Eataly: il lavoro secondo gli amici di Matteo Renzi.

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Foto “Penne Napoli at Eataly” by Muy Yum – flickr

Oscar Farinetti è il fondatore e padrone di Eataly. Ma è anche un grande amico e finanziatore delle campagne elettorali di Matteo Renzi il quale, nelle sue prediche su rottamazione e svolta dell’Italia, porta Farinetti come esempio di imprenditore di successo nonostante la crisi.

In vista delle tanto annunciate riforme del lavoro renziane, può valere la pena dare un’occhiata a come vengono trattati i lavoratori di Etaly e purtroppo, a vedere da quello che succede a Firenze, non c’è da stare allegri. Sabato 30 e domenica 31 agosto 2014 i lavoratori e le lavoratrici di Eataly Firenze sciopereranno per chiedere il ripristino di sane relazioni sindacali con l’azienda di Oscar Farinetti e soprattutto, scrivono in una nota, “il diritto ad un lavoro che sia dignitoso”. Alcuni siti come Altracittà.org invitano i consumatori, in occasione dello sciopero dei dipendenti di Eataly di domani e domenica, a boicottare e non comprare da Eataly (e nemmeno dopo se non rispettano i diritti dei lavoratori).

Questo il comunicato stampa dei lavoratori di Eataly con le motivazioni dello sciopero.

Abbiamo deciso di scrivere queste righe, da dipendenti di Eataly, conseguentemente alla notizia del nostro “licenziamento”, o, più formalmente, al non rinnovo del contratto. Andando con ordine, vorremmo cominciare sottolineando tre punti molto forti tratti dal Manifesto dell’Armonia di Eataly:

2. il primo modo per stare in armonia con le persone è saper ascoltare cercando spunti per cambiare o migliorare le proprie idee.

7. il denaro può allontanare dall’armonia. Bisogna avere sempre ben presente che il denaro è un mezzo e non un fine. Deve essere meritato.

9. l’armonia con le cose si ottiene ben sapendo che le cose sono di gran lunga meno importanti delle persone. Molto importante è invece la natura. Il primo modo per esserne in armonia è rispettarla.

Frasi semplici alla comprensione: le persone sono importanti, vanno sapute ascoltare, il denaro non è che un mezzo. Lasciando per ultimo il tema “monetario” ci chiediamo se le parole, queste parole, abbiano un senso. Eataly Firenze non ha mai conosciuto un’assemblea aziendale, mai e sotto nessuna forma. L’ultima volta che siamo stati tutte e tutti nella stessa stanza è stato il primo giorno di lavoro. Ricordiamo come siamo stati informati, tra una nozione di sicurezza antincendio e una di normative Haccp, del fatto che, appena possibile, avremmo avuto anche la possibilità di darci una rappresentanza sindacale. Ma se non sono previste assemblee aziendali, figuriamoci assemblee sindacali!

Eppure, di motivi per riunirci, l’azienda ne avrebbe in quantità: informarci dei cambiamenti in atto, renderci partecipi delle scelte riguardarti il personale, comunicarci anche sinteticamente il progetto dell’azienda… Non è normale infatti che un azienda, un’azienda fiorente ed in piena espansione, conti all’inaugurazione oltre 120 dipendenti e che, a meno di un anno dall’apertura, ne conti la metà. Su questo drastico taglio nessuna spiegazione è stata data a noi lavoratori. Né sui motivi per cui si debba venire a sapere dei turni settimanali con sole 24 ore di preavviso, né su tanti altri cambiamenti che si sono susseguiti da quel 14 Dicembre 2013 ad oggi.

Eppure siamo persone, e dovremmo, secondo la filosofia dell’azienda, essere importanti. Di gran lunga più importanti delle cose. E meno importanti delle cose, ci verrebbe da dedurre, sono i soldi… in fondo, sono solo un mezzo. Però la realtà non sta affatto così: noi siamo solo soldi, numeri, voci di spesa. Nessuno ci ha mai considerato davvero persone, ma ingranaggi da inserire nel “modello Eataly”, un modello basato sulla grande distribuzione di prodotti alimentari, una macchina in crescita che non può incepparsi sugli individui.

