Dieci Onlus per me, posson bastare….

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Foto “Peace. Love. Respect.” by head.WEST – flickr

Tempo di dichiarazione dei redditi e quindi di scelta dell’Associazione Onlus a cui devolvere il nostro 5 per mille. Come ho scritto in un analogo post di alcuni anni fa:

…l’Associazione a cui ognuno devolve il proprio 5 per mille è un po’ come la fidanzata… Ognuno  ha nel cuore la sua e per lui è la più bella del mondo!

Partendo da questa considerazione mi sono chiesto… perchè non parafrasare il brano di Mogol e Battisti “Dieci ragazze” e fare un elenco delle dieci Associazioni che ritengo più meritevoli per ricevere il 5 per mille?

Per ognuna trovate il codice fiscale da segnare sul 730, il link alla loro pagina del 5 per mille e una breve frase sul perchè secondo me se lo meritano.

1) Movimento Shalom – C.F. 91003210506

Perchè a casa mia abbiamo due adozioni a distanza e io stresso la Chiara tutte le settimane. Perchè i progetti nel Sud del Mondo sono fatti con la popolazione locale e creano veri posti di lavoro e posti a scuola, invece di calare dall’alto assistenzialismo e beneficenza.

2) Emergency – C.F. 97147110155

Perchè Emergency è forse l’unico motivo per cui ancora vale la pena dirsi orgogliosi di essere italiani.  Perchè costruisce ospedali d’eccellenza nei paesi martoriati dalle guerre, quelle che il nostro Stato e i media di regime continuano a chiamare “missioni di pace”. Perchè voglio che la rivista “E-il mensile” torni nelle edicole.

3) Ospedale Pediatrico Meyer – C.F. 94080470480

Perchè è una delle eccellenze della Pediatria italiana. Perchè l’ospedale è così bello che non sembra nemmeno un ospedale. Perchè al suo interno viene svolta tantissima ricerca scientifica dedicata alle malattie infantili soprattutto a quelle genetiche e ai tumori. Perchè i clown del Meyer sono divertentissimi.

 4) Mani Tese – C.F. 02343800153

Perchè tramite il riuso, il riciclo e la vendita di tanti oggetti che altrimenti sarebbero finiti in discarica promuovono progetti di giustizia e di cooperazione allo sviluppo nel Sud del Mondo. Perchè nei loro mercatini trovo un sacco di cose per le mie collezioni a prezzi imbattibili e contemporaneamente faccio del bene. Perchè mi piace la loro lotta a favore della Sovranità Alimentare.

5) Greenpeace – C.F. 97046630584

Perchè le loro azioni a favore dell’ambiente e del pianeta sono altamente spettacolari ma allo stesso tempo sempre non violente. Perchè il clima e l’ambiente non possono aspettare!

6) Trisomia 21 Firenze – C.F. 94020840487

Perchè si occupa dell’integrazione e dell’autonomia delle persone Down. Perchè Antonella è il presidente di Onlus più vulcanico che io abbia mai conosciuto. Perchè il loro blog è uno dei più simpatici e divertenti della blogosfera (qui potete leggerlo).

7) Associazione Tumori Toscana – C.F. 94076680480

Perchè purtroppo li ho visti all’opera nelle cure domiciliari ai malati di tumore, quando lo scorso anno venivano dal figlio di un mio vicino di casa.

8) Emmaus Italia – C.F. 92040030485

Perchè, come Mani Tese, anche loro riciclano e riusano gli “scarti” della società consumista. Perchè con i proventi dei loro mercatini  finanziano azioni a favore delle persone più svantaggiate, sia in Italia che nel resto del mondo. Perchè la loro azione si ispira a quella di una delle più grandi figure europee dello scorso secolo: l’Abbé Pierre! Perchè è un piacere frugare fra le loro cianfrusaglie per trovare oggetti per le mie collezioni…

9)  Libera – C.F. 97116440583

Perchè se vogliamo che l’economia italiana si riprenda dobbiamo sconfiggere la criminalità organizzata e la corruzione. Perchè la loro pasta biologica è ottima… e pure le arance!

