Natura selvaggia… in città!

Nel tragitto che faccio ogni giorno tra casa e l’ufficio passo accanto ad un pezzo di terreno rettangolare, circondato su due lati dai giardini condominiali di due palazzine e negli altri due lati, da due strade. E’ un pezzo di terra completamente abbandonato e incolto: da quando frequento la zona (oltre 20 anni) non ci ho mai visto nessuno  a ripulirlo o farci qualsivoglia lavoro. Tolti due o tre alberi, gli  arbusti si sono sviluppati e  hanno preso il sopravvento su tutto il resto della vegetazione. Alla fine si è formata una piccola zona “selvaggia” in città.

Guardate che spettacolo, in questi giorni la fioritura delle rose! Non curate da nessun giardiniere si sono espanse liberamente, a loro piacimento: che bellezza questo fazzoletto di natura!

p.s. cliccando sulle foto si ingrandiscono.

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Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Foto ” Rose – Roses” by unpodimondo – flickr

Un paese civile si riconosce anche da queste piccole cose…

Foto "17/365" by DorteF - flickr

Foto “17/365″ by DorteF – flickr

Nelle settimane scorse abbiamo discusso su vari blog dell’opportunità di tenere aperti i negozi la domenica e nelle giornate di festa, soprattutto nelle località turistiche. Non voglio tornare sull’argomento ma colgo l’occasione per farvi conoscere un’usanza che ho trovato in Austria.

La Domenica in Austria tutti i negozi sono chiusi, sia che vi troviate nei paesini di montagna sia che vi troviate nel centro storico di Vienna: uniche eccezioni qualche bar, qualche ristorante e qualche museo (ma non tutti). Sono chiuse perfino le edicole e quello che vedete nella foto è il modo per comprare il giornale la Domenica mattina: ai semafori, ai pali della luce e ai cartelli stradali sono appese delle buste con i quotidiani e un mini salvadanaio con un lucchetto dove mettere le monete per pagare il giornale. Si mette il soldino  e si prende la propria copia: l’anno scorso l’ho fatto anch’io quando ero a Vienna in occasione del concerto di Lady Gaga…

Immaginatevi una cosa del genere in Italia… qualcuno si porterebbe via tutti i giornali senza pagare, oppure sbarberebbe il salvadanaio e magari romperebbe anche il palo pur di arraffare quella decina di euro che ogni scatolina contiene. Qualcun altro lo farebbe solamente per danneggiare un quotidiano che ha una linea politica diversa dal proprio pensiero.

Secondo me, queste buste appese ai cartelli stradali, sono un segno di civiltà e di rispetto che purtroppo noi italiani non possiamo permetterci. Ogni palo esprime il rispetto del lavoro e del riposo altrui, la fiducia nel prossimo e indica che almeno la Domenica non è fatta per produrre e consumare senza sosta.

E tutto sommato, anche per i turisti, la Domenica austriaca diventa piacevolmente diversa: passeggiare con i negozi chiusi e le vetrine spente diventa l’occasione per concentrarsi sulle architetture, sui monumenti a cielo aperto e sulle persone del luogo. A volte si colgono dei dettagli che, attirati dal luccichio delle vetrine, magari ci sarebbero sfuggiti… E se poi un museo dovesse essere chiuso, rimane sempre qualche parco o qualche panchina dove sedersi e, con lentezza, ammirare un paesaggio nuovo e tutta la vita che scorre intorno…

Dio c’è (…e lo Spirito Santo lavora pure bene!)

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Foto “Holy Spirit 35″ by Waiting For The Word – flickr

Per secoli, filosofi, teologi, scienziati, religiosi e uomini di cultura si sono posti il dubbio dell’esistenza di Dio. Oggi, alla luce degli ultimi fatti, possiamo dire senza alcun dubbio, che Dio c’è!

Pensate allo scorso 11 Febbraio 2013. Papa Benedetto XVI annunciava le sue dimissioni, gettando la Chiesa e milioni di fedeli nello sconforto, per un gesto che non si verificava da quasi 600 anni. Preparata in fretta e furia la Cappella Sistina, il 12 Marzo i cardinali si sono riuniti e dopo aver invocato lo Spirito Santo, hanno aperto il Conclave. Lo Spirito Santo è disceso ed è stato così celere e preciso che già il giorno dopo avevamo Papa Francesco, un papa che, a vedere dal primo mese di pontificato, sembra aver portato una ventata di umiltà, semplicità e rinnovamento che fa ben sperare per il futuro della Chiesa.

