
Foto “exhausted_no_1″ by j.t.cph – flickr
Tendi ad andare avanti, a non desistere. Se l’ultimo giorno non ti troverà vincitore, ti trovi per lo meno ancora combattente, non catturato e fatto schiavo.

Foto “exhausted_no_1″ by j.t.cph – flickr
Tendi ad andare avanti, a non desistere. Se l’ultimo giorno non ti troverà vincitore, ti trovi per lo meno ancora combattente, non catturato e fatto schiavo.
Premessa
E’ con profonda tristezza che scrivo il post che state per leggere e mi scuso se l’articolo sarà lungo e volutamente provocatorio, ma la storia che sto per raccontarvi ha urtato la mia sensibilità di pacificista e antimilitarista. Da una decina d’anni sono un convinto sostenitore del Movimento Shalom e posso testimoniare personalmente della bontà dei progetti e delle inizitive portati avanti dai suoi volontari a cui mi onoro di appartenere. Ancora prima di far parte di Shalom sono stato impegnato fin dall’infanzia in gruppi missionari e per la pace. Nel 1986, dal mio rifiuto per le armi, scaturì anche la scelta di diventare obiettore di coscienza al servizio militare. Di quei 20 mesi al servizio della Caritas di Firenze, oltre al lavoro quotidiano con gli anziani, ricordo un interessantissimo corso di formazione su armi, commercio delle armi, disarmo e antimilitarismo che ci tenne per quasi una settimana Padre Ernesto Balducci (eravamo negli ultimi scampoli di guerra fredda, ai tempi di Reagan e Gorbaciov).
E dopo questa premessa, il post:
Chi legge questo blog sa che in passato ho fatto il volontario ed ho pubblicizzato l’iniziativa delle “Mele della Pace” del Movimento Shalom, i cui proventi vanno alla costruzione di scuole e centri di formazione per la pace e i diritti umani in Africa. Nel 2012 non ho potuto partecipare perché convalescente da un piccolo intervento chirurgico ma negli anni passati sono sempre stato con i volontari di Firenze a vendere le “Mele per la Pace” al supermercato de “Le Piagge” di Firenze. (qui, qui, qui, qui e qui i post relativi).
L’altro giorno, leggendo l’ultimo numero della rivista trimestrale del Movimento, sono rimasto sconvolto dall’articolo e dalle foto pubblicate a pag. 36 (potete scaricare la rivista dal mio post di ieri). L’articolo a cui mi riferisco è quello intitolato “EVENTO NAZIONALE: LA CAMPAGNA DELLE MELE“ e fa il resoconto dell’iniziativa del 2012. Dopo aver fatto i consueti (e un po’ frettolosi) ringraziamenti a tutti i volontari, alle ditte che hanno fornito le Mele, ai parroci e alla Coop, il pezzo si conclude con uno sperticato ringraziamento “particolare”, con tanto di foto che vi riporto qui sotto (cliccando sull’immagine la foto si ingrandisce):
L’autore del pezzo ringrazia “in particolare” la Brigata Folgore per aver concesso l’apertura di uno stand alla “Festa dei paracadutisti di Pisa”.
Basta andare a questo link su wikipedia per leggere che la Brigata Folgore ha partecipato a tutte le guerre mascherate da operazioni di pace sparse per il mondo (tra l’altro su Wikipedia le chiamano proprio “missioni di guerra”): Afghanistan, Iraq, Sudan, Somalia, Kosovo, Bosnia Erzegovina e altri paesi (per assurdo addirittura in alcuni paesi in cui Shalom opera proprio per rimediare ai danni della guerra). Per dire pane al pane e vino al vino, secondo il mio modesto e opinabile parere, si tratta di quelle forze armate che sono andate nel pianeta a spargere raffiche di “pace, democrazia e diritti umani”. Solo, che chi veniva colpito da tutti questi “diritti umani” spesso restava sdraiato sull’asfalto in una pozza di sangue. I più “fortunati” invece, se arrivavano in tempo all’ospedale, potevano incontrare i medici e gli infermieri di Emergency che li rimandavano a casa con delle belle protesi gratuite che sostituivano gli arti che le sventagliate di “democrazia occidentale” gli avevano portato via. D’altra parte, anche se la foto pubblicata sul giornale è molto piccola, mi par di intuire (ma potrei anche sbagliarmi) che quei soldatini tutti in fila non abbiano in mano ramoscelli d’ulivo ma piuttosto strumenti di morte.
