La Chiesa che mi piace… il parroco di Marlia (Lu) chiede di pagare l’ICI.

Foto "italy09 049" by wardell2073

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Quando mi chiedono se sono credente mi tocca sempre spiegare che sono un credente anomalo e non molto praticante… Credo nella Chiesa di base, nei preti di strada, nei missionari e nelle suore spersi tra la disperazione degli ultimi del terzo mondo, in quei preti di periferia che, come canta Jovanotti in Penso Positivo, vanno avanti “nonostante il Vaticano”. Sui cosiddetti “porporati” mi astengo da qualsiasi commento perchè  userei parole molto maleducate che preferisco risparmiarvi…

Un prete che non conosco, ma che sicuramente mi piacerebbe, è Don Fulvio Calloni, parroco di Marlia (frazione del Comune di Capannori in provincia di Lucca) che ha scritto la seguente lettera al Sindaco di Capannori, chiedendo di pagare l’ICI…

Carissimo Sindaco di Capannori (LU),

premetto che questa mia lettera è a titolo del tutto personale e non voglio coinvolgere in quello che dico il mondo che come prete rappresento, né chi nella chiesa conta più di me.

La mia richiesta può sembrarti strana ma per me è conseguenza della logica del vangelo che deve essere sempre messo in dialogo con la vita concreta degli uomini.

Ti chiedo come posso anche io, nonostante le esenzioni concesse alla mia parrocchia, pagare l’I.C.I..

In questo periodo di difficoltà a tutti vengono richiesti tagli e sacrifici e non vedo perché io e questa mia comunità cristiana dobbiamo considerarci esenti: per essere buoni cristiani bisogna essere anche buoni cittadini e non possiamo avere a cuore le nostre esenzioni fiscali più del bene comune.

Anche io personalmente risento molto di questa crisi, non sono ricco come molti pensano, ricevo da “L’Istituto Sostentamento Clero” appena 400 euro al mese, con il contributo mensile della parrocchia e qualche offerta non supero di molto, come tutti i parroci, i 1000 euro mensili (e i vescovi miei superiori, ti assicuro, non guadagnano molto più di me). Ma essere un po’ più povero mi aiuta a sentirmi in sintonia con chi è povero davvero.

Anche io poi ho dei … “figli” di cui devo occuparmi, non per niente mi chiamano padre, sono coloro che bussano alla mia porta per un aiuto, e ti garantisco , quel genere di “figli” aumenta sempre di più.

Io, nonostante tutto, in fondo al mese ci arrivo, loro no!

Sarei disonesto se in questo contesto facessi silenzio su tutto il bene che fa la chiesa per chi vive situazioni di difficoltà, attraverso la Caritas, il volontariato e quella realtà capillare che è la parrocchia, (una delle cose che in Italia funziona ancora) è un bene poco rumoroso, e poco televisivo perché non ha bisogno di applausi nei talk shows; ma sarebbe una grande tentazione giustificare le mie agevolazioni fiscali, anzi pretenderle, magari in nome della carità che faccio.

Il vangelo mi insegna diversamente: non posso amare i figli a cui vengono richiesti sacrifici e nello stesso tempo difendere i miei vantaggi. Vantaggi, diritti, privilegi o riconoscimenti economici non concordano con il vangelo il quale ci chiede di dare anche la tunica a chi vuol portarti via il mantello (Mt. 5,40).

La storia poi ci dice che quando la chiesa ha lottato per i suoi diritti e privilegi personali, soprattutto se di natura pecuniaria, in pratica ha sempre grandemente perso.

Ancora una cosa ti chiedo, è un’attenzione particolare di questa tua amministrazione ai casi sociali che stanno sempre più emergendo. Molti di questi sono quasi invisibili: il mestiere del povero, per tanti, è del tutto nuovo, e qualcuno non sa da dove rifarsi. Così alla povertà si aggiunge il non saper come muoversi, l’incapacità a disbrogliarsi e molto spesso la disperazione.

Ora bisogna unire le forze tutti quanti, chiesa e mondo civile, per il bene dell’Uomo, che concretamente è la nostra gente.

Del resto noi, come chiesa non siamo qualcosa che si contrappone al mondo, ma quella parte del mondo che ha creduto in Gesù Cristo il quale ci chiede come segno di riconoscimento il servizio all’Uomo.

 Ti Ringrazio.

 Don Fulvio Calloni, Parroco di Marlia

lettera pubblicata sul sito www.loschermo.it

Anche la replica del sindaco di Capannori (centrosinistra)  merita di essere pubblicata. Bisognerebbe averne di preti e di sindaci di questa levatura, magari sarebbe bene averne anche più in alto, ma ho l’impressione  che per salire nelle gerarchie, sia civili che religiose, si debbano svendere i propri principi in nome dei compromessi col potere…. Evviva i parroci e i sindaci di campagna!

Caro Fulvio,

la tua lettera non mi sorprende perché so che tu sei un sacerdote attento alle persone e alla loro condizione di vita, qualunque essa sia. Ti ho sentito parlare spesso, nelle tue appassionate omelie, di un amore che non giudica, di una vicinanza che accompagna le persone nei momenti belli e brutti della vita.

E’ vero, di fronte a questa situazione economica, non possiamo rimanere in silenzio o continuare a coltivare solamente i nostri interessi personali. Ce lo chiedono le tante persone che bussano alle nostre porte, a quella delle parrocchie, luoghi simbolo dell’accoglienza e della carità e a quella del Comune, istituzione locale vicina ai cittadini. E’ facile e anche scontato individuare, in una realtà così complessa, delle situazioni di “privilegio” sulle quali scaricare rabbia e frustrazione; più difficile è capire i motivi, analizzare anche le piccole sfumature, leggere dentro le righe e nei cuori delle persone e dimostrare la volontà di un cambiamento.

La tua lettera, se non sbaglio, va proprio in questa direzione e diventa un esempio di coraggio e di disponibilità a mettere in discussione posizioni che, talvolta, contrastano con i valori professati e vissuti. Come sindaco, fino a quando non ci saranno cambiamenti nella legislazione nazionale, non potrò accogliere la tua richiesta, ma sono pronto a sostenere la tua apertura provocatoria al confronto su un tema che si è imposto, con forza, nel dibattito del nostro Paese.

Da cittadino osservo, da un lato l’atteggiamento esitante e prudente dei vertici ecclesiastici, dall’altro prendo atto del coraggio di uomini e donne di Chiesa che, con le loro scelte, pagano un prezzo alto in termini di valori, di testimonianza di fede e di impegno sociale. Con queste persone, che come te, non esitano a stare in prima linea e non si nascondono di fronte alle sollecitazioni della società, sono certo che la comunità civile di Capannori potrà realizzare quella rete di solidarietà, capace di abbattere le divisioni e di aumentare la coesione sociale”.

Giorgio Del Ghingaro

Sindaco di Capannori

lettera pubblicata sul sito www.loschermo.it