Sarà che lo Stato è laico ma a Montecitorio, con l’elezione del Presidente della Repubblica, invece è andata proprio male. Le dimissioni più prevedibili (arrivano ogni 7 anni e non ogni 600), ci hanno dato il risultato peggiore possibile… Non solo sull’aula non aleggiava lo Spirito Santo, ma nemmeno  il più banale buonsenso, neppure la più semplice “diligenza del buon padre di famiglia”, quella che ci insegnavano ad educazione civica e che dovrebbe caratterizzare tutti i dipendenti pubblici… dal netturbino all’onorevole.

Invece no, sull’elezione del Presidente della Repubblica non è volato nessun soffio rinnovatore… Anzi, i nostri politici si sono chiusi dentro al loro fortino ed hanno sigillato porte e finestre, proprio per impedire l’ingresso di un qualsiasi spiffero di novità. A due mesi dalle elezioni, pur di restare al potere, queste facce di bronzo ignorano il grido del  popolo fuori dal palazzo e non si rendono conto della puzza di marcio che invece esce dal bunker in cui si sono rinchiuse…

Sinceramente, prima di un Napolitano bis, avrei preferito qualsiasi altra soluzione: perfino il Papa-Re… Vieni Santo Spirito!

Con Boston nel cuore.

Lunedì sera stavo finendo di guardare un documentario in tv e già pensavo di andare a letto quando mi è arrivato un SMS. Era Adriano, mio compagno di allenamento e di corse, che mi informava delle due bombe esplose alla Maratona di Boston. Ho subito cambiato canale e ho seguito fino a notte fonda le dirette sui canali allnews. Nel frattempo su facebook, Lori, un’altra nostra compagna di corse, scriveva che lei era lì nel 2011.

Anche se come podista non sono mai uscito dal mio confine regionale, ormai sono 10 anni che corro: maratone, mezze maratone, ultramaratone, trail, cross e tantissime corse su strada, lunghe e corte, internazionali e di quartiere. Quando non ho corso (perchè infortunato) ho sempre fatto il volontario: ad esempio negli ultimi due anni sono stato al ristoro finale, dopo il traguardo della Maratona di Firenze. Quelle immagini, geograficamente così lontane, mi sono così familiari che io mi sono rivisto in tutti quei volti: mi sono rivisto nei corridori (tra l’altro quelli colpiti erano proprio quelli sui miei tempi) che arrivavano e volevano coronare un sogno; mi sono rivisto nei volontari che li accolglievano e avrebbero voluto aiutarli uno a uno; mi sono rivisto nei familiari e negli amici che aspettavano all’arrivo colui o colei con cui hanno condiviso mesi di preparazione…

Nei prossimi giorni discuteremo sul perchè di questo atto criminale. Al momento, per la mia storia di podista, mi sento di dire: IO SONO LORO.

Tra le tante foto pubblicate sul web ho scelto questa, perchè vorrei ricordare la Maratona di Boston per quello che era fino a prima dello scoppio… l’unione di runners, volontari e spettatori per quella che doveva rimanere una festa.

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Foto “2013 Boston Marathon” by soniasu_ – flickr

La invitiamo a rimanere in attesa per non perdere la priorità acquisita.

Come sapete di lavoro faccio l’informatico e ogni tanto mi capita di telefonare ai famigerati numeri verdi: software houses, fornitori di linee ADSL, centri assistenza per attrezzature in garanzia e così via… Alla risposta parte il solito disco e dopo aver spippolato sulla tastiera per selezionare i vari menù, arriva la fatidica frase: “La invitiamo a rimanere in attesa per non perdere la priorità acquisita.” E poi? Poi parte la musichetta…

Oltre alla noia mortale di dover aspettare un centralinista che l’80% delle volte non risolverà il tuo problema, perchè non capisce niente di informatica, c’è l’aggravante della musichetta che nella maggioranza dei casi fa venire il latte alle ginocchia, aumentando il tedio dell’impaziente interlocutore: “Le quattro stagioni” di Vivaldi, “Per Elisa” di Beethoven, qualche notturno di Chopin (per far addormentare definitivamente  il poveretto in linea) oppure Brahms o il “Danubio Blu” di Strauss.

