#Anchioesclusodalcaliffato iniziativa del Movimento Shalom a favore dei cristiani in Iraq.

Logo iniziativa #anchioesclusodalcaliffato del Movimento Shalom

Logo iniziativa #anchioesclusodalcaliffato del Movimento Shalom

 Il Movimento Shalom lancia una campagna informativa e di solidarietà con i cristiani caldei perseguitati in Iraq dal titolo #anchioesclusodalcaliffato . Questa è la situazione in Iraq e queste sono le iniziative prese dal Movimento:

Il Movimento Shalom onlus come gesto di solidarietà con i cristiani perseguitati dell’Iraq e di molte altre parti del mondo promuove una campagna di sensibilizzazione per far conoscere questa persecuzione e cercare di fare tutte le pressioni diplomatiche necessarie affinchè ci possa essere libertà religiosa anche in medio oriente. “Anch’io escluso dal Califfato” sarà lo slogan che verrà stampato su una maglietta dove verrà riportato anche una ‘N’, lettera iniziale della parola araba Nazarat (cristiano), per indicare le case dei cristiani di Mosul. Quelle vuote sono tutte requisite. Per quelle ancora abitate, ai loro occupanti viene intimato di abbandonarle, oppure di diventare musulmani o di pagare la tassa di protezione, la jizia, prevista dal dhimma (patto di protezione). Anche il vescovado caldeo è stato occupato [...]. E’ quanto accade a Mosul e in alcune zone irachene controllate dai miliziani jihadisti, nell’area del neo costituito califfato islamico.
Un cerchio rosso con al centro una “nun”, ovvero la lettera “n” dell’alfabeto arabo. Gli uomini del Califfo hanno fatto il giro dei quartieri di Mosul chiedendo quali fossero le abitazioni dei cristiani, Una volta individuate, con una vernice spray hanno segnato le porte d’ingresso. Non solo, ma discriminazione nella discriminazione, a Mosul i miliziani sunniti starebbero anche vietando la distribuzione di razioni alimentari alla popolazione cristiana e sciita. [...] Raccogliamo l’appello del patriarcato caldeo di Bagdad, che ha chiesto un intervento internazionale poiché almeno in Iraq non erano mai successe cose simili e di queste dimensioni.[...]
“Abbiamo deciso di stampare su una maglietta – ha dichiarato don Andrea fondatore di Shalom- il simbolo con cui sono indicati i cristiani in Iraq e in solidarietà con loro abbiamo lanciato l’hashtag #anchioesclusodalcaliffato”. “Chiederemo a Matteo Renzi – prosegue don Andrea – di indossare la maglietta come segno di solidarietà con i nostri fratelli cristiani e per denunciare la tremenda persecuzione in atto”. “Invieremo  la maglietta anche a papa Francesco – ha aggiunto don Donato Agostinelli assistente generale Shalom – che ci ha insegnato a utilizzare il linguaggio dei segni … sono certo che se gli verrà consegnata nelle sue mani egli la indosserà molto volentieri”.[...]

Durante la serata del festival Francigena Melody Road che si è tenuta lo scorso 31 Luglio alle 21.30 in piazza Duomo a San Miniato (Pi) col soprano Maria Luigia Borsi è stata presentata dal Movimento Shalom la campagna #anchioesclusodalcaliffato e Padre N., sacerdote iracheno che ha chiesto di rimanere anonimo per ragioni di sicurezza ha dato una breve testimonianza della situazione.

tratto da vari comunicati stampa pubblicati sul sito del Movimento Shalom.

No ai ladri d’acqua in Palestina: firma contro l’accordo fra Acea e la società idrica nazionale di Israele Mekorot.

foto tratta dal sito di Change.org

foto tratta dal sito di Change.org

La guerra a Gaza e in Palestina oltre che con le bombe, ormai da anni viene combattuta anche con l’Apartheid dell’acqua, ovvero con la sottrazione illegale di acqua dalle falde palestinesi da parte di Mekorot, società idrica nazionale di Israele. Secondo Oxfam dopo gli ultimi bombardamenti a Gaza il 90% dell’acqua non è potabile e 1.800.000 persone non hanno accesso all’acqua.

E’ perciò partita una petizione su change.org per chiedere ad Acea di interrompere l’accordo con Mekorot che di fatto, come indicato dai promotori dell’iniziativa, la renderebbe colpevole, almeno moralmente, dei crimini contro l’umanità commessi da Israele. Visto che Acea è una multiutility dell’acqua il cui 51% è detenuto dal Comune di Roma… si tratterebbe di crimini finanziati con soldi pubblici, ovvero dei cittadini di molte zone d’Italia (qui da Wikipedia la composizione di Acea).