10) Regalami un sorriso – C.F. 92076170486

Perchè sono un gruppo di podisti e di fotografi che corrono e/o scattano foto e contemporaneamente fanno della solidarietà. Perchè lo scorso anno hanno donato decine di defibrillatori a associazioni, enti, gruppi sportivi delle provincie di Prato, Firenze e Pistoia, curando anche la formazione del personale.

Avrei molte altre associazioni da segnalare ma purtroppo, proprio come con la fidanzata, anche nel 730 vige la monogamia e quindi bisogna segnare una sola onlus… Che peccato non devolvere qualcosa a tutti…

La salute è un diritto: campagna Nazionale di Emergency

Avrei voluto scrivere questo post molto prima ma tutta una serie di impegni lavorativi e familiari mi hanno impedito di farlo e perciò approfitto degli ultimi cinque giorni utili per ricordare la campagna di Emergency intitolata “La salute è un diritto. Sostieni Emergency con il numero solidale”.

Questa iniziativa si ispira  all’articolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti” e si propone di di raccogliere fondi per l’ampliamento dell’intervento umanitario di Emergency in Italia. Con i fondi raccolti verranno acquistati e allestiti due ambulatori mobili per portare cure ai braccianti agricoli, si finanzieranno due Poliambulatori che saranno avviati a Napoli e Polistena (RC) durante il 2013, le attività dei due Poliambulatori già operativi a Palermo e Marghera e dei due ambulatori mobili “Polibus” già operativi in zone di forte disagio sociale e dove l’accesso alla sanità è difficoltoso.

La raccolta fondi avviene attraverso il numero solidale 45505 attivo dal 8 a al 28 aprile: dè possibile donare 2 euro da cellulare o 2 oppure 5 euro da telefono fisso al Programma Italia di Emergency.

Purtroppo nella nostra povera Italia quasi 9.000.000 di cittadini non possono accedere alle cure nel servizio sanitario nazionale, che ormai è volto più al profitto e alla tutela dei bilanci che a quella del diritto alla salute di tutti. D’altra parte quando gli ospedali diventano “Aziende sanitarie” o, come le hanno chiamate qui nella Toscana, “Società della Salute” e quando nelle corsie degli ospedali o negli ambulatori i cittadini vengono chiamati “clienti” o “utenti” si capisce dai termini usati che lo scopo del servizio pubblico non è più quello di garantire le cure a tutti ma solo a chi può permettersele…

Aiutiamo perciò Emergency a rendere di nuovo concreto l’articolo 32 della Costituzione!

Italiani e Ciprioti… chi sono i più pecoroni?

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Foto “cipro” by daw_news – flickr

Ieri, sul sito del “Il fatto quotidianoFabio Scacciavillani ha pubblicato un interessantissimo articolo intitolato “Cipro si ribella, l’Italia si rassegna” confrontando la situazione delle famiglie italiane e con quella delle famiglie cipriote. La cosa che rende impressionante questo articolo è il fatto che offre un punto di vista diverso da quello degli altri media e che, dati alla mano, dimostra come in Italia abbiamo già avuto un prelievo forzoso come quello che la UE voleva imporre a Cipro e  soprattutto che noi italiani l’abbiamo sopportato senza nemmeno un briciolo di ribellione: così, pecoronamente rassegnati… In pratica, il prelievo forzoso che la UE voleva imporre a Cipro noi l’abbiamo già pagato e si chiama IMU

Con una serie di dati (che potete leggere nell’articolo) Scacciavillani ha dimostrato che, ad esempio, una famiglia milanese che ha una prima casa di proprietà e una seconda casa (magari ereditata o comprata col mutuo) ha pagato di Imu più o meno quanto avrebbe pagato una famiglia cipriota con un conto corrente bancario di 50.000€, se fosse stato approvato il prelievo forzoso del 6,75% che inizialmente la Unione Europea voleva applicare ai ciprioti.  La morale, che si impara alla fine della lettura dell’articolo, è che fra Italia e Cipro ci sono delle discrete differenze… e tutte a favore dei ciprioti…