Fino a stamattina, l’apice della modernità delle musichette nei dischi dei centralini, arrivava al massimo a George Gershwin e Frank Sinatra. Oggi ho dovuto chiamare l’Assistenza Corporate di Telecom Italia per due linee ADSL non funzionanti e con una piacevole sorpresa (visto che l’ho dovuta ascoltare per quasi 10 minuti) il centralino ha suonato “Grace Kelly” di Mika

Giuro che la volta che trovo un centralino che suona Lady Gaga oppure Elio e le Storie Tese vi richiamo anche se non devo chiedervi niente…

P.s. per le cosiddette aziende “serie”. Se proprio la musica pop/rock non dovesse essere in linea con l‘immagine del vostro Brand,  vi concedo al massimo Miles Davis, Charlie Parker e Dizzy Gillespie. Se poi volete insistere con la classica, proprio in via di favore, chiuderò un occhio (e un orecchio) solo su Mozart… ma “Le quatto Stagioni” PROPRIO NO…

Masterchef, X Factor, The Voice… Maledetti Talent io vi odio!

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Foto “MasterChef_HotSteel_CMYK” by rtppt – flickr

In questi giorni di festa, caratterizzati da pioggia, tempo uggioso e altre amenità meteorologiche, a chi non è capitato, non potendo uscire di casa, di buttarsi sul divano e demandare al telecomando l’incombenza di far passare qualche ora di relax? Io l’ho fatto e mi sono imbattuto nelle repliche su “Cielo” della trasmissione  Masterchef. I talent non mi piacciono per niente ma sono rimasto alla visione per capire se l’imitazione di Crozza è esagerata o se davvero il trio Barbieri-Cracco-Bastianich è così crudele verso i concorrenti.

La mia impressione è stata devastante: secondo me non sono crudeli, sono peggio, sono degli aguzzini con nessun rispetto verso i concorrenti. Piatti e vassoi che volano, urla e offese alle persone che hanno davanti. Anzi più di offese: vere e proprie umiliazioni in diretta. E poi quei concorrenti: muti, col loro piattino in mano e con lo sguardo terrorizzato.  Sarà stata la settimana santa ma mi venivano in mente le Sacre Scritture:

Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. (Isaia 53,7)

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Foto “Giudizio Universale” by AleBonvini – flickr

La scena di questi poveretti in attesa di essere giudicati da questa specie di Trinità dei fornelli mi ricordava altre immagini della storia dell’arte: quelle delle anime in pena in attesa di essere giudicate in uno di quei tanti Giudizi Universali pieni di angeli e diavoli: da quello di Torcello, a quello di Giotto agli Scrovegni, a Michelangelo nella Sistina per fine col Vasari a  Firenze (nella foto) o Hieronymus Bosch. Insomma, il trio non ha nessuna pietà anche se in fondo si tratta soltanto di giudicare  una zuppa. Ok, la triade Barbieri-Cracco-Bastianich assomma su di sé un numero di stelle Michelin pari a metà del firmamento in cielo, ma questo non credo che li autorizzi a trattare il resto del genere umano come feccia se sbagliano a fare una zuppetta. In fondo anche le loro ricette pluristellate… dopo che hanno transitato nell’apparato digerente dei clienti dei loro ristoranti, finiscono nello stesso posto dove vanno le mie modeste ed insignificanti uova al tegamino!

Mi piacerebbe che quando Barbieri-Cracco-Bastianich hanno bisogno di qualche professionista (l’idraulico per un tubo rotto, un informatico per un pc pieno di virus o un medico per qualche disturbino) questi usasse i loro metodi e li trattasse a pesci in faccia scaraventando tutto a terra e umiliandoli ben bene a suon di “Muoro” e “Mapazzoni”!

Sinceramente non riesco a capire come il pubblico si diverta vedendo tanta ansia, agitazione e conseguenti umiliazioni. L’unica cosa che mi viene in mente è che se l’impero romano avesse avuto la televisione i cristiani non li avrebbero fatti mangiare dai leoni al Colosseo, ma nello studio di un talent show e il pubblico, invece di usare il pollice verso, avrebbe usato il televoto!