Questo è il testo completo della petizione:

Firma per esigere che l’Acea receda dall’accordo con la Mekorot, società idrica nazionale di Israele che si è macchiata di gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, fornisce l’acqua saccheggiata alle colonie israeliane illegali e pratica l’Apartheid dell’acqua nei confronti della popolazione palestinese.

Al 18esimo giorno di attacchi israeliani su Gaza, sono oltre 800 le vittime, la stragrande maggioranza civili, tra cui oltre 100 bambini, e più di 5500 i feriti. Interi quartieri ridotti in macerie, distrutte case, scuole, ospedali, luoghi di culto.

Sono più di 140,000 gli sfollati che cercano rifugio dai bombardamenti, ma non esiste un luogo sicuro a Gaza, confermato ieri dal bombardamento della scuola ONU dove si erano rifugiate 1.500 persone, con 17 morti e oltre 200 feriti.

Sono stati bombardati anche la principale condotta d’acqua e un impianto per il trattamento delle acque reflue. Oxfam denuncia la crisi umanitaria, con 1,2 milioni di persone senza accesso all’acqua. 

Ora più che mai l’Acea deve interrompere l’accordo con l’israeliana Mekorot, che oltre a rubare l’acqua in Cisgiordania, estrae più della quota stabilita dalla falda acquifera costiera che è condivisa tra Israele e Gaza. Oltre il 90% dell’acqua a Gaza non è potabile. 

Mantenendo l’accordo con la Mekorot, recentemente condannata al Tribunale dei Popoli a Ginevra, Acea e il Comune di Roma si rendono complici dei gravissimi crimini commessi da Israele. 

Inoltre, a fine giugno, il Ministero degli Esteri italiano ha pubblicato un avviso sui “rischi di ordine legale ed economico” associati con il fare affari “in insediamenti israeliani o che beneficiano insediamenti israeliani”. L’Acea e il Comune di Roma, ignorando l’avviso ministeriale, mettono a rischio soldi pubblici.

Come documentato nel rapporto dell’organizzazione palestinese per i diritti umani, Al Haq, la Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, provocando il prosciugamento delle risorse idriche, per poi fornire l’acqua saccheggiata alle colonie israeliane in Cisgiordania e a Gerusalemme est occupate.

Inoltre, la Mekorot, alla quale sono state “trasferite” nel 1982 dalle autorità militari israeliane tutte le infrastrutture idriche palestinesi per il prezzo simbolico di uno shekel (Euro 0,20), pratica una sistematica discriminazione nelle forniture di acqua alla popolazione palestinese, costretta a comprare la propria acqua dalla ditta israeliana a prezzi decisi da Israele. Riduce regolarmente le forniture idriche ai palestinesi, fino al 50 per cento, a favore delle colonie illegali e dell’agricoltura intensiva israeliana, creando quello che Al Haq chiama “l’apartheid dell’acqua”. Il consumo pro capite dei coloni israeliani, infatti, è dì 369 litri al giorno mentre quello dei palestinesi è di 73 litri, al di sotto della quantità minima raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di 100 litri.

Organizzazioni internazionali, quali Human Rights Watch e Amnesty International, hanno documentato come Israele eserciti un controllo totale sulle risorse idriche palestinesi e come le politiche israeliane dell’acqua siano uno strumento di espulsione, che impediscono lo sviluppo e costringono le popolazioni palestinesi a lasciare le proprie terre. L’organizzazione israeliana Who Profits definisce la Mekorot come “il braccio esecutivo del governo israeliano” per le questioni idriche nei Territori palestinesi occupati ed afferma che “è attivamente impegnata nella conduzione e nel mantenimento” della occupazione militare della Palestina.

Per queste ragioni, la società idrica Vitens, il primo fornitore di acqua in Olanda, a seguito delle indicazioni del Governo ha recentemente interrotto un accordo di collaborazione con la Mekorot motivando la decisione con il proprio impegno verso la legalità internazionale.

Sottoscrivendo l’accordo con la Mekorot, l’Acea si rende complice di queste gravi violazioni. Contravviene anche al proprio Codice Etico, che cita la sua adesione al Global Compact dell’ONU sulla responsabilità sociale delle imprese, il quale mette al primo posto la tutela dei diritti umani. Inoltre, la collaborazione ipotizzata tra Acea e la Mekorot va nel senso di uno sfruttamento commerciale delle risorse idriche, in contrasto con la gestione pubblica di un bene universale come l’acqua.

