Gino Strada ed Emergency sulla Guerra in Libia.

Da cinque giorni siamo in guerra con la Libia. Una guerra assurda, arrivata all’improvviso e a mio avviso anche improvvisata da chi l’ha voluta e la sta portando avanti. Dalle notizie che arrivano non si capisce chi comanda e chi combatte chi… Mi sembra che i libici, che prima erano bombardati da Gheddafi, adesso siano bombardati dagli occidentali e dallo stesso Gheddafi, in una sorta di tragico prendi 2 e paghi 1. Più guardo la tv e meno capisco…

Purtroppo ho la sensazione che l’unico che ha le idee chiare è l’unico che non viene ascoltato da nessuno e che non passa sui grandi media… Gino Strada.

Intervista a Radio Capital

Intervista a Repubblica Tv

Intervista per il Blog di Beppe Grillo

Intervista pubblicata sul “Il fatto quotidiano”

Strada: “Bisognava pensarci prima La guerra? Non si deve fare mai”

L’opinione pubblica tace e le coscienze dormono, ma secondo il leader di Emergency, nonostante sia stato preso alla sprovvista, “il movimento arcobaleno reagirà”

“La guerra è stupida e violenta. Ed è sempre una scelta, mai una necessità: rischia di diventarlo quando non si fa nulla per anni, anzi per decenni”. Gino Strada, fondatore di Emergency (che tra l’altro proprio in questi giorni sta lanciando il suo mensile E, in edicola dal 6 aprile), mentre arriva il via libera della comunità internazionale all’attacco contro la Libia e cominciano i primi bombardamenti, ribadisce il suo “no” deciso alla guerra come “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, citando la Costituzione italiana.

Che cosa pensa dell’intervento militare in Libia?

Questo è quello che succede quando ci si trova davanti a situazioni lasciate incancrenire. L’unica cosa che auspico è che si arrivi in fretta a un cessate il fuoco. La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu è molto ambigua nella formulazione: vanno adottate “tutte le misure necessarie per proteggere la popolazione civile”. Vuol dire tutto e niente.

Dunque, lei è contrario?

Assolutamente. Il mio punto di vista è sempre contro l’uso della forza, che non porta da nessuna parte.

Ma allora bisogna stare a guardare mentre Gheddafi bombarda la sua popolazione?

Sono un chirurgo. Non faccio il politico, il diplomatico, il capo di Stato. Non so in che modo si è cercato di convincere Gheddafi a cessare il fuoco. E poi le notizie che arrivano sono confuse e contraddittorie.

Però, alcuni punti sembrano chiari: che Gheddafi è un dittatore, contro il quale c’è stata una rivolta popolare e che sta massacrando i civili, per esempio…

Che Gheddafi sia un dittatore è molto chiaro. Che stia massacrando i civili è chiaro, ma impreciso: lo fa da anni, se non da decenni. E noi, come Italia, abbiamo contribuito, per esempio col rifornimento di armi. Se il principio è che bisogna intervenire dovunque non c’è democrazia, mi aspetto che qualcuno cominci i preparativi per bombardare il Bahrein. Che facciamo, potenzialmente bombardiamo tutto il pianeta? Sia chiaro, non ho nessuna simpatia per Gheddafi, ma non credo che l’uso della violenza attenui la violenza. Quanti dittatori ci sono in Africa? Bisogna bombardarli tutti? E poi: con questo ragionamento, la Spagna potrebbe decidere di bombardare la Sicilia perché c’è la mafia.

Questo conflitto però viene percepito come intervento umanitario, più di quanto non sia accaduto, per esempio, con quelli in Afghanistan e in Iraq. Lei non crede che questo caso sia diverso da quelli?

Ogni situazione è diversa dall’altra. I cervelli più alti del pianeta hanno una visione della politica che esclude la guerra. Voglio rifarmi a ciò che scrivono Einstein e Russell, non a ciò che dicono i Borghezio e i Calderoli. Sarkozy non mi sembra un grande genio dell’umanità. E dietro ci sono sempre interessi economici.

Ma qual è la soluzione?

A questo punto è molto difficile capire cosa si può fare. Si affrontano le questioni quando divengono insolubili. A questo punto che si può fare? Niente, trovarsi sotto le bombe. Non è possibile che si ragioni sempre in termini di “quanti aerei, quante truppe, quante bombe”. Invece, magari avremmo potuto smettere di fare affari con Gheddafi.

Che cosa pensa della posizione italiana?

Vorrei conoscerla. Frattini un paio di giorni fa ha detto che “il Colonnello non può essere cacciato”. Cosa vuol dire: che non si deve o non si può? Noi non abbiamo nessuna politica estera, come d’altra parte è stato ai tempi dell’Afghanistan e dell’Iraq.

Salta agli occhi come questa guerra stia scoppiando senza una vera partecipazione emozionale. E senza nessuna mobilitazione pacifista. Per protestare contro l’intervento in Afghanistan ci furono manifestazioni oceaniche in tutto il mondo.

A Roma eravamo tre milioni.

E adesso dove sono quei tre milioni?