  • A Cipro gli abitanti si sono incazzati e quindi l’Unione Europea ha dovuto fare marcia indietro, tanto che la famiglia con 50.000€ sul conto corrente non pagherà niente: infatti il prelievo verrà fatto su cifre superiori ai 100.000€. Invece la famiglia milanese ha pagato tutta la sua Imu, rimanendo zitta e buona…
  • A Cipro il prelievo sarebbe stato “una tantum”, per cui la famiglia cipriota avrebbe pagato una volta soltanto, nel 2013. L’Imu invece è una tassa annuale e di conseguenza la famiglia milanese pagherà, non una volta sola, ma tutti gli anni: da qui all’eternità…
  • Per il futuro, mentre a Cipro si guarderanno bene dal proporre nuovi prelievi, in Italia governo e comuni stanno già pensando di aumentare le rendite catastali e le aliquote IMU, per cui negli anni a venire è probabile che l’IMU venga inasprita ulteriormente.

Forse per il futuro ci converrebbe essere un po’ meno pecoroni e scendere un po’ di più in piazza…

Giusto per ricordarlo…

Ajesh Binki e Jelestin Velentin erano due cattolici, come me e forse come diversi dei miei lettori. Se fossero ancora vivi forse questa settimana si sarebbero preparati a festeggiare la Santa Pasqua con le loro famiglie. Entrambi lavoravano su una barca che, per assurdo, aveva il nome di un santo a cui tanti italiani sono devoti: St. Anthony. Entrambi sono stati uccisi, da una raffica di colpi, mentre svolgevano il loro poverissimo lavoro di pescatori di tonno nel mare del Kerala.  Jelestin Velentin 48 anni ha lasciato la moglie Dora e due i figli adolescenti: Derrick, che oggi ha 18 anni e Jeen di 11. Ajesh Binki 25 anni, orfano di entrambi i genitori, era l’unico sostentamento per le due sorelle che adesso hanno 18 e 16 anni.

Come avete capito Ajesh Binki e Jelestin Velentin sono i nomi dei due poverissimi pescatori che sono stati uccisi dai marò italiani, per i quali adesso si sta consumando una crisi di governo con dimissioni dei nostri ministri e lotta fra le varie fazioni politiche. Ajesh fu colpito in pieno viso mentre era al timone del peschereccio mentre Velentin fu ucciso con un colpo al petto quando si alzò per soccorrere Ajesh.

Con tutto il rispetto per il dramma che i protagonisti di questa vicenda stanno vivendo e per amore per la giustizia è bene ricordare che i ruoli di questa storia sono ben distinti: ci sono due persone uccise e di conseguenza due assassini. E gli assassini rimangono tali anche se indossano una divisa del mio paese. Giusto per ricordarlo….

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Foto “Mattancherry fisherman, Kerala” by etsgoeverywhere – flickr

Cambio di stagione…

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Foto “Springtime / Kikelet” by Robi70 – flickr

Come recita l’adagio, noi Italiani siamo un popolo di santi, poeti, navigatori ma anche di commissari di calcio e da alcuni giorni pure di analisti politici. Dopo aver letto un po’ di tutto sui risultati elettorali, anch’io dico la mia sulle elezioni dello scorso week-end, partendo da alcuni numeri che ho trovato su internet:

Dal 2008 al 2013 la coalizione di centrodestra ha perso più di 8 milioni di voti. Nello stesso periodo il centrosinistra ha perso più di 3.5 milioni di voti. Monti ha ottenuto un risultato inferiore alle aspettative, facendo sparire Udc e Fli e la sinistra radicale resta ancora una volta fuori dal parlamento (fonte). In compenso, grazie soprattutto al Movimento 5 stelle e in parte anche al PD, abbiamo il Parlamento più giovane della storia repubblicana (età media alla Camera 45 anni, al Senato 53 anni) e quello con la maggiore percentuale di donne (32% alla Camera e 30% al Senato), il che non mi pare un male, anzi… (fonte)

Tenendo conto di questi dati faccio la mia modesta analisi.

