Sei mesi di ritardi postali…

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Foto: “Poste Italiane” by Robin Good – flickr

Da tantissimi anni (penso circa una ventina) sono abbonato alla rivista de Consumatori “Il Salvagente” che esce in edicola tutti i Giovedì. Secondo l’editore nello stesso giorno dovrebbe arrivare a casa  la copia agli abbonati ma, quando sono coinvolte le Poste Italiane, tra il dire e il fare… spesso c’è di mezzo il mare. Mediamente ogni anno uno o due numeri spariscono e me li devo far rispedire dall’editore, mentre la maggioranza arriva con un certo ritardo. Ormai stufo di questa situazione ho deciso di annotarmi e pubblicare su questo blog i giorni di ritardo con cui mi arriva la rivista. Questa è la situazione dei primi 6 mesi del 2014… Traete da soli le conclusioni, tenendo conto che il tragitto che deve fare la rivista è banalmente Roma-Firenze.

Devo anche dire che nell’ultimo anno il servizio delle Poste Italiane è peggiorato ulteriormente e lo posso testimoniare perchè, oltre a “Il Salvagente“, sono abbonato ad altre riviste e, più o meno tutte arrivano in ritardo. Per intere settimane non arriva nessuna corrispondenza, poi la buca delle lettere si riempie improvvisamente: ad esempio, dopo una settimana in cui non mi è arrivato niente, ieri pomeriggio ho trovato ben 4 riviste, due lettere e 1 bolletta. Almeno un paio di queste riviste erano in ritardo di quasi  una settimana. Stranezze postali…

Numero rivista Il Salvagente Data uscita in edicola Data arrivo a casa Giorni di ritardo
1 02/01/2014 09/01/2014 +7
2 09/01/2014 09/01/2014 OK
3 16/01/2014 18/01/2014 +2
4 23/01/2014 23/01/2014 OK
5 30/01/2014 31/01/2014 +1
6 06/02/2014 10/02/2014 +4
7 13/02/2014 14/02/2014 +1
8 20/02/2014 20/02/2014 OK
9 27/02/2014 27/02/2014 OK
10 06/03/2014 06/03/2014 OK
11 13/03/2014 17/03/2014 +4
12 20/03/2014 24/03/2014 +4
13 27/03/2014 27/03/2014 OK
14 03/04/2014 08/04/2014 +5
15 10/04/2014 10/04/2014 OK
16 17/04/2014 MAI ARRIVATO (*)
17 24/04/2014 26/04/2014 +2
18 01/05/2014 07/05/2014 +6
19 08/05/2014 12/05/2014 +4
20 15/05/2014 15/05/2014 OK
21 22/05/2014 22/05/2014 OK
22 29/05/2014 29/05/2014 OK
23 05/06/2014 05/06/2014 OK
24 12/06/2014 MAI ARRIVATO (*)
25 19/06/2014 23/06/2014 +4
26 26/06/2014 01/07/2014 +5

Aggiornamento del 17/07/2014

(*) I due numeri mai arrivati (16 e 24) li ho richiesti all’ufficio abbonamenti che nel giro di 5 giorni me li ha rispediti senza nessuna spesa a mio carico. Mi hanno anche ringraziato per avergli inviato questa tabellina con la quale hanno hanno fatto una segnalazione a Poste Italiane per disservizio sulla tratta Firenze-Roma. Tenuto conto che l’ufficio abbonamenti paga alle Poste una tariffa per la consegna in 24 ore (Postapress24ore) ogni segnalazione di disservizio serve per far monitorare le linee problematiche alle Poste. Sul numero 28 del 10/7/2014 due lettere pubblicate sulla rivista segnalano analoghi disservizi a quelli che ho io: una viene da Pistoia mentre l’altra lettera viene da Roma… e se i disservizi sono presenti anche sulla tratta da Roma a Roma…. vuol dire che siamo davvero messi bene! Viva le poste!

Post scriptum.

P.S. (1). Se disgraziatamente qualcuno delle poste leggesse questo articolo, faccio presente che il CAP a cui dovrebbe arrivare la posta è il 50143.