Ed è qui che arriva il discorso monetario. Eataly prevede nuove aperture a Piacenza, Verona e Trieste. E poi Londra, Mosca, San Paolo… insomma, parrebbe che quel che si dice sulla nostra azienda sia vero. Perché si parla di Eataly come di un’azienda modello, che cresce mediamente nel fatturato di oltre il 33%, un’azienda “che vince tutte le sfide”, per citare i giornali. Ma vogliamo proprio prendere le parole rilasciate dal nostro datore di lavoro, Oscar Farinetti: “Eataly fattura in Italia 100 milioni di Euro. Prevediamo di arrivare a 200 milioni nel 2014.”  L’ottimismo è il profumo della vita!

Ma allora perché il negozio di Firenze è aperto meno di un anno fa con più di 120 dipendenti, ora ne conta solo una sessantina? Perché si sta contraendo sempre di più il personale, costringendo talvolta a turni estenuanti i colleghi che si trovano a dover coprire il lavoro (che non manca!) dei dipendenti espulsi, mentre in altri reparti non si concede un’ora di straordinario neanche a chi la richiede?

Solo nell’ultimo mese accanto al nome di oltre 13 dipendenti è stato scritto “OUT”. 13 persone sono state lasciate, senza troppi fronzoli, senza lavoro. Abbiamo il diritto di sapere in che direzione va la nostra azienda, ce lo abbiamo in quanto dipendenti, ma ancora di più ce lo abbiamo se vediamo negato il nostro diritto di lavorare. Purtroppo alle continue richieste l’azienda ha sempre risposto freddamente e duramente, rifiutandosi non solo di convocare un’assemblea aperta a tutte e tutti i dipendenti così da avere risposte sul nostro futuro e, magari, potere anche dire la nostra, ma per di più la notizia del mancato rinnovo ci è stata fatta pervenire tramite i responsabili di reparto.

Quale serietà dimostra la dirigenza di Eataly rifiutandosi di incontrare i dipendenti che decide di licenziare? Per tutto ciò abbiamo deciso di convocare uno sciopero per le giornate di Sabato e Domenica 30 e 31 Agosto, per richiedere il ripristino delle condizioni di una sana relazione tra azienda e lavoratori, tramite una rappresentanza sindacale che possa evidenziare le numerose problematiche riguardanti le condizioni di lavoro e l’organizzazione dei turni, e soprattutto per difendere il diritto ad un lavoro che sia dignitoso.

Comunicato stampa dei dipendenti licenziati da Eataly – Firenze

Questa è la situazione dei lavoratori di Eataly Firenze, ma la cosa più triste è leggere su Wikipedia chi sono i proprietari di Eataly…. al 60% Oscar Farinetti (amico e finanziatore di Matteo Renzi ma soprattutto figlio del partigiano socialista Paolo Farinetti, comandante della 21ma Brigata Matteotti “Fratelli Ambrogio”, tra i fondatori della Repubblica Partigiana di Alba) e al 40%  Coop Liguria, Novacoop e Coop Adriatica (si, proprio “la Coop sei tu“). Non so perchè ma mi è venuta in mente una canzoncina di una volta. Come faceva quell’inno? Ah si!… “Compagni avanti, il gran Partito noi siamo dei lavoratori…”

p.s. per i più giovani l’inno è quello dell’Internazione e lo trovate qui

Matteo Renzi, vai a far la spesa alla Despar di Scandicci… ma sbrigati!

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Foto “simply, alone” by batintherain – flickr

La voce si è sparsa in città col passaparola: «Vai presto alla Despar di Scandicci a fare la spesa: stanno fallendo e questa settimana c’è lo sconto del 40% su tutto.» A me l’ha detto un collega d’ufficio: «E’ quasi finito tutto, vai a prendere le ultime cose scontate e porta la macchina fotografica: vedrai scene da Unione Sovietica degli anni ’70, quando i nostri connazionali andavano a “comprar” moglie con 3 paia di collant…».