L’elettorato di centrodestra doveva scegliere fra Monti e Berlusconi. Chi non ha voluto turarsi il naso si è astenuto o ha votato Grillo. Gli altri, secondo il mio modesto parere, si sono tappati le narici e hanno scelto quello che hanno forse ritenuto un male minore: fra un partito espressione delle banche e della grande finanza che si fa dettare la linea politica dalla Germania e il solito caravanserraglio berlusconiano, in disfacimento ma pur sempre tricolore, han scelto il partito patrio che almeno prometteva il rimborso dell’imu… Insomma, parafrasando il discorso di Fassino del 2009… se la Merkel vuole influenzare la politica italiana si faccia il suo partito “Zelta Cifika” e scenda in Italia, senza nascondersi dietro il fantoccio di Monti… E poi siamo sinceri: fra gli elettori inamovibili del Pdl ci sono categorie che, secondo me, si rispecchiano in Berlusconi: ad esempio, chi meglio di Silvio può tutelare il classico idraulico o dentista che non ti rilascia mai la fattura?

Da questa situazione ne discende una sonora lezione anche per il PD: a furia di inseguire il centro montiano e la destra, non solo il PD non prende i voti di Monti e di Berlusconi, ma perde molti più voti fra il suo elettorato tradizionale. La lezione farà bene a ricordarsela soprattutto Matteino Renzi  che  ha sempre tirato il Pd a destra… E’ l’ora che la sinistra capisca che, con la crisi che ci attanaglia, continuare ad andare verso il neoliberismo alla Blair è semplicemente una mossa suicida… D’altra parte se il reddito di cittadinanza  e la riduzione dell’orario di  lavoro le propone Grillo e non il PD e poi Grillo vince le elezioni, una ragione ci sarà.

A sinistra, almeno a vedere qui a Firenze,  da anni c’è un bel fermento: movimenti per il diritto all’acqua pubblica e i beni comuni, contro le grandi opere, per la legalità, per i diritti dei precari, per la tutela delle minoranze, per l’ambiente, per  le economie alternative (gruppi acquisto solidale, commercio equo, scec, etc…). Tutte persone semplici ma impegnate, volontari che si fanno e si sono fatti un mazzo così e che nel migliore dei casi sono stati ignorati dai partiti della sinistra, quando non sono stati bellamente offesi e presi in giro, soprattutto da quei membri del PD che, chiusi nelle loro stanze, erano  impegnati al governo delle città (e magari anche di qualche fondazione bancaria).

Insomma c’è una marea di gente  e soprattutto di idee di futuro che, vedendosi chiuse le porte in faccia dai partiti tradizionali della sinistra, hanno trovato uno sbocco e orecchie attente alle loro istanze solo nelle liste civiche e nei movimenti, a partire da quello dei 5 stelle. E così mentre il PD rincorreva Monti e mentre la sinistra radicale, con lo sguardo rivolto al passato, rimetteva insieme i soliti vecchi cocci di Rifondazione e dei Comunisti Italiani e riproponeva l’ennesimo magistrato in politica, molte persone di sinistra, evidentemente affamate di futuro,  hanno votato Beppe Grillo.

Dopo questo terremoto elettorale, Bersani ha in mano il destino dell’Italia: attaccarsi al vecchio (Berlusconi, Napolitano e Monti) e continuare a scivolare verso il baratro oppure accettare la sfida di Grillo e sterzare verso un futuro ignoto, difficile e in salita. Se contemporaneamente Grillo la smettesse con le sue offese e boutades, assumesse un tono più istituzionale e alla fine i due si mettessero d’accordo,  forse il futuro potrebbe essere portatore di speranze…

Lettera del sindaco di Lampedusa all’Unione Europea.

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Foto “zodiac” by noborder network – flickr

Ho ricevuto questa lettera via e-mail e l’ho anche ritrovata su altri siti web e blog. E’ quella che ha scritto, alcune settimane fa,  la neo-sindaco di Lampedusa all’Unione Europea. La condivido anch’io… Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano tutti i nostri politici. Quelli che adesso sono in campagna elettorale soprattutto quelli che passano il tempo accarezzando cani e promettendo di azzerare le tasse…

“Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa.

Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?

Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.

Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra.

Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore.

In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.

Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umane a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza”.

Giusi Nicolini

Lettera ricevuta per e-mail e pubblicata su decine di siti web.

Firenze allagata e… Matteo da Bruno Vespa.