Secondo la mia sensibilità (del tutto opinabile) le “Mele della Pace” vendute nelle piazze e nei centri commerciali profumano di impegno civile e diritti umani mentre quelle vendute sui sagrati delle Chiese profumano di impegno missionario e aiuto al prossimo. Secondo il mio parere, credo che le Mele vendute alla festa della Folgore non profumassero di niente, anzi puzzassero pure un po’: di bruciato, di polvere da sparo e di sangue rappreso. Credo che nessuno, fra tutti “Gli eroi della Pace” di cui parla Don Andrea Cristiani settimanalmente in tv e sulla rivista del Movimento, avrebbe mai accettato di mettere un banchino di tal genere alla festa della Folgore. Voi ve l’immaginate Padre Balducci, Simone Weil, Fabrizio De André, Gandhi o Martin Luther King a vendere le “Mele della Pace” in un tale contesto, in cui vengono esaltati proprio i disvalori della Guerra? Secondo me tutti avrebbero declinato l’invito dicendo un semplice «No, Grazie. Non è il caso.» Suvvia, siamo seri: pensate davvero che il Don Milani di “L’obbedienza non è più una virtù” o della “Lettera ai cappellani militari” avrebbe accettato un tale invito? Se conosco un pochino gli scritti di Don Milani mi immagino, con tutta la mia fantasia, che lui il banchino delle “Mele della Pace” l’avrebbe messo provocatoriamente fuori dall’Arena Garibaldi, non dentro. Giusto per ribadire che lui era “altro” e “contro” la Guerra.
Lo so che adesso molti dei miei lettori obietteranno che anche i soldi raccolti in quella festa vanno a finanziare le opere di pace che porta avanti il Movimento e che quindi da un male potrebbe nascere un bene, però io vi domando: sapere l’origine di questi soldi non vi mette in difficoltà? Non scuote le vostre coscienze?
Faccio un altro esempio del tutto teorico. Ipotizziamo che un giorno, dalla porta della sede del Movimento, entri un facoltoso emissario di una multinazionale che produce ed esporta armi e offra al Movimento un sostanzioso assegno che magari copra un intero progetto benefico, per completare il quale ci vorrebbero dieci anni di vendite di mele, spettacoli teatrali, e cene di beneficenza. I responsabili del Movimento, sapendo che l’assegno è frutto di sangue, che farebbero? Prenderebbero i soldi lo stesso per dedicarli ad un’opera pia o li rifiuterebbero in un sussulto di dignità e di coerenza?
Il problema è vecchio quanto il mondo tanto che qualcuno ci aveva pensato anche duemila anni fa…
Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Veditela tu!». Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue». E, tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi.
Dal vangelo di Matteo (capitolo 27, 3-10)
Questa piccola cosa è stata per me così spiacevole che ho deciso che quest’anno seguirò l’esempio di mia moglie e darò il mio 5 per mille ad Emergency, invece che al Movimento Shalom. Abbiate pazienza ma credo che Gino Strada non avrebbe mai messo un banchino in un luogo del genere (e non se ne sarebbe poi vantato con un “ringraziamento particolare”).
Come ho già fatto in passato, con questo post vi pubblico il file da scaricare dell’ultimo numero del giornalino trimestrale che viene inviato ai membri del Movimento Shalom. Potete scaricarlo cliccando qui, oppure sulla foto della copertina, in basso. Per leggere anche i numeri arretrati potete cliccare in alto sull’etichetta Shalom e arriverete alla pagina con l’elenco di tutti i numeri scaricabili.
Vi ricordo che se avete un blog, un sito internet o una pagina su facebook potete copiare e incollare i contenuti del giornale citando la fonte, perchè come è scritto nella seconda pagina: “La testata autorizza la riproduzione dei testi e delle foto e invita a citarne la fonte.”
