Il Movimento Shalom invia un casco di banane a Calderoli.

Immagine tratta dalla pagina Facebook del Movimento Shalom.

Immagine tratta dalla pagina Facebook del Movimento Shalom.

Il Movimento Shalom, come riportato dagli organi di stampa, ha lanciato una provocazione sul tema del razzismo e dell’immigrazione inviando al Vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli un casco di banane e ha invitato il Ministro Kyenge a parlare di immigrazione e integrazione nella consueta Festa della Mondialità che si terrà a Lucca il prossimo 8 Dicembre. Qui sotto il comunicato stampa pubblicato sulla pagina facebook del Movimento:

In seguito agli insulti razzisti di Calderoli il Movimento Shalom ha invitato il Ministro Kyenge a parlare di “immigrazione, integrazione e cooperazione” alla consueta conferenza annuale per l’8 dicembre che questo anno si terrà nella città di Lucca.

Spedito un casco di banane al senatore Calderoli per chiedergli le sue dimissioni.

“Quando la vedo non posso non pensare ad un orango”, sono queste le parole che gli italiani hanno dovuto sentire dire ad un senatore, ancorché vice presidente dello stesso senato. Qualcuno potrebbe ridimensionare la cosa dicendo che è uno dei tanti soprannomi che nel teatrino della politica si danno i cosiddetti rappresentanti del popolo (pitonessa, caimano, il nano,…), ma non può sfuggire che l’equazione “negro=scimmia” è una cosa molto più grave, fosse altro per rispettare tutti i milioni di morti fatti dal razzismo a causa di questo pensiero xenofobo. “Come cittadini e come società civile organizzata siamo davvero stanchi di essere rappresentati da questa classe dirigente – ha dichiarato Luca Gemignani direttore di Shalom – che in qualche modo, pur con i distinguo e le prese di posizione, permette e lascia correre non pretendendo le dimissioni di Calderoli. ”Come gesto simbolico abbiamo deciso di spedire un casco di banane al senatore Calderoli insieme alla richiesta di dimissioni, per ricordargli che anche lui, come tutti gli uomini, deriva dalle scimmie le quali, rispetto a taluni esseri umani, sembrano talvolta essere molto più civili. Al Ministro Kyenge tutta la nostra solidarietà e amicizia, fiduciosi che potremo averla come nostra ospite per la conferenza annuale del Movimento Shalom che questo anno si terrà nella città di Lucca il prossimo 8 Dicembre.

tratto dal messaggio pubblicato sulla pagina facebook del Movimento Shalom.

Articolo che  'La Nazione' ha dedicato all’iniziativa (tratta dalla pagina Facebook del Movimento Shalom)

Articolo che ‘La Nazione’ ha dedicato all’iniziativa (tratta dalla pagina Facebook del Movimento Shalom)

Se in una notte buia mi perdessi in un luogo sconosciuto…

Foto

Foto “Be a Caveman” by Sergio the Walrus – flickr

Noi viviamo in una democrazia rappresentativa e i politici che mandiamo in Parlamento dovrebbero essere i nostri rappresentanti. Ora, io mi immagino che quando deleghiamo qualcuno a rappresentarci, che si tratti del Parlamento o dell’assemblea di condominio, ognuno di noi scelga qualcuno che gli somigli, qualcuno di cui si fida e in cui, bene o male, si riconosca, magari anche qualcuno che si pensa più preparato, più istruito e con più esperienza di noi stessi.

Si, lo so che con la classe politica che ci ritroviamo e con le liste chiuse, anche alle ultime elezioni è stato uno sforzo immane trovare qualcuno che ci rappresentasse degnamente, ma mi immagino che chi è andato alle urne abbia votato il suo partito/candidato scegliendo, se non proprio uno specchio che lo rappresentasse al 100%, almeno quello che considerava come il più simile o al limite  “il meno peggio…”

Sulla questione del Vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, che ha dato dell’Orango al ministro per l’integrazione Cécile Kyenge (qui la notizia su Il fatto quotidiano) la persona di cui mi preoccupo meno è proprio Roberto Calderoli… Ormai al personaggio ci siamo abituati: non è la prima volta che se ne esce con frasi e/o azioni razziste e con comportamenti piuttosto rozzi e maleducati. D’altra parte cosa possiamo pretendere se anche la legge più importante, quella che ha promosso e che porta il suo nome, è definita da lui stesso Porcellum?

