che mi informava delle due bombe esplose alla Maratona di Boston. Ho subito cambiato canale e ho seguito fino a notte fonda le dirette sui canali allnews. Nel frattempo su facebook, Lori, un’altra nostra compagna di corse, scriveva che lei era lì nel 2011.

Anche se come podista non sono mai uscito dal mio confine regionale, ormai sono 10 anni che corro: maratone, mezze maratone, ultramaratone, trail, cross e tantissime corse su strada, lunghe e corte, internazionali e di quartiere. Quando non ho corso (perchè infortunato) ho sempre fatto il volontario: ad esempio negli ultimi due anni sono stato al ristoro finale, dopo il traguardo della Maratona di Firenze. Quelle immagini, geograficamente così lontane, mi sono così familiari che io mi sono rivisto in tutti quei volti: mi sono rivisto nei corridori (tra l’altro quelli colpiti erano proprio quelli sui miei tempi) che arrivavano e volevano coronare un sogno; mi sono rivisto nei volontari che li accolglievano e avrebbero voluto aiutarli uno a uno; mi sono rivisto nei familiari e negli amici che aspettavano all’arrivo colui o colei con cui hanno condiviso mesi di preparazione…

Nei prossimi giorni discuteremo sul perchè di questo atto criminale. Al momento, per la mia storia di podista, mi sento di dire: IO SONO LORO.

Tra le tante foto pubblicate sul web ho scelto questa, perchè vorrei ricordare la Maratona di Boston per quello che era fino a prima dello scoppio… l’unione di runners, volontari e spettatori per quella che doveva rimanere una festa.

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Foto “2013 Boston Marathon” by soniasu_ – flickr

Pinktober 2011

Foto "pinktober" by unpodimondo

Foto "pinktober" by unpodimondo

Nei paesi anglosassoni il mese di Ottobre è dedicato alla lotta contro il cancro al seno, alla prevenzione e alla ricerca. Il fiocchetto rosa è apparso in tantissimi siti Made in Usa (ad esempio ebay) e si sono moltiplicate le operazioni di raccolta fondi nello sport e in tv. E’ stato curioso vedere in tv le partite di football americano della NFL (qui la pagina pink della NFL), dove molti di quegli energumeni che giocano a football portavano guanti, scarpette, caschi virati sul rosa shocking…

Dal momento che la scorsa estate a Firenze ha aperto il nuovo Hard Rock Café (qui il sito del locale di Firenze) e che il sottoscritto è un collezionista di pins, ho dato il mio contributo acquistando e aggiungendo alla mia collezione la spilletta di beneficenza che vedete in foto… Se abitate a Firenze, a Roma o a Venezia potete trovare negli Hard Rock Café diversi oggetti i cui proventi vanno alla ricerca sul cancro al seno, oppure potete comprarli on line a questo link. I fondi sono devoluti alla Breast Cancer Research Foundation e alla Caron Keating Foundation.

La spilla rappresenta la chitarra  a 12 corde, donata dalla cantautrice Melissa Etheridge agli Hard Rock Café e che è stata venduta all’asta raccogliendo la cifra di $9,600 (qui il link)Melissa Etheridge è stata colpita dal cancro al seno nel 2004 e ha scritto un pezzo pieno di speranza su questa sua esperienza… Inutile dire che, dato il titolo, è una canzone che mi piace particolarmente…

“I Run for life” in versione live acustica registrata all’Hard Rock Cafè di New York in occasione del Pinktober 2009

Melissa Etheridge – Testo del Pezzo “Run for life”

It’s been years since they told her about it
The darkness her body possessed
And the scars are still there in the mirror
Everyday that she gets herself dressed
Though the pain is miles and miles behind her
And the fear is now a docile beast
If you ask her why she is still running
She’ll tell you it makes her complete

[Chorus:]
I run for hope
I run to feel
I run for the truth
For all that is real
I run for your mother, your sister, your wife
I run for you and me, my friend
I run for life