Non è un dettaglio il fatto che le forze politiche che allora promuovevano le mobilitazioni, in Parlamento poi hanno votato per la continuazione della guerra. E, infatti, la sinistra radicale ha perso 3 milioni di voti.

Ma al di là della politica, l’opinione pubblica tace.

Questa guerra è arrivata inaspettata: se andrà avanti sicuramente ci sarà una mobilitazione per chiedere che si fermi il massacro.

Inaspettata o no, il silenzio del movimento pacifista colpisce.

Il movimento pacifista esiste e porta avanti le sue battaglie, da quella per la solidarietà, alla lotta contro la privatizzazione dell’acqua, al no agli esperimenti nucleari. E certamente si farà sentire per chiedere la fine del massacro.

Dunque, secondo lei non c’è un addormentamento delle coscienze?

Certo che c’è, e non potrebbe essere il contrario. Abbiamo un governo guidato da uno sporcaccione, e nessuno dice niente. Ha distrutto la giustizia, e nessuno dice niente. Sono anni che facciamo respingimenti e si incita all’odio e al razzismo. Non sono cose che passano come gocce d’acqua.

Tratto dall’Articolo -Strada: “Bisognava pensarci prima La guerra? Non si deve fare mai”- pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 20 marzo 2011

L’appello di Emergency sulla guerra in Libia

Emergency condanna la guerra in Libia

Ancora una volta i governanti hanno scelto la guerra. Oggi la guerra è “contro Gheddafi”: ci viene presentata, ancora una volta, come umanitaria, inevitabile, necessaria.

Nessuna guerra può essere umanitaria. La guerra è sempre stata distruzione di pezzi di umanità, uccisione di nostri simili. “La guerra umanitaria” è la più disgustosa menzogna per giustificare la guerra: ogni guerra è un crimine contro l’umanità.

Nessuna guerra è inevitabile. Le guerre appaiono alla fine inevitabili solo quando non si è fatto nulla per prevenirle. Se i governanti si impegnassero a costruire rapporti di rispetto, di equità, di solidarietà reciproca tra i popoli e gli Stati, se perseguissero politiche di disarmo e di dialogo, le situazioni di crisi potrebbero essere risolte escludendo il ricorso alla forza. Non è stato questo il caso della Libia: i nostri governanti, gli stessi che ora indicano la guerra come necessità, fino a poche settimane fa hanno finanziato, armato e sostenuto il dittatore Gheddafi e le sue continue violazioni dei diritti umani dei propri cittadini e dei migranti che attraversano il Paese.

Nessuna guerra è necessaria. La guerra è sempre una scelta, non una necessità. È la scelta disumana, criminosa e assurda di uccidere, che esalta la violenza, la diffonde, la amplifica. È la scelta dei peggiori tra gli esseri umani.

Ai governanti che vedono la guerra come unica risposta ai problemi del mondo, rivolgiamo di nuovo l’appello del 1955 di Bertrand Russell e Albert Einstein nel loro Manifesto:

«Questo dunque è il problema che vi presentiamo, netto, terribile e inevitabile: dobbiamo porre fine alla razza umana oppure l’umanità dovrà rinunciare alla guerra?»

Come ha scritto il grande storico statunitense Howard Zinn: «Ricordo Einstein che in risposta ai tentativi di “umanizzare” le regole della guerra disse: “la guerra non si può umanizzare, si può solo abolire”. Questa profonda verità va ribadita continuamente: che queste parole si imprimano nelle nostre menti, che si diffondano ad altri, fino a diventare un mantra ripetuto in tutto il mondo, che il loro suono si faccia assordante e infine sommerga il rumore dei fucili, dei razzi e degli aerei».

Emergency è contro la guerra, contro tutte le guerre. Ce lo impongono la nostra esperienza, la nostra etica e la nostra cultura, la nostra umanità prima ancora che la nostra Costituzione.

Chiediamo che tacciano le armi e che si riprenda il dialogo, anche attraverso l’invio degli ispettori delle Nazioni Unite e di osservatori della comunità internazionale; chiediamo l’apertura immediata di un corridoio umanitario per portare assistenza alla popolazione libica.

Il comunicato stampa di Emergency sulla guerra in Libia.

Fiero di partecipare a Runforlife… podisti per Emergency.

E dal 6 Aprile ci aspetta in edicola il nuovo mensile di Emergency!

Gli eroici ratti sminatori…

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foto "A6.jpg" by Herorat - flickr

Ratti:  solo la parola incute un certo ribrezzo. Siamo abituati ad associare i ratti a sporcizia, fogne, malattie ed altre cose poco piacevoli che al solo pensiero proviamo disgusto. Eppure un’associazione belga (Apopo) ha, con successo, addestrato ed usato i ratti per individuare le mine antiuomo e sminare interi territori in Africa, in particolare in Mozambico.

I ratti hanno un fiuto infallibile, apprendono velocemente, si adattano ad ogni clima e hanno alte  percentuali di successo. Rispetto ai cani (finora usati per  queste operazioni)  i topi hanno il vantaggio che, essendo più piccoli e leggeri (pesano circa 1 kg), non corrono il rischio di saltare sulle mine. Secondo quanto riportato dal sito dell’associazione, solo nel 2009 i ratti sminatori hanno consentito ad Apopo la raccolta di 169 mine, 181 ordigni inesplosi e 3.871 armi leggere e munizioni, restituendo 1.312.027  metri quadri di terra alle popolazioni dei terreni sminati.

