Matteo Renzi, vai a far la spesa alla Despar di Scandicci… ma sbrigati!

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Foto “simply, alone” by batintherain – flickr

La voce si è sparsa in città col passaparola: «Vai presto alla Despar di Scandicci a fare la spesa: stanno fallendo e questa settimana c’è lo sconto del 40% su tutto.» A me l’ha detto un collega d’ufficio: «E’ quasi finito tutto, vai a prendere le ultime cose scontate e porta la macchina fotografica: vedrai scene da Unione Sovietica degli anni ’70, quando i nostri connazionali andavano a “comprar” moglie con 3 paia di collant…».

Ieri sera con mia moglie siamo andati a fare un po’ di spesa: non credevo ai miei occhi. Scaffali vuoti e commessi che giravano come zombie. I reparti del fresco (macelleria, verdura, pesce, salumeria) erano desolatamente deserti e nel banco frigo, che fino a qualche settimana fa ospitava metri e metri di yogurt e latticini, restavano solo una decina di confezioni di strutto e tre o quattro di margarina. Nel reparto della pasta c’era solo la minestrina da brodo di una sola marca. Tutto quello che era durevole era già stato portato via da giorni: niente detersivi, niente carta igenica e da cucina, niente birre. Immaginate un supermercato di due piani con centinaia di metri di scaffali dove pochi articoli giacciono tristemente in qua e là alla rinfusa. Abbiamo preso delle marmellate biologiche, del tonno, del riso,  un po’ di alimenti per il cane, dei biscotti, del caffè, della cancelleria, la penultima scatola di corn flakes e dei surgelati. Chissà perchè i gelati erano l’unica cosa che era ancora disponibile in più varietà e più marche.

Non ho avuto il coraggio di tirar fuori la macchina fotografica: era troppo triste e mi sembrava di mancar di rispetto a quei commessi e a quelle famiglie che ancora non conoscono il loro futuro. Anzi, portando il carrello alla cassa, mi sono quasi vergognato e, come facevano altre persone, ho chiesto agli addetti alle casse della loro situazione. Stanno chiudendo 36 punti vendita di Despar fra Toscana, Umbria e Lazio con oltre 800 dipendenti che non sanno che fine faranno. Sembra che Conad rileverà circa 2/3 dei supermercati ma nessuno sa quali saranno, quanti dipendenti saranno riassunti e quanti verranno licenziati.

Matteo Renzi trova un po’ di tempo e fai un salto al Despar di Scandicci. Forse troverai ancora del tonno col 40% di sconto, ma sbrigati perchè quasi sicuramente tra oggi e Sabato prossimo tireranno giù la saracinesca. Definitivamente. Matteo, son queste le cose che ti chiedono gli italiani, non di riformare il Senato trasformandolo in un bivacco non elettivo per consiglieri regionali indagati… e per favore risparmiaci la balla che col nuovo Senato ripartirà l’economia!

Per approfondire:

Da oggi ho girato la manopola della sintonia…

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Foto “08/05/2010 Notte blu” by Europe Direct Firenze – flickr

Da anni sono un ascoltatore di Controradio, una radio della sinistra fiorentina, che fa musica non banale, che copre con i notiziari la cronaca locale e che è (o almeno diceva di essere), equa, solidale,  attenta al sociale, al mondo del volontariato e così via… Tra l’altro è una radio che si vanta di essere nel circuito di Radio Popolare Network. Pur di ascoltare una  voce onesta come pensavo che fosse Controradio, a volte mi sono sorbito anche certa musica inascoltabile di gruppi tirati fuori da chissà quali cantine e destinati a rientrarvi, dopo aver bruciato come un inutile fuoco di paglia. Pensavo fosse il prezzo da pagare per ascoltare quella che una volta si sarebbe chiamata una “radio libera”…