It’s a blur since they told me about it
How the darkness had taken its toll
And they cut into my skin and they cut into my body
But they will never get a piece of my soul
And now I’m still learning the lesson
To awake when I hear the call
And if you ask me why I am still running
I’ll tell you I run for us all

[Chorus:]
I run for hope
I run to feel
I run for the truth
For all that is real
I run for your mother your sister your wife
I run for you and me my friend
I run for life

And someday if they tell you about it
If the darkness knocks on your door
Remember her remember me
We will be running as we have before
Running for answers
Running for more

I run for hope
I run to feel
I run for the truth
For all that is real
I run for your mother, your sister, your wife
I run for you and me my friend
I run for hope
I run to feel
I run for the truth
For all that is real
I run for your mother your sister, your daughter, your wife
For you and me my friend
I run for life
Ohohohoh

I run for your mother your sister your wife
I run for you and me my friend
I run for life

Back to the future…. in the Fifties!

Foto "Summer Jamboree 2011" by unpodimondo - flickr

Foto "Summer Jamboree 2011" by unpodimondo - flickr

Come sicuramente avete già immaginato, la mancanza di articoli in questo periodo è dovuta alle mie ferie… Un po’ di riposo e di lontananza, anche dal pc e dal blog, è quello che ci vuole per ricaricare le pile prima di affrontare una nuova stagione. Da un paio di giorni sono a casa dopo una settimana trascorsa al mare e fra qualche dì partirò per una settimanella in montagna in ossequio alla legge della par condicio… una settimana al mare per accontentare la moglie e una settimana sulle alpi per accontentare il sottoscritto, con la figlia che per ora (magari protestando un po’) segue ancora i genitori…

Dal momento che non sopporto la vita di spiaggia (a parte qualche nuotata, per me gli stabilimenti balneari potrebbero chiudere tutti) quando vado al mare cerco di incastrarci qualche evento che mi permetta di divertirmi senza dover stare per forza sul lettino a prendere il sole… Un anno è il Campionato del Mondo di Sculture di sabbia, un altro anno qualche mostra d’arte, un evento sportivo, un raduno di mongolfiere o di aquilonisti: insomma tutto va bene pur di non stare sotto l’ombrellone!

Quest’anno la località e le date della settimana al mare sono state strategicamente studiate per partecipare al Summer Jamboree di Senigallia!!!! Il Summer Jamboree è il più grande raduno-festival dedicato all’America degli anni ’40 e ’50 che si tiene in Europa ed è difficile da descrivere perchè comprende una miriade di iniziative che rendono unica l’atmosfera che si respira a Senigallia in quei giorni. Per dirla in poche parole è come ritrovarsi improvvisamente dentro una puntata di Happy Days, in Grease o in uno dei tanti film di Elvis. Insomma è un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio analogo a quello di Ritorno al Futuro!

C’è veramente di tutto: pin up, auto d’epoca, cibi americani Tex-Mex, mercatini in stile USA, una festa hawaiana sulla spiaggia, tanta musica dal vivo e tanti luoghi per ballare: tutto rigorosamente a base di swing, jive, rock and roll e boogie woogie! La cosa che ci ha sorpreso più di tutti è il coinvolgimento di tutta la città di Senigallia: dai neonati ai nonni tutti erano abbigliati, pettinati e truccati in tono… compresi i camerieri del nostro albergo! Non c’era vetrina che non vendesse scarpe bicolori, camicie hawaiane, collane di fiori (anche se al 99% in pura plastica) e non c’era parrucchiere che non facesse acconciature vintage… Giuro che ho visto più ciuffi e basette alla Elvis in questa settimana che nel resto di tutta la mia vita! E che dire delle belle ragazze e signore che sembravano uscite da una pellicola degli anni ruggenti di Hollywood! Insomma il Summer Jamboree ci ha coinvolti tutti, tanto che nella mia famiglia stiamo valutanto l’opportunità di fare un corso di boogie, in modo da non essere solo spettatori, casomai decidessimo di tornare anche il prossimo anno!

