Un film: This must be the place (2011).

Foto Senza titolo di zak mc - flickr

Foto Senza titolo di zak mc - flickr

Cheyenne è una rockstar sulla cinquantina che vive a Dublino: aspetto dark alla Robert Smith dei Cure unito ad una  fragilità e a molti problemi  che a me ricordano quasi Michael Jackson. Lontano dai palchi da una trentina d’anni, tutte le mattine si alza e si trucca come se dovesse esibirsi in concerto, nonostante che ormai guadagni da vivere soltanto grazie agli investimenti in borsa dei proventi della sua carriera artistica.

In realtà  Cheyenne vive sospeso in un triste e problematico limbo post-adolescenziale e passa le giornate chiuso nel suo castello a giocare a pelota in una piscina che in tutta la sua vita non ha mai riempito, oppure si trascina stancamente nelle strade e nel centro commerciale  adiacente al castello. A fargli compagnia una moglie forte e simpatica ma che ha un ruolo più di mamma-crocerossina  che di moglie (non a caso di mestiere fa il pompiere) e una serie di bizzarri personaggi i cui ruoli si delineeranno lungo lo svolgimento del film…

La vita di Cheyenne cambia quando deve partire per New York in occasione della morte del padre, che non vede da 30 anni. Qui scoprirà che il genitore ha vissuto tutta la sua vita dando ossessivamente la caccia ad un criminale nazista con cui aveva un conto in sospeso da quando era prigioniero in un campo di concentramento. Parte allora un lento road movie che, attraversando gli Stati Uniti e incrociando tutti i bizzarri familiari del criminale nazista, porta Cheyenne fino all’incontro tanto atteso, alla vendetta del padre, alla spropria maturazione come uomo e al rientro a Dublino, con un finale un po’ enigmatico ma aperto alla speranza…

Film bellissimo da vedere e rivedere (per mettere a posto certi tasselli che ad una prima visione possono sfuggire). Sean Penn bravissimo nel ruolo di Cheyenne, fotografia e regia superlative. In particolare ho apprezzato il contrasto fra i bellissimi spazi aperti americani e quell’indugiare sui particolari ravvicinatissimi del volto di Sean Penn: un occhio, un pezzetto di guancia, un particolare della labbra e così via… Anche la lentezza è funzionale al film: è una storia che va assaporata goccia a goccia e non bevuta tutta di un fiato…

Infine una domanda… ma secondo voi quale sarà la reazione della moglie alla vista del nuovo Cheyenne????