Con il presente appello noi che abbiamo a cuore il diritto fondamentale dell’accesso all’acqua e la tutela dei diritti umani:

- Esigiamo che l’Acea segua l’esempio della Vitens e receda immediatamente dall’accordo stipulato con la Mekorot.

- Chiediamo al Comune di Roma, in quanto azionista di maggioranza, di intraprendere tutte le azioni necessarie perché l’Acea interrompa ogni attività di collaborazione con la Mekorot.

- Ci appelliamo a tutti gli enti locali il cui servizio idrico è affidato a società partecipate da Acea affinché si attivino per far ritirare l’accordo.

- Chiediamo al governo italiano di impegnarsi come ha fatto il governo olandese e scoraggiare attivamente i legami commerciali con chi viola il diritto internazionale.

Ogni firma manda una mail all’Acea e al Comune di Roma.

Si prega di mandare le adesioni collettive a: fuorimekorotdallacea@gmail.com

Tratto dalla petizione “No ai ladri d’acqua in Palestina. No all’accordo Acea-Mekorot.” Lanciata dal Comitato No Accordo Acea – Mekorot

 

Firmate la petizione a questo link su Change.org

Gaza, l’Ucraina, Mossul: prima capire, poi parlare e agire per la pace…

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Foto “Dove” by helga tawil souri – flickr

E’ da settimane che vorrei scrivere qualcosa sulle crisi che stanno insanguinando il mondo: Gaza, l’Ucraina, Mossul, adesso la Libia e poi la mai dimenticata Siria. Sono in difficoltà perchè il web è pieno di foto raccapriccianti e soprattutto di commenti di parte, a volte estremamente violenti e faziosi. C’è chi, per arrivare alla pace, propone ancora una volta violenza su violenza e c’è  poi gente che, pur di portare acqua al proprio mulino, fa di tutta l’erba un fascio  ignorando la realtà e non distinguendo fra giochi di potere, religioni, interessi economici e culture.

Prendiamo ad esempio Gaza: è indubbio che in questo grave conflitto c’è una grande sproporzione delle forze in campo. Premesso che ogni vittima merita il nostro rispetto e le nostre preghiere, basta contare il numero dei morti da entrambe le parti per capire che c’è qualcuno che sta esagerando: quanti civili e bambini israeliani sono morti in questa guerra? E quanti civili e bambini palestinesi? Le cifre dicono che c’è veramente Davide contro Golia e Davide non è sicuramente israeliano. Eppure leggo blog di simpatizzanti del governo di Israele che inneggiano alla guerra, compreso qualcuno che arriva a dire che molte delle foto dei bambini uccisi a Gaza siano dei falsi photoshoppati. Allo stesso tempo leggo blog dove, per proteggere i palestinesi, si inneggia all’antisemitismo e a raccapriccianti soluzioni naziste, ignorando che c’è una bella differenza fra il governo guerrafondaio di Israele e le persone di religione ebraica. Tanti ebrei, in Israele e in tutto il mondo, sono contro la  guerra di Benjamin Netanyahu e spesso lavorano per la pace insieme ai Palestinesi, eppure sono ignorati dai media e non fanno notizia.

Se ci spostiamo a Mossul in tanti ci siamo indignati giustamente per la persecuzione dei cristiani, la cacciata dalle loro case e per la distruzione dei monumenti, come la tomba del profeta Giona. Però è altrettanto ingiusto chi, usando questi drammi, fomenta la lotta contro tutti i musulmani, compresi quelli che vivono pacificamente nelle nostre città, e che niente hanno a che vedere con i criminali jihadisti che vogliono costruire il califfato in Iraq. Basta leggere un po’ di stampa per scoprire che la ferocia dei jihadisti abbatte anche le moschee e colpisce allo stesso modo cristiani e musulmani sciti (ad esempio ad entrambi viene negata la distribuzione di razioni alimentari). Allo stesso tempo molti giovani musulmani iracheni riempiono i social network con la frase “Siamo tutti cristiani” ricordando che in Iraq la convivenza fra musulmani e cristiani caldei dura da oltre un millennio.