In questo momento non ho tempo per rimettere insieme e pubblicare i video che ho registrato nelle varie serate, però se volete vedere un po’ di fotografie non vi resta che cliccare qui sotto…

Tutto il mio set di foto del Summer Jamboree 2011

Colgo l’occasione per augurare delle buone ferie a tutti i miei lettori… A presto!

foto "Summer Jamboree 2011" by unpodimondo - flickr

foto "Summer Jamboree 2011" by unpodimondo - flickr

Cerco qualcuno che mi spieghi il senso dei botti di Capodanno.

Petardo

foto "Petardo" by Arguez

Ieri, primo Gennaio, ore 18.20 circa. Siamo rientrati a casa da un po’ di tempo: mia figlia è in camera sua, mia moglie guarda un film sul divano e io sono al pc che sto rispondendo ai messaggi di auguri ricevuti dagli amici via e-mail o su Facebook. Dai giardinetti dietro casa nostra arrivano attutiti i rumori dei botti che forse a qualcuno sono avanzati dalla notte dell’ultimo dell’anno. Ad un certo punto sentiamo un botto più forte degli altri e un grido straziante: «Mamma, aiuto!!!» . Ci affacciamo alla finestra, vediamo due ragazzini di circa 10-12 anni che fuggono dal giardino e notiamo che uno dei due si tiene la mano destra. Arrivano urlando al vicino Bar della Casa del Popolo dove il ragazzino ferito viene messo su una sedia e tranquillizzato. La situazione non è grave ma è un po’ impressionante perché il bimbo ha la mano destra completamente sanguinante. Nell’attesa dell’arrivo dei genitori e soprattutto del 118 si forma una piccola folla di persone  e un nostro vicino di casa ci racconta che il ragazzino si è ferito nel più classico dei modi, ovvero raccogliendo il petardo che aveva lanciato poco prima e che non era ancora scoppiato. Il bimbo, figlio di una coppia che  abita non lontano da noi e che conosciamo solo di vista, viene portato via in ambulanza e noi rientriamo in casa con tante domande, che si riassumono in una sola: «C’è qualcuno che ci possa spiegare  che senso hanno questi botti?»

Cerco di spiegarmi meglio: quando io ero piccolo i miei genitori non mi hanno mai comprato i botti ed io non ho mai sentito l’esigenza di lanciarli. Lo stesso è capitato con mia figlia: lei non li ha mai chiesti e noi non li abbiamo mai comprati. Semplicemente  perché i botti  non rientrano nel nostro bagaglio culturale e non capiamo il piacere che si prova nel lanciarli… Dai semplici “pim, pum, pam” fino ai grandi “boom” che fanno tremare i vetri non li troviamo divertenti e perciò non li comprendiamo! Al massimo possiamo capire lo spettacolo pirotecnico fatto dall’Amministrazione Comunale per la festa patronale ma i banali botti, soprattutto quando sono messi in mano a dei bambini, proprio non riusciamo a capirli!

Qualcuno potrebbe aggiungere che in tempi di crisi le spese per i botti sono proprio soldi buttati in fumo ma le mie considerazioni vanno aldilà dell’aspetto economico. Se i miei genitori non mi hanno comprato i petardi o se io non li ho comprati a mia figlia non è stato per risparmiare i soldi ma semplicemente perché abbiamo ritenuto più divertenti altri oggetti: giocattoli, videogiochi, libri per ragazzi, biglietti per il cinema, dolciumi etc…

Visto che su questo tema mi sento in netta minoranza mi piacerebbe che qualcuno della maggioranza degli scoppiatori di botti mi illuminasse su cosa si prova facendo “boom”. Mi piacerebbe che me lo spiegasse un signore che ho visto con i miei occhi la notte dell’ultimo dell’anno a Firenze durante il concerto di Elio e le storie Tese. Eravamo in piazza della Stazione e questo signore avanzava tra la folla trascinandosi dietro un trolley… «Andrà a prendere un treno» abbiamo pensato. E invece no ha aperto la sua valigia e nello stupore delle persone che gli erano vicine, era stracolma di botti!!!