Quello che mi proccupa maggiormente sono invece le migliaia di persone che lo hanno eletto, considerandolo il loro migliore rappresentante possibile, la persona in cui si riconoscono e che magari considerano come un loro punto di riferimento… Se Calderoli è in questo modo e si comporta così,  come saranno i suoi elettori?

Se in una notte buia mi perdessi in un luogo sconosciuto, non saprei proprio cosa augurarmi… Sarà meglio imbattersi in una pericolosa gang di stranieri o in un gruppo di elettori di Calderoli?

Una giornata in ricordo di Mor Diop e Samb Modou.

Foto

Foto “13 Gennaio 2012 – Presidio in Piazza Dalmazia” by {to} bead free -flickr

Il 13 Dicembre 2011 la mano fascista e razzista di Gianluca Casseri uccise Modou Samb e Mor Diop e ferì Sougou Mor, Mbenghe Cheikh e Moustapha Dieng, in quella che rimane una delle pagine più tristi della cronaca fiorentina del terzo millennio. Ad un anno di distanza la città di Firenze ricorda le vittime con due eventi:  un presidio alle ore 17.00 in Piazza Dalmazia organizzato dalla ASFC (Associazione dei Senegalesi di Firenze e Circondario) e un concerto al Mandelaforum organizzato dal Comune di Firenze i cui proventi andranno alle famiglie delle vittime e dei feriti dell’attentato dello scorso anno.

Il presidio e l’appello dell’Associazione dei Senegalesi di Firenze e Circondario.

Il 13 Dicembre in Piazza Dalmazia alle 17 si terrà un presidio sui fatti avvenuti per esprimere solidarietà alla Comunità Senegalese e la totale condanna di ogni comportamento, di ogni aggressione fascista e razzista. In tale occasione la Comunità Senegalese chiederà ai cittadini e alle istituzione di aderire all’appello in memoria di Samb Modou e Mor Diop: le adesioni potranno essere inviate anche per e-mail ai seguenti indirizzi: kebeazu@hotmail.comassoc.deisenegalesefirenze@yahoo.com.

Testo dell’appello per ricordare Modou Samb e Mor Diop

Il 13 dicembre di un anno fa in Piazza Dalmazia furono assassinati Modou Samb e Mor Diop; furono feriti in modo grave Sougou Mor, MbengheCheikh e Moustapha Dieng (che non potrà più essere autosufficiente).

Nell’appello che come cittadini e cittadine senegalesi facemmo per invitare la Firenze antifascista e antirazzista a reagire a tale crimine dicemmo con chiarezza che non si trattava del gesto isolato di un folle ma del frutto orrendo di un clima diffuso di intolleranza e di ostilità nei confronti dei migranti, degli stranieri, dei “diversi”, un clima alimentato da leggi, provvedimenti, ordinanze mirate a colpire, a reprimere, a perseguire chi non rientrava nello schema “ordine e sicurezza” prescritto dalle forze dominanti. Ed in cui i veleni razzisti si intrecciavano strettamente con i germi estremamente pericolosi dei vecchi e dei nuovi fascismi.

Ebbene, dodici mesi dopo, non molto è cambiato. Non vi è stata quella reazione corale che avrebbe dovuto mobilitare tutte le energie e le risorse positive, tutte le forze culturali, sociali, politiche che hanno come baricentro la Costituzione, tutti gli anticorpi ai veleni razzisti e fascisti presenti nella società italiana.

Ancora oggi sono ancora in vita strutture indegne di un Paese civile come i CIE, continuano a morire in mare profughi e richiedenti asilo che cercano di raggiungere le coste italiane, non vengono prese in considerazione le proposte di legge per dare il voto ai migranti e la cittadinanza ai figli d’immigrati che nascono in Italia, restano in vigore normative come quella denominata Bossi-Fini, nè sono scomparse le ordinanze securitarie che avevano avuto larga diffusione a livello comunale.