I contenuti del numero di Marzo.
Il numero è incentrato su due convegni che si sono svolti, uno a Firenze lo scorso 8 Dicembre e l’altro a Gennaio 2013 nella città di Ouagadougou in Burkina Faso. Quest’ultimo affrontava il tema “L’Africa sviluppa l’Africa” e per la prima volta ha permesso l’incontro delle delegazioni del Movimento Shalom di 12 stati africani ed è stato ripreso anche dalla stampa italiana. A proposito vi segnalo:
Infine segnalo che a pagina 36 ho trovato un articolo che, con tutto l’amore e il rispetto che ho per il Movimento Shalom (di cui tra l’altro faccio parte), ha irritato parecchio la mia sensibilità. Ma per questo sto già preparando un altro post: se faccio in tempo a finirlo lo leggerete domani…

Foto “FIAT 900 T 1976 900cc” by museo.del.modellismo.automobilistic o – flickr
Metà anni ’70 del secolo scorso (forse 1975, 1976 o 1977). In una bella giornata di inizio estate un pulmino Fiat (forse un 850T o un 900) percorreva l’Autostrada del Sole. Alla guida c’era Don Rodolfo, energico parroco di un paesino dell’Appennino toscano, mentre dietro c’erano una decina di ragazzini e ragazzine delle elementari di ritorno dall’annuale gita dei chierichetti… e pure delle chierichette femmine che il Don aveva istituito da un paio d’anni, con un gesto profetico e moderno nato dalla volontà di attuazione del Concilio Vaticano Secondo…
Prima di rientrare a casa il Don volle fare una sosta a Firenze Nord per la visita della Chiesa dell’Autostrada del Sole progettata dall’architetto Michelucci. Immaginatevi l’effetto di un gruppo di ragazzini delle elementari in gita, dentro una chiesa completamente deserta: insomma facevamo un bel baccano… Ad un certo punto da una porticina sbucò un prete arcigno, segalitico e antipatico come un carabiniere con la paletta alzata o come un arbitro che estrae il cartellino rosso. Ci fece una parte di merda, dicendoci che disturbavamo la quiete della casa del Signore e che ci dovevamo vergognare. Non contento apostrofò perfino il nostro Don Rodolfo…
Noi diventammo piccini piccini e ci zittimmo subito, prevedendo che la parte di merda sarebbe continuata sul pulmino per i restanti 50 km di strada che ci separavano da casa. Invece Don Rodolfo ci stupì tutti… Si parò davanti al segalitico (una specie di Frollo del cartone Disney de “Il gobbo di Notre Dame”) e gli sparò questa sentenza: «Lei non si preoccupi se in Chiesa sente della confusione, si preoccupi piuttosto di quando sentirà un continuo silenzio perchè vorrà dire che in Chiesa non verrà più nessuno…» Il segalitico girò i tacchi, e sparì dietro la sua porticina e noi, increduli tornammo a casa cantando e urlando sul pulmino…
Questa storia mi è tornata in mente in occasione delle dimissioni di Papa Ratzinger. Un papato che, in continuazione con quello di Wojtyła, ma con molta più determinazione, ha fatto il carabiniere con la paletta alzata… Contro la comunione ai divorziati, l’uso del presevativo, i rapporti prematrimoniali, i temi della bioetica, le unioni gay. Un pontificato contro le chiese povere del sud del mondo, contro la teologia della liberazione, ma contemporaneamente a favore del potere politico che gli ha garantito l’esenzione dell’ICI. Un papato che mentre ha riabilitato i tradizionalisti lefebvriani si è scagliato contro grandi teologi come Hans Küng, Leonardo Boff, Gustavo Gutierrez. Un papato (insieme a quello di Giovanni Paolo II) che ha portato sugli altari schiere di nuovi santi ma che si è dimenticato volutamente di proclamare santo Óscar Arnulfo Romero. Un papato che, a furia di estrarre i cartellini rossi, si è scordato che Dio è soprattutto Misericordioso.
