Daoyin: grazie a mia moglie per questa nuova avventura di benessere e sport

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Foto “Qi Gong Master, Jing An Park, Shanghai” by Austronesian Expeditions – flickr

Come sanno i miei più affezionati lettori sono stato un podista amatoriale: di scarsi risultati ma di appassionato impegno… In circa 10 anni ho corso maratone, mezze maratone più centinaia di garette di paese.

Ad inizio 2013 mi sono dovuto fermare per una serie di infortuni e nella primavera 2014 ho scelto di ricominciare ad allenarmi senza partecipare a nessuna gara. Corro in libertà 3 volte a settimana senza pormi  nessun obiettivo: solo per il piacere di correre nella natura e perchè sento che mi fa star bene!

Mia moglie, fino ad un mese fa, stava allo sport più o meno come i gatti stanno all’acqua… ovvero non faceva nessuna attività fisica da almeno una dozzina d’anni… Tornati dalle ferie estive se ne è uscita con l’idea che bisognava far qualcosa insieme. Scartata la corsa (troppo faticosa), scartate tutte le attività all’aperto (troppo freddo d’inverno, troppo caldo d’estate), scartata la piscina (orari impossibili), si pensa a qualcosa da fare in palestra. Anche qui cominciamo a scartare una serie di attività troppo movimentate: niente macchine e pesi, niente zumba, niente corsi di fitqualcolsa per pischelle ventenni…

Alla fine decidiamo di provare la ginnastica cinese, quella lenta e dolce, vista nei documentari. Grazie ai consigli di un’amica veniamo inviati in una palestra di arti marziali cinesi dove scopriamo che possiamo fare tre tipi di ginnastica: il daoyin (detto anche qi gong) e due diversi stili di Taijiquan (Chen o Yang).

Dopo le consuete lezioni di prova gratuite la coppia si divide: io sono per il taijiquan (più vivace) e mia moglie per il daoyin qi gong (più meditativo e più concentrato sulla salute)… Alla fine raggiungiamo un accordo: quest’anno faremo il daoyin con la promessa di passare al taijiquan, magari il prossimo anno.

Arrivati alla terza lezione devo dire che siamo molto contenti: gli insegnanti e i/le compagni/e di corso sono simpatici e la ginnastica, che vista dall’esterno sembra statica e lentissima, ci fa fare delle belle sudate e produce i primi effetti benefici sulla salute… Un ginocchio che mi doleva correndo in salita adesso non mi fa quasi più male… Sembra incredibile ma alcune signore che fanno daoyin da più anni ci hanno confermato di essere guarite da  patologie articolari solo facendo questa ginnastica.

Se nei prossimi post leggerete di flussi di energia, di medicina cinese, di esercizi che parlano di tigri che reggono travi, di rinoceronti che mirano la luna, di galli d’oro e di arabe fenici… non preoccupatevi! Non sono impazzito, è solo la nostra ginnastica…

Per nostra figlia invece siamo solo due goffi e ridicoli imitatori al rallentatore di PO… l’obeso protagonista di Kung fu Panda! E d’altra parte io, ora come ora, la stazza del panda ce l’ho tutta!

Pensieri, correndo su e giù…

T-shirt Emergency by unpodimondo

T-shirt Emergency by unpodimondo

Lo scorso 20 Febbraio 2014 vi ho messo un post sulle mie condizioni di podista… Anche se ai più non interessa, vi aggiorno sui miei progressi. Da allora ho continuato ad allenarmi: adesso mi sciroppo almeno 45 km a settimana, divisi in 4 sedute. Pur non avendo nessun obiettivo a breve termine (ho scritto nel post di Febbraio che per ora non ho intenzione di fare gare) ho strutturato l’allenamento in questi modi:

  • Lunedì: defaticamento e allunghi per smaltire l’allenamento della domenica.
  • Mercoledì: lavoretto tecnico – fartlek o ripetute (preferibilmente in salita).
  • Venerdì: medio pianeggiante, più o meno fra i 13 e i 15 km.
  • Domenica: percorso collinare di 15 o 16 km oppure percorso pianeggiante di 20 km.

