Assente…

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Foto “Fahrtwind” by simonzryd – flickr

Buona giornata  a tutti,

mi scuso per essere assente sul blog ma purtroppo ho dei piccoli problemi di salute che da alcune settimane mi impediscono di seguire come vorrei, sia il blog che altri hobby. Non vi preoccupate, non si tratta di niente di grave ma è sufficiente a far girare gli zebedei e a far passare la voglia di fare un sacco di cose. Per questo il blog, a differenza degli anni scorsi, non ha ancora assunto la consueta veste natalizia… Chissà forse arriverà anche qui lo spirito del Natale ma per ora temo che giri alla larga…

Nel frattempo, visto che vi ho stressato tanto sugli aquedotti in amianto, vi stresso un’ultima volta chiedendovi di diffondere e magari firmare la petizione sottostante.

Grazie a tutti! A presto!

Petizione al presidente della Regione Toscana “Eliminare l’amianto dai tubi di Publiacqua Spa” su change.org

p.s. se a qualcuno avanzassero un paio di etti di spirito del Natale me li metta da parte… Saluti!

L’acqua all’amianto è un problema Nazionale. Bologna e Pisa messe peggio di Firenze.

Torno sul tema dell’acqua che scorre nelle tubature in eternit e cemento-amianto perchè il problema, sollevato a Firenze alcune settimane fa, è in realtà un problema Nazionale.

Prima di parlare della situazione in varie città vi segnalo un articolo apparso sul sito Senzasoste.it dove il coordinamento toscano di Medicina Democratica illustra le ultime ricerche sulla contaminazione da amianto e dove si scopre che, non solo l’amianto sarebbe pericoloso se inalato o ingerito, ma addirittura semplicemente lavandosi, in particolar modo tutti gli orifizi che comunicano fra l’interno e l’esterno del corpo… Se volete leggerlo tutto questo è il link: “Medicina Democratica: “Sostituire tutte le tubazioni di amianto” .

Mentre le provincie di Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo, tutte insieme hanno circa 225km di tubazioni incriminate ci sono città messe molto peggio. Bologna ad esempio possiede circa 1.800 km di queste tubature che disperdono ben 10mila fibre di amianto per ogni litro d’acqua che esce dai rubinetti. Se avete una mezz’oretta di tempo guardatevi questo documentario del 2013 sulla situazione a Bologna. E’ un bel video creato dal basso tramite il crowdfunding.

La Nazione di Pisa (qui l’articolo) riporta invece la notizia che nella città della Torre Pendente conterrebbero amianto ben il 52% di tutte le tubature dell’Acquedotto. Per quanto riguarda Firenze il dibattito nel Consiglio Comunale e in città continua, passando da posizioni in cui si minimizzava il problema a posizioni che vanno verso la richiesta di sostituzione dei tubi. (qui l’articolo dal Nove da Firenze “Acqua e Amianto, Firenze cambia idea e pensa alla sostituzione delle tubature” ). In compenso Arpat Toscana ha fatto un comunicato stampa in cui afferma di non aver competenza in materia (qui il comunicato) e dove ricorda che l’unico studio mai fatto in Toscana sull’amianto nelle acque risale ormai al  periodo 1995-1997 (qui si può scaricare lo studio del 1997). Infine, da indiscrezioni di stampa, pare che la Regione Toscana intenda normare i limiti di amianto nelle acque col rischio che, mettendo limiti alti, le acque diventino “sicure” per legge e si chiuda la faccenda nel peggiore dei modi…

Eppure basterebbe imporre a Publiacqua di sostituire quei 225 km di tubi al più presto visto tra l’altro che, come rilevato da Altroconsumo e riportato in quest’articolo pubblicato da Altracitta.org: “A Firenze l’acqua più cara d’Italia mentre Publiacqua non investe e spartisce 47 milioni di profitto

E così mentre tutti loro discutono io intanto ho ricominciato a comprare l’acqua in bottiglia… Sigh!

Precedenti miei post sul tema: qui e qui

Ancora sull’acqua all’amianto in Toscana.