E Casa Pound, dal cui ambito proveniva l’assassino di Piazza Dalmazia, prosegue nelle sue vergognose imprese: l’ultima, di qualche giorno fa, l’interruzione violenta di un incontro – di una festa -, a Pontedera, per l’attribuzione della cittadinanza onoraria alle figlie ed ai figli dei migranti nate/i in quel comune. I pericolosi ritorni fascisti e nazisti non sono peraltro una prerogativa italiana, ma un morbo che si sta diffondendo in altri Paesi europei (vedi Alba Dorata in Grecia).

Per questo vogliamo ricordare, sul luogo dell’atto criminoso, i nostri fratelli assassinati. Si tratta di un ricordo che ci vedrà stringerci insieme, noi e tutte/i coloro che vorranno essere con noi, vicino alla lapide in Piazza Dalmazia con i loro nomi, ma anche dell’occasione per rinnovare l’impegno, rendendolo più efficace, a cambiare le normative che alimentano l’intolleranza ed il razzismo, a contrastare i fascismi risorgenti, avvertendone finalmente tutta la pericolosità, a costruire un clima diverso – di apertura, di accoglienza, di solidarietà. Per una città ed un Paese civili, in cui non siano più possibili atti come quelli di un anno fa.

ASFC (Associazione dei Senegalesi di Firenze e Circondario)

Appello girato in internet a cura dell’Associazione dei Senegalesi di Firenze e Circondario.

Il concerto-spettacolo Jokko al Mandela Forum di Firenze

Locandina

Locandina “Jokko” dal sito del Comune di Firenze

Firenze non dimentica. A un anno di distanza dall’attentato che ha colpito al cuore la  città, il 13 dicembre Firenze ospiterà un grande evento di musica per ricordare Mor Diop e Modou Samb. Al Mandela Forum andrà in scena “Jokko! Firenze – Senegal per non dimenticare”, musica e parole per ribadire concetti universali come fratellanza, integrazione e rispetto. Grandi nomi della musica italiana e senegalese si esibiranno insieme in un concerto che vuole essere un’occasione di solidarietà, un momento di incontro tra artisti senegalesi e italiani e al tempo stesso un modo per ribadire, in modo collettivo, che la città non dimentica. In lingua wolof JOKKO infatti vuol dire “dialogo, comunicazione”. Il costo del biglietto è stato fissato in 10 euro e il ricavato della serata sarà interamente devoluto ai feriti e alle famiglie delle vittime dell’attentato.

Artisti presenti alla manifestazione:

  • Youssou Ndour (sia in veste di cantante che di Ministro del Turismo della repubblica del Senegal)
  • Omar Pene
  • i Super Diamono
  • Yoro Ndiaye
  • Souleymane Faye
  • Bandabardò
  • Elio
  • Ginevra Di Marco
  • Paolo Hendel
  • Giobbe Covatta
  • Scena Muta

Visita alla Mostra Risate Antirazziste: breve e triste resoconto.

Foto "rar_eyecatcher" tratta dal sito www.comics-against-racism.eu

Foto "rar_eyecatcher" tratta dal sito http://www.comics-against-racism.eu

Come vi ho scritto nel post di Venerdì scorso,  ieri pomeriggio sono stato alla 2° Mostra Mercato del Fumetto di Scandicci dove erano esposti i pannelli  con le vignette realizzate all’interno del progetto europeo Risate Anti Razziste, curato per l’Italia dal Cospe.

La Mostra Mercato del Fumetto, pur non essendo grandissima, garantiva una bella qualità con degli stand molto interessanti ed era frequentata da un sacco di gente. Io, che non colleziono fumetti, ho cercato un po’ di roba per le mie collezioni e sono tornato a casa con un pin della Bonelli rappresentante Martin Mystère ma soprattutto con un bel libro del 1960 dedicato alle Olimpiadi di Roma e scritto dai due grandi giornalisti sportivi del passato: Nando Martellini e Paolo Valenti.

Purtroppo la Mostra sulle Risate Anti Razziste è stata una mezza delusione. L’esposizione di per sé è molto bella e interessante, con tante vignette che fanno riflettere e ridere (in modo amaro) sul razzismo: si va dai grandi vignettisti (Vauro, Altan, Disegni etc…) ai ragazzi delle scuole d’arte italiane. Malgrado ciò la collocazione dei pannelli era molto infelice: mentre la folla si assiepava fra gli stand sul parquet del palasport, i pannelli (sinceramente un po’ piccolini) erano sistemati sulle tribune e i visitatori dovevano arrampicarsi sulle gradinate del pubblico per andare a vederli. Nell’ora e mezza in cui sono stato al Palasport, l’unico che si è preso la briga di salire le scale per leggere i pannelli sono stato solo io.