Per concludere rimane  la diatriba geopolitica dell’Est Europa, dove la Russia e i paesi occidentali stanno tirando l’Ucraina da una parte e dall’altra, per porla sotto la propria sfera economica e politica. Se leggete la stampa occidentale vi diranno che i Russi sono i cattivi che armano i filorussi per strappare l’Ucraina all’occidente e per impedire elezioni democratiche. Se leggete la stampa russa scoprirete che da ormai più di venti anni l’Unione Europea e gli Usa versano milioni di dollari per “comprarsi” l’Ucraina con governi fantocci filooccidentali. Purtroppo temo che abbiano ragione entrambi i contendenti, che la guerra potrebbe durare a lungo e che a rimetterci saranno sempre i soliti, cioè la popolazione…

Ecco, prima di fare post pieni violenti e pieni di sentenze  contro gruppi indistinti di persone (i russi, gli ebrei, gli islamici, gli extracomunitari, etc…) mi piacerebbe che ognuno si informasse bene per capire come stanno veramente le cose, perchè non è mai tutto bianco e tutto nero, perchè anche tra i “cattivi” a volte ci sono dei buoni che lavorano per la pace e perchè a volte alcuni di quelli che ci vengono presentati come “buoni” seguono interessi nascosti che sono tutt’altro che pacifici.

Mi piacerebbe che chi ha a cuore la pace, prima di scrivere un post, di twittare, di condividere qualcosa su facebook o di fare qualsiasi iniziativa in merito, si ricordasse un principio banale: se per denunciare o rimuovere un’ingiustizia o una violenza, si commettono, si fomentano o anche solo si inneggia ad altre ingiustizie e altre violenze, la spirale d’odio non avrà mai fine.

Diceva Gandhi: «Occhio per occhio e il mondo diventa cieco»

Come è andata a finire la raccolta di indumenti per il centro di prima accoglienza di Augusta.

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Foto “Augusta” by fragavio – flickr

Lo scorso 11 giugno ho pubblicato un post dedicato alla raccolta di indumenti per il centro di prima accoglienza per minori immigrati di Augusta (SR). Si trattava di un’iniziativa spontanea e un po’ improvvisata presa da Barbara e Pamela, due componenti del Gruppo d’Acquisto Solidale di Montagnana (Fi) che sono in contatto diretto con i volontari ad Augusta. L’idea era quella di fare una semplice raccolta di qualche busta da mettere in auto e portare giù in Sicilia in un viaggio che avrebbe fatto una di loro, credo per andare in ferie.

A volte però le cose non vanno come uno può immaginare e capita che le persone si dimostrino più generose di quanto uno possa prevedere in un periodo di crisi come questo. Insomma, un’auto non è bastata…. Ecco che cosa ha scritto Pamela alcuni giorni fa in un suo messaggio inviato alla mailing list dei Gruppi d’Acquisto Fiorentini…

Ciao,
[...]
Già che ci sono ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta di indumenti per le persone che sbarcano in Sicilia: Barbara è riuscita a mandar via ben 91 bustoni, con grande stupore del corriere!

Pamela (GasMontagnana)

 p.s.  Visto che sono a parlare di Gruppi d’Acquisto Solidale vorrei ringraziare il portale più usato in Italia per la gestione automatica degli ordini fra g.a.s. (www.eventhia.com) per aver inserito questo blog fra i links esterni di interesse nazionale per i Gruppi d’Acquisto Solidali. Non credevo di meritare tanto…

I giocatori della nazionale algerina devolvono 9.000.000 di dollari ai bambini di Gaza.

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Foto “Islam Slimani” by theglobalpanorama – flickr

In questo mondiale globalizzato e vivisezionato in tv da decine di talk show e ipertecnologiche moviole ci sono delle notizie che vanno cercate col lanternino su siti di informazioni alternativi, come qcodemag.it. Notizie di una semplicità e umanità talmente disarmanti che difficilmente passano sugli schermi full HD del circo pallonaro.

Mentre in tv  gli esperti discutono dei milioni del calciomercato, i giocatori della nazionale algerina hanno devoluto ai bambini di Gaza il premio di 9.000.000 di dollari, ricevuto dalla propria federazione nazionale per aver raggiunto gli ottavi di finale al mondiale in Brasile.

Altrettanto chiara e stringata è stata la frase con cui Islam Slimani,  centravanti della nazionale algerina e dello Sporting Lisbona ha commentato questo bel gesto: “Loro ne hanno più bisogno di noi”.

Per fortuna nel calcio c’è ancora qualcuno con un briciolo di umanità e dignità. …Mario Balotelli, guarda e impara!

A Firenze raccolta di indumenti per il centro di prima accoglienza di Augusta.

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Foto “Augusta” by fragavio – flickr

Ad Augusta (SR) esiste un centro di prima accoglienza che ospita circa 180 minori immigrati e che purtroppo è al collasso (qui una notizia da Siracusanews). Pamela, una cara e fidata amica che abita a Firenze e che è in contatto diretto con i volontari che danno una mano al centro, sta promuovendo una raccolta di vestiario estivo da mandare giù al più presto.

Vi metto il suo appello: se qualcuno potesse portare qualcosa farebbe un bel gesto!