I ratti di Apopo non sono solo abili per sminare i terreni ma il loro fiuto consente anche di individuare il batterio della tubercolosi, rendendoli un alleato prezioso per la diagnosi di questa malattia in paesi poverissimi dove laboratori e mezzi diagnostici tradizionali sono ancora un miraggio. Al ratto vengono fatti annusare dei campioni di saliva e quando questi sente l’odore del batterio della tbc si ritrae immediatamente dal campione. Un ratto, in dieci minuti, può annusare i campioni di saliva di 40 persone. Nel 2009, nei  5 ospedali in Tanzania in cui viene sperimentato questo metodo di diagnosi, i topi di Apopo hanno individuato 620 casi di  tubercolosi aumentando i tassi di rilevazione della tbc del 44%.

Per maggiori informazioni vi segnalo:

Il sito ufficiale di Apopo

Herorat: il sito dei sostenitori degli eroici topini (con la possibilità di fare donazioni e di adottare a distanza un ratto)

Un articolo dedicato ai ratti nel numero  di Luglio-Agosto della rivista “Africa Missione e Cultura” (a pag.4)

Firenze ospita nuovamente l’incontro nazionale di Emergency.

Gino Strada

foto "Gino Strada" by Nuk Agency - flickr

Anche nel 2010 Firenze ospiterà l’Incontro Nazionale di Emergency che si terrà dal 7 al 12 Settembre prossimi presso Firenze Fiera in Piazza Adua 1 ed in altri luoghi di Firenze e Prato.

Questo il programma dell’incontro (suscettibile di modifiche).

Martedì 7 settembre

Incontro pubblico h. 18,00
PALAZZO DEGLI AFFARI
PeaceReporter presenta
LE GUERRE SONO TUTTE UGUALI
intervengono

  • NICOLAI LILIN, Scrittore
  • MARCO GARATTI, Chirurgo di EMERGENCY
  • VAURO SENESI, Vignettista e scrittore
  • Modera MASO NOTARIANNI, Direttore di PeaceReporter

Spettacolo h. 21.30
AUDITORIUM
MUSICHE, PAROLE E RITORNELLI
con STEFANO BOLLANI e DAVID RIONDINO
INGRESSO GRATUITO

Mercoledì 8 settembre

Incontro Pubblico h. 9.00
PRATO, Hotel Palace, via Pier della Francesca 71
EMERGENCY, UN’ESPERIENZA DI MEDICINA E DI EGUAGLIANZA
intervengono

  • GINO STRADA, Fondatore di EMERGENCY
  • GIOVANNI CHIESI, Segretario generale SPI CGIL di Prato
  • MANUELE MARIGOLLI, Segretario generale CGIL di Prato
  • CARLA CANTONE, Segretaria generale SPI CGIL
  • ALESSIO GRAMOLATI, Segretario generale CGIL Toscana
  • Modera GIOVANNI CHIESI

dibattito a seguire INGRESSO GRATUITO

Incontro pubblico 18.00
PALAZZO DEGLI AFFARI
PeaceReporter presenta
L’ODIO PER L’OCCIDENTE. UN PROBLEMA DI DISEGUAGLIANZA?
intervengono

  • JEAN ZIEGLER, Sociologo/Relatore Commissione sui Diritti Umani ONU
  • MASSIMO FINI, Giornalista e scrittore
  • CECILIA STRADA, Presidente di EMERGENCY
  • Modera MASO NOTARIANNI

Spettacolo h. 21.30
AUDITORIUM
LA MACCHINA DEL CAPO
con MARCO PAOLINI e LORENZO MONGUZZI (Mercanti di liquore)
INGRESSO GRATUITO

Giovedì 9 settembre

Mostra fotografica h. 17.00
LIBRERIA MEL BOOKSTORE / via De’ Cerretani 16/R
QUI EMERGENCY PALERMO
interverranno

  • ALESSANDRO BERTANI, Vicepresidente di EMERGENCY
  • MARIO DONDERO, Fotografo

Incontro pubblico h. 18.00
PALAZZO DEGLI AFFARI
PeaceReporter presenta:
LA RETE È DEMOCRATICA?
intervengono

  • ARTURO DI CORINTO, Giornalista
  • STEFANO RODOTÀ, Giurista
  • RICCARDO LUNA, Direttore di Wired
  • Modera MASO NOTARIANNI

Spettacolo h. 21.30
AUDITORIUM
LA NAVE FANTASMA
con BEBO STORTI e RENATO SARTI
INGRESSO GRATUITO

Venerdì 10 settembre

Incontro pubblico h.16.30/17.30
AUDITORIUM
PLENARIA DI APERTURA
intervengono

Incontro pubblico h. 17.30/18.30
AUDITORIUM
L’EGUAGLIANZA NON È PIÚ UNA VIRTÚ?
conferenza di MARCO REVELLI, Sociologo/Università degli Studi del Piemonte Orientale