*****

p.s. L’ultimo dell’anno a Firenze è stato favoloso. Girando per le piazze abbiamo visto i concerti dei Camillo Cromo, di Elio e le Storie Tese ma soprattutto abbiamo apprezzato il bellissimo concerto del “Pastor Ron Gospel Show“: un concerto di 6 cantanti e musicisti gospel favolosi  e capeggiati dal divertentissimo pastore di Cleveland Ronald Ixaac Hubbard. Se il mio parroco avesse anche solo 1/10 dell’energia e della simpatia del Rev. Ron non avrebbe la chiesa sempre semivuota!

Un film: Fast Food Nation (2006)

Fast Food Nation

foto "Fast Food Nation" by - /Sizemore/ - flickr

“Carne da macello”. Con queste tre parole si possono definire quelli che sono i tre protagonisti di questo film denuncia sul mondo dei fast food. I bovini allevati fra lo sterco, in allevamenti sovraffollati e poco igenici sono la prima “carne da macello”. La seconda sono gli immigrati messicani che clandestinamente raggiungono gli Usa per lavorare nelle fabbriche di hamburger e che spesso lavorano senza formazione e in condizioni igieniche e di sicurezza molto precarie (infatti spesso perdono dita, mani o arti interi nelle macchine). Infine l’ultima “carne da macello” sono i consumatori ai quali, in ossequio alla legge del massimo profitto, viene fornita carne infetta da batteri fecali, perchè i ritmi imposti dalla produzione della carne e il basso costo del prodotto finale (l’hamburger) si ripercuotono, alla fine, sulla scarsa qualità della polpetta…

Il fim, ispirato dal libro “Fast food nation” di Eric Schlosser, è una fiction su un’immaginaria catena di fast food (“Mickey’s”) ma si avvicina parecchio alla situazione delle catene reali. La storia, che scorre contemporaneamente su binari diversi, è interessante e gradevole. Nonostante la drammaticità dei problemi, ogni tanto c’è anche qualche concessione all’humor che sdrammatizza la vicenda (ad esempio quando le vacche non vogliono uscire dai recinti tagliati dagli attivisti contro i fast food). Fra gli interpreti ci sono Patricia Arquette, Greg Kinnear, Ethan Hawke, Avril Lavigne, Kris Kristofferson e Bruce Willis, che offre uno dei momenti migliori del film…

Alla fine del film ci sono alcune scene reali di un mattatoio che mostrano come sono uccisi, scuoiati e sezionati i bovini. Sono scene crude, ma chi si schifa così tanto, non si è mai chiesto come arrivano le fettine nella vaschetta del supermercato o da dove vengono le suola in “vero cuoio” delle proprie scarpe?

Vi lascio con alcuni dialoghi tratti dal film:

Dialogo 1

Jack (Frank Ertl – manager della catena Micky’s): Io ho un amico che insegna alla facoltà di Scienze alimentari, microbiologia. Questo semestre, alcuni dei suoi laureandi hanno deciso di analizzare in laboratorio la carne delle catene dei fast food. Beh, sono riusciti ad avere un paio di Big One, di quelli surgelati – non chiedermi come – e il livello di coliforme fecale era alle stelle. Temo che questo potrebbe essere un problema per noi. Sai di cosa sto parlando?

Don (Greg Kinnear -protagonista e resposabile marketing della catena): Non esattamente.

Jack: Sto parlando di merda nella carne.

Dialogo 2

Rudy Martin (Kris Kristofferson, allevatore di bovini): Senta, qua non è la storia di quelli buoni contro quelli cattivi, ma della macchina che ha il controllo economico di tutto il paese, sembrano cose da fantascienza, i terreni, il bestiame, gli esseri umani… A questi non gliene frega un cazzo. Contano solo i soldi, solo i soldi, nient’altro ha valore, bisogna solo fare soldi.
Don: Sembra molto squallido.
Rudy Martin: In ogni caso lei mi sembra una brava persona, ma il cibo che vende la sua azienda fa schifo, totalmente schifo. Anche quando non c’è il letame dentro.