E invece ho scoperto che la radio non sarebbe ne’ equa, ne’ solidale e neppure tanto di “sinistra” se, come ho letto su varia stampa locale, ha deciso di mettere alla porta una propria giornalista a cui è scaduto il contratto, senza alcuna reale motivazione, nonostante la radio non sia in uno stato di crisi tale da giustificare questo licenziamento. Una radio che si proclama equa, solidale, che campa su tanti finanziamenti pubblici e sul tesseramento di tanti singoli ascoltatori ai quali viene chiesto insistentemente l’obolo annuale della campagna chiamata “il Controradio club”, non dovrebbe comportarsi come un editore qualsiasi… non dovrebbe predicare bene nell’etere e poi razzolare male nel segreto delle proprie stanze…

In effetti molti ascoltatori si stanno indignando… Io, tanto per cominciare, ho girato  la manopola della radio e da stamani mi sono svegliato  con la musica di un’altra stazione… Poi toglierò a Controradio anche il “mi piace” dal mio profilo facebook e per il futuro seguirò come andranno gli eventi…

Per approfondire:

Si 18-Day: nessuno tocchi l’articolo 18, anzi si estenda anche alle ditte con meno di 15 dipendenti!

Logo del "SI 18 day" dal sito de "Il post viola"

Logo del "SI 18 day" dal sito de "Il post viola"

Oggi è il “Si 18 day”: il giorno di mobilitazione dei blogger in difesa dell’articolo 18 e questo blog aderisce all’iniziativa  lanciata dal blog “Il post viola”. Questa settimana un mio amico è stato licenziato da una ditta con meno di 15 dipendenti con una mossa veramente vigliacca: venerdì scorso è andato in fabbrica, ha regolarmente lavorato e sabato mattina, all’improvviso gli è arrivato un telegramma di licenziamento in tronco per motivi economici, senza che nessuno gli avesse detto niente. Fra tutti i lavoratori sapete chi hanno scelto? Guarda caso un dipendente con una figlia disabile che usufruiva  della legge 104.  Questo è quello che succede a chi non ha l’articolo 18 e che da ora in poi potrebbe succedere a tutti. Voglio dedicare a lui questo post perchè…

L’art. 18 non solo non va abolito ma va esteso anche alle ditte con meno di 15 dipendenti!

Vi lascio con questo messaggio che ho ricevuto su facebook… leggetelo e fatelo leggere!

C O N D I V I D E T E, T U T T I D E V O N O S A P E R E ! ! !

ELIMINANDO L’ART.18 ECCO COSA ACCADRA’.

VERRAI LICENZIATO SE :

1) Sciopererai;

2) Sei donna e vuoi fare più di un figlio (ricordiamoci dei licenziamenti in bianco fatti firmare dalle giovani donne);

3) Ti ammali di una patologia invalidante e hai ridotto le tue capacità lavorative;

4) Passi un periodo di vita difficile e non dai il massimo;

5) Hai acciacchi ad una certa età che riducono le tue prestazioni (ed è molto probabile con l’allungamento dell’età lavorativa voluta dal Suo governo);

6) Sei “antipatico” al proprietario o ad un capo e ti mettono a fare lavori meno qualificati e umilianti (mobbing);

7) Chiedi il rispetto delle norme sulla sicurezza (nei luoghi di lavoro dove non esiste l’articolo 18 gli infortuni gravi e i casi mortali sono molti di più);

8) Rivendichi la dignità di lavoratore, di uomo e donna;

9) Sei politicamente scomodo (ricordiamoci dei licenziamenti e dei reparti confine degli anni 50 e sessanta);

10) Non ci stai con i superiori;

11) Contesti l’aumento del ritmo di lavoro;

12) T’iscrivi ad un sindacato vero (su 1000 lavoratori richiamati alla FIAT di Pomigliano non uno è iscritto alla FIOM);

13) Appoggi una rivendicazione salariale o di miglioramento delle condizioni di lavoro;

14) Fai ombra al superiore e se pensa che sei più bravo di lui e puoi prenderne il posto (a volte comandano più del proprietario);

15) Hai parenti stretti con gravi malattie e hai bisogno di lunghi permessi;

16) Non sei più funzionale alle strategie aziendali;

17) Reagisci male ad un’offesa di un superiore;

18) Dimostri anche allusivamente una mancanza di stima verso il capo e il proprietario;

19) Sei mamma ed hai un bimbo che si ammala spesso;