Spettacolo h. 21.30
MANDELA FORUM, Viale Pasquale Paoli, 3
IL MONDO CHE VOGLIAMO serata condotta da FABIO FAZIO
tra gli ospiti

  • GINO STRADA, Fondatore di EMERGENCY
  • ANDREA CAMILLERI, Scrittore
  • ANTONIO TABUCCHI, Scrittore
  • VAURO SENESI, Vignettista e scrittore
  • musica con SAMUELE BERSANI

INGRESSO GRATUITO

Sabato 11 settembre

Incontro pubblico h.11.15/12.30
AUDITORIUM
EMERGENCY APRE IL PROGRAMMA ITALIA
con GINO STRADA e l’UFFICIO UMANITARIO DI EMERGENCY

Proiezione h. 14.30 – 15.30
SALA PALAZZO DEGLI AFFARI
PeaceReporter presenta il documentario
LA CASA GIALLA finalista del Premio Perpignan 2010
con

Incontro pubblico h.16.00
SALA PALAZZO DEGLI AFFARI
Presentazione del libro MADE IN AFRICA con l’autore RAUL PANTALEO, architetto dei progetti di EMERGENCY

Conferenza h.16.30/17.15
AUDITORIUM
GUERRA, MEDICINA E DIRITTI UMANI
conferenza di GINO STRADA, Fondatore di EMERGENCY

Incontro pubblico h.17.15/18.30
AUDITORIUM
EMERGENCY IN AFGANISTAN
a cura dell’UFFICIO UMANITARIO DI EMERGENCY

Spettacolo h. 21.30
MANDELA FORUM, Viale Pasquale Paoli, 3
Serata condotta da SERENA DANDINI
tra gli ospiti

  • DARIO VERGASSOLA
  • ANTONIO ALBANESE
  • LELLA COSTA
  • NERI MARCORÉ
  • FIORELLA MANNOIA
  • musica con PATTI SMITH e
  • CASA DEL VENTO SEEDS IN THE WIND

INGRESSO GRATUITO

Domenica 12 settembre

Incontro pubblico h. 9.30 – 11.30
AUDITORIUM
I PROGETTI DI EMERGENCY NEL MONDO
a cura dell’UFFICIO UMANITARIO DI EMERGENCY

Incontro pubblico h. 11.30 – 12.30
AUDITORIUM
IL DIRITTO ALLA VITA NELL’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE
conferenza di DANILO ZOLO, Giurista/Università degli Studi di Firenze

Incontro pubblico h. 14.30 – 15.30
AUDITORIUM
CONCLUSIONI

Maggiori informazioni al sito di Emergency Firenze

Le crisi dimenticate.

Il video qui presente è stato fatto da Medici Senza Frontiere a sostegno della campagna a favore delle 10 più importanti crisi dimenticate del 2009. L’iniziativa prevede anche un sito web www.crisidimenticate.it, un libro di 160 pagine acquistabile qui e  un rapporto di 27 pagine che è liberamente scaricabile a questo indirizzo, la cui lettura è abbastanza sconvolgente… perchè, oltre a descrivere la drammatica situazione delle 10 crisi, mette in confronto lo spazio dedicato dai TG a queste emergenze, rispetto al gossip, agli scandali e a vari atti criminali, mostrando quali sono le priorità dei nostri mezzi di (dis)informazione di massa.

Queste sono le 10 crisi:

  1. Afghanistan: la politica degli aiuti impedisce a molti civili l’accesso all’assistenza umanitaria.
  2. AIDS: i finanziamenti sono bloccati nonostante milioni di persone ne abbiano bisogno.
  3. Repubblica Democratica del Congo: il clima di violenza non dà tregua ai civili nelle regioni orientali.
  4. Malnutrizione infantile: i fondi assolutamente inadeguati minano i risultati ottenuti nel trattamento di questa malattia.
  5. Malattie dimenticate: la scarsità di fondi investiti nella ricerca e sviluppo e nella diffusione nel trattamento dei pazienti.
  6. Pakistan: Civili intrappolati nella violenza.
  7. Somalia: civili in trappola tra violenza e mancanza di accesso alle cure.
  8. Sri Lanka: migliaia di feriti nell’ultimo atto di una guerra che infiamma il Paese da più di 10 anni
  9. Sudan: condizioni drammatiche per le popolazioni del Sudan meridionale e del Darfur.
  10. Yemen: civili intrappolati in una guerra brutale  nella parte settentrionale del Paese.