P.S. (2). Mi scuso con i miei lettori abituali ma in questo periodo sono assente dal mio e anche dai vostri blog per impegni lavorativi e familiari. Appena avrò un po’ di tempo libero tornerò a leggervi e a commentare…

P.S. (3). Sono in ritardo anche nella programmazione delle ferie estive: c’è qualcuno che ha consigli da darmi per fare un po’ di mare nel Sud della Francia? Grazie.

L’album delle Figurine dei Mondiali: è on line, è divertente ma soprattutto è GRATIS!

Album Panini on line - foto by unpodimondo

Album Panini on line – foto by unpodimondo

Premessa

Come potete intuire dai post di questi giorni, io sono una contraddizione. Da una parte, come consumatore etico e critico capisco che questi eventi globali come i Mondiali di calcio o le Olimpiadi sono pieni di lati oscuri, di ingiustizie, di sfruttamento e di strapotere delle multinazionali e perciò condivido tutte le proteste. Dall’altra parte, il mio lato di sportivo, di appassionato e di collezionista di gadgets e cimeli sportivi ama questi eventi che riuniscono tutto il pianeta. In fondo, è una festa quando paesi come USA e Iran si confrontano su un rettangolo d’erba con una palla, invece che con le bombe! Per cui scusatemi… amo i mondiali di calcio e riconosco pure di essere una contraddizione…

L’album è on line, è divertente  ma soprattutto è GRATIS.

E’ tempo di mondiali e di febbre da goal che prende grandi e piccini. Una delle componenti che hanno sempre fatto compagnia a questi eventi del pallone è il mitico album delle figurine: quello della Panini, quello del “celo, celo, manca, manca…” In un periodo di crisi come questo, anche fare la raccolta delle figurine può essere un lusso piuttosto costoso e allora perchè non offrire ai bambini e agli adulti un’alternativa, semplice, divertente e soprattutto gratuita?

Ci ha pensato la Fifa con l’album virtuale delle figurine Panini al quale potete accedere registrandovi sul sito ufficiale dei mondiali a questo link: http://it.stickeralbum.fifa.com/. Una volta registrati potrete accedere al vostro album: si tratta di una versione ridotta dell’album ufficiale con 424 figurine virtuali (quello cartaceo ne ha più di 600, vi immaginate il costo per farlo tutto?). Per completarlo ogni giorno  il sito vi regalerà 3 bustine di figurine virtuali che potrete attaccare al vostro album. Partecipando ad un quiz sulla storia dei mondiali e rispondendo a almeno 5 risposte esatte su 10, ogni giorno potete sbloccare un’altra bustina di figurine ed infine potete richiedere altre bustine immettendo i codici che trovate in fondo a questo post… Ogni codice sblocca una bustina. Insomma, avete modo di raccogliere gratuitamente un sacco di figurine ma, per far durare il gioco, non potete aprire più di 5 bustine al giorno… Una volta aperte le bustine troverete le figurine, del tutto uguali a quelle cartacee, da incollare virtualmente sul vostro album oline. E con i doppioni? I doppioni si scambiano con altri collezionisti, come si farebbe nella vita reale, ma con la differenza che le persone con cui potete scambiare le figurine sono oltre 2.500.000.  Quando scambiate on line, per la  prima volta, una figurina di una nazionale riceverete in omaggio una figurina dei tifosi di quella nazionale che andrà a riempire due pagine speciali dell’album virtuale dedicate ai tifosi. Per ogni nazionale completata avrete in omaggio altre bustine e al termine del gioco è previsto anche un concorso che sorteggerà dei premi fra i più fortunati. Ma il regalo più bello, anche per chi non vincerà il concorso,  è che comunque ha partecipato ad un bel gioco, completamente gratuito!

Per chi volesse giocare, vi metto la lista dei codici che sbloccano le bustine di figurine… se nel frattempo ne troverò altri aggiornerò la lista… Buon divertimento!