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Foto “Che sete!” by Lara – flickr

Dopo il post della scorsa settimana (qui) torno nuovamente sul tema dell’acqua all’amianto in Toscana postando un’intervista di Panorama.it alla professoressa Ginevra Lombardi, docente di Economia ed Estimo Rurale presso il Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa dell’Università di Firenze che per prima ha diffuso i dati sulla rete di tubi in eternit e cemento-amianto nelle Province di Firenze, Arezzo, Prato e Pistoia.

Nell’insicurezza dovuta alla totale mancanza di informazioni da parte delle istituzioni ai cittadini, io e la mia famiglia abbiamo deciso (con molto rammarico) di ricominciare a bere la minerale in bottiglia. Purtroppo vicino a dove abitiamo noi le mappe segnano sia tubi in eternit che in cemento-amianto e non sapendo che strada che fa l’acqua per arrivare a casa nostra, siamo abbastanza preoccupati. Non che mi fidi dell’acqua in bottiglia ma almeno variamo un po’ il menù degl’inquinanti che beviamo…

“Acqua cancerogena? Una denuncia fa tremare la Toscana. Nella regione ci sono 225 chilometri di tubature di eternit e cemento-amianto. Per il gestore dell’acquedotto però non esistono rischi” di Nadia Francalacci – Panorama.it

In Toscana l’eternit finisce a tavola. L’acqua di Firenze, Pistoia e Prato scorre in tubazioni di eternit e cemento amianto. Non si tratta di acqua destinata all’irrigazione dei campi bensì di quella che finisce nei bicchieri, nelle pentole e nei bagni del capoluogo toscano e di due province limitrofe.

L’area interessata è servita da una rete idrica lunga 225 chilometri realizzata interamente con tubazioni di eternit o cemento-amianto. Il 36% di queste condotte sono rami principali, ovvero tubi che portano l’acqua dagli impianti di prelievo ai rami secondari.
E il gestore toscano che cosa intende fare? Ha un piano di sostituzione? Publiacqua, l’azienda che gestisce l’acquedotto, ha dichiarato di non avere nessun piano di sostituzione delle condotte in amianto e che interverrà su di esse solamente quando si verificheranno perdite di acqua. E al tempo stesso tranquillizza i cittadini toscani serviti dai propri acquedotti.

A portare alla luce i chilometri e chilometri di tubazioni “cancerogene” è stata una denuncia effettuata da una professoressa dell’Università di Firenze, Ginevra Virginia Lombardi sulla rivista online “Città invisibile”, dove ha pubblicato non solo la mappa dei tubi da sostituire ma anche tutti i quartieri delle città interessate e tutti gli studi sulla pericolosità per la salute dei cittadini che quell’acqua cono costretti ad usarla e a pagarla cifre astronomiche.

“Publiacqua, che fa pagare una delle bollette più care d’Italia, ha le reti peggiori della Toscana e perde il 51% dell’acqua che immette in rete – spiega Lombardi a Panorama.it – inoltre gli interventi di manutenzione sulla rete non garantiscono una gestione efficiente del problema delle perdite di acqua e sembrano assolutamente inadeguati ad affrontare e risolvere il problema delle condotte in amianto”.
Publiacqua fino al 2014 avrebbe riscosso dalle bollette dei cittadini toscani, 69 milioni di euro per investimenti che pare non ha mai realizzato.

Ginevra Virginia Lombardi, docente e membro del Forum dell’acqua, secondo quanto dichiarato Publiacqua non esistono pericoli per la salute di chi beve l’acqua che arriva gli in casa da tubazioni in eternit o cemento amianto. È possibile?