Ma la cosa che mi ha deluso maggiormente è stata la (non) presenza del Cospe, ovvero della Onlus curatrice della Mostra. Non uno stand, non un tavolino, ma solo un po’ di volantini abbandonati alla rinfusa sulle scale che conducevano alle gradinate: in pratica quasi buttati in terra. E’ triste dirlo ma in una fiera con tanti visitatori, un’associazione seria come il Cospe era rappresentata da alcuni volantini abbandonati e da un tristissimo foglio e una penna dove gli interessati avrebbero dovuto lasciare i propri dati per poi essere ricontattati. Insomma, nel periodo in cui ho visitato la mostra, non ho visto nessun umano del Cospe (che tra l’altro ha la sede nazionale proprio a Firenze). Sarò stato particolarmente sfortunato io o magari i volontari erano  impegnati in cose più serie da altre parti, ma a questo punto io avrei evitato di farmi rappresentare da un po’ di carta abbandonata su alcuni scalini di cemento… Che peccato!

Due mostre interessanti da visitare nel weekend.

rar_eyecatcher

Foto "rar_eyecatcher" tratta dal sito http://www.comics-against-racism.eu

Vi segnalo due mostre interessanti da visitare nel prossimo weekend.

Risate Anti Razziste – nell’ambito della Mostra del Fumetto di Scandicci.

Sabato 26 e Domenica 27 marzo si terrà c/o il palasport del Comune di Scandicci (Fi) la 2° Mostra Mercato del Fumetto organizzata dal Comune di Scandicci in collaborazione col Gruppo Amici del Fumetto e con l’Associazione Nazionale Amici del Fumetto e dell’Illustrazione. Nell’ambito della Mostra verranno esposti i pannelli con le vignette realizzate all’interno del progetto europeo Risate Anti Razziste, curato per l’Italia dal Cospe e dedicato a stimolare i giovani, attraverso l’umorismo, nella lotta contro il razzismo. La mostra, ad ingresso libero sarà aperta Sabato 26 dalle 14.00 alle 19.00 e domenica 27 dalle 9.00 alle 18.00.

Black & Water – Burkina Faso: Il paese dove l’acqua si misura in chilometri

Lo scorso 21 Marzo è stata inaugurata ad Empoli, c/o il Chiostro del Cenacolo degli Agostiniani la Mostra Fotografica Black and Water del fotografo pisano Pierpaolo Pernici, che svela la parte più intensa del suo reportage in Burkina Faso, al seguito di un viaggio umanitario con la onlus Movimento Shalom. La mostra si inserisce nel quadro delle iniziative per la Giornata Mondiale dell’Acqua 2011, che come ogni anno, è stata celebrata celebrata il 22 Marzo. L’esposizione rimarrà aperta dal 21 Marzo al 3 Aprile, tutti i giorni dalle ore 16 alle 19.

Questa la presentazione dal blog dell’autore

Black & Water

Locandina "Black & Water" dalla pagina su facebook della Mostra Fotografica

[…] Con le 35 immagini in bianco e nero cerco di raccontarVi il mio (troppo) breve viaggio nella terra degli uomini integri.  Ne sono veramente rimasto folgorato ed in particolare dal Popolo Burkinabe, così povero di beni (e di acqua!) ma così grande dentro.

Sì! esiste un modo di vivere che in noi ormai è seppellito… seppellito dal lavoro, dai soldi, dalla fretta e dallo spreco… dalle cose “futili”. Il Burkina mi ha risvegliato un po’ e a distanza di 2 mesi sento ancora tantissimo il sapore di quello che potrebbe essere un più alto livello dell’esistenza. Mi sento un estraneo a casa…

tratto dal Blog di PierPaolo Pernici

A questo link la mostra su Facebook

http://www.facebook.com/event.php?eid=116894495053993

 

Schwarzfahrer: un corto contro il razzismo.

