Diamo una mano ad Equoland: compriamo il cioccolato Ciocador.

Foto "IMG_4660" by Valentina Ceccatelli - flickr

Foto “IMG_4660″ by Valentina Ceccatelli – flickr

Mi scuso con i miei lettori se da un po’ di tempo non pubblico nuovi post: in questo momento ho dei piccoli problemi di salute che mi impediscono di seguire il blog e che mi faranno saltare anche la maratona di Firenze a cui mi stavo preparando da alcuni mesi.

Vorrei però pubblicare un post con l’appello di Equoland per salvare la fabbrica del cioccolato equo e solidale di Calenzano (Fi) che si trova in uno stato di crisi e che cerca disperatamente di salvare i posti di lavoro in Italia e i progetti di solidarietà con i produttori del cacao biologico in Ecuador. Da quel poco che sono riuscito a sapere la Cooperativa di Equoland è in liquidazione e sta cercando di salvare almeno la fabbrica di cioccolato per garantire un futuro alle lavoratrici e ai lavoratori.

L’appello è quindi quello di comprare e chiedere nelle botteghe del commercio equo e solidale i prodotti di Equoland: le cioccolate della linea Ciocador e la famosa crema da spalmare Estrella Primera. Potrebbe capitarvi (come purtroppo è successo a me in un paio di botteghe del commercio equo di Firenze) che in qualche negozio vi dicano che non tengono i prodotti di Equoland perchè non sono certificati biologici o perchè non hanno il bollino delle Associazioni del Commercio Equo e Solidale. E’ tutto vero ma anche questo è dovuto alla crisi che sta attraversando Equoland. Pur producendo con materia prima biologica e seguendo le regole del commercio equo e solidale, Equoland ha rinunciato da tempo alle certificazioni e all’appartenenza alle varie associazioni che rilasciano i “bollini equi e solidali” perchè questi hanno dei costi proibitivi. Equoland, dovendo affrontare la crisi, si è trovata a scegliere fra pagare i diritti per stampare un “bollino” sulle etichette delle cioccolate oppure licenziare qualche dipendente mettendo in difficoltà una o più famiglie.  E’ logico che la scelta più equa e solidale sia stata quella di tutelare le lavoratrici e lasciar perdere (con dolore) le certificazioni…

Quindi, alle vostre botteghe del commercio equo, chiedete tranquillamente  le cioccolate di Equoland e se qualcuno vi farà delle storie ditegli che forse non sono molto solidali se mettono i bollini davanti alle persone e che fra cooperative del Commercio equo e solidale non dovrebbe esserci “concorrenza” ma piuttosto “aiuto reciproco”…

Ecco l’appello dal sito di Equoland….

Cari Amici Finalmente possiamo darvi la buona notizia: siamo tornati operativi con la produzione e vendita della cioccolata Ciocador. L’attività di Equoland per il Commercio Equo e Soilidale proseguirà come prima, senza alcun cambiamento delle filiere, modalità e finalità, ad eccezione della fatturazione che sarà fatta dall’ Officina Alimentare Italiana Srl in qualità di nuova concessionaria intervenuta in soccorso ad Equoland nella gestione temporanea di ramo d’azienda. L’officina Alimentare Italiana si occupa, con passione e competenza, di colture e produzione di prodotti alimentari biologici di filiera corta (Toscana) – http://www.officinaalimentareitaliana.it – un’attività molto affine a quella del Commercio Equo e Solidale – e potrà portare valore aggiunto di sensibilità e qualità nella nostra tanto cara rete equosolidale. Gli ordini del cioccolato per consegne fino all’Aprile 2013 potranno essere inviati a: comunicazione@equoland.it Listino, modalità e condizioni invariate rispetto alla stagione 2011. Anche per questa stagione vorremo essere presenti con il Ciocador su tutta la catena delle botteghe del commercio equosolidale; è indispensabile la vostra preziosa partecipazione per poter recuperare l’equilibrio economico necessario per la sostenibilità della fabbrica del cioccolato equosolidale e di tutto quello che ci ruota intorno (sensibilizzazione, attività formative e didattiche, visite di scolaresche, ecc.), perciò ci aspettiamo di ricevere, come sempre, richieste importanti dei nostri prodotti della linea Ciocador ed altri vari del listino Equoland. Grazie Per ora, i più cari saluti.

tratto dal sito internet di Equoland

p.s. Se qui sotto vi capita di vedere uno spot pubblicitario, sappiate che è stato messo automaticamente dalla piattaforma WordPress, contro la mia volontà. Vi invito ad usare Adblockplus per rimuovere la pubblicità dai siti che state visitando. Grazie.

Uno sguardo sull’America Latina: “La guerra delle due Cristine (e dei limoni per la Coca Cola…)”

Foto "Lemons" by CocteauBoy - flickr

Foto “Lemons” by CocteauBoy – flickr

Da un po’ di tempo seguo la situazione politico-economica dell’America Latina, perchè mi sembra un laboratorio molto interessante a cui guardare per il futuro. Oggi vi posterò un articolo sulla situazione in Argentina che mi ha segnalato un amico e che è apparso a fine settembre sul blog “Libero Pensiero”. Domani invece ci occuperemo di Venezuela. Buona lettura.

La guerra tra le due Cristine e l’impatto sull’Europa. Soprattutto sull’Italia.

di Sergio Di Cori Modigliani

Sudamerica, media e diritti politici su un argomento sottaciuto.