20) L’ente/azienda per cui hai dato una vita di lavoro non ha più bisogno di te. —

by Max Marangi

ricevuto da facebook


Due messaggi di speranza per l’Anno Nuovo…

Foto "Hope" by  sailwings - flickr

Foto "Hope" by sailwings - flickr

In questi giorni ci stiamo facendo a vicenda gli Auguri per l’Anno Nuovo. Se usassimo solo la ragione, leggendo i fatti degli ultimi mesi, sarebbe facile prevedere che l’anno appena iniziato sarà peggiore di quello appena trascorso. Purtroppo i sintomi ci sono tutti e non serve la palla di vetro per capire che la crisi sarà lunga e dura…. Ma io voglio usare anche il cuore e spero che l’Anno Nuovo e la Crisi Vecchia siano uno stimolo per cambiare abitudini, usi e costumi…

Per augurarvi un Buon 2012, pieno di speranza, prendo in prestito alcuni stralci dal blog di Giulietto Chiesa e dal sito del Movimento Shalom…

Cronaca bianca e cronaca nera

Questa è una storia di “cronaca bianca”, di quelle che non troverete sul mainstream.

I nomi sono fittizi. La signora Carla vive in un paesino vicino a Roma. Lavorava, fino a un mese fa, in un ente di assistenza statale. Prendeva 900 euro al mese. Adesso l’hanno messa forzatamente a part time – uno dei sacrifici imposti dal governo – e ne guadagna 580. Ha un figlio handicappato, Luigi, quasi trentenne, che “godeva” (immaginarsi) di un contributo per garantirgli una qualche mobilità. Ma anche questo contributo gli è stato tolto.

Due sacrifici definitivi, che hanno gettato la famigliola in completa disperazione. Luigi fruiva dei massaggi riabilitativi ai piedi in una struttura parastatale. Ci andava una volta a settimana. Adesso non può più farlo perché non ci sono più soldi neanche per quello. Ne ha informato la massaggiatrice.

E questa gli ha scritto una letterina molto semplice.

“Caro Luigi, ho saputo da tua madre che non puoi più venire da me per i massaggi. Ma voglio dirti che io non intendo più essere pagata per questi massaggi e continuerò a farteli anche senza soldi. Ho visto che ti erano utili e pensavo che presto avresti potuto muoverti da solo. Sarebbe un peccato interrompere ora.

Vedi, io penso che i più deboli devono stare insieme, in solidarietà. Nei momenti difficili si può reggere aiutandoci l’un l’altro. Per cui, ti prego, continuiamo come prima. Vuol dire che, alla fine mi ripagherà l’universo”.

Adesso, dopo che avete letto questa storia di “cronaca bianca”, fate un confronto con i discorsi di Napolitano e di Monti. E pensate un attimo agli stipendi dei manager e alle loro liquidazioni. Pensate un attimo – chi di voi ce l’ha – al Suv che vi siete comprati, anche a rate, e alle dichiarazioni degli evasori fiscali. Tutte queste sono storie di “cronaca nera”.

tratto dall’articolo “Cronaca bianca e cronaca nera” di Giulietto Chiesa pubblicato sul blog de “Il fatto Quotidiano”

E ora un stralcio dall’augurio di Buon Anno inviato dal Movimento  Shalom ai propri membri

Buon anno 2012 dal Movimento Shalom

[...] Nonostante il momento di crisi è necessario non perdere la speranza. [...] Indichiamo tre principi che sarebbero sufficienti per ricostruire una società più giusta e pacifica: la sobrietà, l’onestà e la solidarietà.

La sobrietà, perché non è più possibile che un ristretto numero di persone a vari livelli possano continuare a vivere nell’opulenza e nello spreco mentre c’è una maggioranza di esseri umani che vivono nella povertà, nella miseria e nella fame. Non è più possibile che le ricchezze siano concentrate in un gruppo sempre più ristretto di uomini a svantaggio della collettività. E’ necessario appunto cominciare a praticare per tutti, ognuno nel proprio ambito, uno stile di vita sobrio eliminando gli sprechi e il superfluo.