Allargando la visione a tutti i talent (compresi quelli musicali) mi viene da dire che si tratta di enormi  falsi perchè non è così che si crea la cucina e nemmeno la musica! Il talent col televoto è una sorta di Far West, di lotta di tutti contro tutti, al grido “E alla fine non ne rimase nessuno!”. Un delirio da neoliberismo televisivo dove si va avanti, di puntata in puntata, eliminando gli avversari uno ad uno, seguendo l’imperativo “Mors tua vita mea”. Immaginate se negli anni ’60 avessimo avuto X-Factor: non avremmo avuto i Beatles! George, Ringo, Paul e John si sarebbero eliminati a duello a vicenda e il televoto magari avrebbe decretato il vincitore fra Lennon e McCartney! Poi però non avremmo mai avuto quelle splendide canzoni firmate in coppia!

La falsità dei talent sta tutta nella negazione che le cose migliori, nella musica e credo anche nella cucina, nascano dall’incontro, dal confronto, dallo scambio delle idee e dal fare le cose insieme, cooperando. Non ho esperienze in cucina ma nella musica (ormai più di venti anni fa) sono stato un jazzista amatoriale di un buon livello  e all’epoca ho avuto l’occasione di suonare con alcuni mostri sacri come Stefano Bollani, Tony Levin (King Crimson), Claudio Baglioni, più altri bravissimi musicisti della scena jazz di Firenze. Puoi essere il più virtuoso strumentista del mondo ma quando inizi a fare “musica d’insieme” devi umilmente ricominciare tutto daccapo: studiare e imparare a suonare con gli altri ascoltandoli e interagendo con loro. All’inizio è difficilissimo ma poi si ricevono un sacco input, si imparano molte cose e si hanno molte più soddisfazioni in un pezzo suonato e vissuto insieme ad altri che suonandosi addosso da soli, ripiegati su se stessi.

…E anche in cucina credo che sia lo stesso o almeno così mi pare, vedendo mia madre e le sue amiche che si scambiano le ricette!

Burattini senza fili.

I’Vale e i’Leo sono due miei amici, grillini militanti. Quando li ho conosciuti il Movimento 5 stelle era ancora di là da venire e posso dire che i’ Vale e i’Leo sono due persone perbene, dalle quali comprerei una macchina usata. Da Beppe Grillo e da Casaleggio  penso che invece una macchina usata non la comprei mai, forse non comprerei nemmeno un triciclo!

Ora io mi immagino (e mi auguro per il bene dell’Italia) che i deputati e senatori eletti nel Movimento Cinque Stelle assomiglino di più a i’Vale e i’Leo che a Grillo e Casaleggio. Sono sicuro che i’Vale e i’Leo, se fossero in Parlamento, non riconsegnerebbero la nazione a Monti e Berlusconi, quelli che i grillini chiamano “Rigor Montis” e “Nano Malefico”. I’Vale e i’Leo si turerebbero il naso, userebbero il loro buon senso di precari e, con della sana diplomazia, tratterebbero da pari a pari con Bersani, per il bene del paese.

I grillini eletti in Parlamento ci hanno sempre ripetuto il mantra che loro sono cittadini come noi e che Beppe Grillo è solo il loro megafono. Ecco, adesso che la campagna elettorale è finita, è l’ora si spegnere il megafono, abbassare le urla e di mettersi a discutere attorno ad un tavolo del futuro di 60 milioni di italiani, con ragionevolezza.

La prima e forse più ardua sfida che attende i deputati e senatori del Movimento 5 stelle, è dimostrare all’Italia che ragionano con la loro testa, per il bene del paese e che non sono dei burattini i cui fili sono manovrati da Beppe Grillo e Casaleggio.

Cari deputati e senatori grillini, in questo periodo in cui state studiando intensamente per entrare in parlamento, prendetevi una pausa e ascoltatevi un disco, uscito quando molti di voi forse non erano ancora nati. Si chiama Burattino senza fili” ed è stato composto nel 1977 da Edoardo Bennato. Potrebbe tornarvi più utile di tanti tomi di diritto pubblico…

Cambio di stagione…

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Foto “Springtime / Kikelet” by Robi70 – flickr

Come recita l’adagio, noi Italiani siamo un popolo di santi, poeti, navigatori ma anche di commissari di calcio e da alcuni giorni pure di analisti politici. Dopo aver letto un po’ di tutto sui risultati elettorali, anch’io dico la mia sulle elezioni dello scorso week-end, partendo da alcuni numeri che ho trovato su internet:

Dal 2008 al 2013 la coalizione di centrodestra ha perso più di 8 milioni di voti. Nello stesso periodo il centrosinistra ha perso più di 3.5 milioni di voti. Monti ha ottenuto un risultato inferiore alle aspettative, facendo sparire Udc e Fli e la sinistra radicale resta ancora una volta fuori dal parlamento (fonte). In compenso, grazie soprattutto al Movimento 5 stelle e in parte anche al PD, abbiamo il Parlamento più giovane della storia repubblicana (età media alla Camera 45 anni, al Senato 53 anni) e quello con la maggiore percentuale di donne (32% alla Camera e 30% al Senato), il che non mi pare un male, anzi… (fonte)

Tenendo conto di questi dati faccio la mia modesta analisi.