Il parlamento Europeo nel marzo 2013 ha approvato una risoluzione che riconosce tra le cause di tumore dovute all’amianto anche quello causato da ingestione di fibre. Al punto 37 tale risoluzione recita testualmente:
“Si sottolinea che tutti i tipi di malattie legate all’amianto, come il tumore al polmone e il mesotelioma pleurico – causati dall’inalazione di fibre di amianto in sospensione, abbastanza sottili da raggiungere gli alveoli e abbastanza lunghe da superare la dimensione dei macrofagi, ma anche diversi tipi di tumori causati non soltanto dall’inalazione di fibre trasportate nell’aria, ma anche dall’ingestione di acqua contenente tali fibre, proveniente da tubature in amianto, sono stati riconosciuti come un rischio per la salute e possono insorgere dopo alcuni decenni, e in alcuni casi addirittura dopo oltre”.
Questo punto della risoluzione recepisce integralmente il parere della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza del Parlamento Europeo, organo in cui la componente politica si confronta con aspetti tecnico-scientifici acquisendo documenti e ascoltando esperti. Se l’amianto ingerito non rappresentasse un rischio per la salute, perché il parlamento europeo avrebbe evidenziato tale rischio nella risoluzione?
Va ricordato inoltre che nel 2005 viene pubblicato il risultato di una ricerca norvegese, che conclude riconoscendo una correlazione fra ingestione di amianto attraverso acqua contaminata dalla rete e incremento del rischio di tumori gastrointestinali e specificatamente allo stomaco .
Se non esistono ancora indicazioni da parte OMS in merito alla pericolosità dell’amianto ingerito, a livello Europeo l’attenzione su questo problema sta progressivamente crescendo ed il Parlamento Europeo, con la risoluzione, invita gli stati membri a considerare fra i rischi per la salute anche quello da amianto ingerito. Non ci sono dubbi che in casi come questo il principio di precauzione dovrebbe essere applicato con la massima convinzione. In questi territori l’acqua produce un utile lordo sul fatturato che oscilla tra il 20 e il 25%, con questi risultati economici non deve essere impossibile programmare un piano di sostituzione che elimini tutto l’amianto nei Comuni serviti da Publiacqua.

Secondo la sua ricerca Publiacqua preleva 167 milioni di metri cubi presenti sul territorio per fatturarne solo 85 milioni. Esattamente il 51%. Perché? Che cosa sospetta?

Non abbiamo dati accessibili che dettaglino questo enorme impatto sulla risorsa idrica, certo sappiamo che il 51% dell’acqua pompata non arriva agli utenti e viene persa lungo la rete. Sarebbe interessante che ci venisse spiegato, con dati certi ed oggettivi, il perché di questa enorme spreco.

Publiacqua ha dichiarato che è estremamente oneroso sostituire le tubazioni “cancerogene”. Ma, secondo una sua ricerca, sembra che i conti non tornino…

Publiacqua ha dichiarato pubblicamente su un giornale locale che la sostituzione dei 225 km di tubature sarebbe costata all’azienda 20 miliardi di euro, in una successiva dichiarazione la stessa Publiacqua ha indicato in 200 milioni di euro l’importo da stanziare per la sostituzione. Sarebbe necessario avere maggiore chiarezza ed attendibilità sul costo di un piano di sostituzione, per poterne valutare la fattibilità reale.
Allo stato attuale non abbiamo una cifra di riferimento soprattutto se consideriamo che a Carpi viene quantificata una spesa ancora diversa e non confrontabile con quelle indicate da Publiacqua: AIMAG, azienda multiutility di Carpi, indica in 60 milioni di euro il costo della sostituzione di circa 290 km di condotte in amianto.
Il problema diventa di difficile risoluzione dato che il piano degli investimenti 2014-2021, non riporta nessun intervento sulle condotte in amianto. Dei 500 milioni di euro che l’azienda incassa dalle nostre bollette per effettuare investimenti niente viene destinato ad un eventuale piano di sostituzione, mentre circa il 20% del totale (quasi 100 milioni di euro) viene destinato alla macchina aziendale.
Le cifre, e sono solamente alcune, forse possono rendere meglio l’idea…Ad esempio, 20 milioni di euro per software; 16 milioni per il Sistema informatico territoriale (mappe); 4.750.000 euro Ristrutturazioni e nuove sedi; 4,550,000 euro per gestione interventi; 1.200.000 euro manutenzione immobili; 4,000,000 euro per aggiornamento e manutenzione parco automezzi; 640,000 euro per acquisto mobili e arredo.
In totale 99.158.468 su 495.258.442 di euro che verranno investiti saranno consumati per la “macchina” aziendale… il 20% di tutti gli investimenti saranno destinati a Publiacqua.

tratto dall’articolo “Acqua cancerogena? Una denuncia fa tremare la Toscana. Nella regione ci sono 225 chilometri di tubature di eternit e cemento-amianto. Per il gestore dell’acquedotto però non esistono rischi” di Nadia Francalacci pubblicato il 6 Novembre 2014 su Panorama.it