Dialogo 3

Harry Rydell (Bruce Willis, commerciante di carne, sulla contaminazione da batteri fecali negli hamburger): Amico mio, devi fare un passo indietro e vedere le cose diversamente. Quarantamila persone muoiono in incidenti stradali ogni anno: a Detroit non devono più fare automobili? Devono chiudere? Certo che no.

Dialoghi tratti dal film

Una buona notizia!

Foto remindr by jurvetson - flickr

Foto "remindr" by jurvetson - flickr

Lo scorso anno ho pubblicato un post dal titolo “Boinc: metti un volontario nel tuo pc…” in cui spiegavo come, attraverso il calcolo distribuito, si potesse aiutare la ricerca scientifica semplicemente mettendo a disposizione la potenza di calcolo che non usiamo nei nostri pc  (ad esempio quando  è attivo lo screensaver).

Personalmente partecipo a diversi progetti, soprattutto dedicati alla ricerca scientifica che hanno lo scopo di  trovare nuovi farmaci per molte malattie oggi incurabili. Finalmente posso darvi una buona notizia che ho ricevuto dal  “World  Community Grid” e che riguarda il progetto  per la ricerca di medicinali per curare la Dengue febbrile (comune e emorragica). Vi metto una traduzione di un estratto della notizia.

World Community Grid è lieta di annunciare che, a seguito del contributo di immensa potenza di calcolo dei nostri soci, la fase 1 del progetto “Scopriamo insieme i Farmaci per la Dengue” (Discovering Dengue Drugs – Together) è stata completata l’11 agosto 2009.

Il progetto è stato avviato il 21 agosto 2007 e ha funzionato per quasi 2 anni. Durante questo periodo oltre 159.000 iscritti hanno elaborato oltre 25.500.000 risultati, grazie a quasi 12.000 anni di potenza di calcolo fornita, da circa 400.000 computer in tutto il mondo.

Il progetto è stato interrotto per 17 settimane, quando l’uragano Ike è approdato a Galveston, Texas, USA, il 17 settembre 2008 e ha notevolmente danneggiato la struttura di ricerca. Fortunatamente, nessuno dei membri del team di ricerca e le loro famiglie sono rimaste ferite e l’impianto è stato rimesso in ordine. Il progetto è stato ripreso a fine gennaio, 2009. [...]

Il completamento di questo progetto è un contributo significativo alla ricerca di farmaci per la Febbre Dengue,  l’Epatite C, il Virus del Nilo occidentale, la Febbre gialla e altre malattie causate dalla famiglia di virus Flaviviridea. Il completamento di questa ricerca, se fosse stato fatto  con i soli computer che i tecnici della University of  Texas Medical Branch di Galveston avevano a loro disposizione nel 2007, avrebbe richiesto circa 205 anni.

La fase 1 è stata progettata per valutazione complessiva di circa 3 milioni di piccole molecole in modo da individuare fra di esse alcune migliaia di molecole che possano attaccarsi agli  enzimi del virus in un modo da disattivarli. Molecole come queste possono portare a farmaci atti ad inibire la propagazione della malattia nel corpo. L’obiettivo della fase 1 era quello di ridurre il numero di molecole in esame selezionando quelle  che sembravano più promettenti e che saranno esaminate ulteriormente nella fase 2 del progetto. [...]

Estratto dal comunicato “Discovering Dengue Drugs – Together (Phase 1) Completion” dl World Grid. Traduzione unpodimondo.

Alcuni link per approfondire gli argomenti.