L’elettorato di centrodestra doveva scegliere fra Monti e Berlusconi. Chi non ha voluto turarsi il naso si è astenuto o ha votato Grillo. Gli altri, secondo il mio modesto parere, si sono tappati le narici e hanno scelto quello che hanno forse ritenuto un male minore: fra un partito espressione delle banche e della grande finanza che si fa dettare la linea politica dalla Germania e il solito caravanserraglio berlusconiano, in disfacimento ma pur sempre tricolore, han scelto il partito patrio che almeno prometteva il rimborso dell’imu… Insomma, parafrasando il discorso di Fassino del 2009… se la Merkel vuole influenzare la politica italiana si faccia il suo partito “Zelta Cifika” e scenda in Italia, senza nascondersi dietro il fantoccio di Monti… E poi siamo sinceri: fra gli elettori inamovibili del Pdl ci sono categorie che, secondo me, si rispecchiano in Berlusconi: ad esempio, chi meglio di Silvio può tutelare il classico idraulico o dentista che non ti rilascia mai la fattura?

Da questa situazione ne discende una sonora lezione anche per il PD: a furia di inseguire il centro montiano e la destra, non solo il PD non prende i voti di Monti e di Berlusconi, ma perde molti più voti fra il suo elettorato tradizionale. La lezione farà bene a ricordarsela soprattutto Matteino Renzi  che  ha sempre tirato il Pd a destra… E’ l’ora che la sinistra capisca che, con la crisi che ci attanaglia, continuare ad andare verso il neoliberismo alla Blair è semplicemente una mossa suicida… D’altra parte se il reddito di cittadinanza  e la riduzione dell’orario di  lavoro le propone Grillo e non il PD e poi Grillo vince le elezioni, una ragione ci sarà.

A sinistra, almeno a vedere qui a Firenze,  da anni c’è un bel fermento: movimenti per il diritto all’acqua pubblica e i beni comuni, contro le grandi opere, per la legalità, per i diritti dei precari, per la tutela delle minoranze, per l’ambiente, per  le economie alternative (gruppi acquisto solidale, commercio equo, scec, etc…). Tutte persone semplici ma impegnate, volontari che si fanno e si sono fatti un mazzo così e che nel migliore dei casi sono stati ignorati dai partiti della sinistra, quando non sono stati bellamente offesi e presi in giro, soprattutto da quei membri del PD che, chiusi nelle loro stanze, erano  impegnati al governo delle città (e magari anche di qualche fondazione bancaria).

Insomma c’è una marea di gente  e soprattutto di idee di futuro che, vedendosi chiuse le porte in faccia dai partiti tradizionali della sinistra, hanno trovato uno sbocco e orecchie attente alle loro istanze solo nelle liste civiche e nei movimenti, a partire da quello dei 5 stelle. E così mentre il PD rincorreva Monti e mentre la sinistra radicale, con lo sguardo rivolto al passato, rimetteva insieme i soliti vecchi cocci di Rifondazione e dei Comunisti Italiani e riproponeva l’ennesimo magistrato in politica, molte persone di sinistra, evidentemente affamate di futuro,  hanno votato Beppe Grillo.

Dopo questo terremoto elettorale, Bersani ha in mano il destino dell’Italia: attaccarsi al vecchio (Berlusconi, Napolitano e Monti) e continuare a scivolare verso il baratro oppure accettare la sfida di Grillo e sterzare verso un futuro ignoto, difficile e in salita. Se contemporaneamente Grillo la smettesse con le sue offese e boutades, assumesse un tono più istituzionale e alla fine i due si mettessero d’accordo,  forse il futuro potrebbe essere portatore di speranze…

La gita dei/delle chierichetti/e…

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Foto “FIAT 900 T 1976 900cc” by museo.del.modellismo.automobilistic o – flickr