Ieri sera con mia moglie siamo andati a fare un po’ di spesa: non credevo ai miei occhi. Scaffali vuoti e commessi che giravano come zombie. I reparti del fresco (macelleria, verdura, pesce, salumeria) erano desolatamente deserti e nel banco frigo, che fino a qualche settimana fa ospitava metri e metri di yogurt e latticini, restavano solo una decina di confezioni di strutto e tre o quattro di margarina. Nel reparto della pasta c’era solo la minestrina da brodo di una sola marca. Tutto quello che era durevole era già stato portato via da giorni: niente detersivi, niente carta igenica e da cucina, niente birre. Immaginate un supermercato di due piani con centinaia di metri di scaffali dove pochi articoli giacciono tristemente in qua e là alla rinfusa. Abbiamo preso delle marmellate biologiche, del tonno, del riso,  un po’ di alimenti per il cane, dei biscotti, del caffè, della cancelleria, la penultima scatola di corn flakes e dei surgelati. Chissà perchè i gelati erano l’unica cosa che era ancora disponibile in più varietà e più marche.

Non ho avuto il coraggio di tirar fuori la macchina fotografica: era troppo triste e mi sembrava di mancar di rispetto a quei commessi e a quelle famiglie che ancora non conoscono il loro futuro. Anzi, portando il carrello alla cassa, mi sono quasi vergognato e, come facevano altre persone, ho chiesto agli addetti alle casse della loro situazione. Stanno chiudendo 36 punti vendita di Despar fra Toscana, Umbria e Lazio con oltre 800 dipendenti che non sanno che fine faranno. Sembra che Conad rileverà circa 2/3 dei supermercati ma nessuno sa quali saranno, quanti dipendenti saranno riassunti e quanti verranno licenziati.

Matteo Renzi trova un po’ di tempo e fai un salto al Despar di Scandicci. Forse troverai ancora del tonno col 40% di sconto, ma sbrigati perchè quasi sicuramente tra oggi e Sabato prossimo tireranno giù la saracinesca. Definitivamente. Matteo, son queste le cose che ti chiedono gli italiani, non di riformare il Senato trasformandolo in un bivacco non elettivo per consiglieri regionali indagati… e per favore risparmiaci la balla che col nuovo Senato ripartirà l’economia!

Per approfondire:

Da oggi ho girato la manopola della sintonia…

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Foto “08/05/2010 Notte blu” by Europe Direct Firenze – flickr

Da anni sono un ascoltatore di Controradio, una radio della sinistra fiorentina, che fa musica non banale, che copre con i notiziari la cronaca locale e che è (o almeno diceva di essere), equa, solidale,  attenta al sociale, al mondo del volontariato e così via… Tra l’altro è una radio che si vanta di essere nel circuito di Radio Popolare Network. Pur di ascoltare una  voce onesta come pensavo che fosse Controradio, a volte mi sono sorbito anche certa musica inascoltabile di gruppi tirati fuori da chissà quali cantine e destinati a rientrarvi, dopo aver bruciato come un inutile fuoco di paglia. Pensavo fosse il prezzo da pagare per ascoltare quella che una volta si sarebbe chiamata una “radio libera”…

E invece ho scoperto che la radio non sarebbe ne’ equa, ne’ solidale e neppure tanto di “sinistra” se, come ho letto su varia stampa locale, ha deciso di mettere alla porta una propria giornalista a cui è scaduto il contratto, senza alcuna reale motivazione, nonostante la radio non sia in uno stato di crisi tale da giustificare questo licenziamento. Una radio che si proclama equa, solidale, che campa su tanti finanziamenti pubblici e sul tesseramento di tanti singoli ascoltatori ai quali viene chiesto insistentemente l’obolo annuale della campagna chiamata “il Controradio club”, non dovrebbe comportarsi come un editore qualsiasi… non dovrebbe predicare bene nell’etere e poi razzolare male nel segreto delle proprie stanze…

In effetti molti ascoltatori si stanno indignando… Io, tanto per cominciare, ho girato  la manopola della radio e da stamani mi sono svegliato  con la musica di un’altra stazione… Poi toglierò a Controradio anche il “mi piace” dal mio profilo facebook e per il futuro seguirò come andranno gli eventi…

Per approfondire:

Si 18-Day: nessuno tocchi l’articolo 18, anzi si estenda anche alle ditte con meno di 15 dipendenti!