Logicamente il programma è di massima e lo stravolgo a seconda delle mie condizioni e dei miei impegni: ad esempio Domenica scorsa ho fatto 25 km in bicicletta e Lunedì un collinare di 15 km.

Nonostante la fatica, trovo che correre in solitario e senza obiettivi sia molto rilassante: qualcosa che si avvicina molto ad un’esperienza spirituale. Pur abitando a Firenze, nel giro di dieci minuti riesco ad  uscire dalla città e ad allenarmi nella natura. E’ bello uscire presto e correre nel proprio territorio: dall’aria fresca di Febbraio siamo passati ai primi tepori primaverili di questi giorni. In queste settimane mi sono goduto tutto il risveglio della natura: dalle nebbie e dalle brinate mattutine, giorno dopo giorno sono passato alle prime gemme sui rami, agli alberi da frutta in fiore, ai prati punteggiati di  margherite, per arrivare alle cascate di glicini che in questi giorni riempiono l’aria di un profumo inebriante. Anche osservare i lavori nei campi, come in questo periodo la potatura degli olivi, riporta noi impiegati-runners-cittadini ai ritmi naturali delle stagioni.

Allenarsi nel silenzio è un’altra bellissima esperienza: quando corro non uso mai ipod o lettori mp3. Preferisco ascoltare quello che incontro nel mio cammino: in primo luogo il mio respiro, il calpestio dei miei passi e più in generale le sensazioni del mio corpo, e poi le voci della natura che spesso, nel frastuono della vita quotidiana non ascoltiamo: il canto degli uccelli, il vento che muove le foglie, lo scorrere di un ruscello in lontananza, il rumore della pioggia che nello scorso inverno, ha spesso accompagnato le mie uscite.

Osservare il panorama, con le piccole e grandi opere dell’uomo mi riavvicina alla mia comunità, alla storia delle generazioni che in passato hanno modellato il territorio. I filari delle viti, una casa colonica, una pieve romanica, un castello in lontananza, un semplice tabernacolo ti parlano della tua comunità. Se poi, dietro a una curva ti appare lo skyline di Firenze e dei suoi monumenti, allora i tuoi occhi sono davanti all’Arte e alla Storia. Percorrere ansimando una salita con pendenze del 16% e arrivare in cima senza fiato, ti fa capire il motivo per cui  i viandanti dei secoli passati, proprio lì hanno piazzato un tabernacolo con la Madonna Addolorata! La vista del creato, con le colline e  in lontananza delle cime dell’Abetone innevate, il sole che tenta di scaldare le lapidi di un cimitero di campagna, una chiesetta isolata, un tabernacolo cadente, che incrocio nel collinare della Domenica mattina, mi avvicinano a Dio  più di qualsiasi Santa Messa a cui  potrei assistere nelle stesse ore.

Insomma si scrive corsa nella natura e si legge libertà… Però, siccome anche la libertà deve avere degli obiettivi, Domenica scorsa mi sono comprato la maglia da running che vedete nella foto e i cui proventi sono andati ad Emergency. Purtroppo la “XL” non c’era e così ho dovuto prendere una “L” che mi sta strettissima e mi fa sembrare l’omino Michelin… Ecco, il primo obiettivo che mi sono posto, da qui al 2015, è quello di dimagrire per poter indossare questa maglia. Il secondo è quello di trovare il modo, quando tornerò nel circo del podismo,  di fare tutte le gare vestendo questa t-shirt.

Di corsa, controvoglia…

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Foto “New Running shoes” by aaipodpics – flickr

Dopo un 2013 passato tra fisioterapisti, ortopedici, radiografie, tecar e massaggi ho ricominciato a correre. Oddio, correre è una parola grossa… diciamo che dall’inizio dell’anno ho ricominciato ad allenarmi. A chi mi incontra per strada sembrerà di vedere un ciccione tipo Papà Pig che arranca con ritmi da lumaca, perlopiù sbuffando come una vecchia locomotiva a vapore. Comunque ho già perso 2 kg degli oltre 20 che dovrei smaltire per tornare al mio peso ideale, riesco a correre per oltre un’ora e ho un autonomia di circa 12 o 13 km a seduta, anche se la velocità è veramente da bradipo in letargo. Riguardando sul pc mi sono accorto che in Febbraio sono riuscito a macinare fino a 40km di corsa a settimana, anche se certi doloretti mi stanno avvisando di procedere gradualmente e non tirare troppo la corda… Comunque, preso da una botta di ottimismo, sono andato anche a comprare un paio di scarpe da corsa nuove e, visto che mi sono imbattuto in un’offerta strepitosa, ne ho prese due paia, uguali a quelle nella foto e di cui vi avevo parlato in questo post… Roba, che se continuo con questa lentezza, ho in ripostiglio le scarpe per correre fino al 2016…