E così Papa Ratzinger che si dimette mi ha ricordato il prete arcigno e segalitico che, con la Chiesa in silenzio e ormai desolatamente vuota, gira i tacchi ed esce dalla sua porticina… D’altra parte non sarà un caso se, nelle ormai rarissime occasioni in cui vado alla Messa Domenicale, io che ormai sono più vicino ai 50 che ai 40, quando entro in Chiesa abbasso notevolmente l’età media dei presenti. E non sarà un caso se, dopo la breve primavera postconciliare degli anni ’70, sono sparite anche le chierichette…

Foto “Chiesa dell’Autostrada del Sole” by jacqueline.poggi – flickr
Come ho già fatto in passato, con questo post vi pubblico il file da scaricare dell’ultimo numero del giornalino trimestrale che viene inviato ai membri del Movimento Shalom. Potete scaricarlo cliccando qui, oppure sulla foto della copertina, in basso. Per leggere anche i numeri arretrati potete cliccare in alto sull’etichetta Shalom e arriverete alla pagina con l’elenco di tutti i numeri scaricabili.
Vi ricordo che se avete un blog, un sito internet o una pagina su facebook potete copiare e incollare i contenuti del giornale citando la fonte, perchè come è scritto nella seconda pagina: “La testata autorizza la riproduzione dei testi e delle foto e invita a citarne la fonte.”
I contenuti del numero di Dicembre
Fra i vari articoli di questo numero vi segnalo:

Foto “Space Invaders” by mistersnappy – flickr
Dopo il mio post dello scorso 26 Ottobre (Alla fine sono sbarcati anche qui) ritorno sul tema della subdola pubblicità che WordPress ha deciso di piazzare in tutti i blog gratuiti per fare un bilancio di quasi un mese e mezzo di spot pubblicitari apparsi sul mio sito…
Ecco le pubblicità che mi sono state imposte da WordPress…
Come potete capire c’è di tutto: dalle auto alla birra, passando a spazzatura varia: roba degna dei migliori spammer… Ecco ad esempio come appare uno dei miei ultimi articoli con lo spot della Mini…
La cosa più assurda e più subdola è che queste pubblicità sono messe ad insaputa del blogger proprietario del sito, che spesso non si accorge neanche che il suo sito è stato preso di mira dagli…. spot alieni! Vi spiegherò perciò perchè spesso gli autori non vedono le pubblicità mentre i lettori si… scusate se in alcuni punti sarò un po’ tecnico…
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In ogni caso io rimango contrario a qualsiasi pubblicità imposta ai blogger


Foto “IMG_5897.jpg” by Rude Cech – flickr
L’altro giorno stavo sfogliando un vecchio numero della rivista “Runner’s world” dove ho trovato un’intervista al campione olimpico e mondiale di atletica Paul Tergat. Vi metto uno stralcio che mi ha colpito molto.
Per la maggior parte dei bimbi della zona del Kenya in cui sono nato, affrontare l’avventura della vita è decisamente difficile. [...] La mancanza di cibo crea loro enormi difficoltà. La giornata è una continua lotta per la sopravvivenza. Io, come tutti, sembravo destinato a passare il mio tempo ad aiutare la famiglia a trovare di che tirare avanti. Quando avevo 8 anni, però, il PAM [Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite] cominciò a distribuire cibo nelle scuole, togliendoci finalmente la preoccupazione della fame che sentivamo durante le lezioni. Ci veniva garantito almeno un pasto al giorno, così potevamo finalmente concentrarci sugli studi. Chi aveva abbandonato la scuola tornò, altri si fecero vedere per la prima volta. Oggi [...] mi chiedo spesso se sarei mai diventato un maratoneta di successo, in salute ed istruito senza i benefici dell’alimentazione scolastica.
Insomma se non ci fosse stato il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite noi ci saremmo persi un campione da: due medaglie d’argento alle Olimpiadi, due d’argento e una di bronzo ai mondiali di Atletica, tutte nei 10.000 metri ed inoltre 5 medaglie d’oro ai mondiali di cross lungo, 2 medaglie d’oro ai mondiali di Mezza maratona e il record mondiale in Maratona, detenuto dal 2003 al 2007.