Logo del "SI 18 day" dal sito de "Il post viola"

Logo del "SI 18 day" dal sito de "Il post viola"

Oggi è il “Si 18 day”: il giorno di mobilitazione dei blogger in difesa dell’articolo 18 e questo blog aderisce all’iniziativa  lanciata dal blog “Il post viola”. Questa settimana un mio amico è stato licenziato da una ditta con meno di 15 dipendenti con una mossa veramente vigliacca: venerdì scorso è andato in fabbrica, ha regolarmente lavorato e sabato mattina, all’improvviso gli è arrivato un telegramma di licenziamento in tronco per motivi economici, senza che nessuno gli avesse detto niente. Fra tutti i lavoratori sapete chi hanno scelto? Guarda caso un dipendente con una figlia disabile che usufruiva  della legge 104.  Questo è quello che succede a chi non ha l’articolo 18 e che da ora in poi potrebbe succedere a tutti. Voglio dedicare a lui questo post perchè…

L’art. 18 non solo non va abolito ma va esteso anche alle ditte con meno di 15 dipendenti!

Vi lascio con questo messaggio che ho ricevuto su facebook… leggetelo e fatelo leggere!

C O N D I V I D E T E, T U T T I D E V O N O S A P E R E ! ! !

ELIMINANDO L’ART.18 ECCO COSA ACCADRA’.

VERRAI LICENZIATO SE :

1) Sciopererai;

2) Sei donna e vuoi fare più di un figlio (ricordiamoci dei licenziamenti in bianco fatti firmare dalle giovani donne);

3) Ti ammali di una patologia invalidante e hai ridotto le tue capacità lavorative;

4) Passi un periodo di vita difficile e non dai il massimo;

5) Hai acciacchi ad una certa età che riducono le tue prestazioni (ed è molto probabile con l’allungamento dell’età lavorativa voluta dal Suo governo);

6) Sei “antipatico” al proprietario o ad un capo e ti mettono a fare lavori meno qualificati e umilianti (mobbing);

7) Chiedi il rispetto delle norme sulla sicurezza (nei luoghi di lavoro dove non esiste l’articolo 18 gli infortuni gravi e i casi mortali sono molti di più);

8) Rivendichi la dignità di lavoratore, di uomo e donna;

9) Sei politicamente scomodo (ricordiamoci dei licenziamenti e dei reparti confine degli anni 50 e sessanta);

10) Non ci stai con i superiori;

11) Contesti l’aumento del ritmo di lavoro;

12) T’iscrivi ad un sindacato vero (su 1000 lavoratori richiamati alla FIAT di Pomigliano non uno è iscritto alla FIOM);

13) Appoggi una rivendicazione salariale o di miglioramento delle condizioni di lavoro;

14) Fai ombra al superiore e se pensa che sei più bravo di lui e puoi prenderne il posto (a volte comandano più del proprietario);

15) Hai parenti stretti con gravi malattie e hai bisogno di lunghi permessi;

16) Non sei più funzionale alle strategie aziendali;

17) Reagisci male ad un’offesa di un superiore;

18) Dimostri anche allusivamente una mancanza di stima verso il capo e il proprietario;

19) Sei mamma ed hai un bimbo che si ammala spesso;