In Gran Bretagna gli hanno dato un nome preciso e ormai la seguono come se fosse una telenovela nella sezione geo-politica: “The Christines at war”, la guerra delle Cristine, che sarebbe una fiction a puntate davvero impossibile non seguire.
Ci siamo anche noi, dentro, naturalmente, e il nostro ruolo in questa telenovela non è certo dalla parte dei buoni. La Storia ci ha messo nella situazione di dover interpretare il ruolo di quei personaggi che quando entrano in scena, dopo le prime due battute, ci spingono a dare una gomitata al nostro compagno di poltrona per commentare “questo mi sa che fa una brutta fine”. Non siamo certo gli eroi di questa fiction iper-realista.
La nuova puntata (vera chicca per gourmet) si è svolta in un sontuoso teatro internazionale: la East Coast degli Usa, tre giorni fa uno scambio di battute al fulmicotone tra la segretaria del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, dalla sede di Washington –reduce da un incontro ufficiale con il ragionier vanesio- la quale, infantilmente ha minacciato l’Argentina usando di proposito una metafora calcistica “per il momento sto mostrando a quella nazione il cartellino giallo; ma c’è una inderogabile scadenza che è il 10 dicembre 2012. Superata quella data scatterà automaticamente il cartellino rosso e l’Argentina verrà espulsa dal Fondo Monetario Internazionale”.  La presidente argentina si trovava in quel momento a un tiro di schioppo, stava a New York, al palazzo dell’Onu. Da aggiungere che (gli sceneggiatori sono abili professionisti di mestiere) nell’esatto momento in cui madame Christine minacciava la senora Cristina, la presidente stava parlando all’assemblea dell’Onu a Manhattan perorando la causa dell’indipendenza del Sud America e chiarendo –con gravi toni minacciosi ben coperti dalla consueta retorica diplomatica- che il teatro internazionale geo-politico non è più quello degli anni’70 e che la grande stagione dello schiavismo colonialista è tramontata. Finito il suo intervento, i suoi segretari le hanno comunicato immediatamente l’esternazione della sua omonima francese. E la presidente Kirchner ha dichiarato subito: “L’Argentina è una grande nazione. Ma prima ancora è una nazione grande. Abbiamo un vasto territorio baciato dalla fortuna naturale. Abbiamo risorse nostre, che ci consentiranno la salvaguardia della nostra autonomia e della nostra indipendenza. Ma soprattutto siamo un paese orgoglioso che ci tiene alla propria dignità. Vorrà dire che staremo fuori”.
Chi non ha seguito tutte le puntate della telenovela (ci sono stati anche dei morti, come il giovane economista Ivan, in una storia che ho  raccontato mesi fa) forse non può seguire in maniera palpitante questo fronte bellico della Guerra Invisibile e potrebbe non capire di che cosa si tratta. Ha a che vedere con la Gran Bretagna, l’Italia, la BCE e la loro relazionalità con il Sud America. Ma soprattutto ha a che vedere con lo scontro tra l’interpretazione keynesiana e friedmaniana dell’economia e con lo scontro dichiarato tra l’interpretazione social-progressista dell’esistenza quotidiana e quella liberista conservatrice. Questo duello è stato riportato, dibattuto e commentato in tutto l’occidente. Neanche a dirlo, Italia esclusa. I servizi della, peraltro, brava Daniela Bottero, corrispondente della Rai di New York, parlavano  del nuovo ipad5, di come a New York si vive l’incipiente autunno,  ammaliandoci con la descrizione variopinta della scelta di Mario Monti relativa a quali ristoranti andare, a quali club partecipare e a quali inviti aderire. In Gran Bretagna, invece, (il vero cuore del problema) a questa puntata hanno dato un risalto talmente forte che la BBC ha scelto di destinarle ben cinque piattaforme mediatiche diverse: televisione di stato, radio, sito on line, diretta streaming, l’intera stampa cartacea mainstream. Per evitare di essere subissato dai consueti commenti della serie “dacce ‘sto link”, in un post scriptum, in copia e incolla, trovate l’articolo preso dal sito on line della BBC, sintetico ma esaustivo.
Qual è il contenzioso?
Eccolo esposto in maniera molto semplice e sintetica:
Il Fondo Monetario Internazionale sostiene che, sulla base dei propri dati a disposizione, l’inflazione in Argentina ha raggiunto la cifra del 30% in seguito alla irresponsabile azione di emissione di carta moneta da parte del Banco de la Naciòn perché in Argentina è stata scelta (il termine usato è “irresponsabile”) la strada degli investimenti in infrastrutture, salvaguardia del territorio idro-geologico, salario minimo garantito, credito agevolato alle imprese, protezionismo (con aliquote altissime praticate a tutte le multinazionali che in Argentina producono ma non investono il loro profitto in attività locali per favorire la occupazione)  e aumento del proprio disavanzo di bilancio al fine di potenziare istruzione pubblica, ricerca scientifica e innovazione tecnologica. Un’inflazione così alta comporta il rischio di “implosione del sistema economico” e quindi il resto del mondo economico, per salvaguardarsi, deve prendere le distanze da un modello economico così disastroso, definito “ormai fuori controllo” e quindi o l’ Argentina si adegua oppure viene espulsa. Una volta fuori, immediatamente verrà chiesto il saldo di tutti i loro bonds, il pagamento di tutte le transazioni internazionali di merci, e l’intero sistema finanziario del pianeta dichiarerà “inagibile” ogni forma di finanziamento all’Argentina, la quale, inoltre, dovrà immediatamente abolire gli investimenti e lanciarsi in una poderosa manovra di austerità, rigore e stretta creditizia, pena la cancellazione dei contratti internazionali di import-export.
Il governo della Repubblica Argentina, invece, sostiene che la propria inflazione è intorno al 9%. E dichiara che i dati forniti dal Fondo Monetario Internazionale non sono dati veri, perché le aziende di rating che hanno fornito le informazioni sono agenzie private finanziate –fatto questo noto- da J.P.Morgan, Citibank e Societè Generale, che sono parte in causa e vogliono destabilizzare l’intero Sud America per avere la possibilità di poterci speculare sopra. L’Argentina, inoltre, ritiene che l’ FMI “ha lanciato un sistema di punizione” nei confronti delle nazioni dotate di un sistema finanziario economico centrale che vieta (come appunto nel caso dell’Argentina) ogni attività finanziaria speculativa sui derivati, perché gli investimenti finanziari sono consentiti solamente su titoli e aziende che producono merci reali. Come ultima considerazione, l’Argentina ritiene che il Fondo Monetario Internazionale abbia come compito quello di monitorare la situazione economica delle nazioni senza dover mai intervenire sulla qualità delle politiche economiche nazionali e locali essendo il principio dell’autodeterminazione dei popoli un valore riconosciuto dalla carta internazionale dell’Onu in data 1948.
Queste sono le due posizioni.
Poiché non si tratta di Juventus-Roma (forza capitano) dove il tifo è lecito, ciò che conta, in questo caso, è comprendere di che si tratta. Ma soprattutto che cosa accade se vince una o l’altra delle due Cristine.
I rapporti di forza non sono affatto come istintivamente si può credere, ovvero Davide contro Golia, perché c’è un piccolo paese, laggiù nel polo sud, che conta poco o nulla, e da solo si è messo contro i poteri forti. Questa è la retorica perdente terzomondista che vive di ideologia e favole sentimentali.
Si tratta di un poderoso braccio di ferro politico, che ci riguarda tutti. Italia in prima fila.
(e vi spiegherò più avanti il perché).
Chi vincerà? Non lo so. Però so chi voglio che vinca. E so, con matematica certezza, che cosa accadrà sia nell’uno che nell’altro caso.
Personalmente parlando (qui è il mago che si esprime) penso che abbia molte più chance l’Argentina che il Fondo ;Monetario Internazionale. Il bello è che lo pensano anche i britannici, altrimenti non avrebbero dato un così ampio risalto alla vicenda.
Christine Lagarde fa la voce grossa a Washington, insieme a Monti come partner, perché si sente sicura della vittoria, e a mio avviso sbaglia di grosso. La sua vittoria  ha queste tre tappe: il 7 ottobre a Caracas (elezioni politiche in Venezuela, paese fondamentale per l’intero occidente in questo momento); il 6 novembre in Usa (elezioni politiche presidenziali); il 15 novembre, data in cui la troika consegnerà il proprio rapporto sullo stato impietoso della Grecia; a quel punto la nazione ellenica verrà protestata, spinta fuori dall’euro e surprise! invece del contagio, non accadrà un bel nulla se non uno scossone della durata di 48 ore. Si mostrerà e dimostrerà, pertanto, che l’euro funziona e regge ogni urto, la Grecia sprofonderà nella miseria e nell’incertezza (dimostrando che senza l’euro non c’è salvezza) e l’euro sorretta dal petrolio scontato del Venezuela, sorretta da Wall Street (che nei dieci giorni successivi alla vittoria di Romney sarà andata alle stelle con enormi guadagni di tutto il sistema bancario europeo) finalmente si potrà assestare e dare ordini al resto del mondo. Quantomeno alla parte occidentale. Questo è ciò che pensa la Lagarde.
Ma quali armi ha l’Argentina? Enormi, gigantesche. E le sta usando tutte.