Buongiorno,
allora per il vestiario da mandare al centro di prima accoglienza di Augusta faremo un punto raccolta ad AGRIKULTURAESabato 14 Giugno, dalle 10 alle 12 c/o la BiblioteCaNova Isolotto, in Via Chiusi, 4/3 A –  Firenze. [...]
Ricordo che, considerata l’età e la condizione fisica dei ragazzi che arrivano e che vengono ospitati ad Augusta, servono queste cose:
Maglie: taglia S/M
Pantaloni o tute: taglia 40-42
Scarpe: dal num 41 in sù
Biancheria intima: S/M
Tutto, comunque, per maschi dai 10 anni in sù, ESTIVO.

Grazie,
Pamela (GasMontagnana)

Ricordo che Agrikulturae è il Mercato contadino a km 0 che si tiene ogni 2° Sabato del mese nel giardino adiacente alla BiblioteCaNova Isolotto di Firenze, quindi chi verrà a portare degli indumenti avrà l’occasione di acquistare anche degli ottimi prodotti dei nostri agricoltori locali. A questo link trovate tutto il programma del mercatino del 14.6.2014.

Aggiornamento del 16.6.2014

La raccolta di indumenti per il centro di Prima accoglienza di Augusta continua (solo per questa settimana) presso la Bottega del Commercio equo e solidale “Il Bottegotto” in via Modigliani 51 a Firenze (quartiere Isolotto) durante il  normale orario di apertura della Bottega: dal mercoledì al sabato dalle 9:30 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:30

Terra Passata.

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Foto “Terra Futura 2009 / Future Earth 2009″ by unpodimondo – flickr

Fino allo scorso anno, nel terzo fine settimana di Maggio, la Fortezza da Basso di Firenze ospitava “Terra Futura” la fiera-convegno dedicata alle buone pratiche per un futuro sostenibile e più equo per tutti. Dopo 10 edizioni, nel 2014 la Fiera ha chiuso i battenti e sul sito ufficiale (www.terrafutura.it) appare un banner azzurro con la scritta gialla “Oltre Terra Futura”. Cliccandoci sopra si scarica un documento in pdf in cui gli organizzatori spiegano la chiusura di una delle più belle, vivaci e interessanti esperienze che hanno caratterizzato il mondo del volontariato fiorentino. E’ un pippone di quasi due pagine che potete scaricare a questo link e che, ad una prima lettura,  proprio non avevo capito: si tessono le lodi di Terra Futura, del suo successo e poi si parla di crisi del format, di sostenibilità interna, di necessità di riflessione, di ricerca di nuove strade, etc…

Ho partecipato a molte delle edizioni,  come visitatore e a volte anche come volontario allo stand dei Gruppi d’Acquisto Fiorentini, e anche lo scorso anno c’era un sacco di gente. Nella mia ignoranza proprio non capivo questa crisi del format e così ho chiesto ad un amico che è più addentro all’organizzazione… Lui si è messo a ridere e poi mi ha detto: «Al posto del pippone bastava una riga e mezzo, solo che non potevano mica fare un comunicato stampa con scritto: La Regione Toscana del presidente Enrico Rossi quest’anno non ci ha messo i soldi! ».

Ecco, anche per gli zucconi come me, ora è tutto più chiaro…

XXXIX Festa della Pace a Collegalli.

Locandina dal sito del Movimento Shalom.

Locandina dal sito del Movimento Shalom.

Anche se per concomitanti impegni familiari non potrò partecipare,  vi inoltro il programma della XXXIX Festa della Pace che si terrà domani, 1° Maggio 2014 a Collegalli di Montaione (Fi) e che è organizzata dal Movimento Shalom col patrocinio del Cesvot.

XXXIX FESTA DELLA PACE – Collegalli di Montatone (Fi) – 1 Maggio 2014

Ore 9.30 Apertura stand: cultura, gastronomia e artigianato

Ore 10,30EDUCARE MIO FIGLIO” intervengono

  • Luca Martini – responsabile Commissione adozioni internazionali del Movimento Shalom
  • Giada Tessitori – psicologa
  • Testimonianze di due famiglie adottive

ore 12,00 Preghiera interreligiosa per la Pace

Pranzo sociale

ore 15,00 Conversazione sotto il tendone:
“CREDENTI E NON CREDENTI UNITI PER LA PACE
Introduzione di Bellarmino Bellucci, presidente Movimento Shalom

Intervengono:

Ore 17.00 “Dai bambini per i bambini” Concerto del Piccolo Coro Melograno. Dir. Laura Bartoli (le più famose canzoni per l’infanzia eseguite da 60 bambini dai 5 ai 13 anni)

Durante tutta la giornata: Luna Park per bambini con giochi Gonfiabili, saltimbanchi, teatrino dei burattini, Calcio Balilla Umano, Mercatino artigianato, gastronomia e prodotti tipici.