Perchè queste crisi sono dimenticate

Queste crisi appaiono molto di rado fra le notizie dei nostri telegiornali e perciò sono “dimenticate”. Il rapporto analizza i dati, raccolti dall’osservatorio di Pavia, sui telegiornali delle tre reti rai e delle 3 reti mediaset con risultati a dir poco sconvolgenti… Ad esempio, nei tg dei 6 canali…

Nel 2007 sulle crisi in Somalia, Darfur, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana e sul Ciad sono state date 41 notizie… su Paris Hilton 63 notizie.
Nel 2008 sulla Malnutrizione sono state date 110 notizie… su Carla Bruni 208. Sulla situazione in Sudan sono state date 53 notizie… sul caldo estivo 81 notizie. Sul colera in Zimbabwe sono state date 12 notizie… sulla coppia Briatore-Gregoraci 33 notizie.
Nel 2009 il delitto di Garlasco (585 notizie) supera le notizie dal Pakistan (225), il delitto di Perugia (536 notizie) straccia la guerra in Sri Lanka (53 notizie), mentre i saldi (122 notizie) e il caldo (246 notizie) sopravanzano la malnutrizione e la fame nel mondo (116 notizie).

dati tratti dal Rapporto crisi dimenticate 2009

Cosa fare

I Medici senza frontiere chiedono a tutti di adottare queste crisi, cercando di dare visibilità a questi fatti. Basta collegarsi a questa pagina per dare il proprio contributo: i privati possono adottare queste crisi tramite facebook, mentre Scuole, le Università, i giornali, i blog e i  media in generale possono impegnarsi a diffondere le notizie sulle crisi.

Liberiiiii!

Io sto con Emergency_4

foto "Io sto con Emergency_4" by blind^ - flickr

Ormai lo avrete già sentito al telegiornale… Oggi pomeriggio Matteo Dell’Aira, Marco Garatti, Matteo Pagani e 5 dei sei afgani di Emergency sono stati liberati… Questo è il comunicato di Emergency…

Gli operatori di Emergency Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani Guazzugli Bonaiuti, fino a oggi detenuti in una struttura dei servizi di sicurezza afghani, sono stati liberati, non essendo stato possibile formulare alcuna accusa nei loro confronti”. È quanto si legge in un comunicato diffuso a Milano da Emergency, nel quale si ringrazia «tutti coloro che hanno lavorato insieme a Emergency per il rilascio, in Italia, in Afghanistan e nel mondo”.
“Siamo molto, molto felici che i nostri tre operatori siano stati finalmente liberati e che abbiano potuto contattare le loro famiglie dopo otto giorni di angoscia”: è il commento di Cecilia Strada, presidente di Emergency, pochi minuti dopo l’annuncio della liberazione a Kabul di Marco Garatti, Matteo Pagani e Matteo Dell’Aira. “Non avevamo dubbi sul fatto che tutto si sarebbe risolto bene – ha detto Cecilia Strada – perchè abbiamo sempre saputo che sono innocenti, così come lo sapevano le centinaia di migliaia di cittadini italiani che ci hanno sostenuto in questi giorni”. I tre operatori, ha detto, stanno bene e sono felici di essere liberi. In questo momento si trovano nell’Ambasciata italiana a Kabul. Una liberazione, quella dei tre operatori arrestati nove giorni fa, che secondo Emergency è stata possibile «grazie al lavoro di tutti coloro che si sono adoperati in questi giorni”. Non sa ancora, Cecilia Strada, se e quando i tre operatori potranno tornare in Italia: “Ora è il momento della gioia, poi si ragionerà su cosa fare”.

Il responsabile della comunicazione di Emergency, Maso Notarianni

tratto dal sito di Peacereporter.net.

Fiero di essere stato fra i 396.657 cittadini italiani che hanno firmato l’appello a favore di Emergency!

Dal diario di Matteo Dell’Aira.

LIBERI SUBITO

Vignetta di Vauro "LIBERI SUBITO" dall'album di :-:claudiotesta:-: - flickr

Torno sulla situazione di Emergency per segnalare questa pagina del sito PeaceReporter.net con i racconti di Matteo Dell’Aira, Infermiere capo dell’ospedale di Emergency a Lashkargah, attualmente sequestrato dal governo afgano… Vi metto 4 piccole ma drammatiche  storie… Leggete voi  e rispondetevi da soli se Matteo è un terrorista o piuttosto un testimone scomodo…

Vergogna (Storia di Said Rahman).
E’ quella che proviamo tutti qui all’ospedale di Emergency a Lashkar-gah, Afghanistan, dopo l’inizio dell’ennesima ‘grande operazione militare’, che ogni volta è la più grande…
Un profondo senso di vergogna per quello che la guerra, qualsiasi guerra, fa. Distruzione, morti, feriti. Sangue, pezzi di carne umana. Urla feroci e disperate. Non fa altro.
Ma qualcuno ancora pensa che sia un buon modo per esportare ‘pace e democrazia’.
In effetti la pace la stavano portando anche a Said Rahman, noto ‘insurgent’ della zona, ma quella eterna però. Si è beccato un proiettile in pieno petto, di mattina presto, mentre era in giardino.
Non stava pattugliando la zona, non stava combattendo, non stava mirando nessuno.
Non ha nemmeno visto da dove arrivava il proiettile che ha ancora nel corpo e che gli ha sfondato il polmone di destra. Ha solo sentito un gran bruciore e poi è svenuto dal male.
L’hanno trasportato in elicottero fino a Lashkar-gah, gli stessi elicotteri che prima sparano, poi in ambulanza nel nostro centro chirurgico per vittime civili della guerra, abbastanza instabile ma con il suo orsacchiotto di peluche nuovo di zecca, regalo della democrazia.
Sembrava avesse la gobba da tanto sangue si era raccolto nella schiena.
E’ stato operato subito, gli hanno messo due drenaggi toracici, quasi più grandi di lui.
Perché il noto ‘insurgent’ ha sette anni.
Sette.
Questa è la ‘grande operazione militare’, la più grande.
Vergogna.