20) L’ente/azienda per cui hai dato una vita di lavoro non ha più bisogno di te. —

by Max Marangi

ricevuto da facebook


Due messaggi di speranza per l’Anno Nuovo…

Foto "Hope" by  sailwings - flickr

Foto "Hope" by sailwings - flickr

In questi giorni ci stiamo facendo a vicenda gli Auguri per l’Anno Nuovo. Se usassimo solo la ragione, leggendo i fatti degli ultimi mesi, sarebbe facile prevedere che l’anno appena iniziato sarà peggiore di quello appena trascorso. Purtroppo i sintomi ci sono tutti e non serve la palla di vetro per capire che la crisi sarà lunga e dura…. Ma io voglio usare anche il cuore e spero che l’Anno Nuovo e la Crisi Vecchia siano uno stimolo per cambiare abitudini, usi e costumi…

Per augurarvi un Buon 2012, pieno di speranza, prendo in prestito alcuni stralci dal blog di Giulietto Chiesa e dal sito del Movimento Shalom…

Cronaca bianca e cronaca nera

Questa è una storia di “cronaca bianca”, di quelle che non troverete sul mainstream.

I nomi sono fittizi. La signora Carla vive in un paesino vicino a Roma. Lavorava, fino a un mese fa, in un ente di assistenza statale. Prendeva 900 euro al mese. Adesso l’hanno messa forzatamente a part time – uno dei sacrifici imposti dal governo – e ne guadagna 580. Ha un figlio handicappato, Luigi, quasi trentenne, che “godeva” (immaginarsi) di un contributo per garantirgli una qualche mobilità. Ma anche questo contributo gli è stato tolto.

Due sacrifici definitivi, che hanno gettato la famigliola in completa disperazione. Luigi fruiva dei massaggi riabilitativi ai piedi in una struttura parastatale. Ci andava una volta a settimana. Adesso non può più farlo perché non ci sono più soldi neanche per quello. Ne ha informato la massaggiatrice.

E questa gli ha scritto una letterina molto semplice.

“Caro Luigi, ho saputo da tua madre che non puoi più venire da me per i massaggi. Ma voglio dirti che io non intendo più essere pagata per questi massaggi e continuerò a farteli anche senza soldi. Ho visto che ti erano utili e pensavo che presto avresti potuto muoverti da solo. Sarebbe un peccato interrompere ora.

Vedi, io penso che i più deboli devono stare insieme, in solidarietà. Nei momenti difficili si può reggere aiutandoci l’un l’altro. Per cui, ti prego, continuiamo come prima. Vuol dire che, alla fine mi ripagherà l’universo”.

Adesso, dopo che avete letto questa storia di “cronaca bianca”, fate un confronto con i discorsi di Napolitano e di Monti. E pensate un attimo agli stipendi dei manager e alle loro liquidazioni. Pensate un attimo – chi di voi ce l’ha – al Suv che vi siete comprati, anche a rate, e alle dichiarazioni degli evasori fiscali. Tutte queste sono storie di “cronaca nera”.

tratto dall’articolo “Cronaca bianca e cronaca nera” di Giulietto Chiesa pubblicato sul blog de “Il fatto Quotidiano”

E ora un stralcio dall’augurio di Buon Anno inviato dal Movimento  Shalom ai propri membri

Buon anno 2012 dal Movimento Shalom

[…] Nonostante il momento di crisi è necessario non perdere la speranza. […] Indichiamo tre principi che sarebbero sufficienti per ricostruire una società più giusta e pacifica: la sobrietà, l’onestà e la solidarietà.

La sobrietà, perché non è più possibile che un ristretto numero di persone a vari livelli possano continuare a vivere nell’opulenza e nello spreco mentre c’è una maggioranza di esseri umani che vivono nella povertà, nella miseria e nella fame. Non è più possibile che le ricchezze siano concentrate in un gruppo sempre più ristretto di uomini a svantaggio della collettività. E’ necessario appunto cominciare a praticare per tutti, ognuno nel proprio ambito, uno stile di vita sobrio eliminando gli sprechi e il superfluo.