  • FIFA-PANINI-PACK
  • FREE-PACK-2014
  • WORLDS-CUP
  • COCA-COLA
  • OPEN-HAPPINESS
  • COKE-REWARDS
  • IGOT-IGOT-NEED
  • FREE-FIFA-STICKERS
  • OPEN-2014-PACK
  • FAN-REWARDS
  • I-WANT-MY-FIFA-PACK
  • YOUR-PANINI-PACK
  • MORE-PANINI-PACK
  • YOUR-2014-PACK
  • YOUR-FIFA-PANINI-PACK
  • COPA-FIFA-BRASIL
  • TODAY-NEW-FIFA-PACK
  • MY-NEW-FIFA-PACK
  • ALBUM-FIFA-CODE
  • 2014-GIFT-PACK
  • FIFA-BRAZIL-2014-STICKERS
  • TROPHY-TOUR
  • MY-FIFA-PANINI-STICKERS

Aggiornamento del 23/06/2014

Dal momento che tutte le squadre di collezionisti a cui ho tentato di iscrivermi erano piene e non accettavano nuovi componenti, ho creato una mia squadra per scambiare le figurine…. Se qualcuno è interessato può unirsi a questo gruppo:

Team ID : 416461

Password : 112233

La bolla speculativa degli spumini…

Foto: DSC_0875.JPG by Sheldon Pax  - flickr

Foto: DSC_0875.JPG by Sheldon Pax – flickr

Avrei voluto scrivere dei risultati elettorali ma farlo adesso, a quattro giorni dalle votazioni, non ha più senso in quanto avete già letto tutto e il contrario di tutto e io non aggiungerei niente che non sia già stato scritto. Purtroppo quando gli italiani votano e poi si stravaccano sul divano in attesa dei risultati elettorali, io sto lavorando duro… proprio a quelle cifre a cui tutti ambiscono.

Solo oggi ho un po’ di respiro e posso dedicarmi al blog: quindi niente notizie elettorali, ma un curioso articolo di Repubblica che mi è stato segnalato da un amico la settimana scorsa. Fatevi adesso delle meringhe (o spumini come si chiamano dalle mie parti) perchè in futuro potrebbero diventare un lusso… Se potessero leggere, mi piacerebbe conoscere il parere delle galline. Siamo alla follia…

Scoppia la “bolla dell’albume”. Vola il prezzo, è sorpasso sul tuorlo. di Ettore Livini (La Repubblica)

[...] Tutti pazzi per l’albume. La mania delle diete a basso contenuto di colesterolo rivoluziona le gerarchie interne all’uovo e manda in fibrillazione i mercati delle materie prime alimentari. Le regole, al riguardo, sembravano scolpite nella pietra. Il prezioso cibo monocellulare – dice la storia della gastronomia dall’Artusi in giù – è fatto di due parti: il bianco, considerato per secoli una sorta di scarto, e il tuorlo. Più saporito, ricco di vitamine (assenti nella chiara) e da sempre ingrediente base di migliaia di ricette, dalla pasta fino ai dolci. E l’economia ha da sempre replicato in fotocopia queste considerazioni, facendo pagare il dovuto per il “giallo” e svendendo a prezzi di saldo la sua povera pellicola protettiva.

Il mondo però è bello perchè è vario. E così da un paio di anni a questa parte è partito l’albume-pride. I medici, manuali del wellness e i guru dell’alimentazione bilanciata hanno iniziato a mettere in guardia il pianeta dalle diete troppo ricche di colesterolo. E il tuorlo (un uovo di 60 grammi contiene due terzi della razione giornaliera consigliata della molecola di sterolo) è finito dritto-dritto sul banco degli imputati. Che fare? Le multinazionali dell’alimentazione, grande consumatrici, hanno fatto di necessità virtù. L’uovo non può essere escluso dalle ricette dei loro prodotti. Ma per evitare di finire nelle liste di prescrizione dei salutisti hanno ripudiato il giallo e si sono convertite all’improvviso all’uso dell’albume.