Domenica scorsa i miei colleghi di ufficio mi hanno tirato dentro ad una gara non competitiva per beneficenza a favore di Libera. Non ho potuto dire di no e così sono rientrato per qualche ora nel mondo del podismo: quello fatto di gare, di squadre, di traguardi, di ristori, di sfottò. Un mondo  che a fine 2012 avevo abbandonato completamente per i miei problemi fisici. Dopo averci passato oltre 9 anni, aver partecipato a gare più o meno lunghe tutte le settimane, essermi allenato in compagnia di tante persone per 3 o 4 volte a settimana, ho mollato totalmente perchè andare alle gare e non poter correre era una sofferenza. Mi sentivo come un bambino diabetico che viene portato in pasticceria la Domenica mattina a vedere gli altri che si abbuffano di brioches, bigné, millefoglie…

Un anno completamente lontano dall’ambiente delle corse è stato molto istruttivo perchè mi ha consentito di distinguere gli amici veri da quelli che non lo erano… Nel momento dello sconforto c’è stato chi s’è fatto sentire, anche solo per chiedere come andava, in mille modi: per telefono, e-mail, per SMS, su Facebook . Alcuni si sono perfino offerti per accompagnarmi nei miei allenamenti da lumaca. Qualcun altro invece ha tirato diritto per la sua strada e in un anno non s’è fatto mai sentire per niente. Tranne Andrea, sulla cui amicizia avrei messo e metterei la mano sul fuoco, il resto degli “amici” è stato davvero una sorpresa… Chi conoscevo e frequentavo da meno tempo si è dimostrato molto più vicino di chi conoscevo da dieci anni. Persone con cui avevo meno confidenza si sono dimostrate più attente alle mie condizioni di chi, per trascorsi passati,  ruoli di gruppo o amicizia, avrei pensato che mi fosse più vicino. D’altra parte, nel mondo della corsa, ogni runner ha i suoi obiettivi: c’è chi vive il podismo come attività socializzante e quindi si ricorda di te e poi c’è chi ti dimentica in fretta, perché invece sta correndo veloce verso altri intere$$i…

Con questi sentimenti Domenica scorsa mi sono riaffacciato nel rutilante mondo delle garette… Farlo con i colleghi d’ufficio, con cui quotidianamente facciamo tutt’altre cose, è stato divertente e senza di loro non l’avrei fatto. Dalle prossime domeniche tornerò ai miei allenamenti solitari nella natura. Per ora,  di tornare nel circo colorato delle gare, non ho proprio voglia… di beccarmi nuove delusioni da amici vecchi, ancora meno…

Ecchecazzo… dottore!

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Foto “Senza titolo” by Olga e Zanni – flickr

La scorsa settimana ho fatto le analisi del sangue e stamani, visto che mia moglie andava dal medico di famiglia per altre cose, le ho chiesto di portargliele a far vedere… Quando ci siamo sentiti a pranzo mia moglie mi ha detto: «Per il dottore le analisi vanno bene, tranne il colesterolo che è leggermente sopra i limiti. Comunque dice che facendo un po’ più di attività fisica i valori torneranno normali»

ECCHECCAZZO DOTTORE!!! E’ un anno che non corro perchè mi fa male il piede destro e non riesco a venirne fuori.

Quando incontro gente che corre mi prende il magone! Quando facendo zapping mi imbatto nelle maratone in tv mi sale la bile… Quando poi vedo su facebook le foto dei miei amici alle gare, tutti belli sorridenti con i pettorali e le medaglie, a me viene da piangere e per non star peggio evito come la peste di incontrarli di persona (mettendomi in dei casini che non vi dico).