 Foto "Firenze allagata, si teme per la piena del Mugnone" tratta dal sito de "Il sole24 ore"

Foto “Firenze allagata, si teme per la piena del Mugnone” tratta dal sito de “Il sole24 ore”

A Firenze ieri è piovuto (a dire il vero sta piovendo anche adesso). E’ bastato un acquazzone iniziato alle 14.00 e durato più o meno 4 ore per fare allagare larghe zone della città, mandare il traffico in tilt, riempire d’acqua diversi sottopassi, far saltare la corrente  e far salire ai piani alti gli abitanti della zona intorno al fiume Mugnone e di tutta l’area Statuto-Puccini. Logicamente, mentre Firenze era sott’acqua, il nostro beneamato sindaco si trovava a Roma a registrare la sua bella puntata di Porta a Porta. Solo dopocena, al suo ritorno in città, quando il livello del torrente Mugnone era già abbassato di un paio di metri e il peggio era passato, Matteo Renzi ha pensato bene di riunire l’unità di crisi e, come è riportato dalla stampa, si è lamentato del fatto che la Regione Toscana gli avesse mandato le  previsioni meteo sbagliate.

Ora, se il sindaco avesse visto la diretta di RTV38 dalla zona sott’acqua avrebbe notato che l’allagamento, come testimoniato da svariati cittadini e dalla giornalista della tv, era dovuto alle caditoie intasate che non ricevevano l’acqua perchè da giorni, forse da settimane, non venivano rimosse le  foglie cadute dagli alberi…

Eh, si sa… in autunno le foglie hanno la pessima abitudine di cadere ed  è anche facile che piova… Ma purtroppo rimuovere le foglie dalle caditoie non fa salire le percentuali nei sondaggi come andare in tv un giorno si e l’altro pure…

E a questi, domenica prossima, volete dare in mano il futuro dell’Italia? Povera Patria!

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Foto ripresa daFacebook e pubblicata sul sito de "La Repubblica"

Foto ripresa daFacebook e pubblicata sul sito de “La Repubblica”

Blog Action Day 2012: “The Power of We”

Locandina Blog Action day

Locandina Blog Action day

Oggi 15 Ottobre 2012 è il Blog Action Day, la giornata in cui migliaia di blogger in tutto il mondo e di tutte le lingue scrivono un post dedicato ad un argomento comune. Dopo l’ambiente nel 2007, la povertà nel 2008, i cambiamenti climatici nel 2009, l’acqua nel 2010 e il cibo nel 2011, il tema di questo anno è The power of we che si può tradurre come “la forza di tutti noi“, la forza della gente, delle persone comuni, dei gesti piccoli che fatti da migliaia di persone possono cambiare il mondo…

Può sembrare strano, in un periodo di crisi come questo, che la gente comune possa avere la forza e il potere per cambiare le cose, eppure bastano gesti piccoli che a volte sembrano insignificanti…

Facciamo mente locale ad una giornata normale come quella di oggi e a quei gesti e a quelle scelte che compiamo quasi automaticamente. Pensiamo un po’ a cosa c’è  dietro ad ogni piccolo gesto o acquisto che facciamo e alle conseguenze che può avere per le altre persone o per l’ambiente…. Faccio tre esempi banali ma significanti….

  1. Stamani sicuramente avete iniziato la giornata con una tazzina di caffè. Che caffé avete  bevuto? Quello comprato al supermercato della mega multinazionale che sfrutta i contadini e che fa lavorare anche i bambini? Oppure un caffè equo e solidale, magari biologico, che rispetta l’ambiente, che offre un salario dignitoso ai contadini e alle loro famiglie. La vostra tazzina di caffè, per un bambino nel sud del mondo, potrebbe fare la differenza fra andare a scuola o essere sfruttato nei campi…
  2. Oggi sicuramente avete preso l’auto per le vostre attività quotidiane. C’erano dei tragitti, magari brevi che avreste potuto fare anche a piedi o in bici? O magari tratti più lunghi che avreste potuto fare con i mezzi pubblici? Avete mai pensato che anche le vostre piccole scelte sui trasporti potrebbero avere un peso sul riscaldamento globale del pianeta?
  3. Ad una certa ora magari avete buttato via la spazzatura… Vi siete chiesti se qualcosa di quello che avete buttato poteva essere salvato dalla discarica o dall’inceneritore? C’era qualcosa che poteva essere riusato, riparato, riciclato? I vostri abiti smessi, ma ancora buoni, potevano magari andare a qualche ente di beneficenza per qualcuno che poteva averne bisogno…

