Ehi!!! …Laggiù sono 27 anni che non sanno che è Natale!!!!

Correva l’anno 1984 e io ero uno studente delle superiori (più o meno della stessa età di mia figlia oggi). Il mondo e Berlino erano ancora divisi in due blocchi, i primissimi pc erano lentissimi e costosissimi, internet era di là da venire, il massimo della tecnologia erano le videocassette e la musica si ascoltava ancora con i dischi in vinile. Ricordo di aver speso tutta la mia paghetta settimanale per comprare le due versioni (sia 45 giri che discomix) di questo disco: ve lo ricordate?

Foto "Do they know it's Christmas?" by unpodimondo

Foto "Do they know it's Christmas?" by unpodimondo

In quell’anno (1984-1985) una feroce carestia fece più di un milione di morti in tutto il corno d’Africa (in Etiopia in particolare). Il cantante Bob Geldof creò “Band Aid” il supergruppo di star inglesi che incise il brano “Do they know it’s Christmas?” e i cui proventi andarono ad aiutare le popolazioni che stavano morendo di fame e di sete. Le immagini provenienti dall’Etiopia fecero il giro del mondo e si moltiplicarono le iniziative benefiche. Dagli Stati Uniti Michael Jackson, Bruce Springsteen e un folto numero di artisti, sotto il nome di USA for Africa, risposero col singolo “We are the world” e anche l’Italia fece una piccolissima parte con “Musicaitalia per l’Etiopia” che incise una, a mio personale avviso, orribile versione di “Volare” di Domenico Modugno. A questi dischi seguì il famosissimo concerto del Live Aid, che si tenne il 13 Luglio 1985 e che rimane ancora l’evento televisivo più visto al mondo (stimati due miliardi e mezzo di ascoltatori in cento paesi) con esibizioni fantastiche tra cui una memorabile dei Queen. I proventi raccolti furono tantissimi (“Do they know it’s Christmas?” raccolse circa 8 milioni di sterline, il Live Aid 150 milioni di sterline e “We are the World” 100 milioni di dollari) ma soprattutto si svegliarono le coscienze: Bob Geldof  fu nominato baronetto e molti governanti si impegnarono a debellare la fame in Africa.

A 27 anni da allora  il mondo è cambiato, il muro è crollato, Regan e Gorbaciov sono ormai consegnati alla storia, Michael Jackson e Freddy Mercury sono morti ma nel corno d’Africa i bambini, non solo non sanno ancora che è Natale, ma continuano a morire per carestie e fame, molto più di prima e questa volta nella più totale indifferenza dei mass media occidentali.

Se nel 1984 si stima che siano morte 1 milione di persone, oggi la siccità che da due anni sta colpendo tutto il corno d’Africa (Somalia, Etiopia, Kenya e Sud Sudan), potrebbe portare alla morte di  una cifra tra i 10 e i 13 milioni di persone, come se si cancellasse in un colpo solo tutta la popolazione di uno stato medio come  la Grecia o il Portogallo.

Per capire la gravità della situazione basta mettere insieme un po’ di numeri che ho trovato su internet:  un quarto della popolazione della Somalia sta fuggendo dal paese e ogni giorno 1.500 persone varcano i confini del Kenya per cercare un aiuto nei vari campi profughi. Secondo stime dell’Onu  i bambini sotto i 5 anni che sono colpiti da questa carestia sono 2 milioni e nella sola  Somalia  ne muoiono  di fame 6 al giorno.

Foto by Save the Children - flickr

Foto by Save the Children - flickr

COSA FARE

Agire, il coordinamento che riunisce alcune fra le più importanti Ong Italiane (Actionaid, Amref, Asvi, Cesvi, Cispo, Coopi, Cosv, Gvc, InterSos, Save the Children, Terres des Hommes e Vis) ha lanciato una raccolta fondi tramite un SMS solidale che sarà attiva fino al 12 Agosto 2011.  Componendo il numero 45500 si possono donare  2 € inviando un SMS da cellulari Tim, Vodafone, CoopVoce, Poste Mobile e Nòverca o chiamando da rete fissa Telecom Italia e TeleTu. A questo link l’appello di Agire e a questo le altre modalità per effettuare donazioni.