La svolta – come ha raccontato il Financial Times – ha avuto effetti economici devastanti in un mondo diventato ormai globale. McDonald è stata la prima a lanciare il White delight McMuffin, tutto a base di chiare. Molti si sono messi in scia e la domanda di albume ha fatto saltare il banco. Il suo prezzo è balzato in un anno dell’80% a oltre una sterlina per libbra, calcola la società di rilevazioni Urner Barry. E con una svolta copernicana ha superato per la prima volta quello del tuorlo. La salute, ovvio, non ha prezzo. E il boom dell’albume, che ha il pregio di non intasare le nostre arterie dell’odiato colesterolo, non pare destinato ad arrestarsi a breve. Le scorte di materia prima seccata o congelata sono crollate del 46% nell’ultimo anno. Oggi rappresentano solo un terzo del totale, mentre i magazzini sono pieni di tuorli che non vuole più nessuno. “Siamo a livelli che garantiscono solo la domanda standard” dicono alla Urner Barry. Così bassi come non si vedevano dal 2004, anno del boom della dieta Atkins. La bolla continua, il colesterolo trema e sul mercato dell’alimentazione – con i tempi che corrono – c’è una sola certezza: meglio un bianco d’uovo oggi che una gallina domani.

tratto dall’articolo di Ettore Livini pubblicato sul sito di Repubblica il 20/05/2014

 

Domani si vota: USATE LE PREFERENZE.

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Foto “European Parlament 4, Bruxelles” by paola.farrera – flickr

Domani si vota: tutti quanti voteremo per le Elezioni Europee e molti voteranno anche per le amministrative (da me a Firenze si vota per il Comune e per i quartieri). Sono elezioni speciali perchè tutte e tre sono caratterizzate da un fatto ormai raro: si possono dare le preferenze e scegliere i candidati che vogliamo mandare a rappresentarci. Purtroppo è un diritto che nelle altre elezioni, come alle politiche e in Toscana anche alle regionali, ci hanno negato. Quindi, facciamo vedere ai partiti che alle preferenze ci teniamo, semplicemente esercitando questo diritto.

Indipendentemente dal partito che voterete, scorrete le liste e scegliete le persone che pensate possano rappresentare meglio il nostro paese. Cercate persone della società civile, non legate ai partiti, quelle che spesso sono messe nella parte bassa della lista… A volte sono personalità molto impegnate e serie che i partiti mettono per attirare i voti ma che in fondo sperano non siano elette… Facciamo in modo che questi outsider battano i candidati di partito e vadano a Bruxelles al loro posto. Informatevi, cercate sulla rete e scegliete bene…

Visto che sono cambiate le regole vi ricordo quelle che valgono per le preferenze:

  • Elezioni europee: si possono dare fino a 3 preferenze a patto che comprendano sia uomini che donne: quindi 2 donne e 1 uomo, oppure 1 donna e 2 uomini. Se mettete 3 preferenze per lo stesso sesso (3 uomini oppure 3 donne), il voto resterà valido ma l’ultima preferenza  verrà scartata. Potete anche mettere meno preferenze e in tal caso potete fare come volete.
  • Comunali e di quartiere: sono ammesse al massimo due preferenze e devono essere di sesso diverso, quindi 1 uomo e 1 donna. Se mettete 2 uomini oppure 2 donne, il voto resterà valido ma la seconda preferenza  verrà scartata.
  • In tutti i casi se mettete una preferenza sola non ci sono problemi di sesso…

Quindi andate a votare ed esprimete tutte le preferenze!!!!

Buon voto a tutti, sperando che Lunedì mattina l’Europa si svegli molto meno tedesca e molto più mediterranea!!!!!!

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La scuola secondo Francuccio Gesualdi (di Francesco Gesualdi)

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Foto “Scuola di Barbiana” by pracucci – flickr.com

Con questo post concludo il breve ciclo degli articoli ribloggati dal sito di Francesco Gesualdi: ex allievo di Don Milani, fondatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano (Pi) e attualmente candidato alle elezioni europee nella circoscrizione Centro per la Lista Tsipras. Potete leggere altri articoli sul suo blog all’indirizzo http://blog.francescogesualdi.eu/. Parlando di uno dei  protagonisti dell’esperienza di Barbiana non potevo che concludere con un post sulla scuola.

