Pasqua a New York.

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Foto “neon cross” by sashamd – flickr

Cercavo un  testo da pubblicare in questo Venerdì Santo. Un testo che non fosse ne’ banale ne’ buonista… Mi sono imbattuto in questa poesia scritta nel 1912 dal poeta svizzero-francese Blaise Cendrars. E’ un po’ lunga ma è molto toccante. Buona lettura e Buona Pasqua!   …comunque se, fra i vari impegni ce la faccio, tornerò a farvi gli Auguri anche Domenica prossima.

Pasqua a New York

Oggi è il giorno del tuo Nome, Signore,
Ho letto in un vecchio libro le gesta della tua Passione,

E la tua angoscia e i tuoi travagli e le tue buone parole
Sono le lacrime di quel libro, dolcemente monotone.

Un monaco di un altro tempo mi parla della tua morte.
Tracciava la tua storia con lettere d’oro

In un messale posato sulle ginocchia.
Piamente lavorava ispirandosi a Te.

Seduto con la sua veste bianca, dietro l’altare,
Lentamente lavorava dal lunedì alla domenica.

Le ore si fermavano al limitare del suo eremo.
Chinato sulla tua immagine, lui si dimenticava di tutto.

A vespro, quando salmodiavano le campane,
Il buon frate non sapeva se era il suo amore

O se era il Tuo, Signore, o il Padre tuo
A bussare a gran colpi alle porte del monastero.

Sono come quel buon monaco, stasera, mi sento inquieto.
Nella stanza accanto, un essere triste e muto

Aspetta dietro la porta, aspetta che io lo chiami!
Sei Tu, è Dio, sono io – è l’Eterno.

Non Ti ho conosciuto allora – e neppure adesso.
Non ho mai pregato quando ero un bambino.

Ma stasera Ti penso con terrore.
La mia anima è una vedova in lutto ai piedi della tua Croce;
La mia anima è una vedova in nero – è tua Madre
Senza pianto e senza speranza, come l’ha dipinta Carrière.

Conosco tutti i tuoi quadri appesi nei musei;
Ma Tu stasera cammini, Signore, al mio fianco.

Scendo a gran passi verso i quartieri più miseri,
La schiena curva, il cuore teso, lo spirito febbrile.
Il tuo costato aperto è come un sole immenso
E le tue mani attorno palpitano di scintille.

I vetri delle case sono invasi di sangue
E, dietro, le donne sono fiori di sangue,
Strani fiori del male, avvizziti, orchidee,
Calici capovolti aperti sulle tue tre piaghe.

Il tuo sangue raccolto, non l’hanno mai bevuto.
Hanno labbra dipinte e sottovesti di pizzo.
I fiori della Passione sono bianchi, come ceri,
Sono i fiori più dolci nel Giardino della Vergine.

È a quest’ ora, Signore, è verso l’ora nona,
Che la tua Testa ricadde sul tuo Cuore.

Sono seduto in riva all’oceano
E mi ripeto un cantico tedesco,
Dove si dice con parole dolcissime, assai semplici e pure,
La bellezza del tuo Volto nella tortura.

In una chiesa, a Siena, in una cripta,
Ho visto lo stesso Volto, sul muro, dietro una tenda.
E in un romitaggio, a Burrie- Wladislasz,
E’ sbalzato a oro in un reliquiario.

Delle gemme opache sono al posto degli occhi
E dei contadini baciano inginocchiati i Tuoi occhi.

È impresso sul velo della Veronica
Perciò la Veronica è la Tua santa.

E’ la reliquia più efficace che si porti in giro nei campi,
Guarisce tutti i malati, tutti i malvagi.
Fa mille e mille altri miracoli,
Ma non ho mai assistito a queste scene.

Forse mi manca la fede, Signore, mi manca la bontà
Per vedere tale irradiare della tua Bellezza.

Eppure, Signore, ho compiuto un periglioso viaggio
Per contemplare in un berillo il rilievo della tua effigie.

Fa, Signore, che il mio volto premuto nelle due mani
Vi lasci cadere la maschera d’angoscia che mi serra.

Signore, fa che le mie due mani posate sulla bocca
Non conoscano la schiuma di una disperazione crudele.

Sono triste e ammalato. Forse per causa Tua,
Forse per causa di un altro. Forse per causa Tua.

Signore, la folla dei poveri per cui facesti il Sacrificio,
È qui, stipata come bestiame, negli ospizi.
Immense navi nere arrivano dagli orizzonti
E li sbarcano, a mucchi, sui pantani.