L’onestà, perché oggi ci pare che le persone oneste siano sempre meno e che questo valore fondamentale per la convivenza sia perduto. Crediamo però che non sia così: nonostante i cattivi esempi della mala-politica e della cattiva impresa ci sono ancora molte persone oneste che hanno fatto e fanno del proprio lavoro un’occasione di crescita e di sviluppo: parliamo di operai, impiegati, imprenditori, artigiani, commercianti, professionisti, lavoratori agricoli che con impegno e onestà sincera lavorano duramente e sono il motore della nostra società. Bisogna ripartire da queste “persone sane” educando tutti a praticare il valore indispensabile dell’onestà.

La solidarietà, perché da soli non si va da nessuna parte. E qui l’appello va soprattutto a chi ha di più in termini di ricchezza e di proprietà. E’ necessario fare di più per un’equa distribuzione dei beni e delle ricchezze. Non deve essere un pio esercizio caritatevole di alcuni, ma un dovere di tutti, poiché le proprietà e le ricchezze sono subalterne al bene comune universale e non sono un diritto assoluto ma relativo. Vanno concepite in un ottica diversa, solidale appunto.

 Con questi propositi facciamo gli auguri di un buon anno Shalom a tutti!

tratto dall’articolo “Buon anno 2012 dal Movimento Shalom” pubblicato sul sito www.movimento-shalom.org

Buon 2012 a tutti!

Boicottiamo la Bialetti che licenzia in Italia e sposta la produzione nell’Europa dell’Est

Bialetti Robot

foto "Bialetti Robot" by _Zeta_ flickr

Lo scorso 25 Febbraio ho pubblicato un articolo dedicato alla lotta delle operaie di Faenza dal titolo “Boicottiamo Omsa, Golden Lady e altre marche di calze e collant per difendere 320 posti di lavoro…”.

Purtroppo un’altra azienda storica, la Bialetti, come la Golden Lady chiude gli stabilimenti italiani per trasferire la produzione nei paesi dell’Est, lasciando a casa 118 dipendenti.  Vi metto uno stralcio dell’articolo di Vincenzo Amato Pietro Benacchio  su “La Stampa”.

L’omino con i baffi non sorride più e il Piemonte perde uno dei suoi simboli nel «made in Italy». Bialetti, da oltre mezzo secolo sinonimo di caffettiere, ha deciso di chiudere lo storico stabilimento a Crusinallo di Omegna (Verbano Cusio Ossola) e avviato la procedura di mobilità per i 118 dipendenti.

La produzione della Moka express verrà spostata nei Paesi dell’Est.[...]Un doccia fredda, durata appena 4 minuti. Alcuni operai si sono messi a piangere alla relazione dei sindacalisti, poi hanno dato vita a presidi della fabbrica e si sono riuniti in assemblea permamente.

tratto dall’articolo “Addio moka, il caffè si fa con la cialda”  di Vincenzo Amato Pietro Benacchio  su “La Stampa” l’8/4/2010.

Aggiungo un altro stralcio da un articolo apparso su “Leggo”.

Le organizzazioni sindacali hanno confermato il loro no al piano della Bialetti Industrie Spa, che ieri ha annunciato la decisione di chiudere lo stabilimento di Crusinallo, dove si producono le famose Moka Espresso.[...]

Chiude la fabbrica dove nel 1919 fu fondata la Bialetti, per decenni sinonimo di caffettiere. L’annuncio è stato dato oggi dall’azienda che ha ventilato la possibilità di trasferire l’intera produzione italiana di moka express dallo stabilimento di Crusinallo, vicino ad Omegna, a un paese dell’est europeo. [...]