“La scuola secondo Francuccio Gesualdi ” di Francesco Gesualdi.

Don Lorenzo Milani cominciò a fare scuola perché aveva capito che l’ignoranza è la madre di tutte le miserie. Stando accanto agli operai e ai contadini aveva capito che la miseria è figlia dell’inganno e del raggiro – possibile fra chi non capisce la realtà – ed è figlia del senso di impotenza tipico di chi non sa esprimersi.

Per questo la sua era una scuola viva di conoscenza della realtà, di approfondimento dei nostri diritti, di ricerca della verità.

Ma soprattutto di arricchimento linguistico perché, come è scritto in “Lettera a una professoressa” «È solo la lingua che fa uguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli».

Anche i costituenti avevano chiaro che l’inferiorità culturale impedisce il pieno sviluppo della persona umana e all’Articolo 3 della Costituzione avevano stabilito che «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Ed ecco la scuola come uno degli strumenti fondamentali di realizzazione della democrazia e dell’uguaglianza. Non a caso Piero Calamandrei, da giurista qual’era, definiva la scuola «organo costituzionale» e chi la demolisce – come stanno facendo l’attuale governo e una lunga teoria di suoi predecessori -, andrebbe giudicato per attentato alla Costituzione.

Usando un linguaggio più semplice, il popolo definisce la scuola bene comune, intendendo – con questo termine – tutto ciò che svolge una funzione fondamentale a vantaggio di tutti. La lista dei beni comuni comincia con l’aria, l’acqua, il clima, le foreste, i mari, i suoli, ma prosegue con la sanità, la nettezza, i trasporti. E, ovviamente, con la scuola in quanto essa adempie a tre funzioni fondamentali: garantisce dignità, garantisce civiltà ma, soprattutto, garantisce democrazia.

La scuola garantisce dignità perché fornisce le conoscenze sui propri diritti. Chi non conosce i propri diritti politici è alla mercé dei potenti di turno. Chi non conosce i propri diritti sindacali è alla mercé dello sfruttamento padronale. Chi non conosce i propri diritti sociali è alla mercé dei burocrati. Solo chi ha la consapevolezza di cosa gli spetta come persona, come cittadino, come lavoratore, ha la capacità di difendere la propria dignità. Ecco perché la scuola – cui tocca fornire questo tipo di consapevolezza – è garanzia di dignità.

La scuola garantisce civiltà perché fornisce la consapevolezza dei propri doveri nei confronti della comunità e dei beni comuni. Se la dignità attiene a ciò che dobbiamo ricevere dalla comunità, la civiltà attiene a ciò che dobbiamo essere capaci di dare alla comunità. Sappiamo tutti che è più facile prendere che dare, perché il senso del dovere anziché nascere spontaneo, è un seme che germoglia solo se si è interiorizzata una serie di valori: il valore della solidarietà, il valore della responsabilità, il valore della legalità, il valore del bene comune. Questi e non altri, sono i valori su cui misurare il grado di avanzamento civile di una società; e poiché tocca alla scuola trasmetterli, per questo la scuola è garanzia di civiltà.

La scuola garantisce democrazia perché fornisce i saperi che mettono in condizione di partecipare. Per partecipare ci vogliono tre capacità: capire la realtà, saperla interpretare, saper formulare proposte di modifica. Il che implica capacità linguistica e conoscenze storiche, geografiche, politiche, economiche. Senza queste capacità la democrazia non si esercita: si è pupazzi nelle mani dei ciarlatani che posseggono i giornali e le televisioni. Non a caso, l’obiettivo perseguito da una certa destra autoritaria è la demolizione della scuola per poter esercitare l’autoritarismo dietro il paravento di una democrazia apparente.

Affinché la scuola possa assolvere a queste funzioni si devono verificare alcune condizioni sapientemente elencate in “Lettera a una professoressa”:

  • Deve essere universale, ossia deve essere aperta a tutti come sancisce l’Articolo 34 della Costituzione.