Vi sono Italiani, Greci, Spagnoli,
Russi, Bulgari, Mongoli, Persiani.
Sono bestie da circo che saltano i meridiani.
Si getta loro un pezzo di carne nera, come ai cani.

È tutta la loro felicità questo cibo immondo.
Signore, pietà per i popoli che soffrono.

ei ghetti, Signore, brulica la turba degli Ebrei
Vengono dalla Polonia e sono tutti rifugiati.

Certo che lo so,ti hanno processato;
Ma credimi non sono del tutto malvagi.

Stanno nelle loro botteghe sotto lampade di ottone,
Vendono abiti vecchi, libri usati, armi.

A Rembrandt piaceva dipingerli nelle loro zimarre.
lo, stasera, ho contrattato un microscopio.

Ahimè! Signore, T’u non ci sarai più, dopo Pasqua
Signore, pietà per gli Ebrei delle baracche.

Le umili donne, ignare, che ti accompagnarono al Golgota,
Stanno nascoste. In fondo ai tuguri, su immondi sofà,

Sono bruttate dalla miseria degli uomini.
Dei cani hanno rosicchiato le loro ossa, e nel rum

Nascondono il vizio incallito che va perdendo le squame.
Quando una di queste donne mi parla, Signore, io sto male.

Vorrei essere Te per amare le prostitute.
Pietà, Signore, per le povere prostitute.

Signore, sono nel quartiere dei bravi ladri,
Dei vagabondi, dei mendicanti, dei ricettatori.
Penso ai due ladroni che erano con te al Supplizio,
So che ti degni sorridere della loro miseria.

Signore, uno vorrebbe una corda con un nodo in cima,
Ma non è gratis, la corda, costa venti soldi.
Ragionava come un filosofo, quel vecchio bandito.
Gli ho dato un po’ d’oppio perché vada più svelto in paradiso.

Penso anche ai suonatori di strada,
Al violinista cieco, al monco che suona l’organetto,
A quella che canta col cappello di paglia a rose di carta;
So che sono loro che cantano nell’eternità.

Dà loro l’elemosina, Signore, non solo la luce dei fanali a gas,
Signore, fa loro la carità di un po’ di soldi in questa vita.

Quando moristi, Signore, la cortina si lacerò,
Ciò che si vide dietro, nessuno l’ha detto.

La strada è come una piaga nella notte,
Tutta oro e sangue, fuoco e immondizie.

Quelli che avevi cacciati dal tempio con la tua frusta,
Sferzano i passanti con una manciata di misfatti.

La Stella che sparì allora dal tabernacolo,
Brucia sui muri nella luce cruda degli spettacoli.

Signore, la Banca illuminata è come una cassaforte,
Dove,si è coagulato il Sangue della tua morte.

Le strade si fanno deserte, divengono più nere.
lo vacillo come un ubriaco sui marciapiedi.
Ho paura dei grandi lembi d’ombra che proiettano le case.
Ho paura. Qualcuno mi segue. Non ho il coraggio di voltarmi.

Un passo zoppicante saltella sempre più vicino.
Ho paura. Ho il capogiro. Mi fermo apposta.
Uno spaventoso mariolo mi ha lanciato un’occhiata
Acuta, poi è passato, sinistro, come un pugnale.

Signore, non è mutato nulla da quando non sei più Re.
Il Male si è fabbricato una gruccia con la tua Croce.

Scendo i gradini consunti di un caffè
Eccomi seduto dinanzi a un bicchiere di tè.

‘È Un locale di Cinesi, sorridono con la schiena,
Per questo si chinano, pieni di moine come macachi.

Il locale è piccolo, con un intonaco rosso,
E curiose fotografie dentro cornici di bambù.

Ho-Kousai ha dipinto i cento profili di una montagna,
Come sarebbe il tuo Volto dipinto da un Cinese?..

Quest’ultima idea, Signore, mi ha in principio fatto sorridere.
Ti vedevo di scorcio nel tuo martirio.

Ma tuttavia il pittore avrebbe dipinto il tuo, tormento
Con più crudeltà dei nostri pittori Occidentali.

Lame ondulate avrebbero segato le tue carni,
Pettini e pinze avrebbero striato i tuoi tendini,

Ti avrebbero fatto passare il collo in una gogna,
Ti avrebbero strappato le unghie e i denti,

Immensi dragoni neri si sarebbero gettati su di Te,
E ti avrebbero soffiato le loro fiamme nel collo,

Ti avrebbero strappato la lingua e gli occhi,
Ti avrebbero impalato su di una pertica.

Così, Signore, avresti sofferto ogni infamia,
Poiché non esiste posizione più crudele.
Poi, ti avrebbero gettato ai porci
Che ti avrebbero divorato il ventre e le viscere.

