Un film: I sogni segreti di Walter Mitty (2013)

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Foto “THE SECRET LIFE OF WALTER MITTY” by sheng wang -Leo Sheng – flickr

Walter Mitty (Ben Stiller) è il timido e mite responsabile dell’archivio negativi di LIFE, la rivista statunitense che è in riassetto aziendale, in previsione dell’imminente chiusura dell’edizione cartacea. La sua vita è quella routinaria del classico impiegato “ultimaruotadelcarro” che ha sempre fatto il suo dovere e che sarà il primo ad essere licenziato dagli arroganti manager-rottamatori (eh si… anche negli Usa i rottamatori sono arroganti e antipatici). Anche con le donne  Walter è timido e sfigato…

Improvvisamente su Mitty si concentra tutta l’attenzione dei colleghi e dei manager di Life: il negativo della foto n.25, quello che dovrà apparire sulla copertina dell’ultimo numero della rivista, non si trova. E’ il negativo della foto perfetta, scattato dal fotografo freelance più famoso del mondo (Sean O’Connell – Sean Penn) ed è l’unico negativo che Walter ha perso in tutta la sua carriera. Per ritrovarlo, il protagonista deve abbandonare la sua vita monotona e  i suoi sogni a occhi aperti da “supereroe”, per andare realmente alla caccia del misterioso e sfuggevole fotografo…

Inizia così un viaggio  ricco di imprevisti fra Groenlandia, Islanda e Afghanistan che è anche un viaggio del protagonista dentro se stesso. Paesaggi mozzafiato, albe e tramonti incantevoli iniziano a riempire il film, tanto che a volte, sembra di essere in un documentario del National Geographic. Alla splendide immagini si abbina una colonna sonora eccellente che rende tutto ancora più fantastico e che fa trascorrere le due ore del film in modo molto piacevole.

Non sarà un film impegnatissimo ma è fatto molto bene e ha dentro il giusto mix di tutto: la commedia, l’avventura, il dramma, i sentimenti e soprattutto i sogni! A me e mia moglie è  piaciuto un sacco: ci si rilassa e alla fine si esce dal cinema in pace col mondo e con questi chiar di luna non è poco…

p.s.: il negativo n.25 non si è mai mosso: è sempre rimasto lì…

Un film: This must be the place (2011).

Foto Senza titolo di zak mc - flickr

Foto Senza titolo di zak mc - flickr

Cheyenne è una rockstar sulla cinquantina che vive a Dublino: aspetto dark alla Robert Smith dei Cure unito ad una  fragilità e a molti problemi  che a me ricordano quasi Michael Jackson. Lontano dai palchi da una trentina d’anni, tutte le mattine si alza e si trucca come se dovesse esibirsi in concerto, nonostante che ormai guadagni da vivere soltanto grazie agli investimenti in borsa dei proventi della sua carriera artistica.

In realtà  Cheyenne vive sospeso in un triste e problematico limbo post-adolescenziale e passa le giornate chiuso nel suo castello a giocare a pelota in una piscina che in tutta la sua vita non ha mai riempito, oppure si trascina stancamente nelle strade e nel centro commerciale  adiacente al castello. A fargli compagnia una moglie forte e simpatica ma che ha un ruolo più di mamma-crocerossina  che di moglie (non a caso di mestiere fa il pompiere) e una serie di bizzarri personaggi i cui ruoli si delineeranno lungo lo svolgimento del film…

La vita di Cheyenne cambia quando deve partire per New York in occasione della morte del padre, che non vede da 30 anni. Qui scoprirà che il genitore ha vissuto tutta la sua vita dando ossessivamente la caccia ad un criminale nazista con cui aveva un conto in sospeso da quando era prigioniero in un campo di concentramento. Parte allora un lento road movie che, attraversando gli Stati Uniti e incrociando tutti i bizzarri familiari del criminale nazista, porta Cheyenne fino all’incontro tanto atteso, alla vendetta del padre, alla spropria maturazione come uomo e al rientro a Dublino, con un finale un po’ enigmatico ma aperto alla speranza…

Film bellissimo da vedere e rivedere (per mettere a posto certi tasselli che ad una prima visione possono sfuggire). Sean Penn bravissimo nel ruolo di Cheyenne, fotografia e regia superlative. In particolare ho apprezzato il contrasto fra i bellissimi spazi aperti americani e quell’indugiare sui particolari ravvicinatissimi del volto di Sean Penn: un occhio, un pezzetto di guancia, un particolare della labbra e così via… Anche la lentezza è funzionale al film: è una storia che va assaporata goccia a goccia e non bevuta tutta di un fiato…

Infine una domanda… ma secondo voi quale sarà la reazione della moglie alla vista del nuovo Cheyenne????