Oggi la Bialetti Industrie, nata dalla fusione di Alfonso Bialetti & C. con Rondine Italia, è impegnata in più settori produttivi. Sotto il marchio Bialetti ce ne stanno altri non meno importanti e con una lunga tradizione: oltre a Rondine, Girmi, Aeternum e CEM che immettono sul mercato accessori da cucina, piccoli elettrodomestici, caffettiere non elettriche. Dal luglio 2007, Bialetti Industrie è quotata sul MTA di Borsa Italiana. Il Gruppo, con circa 1000 collaboratori, copre tutti i principali mercati geografici. Cinque le filiali all’estero (Francia, Germania, Spagna, Turchia, India) e 5 gli stabilimenti produttivi di cui uno, quello di Crusinallo, finora specifico nella produzione delle moka.

tratto dall’articolo “Crisi Bialetti, la Cisl “No alla chiusura stabilimento”, pubblicato su Leggo l’8/4/2010

Come nel caso della Golden Lady abbiamo una ditta italiana che, in nome del profitto, chiude in Italia e trasferisce la produzione nell’Europa dell’Est. Vorrà dire che in solidarietà con i 118 operai piemontesi, dopo le calze, boicotteremo anche i prodotti delle marche Bialetti, Rondine, Girmi, Aeternum e CEM.

Boicottiamo Omsa, Golden Lady e altre marche di calze e collant per difendere 320 posti di lavoro…

Refus de symétrie - 10/05/2009

foto "Refus de symétrie - 10/05/2009" by laurent.bardin - flickr

Nei giorni scorsi ho ricevuto un messaggio sulla situazione che vede oltre 320 dipendenti della ditta OMSA di Faenza in lotta per conservare il proprio posto di lavoro.  Fino a quando non ho ricevuto l’e-mail sottostante non conoscevo questa situazione: d’altra parte i media di regime non diffondono queste notizie,  impegnati come sono nelle polemiche sui gesti di Mourinho o sull’esibizione  canora del principe in quel di Sanremo…

Vi giro il messaggio chiedendovi di  aderire al boicottaggio, per difendere le lavoratrici di Faenza.

Oggetto: Per non soccombere in silenzio
Amiche e amici,
vi porto via un po’ di tempo raccontandovi quello che sta succedendo in questi giorni a Faenza, più o meno nell’indifferenza generale.
Lo stabilimento OMSA di Faenza (RA) sta per essere chiuso, non per mancanza di lavoro, ma per mettere in pratica una politica di delocalizzazione all’estero della produzione. Il proprietario dell’OMSA, il signor Nerino Grassi, ha infatti deciso di spostare questo ramo di produzione in Serbia, dove ovviamente la manodopera, l’energia e il carico fiscale sono notevolmente più bassi.

Questa decisione porterà oltre 300 dipendenti, in maggior parte donne e non più giovanissime, a rimanere senza lavoro. Le prospettive di impiego nel faentino sono scarse e le autorità hanno fatto poco e niente per incentivare Grassi a rimanere in Italia o per trovare soluzioni occupazionali alternative per i dipendenti, salvo poi spendere fiumi di parole di solidarietà adesso che non c’è più niente da fare.

Da giorni le lavoratrici stanno presidiando i cancelli dell’azienda, al freddo, notte e giorno, in un tentativo disperato di impedire il trasferimento dei macchinari, (tentativo documentato anche da Striscia la Notizia sabato scorso, ma ad onor del vero il servizio è stato brevissimo e piuttosto superficiale).

Personalmente, non sono coinvolta nel problema, ma trovo sempre più allucinante che in Italia non esistano leggi che possano proteggere i lavoratori dall’essere trattati come mere fonti di reddito da lasciare in mezzo a una strada non appena si profili all’orizzonte l’eventualità di un guadagno più facile.

Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali, boicottando i marchi Philippe Matignon – Sisi – Omsa – Golden Lady – Hue Donna – Hue Uomo – Saltallegro – Saltallegro Bebè – Serenella.

Vi sarei grata se voleste dare il vostro contributo alla campagna, anche solo girando questa mail a quante più persone potete.

Grazie mille per l’aiuto e il supporto che vorrete dare a queste lavoratrici, ennesime vittime di una legislazione che protegge più gli imprenditori dei dipendenti.

tratta da una e-mail ricevuta in questi giorni

Alcuni articoli per chi volesse approfondire la situazione della Omsa di Faenza.

Un video dal Meetup di Faenza

La crisi e la recessione: gli antichi greci e latini avevano già previsto tutto.