Vi racconto una delle armi usate nel recente passato (finito con successo venti giorni fa) relativa a una precedente lontana puntata della telenovela dal titolo “La guerra dei limoni tra le due Crisitne” con una successiva puntata dal titolo “Coke is the real thing, baby!”.
Veniamo alla puntata dei limoni.
Quando nel 2004 l’Argentina, reduce dal suo fallimento, comincia a rimboccarsi le maniche per  l’auspicata ripresa, si avvale di diverse forme di consulenza economica, tra cui quella di un gruppo di scienziati tedeschi: per tradizione storica, i tedeschi sono di casa laggiù. Arrivano gli agronomi verdi dalla Germania, portandosi appresso la nuova tecnologia ecologica, evoluta nel campo dell’agricoltura. I tedeschi scoprono che i limoni argentini sono eccellenti. E varano un ingegnoso piano. Grazie al fatto di avere uno sterminato territorio a disposizione, il governo investe una massiccia quantità di denaro per lanciare un sistema di cooperative agricole occupando circa 150.000 ettari per produrre il più vasto limoneto del pianeta. Per avere il frutto ci vogliono anni, ma la tecnologia aiuta. Finalmente, alla fine del 2009, ecco i succosi limoni. Vanno al mercato internazionale. La frutta risulta seconda, per qualità, soltanto ai limoni italiani (la più pregiata specie in assoluto) con l’aggiunta del fatto che ha un prezzo di mercato inferiore del 212% ai limoni siciliani, liguri, greci, turchi, spagnoli, provenzali. I più grossi consumatori di limoni in Europa sono tedeschi e britannici, per via della loro alimentazione. Ai tedeschi servono per condire una loro insalata e i krauti di cui sono ghiotti e agli inglesi servono per spruzzare il loro piatto unico quotidiano, i celebri “fish&chips”, cartoccio composto da filetti di baccalà e patate fritte che ben si accompagnano con la pinta di birra al pub, ogni sacro giorno alle ore 17.,30. I tedeschi si avvalgono di forte sconto ma arriva anche la Coca Cola, il cui amministratore delegato, in persona, vola a Buenos Aires e firma un accordo commerciale della durata di 25 anni per avere i limoni con i quali compone la ricetta di ben 22 delle sue 30 bibite sparse in tutto il mondo. L’amministratore dichiara che il 93% dei propri limoni li prende in Argentina, il restante 7% dalla Florida. Poco tempo dopo, si passa alla soia. E arriva la Cina: contratto commerciale della durata di 50 anni; acquistano il 92% della produzione nazionale di soia (decine di migliaia di ettari coltivati sempre dai tedeschi) e 10 milioni di vacche. I bovini vengono allevati da produttori argentini nelle sterminate praterie d’altura, macellati, squartati come piace ai cinesi, incartati, messi su giganteschi aerei frigoriferi e ogni giorno  partono 50 giganteschi aerei da trasporto che portano a Pechino la carne necessaria per sfamare circa 250 milioni di cinesi. Arrivano anche i giapponesi che si prendono la produzione di acqua minerale di ben 122 ghiacciai del polo sud per un totale di 20 milioni di ettolitri al mese per 50 anni. I giapponesi bevono l’acqua argentina ma non lo sanno. Tutto ciò contribuisce a un aumento del pil argentino dell’ordine di un +5% all’anno e sarà il trampolino di lancio della loro ripresa economica. Dai cinesi, l’Argentina si fa pagare in dollari e bpt italiani; dai giapponesi in dollari e bpt tedeschi. Dai tedeschi e inglesi in euro. Ma nel 2010 la situazione geo-politica cambia precipitosamente. Dall’Unione Europea partono chiare indicazioni di andare all’attacco delle economie floride keynesiane. Per un fatto politico. La Gran Bretagna è la prima ad adeguarsi. E’ il primo atto del neo-eletto David Cameron. Non appena insediatosi, scopre che i limoni argentini –all’improvviso- non rispettano i parametri sanitari internazionali. Di conseguenza, si rivolge per protesta all’Unione Europea e Van Rompuy in persona denuncia l’accordo chiedendo una penalizzazione per l’Argentina, oltre a chiuderle l’accesso alle esportazioni internazionali. Per un mese l’Argentina protesta, soffre e si preoccupa. Dopodichè si fanno venire in mente un’ottima idea. La Kirchner personalmente scrive una lettera al quartier generale della Coca Cola ad Atlanta dove spiega alla multinazionale che dal giorno dopo non beccano più neppure un limone. Non solo. Avvalendosi della denuncia dell’Unione Europea, confortata dalle dichiarazioni di origine stampate sulle bibite della Coca Cola, si appella all’OMS chiedendo che vengano tolte dalla circolazione in tutto il continente europeo le 22 bibite che contengono limoni argentini “perché prive dei dispositivi di salvaguardia sanitaria previsti dalle convenzioni europee vigenti, visto che l’Europa sostiene che i nostri limoni non vanno bene, si deduce che non possono andare bene neppure bibite composte con i nostri limoni”. Per la Coca Cola si tratta di un danno di circa 25 miliardi di euro. Inizia un contenzioso durato ben 20 mesi, un braccio di ferro tra le due Cristine. Il finale della puntata è noto. Il presidente della Coca Cola  tranquillizza la Kirchner dicendole “ghe pensi mi”. E ci riesce. 1-0 per l’Argentina.
Fine della precedente puntata.
Quella prossima, datata 13 dicembre 2012, non si sa come andrà a finire. Ma si sa che cosa accadrà se vince la Christine francese: 48 ore dopo, l’Argentina, accettando l’espulsione, protesterà il contratto con la Coca Cola, dirà ai cinesi che staranno senza carne e senza soia; dirà ai giapponesi che staranno senz’acqua da bere; dirà ai tedeschi che non avranno più il petrolio con lo sconto. E tutta questa gente andrà a chiedere ragioni alla Christine a Parigi. L’Argentina, quindi, avrà come avvocati difensori la Coca Cola, la Cina, il Giappone, l’industria agricola tedesca.
E l’Italia?
Automaticamente fallirà la Telecom, e due giorni dopo la Enel annuncerà che la propria fattura viene triplicata. Intesa San Paolo, Banco Popolare di Milano e Mediobanca subiranno in borsa un crollo di almeno il 40% del loro valore. Perché?
Perché la Telecom è un’azienda decotta. Eppure i suoi bilanci sono buoni: è vero. Ma il profitto (che la tiene a galla) lo prende da Telecom Brasile e da Telecom Argentina, nazioni nelle quali gestisce l’intero sistema di telecomunicazioni digitali, terrestri e satellitari. Verranno subito nazionalizzate. Non solo. Verrà anche nazionalizzata subito anche l’Enel, che gestisce tutto il sistema dei servizi di erogazione di energia elettrica a Buenos Aires, in Bolivia, a Rio de Janeiro e che per la bilancia italiana è fondamentale. Inoltre, verranno messi subito all’incasso bpt italiani per un controvalore di 22 miliardi di euro, proprio alla vigilia di Natale. E se l’Italia non ha da pagare, si arrangi. Che vada a farseli dare da Christine Lagarde.
Per ridurla in sintesi, si tratta, in realtà, di una lotta squisitamente politica.
La telenovela sta tutta lì.
Non c’entra niente il business, né il commercio, né gli scambi. Proprio no.
E tantomeno l’economia.
Come ha detto con molta chiarezza la sudamericana Cristina Kirchner “io pretendo che venga rispettata la mia dichiarazione politica”. E si riferiva allo scontro micidiale a Montevideo lo scorso novembre (quando il giovane economista morì impiccato),  nel corso del quale Christine Lagarde la minacciò di sanzioni e isolamento se non cambiava politica economica. In quell’occasione la Kirchner disse: “Preferisco avere un’inflazione altissima e spropositata se so che la disoccupazione dal 34% è scesa al 3,5%; che la povertà è diminuita del 55%; che il pil viaggia di un +8% annuo; che la produttività industriale è aumentata del 300%; che c’è lavoro in Argentina, c’è mercato per tutti, e il mio popolo è molto ma molto più felice di prima, piuttosto che avere un’inflazione del 3% come in Italia, dove c’è depressione, disperazione, avvilimento e l’esistenza delle persone non conta più. E questa è un’affermazione politica. Di principio e sostanziale. Non lo ha ancora capito?”
Sembra che non lo abbia capito.
Sembra che non lo abbiano capito neppure gli italiani.
La crisi economica è uno specchietto per le allodole.
Si tratta di uno scontro micidiale politico tra due diverse modalità, totalmente contrapposte, di interpretare l’esistenza. E in questo scontro, l’economia, lo spread, ecc, sono semplicemente uno strumento di minaccia e ricatto per far passare un disegno politico di espoliazione, espropriazione e schiavizzazione degli esseri umani in Europa.
Altrimenti non si chiamerebbe Guerra Invisibile. Perché non si vede.
Non è certo un caso che la cupola mediatica, in Italia, abbia scelto di non acquistare i diritti per trasmettere le puntate della telenovela delle Due Cristine. Meglio che nessuno la veda.
Ed è meglio anche che nessuno sappia nulla dei limoni, dei verdi tedeschi, ma soprattutto che non venga né detto, né spiegato, né tantomeno mostrato, come se la passano quelle nazioni che hanno avuto l’ardire e l’ardore di dire no all’austerità, no alla sudditanza nei confronti dei colossi finanziari, ma soprattutto no ai diktat delle banche centrali.
Mentre da noi Monti & co. officiano continue messe da requiem dell’ingegno, della creatività, del lavoro e della voglia e bisogno di imprendere della nazione, da qualche altra parte del mondo si balla il tango e la milonga, e ci si sente vivi. Sono molto più poveri di noi, hanno molto meno di noi, sono molto meno ricchi di noi.
Eppure, sono molto ma molto più felici.
Non è questo, dopotutto, che conta nella vita dei popoli e delle nazioni? [...]