Per approfondire

(aggiornamento del 18 e 19/11/2014)

(aggiornamento del 24/11/2014)

Per ora i Sindaci vogliono solo monitorare, verificare, studiare etc… Nessuno ancora parla di sostituire i tubi. Spero di sbagliarmi ma ho la sensazione che si voglia solo prendere tempo per vedere se nel frattempo la notizia si sgonfia…

Venite in Toscana che vi offro un bel sorso di amianto…

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Foto “Blue Drops 2″ by yngwiemanux – flickr

Pare che a Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo beviamo e ci facciamo la doccia con l’acqua che scorre in 225 km di tubi d’amianto e pare che aprendo i rubinetti si potrebbe rischiare che le fibre di amianto si liberino nell’aria delle nostre abitazioni. Tutto è cominciato da un brevissimo articolo del Gruppo fiorentino “Perunaltracittà – Laboratorio Politico” che è stato poi ripreso da Il fatto quotidiano” e da altre testate…

Questo ad esempio è quanto scrive Il fatto quotidiano.

“Toscana, acquedotti eternit in 46 Comuni: forniscono oltre 1 milione di abitanti.” di Melania Carnevali.

Chilometri e chilometri di acquedotto in eternit passano sotto i Comuni della Toscana. Per la precisione 225 e fanno parte della rete idrica gestita da Publiacqua Spa, società che serve 4 province (Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo) per un totale di 46 Comuni e un terzo della popolazione della regione (1,3 milioni di abitanti circa). A denunciare il fatto è il laboratorio politico fiorentino Perunaltracittà, che nella sua rivista online, ha pubblicato un report con tanto di mappatura degli impianti, denunciando la cattiva gestione del servizio idrico. “Publiacqua – scrive – fa pagare una delle bollette più care d’Italia, ma ha le reti peggiori della Toscana e perde il 51% dell’acqua che immette in rete”.

Ma non è solo una questione di ottimizzazione e risparmio. Per il laboratorio il problema principale rimane il rischio per la salute. Secondo i dati pubblicati infatti il 36% delle tubature sono adduttrici, cioè rami principali della rete che collegano gli impianti di prelievo alle tubature secondarie di quartiere. Le zone in cui si concentra la percentuale maggiore di tubature in cemento-amianto sono Scandicci (con il 18% delle tubature in eternit), Pistoia (15%) e Sesto Fiorentino (12%). A seguire Montevarchi (10%), Agliana (10%) e Montale (5%). Una ventina i comuni interessati, alcuni con piccole percentuali.

L’azienda si difende precisando che le tubature in eternit hanno dai 40 ai 60 anni, che non ha mai utilizzato il materiale e che ha già provveduto a sostituirle con tubazioni in ghisa “ogni qual volta le preesistenti non risultavano più efficienti”. La sostituzione massiva delle tubature, poi, – fa sapere Publiacqua  – comporterebbe un impegno di circa 200 milioni di euro. Rimane il fatto che per 225 chilometri l’acqua, che esce dai rubinetti dei cittadini, scorre nell’amianto. La società, citando l’Oms, sostiene che non costituisca un pericolo per la salute. “L’Oms – commenta Publiacqua – ha confermato di non ravvisare la necessità di stabilire valori guida di riferimento per le acque destinate al consumo umano, in quanto non esiste consistente evidenza che le eventuali fibre ingerite siano dannose per la salute”.

Diverso il parere di Gian Luca Garetti di Medicina democratica, secondo il quale le condotte in amianto, con l’usura, tendono a rilasciare fibre che contaminano l’acqua, esponendo l’organismo al rischio di contatto. “Le acque che scorrono nelle tubature di cemento amianto possono cedere fibre di amianto in vari modi – commenta l’esperto – sia per l’aggressività delle acque condottate che possono erodere le tubazioni e liberare le fibre, sia per opere di manutenzione della rete, sia per rotture dei tubi. Se nelle tubature degli acquedotti c’è l’amianto a contaminare l’acqua potabile, le fibre possono essere ingerite, oppure anche inalate, in quanto si può determinare evaporazione dell’acqua e quindi aerodispersione delle fibre. Le fibre di questo minerale killer sono uno dei più potenti agenti cancerogeni noti in medicina. La contaminazione può avvenire sia per via inalatoria che per ingestione”.