***

Da alcuni mesi (ma forse anche da anni), siamo in recessione… Ultimamente abbiamo avuto il crollo delle borse,  il flop della finanza creativa, il crack delle banche dovuto ai mutui subprimes e ad altre diavolerie finanziarie dai nomi impronunciabili ma che purtroppo,  in italiano si traducono nelle seguenti voci fin troppo comprensibili per le famiglie: stipendi da fame, indebitamenti, crisi e licenziamenti… Gli “esperti” che fino a qualche mese fa non avevano previsto niente (o che avevano previsto ma stavano zitti per difendere le loro posizioni e quelle dei loro padroni)  hanno trovato subito la ricetta per risolvere la crisi e la stanno blaterando al vento dai vari mass media: “aumentate i consumi, consumate, comprate, bla bla bla…”

Mi è capitato tra le mani un libriccino di massime di antichi scrittori greci e latini… Ne ho estratte alcune: leggetele e vedrete che già più di 2.000 anni fa avevano capito come nascono e come ci si difende dalle crisi economiche (nonostante non conoscessero la finanza creativa…)

  • Quello di essere poveri e di voler vivere da ricchi è un vizio molto diffuso. Decimo Giunio Giovenale – poeta satirico latino 2° secolo a.C.
  • Dove comanda il denaro le leggi non valgono niente. Petronio Arbitro – scrittore latino 1° secolo d.C.
  • Stolto è chi rinuncia ai beni che possiede nella speranza di ottenerne di maggiori. Esopo – favolista greco del 6° secolo a.C.
  • Le bevande placano la sete e i cibi calmano la fame, ma l’oro e l’argento non saziano mai l’avarizia. Plutarco – scrittore greco 2° secolo d.C.
  • Se non desideri molto, anche le piccole cose ti sembrano grandi. Platone  – filosofo greco del 4° secolo a.C.
  • L’uomo non conosce la vera gioia perché desidera sempre ciò che non ha. Bacchilide – poeta lirico greco  del 4° secolo a.C.
  • Essere liberi è meglio che essere ricchi. Gneo Nevio – poeta latino del 2° secolo a.C.
  • Si vive bene se ci si accontenta di poco. Quinto Orazio Flacco – poeta latino 1° secolo a.C.
  • Chi invidia la vita altrui è chiaro che odia la propria. Quinto Orazio Flacco – poeta latino 1° secolo a.C.
  • Spesso gli sciocchi per evitare un difetto cadono nel difetto opposto. Quinto Orazio Flacco – poeta latino 1° secolo a.C.
  • La gioia più grande è quella inattesa. Sofocle – poeta tragico greco 4° secolo a.C.
  • Stolti sono coloro che non capiscono che la metà molte volte vale più del tutto. Esiodo – poeta greco dell’8° secolo a.C.
  • Alcuni per paura di pericoli minori si cacciano in guai peggiori. Esopo – Favolista greco del 6° secolo a.C.
  • Meglio sopportare la povertà e la miseria  che la superbia e l’insolenza dei ricchi. Euripide – poeta tragico greco 4° secolo a.C.
  • Gli invidiosi soffrono il doppio degli altri uomini: infatti non solo soffrono per i loro mali, come gli altri, ma anche per i beni altrui. Ippia – filosofo e matematico greco 5° secolo a.C.
  • Spesso la saggezza si nasconde anche sotto una veste cenciosa. Cecilio Stazio – commediografo latino 2° secolo a.C.
  • Non basta avere i capelli bianchi per essere una persona assennata. Menandro – commediografo greco 3° secolo a.C.
  • Saper comandare a se stessi è la forma più grande di comando. Lucio Anneo Seneca – filosofo latino 1° secolo d.C.
  • Quelli che si lamentano di più sono quelli che soffrono di meno. Publio Cornelio Tacito – storico romano 1° secolo d.C.
  • Tutti sanno fare il timoniere quando il mare è calmo. Lucio Anneo Seneca  – filosofo romano 1° secolo d.C.
  • La razza degli stupidi non si estingue mai. Simonide – poeta greco 5° secolo a.C.
  • Lo stupido tende ad eccitarsi ad ogni parola. Eraclito – filosofo greco 4° secolo a.C.
  • Nulla è più pericoloso di un pazzo che sembra savio. Crizia – filosofo greco  4° secolo a.C.
  • La fame fa imparare in fretta tutti i mestieri. Aulo Flacco Persio – poeta satirico latino 1° secolo d.C.