Il cibo biologico Usa contiene pesticidi: una riflessione.

 foto USDA Organic Seal by edlabdesigner - flickr

foto "USDA Organic Seal" by edlabdesigner - flickr

Il logo che vedete qui a sinistra rappresenta il simbolo dei prodotti da agricoltura biologica degli USA  (la traduzione di “biologico” in inglese è appunto “organic”) ed è al centro di una polemica fra industrie e consumatori per la presenza di residui di pesticidi nei prodotti che in teoria ne dovrebbero essere privi.  Leggetevi questo interessante articolo apparso sul blog biologico al quale farò seguire alcune brevi considerazioni personali su certificazione biologica, consumi, industria, alimentazione e agricoltura.

USA: Cibo etichettato USDA Organic, ma contiene pesticidi

Infuria la polemica negli Stati Uniti sull’affidabilità del marchio federale per i cibi biologici, che spesso contengono tracce di pesticidi o altri agenti chimici.
Negli ultimi tre anni – afferma il Washington Post – il programma nazionale per l’organico ha ripetutamente abbassato gli standard, in seguito alle pressioni esercitate dai produttori, tra cui spiccano giganti alimentari come Kraft, Dole e Dean Foods. Con un giro di affari di circa 23 miliardi di dollari l’anno, l’organico rappresenta il settore più in crescita dell’industria alimentare statunitense.
Molti americani scelgono di mangiare biologico, affidandosi all’etichetta federale “Usda Organic”. Spesso però il marchio viene concesso a produttori che utilizzano sostanze chimiche e procedure non conformi alle norme, suscitando le polemiche delle associazioni dei consumatori e dei cultori dell’organico, rileva il Washington Post.
Un esempio è quello degli alimenti organici per bambini. Nel 2006 il Dipartimento per l’agricoltura aveva bandito l’uso di additivi sintetici dalle loro formule, mentre oggi queste sostanze si trovano nel 90% dei prodotti in commercio.
Si tratta di conciliare le esigenze di un mercato di massa con l’autenticità dei cibi organici: da una parte i produttori chiedono standard più flessibili, dall’altra i consumatori pretendono che al marchio corrisponda non solo un prezzo più alto, ma anche un valore aggiunto.
Le associazioni dei consumatori confidano nell’amministrazione Obama che, proponendo di raddoppiare le risorse per l’organico, sembra intenzionata a favorire un cambiamento della situazione.

tratto dall’articolo di Giovanni Bertizzolo pubblicato il 7/7/2009 su Blogbiologico.it

Nonostante la crisi abbia fatto crollare i consumi alimentari, ci sono anche in Italia alcuni settori che nel 2008 hanno registrato una crescita di domanda e di fatturato, addirittura a due cifre, come i prodotti da agricoltura biologica (vedi questo articolo) e quelli del commercio equo e solidale (vedi questo articolo). Allo stesso tempo esiste una crescita di modelli di acquisto alternativi alla grande distribuzione, come i Gruppi di Acquisto Solidale e i  Farmers Market.

E’ logico che anche la grande distribuzione e le multinazionali abbiano “fiutato l’affare” e si siano anch’esse buttate sul biologico ma purtroppo, facendolo secondo le loro logiche di profitto e di produzione industriale di massa, si sono comportate come un elefante in una cristalleria. Negli Usa le grandi corporation hanno fatto pressione per allentare i limiti e gli standard per i residui chimici nei prodotti alimentari e di fatto, una volta allentati i limiti, il biologico non è stato più un vero biologico. Perciò io mi domando: è possibile che cose simili possano accadere anche da noi? Possono essere compatibili la scelta del biologico con la produzione industriale di massa e la grande distribuzione? Logicamente non ho la risposta a queste domande ma alcuni consigli posso darli:

  • Preferire l’acquisto di generi alimentari biologici da piccoli produttori locali certificati, direttamente in fattoria o attraverso i Gas e i Farmer market, comprando prodotti di stagione, possibilmente a km. 0.
  • Rivolgersi al biologico della grande distribuzione e delle multinazionali soltanto in caso d’impossibilità di acquisto presso produttori locali.
  • Acquistare le “materie prime” biologiche e farsi da soli i cibi biologici, evitando il più possibile i prodotti lavorati industrialmente…. Per capirsi, prima di acquistare la confezione di biscotti o merendine biologiche è meglio comprarsi uova fresche, latte, burro e zucchero bio e farsi i dolci da soli… Lo stesso vale per qualsiasi altro prodotto alimentare trasformato industrialmente (dai ravioli, al gelato, alla pizza o alla zuppa di pesce).