Adesso sono solo, gli altri sono usciti,
Mi sono disteso su un banco lungo il muro.
Avrei voluto entrare, Signore, in una chiesa;
Ma non esistono campane, Signore, in questa città.

Penso alle campane silenziose: – ma dove sono le antiche campane?
Dove sono le litanie e le dolcissime antifone?
Dove sono i lunghi uffizi e dove i bei cantici?
Dove sono le liturgie e dove le musiche?

Dove sono i tuoi fieri prelati, Signore, dove le tue religiose?
Dove il camice bianco, l’amitto dei Santi e delle Sante?

La gioia del Paradiso scompare nella polvere,
I mistici fuochi non rosseggiano più sulle vetrate

L’alba tarda a venire, e nello stretto tugurio
Delle ombre crocefisse agonizzano alle pareti.
È come un Golgota notturno in uno specchio
Dove lo si veda rossastro tremolare sul nero.

Sotto la lampada il fumo sembra un panno stinto
Che si avvolge attorcigliato attorno ai tuoi fianchi.
Al di sopra è sospesa la lampada fioca
Come la tua Testa, è triste esangue morta.

Degli strani riflessi palpitano ai vetri…
Ho paura, – e sono triste, Signore, d’essere così triste.

«Dic nobis, Maria, quid vidisti in via?»
– Tremare la luce, umile nel mattino.
«Dic nobis, Maria, quid vidisti in via?»
– Palpitare come mani biancori smarriti.

«Dic nobis, Maria, quid vidisti in via? »
– Trasalirmi nel seno il presagio di primavera.

Signore, l’alba è scivolata fredda come un sudario
E ha messo a nudo nell’aria i grattacieli.

Già un rumore immenso risuona sulla città.
Già balzano i treni, rombano e passano.
La metropolitana corre e rimbomba sottoterra.
I ponti vibrano al passare dei treni.

La città trema. Grida, fuoco, fumo,
Urlano rauche le sirene a vapore.
Una folla sudata per la febbre dell’oro
Si pigia e sprofonda in lunghi corridoi.

Offuscato, nell’intrico dei tetti fumanti,
Il sole, è il tuo Volto lordato dagli sputi.

Signore, rincaso stanco, solo, estremamente depresso…
La mia camera è spoglia come una tomba…
Signore, sono solo e ho la febbre…
Il mio letto è gelato come una bara…

Signore, chiudo gli occhi e batto i denti…
Sono troppo solo. Ho freddo. Ti chiamo…

Centomila trottole vorticano davanti ai miei occhi…
No, centomila donne… No, centomila violoncelli…

Penso, Signore, alle mie ore infelici…
Penso, Signore, alle mie ore per le strade…
Non penso più a Te. Non penso più a Te.

Blaise Cendrars, New York, aprile 1912

Aforisma blogghettaro…

Girellando su Flickr alla ricerca di una foto mi sono imbattuto in un aforisma molto carino. Lo dedico a quelle persone che vengono su questo blog (o vanno su altri) e nei post, in cui non appaiono ne’ nomi ne’ tanto meno cognomi, pensano di leggerci il proprio nome…

Ogni post pensi che sia riferito a te? Allora hai la coda di paglia.

aforisma trovato in una foto su Flickr (molto curiosa anche descrizione della foto)

Il valzer dei libri in vacanza…

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Foto “This book” by Bob AuBuchon – flickr

Lo scorso Maggio pubblicai un articolo dedicato al bookcrossing intitolato “Un libro non è diamante, casomai è una trottola…“. Fra le mille altre cose che ho fatto in vacanza ho avuto anche modo di fare del bookcrossing quando ero al mare… Sono partito da casa con due libri da leggere che avevo trovato nello scaffale del bookcrossing che frequento qui a Firenze: “Fruit & Company” di Fabrizio Parenti e “N.P.” di Banana Yoshimoto.

Non sto a raccontarvi per filo e per segno trama dei due volumi. Basti dire che del primo libro mi aveva attratto la copertina e il fatto che l’autore fosse toscano. Alla fine dei conti, secondo il mio modesto avviso, si è trattato di una ciofeca… la storia di un ortolano distrutto economicamente, in parte da un centro commerciale e molto di più da tre donne attratte dalle sue capacità amatorie… insomma carta e inchiostro sprecati… Banana Yoshimoto invece è stata una bella lettura: un libro che parla di temi belli pesanti (letteratura, suicidi, incesto, adolescenti, rapporti tra fratelli e sorelle) ma con una leggerezza e una pietà tutte orientali.