tratto dall’articolo “La guerra tra le due Cristine e l’impatto sull’Europa. Soprattutto sull’Italia.” pubblicato sul blog  LiberoPensiero di Sergio Di Cori Modigliani

Un film: Diario del saccheggio (2004)

Foto "Memoria del saqueo 1" by lemoatudei  - flickr

Foto “Memoria del saqueo 1″ by lemoatudei – flickr

Rai5 da  alcuni mesi manda in onda dei documentari molto interessanti nella prima serata della domenica. Il 15 di Luglio è stato  trasmesso il documentario di Pino SolanasDiario del saccheggio” (2004) che racconta la crisi politica, economica e sociale  che ha attraversato l’Argentina, dal golpe militare del 1976 alle rivolte popolari del 2001 e degli anni successivi.

Se avete la pazienza di vedere queste due ore di documentario e anche un po’ di stomaco per le immagini più crude dei bambini che muoiono di fame negli ospedali argentini, scoprirete come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale insieme alla classe politica, al sistema mediatico, a quello giudiziario, alle banche, ai sindacati e alle multinazionali hanno saccheggiato l’Argentina portandola ad un genocidio sociale che è culminato nella più assoluta povertà per milioni di argentini.

Il documentario è illuminante perchè, raccontando dell’Argentina di 10 e più anni fa, ci racconta quello che sarà il futuro dell’Italia, della Spagna e della Grecia. Il debito, lo spread, le manovre, il taglio delle pensioni, della sanità,  delle tredicesime, la concertazione, la diminuzione dei diritti dei lavoratori: tutte queste operazioni che in passato hanno messo in ginocchio l’Argentina sono le stesse che stanno facendo in questi mesi i nostri governi europei… D’altra parte i registi di tutto sono sempre gli stessi: il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Cambiano solo gli attori: a Menem e De La Rua potete sostituire i nostri Napolitano, Monti, Bersani, Berlusconi, Casini o anche i politici spagnoli, tedeschi, greci etc… tanto il copione rimane sempre lo stesso…

A questo punto anche noi cittadini dobbiamo recitare in questo film: la parte degli argentini che protestano nelle vie è la nostra… cominciamo a scendere in strada con le pentole!

A questo link della rai (solo per alcuni giorni), potete vedere tutto il film.

Oppure potete vederlo qui, da you tube diviso in 12 parti

Voglia di Legalità.

Foto "European elections 2009" by European Parliament - flickr

Foto “European elections 2009″ by European Parliament – flickr

Vi propongo questo editoriale e lo dedico in particolar modo agli italiani che il prossimo fine settimana saranno chiamati al voto per i ballottaggi. In fondo scoprirete chi l’ha scritto e  da dove è stato tratto…

VOGLIA DI LEGALITA’

L’educazione alla legalità in qualche modo riguarda tutti; le regole per un’ordinata vita civile sono riconosciute come valori in tutte le religioni e in tutte le civiltà. Anzitutto dobbiamo educare noi stessi perché siamo stati contagiati da una mentalità deformata da tanti cattivi esempi che ci giungono proprio da coloro che dovrebbero distinguersi per una vita onesta e giusta. Spesso ci troviamo di fronte a disonesti capaci di violare le leggi impunemente cercando ogni mezzo per eluderle.

Nella società di oggi globalizzata non sono, purtroppo, globalizzati i valori riconosciuti universalmente primari, quali il rispetto degli altri ed il bene comune. Nella nostra mentalità si è insinuata la convinzione, ed è perverso, che il bene privato arrivi prima del bene pubblico. Così da considerare come estraneo lo Stato stesso, quasi fosse cosa che non ci riguarda.