BUS NAVETTA GRATUITO DALLA LOCALITA’ DI CORAZZANO

Locandina tratta dal sito del Movimento Shalom

Locandina tratta dal sito del Movimento Shalom

Crollo del Rana Plaza ad un anno di distanza: Benetton paghi il risarcimento alle vittime.

Foto tratta dal sito dell'ILRF - International Labor Rights Forum

Foto tratta dal sito dell’ILRF – International Labor Rights Forum

Un anno fa il crollo del Rana Plaza in Bangladesh causò la morte di 1.138 lavoratrici che producevano capi di abbigliamento per molte catene di moda occidentali. Ad oggi queste multinazionali non hanno ancora risarcito i parenti delle vittime: vi lascio con quanto scritto dai promotori della campagna Abiti puliti e vi prego di leggere e firmare, più in basso la petizione lanciata dall’International Labor Rights Forum da inviare a Benetton. Domani in Italia festeggeremo il 25 Aprile pensando a tutti coloro che hanno liberato la nostra nazione dalla dittatura fascista. Credo che adesso sia l’ora di mouversi per liberarci dalla nuova dittatura liberista delle multinazionali che, in nome della finanza e del profitto ad ogni costo, schiavizzano, precarizzano e uccidono milioni di esseri umani.

Rana Plaza, un anno dopo. Azioni in Italia e nel mondo per chiedere i risarcimenti delle vittime (tratto dal sito di Abitipuliti.org)

Un anno dopo il crollo del Rana Plaza i marchi che si rifornivano presso le aziende ospitate da quel palazzo non sono ancora riuscite a predisporre adeguati finanziamenti per risarcire le vittime e i familiari dei 1.138 morti.

Nonostante sia stato siglato un accordo innovativo tra marchi, governo del Bangladesh, lavoratori, sindacati nazionali e internazionali e ONG, supervisionato dall’ILO, per predisporre un programma di risarcimento delle vittime del Rana Plaza inclusivo e trasparente, conosciuto come l’Arrangement, il Donor Trust Fund volontario istituito per raccogliere le donazioni è ad oggi tristemente sotto finanziato. Un anno dopo il crollo i marchi e i distributori hanno contribuito con soli 15 milioni di dollari, appena un terzo dei 40 milioni necessari.

“I grandi marchi internazionali della moda hanno nuovamente fallito nel garantire il rispetto dei lavoratori che producevano per loro.” dichiara Deborah Lucchetti della Campagna Abiti Puliti, “Oggi, violando il diritto dei sopravvissuti e delle famiglie delle vittime del Rana Plaza a ricevere il giusto risarcimento per un disastro che poteva e doveva essere evitato, i marchi europei e nord americani infliggono a migliaia di persone una sofferenza continua, ingiusta e intollerabile. Se poi guardiamo ai profitti realizzati dalla Famiglia Benetton nel 2012” continua Lucchetti “constatiamo che la richiesta di 5 milioni di dollari per il Fondo di risarcimento equivale appena all’1,4% degli utili realizzati da gruppo, una percentuale davvero marginale per un’azienda che deve il suo successo economico anche al lavoro sottopagato e rischioso dei lavoratori bangladesi. Non ci sono scuse per non pagare, le imprese coinvolte devono assumersi le proprie responsabilità, è una questione di diritti e di civiltà.

Per celebrare il primo anniversario dal crollo, attivisti, cittadini e cittadine in tutto il mondo entreranno in azione al fianco dei familiari delle vittime. In Italia, fra le iniziative di pressione verso le imprese italiane Benetton, Manifattura Corona e Yes Zee in favore della costituzione del Fondo di risarcimento, il 24 aprile saranno organizzati:

Firenze | ore 12: Flash mob in Piazza Santa Trinità a cura di EU-ROPA progetto artistico della Compagnia Insomnia dedicato al tema dei diritti umani nell’industria dell’abbigliamento in collaborazione con Filctem-CGIL, Mani Tese Firenze, ACU Toscana e Villaggio dei Popoli
Milano | ore 15: Flash mob in Piazza Duomo a cura di Price is Rice in occasione del Fashion Revolution Day e in collaborazione con Abiti Puliti
Treviso | h.10-19: Palazzo dei 300, mostra L’arte del lavoro a cura Ass. culturale Pulperia in cui saranno ospitati immagini e materiali sul Rana Plaza.