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p.s. Se qui sotto vi capita di vedere uno spot pubblicitario, sappiate che è stato messo automaticamente dalla piattaforma WordPress, contro la mia volontà. Vi invito ad usare Adblockplus per rimuovere la pubblicità dai siti che state visitando. Grazie.

Foto “Mars Attacks 50th Anniversary Deleted Scenes and Sketch-Cards” by walt74 – flickr
La prima che li ha visti e ha inviato l’allarme a tutti è stata Pif, poi li ho visti anch’io che facevano capolino anche da Mizaar e infine… Aargh! Sono atterrati anche qui!!! Sono ancora un po’ nascosti, piccoli, nelle pagine interne ma ormai sono scesi e hanno preso possesso anche dei post sul mio blog… No, non sono gli alieni (magari fossero stati dei simpatici ometti verdi)… sono i petulanti e insistenti annunci pubblicitari che WordPress ha deciso di mettere nei nostri blog e che appaiono in forma di filmati pubblicitari sotto i nostri post…
Quando nel 2008 ho scelto di aprire questo blog ho proprio scelto WordPress perchè era una piattaforma stabile, seria e senza pubblicità. Ricordo di aver valutato anche altre piattaforme gratuite e alla fine di aver optato per questa. Come potete vedere dal bollino “AD-FREE BLOG” nella colonna qui a destra, all’epoca avevo scelto di non mettere nessuna pubblicità e ancora sono dell’idea che il mio blog, per una mia precisa scelta etica, dovrebbe rimanere senza pubblicità. Purtroppo da alcuni giorni non è più possibile scegliere se e come adottare l’eventuale pubblicità. Semplicemente, sui blog gratuiti come questo, la pubblicità è imposta da WordPress e noi blogger non siamo in grado di rimuoverla ne’ di sceglierla, a meno che non si paghi un obolo annuo di 30$ a WordPress.
LA COSA MI HA DATO MOLTO FASTIDIO PER DIVERSI MOTIVI CHE ELENCHERO’ QUI SOTTO (Scusate le maiuscole, lo so che in rete le maiuscole sono maleducate ed equivalgono ad urlare, ma in effetti io voglio proprio urlare a WordPress tutto il mio disappunto).
A QUESTO PUNTO MI CHIEDO E CHIEDO AGLI ALTRI BLOGGER: COSA AVETE INTENZIONE DI FARE?
La prima cosa che farò io è invitare tutti i miei lettori ad installare e ad usare ADBLOCK PLUS. Per chi non la conosce, Adblock Plus è un’estensione per Mozilla Firefox, Google Chrome e altri browser che in pochi istanti permette di cancellare la pubblicità dai siti internet che visitiamo. La uso da anni ed è molto utile: dedicandoci un po’ di tempo si ripuliscono tutti i siti internet che visitiamo dalla pubblicità, ottenendo due risultati: i siti si caricano più velocemente e diventano molto più leggibili. Qui potete scaricare AdblockPlus per Firefox, qui Adblock plus per GoogleChrome.
Di pagare per togliere la pubblicità non ho la minima intenzione, visto anche come WordPress ha fatto la cosa, senza nemmeno avvisarci preventivamente. Pagare oggi 30$ per avere un anno senza pubblicità vorrebbe dire cedere alle loro richieste così che magari il prossimo anno ce ne chiederanno 32$, poi 35$, poi 50$. Allo stesso modo non ho intenzione di comprare il dominio e il pacchetto completo a 99$: sarebbe un altro modo per dargliela vinta. Se proprio un giorno WordPress dovesse chiudere i servizi gratuiti mi comprerò un dominio presso un provider italiano dove i domini costano meno della metà dei 99$ chiesti da WordPress.
Non potendo rimuovere la pubblicità e non potendo scegliere eventuali annunci che considero più in linea con lo stile del blog (ovvero etici, culturali, solidali, etc…) ho deciso che:
Vedo che molti blogger sono alquanto arrabbiati: vediamo un po’ come evolverà la cosa. Se poi, ad un certo punto, verrete a cercarmi e non mi troverete più vorrà dire che WordPress mi ha chiuso il blog….