La mancanza del senso di responsabilità porta ad una  cultura egoista ed individualista. Siamo spettatori assuefatti, e dunque indifferenti, di fenomeni mafiosi , di ladrocini e di corruzione che ci appaiono consuetudini consolidate; si rischia una subdola ammirazione verso chi “la fa franca” arricchendosi sproporzionatamente alla barba di milioni di italiani che ogni giorno si impoveriscono di più.

Il Presidente idealista e rivoluzionario del Burkina Faso Thomas Sankara prima di essere ammazzato asseriva che è inconcepibile per una Nazione povera avere governanti straricchi. Parlava dell’Africa, ma il principio potrebbe valere anche per noi. Lo stato attuale delle cose genera un senso di paura e di sconfitta per l’inadeguatezza della nostra democrazia. Ti senti ostaggio di poteri oppressivi ed ingiusti. La loro ricaduta  sulla gente comune indebolisce la passione per la politica che appare sporca e patrimonio di approfittatori e parassiti.

Le persone perbene, che ambiscono ad una politica rinnovata, gratuita e incentrata su un progetto nazionale organico, ispirato ai valori della giustizia, della sussidiarietà e della solidarietà, sollevata dalle perverse ideologie del passato, appaiono come dei sentimentali sognatori. Il mito che si erge sulla nostra inciviltà è l’uomo rampante che può tutto ed è al di sopra di tutto, che si toglie ogni soddisfazione e ogni desiderio. Sesso, potere e ricchezza sono la nuova trinità. Questi disvalori sono dominanti nella cultura odierna e trovano come loro efficaci maestri il cinema, la televisione, la stampa e internet. L’uomo onesto, modesto, generoso e umile, è considerato un buono a nulla.

È vero che sono finite le ideologie ma è altrettanto vero che è subentrata l’anarchia morale ed un perverso laicismo. La democrazia si è indebolita e la mancanza di legalità e l’incapacità di governare, abbinate all’atavico clientelismo e alla insaziabile voracità, hanno fatto cadere nel baratro la politica italiana. Si è dovuto ricorrere a dei tecnici.  Saranno rimessi in ordine i conti dello Stato? Ma a quale prezzo? E chi verserà  sangue? Sempre i soliti.

Sono persuaso che l’attuale crisi abbia le sue radici nella disumanità dominante e che i veri responsabili siano i soliti manovratori spregiudicati della finanza che si nascondono in un labirinto inestricabile, si occultano, eludono le leggi, e, con la forza del potere e del denaro, rimangono impunemente ai loro posti. Se non si cambiano le teste non ci sarà rinnovamento e, se al posto dei partiti oramai obsoleti, che ogni mese cambiano abito rimanendo sempre gli stessi, dessimo fiducia ai gruppi e alle associazioni di volontariato, ai movimenti sociali e al non profit? E se cercassimo uomini non di spettacolo, ma sobri e capaci di fare politica con la stessa passione con la quale militano nelle loro aggregazioni umanitarie, culturali e sociali? Qualche esempio ce l’abbiamo già! Ci vuole il coraggio di andare contro corrente. Occorrono uomini e donne, meglio se giovani, che si dedicano alla politica con la stessa dedizione di un operaio onesto che ogni giorno va a lavorare per vivere o di un volontario che dona il suo tempo e le sue capacità, persone  che reputano grande privilegio e onore servire lo Stato e far crescere la società nella legalità, nel benessere e nell’uguaglianza.

Tratto da “Voglia di legalità” di Andrea Pio Cristiani, pubblicato a pag.3 del trimestrale “Shalom”

L’articolo è stato scritto da Don Andrea Pio Cristiani, fondatore del Movimento Shalom ed è stato pubblicato nel numero di Maggio del trimestrale “Shalom”. Tenete conto che la rivista mi è arrivata a casa a fine Aprile e che perciò sarà stata chiusa in tipografia all’inizio di Aprile… Insomma il testo annusava l’aria già in anticipo sulla prima tornata elettorale…

L’antipolitica.

Foto "two weeks old!" by nicora - flickr

Foto "two weeks old!" by nicora - flickr

A. fa l’operaio e nel tempo libero corre e si allena con noi: in queste settimane stiamo lavorando insieme per fare una piccola società di sportiva per portare l’atletica ai ragazzi di un paesino che vive di solo calcio, ciclismo e pallavolo. A. è anche volontario di Emergency e segue alcuni progetti a favore dei detenuti di Sollicciano. L. invece è impiegata alle ferrovie e nel tempo libero si dedica a due onlus: una che si occupa di cani e gatti abbandonati e l’altra di aiuto al terzo mondo. V. è un tecnico del suono e quando non lavora si occupa di economia e da un po’ di tempo si sta battendo per l’introduzione dello Scec, la moneta alternativa e solidale. C. è una fisioterapista che nel tempo libero si occupa degli indios messicani e con la sua associazione importa il caffè del commercio equo e solidale in Europa, garantendo un futuro sereno alle famiglie zapatiste. In realtà C. è un vulcano perchè si occupa di altre mille cose: progetti di integrazione di stranieri a Firenze, aiuto dei piccoli produttori agricoli locali, sostegno ai terremotati d’Abruzzo, promozione dei prodotti  tessili equi e solidali, etc…

Potrei continuare a lungo questo elenco di nomi: si tratta di persone con cui ho avuto a che fare in questi anni. Con molte di loro abbiamo anche partecipato alla lotta per i referendum sull’acqua dello scorso anno o condividiamo piccoli progetti solidali. Tutte queste persone, pur fra mille diversità, hanno delle caratteristiche comuni:

  • Sacrificano il loro tempo libero, sottratto magari alla famiglia e alla tv, per gli altri. Lo fanno col sorriso sulle labbra, con passione e tenacia. Nel proprio piccolo, quando c’è un bisogno, ognuno di loro tira fuori braccia, gambe, entusiasmo, intelligenza e talvolta anche il portafoglio, perchè tutti credono in quello che fanno e nelle persone con cui condividono i loro progetti.
  • Sono persone sveglie e  informate, attente all’attualità. Fanno rete fra di loro e condividono idee, informazioni e progetti. Non sono gelosi dei propri saperi, anzi a volte una banale idea di qualcuno ha risolto problemi piccoli e grandi di qualcun altro.
  • Sono persone serie ed affidabili. Se dicono di fare una cosa la fanno davvero e cercano di farla al meglio delle loro possibilità. Spesso e volentieri la fanno con gioia perchè sanno che, un passettino alla volta, stanno costruendo insieme un futuro migliore per tutti. Insomma si dedicano al bene comune e da molti di loro comprerei una macchina usata…

Se la politica italiana (e soprattutto la sinistra) fosse una cosa seria, farebbe ponti d’oro a queste persone o almeno prenderebbe spunto dalle tante buone idee che, come un prestigiatore, tutti riescono a tirare fuori dal cappello…

Purtroppo la politica dei giochetti di potere, di tutte queste menti brillanti non sa che farsene perchè queste persone hanno una serie di terribili difetti…