Gente meditate …e soprattutto non v’indebitate (se potete).

*** foto Berlino (Platone – altes museum) by “ho visto nina volare” flickr

Come è andata a finire… I lavoratori dell’Electrolux di Scandicci


foto by Roger Stephens – flickr

Per la serie “Come è andata a finire” ritorno sulla vicenda della Electrolux di Scandicci di cui mi sono occupato in questo post. In realtà nessuno ancora sa come andrà a finire in quanto l’unica certezza è che la ditta chiuderà a Giugno del prossimo anno.  La prossima settimana sapremo se ci sarà la reindustrializzazione e se il nuovo proprietario manterrà i 450 posti di lavoro. La stampa locale sta parlando di 4 possibili acquirenti (con favorita una ditta umbra che opera nel fotovoltaico)  e del mantenimento di 400 posti su 450, ovvero di 50 famiglie che, nella migliore delle ipotesi, perderanno il lavoro.  Staremo a vedere nei prossimi giorni…

Ne approfitto invece per pubblicare sul blog la presa di posizione del movimento dei precari che, secondo me, ha fatto l’analisi più veritiera della situazione inquadrando al 100% il nocciolo del problema e che ho trovato nelle pagine della rivista “In-Forma Scandicci” del mese di Giugno 2008

L’Electrolux ha ufficializzato il gelido piano di ristrutturazione aziendale che le ‘consentirà di recuperare i margini di produttività’ nel settore della produzione di frigoriferi. Dietro queste parole si nasconde la chiusura dello stabilimento Zanussi di Scandicci con la perdita di 450 posti di lavoro e il ridimensionamento di quello di Susegana (Tv) che interessa 300 operai. Ma le fabbriche non chiudono, si spostano. Dietro la retorica del favorire le necessità della globalizzazione si nasconde la ricerca di forza-lavoro a basso costo da sfruttare oggi nell’Est Europeo e in Asia, domani in Turchia, Afghanistan ed Iraq. La delocalizzazione produttiva è solo una faccia dello stesso prisma, la strategia padronale per lo sfruttamento capitalistico che comprime i salari e moltiplica i profitti a colpi di esternalizzazioni, ristrutturazioni e precarietà, con il sostanziale avallo della triade sindacale confederale. Siamo consci della necessità della mobilitazione e dell’allargamento della solidarietà concreta che vinca i tentativi di fiaccare la volontà dei lavoratori.

Tratto da “In-forma Scandicci” di Giugno 2008 pagina 2 – Dichiarazioni del movimento dei precari.

Condivido in pieno quanto espresso dal movimento dei precari e alla luce di esperienze passate simili, mi lancio in una specie di previsione su come andrà a finire…  Prendetela come un’ipotesi teorica, sperando che nessuno si offenda e che le cose vadano per un verso migliore.

La ditta chiuderà e subentrerà qualcun altro che farà una drastica riduzione del personale e peggiorerà le condizioni dei pochi lavoratori rimasti. Nel frattempo però saranno tutti contenti perché comunque i vari attori di questa drammatica commedia avranno recitato la loro parte e fatto una bella figura…

  • I vecchi padroni avranno dismesso la fabbrica ma avranno trovato un compratore, dimostrando di non essere così cattivi.
  • Il nuovo padrone sarà il salvatore della patria, avendo salvato centinaia di famiglie (poco importa della minoranza che sarà mandata a casa).
  • la triade dei sindacati confederali rivendicherà il tutto come una grande conquista dei lavoratori e zittirà i licenziati e i precarizzati dicendo che “non si poteva fare di più”.
  • I politici sbandiereranno la soluzione finale come il frutto della loro mediazione e si presenteranno agli operai e ai disoccupati per essere rieletti alle prossime elezioni.