Parliamo di polli, acqua… e di Stati Uniti

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La mia amica Denny ha riportato sul suo forum un articolo molto interessante dedicato ai polli e pubblicato sul sito AltroConsumo… Visto che cerco di non mangiare carne rossa, le notizie sul pollame mi sono sembrate molto interessanti e perciò ho cercato altri articoli in merito e mi sono imbattuto in notizie per un verso curiose e per l’altro raccapriccianti… diciamo che alla fine ho anche scoperto l’utilità delle basi militari americane in Italia… Vi metto alcuni estratti dei 3 articoli che ho trovato e vi rimando agli articoli completi sui relativi siti web…

Polli poco puliti

Salmonella, Listeria, Campylobacter, Escherichia coli e altri batteri dai nomi meno comuni: ecco che cosa abbiamo trovato nei 59 campioni di carne di pollo acquistati per la nostra inchiesta.
Tutti positivi (a un batterio o all’altro), nessuno escluso. Ma la situazione è meno grave di quello che sembra. Non siamo né impazziti né diventati di manica larga. In realtà il problema non è nuovo e ha un rimedio piuttosto semplice: per eliminare i microrganismi è sufficiente cuocere molto accuratamente la carne. Quello che è difficile, invece, in questa situazione è individuare il colpevole. La contaminazione è un problema che riguarda l’intera filiera (dall’allevamento al punto vendita): tutti i passaggi devono essere migliorati dal punto di vista dell’igiene. [...] Salmonella, Campylobacter e Listeria sono i batteri potenzialmente più dannosi per la nostra salute e anche quelli maggiormente legati alla carne di pollo.[...] I risultati del nostro test non sono incoraggianti: due campioni sono risultati positivi alla Salmonella, i cui effetti sono gravi. Sono sette, invece, i polli contaminati in modo serio da Listeria. Ad alte concentrazioni questo microrganismo può provocare – soprattutto in anziani, bambini e in ospedale – febbre, diarrea, dolori muscolari, crampi e vomito. Un altro microrganismo, colpevole di sempre maggiori tossinfezioni alimentari, è il Campylobacter. Può provocare enterocolite acuta (diarrea, dolori addominali, malessere, febbre e vomito): l’abbiamo trovato quasi nella metà dei campioni. Ricordate: solo la cottura (ad almeno 70°C) distrugge i batteri patogeni. [...]

Tratto dall’articolo “Polli Poco Puliti” pubblicato sul sito web di AltroConsumo.

Come indicato da AltroConsumo a casa basta avere un po’ di accortezza e i problemi dovrebbero risolversi da soli… Consumare in giornata il pollo appena comprato, metterlo in frigo incellophanato e lontano da verdure, da prodotti freschi e da piatti già pronti. Lavarsi le mani dopo aver maneggiato la carne di pollo cruda e lavare bene gli utensili con cui si è lavorato ed infine cuocere bene il pollo ad almeno 70°.  Purtroppo a volte la soluzione per questi problemi è peggiore dei problemi stessi e perciò vi lascio il seguente articolo, sempre di AltroConsumo sui polli al cloro…

Fermiamo il pollo al cloro

[...] la carne di pollo è particolarmente esposta al rischio di contaminazione da parte di microrganismi, anche potenzialmente pericolosi per la salute. Negli Stati Uniti si è cercato di risolvere il problema disinfettando le carcasse di pollo con il cloro. [...] In Europa questa pratica è vietata e dal 1997: in Italia non si può importare pollo sottoposto a questo trattamento.