tratto dall’articolo “Toscana, acquedotti eternit in 46 Comuni: forniscono oltre 1 milione di abitanti.” di Melania Carnevali pubblicato sul sito de “Il fatto quotidiano” del 24 Ottobre 2014

Come vi potete immaginare questo e altri articoli hanno generato tanti dubbi in molti cittadini e anch’io non so più se bere o lavarmi. Bisognerebbe fare la doccia bollente trattenendo il respiro e ricordarsi di tapparsi il naso quando ci affacciamo sulla pentola per  vedere se l’acqua della pasta bolle! A parte gli scherzi il problema è serio e i dubbi sono tantissimi anche perchè, oltre che una battaglia sulla salute, c’è in ballo una battaglia politica… e quando entra in mezzo la politica ci si capisce davvero poco…

Qui metto le poche cose che mi pare di aver capito e le tante di cui proprio non ho capito niente…

  • Non si capisce quanto il pericolo sia reale o meno perchè, a quanto mi risulta, finora nessuno a Firenze abbia analizzato la presenza di amianto nelle acque e pare che Publiacqua, il gestore dell’acquedotto, non abbia proprio intenzione di fare le analisi. I promotori di queste lodevoli iniziative e i medici a cui fanno riferimento hanno fatto qualche analisi per cercare le tracce di amianto e quantificare il rischio?
  • Non si capisce se ci sono dei comportamenti che possano aumentare il rischio. Ad esempio noi “ecologisti” abbiamo installato ai rubinetti dell’acqua i famosi riduttori di flusso che, per risparmiare acqua, mescolano aria e acqua all’uscita del rubinetto. Questo rimescolio di aria-acqua può aumentare il rischio di rilascio di fibre di amianto nell’aria? Dopo le campagne sull’uso dell’acqua del rubinetto in brocca e/o in borraccia sarebbe forse più salutare tornare a bere l’acqua in bottiglia?
  • Perchè sul sito di perunaltracitta (qui) non si accede più alle analisi del medico Gianluca Garetti?
  • Ho capito che l’amianto non causa solo il mesotelioma per inalazione ma che molte ricerche scientifiche associano l’amianto a diversi tipi di tumore, anche se assunto per ingestione (qui c’è un bell’elenco di tumori).
  • Ho capito che il problema non è solo di Publiacqua e non è solo di Firenze, Arezzo, Prato e Pistoia. Pare che sia un problema che riguardi tutta Italia e che stia allarmando molti cittadini.  Ad esempio a Livorno pare che siano messi peggio di Firenze, mentre a Carpi (Mo) il Comune pare abbia deciso di sostituire in blocco quasi 260 km di tubazioni con l’amianto, visto che lì le analisi sono state fatte e le fibre di amianto nell’acqua c’erano eccome.
  • Ho capito che in commissione Ambiente del Comune di Firenze si stia andando verso una scelta attendista molto preoccupante. La mozione che chiedeva un piano straordinario per la sostituzione delle tubature contenti amianto è stata bocciata dalla maggioranza del PD e dal non voto di Forza Italia (unici favorevoli M5S, Scaletti e Fratelli d’Italia, più “Firenze riparte a Sinistra” che aveva presentato la mozione), mentre è stata approvata la mozione del PD che si accontentava solo dell’istituzione di un tavolo tecnico che di fatto rimanda qualsiasi decisione a chissà quando… e intanto noi beviamo e ci laviamo….

Altri articoli per approfondire:

Mappe delle tubature incriminate.

Le linee rosse si riferiscono alle tubature in eternit e quelle verdi alle condotte in cemento-amianto

(mappe e distinzione fra i colori scaricate da questo articolo sul sito di “Perunaltracittà – Laboratorio Politico”)

Ananas per le risonanze magnetiche.

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Foto “pc ananas 1971″ by janwillemsen – flickr

Dopo due post deprimenti sulle condizioni della politica e del lavoro è meglio cercare qualche buona notizia, giusto per tirarsi su e scoprire che, per fortuna, l’Italia non è soltanto quella dei politici.