I nostri acquisti,  le nostre scelte, anche quelle più piccole e insignificanti, hanno un loro potere politico. Come dico io, si fa più politica col carrello della spesa che con la scheda elettorale. Volete un esempio attuale? Nel 2011 in Italia si sono vendute più bici che auto (qui la notizia).

E se al mio e al vostro gesto singolo si aggiungono quelli di altre decine, migliaia o milioni di persone… ecco che il “Power of we”, potrebbe cambiare il mondo….

Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere.

Mahatma Gandhi (politico e filosofo indiano 1869 – 1948)

Uno sguardo sull’America Latina: “Chavez: odiato dall’Occidente e amato dal suo popolo”.

Foto "Sabor Venezolano..." by NeoGaboX - flickr

Foto “Sabor Venezolano…” by NeoGaboX – flickr

Chiudo la parentesi sull’America Latina aperta col post di ieri (qui il link). Oggi vi posto un articolo dedicato alle recenti elezioni in Venezuela e pubblicato l’altro ieri sul blog di Massimo Ragnedda. Bisognerebbe che i nostri politici, almeno quelli che si proclamano “di sinistra” cominciassero a guardare di più all’America Latina, e un po’ meno al Nord Europa e al Fondo Monetario Internazionale….

Chavez: odiato dall’Occidente e amato dal suo popolo.

Di Massimo Ragnedda

Chavez ha vinto, per la quarta volta consecutiva, elezioni democratiche. In questi anni di governo ha resistito a  diversi colpi di stato, quasi una prassi nei paesi latino americani quando uno stato vira in una direzione avversa a quella statunitense (vedi il Chile di Pinochet), e ad una campagna di disinformazione che non ha eguali nel mondo. Lo dico sin da subito: Chavez non è un santo(quale premier nel mondo lo è?) e ha mille difetti e commette milioni di errori. I media occidentali si focalizzano soprattutto su questi. Io, invece, provo a focalizzare l’attenzione su alcune cose positive che Chavez ha portato avanti in questi anni, senza per questo santificare la sua immagine. Da sociologo della comunicazione mi incuriosisce capire come un presidente dipinto dalla stampa occidentale come un dittatore, possa essere democraticamente eletto per quattro volte. E allora, senza pregiudizi di sorta, proviamo assieme a capire cosa mai possa aver spinto i venezuelani a rieleggerlo un’altra volta ancora.

 Chavez, pur con tutti i suoi errori, ha eliminato l’analfabetismo in meno di 7 anni (l’ignoranza, ricordo, è da sempre una delle armi dei dittatori e lui, invece, ha deciso di combatterla e non di assecondarla) e tre milioni di venezuelani sono stati inseriti nell’istruzione primaria, secondaria e accademica. Chavez il populista ha innalzato i salari minimi e ha aumentato le pensioni. Il contrario del’Italia, per intenderci, dove i dipendenti pubblici perderanno nel complesso oltre 6mila euro tra il 2010 e il 2014 e l’età per andare in pensione è stata innalzata.

Ha cambiato la costituzione per essere rieletto. Vero, ma quella costituzione è stata votata dai cittadini e lui alle elezioni è sempre stato democraticamente votato. Inoltre, grazie ad una norma voluta dallo stesso Chavez, basta un referendum per destituire il presidente eletto nella seconda metà del mandato. Questo referendum è stato usato contro Chavez nel 2004 per destituirlo, ma Chavez vinse. Ricordo, inoltre, che la costituzione italiana e quella tedesca non hanno limiti di mandato e non per questo possono essere definite antidemocratiche.