Oggi però l’embargo è a rischio. Nonostante i pareri negativi del Comitato permanente specializzato nel settore alimentare e nella salute degli animali e del Consiglio dei ministri dell’agricoltura dell’EU, il 29 ottobre scorso la Commissione europea ha pubblicato un progetto di Regolamento per autorizzare il trattamento al cloro in tutti gli Stati membri, Italia compresa.[...]Anche il Beuc, organismo delle associazioni di consumatori in Europa, si è schierato dalla parte dei no, forte del fatto che il trattamento usato negli Stati Uniti non ha portato ai risultati desiderati: la percentuale di polli americani contaminati, nonostante il lavaggio al cloro, resta alta (circa l’83% secondo Consumers Report, rivista di una delle più importanti associazioni di consumatori statunitensi).

[...]Meglio prevenire, migliorando l’igiene nella filiera, anziché rimediare nella fase finale. Non sarebbe meglio applicare misure igieniche rigorose in tutta la catena alimentare, dall’allevamento alla tavola? Ma soprattutto: chi ci garantirà che questo trattamento finale indirettamente non inciterà alcuni operatori a trascurare le più elementari misure preventive d’igiene in tutta la filiera? [...]

tratto dall’articolo “Fermiamo il pollo al cloro” pubblicato sul sito web di AltroConsumo

L’ultimo articolo sui polli e sull’acqua l’ho trovato casualmente sul sito di Peacereporter. Mai mi sarei immaginato di trovare, su un sito che si occupa di pacifismo, un articolo sulla contaminazione dei polli e delle acque.. eppure questo articolo mi ha illuminato… finalmente ho capito che anche le basi militari USA in Italia hanno talvolta una loro utilità…

Acque e polli vietati per i militari Usa in Campania

Arzano, Casal di Principe, Marcianise e Villa Literno. Da oggi questi quattro comuni dell’hinterland di Napoli e Caserta saranno off limits per i militari che operano nelle numerose installazioni dell’US Navy presenti in territorio campano. Il Comando della Marina USA in Europa ha infatti emesso un ordine di “sospensione temporanea degli affitti” per il proprio personale, a seguito dei risultati dei test sulle acque erogate dagli acquedotti di queste cittadine. Le analisi, eseguite dal “Navy and Marine Corps Public Health Center” della Virginia, avrebbero infatti individuato la presenza di pericolosi agenti inquinanti. In particolare, a preoccupare particolarmente il Comando della Marina ci sarebbe l’individuazione di altissimi livelli di “componenti organiche volatili, bioprodotti presumibilmente derivanti da solventi industriali”. Acque ad altissimo rischio per la salute degli statunitensi che invece continuano ad essere distribuite alle popolazioni locali, utilizzate inoltre per irrorare le campagne dove vengono prodotti ortaggi e verdure e le aziende in cui si allevano i bufali per la produzione di latticini. [...] Il programma di analisi delle acque dei comuni campani in cui risiedono i militari USA di stanza presso il complesso aeronavale di Capodichino, fu avviato nel febbraio 2008; a luglio fu reso noto che in circa un quarto dei test eseguiti era stata accertata la presenza nelle acque di batteri, compresi coliformi totali e fecali.[...]

Non va meglio per la fornitura di polli freschi agli stores dei militari statunitensi. L’8 ottobre 2008 l’”Europe Regional Veterinay Command” ha infatti sospeso il milionario contratto con la nota società italiana Arena a seguito del rilevamento di “tracce di batteri coliformi nell’acqua utilizzata per lavare le parti di pollame che erano state spennate e sventrate”. Una seconda ispezione prevista per lo scorso 7 novembre è stata rinviata, probabilmente, ai primi mesi del prossimo anno. Nel frattempo i centri vendita della Marina USA in Campania saranno “off limits” per i polli Arena. Non i supermercati e i centri commerciali destinati ai napoletani.[...]

tratto dall’articolo Acque e polli vietati per i militari Usa in Campania di Antonio Mazzeo e pubblicato sul sito di Peace Reporter

*** foto Chicken Ranch by JasonTromm – flickr