Da due anni all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna viene usato come mezzo di contrasto per le risonanze magnetiche al fegato e alle vie biliari del normalissimo succo di ananas puro al 100%. Oltre 800 persone hanno affrontato la risonanza dopo aver bevuto due semplici bicchieri di succo d’ananas.

Il primo vantaggio è per i pazienti, che bevono un alimento naturale e atossico al posto del lumirem, ovvero di un mix  ferro, metile e propile paraidrossibenzoato di sodio.

Il secondo vantaggio è per le casse della Asl che è passata da una spesa annua di 14.000€ per il Lumirem a soli  380€  per il succo d’ananas.

Pare che secondo la letteratura scientifica anche altri succhi possano prestarsi allo scopo, più o meno per tutte le radiografie e risonanze che  richiedono il mezzo di contrasto: il mirtillo nero, la mela rossa, l’uva, la mora e la barbabietola rossa. Bologna è stata finora il primo e unico ospedale al mondo ma con la crisi attuale è auspicabile che in tante ASL possano seguirla.

Malles primo comune europeo senza pesticidi.

Foto by suedtirol.altoadige - flickr

Foto by suedtirol.altoadige – flickr

Malles (Bz), piccolo comune della Val Venosta al confine tra Italia, Austria e Svizzera, è la prima amministrazione locale europea che, tramite un referendum, ha abolito sul proprio territorio l’uso di pesticidi chimici. Lo scorso 5 settembre il 75% dei votanti al referendum ha detto no ai pesticidi. In un comune in cui le cui principali risorse sono il turismo e l’agricoltura fa piacere vedere che anche molti agricoltori si sono espressi per il divieto.

Adesso per il Comune di Malles si prospetta un futuro verso un’agricoltura al 100% biologica e pare che anche in altri comuni del Trentino Alto Adige siano al lavoro comitati per tenere referendum simili… Speriamo che dall’esempio di Malles parta un effetto domino che porti ad avere tanti comuni liberi da pesticidi…

 

Quanto dura? Lo posso mangiare? Still Tasty: un sito sulla conservazione del cibo.

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Foto “In Your Fridge” by pyoorkate – flickr

Quante volte abbiamo sprecato del cibo e lo abbiamo buttato via perchè scaduto o conservato male? Oppure, di fronte ad una data di scadenza appena passata  ma ad un cibo che ci sembra ancora buono, quante volte ci siamo chiesti: «E se lo mangiassi lo stesso?» E le confezioni aperte quanto durano? E la frutta, quanto dura di più mettendola in frigo piuttosto che lasciandola all’aria aperta?

A questa e a tante altre domande sulla durata e sulle modalità di conservazione dei cibi risponde in modo facile e preciso un’interessante sito statunitense che si chiama http://www.stilltasty.com/  Il sito contiene un grandissimo database di prodotti alimentari e bevande con tutti i consigli sulla loro durata e conservazione, distinguendo tra prodotti chiusi ed aperti e tra durata in dispensa a temperatura ambiente, in frigo o nel congelatore. Ad esempio una tabellina grafica vi dirà che una banana intera può stare all’aria aperta fino a 5 giorni o a completa maturazione, in frigo fino ad altri 7 giorni e nel congelatore fino a 3 mesi. Se la banana invece è tagliata non potete tenerla all’aria aperta, i giorni in frigo si riducono a 5, mentre nel congelatore durerà sempre 3 mesi.

Oltre a queste tabelline ci sono anche tutta una serie di consigli e articoli sulla conservazione del cibo. Lo sapevate che le cipolle durano in dispensa fino a 3 mesi ma se le conservate insieme alle patate entrambe marciranno molto prima? E che il miele non ha scadenza e, anche se cristallizza e cambia colore,  rimane sicuro e si può  conservare quasi all’infinito? E che, seguendo le opportune istruzioni,  è possibile congelare anche alimenti come le uova, il vino, il pane? E che le patate non vanno mai messe in frigo perchè altrimenti in cottura diventaneranno scure e troppo dolci?

Il sito http://www.stilltasty.com/ è curato dalla sede centrale dei Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (Centers for Disease Control and Prevention), importante organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d’America.