Foto “Sabor Venezolano…” by NeoGaboX – flickr
Chiudo la parentesi sull’America Latina aperta col post di ieri (qui il link). Oggi vi posto un articolo dedicato alle recenti elezioni in Venezuela e pubblicato l’altro ieri sul blog di Massimo Ragnedda. Bisognerebbe che i nostri politici, almeno quelli che si proclamano “di sinistra” cominciassero a guardare di più all’America Latina, e un po’ meno al Nord Europa e al Fondo Monetario Internazionale….
Chavez: odiato dall’Occidente e amato dal suo popolo.
Di Massimo Ragnedda
Chavez ha vinto, per la quarta volta consecutiva, elezioni democratiche. In questi anni di governo ha resistito a diversi colpi di stato, quasi una prassi nei paesi latino americani quando uno stato vira in una direzione avversa a quella statunitense (vedi il Chile di Pinochet), e ad una campagna di disinformazione che non ha eguali nel mondo. Lo dico sin da subito: Chavez non è un santo(quale premier nel mondo lo è?) e ha mille difetti e commette milioni di errori. I media occidentali si focalizzano soprattutto su questi. Io, invece, provo a focalizzare l’attenzione su alcune cose positive che Chavez ha portato avanti in questi anni, senza per questo santificare la sua immagine. Da sociologo della comunicazione mi incuriosisce capire come un presidente dipinto dalla stampa occidentale come un dittatore, possa essere democraticamente eletto per quattro volte. E allora, senza pregiudizi di sorta, proviamo assieme a capire cosa mai possa aver spinto i venezuelani a rieleggerlo un’altra volta ancora.
Chavez, pur con tutti i suoi errori, ha eliminato l’analfabetismo in meno di 7 anni (l’ignoranza, ricordo, è da sempre una delle armi dei dittatori e lui, invece, ha deciso di combatterla e non di assecondarla) e tre milioni di venezuelani sono stati inseriti nell’istruzione primaria, secondaria e accademica. Chavez il populista ha innalzato i salari minimi e ha aumentato le pensioni. Il contrario del’Italia, per intenderci, dove i dipendenti pubblici perderanno nel complesso oltre 6mila euro tra il 2010 e il 2014 e l’età per andare in pensione è stata innalzata.
Ha cambiato la costituzione per essere rieletto. Vero, ma quella costituzione è stata votata dai cittadini e lui alle elezioni è sempre stato democraticamente votato. Inoltre, grazie ad una norma voluta dallo stesso Chavez, basta un referendum per destituire il presidente eletto nella seconda metà del mandato. Questo referendum è stato usato contro Chavez nel 2004 per destituirlo, ma Chavez vinse. Ricordo, inoltre, che la costituzione italiana e quella tedesca non hanno limiti di mandato e non per questo possono essere definite antidemocratiche.
Chavez, “il dittatore” eletto democraticamente, ha dato l’assistenza sanitaria gratuita a tutti, e per la prima volta nella storia del Venezuela quasi il 70% della popolazione (circa diciassette milioni di cittadini) ricevono assistenza medica e medicinali gratuiti, e ha creato circa seicento centri di diagnostica proprio quando una parte del mondo occidentale, in nome dell’efficienza, dei mercati e della crisi, riduce il diritto alla sanità considerato un costo inutile. È invece un diritto fondamentale per uno stato sociale. Il governo tecnico di Monti, ad esempio, pensa di tagliare la spesa sanitaria di 1,5 miliardi nel 2013.
Chavez il populista ha tolto dalla povertà milioni di persone usando i proventi del petrolio che un tempo erano privati: si chiama ridistribuzione della ricchezza, principio base della sinistra. Si può anche essere contrari a questo principio, ed è una delle differenze tra chi crede nel libero mercato e chi crede che lo stato debba intervenire nell’economia per redistriburie la ricchezza. Legittime entrambe le posizioni e spetta al popolo decidere da quale di questi due modelli debba essere governato. E i venezuelani hanno scelto il secondo modello, dopo averlo provato per diversi anni e averne verificato i pro e i contro.