Saranno inoltre organizzate iniziative di sensibilizzazione e raccolta firme a sostegno della petizione internazionale verso Benetton in diverse Botteghe del Commercio Equo e solidale.

A Dhaka, lavoratori e sindacalisti ricorderanno con una serie di eventi tutti coloro che hanno perso la vita quel giorno: tra i vari eventi si potrà assistere al racconto delle vittime presso il Worker Solidarity Center a Dhaka e ad una catena umana sul luogo del crollo.

A livello internazionale, l’Asia Floor Wage Alliance, la Clean Clothes Campaign, l’International Labor Rights Forum (ILRF), il Maquila Solidarity Network e il Worker Rights Consortium organizzeranno eventi commemorativi nelle strade dello shopping e in spazi pubblici.

La richiesta di tutti sarà che i marchi che continuano a rifiutarsi di contribuire al Donor Trust Fund facciano dei versamenti significativi e in tempi rapidi. Tra questi le aziende italiane Benetton, Manifattura Corona e Yes Zee. E poi Adler Modermarkte, Ascena Retail, Auchan, Carrefour, Cato Fashions, Grabalok, Gueldenpfennig, Iconix (Lee Cooper), J C Penney, Kids for Fashion, Matalan, NKD e PWT (Texman), tutte aziende che avevano produzioni al Rana Plaza durante il crollo e poco prima.

Liana Foxvog dell’ILRF aggiunge: “Children’s Place, il cui CEO ha guadagnato 17 milioni di dollari lo scorso anno, ha pagato una cifra pari a soli 200 dollari per famiglia. L’azienda considera davvero la vita delle persone così a buon mercato? Devono pagare di più. I bambini rimasti orfani, i lavoratori rimasti senza arti, le famiglie che hanno perso chi portava l’unico reddito, contano su un risarcimento adeguato ai loro bisogni fondamentali

Il Donor Trust Fund è aperto a donazioni volontarie ed è supervisionato dall’ILO come attore neutrale. “Per raggiungere l’obiettivo dei 40 milioni di dollari è anche necessario che il Governo e gli industriali del Bangladesh aumentino i loro contributi. Parallelamente anche i governi Usa e Ue devono fare passi immediati e concreti per assicurarsi che le aziende dei loro paesi paghino quanto è necessario: esattamente quanto abbiamo chiesto al Governo e alle istituzioni italiane durante il tour con Shila Begum, sopravvissuta del Rana Plaza, lo scorso 1 di aprile durante le audizioni con il sottosegretario al lavoro Teresa Bellanova, la Vice Presidente del Senato Valeria Fedeli, la Presidente della Camera Laura Boldrini e il Presidente della Commissione Diritti Umani Luigi Manconi” ha dichiarato ancora Deborah Lucchetti.

Dal 24 marzo scorso il processo di risarcimento è iniziato e si sta lavorando perché tutti coloro che hanno perso un famigliare o sono rimasti intrappolati nella fabbrica ricevano adeguato risarcimento. “Se mancano i fondi, allora non saremo in grado di fare un buon servizio a queste persone e la situazione si farà molto difficile” ha concluso il Dott. Mojtaba Kazaki, il Commissario Esecutivo dell’Arrangement.

Tratto dall’articolo “Rana Plaza, un anno dopo. Azioni in Italia e nel mondo per chiedere i risarcimenti delle vittime” pubblicato sul sito di Abitipuliti.org

Articolo che accompagna la petizione da inviare a Benetton, (tratto dal sito dell’ILRF – International Labor Rights Forum)

Foto tratta dal sito dell'ILRF - International Labor Rights Forum

Foto tratta dal sito dell’ILRF – International Labor Rights Forum

Benetton è stata di nuovo colta in fallo. Un’inchiesta giornalistica ha scoperto che non aveva rispettato gli obblighi previsti dall’Accordo sulla sicurezza e la prevenzione degli incendi, dopo che due imprese sue fornitrici non erano state riscontrate nella lista pubblica presente sul sito dell’Accordo. Una verifica condotta dal team dell’Accordo ha dimostrato che Benetton ha atteso almeno quattro mesi prima di rendere pubbliche queste aziende agli ispettori, poco prima che la trasmissione andasse in onda. Tutti i marchi sono vincolati a sottoporre gli indirizzi dei nuovi fornitori entro un mese dall’avvio della produzione.