Dopo averli portati dalla Toscana alle Marche ed averli letti sulla spiaggia i due libri sono finiti nello scaffalino del bookcrossing del Bagno Apapaia di Senigallia dal quale ho prelevato il romanzo “La prosivendola” di Daniel Pennac che mi ha fatto conoscere le vicende di Benjamin Malaussène. Non avendo terminato la lettura quando ero in vacanza, mi sono portato a casa il libro e adesso sto finendo di leggerlo. Quando lo avrò terminato lo spedirò alla futura Biblioteca di Lampedusa insieme ad altri due o tre libri che ho messo da parte per l’inizativa di cui vi avevo parlato nel post dello scorso 8 Agosto.

Guardando il retro della copertina de “La Prosivendola” ho scoperto, dal cartellino che copriva il prezzo,  che il libro era stato venduto a Brera: chissà quali altri passaggi ha fatto prima di arrivare a Senigallia, per poi essere trasferito a Firenze in attesa di finire a Lampedusa… Sembra quasi un Giro d’Italia…

Un libro non è diamante, casomai è una trottola…

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Foto”Trottole sorprese uovo cioccolata equo e solidale – Spinning tops surprises from fair trade chocolate eggs” by unpodimondo – flickr

Alcuni giorni fa l’amica Mizaar ha scritto un post dal titolo “Un libro è per sempre!” nel quale, parafrasando una vecchia pubblicità, affermava che per lei i libri sono come i diamanti: …per sempre e da custodire gelosamente nella libreria alle proprie spalle.

Pur partendo dalle stesse considerazioni, ovvero il piacere della lettura e il fatto che vendendo i libri usati non si diventa ricchi, io sono arrivato a considerazioni totalmente opposte alle sue.

Inizio da lontano, da un trasloco fatto più di 10 anni fa… Fare e disfare gli scatoloni ti fa scorrere davanti tutta la vita passata, ti fa scoprire quante cose hai accumulato e soprattutto quanto pesano… (sarà un caso ma gli scatoloni dei libri pesano tantissimo). Durante questa attività  mi venne da riflettere che forse non sarebbe bastata una vita intera per leggere tutti i libri che, uno per volta, avevo accumulato e molti dei quali ancora attendevano di essere letti.

Partendo da qui presi la decisione di dividere in due gruppi i libri appena letti: quelli bellissimi (pochi) che sicuramente un giorno avrei riletto e quelli (tanti) che sarebbero rimasti inutilmente a prendere polvere e che si meritavano di tornare in circolo per trovare nuovi lettori. Quindi non libri-diamante ma libri-trottole, destinati a girare di mano in mano e a raccontare le proprie storie ad altre persone.

A venderli su e-bay non si guadagnava un fico secco, scambiarli con altri lettori trovati via web era divertente ma le spese postali (anche l’economico piego di libri) erano pur sempre un costo. Alla fine mi sono convertito al book crossing e da un po’ di tempo li metto/prendo negli scaffali del libero scambio che sono presenti in vari luoghi del mio quartiere. Fortunatamente non lontano da casa mia c’è un centro culturale che, nel proprio bar, ha una parete intera dedicata al crossing e non solo di libri: vhs, dvd e libri da prendere e lasciare in massima libertà…

La libertà è quello che mi piace di più del bookcrossing e che me lo fa preferire alla biblioteca. Vai e lasci i libri che ti pare e poi allo stesso modo prendi i libri che più di affascinano, senza alcun obbligo: non devi riconsegnarli alla scadenza, se dopo averli letti ti piacciono tanto li puoi tenere e mettere nella libreria tra i libri-diamante, oppure li puoi passare a qualche amico, oppure puoi liberarli di nuovo in uno scaffale diverso da quello in cui li hai presi. Lo scorso anno ho preso dei libri a Firenze e dopo averli letti in ferie, li ho lasciati nello scaffale del bookcrossing del bagnino a 250 km da casa…

In tutto questo ci sono due sottili piaceri…  Il primo è quello dei libri che qualcuno ha lasciato, che ti fanno l’occhiolino dallo scaffale e ti trovano: libri a cui magari non avresti mai fatto caso in libreria. Il secondo piacere è quello di tornare allo scaffale e vedere che i tuoi libri non ci sono più e che quindi anche loro sono finiti su un altro comodino o dentro un altro zaino…

Libri dati via questa settimana (*)

  • Beppe Severgnini “Italiani di domani”
  • Marco Bucciantini – Stefano Prizio “La partita di Cesare” (biografia di Prandelli)
  • Dan Brown “Il codice Da Vinci”
  • Agatha Christie “Delitto in cielo”
  • Catalogo della mostra di Pittura “Mexico – Messico”

Libri presi questa settimana (*)

  • Marie NDiaye “Tre donne forti”
  • Georges Simenon “La neve era sporca”
  • Razan Moghrabi “Le donne del vento arabo”

(*) In questo mondo senza regole io mi sono dato una regola del tutto personale: i libri che lascio devono essere di numero maggiore di quelli che prendo. In questo modo faccio spazio a casa, contemporaneamente faccio incrementare un pochino il totale dei libri nello scaffale e comunque mi assicuro letture gratuite…

Una frase di Sant’Agostino.