  • Sono informate, aggiornate, conoscono la realtà e soprattutto ragionano con la propria testa. Sanno leggere fra le righe e non si fanno abbindolare molto facilmente. Capiscono i giochetti di parole e di potere e non sono manipolabili. Ad esempio per loro i termovalorizzatori sono solo inceneritori e sono informati sulle ricerche che testimoniano che sono causa di tumori. Capiscono che la Tav è uno spreco enorme di soldi per i soliti industriali cementizzatori, e per gli amici degli amici che forse faranno girare un po’ di mazzette….
  • Spendendo il loro tempo libero nel sociale e nel volontariato spesso hanno già sperimentato gli sprechi e le inefficienze della politica, i tagli ai servizi per le persone in difficoltà fatti da chi poi butta i soldi pubblici in mille modi vergognosi (come i rimborsi elettorali). Ormai non si fanno più illudere dalle promesse di quei candidati che in campagna elettorale incontrano le associazioni di volontariato promettendo mari e monti e poi, una volta insediati, tagliano i servizi con delle mannaie da boia.
  • Hanno fiuto e riconoscono le persone e le iniziative che portano con se’ il “profumo” del lavoro per il bene comune e lo sanno distinguere a naso da quelle che invece “puzzano di bruciato”, di particolarismi e di interessi contrari al bene della collettività.

Pensate un attimo a  tutte queste energie ed idee volte al bene comune della società italiana, che finora sono state ignorate, derise e disprezzate dai partiti italiani e dai grandi media nazionali legati ai potentati economici, come è successo col referendum sull’acqua o con le proposte di legge popolare per il parlamento pulito.

Ipotizzate che arrivi adesso una qualche lista civica o un movimento che prenda sul serio le istanze  portate avanti da queste persone e che faccia un programma basandosi sulle proposte per un vero bene comune:  come chiamereste tutto cio? Antipolitica? E se così fosse? Allora viva l’Antipolitica!!!!

p.s. Se potessi vi farei vedere la faccia solare e gioiosa di D. una studentessa universitaria che con la sua onlus sta costruendo una scuola in Tanzania… Completamente differente dalla faccia da delinquente di chi, sempre in Tanzania, portava i soldi pubblici dei rimborsi elettorali e anche dalle facce da becchino dei soliti grigi tecnocrati che, in nome delle sacre cifre, stanno uccidendo un popolo fatto di persone…

Delitto perfetto.

Foto "grecia-italia" by unpodimondo

Foto "grecia-italia" by unpodimondo

Nel mese di Aprile la rivista di Emergency (E il mensile) compie un anno: un anno di servizi fotografici, reportages, notizie che non appaiono in tv e nemmeno nella carta stampata dei grandi gruppi editoriali. Ad ogni articolo sarebbe da  dedicarci un post, da quanto sono interessanti. Per festeggiare questo compleanno ho scelto un pezzo dedicato all’economia e alla finanza di Stefano Squarcina. Credo che in poche righe ci sia il ritratto della situazione economica attuale.

DELITTO PERFETTO  di Stefano Squarcina.

Non è vero, come dice in sostanza il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi in un’intervista al Wall Street Journal del 23 Febbraio scorso, che il modello sociale europeo è semplicemente morto. E’ stato invece “assassinato” dalle politiche europee di austerità e rigore di bilancio che hanno preferito salvare un sistema bancario e finanziario sconnesso dalla realtà industriale e produttiva, invece di puntare  sul rilancio della crescita e dell’occupazione per uscire dalla drammatica crisi economica e sociale in cui l’Unione europea si trova.

In tre anni e mezzo di crisi, le banche europee hanno incassato 6.100 miliardi di euro in aiuti governativi, soldi dei contribuenti; lo dice il presidente della Commissione, José Manuel Barroso.

Con la stessa cifra avremmo potuto comprarci per ben diciassette volte tutto il debito pubblico della Grecia o, se vogliamo, i debiti di Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Irlanda e Grecia messi insieme, senza bisogno di riforme antisociali, e ancora ne avanzerebbero. La crisi greca è stata utilizzata per imporre una più generalizzata riforma del modello sociale europeo, per imporre tagli ai sistemi pensionistici pubblici, per riformare il mercato del lavoro, per ridurre al lumicino il finanziamento dello stato sociale, per aprire ulteriormente i sistemi economici a un modello di competitività mondiale sregolata.

L’unica prospettiva  che l’Unione europea ci propone oggi è quella di condizioni salariali e dei diritti allineate a quelle dei cinesi o dei vietnamiti – non il contrario – complice una globalizzazione dei mercati che spinge verso il basso la redistribuzione della ricchezza. Dobbiamo fare i conti con la nuova realtà economica  del mondo, ci spiegano, mentre – guarda caso – dimenticano di spiegarci che questa è il frutto di scelte politiche ed economiche ben precise, ispirate dalla nuova teologia dell’austerità. La governance è la nostra nuova Bibbia , i regolamenti europei in materia i nuovi Atti degli Apostoli.

Poco importa se l’Unione europea e la zona euro saranno, nel 2012, le uniche regioni del mondo in recessione economica,  a dimostrazione dell’assurdità delle politiche pro-cicliche di Commissione e Consiglio UE.

Non contenti, lo scorso 2 Marzo i leader europei hanno firmato a Bruxelles un nuovo trattato sulla governance rafforzata: con l’imposizione della costituzionalizzazione  del principio del pareggio di bilancio, mettono fuori legge quella di Keynes e altre importanti teorie di politica economica sulla crescita e l’espansione della produzione industriale. A Bruxelles, è pronto anche un secondo pacchetto d’iniziative legislative sulla governance, da perfezionare entro giugno, che insiste sulla strada dell’austerità.

Il modello sociale europeo, caro Draghi, non è morto di morte naturale. L’avete ucciso voi con le vostre politiche: 6100 miliardi di euro per le banche e non una lira per finanziare il rilancio industriale e dell’occupazione in Europa; vorrà ben dire qualche cosa tutto ciò, o come al solito non è colpa di nessuno?

tratto da “Delitto Perfetto” di Stefano Squarcina, pubblicato a pag. 41 di E- il mensile di Aprile 2012

Il messaggio di Alex Zanotelli per la Pasqua 2012.

Foto "Money and Religion" by World of Oddy - flickr

Foto "Money and Religion" by World of Oddy - flickr

Il blog augura a tutti i lettori e alle loro famiglie una serena Pasqua e vista la crisi imperante lo fa in modo provocatorio, postando il messaggio di Pasqua di Padre Alex Zanotelli. Nel rinnovarvi gli Auguri vi invito a leggerlo e a rifletterci un po’ su… Buona Pasqua!

LA DITTATURA DELLA FINANZA : abbiamo tradito il Vangelo? di P. Alex Zanotelli

In questo periodo quaresimale sento l’urgenza di condividere con voi una riflessione sulla ‘tempesta finanziaria’ che sta scuotendo l’Europa, rimettendo tutto in discussione: diritti, democrazia, lavoro… In più arricchendo sempre di più pochi a scapito dei molti impoveriti. Una tempesta che rivela finalmente il vero volto del nostro Sistema: la dittatura della finanza.