Chavez, “il dittatore” eletto democraticamente, ha dato l’assistenza sanitaria gratuita a tutti, e per la prima volta nella storia del Venezuela quasi il 70% della popolazione (circa diciassette milioni di cittadini) ricevono assistenza medica e medicinali gratuiti, e ha creato circa seicento centri di diagnostica proprio quando una parte del mondo occidentale, in nome dell’efficienza, dei mercati e della crisi, riduce il diritto alla sanità considerato un costo inutile. È invece un diritto fondamentale per uno stato sociale. Il governo tecnico di Monti, ad esempio, pensa di tagliare la spesa sanitaria di 1,5 miliardi nel 2013.

Chavez il populista ha tolto dalla povertà milioni di persone usando i proventi del petrolio che un tempo erano privati: si chiama ridistribuzione della ricchezza, principio base della sinistra. Si può anche essere contrari a questo principio, ed è una delle differenze tra chi crede nel libero mercato e chi crede che lo stato debba intervenire nell’economia per redistriburie la ricchezza. Legittime entrambe le posizioni e spetta al popolo decidere da quale di questi due modelli debba essere governato. E i venezuelani hanno scelto il secondo modello, dopo averlo provato per diversi anni e averne verificato i pro e i contro.

Chavez l’antidemocratico ha varato una legge che impone alle banche di versare il 5% dei profitti netti per progetti dei consigli comunali (nel 2009, grazie a questa norma, circa 73 milioni di dollari sono finiti per programmi sociali volti a soddisfare i bisogni della maggioranza povera del Venezuela). Chavez ha anche imposto che il 10% del capitale di una banca debba essere messo in un fondo per pagare pensioni e stipendi nell’eventuale caso di bancarotta. Diversamente dai paesi democratici dove lo stato prende dai cittadini per dare alla banche. Il caso Monti è esemplare, con quasi 2 miliardi di euro (frutto delle tasse dei cittadini) finiti – attraverso lo strumento dei Tremonti bond – al Montepaschi di Siena. Anche se è populista dirlo, avrei preferito che quei soldi fossero finiti nelle tasche degli esodati o pensionati piuttosto che in una banca in cui il suo nuovo presidente, Alesasndro Profumo, ha preso, nel solo 2010, 40 milioni di euro di buona uscita. 80 miliardi di vecchie lire, per intenderci. E di sola buonuscita, preciso.

Chavez il populista ha speso, grazie alla nazionalizzazione del petrolio, 314 milioni di euro per la ricerca scientifica, moltiplicando gli investimenti in ricerca scientifica di 23 volte e aumentando del 40% gli stipendi degli insegnanti. Chavez il dittatore ha finanziato, sempre usando i fondi della nazionalizzazione del petrolio, borse di studio per famiglie meno agiate e ha creato una banca popolare con bassi crediti per scopi sociali e umani come la creazione di cooperative o l’acquisto di un alloggio familiare.

Perchè tanto odio contro Chavez allora? Chavez il dittatore è uscito dal Fondo Monetario Internazionale e dalla banca mondiale e ha bloccato la fuga di capitali e della svalutazione della moneta locale, il bolivar. Un dittatore perchè ha osato andare contro la dittatura del Fondo Monetario Internazionale che concede prestiti in cambio di privatizzazioni per le multinazionali. Chavez ha deciso che i soldi del petrolio sono e devono restare in Venezuela e non finire nelle mani dei petrolieri. Populismo? Forse, ma non la pensano così le 12 milioni di persone che grazie a questi proventi ricevono più di 1 milione e 700000 tonnellate di alimenti a prezzi modici. La malnutrizione è scesa dal 14 % al 12 % e la mortalità infantile si è ridotta al 2%. Chiametelo populismo, ma grazie a questo la popolazione sotto la soglia di povertà è diminuita dal 37,9% (2005) al 23% (2009) ed è in continua discesa.

C’è lo spinoso aspetto dei diritti civili, tema tanto nel mondo occidentale. Nelle carceri venezuelane non troverete neanche una persona che è stata arrestata per reati di opinione, semplicemente perchè non esiste il reato di opinione. Inoltre già dal 2009 Chávez ha dato il suo appoggio ad una legge sulle unioni civili e ad una legge contro l’omofobia, mentre in Italia nel parlamento ancora si discute di questo. Hugo Chávez è stato accompagnato al seggio elettorale dal premio Nobel per la Pace guatemalteco Rigoberta Menchú e dal massimo difensore dei diritti umani violati nella vicina Colombia, Piedad Córdoba. Un’immagine simbolica che sottolinea come l’idea di violentatore dei diritti umani sia un’enfatizzazione dei media occidentali.