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Foto “exhausted_no_1″ by j.t.cph – flickr

Tendi ad andare avanti, a non desistere. Se l’ultimo giorno non ti troverà vincitore, ti trovi per lo meno ancora combattente, non catturato e fatto schiavo.

Dai discorsi di Sant’Agostino d’Ippona.

Da Feltrinelli “Nuova vita ai tuoi libri”.

Locandina

Locandina “Nuova vita ai tuoi libri” dal sito http://www.lafeltrinelli.it”;

Da oggi 12 Aprile e fino al 14 Aprile le librerie Feltrinelli ospitano l’iniziativa “Nuova vita ai tuoi libri”.

Consegnando un libro usato in buono stato si ottiene un Buono sconto da 5€ da spendere nella stessa libreria fino al 18 Aprile 2013 a fronte di un acquisto di 20€. Nei tre giorni dell’iniziativa si può consegnare un libro al giorno a persona.

I libri usati appartenenti ai generi letteratura, saggistica, scolastici,  didattici, lingue straniere, dizionari, frasari, enciclopedie e corsi di lingue verranno donati alla Fondazione IntegrA/Azione che li userà per corsi di alfabetizzazione e insegnamento della lingua italiana a stranieri e per la costituzione di piccole biblioteche nei Centri di accoglienza per migranti.

I restanti libri verranno inviati al Comieco per riciclare la carta e creare nuovi oggetti.

Maggiori info qui

Buon Anno, con una frase di Nelson Mandela!

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Foto “Nelson Mandela Day at ProjectArt, Harlem” by Africa Renewal – flickr

Un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare.

Nelson Mandela (1918), statista e premio Nobel per la pace 1983

Con questa frase di Nelson Mandela vi auguro un Buon Anno! Nonostante la crisi che ci attanaglia, vi auguro che anche nel 2013 possiate continuare a sognare e soprattutto a fare quei piccoli e semplici passi per tradurre tutti i vostri sogni in realtà!

Buon 2013!!!!

Una frase di Alessandro Manzoni

Foto "Francesco Hayez, Alessandro Manzoni" by Real Distan  - flickr

Foto "Francesco Hayez, Alessandro Manzoni" by Real Distan - flickr

Non sempre ciò che viene dopo è progresso.

Alessandro Manzoni (1785 – 1873) scrittore, poeta e drammaturgo italiano

Dedicata a tutti i cittadini e le cittadine del movimento NO TAV.

Il bicentenario della nascita di Charles Dickens.

Foto "Charles Dickens" by liits - flickr
Foto “Charles Dickens” by liits – flickr

Oggi è il bicentenario della nascita di Charles Dickens. L’ho scoperto ieri sera mentre stavo facendo contemporaneamente due cose: tendevo una lavatrice e  facevo un po’ di zapping in tv. Mi sono imbattuto in un interessante servizio della BBC News con tanto di bambini e adolescenti che facevano disegni sui personaggi di Dickens e raccontavano le loro impressioni sui romanzi e racconti dello scrittore inglese. Ad un certo  punto l’intervistatore ha chiesto ad una esperta di letteratura (non chiedetemi il nome, ho visto il servizio tra una camicia, un calzino  e un pantalone) se Dickens fosse ancora attuale nel terzo millennio. Questa ha fatto un  sorrisino ironico ed ha risposto che in una nazione dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri Dickens sta ritornando di estrema attualità…

Ci ho pensato un po’ su e alla fine mi sono immaginato Mario Monti ed Elsa Fornero con la papalina da notte… Ebenezer Scrooge in confronto era un dilettante!

Foto "Famous Fictional Characters who had Real Life Inspirations" by brizzle born and bred - flickr

Foto "Famous Fictional Characters who had Real Life Inspirations" by brizzle born and bred - flickr

Una frase di Albert Einstein

Foto "Albert Einstein Design" by morgantj - flickr

Foto "Albert Einstein Design" by morgantj - flickr

La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.

Albert Einstein (1879 – 1955) fisico e filosofo tedesco. Nobel per la fisica.