Chavez l’antidemocratico ha varato una legge che impone alle banche di versare il 5% dei profitti netti per progetti dei consigli comunali (nel 2009, grazie a questa norma, circa 73 milioni di dollari sono finiti per programmi sociali volti a soddisfare i bisogni della maggioranza povera del Venezuela). Chavez ha anche imposto che il 10% del capitale di una banca debba essere messo in un fondo per pagare pensioni e stipendi nell’eventuale caso di bancarotta. Diversamente dai paesi democratici dove lo stato prende dai cittadini per dare alla banche. Il caso Monti è esemplare, con quasi 2 miliardi di euro (frutto delle tasse dei cittadini) finiti – attraverso lo strumento dei Tremonti bond – al Montepaschi di Siena. Anche se è populista dirlo, avrei preferito che quei soldi fossero finiti nelle tasche degli esodati o pensionati piuttosto che in una banca in cui il suo nuovo presidente, Alesasndro Profumo, ha preso, nel solo 2010, 40 milioni di euro di buona uscita. 80 miliardi di vecchie lire, per intenderci. E di sola buonuscita, preciso.
Chavez il populista ha speso, grazie alla nazionalizzazione del petrolio, 314 milioni di euro per la ricerca scientifica, moltiplicando gli investimenti in ricerca scientifica di 23 volte e aumentando del 40% gli stipendi degli insegnanti. Chavez il dittatore ha finanziato, sempre usando i fondi della nazionalizzazione del petrolio, borse di studio per famiglie meno agiate e ha creato una banca popolare con bassi crediti per scopi sociali e umani come la creazione di cooperative o l’acquisto di un alloggio familiare.
Perchè tanto odio contro Chavez allora? Chavez il dittatore è uscito dal Fondo Monetario Internazionale e dalla banca mondiale e ha bloccato la fuga di capitali e della svalutazione della moneta locale, il bolivar. Un dittatore perchè ha osato andare contro la dittatura del Fondo Monetario Internazionale che concede prestiti in cambio di privatizzazioni per le multinazionali. Chavez ha deciso che i soldi del petrolio sono e devono restare in Venezuela e non finire nelle mani dei petrolieri. Populismo? Forse, ma non la pensano così le 12 milioni di persone che grazie a questi proventi ricevono più di 1 milione e 700000 tonnellate di alimenti a prezzi modici. La malnutrizione è scesa dal 14 % al 12 % e la mortalità infantile si è ridotta al 2%. Chiametelo populismo, ma grazie a questo la popolazione sotto la soglia di povertà è diminuita dal 37,9% (2005) al 23% (2009) ed è in continua discesa.
C’è lo spinoso aspetto dei diritti civili, tema tanto nel mondo occidentale. Nelle carceri venezuelane non troverete neanche una persona che è stata arrestata per reati di opinione, semplicemente perchè non esiste il reato di opinione. Inoltre già dal 2009 Chávez ha dato il suo appoggio ad una legge sulle unioni civili e ad una legge contro l’omofobia, mentre in Italia nel parlamento ancora si discute di questo. Hugo Chávez è stato accompagnato al seggio elettorale dal premio Nobel per la Pace guatemalteco Rigoberta Menchú e dal massimo difensore dei diritti umani violati nella vicina Colombia, Piedad Córdoba. Un’immagine simbolica che sottolinea come l’idea di violentatore dei diritti umani sia un’enfatizzazione dei media occidentali.