E tu, cazzo di dottore, mi vieni a dire che devo fare più attività fisica? Meno male che in ambulatorio è venuta mia moglie… se fossi stato lì avrei cominciato col sollevamento pesi e ti avrei arrovesciato la scrivania in capo!

…Come se non bastasse quando sono arrivato a casa ho trovato nella buca delle lettere la copia del mensile “Runners e Benessere” (già il nome è tutto un programma) col volantino della gara de “La Briglia” che certifica impietosamente che ormai è un anno che non faccio gare.

Visto che non so più se arrabbiarmi o mettermi a piangere, mi domando: «Quante altre sorprese mi deve riservare questa notte di Halloween?»

Fine della corsa.

Foto "Fine gara ciclistica" by unpodimondo

Foto “Fine gara ciclistica” by unpodimondo

A Firenze abbiamo archiviato da qualche giorno il Mondiale di ciclismo. A livello organizzativo è filato tutto liscio, come cittadini abbiamo imparato che usando meno la macchina possiamo comunque spostarci, andare al lavoro e/o a scuola ed avere una città più vivibile. E poi lo spettacolo: mi sono visto dal vivo la cronometro a squadre, quella individuale e la gara delle donne e vi garantisco che non è come vederla in tv… Solo vedere i tifosi stranieri è stato bellissimo: orchestrine olandesi, centurioni belgi e bandieroni bianconeri della Bretagna… La gara maschile, viste le condizioni climatiche, l’ho guardata in tv ed è stato stranissimo vedere i ciclisti sfrecciare sulle strade che percorro su e giù quasi tutte le settimane…

A ripensarci, la gara sotto la pioggia vista in tv, è stata proprio una metafora della vita.  La carovana è partita con 208 atleti e ne sono arrivati al traguardo solo una cinquantina.  Le traversie meteo, come le difficoltà della vita, hanno decimato il gruppo. Una caduta, un infortunio, una foratura, la catena che salta:  se ce la fai a rimontare in sella e a riprendere il gruppo hai il supporto dell’ammiraglia e il tifo degli spettatori. Non importa se vinci o arrivi quarto come Nibali… sei un eroe!

Se invece non sei in grado di ripartire o sei troppo staccato, la tua ammiraglia ti lascia lì e il direttore tecnico riprogramma la gara senza di te, affidandosi agli atleti rimasti in corsa. Tu rimani lì, abbandonato sul ciglio della strada e aspetti che sfilino tutti i corridori, le moto della polizia, quelle della tv e tutte le ammiraglie. Alla termine della carovana, quando transiterà il pulmino con la scritta “Fine della gara ciclistica”, troverai un’auto o un’ambulanza che ti caricheranno su e ti riporteranno all’arrivo, all’albergo  o in un altro luogo fisico che per te si chiamerà in ogni caso “Oblio”. Nel frattempo gli altri continueranno a correre e taglieranno il traguardo. Incurante di te, la giostra  continuerà a girare, perchè, come cantavano i Queen, “The show must go on”…

Sarà che è da quasi un anno che sono infortunato e che non riesco ad uscirne,  ma se penso alla mia modestissima ed insignificante attività di podista sovrappeso e amatoriale, l’immagine del Mondiale di ciclismo 2013 che sento a me più vicina è quella di Rigoberto Uran che, dopo essere caduto  nella discesa delle Caldine, è rimasto lì, abbandonato sul ciglio della strada e si è visto sfilare tutta la gara davanti…

"Rigoberto Uran al Mondiale di Firenze 2013" - Foto trovata su Internet

“Rigoberto Uran al Mondiale di Firenze 2013″ – Foto trovata su Internet

Ciao Carlo…

L’estate  scorsa lo incontravo quasi tutte le Domeniche mattina quando andavo ad allenarmi alle Cascine. Per evitare il caldo partivo di casa alle 7.30 e  verso le 8 lo trovavo che di buona lena camminava nel parco. Lui era praticamente quasi nudo: i soliti capelli spettinati, la barba incolta, i piedi rigorosamente scalzi, un paio di short in jeans ad altezza culo e il torso nudo, con la sua pancia prominente. Un asciugamano, appoggiato sulla spalla, poteva far pensare che andasse a trascorrere quelle Domeniche mattina alla piscina delle Pavoniere o forse no, l’intuizione era sbagliata, magari serviva soltanto per asciugare il sudore di quelle sue lunghe passeggiate mattutine…