I Missionari Comboniani attraverso la rivista e la fondazione Nigrizia hanno attivato una raccolta fondi alla quale è possibile contribuire con versamenti tramite bollettino postale o bonifico bancario intestati a Fondazione Nigrizia Onlus (“Emergenza Corno d’Africa”), Vicolo Pozzo 1, 37129 Verona.  In posta: IT 87 V 07601 11700 000007452142 (C/C 7452142) (dall’estero: Codice BIC/SWIFT BPPIITRRXXX) In banca: Eur Iban IT 47 M 05035 11702 190570352779 (dall’estero: Codice BIC/SWIFT VEBHIT2M).

Per favore, prima di andare in ferie facciamo un piccolo gesto: se non possiamo far sapere a questi bimbi che è Natale, cerchiamo almeno di toglierli da questo Venerdì di Passione in cui sono immersi da 27 anni!

Per approfondire le notizie:

Per i nostalgici del 1984 -1985

Una cena per il progetto “+Donna” del Cospe.

Stand: COSPE

foto "Stand: COSPE" by sharoNicotera - flickr

Il Cospe ( Cooperazione per lo sviluppo dei Paesi Emergenti) è una Onlus che dal 1983 si occupa di progetti nel sud del mondo e in Europa per il dialogo interculturale, lo sviluppo equo e sostenibile, i diritti umani, la pace e la giustizia tra i popoli.

Fra le varie iniziative portate avanti dal Cospe la campagna “+Donna, per i diritti delle donne del mondo” si occupa di iniziative concrete a favore delle pari opportunità per le donne di Afghanistan, Albania, Egitto, Palestina, Senegal e Somalia. Lo scopo è quello di dare potere alle donne, per porre fine alle disuguaglianze, e per promuovere e valorizzare il loro ruolo sociale e i saperi di cui sono portatrici. (qui il sito dell’iniziativa +Donna, qui la brochure di +Donna) .

Sabato 6 Novembre 2010 alle ore 20.00 presso il circolo Arci di Ponte a Greve (via Pisana 809, Firenze) si terrà una Cena per il progetto +Donna i cui proventi saranno devoluti a favore del Centro per l’alfabetizzazione e la formazione per le donne di Kabul (Afghanistan) nel quale le donne  possono ricevere istruzione, organizzare incontri sui loro diritti e produrre artigianato per garantire  la sussistenza economica alle loro famiglie.

Il costo della cena è di 15€ a persona. Il menù prevede due primi,  le favolose pizze del ristorante dell’Arci, dolci e bevande. Per maggiori informazioni e prenotazioni: Anna 055 7322332 – Gabriella 3332107963 – raccoltafondi@cospe-fi.it

Aggiornamento del 5.11.2010

Mi hanno appena scritto dal Cospe dicendo che ci sono ancora dei posti liberi per la cena e mi hanno inviato la testimonianza di Debora che ha visitato il centro di formazione in Afghanistan. Questa intervista verrà pubblicata sul numero di Novembre del mensile del Cospe.

Nel maggio del 2010 mi sono recata, con una piccola delegazione di donne italiane, a Kabul in visita al “Centro di alfabetizzazione, formazione professionale ed educazione ai diritti per donne”, un progetto che nasce dalla lunga collaborazione fra COSPE e la società civile afghana.

Il Centro sorge in un quartiere povero di Kabul dove non vi sono scuole pubbliche  e, come spiega Latifa, la giovane direttrice del Centro, gli ostacoli sono molti e di varia natura: i mullah che tuonano dalle moschee contro l’istruzione delle donne, molti degli uomini non istruiti che vivono come un disonore l’istruzione di una donna della famiglia, le pressioni governative, i possibili attacchi da parte dei fondamentalisti e la mancanza di fondi. Ma nonostante le difficoltà ciò che è stato realizzato nei due anni di apertura del Centro è davvero ragguardevole. La struttura è bella, a due piani, con un giardino fiorito. La delegazione ha incontrato sul posto le donne che frequentano  i corsi e le loro insegnanti.

Le docenti dei corsi di alfabetizzazione sono tre, tutte hanno insegnato nelle scuole clandestine sotto il dominio dei talebani. Oltre a insegnare alle allieve a leggere e a scrivere affrontano con loro temi come la salute e l’igiene di base, i diritti umani, i diritti di genere, la violenza domestica e stimolano le studentesse alla condivisione dei problemi.