Fra le varie cose che io e mia figlia abbiamo in comune, una è lo studio del tedesco. Lei lo studia a scuola con ottimo profitto, mentre io lo studio quasi da autodidatta  e con scarsi risultati. Ieri mia figlia mi ha fatto vedere un video che hanno studiato a scuola con la professoressa di tedesco… E’ un corto ambientato su un tram di Berlino che si intitola  Schwarzfahrer (Viaggiatore nero)  e che tratta del tema del razzismo. Il finale è inaspettato e comico: insomma alla fine ci si diverte, si imparano le lingue e si riflette.

Volevo condividere il video con voi e così abbiamo cercato se c’era una versione sottotitolata in italiano… Ne abbiamo trovata una che è leggermente più corta del filmato originale ma che conserva comunque tutta la parte narrativa (mancano solo i titoli di coda). Se vi interessa su Youtube c’è anche la versione originale in tedesco, più altre sottotitolate in inglese e in altre lingue… Buona Visione…

Schwarzfahrer con sottotitoli in italiano


 

Centinaia di presepi viventi a Coccaglio (per non parlar delle crocifissioni…)

Hand Carved African Creche

foto: "Hand Carved African Creche" by Suzba - flickr

Non so se avete letto la notizia sul “Bianco Natale” organizzato dall’amministrazione  leghista del paese di Coccaglio (Bs). Vi riporto alcuni estratti da due articoli di Sandro De Riccardis pubblicati sul sito di “Repubblica”. In fondo segue  una mia banale riflessione… (tristemente comica…)

La notizia

Il diktat della Lega contro i clandestini. “E’ Natale, cacciamo tutti gli irregolari”. di Sandro De Riccardis

A Coccaglio (Brescia) l’assessore leghista Abiendi ha aperto la caccia agli immigrati irregolari con l’operazione denominata “White Christmas” perché – spiega – “il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana e della nostra identità”. Il sindaco Claretti: “Il nostro obiettivo è fare pulizia”

A Coccaglio la caccia ai clandestini si fa in nome del Natale. L’amministrazione di destra — sindaco e tre assessori leghisti, altri tre assessori targati Pdl — ha inaugurato nel piccolo comune bresciano l’operazione “White Christmas” per ripulire la cittadina dagli extracomunitari. Un nome scelto proprio perché l’operazione scade il 25 dicembre. E perché, spiega l’ideatore dell’operazione – l’assessore leghista alla Sicurezza, Claudio Abiendi – “per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità”. È così che fino al 25 dicembre, a Coccaglio, poco meno di settemila abitanti, 1.500 stranieri, i vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo.

“Se non dimostrano di averlo fatto — dice il sindaco Franco Claretti — la loro residenza viene revocata d’ufficio”. [...]  L’idea di accostare la caccia agli irregolari al Natale, ha provocato le proteste di un pezzo di città, del mondo cattolico e del volontariato. “Io sono credente, ho frequentato il collegio dai Salesiani. Questa gente dov’era domenica scorsa? Io a Brescia dal Papa”, replica Abiendi, che si definisce “tra i fondatore della Lega Nord, nel 1992″. Poi enumera i risultati dell’o perazione “Bianco Natale”: “Dal 25 ottobre abbiamo fatto 150 ispezioni. Gli stranieri irregolari sono circa il 50 per cento dei controllati”.

E ora al modello Coccaglio guardano anche i sindaci leghisti dei comuni vicini. Quelli di Castelcovati e Castrezzato hanno già copiato il provvedimento. [...]“.

Tratto dall’articolo “Il diktat della Lega contro i clandestini
“E’ Natale, cacciamo tutti gli irregolari”” di Sandro De Riccardis pubblicato sul sito di “La Repubblica del 18 novembre 2009.

Altro articolo sempre di di Sandro De Riccardis

Natale senza immigrati, è rivolta Il Pd: Maroni spieghi in Parlamento.

MILANO – Per la Caritas è “il segno di un’intolleranza parossistica”. Per FareFuturo, la fondazione vicina al presidente della Camera Gianfranco Fini, si tratta di “una strumentalizzazione inutile e volgare”. Per il Partito democratico siamo di fronte a “un’idea vergognosa, incivile, incostituzionale”.