L’onestà, perché oggi ci pare che le persone oneste siano sempre meno e che questo valore fondamentale per la convivenza sia perduto. Crediamo però che non sia così: nonostante i cattivi esempi della mala-politica e della cattiva impresa ci sono ancora molte persone oneste che hanno fatto e fanno del proprio lavoro un’occasione di crescita e di sviluppo: parliamo di operai, impiegati, imprenditori, artigiani, commercianti, professionisti, lavoratori agricoli che con impegno e onestà sincera lavorano duramente e sono il motore della nostra società. Bisogna ripartire da queste “persone sane” educando tutti a praticare il valore indispensabile dell’onestà.

La solidarietà, perché da soli non si va da nessuna parte. E qui l’appello va soprattutto a chi ha di più in termini di ricchezza e di proprietà. E’ necessario fare di più per un’equa distribuzione dei beni e delle ricchezze. Non deve essere un pio esercizio caritatevole di alcuni, ma un dovere di tutti, poiché le proprietà e le ricchezze sono subalterne al bene comune universale e non sono un diritto assoluto ma relativo. Vanno concepite in un ottica diversa, solidale appunto.

 Con questi propositi facciamo gli auguri di un buon anno Shalom a tutti!

tratto dall’articolo “Buon anno 2012 dal Movimento Shalom” pubblicato sul sito www.movimento-shalom.org

Buon 2012 a tutti!

Boicottiamo la Bialetti che licenzia in Italia e sposta la produzione nell’Europa dell’Est

Bialetti Robot

foto "Bialetti Robot" by _Zeta_ flickr

Lo scorso 25 Febbraio ho pubblicato un articolo dedicato alla lotta delle operaie di Faenza dal titolo “Boicottiamo Omsa, Golden Lady e altre marche di calze e collant per difendere 320 posti di lavoro…”.

Purtroppo un’altra azienda storica, la Bialetti, come la Golden Lady chiude gli stabilimenti italiani per trasferire la produzione nei paesi dell’Est, lasciando a casa 118 dipendenti.  Vi metto uno stralcio dell’articolo di Vincenzo Amato Pietro Benacchio  su “La Stampa”.

L’omino con i baffi non sorride più e il Piemonte perde uno dei suoi simboli nel «made in Italy». Bialetti, da oltre mezzo secolo sinonimo di caffettiere, ha deciso di chiudere lo storico stabilimento a Crusinallo di Omegna (Verbano Cusio Ossola) e avviato la procedura di mobilità per i 118 dipendenti.

La produzione della Moka express verrà spostata nei Paesi dell’Est.[…]Un doccia fredda, durata appena 4 minuti. Alcuni operai si sono messi a piangere alla relazione dei sindacalisti, poi hanno dato vita a presidi della fabbrica e si sono riuniti in assemblea permamente.

tratto dall’articolo “Addio moka, il caffè si fa con la cialda”  di Vincenzo Amato Pietro Benacchio  su “La Stampa” l’8/4/2010.

Aggiungo un altro stralcio da un articolo apparso su “Leggo”.

Le organizzazioni sindacali hanno confermato il loro no al piano della Bialetti Industrie Spa, che ieri ha annunciato la decisione di chiudere lo stabilimento di Crusinallo, dove si producono le famose Moka Espresso.[…]

Chiude la fabbrica dove nel 1919 fu fondata la Bialetti, per decenni sinonimo di caffettiere. L’annuncio è stato dato oggi dall’azienda che ha ventilato la possibilità di trasferire l’intera produzione italiana di moka express dallo stabilimento di Crusinallo, vicino ad Omegna, a un paese dell’est europeo. […]

Oggi la Bialetti Industrie, nata dalla fusione di Alfonso Bialetti & C. con Rondine Italia, è impegnata in più settori produttivi. Sotto il marchio Bialetti ce ne stanno altri non meno importanti e con una lunga tradizione: oltre a Rondine, Girmi, Aeternum e CEM che immettono sul mercato accessori da cucina, piccoli elettrodomestici, caffettiere non elettriche. Dal luglio 2007, Bialetti Industrie è quotata sul MTA di Borsa Italiana. Il Gruppo, con circa 1000 collaboratori, copre tutti i principali mercati geografici. Cinque le filiali all’estero (Francia, Germania, Spagna, Turchia, India) e 5 gli stabilimenti produttivi di cui uno, quello di Crusinallo, finora specifico nella produzione delle moka.