L’Europa come l’Italia è prigioniera di banche e banchieri. E’ il trionfo della finanza o meglio del Finanzcapitalismo come Luciano Gallino lo definisce :“Il finanzcapitalismo è una mega-macchina ,che è stata sviluppata nel corso degli ultimi decenni, allo scopo di massimizzare e accumulare sotto forma di capitale e insieme di potere, il valore estraibile sia del maggior numero di esseri umani sia degli eco-sistemi.” Estrarre valore è la parola chiave del Finanzcapitalismo che si contrappone al produrre valore del capitalismo industriale, che abbiamo conosciuto nel dopoguerra. E’ un cambiamento radicale del Sistema!
Il cuore del nuovo Sistema è il Denaro che produce Denaro e poi ancora Denaro. Un Sistema basato sull’azzardo morale, sull’irresponsabilità del capitale , sul debito che genera debito. E’ la cosidetta “Finanza creativa” , con i suoi ‘pacchetti tossici’ dai nomi più strani (sub-prime, derivati, futuri, hedge-funds…) che hanno portato a questa immensa bolla speculativa che si aggira, secondo gli esperti, sul milione di miliardi di dollari! Mentre il PIL mondiale si aggira sui sessantamila miliardi di dollari. Un abisso separa quei due mondi:il reale e lo speculativo. La finanza non corrisponde più all’economia reale. E’ la finanziarizzazione dell’economia.
Per di più le operazioni finanziarie sono ormai compiute non da esseri umani, ma da algoritmi, cioè da cervelloni elettronici che, nel giro di secondi, rispondono alle notizie dei mercati. Nel 2009 queste operazioni, che si concludono nel giro di pochi secondi, senza alcun rapporto con l’economia reale, sono aumentate del 60% del totale. L’import-export di beni e servizi nel mondo è stimato intorno ai 15.000 miliardi di dollari l’anno. Il mercato delle valute ha superato i 4.000 miliardi al giorno: circolano più soldi in quattro giorni sui mercati finanziari che in un anno nell’economia reale. E’ come dire che oltre il 90% degli scambi valutari è pura speculazione.

Penso che tutto questo cozza radicalmente con la tradizione delle scritture ebraiche radicalizzate da Gesù di Nazareth. Un insegnamento, quello di Gesù, che, uno dei nostri migliori moralisti,don Enrico Chiavacci, nel suo volume Teologia morale e vita economica , riassume in due comandamenti, validi per ogni discepolo: “Cerca di non arricchirti” e “Se hai, hai per condividere” Da questi due comandamenti , Chiavacci ricava due divieti etici: “divieto di ogni attività economica di tipo esclusivamente speculativo” come giocare in borsa con la variante della speculazione valutaria e “divieto di contratto aleatorio”. Questo ultimo Chiavacci lo spiega così: ”Ogni forma di azzardo e di rischio di una somma, con il solo scopo di vederla ritornare moltiplicata, senza che ciò implichi attività lavorativa, è pura ricerca di ricchezza ulteriore”. Ne consegue che la filiera del gioco, dal ‘gratta e vinci’ al casinò è immorale. Tutto questo, sostiene sempre Chiavacci “cozza contro tutta la cultura occidentale che è basata sull’avere di più. Nella cultura occidentale la struttura economica è tale che la ricchezza genera ricchezza”.

Noi cristiani d’Occidente dobbiamo chiederci cosa ne abbiamo fatto di questo insegnamento di Gesù in campo economico-finanziario. Forse ha ragione il gesuita p. John Haughey quando afferma :”Noi occidentali leggiamo il vangelo come se non avessimo soldi e usiamo i soldi come se non conoscessimo nulla del Vangelo.” Dobbiamo ammettere che come chiese abbiamo tradito il Vangelo, dimenticando la radicalità dell’insegnamento di Gesù :parole come ” Dio o Mammona,”o il comando al ricco:”Và, vendi quello che hai e dallo ai poveri”. In un contesto storico come il nostro, dove Mammona è diventato il dio-mercato, le chiese, eredi di una parola forte di Gesù, devono iniziare a proclamarla senza paura e senza sconti nelle assemblee liturgiche come sulla pubblica piazza.
L’attuale crisi finanziaria “ha rivelato comportamenti di egoismo, di cupidigia collettiva e di accaparramento di beni su grande scala-così afferma il recente Documento del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace( Per una riforma del Sistema finanziario e monetario internazionale). Nessuno può rassegnarsi a vedere l’uomo vivere come ‘homo homini lupus’ ”.

Per questo è necessario passare, da parte delle comunità cristiane, dalle parole ai fatti, alle scelte concrete, alla prassi quotidiana: ”Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’ entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio”(Matteo 7,21). Come Chiese,dobbiamo prima di tutto chiedere perdono per aver tradito il messaggio di Gesù in campo economico-finanziario, partecipando a questa bolla speculativa finanziaria (il grande Casinò mondiale). Ma pentirsi non è sufficiente, dobbiamo cambiare rotta, sia a livello istituzionale che personale.

A livello istituzionale (diocesi e parrocchie):
-promuovendo commissioni etiche per vigilare sulle operazioni bancarie ;
-invitando tutti al dovere morale di pagare le tasse;
-ritirando i propri soldi da tutte le banche commerciali dedite a fare profitto sui mercati internazionali;
- investendo i propri soldi in attività di utilità sociale e ambientale, rifiutandosi di fare soldi con i soldi;
- collocando invece i propri risparmi in cooperative locali o nelle banche di credito; cooperativo;
-privilegiando la Banca Etica, le MAG (Mutue auto-gestione) o le cooperative finanziarie;
-rifiutando le donazioni che provengono da speculazioni finanziarie, soprattutto sul cibo, come ha detto recentemente Benedetto XVI nel suo discorso alla FAO.

A livello personale ogni cristiano ha il dovere morale di controllare:
-in quale banca ha depositato i propri risparmi;
- se è una” banca armata”, cioè investe soldi in armi;
- se partecipa al grande casinò della speculazione finanziaria;
- se ha filiali in qualche paradiso fiscale;
- se ottiene i profitti da ‘derivati’ o altri ‘pacchetti tossici’.

Le banche, che dopo aver distrutto la nostra economia, sono tornate a fare affari- scrive il pastore americano Jim Wallis- devono ricevere un chiaro messaggio che noi troviamo la loro condotta inaccettabile. Rimuovere i nostri soldi può fare loro capire quel messaggio.”

Ha ragione don Enrico Chiavacci ad affermare: ”Questa logica dell’avere di più e della massimizzazione del profitto si mantiene attraverso le mille piccole scelte, frutto di un deliberato condizionamento. Le grandi modificazioni strutturali, assolutamente necessarie, non potranno mai nascere dal nulla: occorre una rivoluzione culturale capillare. Se è vero che l’annuncio cristiano portò all’abolizione della schiavitù, non si vede perché lo stesso annuncio non possa portare a una paragonabile modificazione di mentalità e quindi di strutture. Il dovere di testimonianza, per chi è in grado di sfuggire a una presa totale del condizionamento, è urgente”.