E poi c’è il problema dei problemi: la libertà di stampa. C’è un problema di libertà e informazione in Venezuela. È un problema molto delicato ed è difficile affrontarlo qui, perciò mi affido ai dati di Reporter Sans Frontieres. il Venezuela nel 2011/2012 risulta al 117 posto. Pessimo risultato certo, ma è pur sempre davanti, tra gli altri, ad Israele (133), alla Colombia (143), alla Turchia (148) e al Mexico (149). Avete mai sentito parlare di problema di informazione in Israele? Eppure è in una situazione peggiore rispetto al Venezuela. E della Turchia membro della NATO avete mai sentito parlare? Eppure è l’unico paese europeo, assieme all’Italia, ad essere considerato da Freedom House paese parzialmente libero. E della Colombia e del Messico? Interessa a qualcuno? No, direi di no. Allora chiediamoci: perchè tale accanimento contro Chavez? Se il problema è la libertà di informazione un simile trattamento dovrebbe essere riservato a Israele, alla Colombia e al Messico. Non siamo ingenui: per quanto il problema dela libertà di informazione sia un grave problema, non è di certo questa la causa di tale demonizzazione. È una scusa usata per attaccare chi ha osato andare contro il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale e, cosa ancora più grave, ha nazionalizzato i proventi del petrolio redistribuendo la ricchezza tra la povera gente. Chavez è stato un esempio seguito dall’Argentina (dove grazie a Cristina Kirchner la disoccupazione dal 34% è scesa al 3,5%; la povertà è diminuita del 55%; il pil viaggia a un +8% annuo e la produttività industriale è aumentata del 300%) e dalla Bolivia.

Sul versante poi del rispetto dell’ambiente, ricordo che il Venezuela è uno dei primi paesi in via di sviluppo a impegnarsi in questa direzione. Infatti dal Dicembre 2010 si è impegnato a rispettare il Protocollo di Kyoto e gli accordi intrapresi dalle Nazioni Unite riguardo al clima e all’ambiente.

Poi c’e il capitolo delle relazioni con gli altri paesi sudamericani: il presidente ecuadoriano Rafael Correa  ha detto “Chávez vincitore con quasi 10 punti di differenza! Viva Venezuela, viva la Patria Grande, viva la Rivoluzione Bolivariana!”. Il colombiano Santos si è complimentato e così anche l’Uruguay di Pepe Mújica (la moglie, la senatrice Lucia Topolansky, era costantemente al fianco del presidente durante la campagna elettorale); Evo Morales si è detto entusiasta per quello che ha definito un trionfo di tutta l’America latina e la presidente dell’Argentina ha scritto “La tua vittoria è la vittoria di tutta l’America latina. Sono emozionatissima. La tua vittoria è anche la nostra. È la vittoria di tutto il Sud America e dei Caraibi. Forza Hugo, Forza Venezuela, Forza Mercosur e Unasur”. Sono tutti impazziti questi presidenti sudamericani per congratularsi con il dittatore? Sono impazziti i venezuelani che per la quarta volta lo hanno democraticamente eletto?

Chavez non è un santo. I suoi difetti li conosciamo e sono ampiamente riportati nei nostri giornali, il Corriere e la Repubblica in primis. Ma tra lui e lo sfidante Capriles, esponente di estrema destra che l’11 aprile 2002 partecipò all’assalto all’ambasciata cubana durante il tentativo di golpe (quello sì antidemocratico) per destituire un presidente democraticamente eletto, preferisco di gran lunga Chavez. E poi ricordo che è stato il popolo ad eleggerlo con una partecipazione massiccia (più dell’80% degli aventi diritto) in elezioni che, secondo l’ex presidente americano Carter, sono state considerate esemplari.

Tratto dall’articolo “Chavez: odiato dall’Occidente e amato dal suo popolo” pubblicato sul blog di Massimo Ragnedda.