Le insegnanti sanno di essere, in molti casi, l’unico motivo di speranza per  le loro allieve e che soltanto la consapevolezza dei propri diritti e l’istruzione possono portare un cambiamento positivo nella vita delle donne e nel futuro del paese.

Le parole delle studentesse lo confermano: bambine, ragazze e donne adulte strette in piccole aule spiegano di aver trovato in questi corsi l’occasione della loro vita, l’unica occasione per imparare qualcosa e non rimanere nel buio dell’ignoranza. Alcune delle più piccole raccontano di frequentare il Centro di nascosto dal padre o dal fratello; con la complicità della madre si assentano da casa affrontando i pericoli del tragitto fino a scuola. Come osserva Latifa, è importante lavorare anche sugli uomini. Spesso gli uomini si lasciano convincere dei benefici, si fanno coinvolgere e arrivano ad incoraggiare le figlie a frequentare la scuola.

Fino ad oggi oltre 300 donne si sono formate nel Centro. Sono ora alfabetizzate e hanno acquisito competenze nella produzione dell’artigianato frequentando i corsi di cucito e di ricamo. Ciò che adesso è previsto come passo successivo è la ricerca dei fondi per il rafforzamento del Centro, il miglioramento della qualità dei manufatti e la loro commercializzazione, sia per il mercato afgano  sia per quello estero. Il nostro obiettivo è riuscire a garantire alle donne formate una possibilità di sostentamento di sé e dei propri figli e di offrire loro le condizioni per accrescere la propria consapevolezza e autostima.

testimonianza di Debora del Cospe.

 

 

Le crisi dimenticate.

Il video qui presente è stato fatto da Medici Senza Frontiere a sostegno della campagna a favore delle 10 più importanti crisi dimenticate del 2009. L’iniziativa prevede anche un sito web www.crisidimenticate.it, un libro di 160 pagine acquistabile qui e  un rapporto di 27 pagine che è liberamente scaricabile a questo indirizzo, la cui lettura è abbastanza sconvolgente… perchè, oltre a descrivere la drammatica situazione delle 10 crisi, mette in confronto lo spazio dedicato dai TG a queste emergenze, rispetto al gossip, agli scandali e a vari atti criminali, mostrando quali sono le priorità dei nostri mezzi di (dis)informazione di massa.

Queste sono le 10 crisi:

  1. Afghanistan: la politica degli aiuti impedisce a molti civili l’accesso all’assistenza umanitaria.
  2. AIDS: i finanziamenti sono bloccati nonostante milioni di persone ne abbiano bisogno.
  3. Repubblica Democratica del Congo: il clima di violenza non dà tregua ai civili nelle regioni orientali.
  4. Malnutrizione infantile: i fondi assolutamente inadeguati minano i risultati ottenuti nel trattamento di questa malattia.
  5. Malattie dimenticate: la scarsità di fondi investiti nella ricerca e sviluppo e nella diffusione nel trattamento dei pazienti.
  6. Pakistan: Civili intrappolati nella violenza.
  7. Somalia: civili in trappola tra violenza e mancanza di accesso alle cure.
  8. Sri Lanka: migliaia di feriti nell’ultimo atto di una guerra che infiamma il Paese da più di 10 anni
  9. Sudan: condizioni drammatiche per le popolazioni del Sudan meridionale e del Darfur.
  10. Yemen: civili intrappolati in una guerra brutale  nella parte settentrionale del Paese.

Perchè queste crisi sono dimenticate

Queste crisi appaiono molto di rado fra le notizie dei nostri telegiornali e perciò sono “dimenticate”. Il rapporto analizza i dati, raccolti dall’osservatorio di Pavia, sui telegiornali delle tre reti rai e delle 3 reti mediaset con risultati a dir poco sconvolgenti… Ad esempio, nei tg dei 6 canali…

Nel 2007 sulle crisi in Somalia, Darfur, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana e sul Ciad sono state date 41 notizie… su Paris Hilton 63 notizie.
Nel 2008 sulla Malnutrizione sono state date 110 notizie… su Carla Bruni 208. Sulla situazione in Sudan sono state date 53 notizie… sul caldo estivo 81 notizie. Sul colera in Zimbabwe sono state date 12 notizie… sulla coppia Briatore-Gregoraci 33 notizie.
Nel 2009 il delitto di Garlasco (585 notizie) supera le notizie dal Pakistan (225), il delitto di Perugia (536 notizie) straccia la guerra in Sri Lanka (53 notizie), mentre i saldi (122 notizie) e il caldo (246 notizie) sopravanzano la malnutrizione e la fame nel mondo (116 notizie).