tratto dal Diario di Matteo Dell’Aira

Fazel

Fazel Mohammed ha due occhi azzurri che parlano da soli.
Il suo piccolo corpo è già pieno di cicatrici, ricordi di gioco e di malattie che da noi sono scomparse ormai da anni.
Una delle poche zone del suo corpo ancora intatte erano le ginocchia.
Ci ha pensato un proiettile, che lo ha rovesciato a terra mentre giocava in giardino, a lasciargli un bel segno. Ora avrà anche lì due belle cicatrici, quelle del foro di entrata e del foro di uscita di quel maledetto pezzo di metallo arrivato a velocità assurda.
E’ arrivato da noi grazie a uno zio dopo tre interi giorni in cui non si è potuto muovere da casa sua, a Marjah.
Si è già messo in piedi, vuole andare a casa, è preoccupato per i suoi familiari.
Sembra un uomo, ma ha solo 10 anni.
Da noi i bambini di dieci anni fanno la quinta elementare.
E non rischiano la vita per la guerra.

tratto dal Diario di Matteo Dell’Aira

Akter

Anche a Nadalì, altro distretto non lontano dall’ospedale di Emergency a Lashkar Gah, stanno combattendo ormai da giorni.
Anche lì sta arrivando la pace e la democrazia.
Akter Mohammed è arrivato poco fa con il padre Wali Jan, un uomo di almeno 60 anni con una folta barba bianca.
Un proiettile, uno solo, gli ha passato la testa da parte a parte, è ancora vivo e lo stanno operando.
Il padre urlava e si batteva il petto. Non solo per quello che hanno fatto a suo figlio, ma anche per il modo.
Akter era in casa sua, dietro a una finestra su cui picchiava il sole.
La sua curiosità l’ha spinto ad avvicinarvisi per vedere cosa stava succedendo fuori: tutti quei rumori di blindati e colpi di fucile. Qualche portatore malato di pace e democrazia ha visto una sagoma e non gli è parso vero di testare la sua mira. Ha sparato e non ha più visto la sagoma alla finestra.
Ma non è tutto. Sono entrati poi in casa, urlando e facendo alzare le mani al padre, spingendolo con forza contro il muro. In un angolo, sotto la finestra, hanno visto il risultato del proiettile esploso contro quella sagoma che appariva alla finestra. Un bambino di 9 anni.
Nove.
E ovviamente, appena l’hanno visto a terra ferito e spaventato, se ne sono andati.
Senza una parola.
Non si abbandona così nemmeno un cane.
Che schifo!

tratto dal Diario di Matteo Dell’Aira

Bibi

Sono arrivati con il loro papà Anar Gul, dopo un viaggio in elicottero, al nostro ospedale alle 19.15, tramortiti dalle ferite e dallo spavento.
Bambini come tutti i bambini del mondo, che in giardino giocano tra loro.
Solo che in questo paese nei giardini delle case si possono trovare oggetti molto strani, che attizzano la curiosità soprattutto dei più piccoli.
Uno di loro ha cominciato a tirare dei sassi addosso all’oggetto sconosciuto, ma visto che nulla succedeva, ha pensato bene di dargli fuoco con un accendino trovato chissà dove.
La bomba è esplosa, ed ha ucciso subito Masullah, 6 anni e Safiullah di 11.
Sharifullah, 7 anni, è arrivato da noi pieno di schegge su tutto il corpo.
Ed insieme a lui, è arrivata la sorella, Rahmat Bibi, con due brutte schegge che le hanno perforato la pancia.
I chirurghi l’hanno operata subito, la mascherina per l’ossigeno era quasi più grande del suo intero volto.
Perché Rahmat Bibi ha circa 1 anno, è una neonata.
Ed ha già incontrato la follia della guerra.

tratto dal Diario di Matteo Dell’Aira

Purtroppo il diario di Matteo è costellato di storie simili… Oltre a questi  bimbi ci sono anche le storie Ali, Gulalai, Khudainazar e Roqia, con tanto di foto, che vi ho risparmiato… (qui la pagina con l’indice delle storie). Purtroppo adesso nessuno racconterà più queste storie ma soprattutto chissà se e come saranno curati i bimbi di Lashkar-gah da ora in poi…

Quando leggo queste storie e penso che là ci sono anche i nostri soldati, mi vergogno di essere italiano…

Purtroppo per motivi lavorativi non potrò andare alla manifestazione a favore di Emergency che si terrà a Roma, SABATO 17 Aprile alle ore 14,30  in piazza Navona, ma col cuore e col pensiero sarò comunque là…

Aggiornamento del 15 Aprile 2010

La Manifestazione di Sabato prossimo a Roma, date le grandi adesioni, è stata spostata da Piazza Navona a Piazza San Giovanni.