Buona Pasqua di Risurrezione a tutti!

Alex Zanotelli
Napoli,22 marzo 2012

tratto dall’articolo “LA DITTATURA DELLA FINANZA : abbiamo tradito il Vangelo? di P. Alex Zanotelli” pubblicato sul sito http://www.giovaniemissione.it

Si 18-Day: nessuno tocchi l’articolo 18, anzi si estenda anche alle ditte con meno di 15 dipendenti!

Logo del "SI 18 day" dal sito de "Il post viola"

Logo del "SI 18 day" dal sito de "Il post viola"

Oggi è il “Si 18 day”: il giorno di mobilitazione dei blogger in difesa dell’articolo 18 e questo blog aderisce all’iniziativa  lanciata dal blog “Il post viola”. Questa settimana un mio amico è stato licenziato da una ditta con meno di 15 dipendenti con una mossa veramente vigliacca: venerdì scorso è andato in fabbrica, ha regolarmente lavorato e sabato mattina, all’improvviso gli è arrivato un telegramma di licenziamento in tronco per motivi economici, senza che nessuno gli avesse detto niente. Fra tutti i lavoratori sapete chi hanno scelto? Guarda caso un dipendente con una figlia disabile che usufruiva  della legge 104.  Questo è quello che succede a chi non ha l’articolo 18 e che da ora in poi potrebbe succedere a tutti. Voglio dedicare a lui questo post perchè…

L’art. 18 non solo non va abolito ma va esteso anche alle ditte con meno di 15 dipendenti!

Vi lascio con questo messaggio che ho ricevuto su facebook… leggetelo e fatelo leggere!

C O N D I V I D E T E, T U T T I D E V O N O S A P E R E ! ! !

ELIMINANDO L’ART.18 ECCO COSA ACCADRA’.

VERRAI LICENZIATO SE :

1) Sciopererai;

2) Sei donna e vuoi fare più di un figlio (ricordiamoci dei licenziamenti in bianco fatti firmare dalle giovani donne);

3) Ti ammali di una patologia invalidante e hai ridotto le tue capacità lavorative;

4) Passi un periodo di vita difficile e non dai il massimo;

5) Hai acciacchi ad una certa età che riducono le tue prestazioni (ed è molto probabile con l’allungamento dell’età lavorativa voluta dal Suo governo);

6) Sei “antipatico” al proprietario o ad un capo e ti mettono a fare lavori meno qualificati e umilianti (mobbing);

7) Chiedi il rispetto delle norme sulla sicurezza (nei luoghi di lavoro dove non esiste l’articolo 18 gli infortuni gravi e i casi mortali sono molti di più);

8) Rivendichi la dignità di lavoratore, di uomo e donna;

9) Sei politicamente scomodo (ricordiamoci dei licenziamenti e dei reparti confine degli anni 50 e sessanta);

10) Non ci stai con i superiori;

11) Contesti l’aumento del ritmo di lavoro;

12) T’iscrivi ad un sindacato vero (su 1000 lavoratori richiamati alla FIAT di Pomigliano non uno è iscritto alla FIOM);

13) Appoggi una rivendicazione salariale o di miglioramento delle condizioni di lavoro;

14) Fai ombra al superiore e se pensa che sei più bravo di lui e puoi prenderne il posto (a volte comandano più del proprietario);

15) Hai parenti stretti con gravi malattie e hai bisogno di lunghi permessi;

16) Non sei più funzionale alle strategie aziendali;

17) Reagisci male ad un’offesa di un superiore;

18) Dimostri anche allusivamente una mancanza di stima verso il capo e il proprietario;

19) Sei mamma ed hai un bimbo che si ammala spesso;

20) L’ente/azienda per cui hai dato una vita di lavoro non ha più bisogno di te. —

by Max Marangi

ricevuto da facebook


Juntos podemos…

Oggi in Spagna c’è stato lo sciopero generale che ha portato centinaia di migliaia di spagnoli in piazza, contro le manovre del premier Mariano Rajoy che purtroppo assomigliano tanto a quelle sulle pensioni, sull’articolo 18 e contro i diritti dei lavoratori portati avanti dai nostri Monti-Fornero con l’appoggio dei soliti  inciucioni Napolitano, Bersani, Casini, Alfanoparaventodiberlusconi.

Il principale sindacato spagnolo (Comisiones Obreras), in occasione dello sciopero di oggi, ha fatto 3 spot divertentissimi e molto significativi intitolati “Juntos podemos” (Insieme possiamo)

Guardateli e facciamo un gioco… secondo voi in Italia a chi assomigliano gli animali dello spot?

Inizio io:

Napolitano l’orca, la Fornero il formichiere, Monti il gabbiano.

oppure in alternativa

Bersani l’orca, Alfano il formichiere, Casini il gabbiano.

oppure

Marchionne tutti e tre i cattivi messi insieme, all’ennesima potenza.

Buona visione….

Video 1

Video 2

Video 3

Piccole idee per risparmiare in casa…

Foto "Piggy savings bank" by alancleaver_2000 - flickr

Foto "Piggy savings bank" by alancleaver_2000 - flickr

Girellando su internet e leggendo su varie riviste mi capita ultimamente di trovare un po’ di consigli per risparmiare sui consumi di casa ed affrontare così la crisi… Ne ho raccolti alcuni…. Ve li metto qui, in ordine sparso. Voi aggiungetene altri fra i commenti….

  • Per pulire i vetri potete usare solamente acqua e fogli di quotidiano… i vetri saranno splendenti senza usare detergenti.
  • Se dovete cambiare il forno della cucina scegliete un forno a gas al posto di un forno elettrico.
  • Se invece avete un forno elettrico tenete conto che: la cottura ventilata vi fa risparmiare il 30% dell’energia rispetto  alla cottura tradizionale. Il grill invece fa consumare il doppio dell’energia rispetto alla cottura tradizionale, quindi va limitato a 5-10 minuti a fine cottura.
  • Avete il camino? Mettete da parte i gusci di noce, nocciola, pistacchi, mandorle che torneranno buoni da buttare nel camino per far prendere la fiamma al posto delle solite “diavolerie” chimiche…
  • Per risparmiare acqua invece ecco un altro po’ di consigli: preferire la doccia al bagno, lavare la frutta e la verdura in bacinelle ed usare l’acqua raccolta per annaffiare le piante. Usare lavatrice e lavastoviglie a pieno carico preferendo elettrodomestici a ridotto consumo di acqua. Installare frangigetto ai rubinetti per risparmiare acqua ed avere lo stesso getto (miscelando acqua e aria). Se per fare la doccia o per lavarvi dovete aspettare che dai tubi arrivi l’acqua calda raccogliete quella fredda che arriva al momento in cui aprite il rubinetto o la doccia in una bacinella e annaffiateci i fiori…
  • Dovete prendere qualche appunto a volo o fare la lista della spesa? Se vi mettono nella buca delle lettere o trovate per casa dei volantini stampati da un lato solo, usate il lato bianco per scriverci e prendere appunti… se ne avete diversi potete spillarli e farci un blocco notes…