Metà anni ’70 del secolo scorso (forse 1975, 1976 o 1977). In una bella giornata di inizio estate un pulmino Fiat (forse un 850T o un 900) percorreva l’Autostrada del  Sole. Alla guida c’era Don Rodolfo, energico parroco di un paesino dell’Appennino toscano, mentre dietro c’erano una decina di ragazzini e ragazzine delle elementari di ritorno dall’annuale gita dei chierichetti… e pure delle chierichette femmine che il Don aveva istituito da un paio d’anni, con un gesto profetico e moderno nato dalla volontà di attuazione del Concilio Vaticano Secondo…

Prima di rientrare a casa il Don volle fare una sosta a Firenze Nord per la visita della Chiesa dell’Autostrada del Sole progettata dall’architetto Michelucci. Immaginatevi l’effetto di un gruppo di ragazzini delle elementari in gita, dentro una chiesa completamente deserta: insomma facevamo un bel baccano… Ad un certo punto da una porticina sbucò un prete arcigno, segalitico e antipatico come un carabiniere con la paletta alzata o come un arbitro che estrae il cartellino rosso. Ci fece una parte di merda, dicendoci che disturbavamo la quiete della casa del Signore e che ci dovevamo vergognare. Non contento apostrofò perfino il nostro Don Rodolfo…

Noi diventammo piccini piccini e ci zittimmo subito, prevedendo che la parte di merda sarebbe continuata sul pulmino per  i restanti 50 km di strada che ci separavano da casa. Invece Don Rodolfo ci stupì tutti… Si parò davanti al segalitico (una specie di Frollo del cartone Disney de “Il gobbo di Notre Dame”) e gli sparò questa sentenza: «Lei non si preoccupi se in Chiesa sente della confusione, si preoccupi piuttosto di quando sentirà un continuo silenzio perchè vorrà dire che in Chiesa non verrà più nessuno…» Il segalitico girò i tacchi, e sparì dietro la sua porticina e noi, increduli tornammo a casa cantando e urlando sul pulmino…

Questa storia mi è tornata in mente in occasione delle dimissioni di Papa Ratzinger. Un papato che, in continuazione con quello di Wojtyła, ma con molta più determinazione, ha fatto il carabiniere con la paletta alzata… Contro la comunione ai divorziati, l’uso del presevativo, i rapporti prematrimoniali, i temi della bioetica, le unioni gay. Un pontificato contro le chiese povere del sud del mondo, contro la teologia della liberazione, ma contemporaneamente a favore del potere politico che gli ha garantito l’esenzione dell’ICI. Un papato che mentre ha riabilitato i tradizionalisti lefebvriani si è scagliato contro grandi teologi come Hans Küng, Leonardo Boff, Gustavo Gutierrez. Un papato (insieme a quello di Giovanni Paolo II) che ha portato sugli altari schiere di nuovi santi ma che si è dimenticato volutamente di proclamare santo Óscar Arnulfo Romero. Un papato che, a furia di estrarre i cartellini rossi, si è scordato che Dio è soprattutto Misericordioso.

E così Papa Ratzinger che si dimette mi ha ricordato il prete arcigno e segalitico che, con la Chiesa in silenzio e ormai desolatamente vuota, gira i tacchi ed esce dalla sua porticina… D’altra parte non sarà un caso se, nelle ormai rarissime occasioni in cui vado alla Messa Domenicale, io che ormai sono più vicino ai 50 che ai 40, quando entro in Chiesa abbasso notevolmente l’età media dei presenti. E non sarà un caso se, dopo la breve primavera postconciliare degli anni ’70, sono sparite anche le chierichette…

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Foto “Chiesa dell’Autostrada del Sole” by jacqueline.poggi – flickr

Buon Natale!

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Foto “New Born” by jester_edquilag – flickr

Cosa resta del presepe se, una alla volta, togliamo tutte le casette, le pecore, la cometa e le statuine? Rimane una capanna diroccata con dentro due genitori poverissimi e un bimbo appena nato: fragile e indifeso.

Un bimbo in una situazione precaria che nonostante tutto sorride ai suoi genitori e alle altre persone che si affacciano alla sua mangiatoia, siano esse dei poveri pastori o dei ricchi magi d’oriente.

Un neonato che sorride alla vita, in tutta la sua semplicità, rende ricchi di gioia anche i genitori più poveri!

Che questo Natale, una volta liberato da tutti i fronzoli consumistici e nonostante la crisi, sia  un segno di semplicità, gioia di vivere e di speranza per tutti noi!

Tanti Auguri a tutti!