Come effetto collaterale rimarranno per strada decine di lavoratori e le condizioni di quelli che saranno rimasti, avendo fatto due passi avanti e dieci indietro, saranno peggiorate parecchio. Infine chi si lamenterà sarà tacciato dai media di essere sempre il solito disfattista, terrorista, no global retrogrado che non ha ancora capito come va il mondo…

Alcune riflessioni sull’Electrolux di Scandicci che chiude…

electrolux

foto by Roger Stephens – flickr

La Electrolux di Scandicci chiude (leggi questo articolo da Nove da Firenze) e entro Giugno del prossimo anno andranno a casa 450 operai, tra cui circa 70 nuclei familiari in cui sia il padre che la madre lavorano entrambi alla Electrolux. A nulla sono serviti gli scioperi, le manifestazioni e tutte le iniziative per evitare la chiusura.

Per capire lo stato in cui si trovano queste famiglie basta leggere questo articolo di Ilaria Ciuti apparso su “La repubblica” del 22/05/2008 e intitolato drammaticamente ‘Come facciamo a mangiare se mamma perde il lavoro?’.

Continua l’iniziativa delle 30.000 cartoline con le foto dei figli dei dipendenti della Electrolux da inviare ai vertici dell’azienda e alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Sabato della scorsa settimana ho firmato una delle cartoline reali presso uno dei supermercati dove si raccoglievano le firme e nei giorni scorsi ho inviato anche la mia cartolina virtuale dal sito della Regione Toscana. Vi invito a fare altrettanto cliccando sul banner qui sotto:

Penso che gli ultimi sviluppi lascino presagire che anche questa iniziativa da libro Cuore non smuoverà l’insensibilità della multinazionale svedese. Purtroppo, come riportato nell’articolo sopra citato, l’azienda ha giustificato i licenziamenti dicendo:

“La capacità di produzione di frigoriferi è cresciuta rapidamente in Europa nel corso degli ultimi anni, specialmente in Europa dell’Est, e in aree dell’Asia. Questo sviluppo, unito ad un aumento della competizione globale ha portato ad una forte pressione sui prezzi e ad un conseguente declino dei margini”. Tratto dall’articolo “Electrolux: chiusura per lo stabilimento di Scandicci” su “Nove da firenze”.

Gli operai ormai hanno perso il lavoro, la multinazionale è sensibile solo al “declino dei margini”, cioè alla massimizzazione del profitto e allora io mi chiedo (nella mia massima ignoranza): “Visto che ormai non avete più niente da perdere, perchè non colpire i vertici della multinazionale proprio sul loro punto sensibile, ovvero sul profitto, boicottando tutti i loro marchi e i loro prodotti?”

Non saprei dire quali mosse faranno adesso i lavoratori, i sindacati o le istituzioni, ma io un bel boicottaggio lo lancerei, soprattutto su quei marchi molto famosi anche in Italia. Se in un prossimo futuro io dovessi acquistare un nuovo elettrodomestico cercherei di evitare con cura i marchi che fanno capo alla Electrolux (purtroppo allo stato attuale ho una lavastoviglie Rex).

Giusto per fare un po’ di informazione, vi lascio l’elenco di tutti i marchi del gruppo Electrolux, presi dal loro sito web aziendale. Fatene quel che vi pare….

Brand Electrolux (dal sito aziendale)

Electrolux master brand

Electrolux
Electrolux-Arthur Martin
Rex-Electrolux
Juno-Electrolux
Electrolux-Chef
Electrolux-Dishlex
Electrolux-Kelvinator
Zanussi-Electrolux
AEG-Electrolux
Electrolux Professional

National consumer brands
BEAM
Elektro Helios
Eureka
Frigidaire
Faure
Gibson
Husqvarna
Kelvinator
Marijnen
Progress
Rosenlew
Simpson
Tornado
Tricity Bendix
Volta
Volta – Sweden
Volta – Switzerland
Volta – Finland
Voss-Electrolux
Westinghouse
Zanker
Zanussi
Zoppas

Special brands

Electrolux Professional
Dito-Electrolux
Molteni
Zanussi Professional

tratto dal sito http://www.electrolux.com/brands.aspx