L’avrei salutato molto volentieri e gli avrei fatto i complimenti per la sua bravura che ho apprezzato tutte le volte che l’ho visto a teatro o al cinema. Ma non l’ho fatto perchè il suo sguardo mi metteva soggezione. Nei suoi occhi che si incrociavano con i miei (anche perchè spesso non c’era nessun altro) intuivo una certa commiserazione. Lui quasi nudo, al naturale ed io vestito con quei completini da podista sintetici e fluorescenti. Lui che passeggiava calmo e tranquillo godendosi quella mattina di sole ed io che invece, sudato e puzzolente, arrancavo cercando le poche zone d’ombra di quel viale. Insomma, dalla sua faccia, così espressiva anche quando stava zitto, intuivo che per lui ero un imbecille che non aveva capito niente della vita…

Peccato che Domenica te ne sei andato, quel saluto che non ti ho fatto tutte le volte che ti ho incontrato alle Cascine mi tocca fartelo adesso via blog… Sai Carlo (Monni), a ripensarci bene, in quelle deserte e torride mattine d’Agosto, forse avevano ragione i tuoi occhi…

I’ Monni alle Cascine (questa volta con i pantaloni lunghi)

I’ Monni che racconta la nascita del film “Non ci resta che piangere”

Noi siamo quella razza… Splendida poesia del Monni che, prima di essere un bravo attore era un gran poeta popolare…

Infine un video con un Carlo Monni un po’ più serio in cui racconta la Toscana che avrebbe voluto…

p.s. Spero tanto che il Comune di Firenze intitoli uno dei viali delle Cascine a Carlo Monni

Aggiornamento di stamattina 21.5.2013

Copio e incollo il saluto a Carlo Monni pubblicato sulla pagina facebook del Teatro di Rifredi…

Il nostro caro amico Carlo Monni se ne è andato domenica sera. Era un artista unico ed inimitabile. Prima ancora di essere capace di dar vita a tanti indimenticabili personaggi, era lui stesso uno straordinario personaggio. Ha recitato, cenato con gli amici e camminato alle Cascine fino al giorno prima di entrare in ospedale. Questa era la sua vita. Era solare, generoso come pochi ma poco incline ai compromessi. Era un uomo libero, senza pregiudizi né morali né artistici. Cercava sempre la verità sia sulla scena che nei rapporti con le persone. Nel lavoro voleva divertirsi e divertire la gente, ma era anche un uomo colto ed un amante della poesia e della musica. Da quasi quindici anni il Teatro di Rifredi era diventato la sua casa. Tutto iniziò con una scommessa di Angelo Savelli che lo volle a fianco della grande attrice ronconiana Marisa Fabbri in una innovativa edizione di “Gallina vecchia” che riscosse un enorme successo. Il felice sodalizio con Savelli proseguì poi con “S’io fossi foco” e “Nel mezzo del cammin”, dove Carlo poté esprimere tutto il suo amore per Dante e per gli antichi poeti toscani un po’ ribelli e licenziosi come lui, recitando a fianco di Massimo Grigò e Andrea Bruno Savelli che diventeranno per lui più che dei colleghi dei veri e propri complici e sodali. Ed è con Andrea Bruno Savelli che continuerà a calcare il palcoscenico di Rifredi prima con i divertenti “Decameron” e “Cecco toccami” e poi con due impegnativi spettacoli a cui si sentiva profondamente legato: lo shakespeariano “Falstaff” e il brunelleschiano “La beffa del grasso legniaiuolo”. La sua ultima apparizione pubblica è stata, sempre a Rifredi e sempre sotto la direzione di Andrea Bruno Savelli, nella lettura scenica “La briscola in cinque” che nella prossima stagione teatrale sarebbe dovuta diventare un vero e proprio spettacolo. In tutti questi anni Carlo Monni ha recitato in tantissimi spettacoli mattutini per le scuole. Carlo amava i giovani ed era amatissimo dai giovani che lo prendevano d’assalto alla fine delle rappresentazioni. Per tutto il mese di marzo è stato addirittura lui stesso ad andare direttamente dentro le scuole a recitare un divertente blitz teatrale sull’evasione fiscale. Chissà in quante pagine di facebook, in quanti diari scolastici, in quante camerette di adolescenti campeggiano le foto di Carlo Monni sorridente, avvinghiato a grappoli di giovani entusiasti e fieri di essere lì dentro quell’inquadratura con il loro idolo. Ora che Carlo ci ha lasciato nella pienezza delle sue forze, della sua veloce falcata, del suo volto assolato, del suo potente sorriso e dei suoi occhi profondi, capiamo che a lui è spettata la giovinezza degli eroi.