tratto dall’articolo “Crisi Bialetti, la Cisl “No alla chiusura stabilimento”, pubblicato su Leggo l’8/4/2010

Come nel caso della Golden Lady abbiamo una ditta italiana che, in nome del profitto, chiude in Italia e trasferisce la produzione nell’Europa dell’Est. Vorrà dire che in solidarietà con i 118 operai piemontesi, dopo le calze, boicotteremo anche i prodotti delle marche Bialetti, Rondine, Girmi, Aeternum e CEM.

Boicottiamo Omsa, Golden Lady e altre marche di calze e collant per difendere 320 posti di lavoro…

Refus de symétrie - 10/05/2009

foto "Refus de symétrie - 10/05/2009" by laurent.bardin - flickr

Nei giorni scorsi ho ricevuto un messaggio sulla situazione che vede oltre 320 dipendenti della ditta OMSA di Faenza in lotta per conservare il proprio posto di lavoro.  Fino a quando non ho ricevuto l’e-mail sottostante non conoscevo questa situazione: d’altra parte i media di regime non diffondono queste notizie,  impegnati come sono nelle polemiche sui gesti di Mourinho o sull’esibizione  canora del principe in quel di Sanremo…

Vi giro il messaggio chiedendovi di  aderire al boicottaggio, per difendere le lavoratrici di Faenza.

Oggetto: Per non soccombere in silenzio
Amiche e amici,
vi porto via un po’ di tempo raccontandovi quello che sta succedendo in questi giorni a Faenza, più o meno nell’indifferenza generale.
Lo stabilimento OMSA di Faenza (RA) sta per essere chiuso, non per mancanza di lavoro, ma per mettere in pratica una politica di delocalizzazione all’estero della produzione. Il proprietario dell’OMSA, il signor Nerino Grassi, ha infatti deciso di spostare questo ramo di produzione in Serbia, dove ovviamente la manodopera, l’energia e il carico fiscale sono notevolmente più bassi.

Questa decisione porterà oltre 300 dipendenti, in maggior parte donne e non più giovanissime, a rimanere senza lavoro. Le prospettive di impiego nel faentino sono scarse e le autorità hanno fatto poco e niente per incentivare Grassi a rimanere in Italia o per trovare soluzioni occupazionali alternative per i dipendenti, salvo poi spendere fiumi di parole di solidarietà adesso che non c’è più niente da fare.

Da giorni le lavoratrici stanno presidiando i cancelli dell’azienda, al freddo, notte e giorno, in un tentativo disperato di impedire il trasferimento dei macchinari, (tentativo documentato anche da Striscia la Notizia sabato scorso, ma ad onor del vero il servizio è stato brevissimo e piuttosto superficiale).

Personalmente, non sono coinvolta nel problema, ma trovo sempre più allucinante che in Italia non esistano leggi che possano proteggere i lavoratori dall’essere trattati come mere fonti di reddito da lasciare in mezzo a una strada non appena si profili all’orizzonte l’eventualità di un guadagno più facile.

Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali, boicottando i marchi Philippe Matignon – Sisi – Omsa – Golden Lady – Hue Donna – Hue Uomo – Saltallegro – Saltallegro Bebè – Serenella.

Vi sarei grata se voleste dare il vostro contributo alla campagna, anche solo girando questa mail a quante più persone potete.

Grazie mille per l’aiuto e il supporto che vorrete dare a queste lavoratrici, ennesime vittime di una legislazione che protegge più gli imprenditori dei dipendenti.

tratta da una e-mail ricevuta in questi giorni

Alcuni articoli per chi volesse approfondire la situazione della Omsa di Faenza.

Un video dal Meetup di Faenza