Ringrazio tutti gli italiani che stanno firmando l’appello di Emergency: in pochi giorni sono state superate le 300.000 firme… Continuate a firmare qui…

Un libro: “Il cacciatore di aquiloni”

Il cacciatore di aquiloni

foto "Il cacciatore di aquiloni" by carla.alleoni - flickr

Sono ormai più di trenta anni che l’Afghanistan è presente tutte le sere nei nostri telegiornali… Dall’invasione sovietica del 1978 (uno dei miei primi ricordi di questa vicenda fu il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca 1980)  questo popolo è vissuto in una perenne guerra dovuta prima ai sovietici, poi ai talebani e infine agli invasori occidentali che, con strumenti di guerra e morte, vorrebbero portare la pace in questa terra martoriata…

In tutti questi anni di cronache abbiamo avuto notizie di sparatorie, morti, bombe, attentati e così via, ma nessuno ci ha mai parlato degli afgani: di come vivono, delle loro storie, della loro cultura e delle loro tradizioni.  Per assurdo, abbiamo l’Afghanistan tutti i giorni in tv,  ma il popolo e la gente afgana rimangono sfumati,  sullo sfondo degli ormai quotidiani bollettini di guerra.

Khaled Hosseini, in questo bellissimo romanzo,  ci racconta gli afgani partendo dalla storia di due bambini nell’Afghanistan pre-sovietico del 1975 per poi seguire le tristi e drammatiche vite di questi ragazzi fino ad arrivare ai giorni nostri. Amir è un ragazzo afghano di etnia Pashtun, figlio Baba, un ricco uomo d’affari, mentre Hassan, suo coetaneo, è povero, analfabeta e di etnia Hazara. I due ragazzi crescono insieme perchè  Ali, padre di Hassan, presta servizio nella villa di Amir. I due amici sono molto bravi nelle battaglie di aquiloni che si tengono annualmente a Kabul, dove il vincitore deve abbattere tutti gli aquiloni avversari e recuperare l’ultimo aquilone caduto a terra.  La coppia è perfetta:  Amir è abile nel combattere con l’aquilone mentre Hassan è imbattibile nel recupero degli aquiloni caduti. Purtroppo quando arriva la tanto agognata vittoria della coppia, è Hassan che paga un prezzo troppo alto per recuperare l’aquilone abbattuto: viene violentato e Amir non ha il coraggio di difendere l’amico. Questo episodio segnerà per sempre la vita di Amir, anche dopo l’invasione  sovietica, quando i destini dei due ragazzi si separeranno: Amir fuggirà negli Stati Uniti, mentre Hassan resterà nell’inferno afgano.  Dopo decenni sarà una telefonata a richiamare Amir in Afghanistan per farlo tornare sulle tracce dell’amico d’infanzia…

Il libro è bellissimo, scorre velocemente e si legge tutto d’un fiato… Più di una sera ho fatto le ore piccole per sapere come andava a finire, perchè non riuscivo a staccarmi dalle pagine. La storia è drammatica ma allo stesso tempo commuovente e  toccante. Al termine della lettura, nonostante le emozioni forti e le vicende tristi, il romanzo si conclude con un flebile filo di speranza, che appare come un piccolo raggio di sole che si fa largo in un orizzonte di pressanti nubi nere.

Il libro può piacere o non piacere, ma alla fine  ha un suo effetto: apre uno squarcio su un paese lontano da noi e offre una visione dell’Afghanistan diversa da quella dei TG… Da leggere per capire (e far capire ) quanto possono essere difficili l’infanzia e l’adolescenza se non sei nato nel ricco Occidente…

Buon Natale!

Mammina

foto "Mammina" by La Kissi - flickr

Il blog augura un Buon Natale a tutti i lettori (ma esistono? ma ci sono almeno 3 o 4 lettori?) e alle loro famiglie. Dato che fare i soliti auguri pieni di retorica e di buonismo mi sembra banale e che il tempo per scrivere qualcosa di sensato e di non melenso è ormai poco (purtroppo come ogni Natale arrivo al 24/12 di corsa, in fretta e furia e con un sacco di cose da fare all’ultimo momento) approfitto di una bella lettera scritta da Alessio Di Florio per Peacelink che vi lascio come augurio e spunto di riflessione…

Con affetto e tanti Auguri a voi e alle vostre famiglie.

Che non sia un Natale cieco e vuoto

Carissim*,
anche quest’anno siamo giunti al Natale. Da diverse settimane siamo immersi, tra luci, regali, addobbi e orpelli vari nell’atmosfera della festa.

Una festa che quest’anno, come tutti gli anni ma forse anche di più, lascerà fuori moltissime famiglie. Sarà un Natale carico di dolore nelle oltre mille famiglie che nel 2009 hanno visto un loro familiare morire sul posto di lavoro. Sarà un Natale triste e mesto nelle migliaia di famiglie che la speculazione finanziaria ed industriale ha lasciato senza un lavoro, togliendo la speranza anche per il 2010.