tratto dalla pagina facebook del Teatro di Rifredi

Le mie nuove scarpe da corsa… da oggi Brooks!

Come detto nello scorso post, ieri sono andato a comprare le mie nuove scarpe da corsa. Su consiglio del mio fisioterapista sono stato in un negozio dove mi hanno fatto anche un “Run test” computerizzato (e gratuito) per valutare il tipo di passo che ho… Essendo un negozio multisport in un centro commerciale non ci ero mai stato (di solito preferivo i negozietti specializzati nel running) e invece ho trovato un commesso molto competente e disponibile.

Il run test

Il commesso mi ha fatto correre su un tapis roulant mentre una telecamerina registrava la mia corsa e mandava i dati e le immagini al computer, dove un software analizzava il mio passo. Ho fatto questo test con tre paia di scarpe differenti e alla fine il risultato ha confermato quello che negli altri negozi mi avevano detto “ad occhio”: sono un leggero pronatore. Il test era così approfondito, che ho scoperto di essere proprio strano: il piede sinistro ha una perfetta corsa neutra mentre il destro è leggermente pronatore. Si vede che, proprio come in politica, mi trovo meglio con la  sinistra che con la destra!

Le scarpe

Dopo le analisi del passo, fatte con scarpe sia neutre che antipronazione,  abbiamo deciso di prenderne un paio che correggano leggermente la pronazione. Per il piede sinistro non ci sono differenze, mentre il piede destro trova un discreto giovamento dalla leggera correzione delle scarpe, tanto che atterra in modo neutro… Considerando anche il mio peso (da un annetto sono un po’ troppo sovrappeso) e il fatto che ho la pianta dei piedi abbastanza larga, la scelta è andata a finire su un paio di scarpe statunitensi che sostituiranno le giapponesine Mizuno di cui vi avevo parlato ieri. Alla fine sono approdato alle Brooks  Adrenaline GTS 13 che per qualche giorno indosserò nella vita normale per l’adattamento piede-scarpa…. Se poi con le prossime sedute,  il fisioterapista mi rimetterà a posto, presto potrei tornare a correre e a  tediarvi con post su allenamenti e gare…

Appendice

Tornato a casa, per curiosità sono andato a vedere la statistica che la Rivista “Runners e benessere” (ex “Podismo e Atletica”) pubblica ogni anno sulle marche di calzature usate dai podisti nella “Maratonina della Befana” che si svolge il 6 gennaio a Firenze e che vede tre o quattro disgraziati impegnati a prendere nota delle  marche delle scarpe di tutti gli arrivati al traguardo…

Ebbene, dopo tanti anni in testa alla statistica, la  Mizuno dal 33% del 2009 è scesa al 28,4% del 2013 con un calo del 4,6% e la perdita della prima posizione a favore delle Asics (33,9%).  Le Brooks passano dal 5,7% del 2009 al 13,7% del 2013 e sono le scarpe che hanno avuto l’incremento maggiore, arrivando al 4° posto della classifica, superate da Nike in terza posizione che rimane sulle sue percentuali degli anni passati (14,9%). A seguire tutte le altre: Saucony, Adidas, New Balance, Puma, Fila Diadora, Rebook. (dati tratti dalla tabella pubblicata a pagina 55 del numero di Febbraio 2013 della rivista “Runners e benessere”)

Stai a vedere che come scritto nel post di ieri il mio fisioterapista ha ragione…

Foto "Brooks Adrenaline GTS 13" by unpodimondo

Foto “Brooks Adrenaline GTS 13″ by unpodimondo