dati tratti dal Rapporto crisi dimenticate 2009

Cosa fare

I Medici senza frontiere chiedono a tutti di adottare queste crisi, cercando di dare visibilità a questi fatti. Basta collegarsi a questa pagina per dare il proprio contributo: i privati possono adottare queste crisi tramite facebook, mentre Scuole, le Università, i giornali, i blog e i  media in generale possono impegnarsi a diffondere le notizie sulle crisi.

Pover’Italia… siamo messi peggio del Congo…

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Spesso il grado di civiltà di una nazione e di uno stato si misura nelle piccole cose, in notizie che non arrivano in tv o alle cronache dei grandi giornali. L’articolo che vi riporto, arriva dal sito italiano di “Medici Senza Frontiere“,  l’organizzazione internazionale nata in Francia nel 1971 che ha vinto il Nobel per la pace 1999 e che ha  lo scopo di portare soccorso sanitario ed assistenza medica nelle zone del mondo in cui il diritto alla cura non sia garantito. Leggete e riflettete…

Lampedusa, MSF costretta a chiudere i progetti a causa del diniego del Ministero dell’Interno. L’organizzazione chiude oggi le sue attività al molo di Lampedusa (31/10/2008)

Medici Senza Frontiere (MSF) chiude oggi le sue attività al molo dell’isola di Lampedusa. MSF è costretta a prendere questa decisione dopo che il Ministero dell’Interno italiano ha deciso di non firmare un nuovo Protocollo d’Intesa e di non rilasciare il permesso necessario perché MSF continui ad operare adeguatamente.

MSF ha garantito dal 2002 visite mediche d’emergenza gratuite per i migranti che arrivano sull’isola dopo aver attraversato un drammatico viaggio in mare. Dal 2005 fino ad oggi il team di MSF ha visitato 4.550 migranti, 1.420 solo fra gennaio e ottobre del 2008. La presenza di MSF nell’isola è necessaria a causa del gran numero di persone che sbarcano sulle sue coste ogni anno – più di 25mila nei primi dieci mesi del 2008 – fino a quando le autorità sanitarie regionali non garantiscano un servizio.

“È inaccettabile che allo stesso tempo, mentre i team medici di MSF possono operare nel cuore del conflitto in corso in Nord Kivu nella Repubblica del Congo – dice Loris de Filippi, responsabile delle operazioni di MSF in Italia – siamo praticamente costretti a concludere la nostra assistenza medica e umanitaria nel territorio di uno Stato europeo”.

MSF è preoccupata perché in futuro non saranno più garantite le visite mediche al molo di Lampedusa, soprattutto in considerazione del fatto che negli ultimi anni MSF ha evidenziato un incremento nelle patologie dei migranti dovute alle condizioni dei viaggi in mare (traumi, ipotermia, ustioni etc.). Rispetto agli anni scorsi è cambiata la popolazione migrante, dal momento che sempre più persone provengono da zone di guerra o paesi colpiti da carestie, come Somalia, Eritrea, Sudan ed Etiopia (30%). Un dato rilevante è l’incremento del numero delle donne (12%) e dei minori (8%). Inoltre, MSF evidenzia che aumentano le donne in gravidanza (151 dall’inizio dell’anno).

Per tutto ciò, MSF chiede che venga garantita un’adeguata assistenza ai migranti al loro arrivo al molo di Lampedusa e chiede al Governo italiano di rivedere la sua decisione, autorizzando il team di MSF a riprendere le attività mediche.

MSF opera in Italia, Grecia e a Malta per fornire assistenza sanitaria e cure mediche ai migranti che sbarcano ai confini meridionali dell’Unione Europea.

tratto da questo comunicato stampa del 31.10.2008 pubblicato sul sito di Medici Senza Frontiere

Quale commento a questa notizia? …che forse a livello di sensibilità e rispetto del diritto umano alla salute… siamo messi peggio del Congo…?

*** foto Medecins Sans Frontieres by admckown – flickr