In questi ultimi giorni le cronache sono state interessate dai disagi per la neve che ha bloccato i trasporti. Treni, aeroporti e autostrade bloccate che hanno ritardato molte partenze per le vacanze e moltissimi rientri a casa di chi abita, per studio o per lavoro, lontano dalla famiglia. Per moltissimi, che forse il Natale neanche ricordano cosa sia, questo gelo (che tanto allieta i volti dei bambini coperti e protetti nelle case e nelle scuole) ha già significato la morte. Nella frenesia dello shopping, nel luccicare degli addobbi stradali non ci siamo accorti, abbiamo tralasciato e in alcuni casi anche calpestato, fratelli e sorelle che vivono ai margini, al limitar delle strade. Persone che le vicende della vita hanno sbalzato via dalla società, costringendoli agli stenti, alla fame e alla miseria. Mentre ci prepariamo al cenone natalizio ricordiamo che esistono anche loro.

Così come esistono gli anziani, spesso lasciati soli e abbandonati in ospedali e ‘ospizi’ vari perché disturbano la festa. E’ Natale questo? E il lusso delle nostre tavole, l’immensa mole di cibo che finirà nella spazzatura, ci venga a nausea. Una nausea che ci sconvolga lo stomaco, al solo pensiero che per milioni di persone, nei sotterranei della storia, la spazzatura è l’unica fonte di sostentamento. Si alzano la mattina e non sanno se la fame e la miseria permetterà loro di giungere a sera.

Maria e Giuseppe rifiutati da tutti gli alberghi, e poche settimane dopo la nascita di Gesù costretti a fuggire clandestinamente in Egitto, ci facciano sentire il cuore duro come macigno nel momento in cui le nostre coscienze non vengono smosse dal fratello rifiutato, da coloro che chiedono dignità e vita e trovano filo spinato, botte, violenze, stupri, muri invalicabili. Il coraggio di Giuseppe, che accetta in casa Maria senza spaventarsi di cosa sarebbe potuto accadere, ci faccia sentire fino in fondo il peso dell’ipocrisia, del perbenismo, della condanna moralistica e arrogante con la quale vengono segnate persone e vite.

Il sorriso del bambino nella culla ci stringa il cuore, perché molti bambini non sorrideranno la notte di Natale. Ci salga una vergogna immensa mentre doniamo giocattoli ai bambini delle nostre famiglie e dei nostri amici, se non ci siamo domandati (e nulla abbiamo fatto di conseguenza) la provenienza di quegli oggetti. Che, per far divertire alcuni bambini, possono essere lacrime e sangue dello sfruttamento di migliaia di loro coetanei. Le tenere braccia del Bambino non ci faccia mai, mai e poi mai dimenticare che molte mani strigono un fucile o si tendono verso la loro Madre in cerca di un cibo che non avranno mai. Braccia che saranno crocifisse, nella morte di quel bambino. Mentre nelle nostre calde ed accoglienti case si festeggierà il Natale, in migliaia di fredde celle qualcuno conterà le ore, i giorni, le settimane con angoscia, in attesa dell’ultimo giorno.

Il presepe in plastica e legno non sostituisca la realtà della vita.
La culla del Bambinello non sostituisca le culle vere.

E allora, vi auguro che non sia un Natale vuoto e cieco!

” Che non sia un Natale cieco e vuoto” di Alessio Di Florio pubblicato il 22/12/2009 sul sito di Peacelink.it

Una frase di Otto von Bismarck.

Otto von Bismarck

foto - statua di cera di Otto von Bismarck by Sebastian Niedlich (Grabthar) - flickr

Non si mente mai così tanto come prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia.

Otto von Bismarck (1815 – 1898) uomo politico tedesco, fondatore e primo cancelliere dell’Impero tedesco.

Vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino

Ieri si è festeggiato il ventennale dalla caduta del muro di Berlino e avrei voluto scrivere un pezzo per il blog, per ricordare questo evento che per il mondo, ma soprattutto per la mia generazione che all’epoca aveva più o meno una ventina d’anni, è stato un momento di grandi speranze di pace.

Purtroppo in questi giorni non ho  molto tempo da dedicare al blog e perciò, non potendo scrivere un articolo più lungo, vi metto un video musicale che sintetizza le speranze della mia generazione all’indomani della Caduta del Muro: Wind of change dei tedeschi Scorpions.

Purtroppo la speranza di pace globale che si respirava in quegli anni si è scontrata con la dura realtà degli anni ’90 dove la violenza è cresciuta (guerra in ex-Yugoslavia, genocidio in Rwanda, guerre in Medioriente, globalizzazione selvaggia, disastri ambientali, etc…). Ma se, nel mio e nel nostro piccolo, continuiamo a lottare per la pace, per la solidarietà e per la giustizia, lo facciamo anche  perchè abbiamo  ancora negli occhi e nel cuore le immagini e i volti dei nostri coetanei di Berlino Est del 9 Novembre 1989.

p.s. Il video riprodotto sopra contiene una rimasterizzazione con immagini tratte dalla guerra del Golfo del 2003. Se volete vedere il video originale del 1991 dovere guardare questo video sotto direttamente da You Tube (non è possibile incorporarlo nel blog).