E poi c’è il problema dei problemi: la libertà di stampa. C’è un problema di libertà e informazione in Venezuela. È un problema molto delicato ed è difficile affrontarlo qui, perciò mi affido ai dati di Reporter Sans Frontieres. il Venezuela nel 2011/2012 risulta al 117 posto. Pessimo risultato certo, ma è pur sempre davanti, tra gli altri, ad Israele (133), alla Colombia (143), alla Turchia (148) e al Mexico (149). Avete mai sentito parlare di problema di informazione in Israele? Eppure è in una situazione peggiore rispetto al Venezuela. E della Turchia membro della NATO avete mai sentito parlare? Eppure è l’unico paese europeo, assieme all’Italia, ad essere considerato da Freedom House paese parzialmente libero. E della Colombia e del Messico? Interessa a qualcuno? No, direi di no. Allora chiediamoci: perchè tale accanimento contro Chavez? Se il problema è la libertà di informazione un simile trattamento dovrebbe essere riservato a Israele, alla Colombia e al Messico. Non siamo ingenui: per quanto il problema dela libertà di informazione sia un grave problema, non è di certo questa la causa di tale demonizzazione. È una scusa usata per attaccare chi ha osato andare contro il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale e, cosa ancora più grave, ha nazionalizzato i proventi del petrolio redistribuendo la ricchezza tra la povera gente. Chavez è stato un esempio seguito dall’Argentina (dove grazie a Cristina Kirchner la disoccupazione dal 34% è scesa al 3,5%; la povertà è diminuita del 55%; il pil viaggia a un +8% annuo e la produttività industriale è aumentata del 300%) e dalla Bolivia.
Sul versante poi del rispetto dell’ambiente, ricordo che il Venezuela è uno dei primi paesi in via di sviluppo a impegnarsi in questa direzione. Infatti dal Dicembre 2010 si è impegnato a rispettare il Protocollo di Kyoto e gli accordi intrapresi dalle Nazioni Unite riguardo al clima e all’ambiente.
Poi c’e il capitolo delle relazioni con gli altri paesi sudamericani: il presidente ecuadoriano Rafael Correa ha detto “Chávez vincitore con quasi 10 punti di differenza! Viva Venezuela, viva la Patria Grande, viva la Rivoluzione Bolivariana!”. Il colombiano Santos si è complimentato e così anche l’Uruguay di Pepe Mújica (la moglie, la senatrice Lucia Topolansky, era costantemente al fianco del presidente durante la campagna elettorale); Evo Morales si è detto entusiasta per quello che ha definito un trionfo di tutta l’America latina e la presidente dell’Argentina ha scritto “La tua vittoria è la vittoria di tutta l’America latina. Sono emozionatissima. La tua vittoria è anche la nostra. È la vittoria di tutto il Sud America e dei Caraibi. Forza Hugo, Forza Venezuela, Forza Mercosur e Unasur”. Sono tutti impazziti questi presidenti sudamericani per congratularsi con il dittatore? Sono impazziti i venezuelani che per la quarta volta lo hanno democraticamente eletto?
Chavez non è un santo. I suoi difetti li conosciamo e sono ampiamente riportati nei nostri giornali, il Corriere e la Repubblica in primis. Ma tra lui e lo sfidante Capriles, esponente di estrema destra che l’11 aprile 2002 partecipò all’assalto all’ambasciata cubana durante il tentativo di golpe (quello sì antidemocratico) per destituire un presidente democraticamente eletto, preferisco di gran lunga Chavez. E poi ricordo che è stato il popolo ad eleggerlo con una partecipazione massiccia (più dell’80% degli aventi diritto) in elezioni che, secondo l’ex presidente americano Carter, sono state considerate esemplari.
Come ho già fatto 3 mesi fa, con questo post vi pubblico il file da scaricare dell’ultimo numero del giornalino trimestrale che viene inviato ai membri del Movimento Shalom. Potete scaricarlo cliccando qui, oppure sulla foto della copertina, in basso. Per leggere anche i numeri arretrati potete cliccare in alto sull’etichetta Shalom e arriverete alla pagina con l’elenco di tutti i numeri scaricabili.
Vi ricordo che se avete un blog, un sito internet o una pagina su facebook potete copiare e incollare i contenuti del giornale citando la fonte, perchè come è scritto nella seconda pagina: “La testata autorizza la riproduzione dei testi e delle foto e invita a citarne la fonte.”
I contenuti del numero di Maggio
L’editoriale di D. Andrea Cristiani “Voglia di legalità” lo avete già letto nel mio post dello scorso 17 Maggio. Vi segnalo altri 3 articoli:
Infine ringrazio Chiara che, dalla sede di Shalom, mi manda sempre il file da pubblicare!