L’operazione White Christmas, due mesi di controlli a tappeto nelle abitazioni degli extracomunitari con permesso di soggiorno in scadenza, pianificata dalla giunta leghista di Coccaglio, piccolo comune bresciano, ha scatenato reazioni indignate. [...] Una scelta amministrativa che Ffwebmagazine. it, il sito della fondazione FareFuturo, considera “un’offesa al gusto e alla sensibilità dei cristiani”. “Giù le mani dal Natale (almeno)”, titola il giornale telematico vicino a Fini. [...] Scatenando l’indignazione della chiesa bresciana e un editoriale molto duro apparso sul sito del settimanale diocesano “La Voce del popolo”: “Caro assessore francamente il cristianesimo è un’altra cosa – risponde padre Mario Toffari, direttore dell’Ufficio per la pastorale dei migranti della diocesi di Brescia – Emarginando il povero, emarginiamo lo stesso Cristo e la cosiddetta identità, sbandierata a sostegno di politiche non affatto cristiane, sa solo di strumentalizzazione, oltre che di improprietà interpretativa del Vangelo”.
Una critica radicale che si affianca a quella della Caritas che parla di “segno di intolleranza parossistica”. Un progetto “fascista” dicono Cgil e Cisl. “Ritorna alla memoria il rumore degli stivali dei soldati fascisti nel ghetto di Roma alla caccia dei cittadini ebrei” accusa Kurosh Danesh, coordinatore nazionale Immigrati per la Cgil.

A capo dei tredici senatori democratici che chiedono al ministro Maroni di riferire in Parlamento, la presidente del gruppo in Senato Anna Finocchiaro usa parole durissime: “L’idea del nostro Paese che ha la Lega è xenofoba, razzista, violenta e retrograda. L’introduzione del reato di clandestinità è un’aberrazione che sta già dando i suoi frutti velenosi, come dimostra il caso di Coccaglio, dove si vogliono cacciare per le festività natalizie tutte le persone immigrate alle quali sta scadendo il permesso di soggiorno”. [...]

tratto dall’articolo “Natale senza immigrati, è rivolta. Il Pd: Maroni spieghi in Parlamento” di Sandro De Riccardis pubblicato su “Repubblica” il 19/11/2009.

A questo link un terzo articolo uscito ieri.

La mia umile riflessione tragicomica…

Dopo che su questa vicenda si sono espressi in tanti, vorrei scrivere anch’io due  righe … e visto che gli amministratori leghisti si appellano alle tradizioni, partiamo dal racconto del Natale (reperibile nella versione “ufficiale” nei Vangeli di Luca e di Matteo).

L’autorità di Roma indice un censimento e Giuseppe e Maria partono  dalla città di Nàzaret e dalla Galilea per andare in  Giudea a Betlemme per farsi registrare.  Si tratta quindi di una coppia di immigrati che si muovono per  entrare e registrarsi in un altro stato (purtroppo nessuno storico ci precisa se per il censimento romano serviva il permesso di soggiorno oppure no). Arrivati a destinazione Maria depone il proprio figlio in una mangiatoia perchè per loro non c’era posto nell’albergo. Ora se tradizione dev’essere che sia fino in fondo e perciò nei comuni padani pare che abbiano deciso che gli extracomunitari non in regola, non possono stare meglio di Maria e Giuseppe e quindi devono passare anch’essi la notte di Natale (e quelle seguenti) al freddo e al gelo… sotto i ponti, nelle stalle, in baracche e  ritrovi di fortuna… Così facendo si rinnovano le tradizioni e contemporaneamente si ottengono centinaia di presepi viventi… Gli assistenti sociali, in nome delle pari opportunità con la famiglia di Nazaret, si starebbero attrezzando per fornire a tutti gli irregolari un asino e un bue, mentre per le stelle comete pare che ammettano di avere qualche difficoltà.

In questi presepi viventi anche le autorità locali sembra che abbiano deciso di recitare il loro ruolo e non è colpa loro se l’unica autorità nel copione è un certo Erode che fa la parte del cattivo. I celoduristi del Carroccio, che non vogliono essere più teneri delle autorità di 2000 anni fa, non si limiteranno ai bambini sotto i due anni ma estenderanno la caccia alle famiglie intere degli immigrati e, non fidandosi dei soldati di “Roma ladrona”, sostituiranno i legionari romani con le ben più fidate pattuglie dei locali vigili urbani. Per rendere più reale la rappresentazione sono stati interpellati alcuni storici per ricostruire i costumi di Erode e per sapere se,  secondo le tradizioni delle sante feste, anch’egli passava il Natale nel triclinio gustando el panetùn.