Benetton sembra abituata a non prendersi responsabilità. Dopo che prodotti a marchio Benetton sono stati ritrovati tra le macerie del Rana Plaza, il palazzo crollato dove almeno 1.138 persone hanno perso la vita lo scorso 24 aprile 2013, l’azienda ha negato di avere rapporti con la fabbrica fino a quando fotografie con prodotti a marchio trovati tra le macerie hanno fatto il giro del mondo. Per più di sei mesi Benetton ha rifiutato di assumere qualunque responsabilità per il risarcimento, fino a settembre, quando ha deciso di unirsi al comitato internazionale istituito per la definizione e l’erogazione dei risarcimenti ai lavoratori. Due mesi dopo ha lasciato il negoziato e oggi rifiuta di dare risposte concrete ai lavoratori.

Adesso, quasi un anno dopo l’orribile disastro del Rana Plaza, Benetton non ha ancora messo un centesimo nel Rana Plaza Trust Fund che sta raccogliendo i fondi per il risarcimento dei lavoratori feriti e delle famiglie dei deceduti.

Benetton deve cambiare attitudine. Scrivi a Benetton che la vita dei lavoratori vale e chiedigli di fare un versamento immediato di 5 milioni di dollari nel Rana Plaza Donors Trust Fund.

Foto e testo tratti dalla pagina della petizione da inviare a Benetton sul sito dell’ILRF – International Labor Rights Forum

Purtroppo il flash mob a Firenze, ormai già passato,  è stato fatto ad un orario impossibile per chi lavora. Peccato ci sarei andato volentieri…

Una curiosità solidal-cinematografica dal film “Ti sposo ma non troppo” (2014)

Foto tratta dal Film "Ti sposo ma non troppo" presa da Internet

Foto tratta dal Film “Ti sposo ma non troppo” presa da Internet

Per Pasquetta, complice una giornata uggiosa in cui il cielo non si decideva ne’ a far piovere e nemmeno a far uscire il sole, con mia moglie siamo andati al cinema. Abbiamo deciso all’ultimo minuto e così siamo finiti a vedere “Ti sposo ma non troppo” di Gabriele Pignotta, con lo stesso Pignotta e Vanessa Incontrada. Il film, tratto da una pièce teatrale, è la classica commedia degli equivoci sul matrimonio che, pur non essendo eccelsa, è gradevole, romantica e non è volgare come altri cinepanettoni attualmente in sala (o forse, vista la stagione sarebbe meglio chiamarli cinecolombe). Forse il film non vale completamente i soldi del biglietto ma tutto sommato è carino e consente di passare piacevolmente un’ora e mezzo.

La curiosità che però mi ha spinto a scrivere questo post è piuttosto un’altra ed è relativa al cosiddetto product placement, ovvero all’inserimento di marchi nel film. In una scena (quella nella foto) gli attori Paola Tiziana Cruciani e Paolo Triestino, nel film genitori di Carlotta (una delle due aspiranti spose), camminano in strada dopo aver fatto shopping e fra i vari pacchi e pacchettini sbuca una busta di carta beige che mi è molto familiare… Se non erro dovrebbe trattarsi della classica busta di Altromercato, la cooperativa-consorzio che riunisce tutte le Botteghe del Commercio Equo e Solidale Italiane (qui il sito, qui la voce su wikipedia). E’ la prima volta che vedo in un film un prodotto che richiama il commercio equo e solidale italiano e sarei curioso di sapere se questa busta nel film c’è finita casualmente oppure no…

Dopo la pubblicazione del post scriverò ad Altromercato per soddisfare la mia curiosità… sarà una sorpresa anche per loro o invece è stata un’operazione pianificata? Chissà? Appena mi risponderanno aggiornerò il post…

Aggiornamento delle 20.30…

Come vi avevo preannunciato ho segnalato la curiosità ad Altromercato ed anche loro sono rimasti sorpresi del fatto, il che significa che non si trattava di un  product placement, ma forse di un omaggio che il regista ha voluto fare al commercio equo e solidale. Questa la mail che ho ricevuto da Altromercato.

Gentilissimo Marco,

per noi questa è una piacevole sorpresa!

Che sia stata una scelta consapevole del regista oppure un’involontaria casualità, siamo comunque contenti che abbia deciso di tenere la borsa di carta Altromercato e soprattutto che sia stata riconosciuta, anche se da un “addetto ai lavori” che ci conosce già bene.

La ringraziamo molto per la sua segnalazione e le auguriamo buon lavoro!

Cordiali saluti solidali,

Elisa Mancini

Assistenza BdM e clienti

Consorzio Ctm altromercato Soc.Coop.

sede legale: via Crispi 9 – 39100 Bolzano

sede operativa e amministrazione: via Francia 1/c – 37135 Verona

tratta dalla mail ricevuta da Altromercato