In vista dell’Epifania sembra che verrà emessa un’ordinanza in cui si chiederà che i Magi che verranno a visitare i presepi viventi debbano necessariamente provenire da paesi Scandinavi e debbano essere alti, bianchi e biondi, per preservare il “candore” del Natale… Eventuali Re Magi con la pelle mora o soltanto olivastri saranno respinti indietro o internati 6 mesi  presso centri di identificazione ed espulsione e pertanto non vedranno i bambinelli perchè arriveranno alle stalle fuori tempo massimo…

Infine si raccomanda agli  extracomunitari irregolari, provenienti dal Medio oriente, di fuggire in Egitto perchè pare che, per rispettare le tradizioni del  prossimo Venerdì Santo ed incentivare il turismo, le autorità padane stiano pensando di sostituire i “presepi viventi” con le… “crocefissioni viventi”… e qui saran dolori…

P.s. La Befana, notoriamente laica, femminista e di sinistra, manda a dire agli autori di “White Christmas” che passeranno una “Very black Epiphany”. Carbone NERO, anzi NERISSIMO per tutti!

A parte gli scherzi mi resta una sola cosa da dirvi: Vergogna, giù le mani dal Natale!

Un film: Giù al Nord (2008)

Foto Bienvenue Chez Les ChTis... by Audesou - flickr

Foto "Bienvenue Chez Les Ch'Tis..." by Audesou - flickr

Ho fatto un test su Facebook e secondo il risultato, se non fossi italiano, la nazione dove vivrei meglio e che più mi  assomiglia sarebbe la Francia. Il risultato era quasi scontato, dopo circa 30 anni di studio e pratica della lingua francese, decine di viaggi in Francia, tv e film in lingua originale, un hobby scoperto in Francia e mantenuto frequentando siti, blog e forum d’oltralpe (con la conseguenza di avere un buon numero di amici francesi).

Con queste premesse è logico che “Giù a Nord” ( tit. originale Bienvenue chez les Ch’tis) per me è stato un film divertentissimo che mi è piaciuto molto. La trama in breve: Philippe dirige l’ufficio postale di Salon de Provence ma la moglie (depressa e petulante) insiste perchè chieda un trasferimento sulla costa mediterranea. Nonostante le raccomandazioni viene sempre superato in graduatoria da qualche disabile e perciò tenta un’ultima carta fingendosi invalido ma è così maldestro che, proprio ad un soffio dal trasferimento, si fa scoprire. Per punizione viene inviato per due anni a dirigere l’ufficio postale di Bergues, villaggio della regione Nord-Pas de Calais dove i cittadini parlano un dialetto piccardo molto stretto. Da qui partono una serie di gag dovute agli stereotipi e ai pregiudizi che gli abitanti del Sud hanno verso quelli del Nord: dal clima piovoso al carattere chiuso e musone delle persone… Come scoprirà Philippe le cose in realtà sono molto diverse, tanto che quando vincerà il concorso per un posto sulla costa del Mediterraneo se ne andrà via piangendo.

Si ride a crepapelle, in modo intelligente (e non stupido come in certi cinepanettoni nostrali) ma allo stesso tempo si riflette su certi stereotipi e convinzioni che, una volta messi alla prova, si rivelano essere soltanto stupidaggini. Nei forum che frequento mi capita di vedere i francesi che si sfottono a vicenda sulle loro origini: baschi contro bretoni, normanni contro corsi, abitanti delle campagne contro parigini e così via. La differenza con l’Italia è che i francesi lo fanno bonariamente e in spirito di amicizia, mentre da noi lo facciamo con un cinico e triste razzismo, tanto che nel nostro paese abbiamo anche dei  partiti politici  che vivono fomentando questa intolleranza fra nord e sud. Che vergogna!

Risposta al pacchetto sicurezza…

Cercavo qualcosa da pubblicare in merito al vergognoso e razzista decreto sulla sicurezza che è stato approvato ieri dai parlamentari italiani… Ho trovato questo pezzo sui clandestini, un po’ datato ma ancora molto interessante…

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali…

…Si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purchè le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.
Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia.

Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione.

Da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912. Tradotto e pubblicato in rete da Peacereporter.net

Foto Italian Woman by Ellis Island Photographs - The New York Public Library. Manuscripts and Archives Division. - flickr
Foto “Italian Woman” by Ellis Island Photographs – The New York Public Library. Manuscripts and Archives Division. – flickr

Io non compro più i salumi Vismara e Ferrarini.

***

Non so se avete letto questo articolo apparso su Repubblica di ieri 16 Settembre 2008: “Sono nero, ho perso il lavoro” di Paolo Berizzi. Vi metto alcuni stralci dell’articolo (ma è interessante leggerlo tutto)

Per due anni ha insaccato e ha incassato. Tutti i giorni. Sempre lì, al suo posto, in uno dei più grossi salumifici italiani. Ha insaccato salami e mortadelle. Ha incassato insulti razzisti e offese umilianti. La più becera, e anche la più banale, è “sporco negro” [...] Questa è la storia di Daniel – basta il nome -, nigeriano di Lagos, 24 anni, un bambino di due. Daniel non è un clandestino: è in Italia regolarmente dal 2003. Abita a Villasanta, Brianza monzese, con la moglie e il figlio. Paga un affitto. Ha un lavoro, anzi, l’ aveva. Perché l’ hanno licenziato. Daniel è un operaio macchinista. Nel 2006 inizia a lavorare alla Vismara S. p. A di Casatenovo, Lecco. Si divide tra il reparto e il forno. Sgobba da mattina a sera. Mai un problema, mai un richiamo, racconta. E ottimo rendimento, visto che ogni sei mesi gli rinnovano il contratto. Ma nello stabilimento c’ è un ostacolo imprevisto con cui il cittadino africano deve fare i conti: il razzismo. [...]Uno stillicidio di offese al quale l’ immigrato, nonostante le ripetute richieste di spiegazioni, non riesce a sottrarsi.[...] Ma alla fine di giugno decide che il vaso è colmo. Accade quando entra nello spogliatoio e trova il suo armadietto distrutto. Un atto vandalico, l’ultimo sfregio. Lui che non ha mai ricevuto provvedimenti disciplinari, lui che guadagna 1100 euro e che – dopo 12 contratti – viene ancora pagato dall’agenzia interinale “Iwork” di Arcore. Il 28 giugno Daniel presenta una querela alla Procura di Lecco: racconta nel dettaglio le odiose offese che gli sbattono addosso. Spera che dopo quell’ esposto qualcosa possa finalmente cambiare. Che la sua dignità non sia più calpestata. E invece al danno si aggiunge la beffa. L’altro giorno la Vismara gli da il “benservito”: «A fine mese non presentarti più in azienda», gli comunica il capo reparto. L’ operaio crede sia uno scherzo di cattivo gusto: e invece è tutto vero. «Ho subito per due anni in silenzio, senza ribellarmi – racconta – proprio perché non volevo rischiare di perdere il posto. Ma non ce l’ ho più fatta a sopportare di essere offeso in quel modo. E così adesso sono senza lavoro. [...]Dagli uffici della Vismara, alla quale ci siamo rivolti ieri per chiedere chiarimenti sulla vicenda, per ora non è arrivato nessun commento.

Tratto dall’articolo di PAOLO BERIZZI pubblicato sul sito de la Repubblica del 16.09.2008

Quando leggo delle tristissime storie di razzismo e di ignoranza come questa, rimango sempre sgomento e mi vergogno dei miei connazionali e più in generale di essere italiano.

Purtroppo come semplice cittadino non ho la possibilità di verificare direttamente i fatti, ma in ogni caso mi sento in dovere di esprimere la mia solidarietà a Daniel anche smettendo di comprare, fino a che la vicenda non sarà chiarita, i salumi del Salumificio Vismara e, visto che questa ditta fa parte del Gruppo Ferrarini, anche quelli col marchio Ferrarini. Non significherà niente e  sicuramente non cambierà le cose (tra l’altro compro pochissimi salumi), ma io considero questo mio personale boicottaggio come un piccolo gesto contro il razzismo… Voi fate come vi pare….

*** foto “Salame” di Daniele Muscetta – flickr