Quando i costituenti affermarono questo principio, probabilmente pensavano agli emarginati del loro tempo: i figli dei montanari, dei mezzadri, dei disoccupati. Oggi gli emarginati sono altri, principalmente gli immigrati. Pertanto se la scuola vuole essere in linea con la costituzione deve spalancare le porte a tutti, indipendentemente dal paese di origine, dalla lingua parlata in famiglia, dal colore della pelle, dal permesso di soggiorno dei genitori. Il diritto allo studio non può discriminare fra clandestini e regolari. Tutti i bambini hanno diritto a studiare per il solo fatto di esistere.

  • Deve essere accogliente, nel senso che deve permettere a tutti di sapere.

Oggi la scuola assomiglia più a un tribunale che a un luogo di apprendimento: è organizzata più per giudicare che per insegnare. Questa è la stortura di una scuola improntata pretestuosamente alla cosiddetta «meritocrazia». È tempo di affermare che a scuola si va per imparare e che il suo obiettivo deve essere quello di di mettere tutti in condizione di «sapere». La scuola deve entrare nell’ordine di idee che quando un ragazzo non riesce non va liquidato con un quattro: questa è la soluzione più comoda, quella che assolve la scuola e condanna i ragazzi. La scuola deve convincersi che se i ragazzi non sanno non è colpa loro, ma della scuola che non si è impegnata abbastanza. Rifarsela con i ragazzi perché non sanno è come prendersela con i malati perché non guariscono. La scuola deve chiedersi perché il ragazzo non riesce, deve chiedersi dove ha sbagliato, deve chiedersi quali iniziative particolari devono essere prese e non ha preso. Non deve darsi pace finché non ha recuperato anche l’ultimo della classe.

  • Deve essere motivante nel senso che deve dare la motivazione per studiare.

Non è insolito che la scuola dia come stimolo la prospettiva di lavoro e/o il tornaconto personale. Ma in verità, ciò non è opportuno perché l’egoismo non è patrimonio dei giovani. I giovani sono per loro stessa natura generosi e innocenti, i vecchi sono tendenzialmente smaliziati ed egoisti e pur di imporre questo sentimento, la loro scuola fa scattare il ricatto del voto: «se non studi ti metto quattro».

Chi sono i giovani? Tutti – insegnanti ed alunni – coloro che nella scuola si pongano domande e provino a trovare risposte. Chi sono i vecchi? Forse chi pretende di soffocare la fantasia, la creatività, il ragionamento o, più in generale, un’opinione… magari a mezzo di un freddo test a quiz – come ad esempio l’INVALSI – secondo una certa logica aziendalista?

A Barbiana la motivazione per studiare era la politica intesa nel senso più nobile del termine. Non politica come gestione del potere, ma politica come partecipazione per gestire tutti insieme l’organizzazione della polis, della città, della comunità. Recita “Lettera a una professoressa”: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia». La politica per uscire tutti insieme dalle situazioni che non vanno e costruire tutti insieme un mondo migliore: più equo, più pacifico, più pulito. Questa è la motivazione giusta per studiare!

  • Deve essere attuale nel senso che deve intrattenere sui temi del tempo presente, perché il suo scopo deve essere quello di formare dei cittadini sovrani.

Formare dei cittadini sovrani è un’arte difficile perché gli strumenti che deve fornire non sono i saperi, ma le capacità. Fra la trasmissione dei saperi e la costruzione delle capacità passa la stessa differenza che c’è fra dare un pesce e insegnare a pescare. Troppo spesso la scuola si attesta sui saperi perché è la soluzione più semplice. La grammatica, la matematica, la fisica, la chimica, la storia che si ferma a cinquanta anni fa non presentano dubbi di interpretazione o lati nuovi da scoprire. I saperi sono assodati, addirittura mummificati, non hanno bisogno di essere elaborati, ma solo trasmessi senza costringere gli insegnanti alla fatica di pensare, ricercare, mettere in mostra le proprie lacune e le proprie incertezze, come quando debbono aiutare i ragazzi ad esprimersi, ad argomentare, a capire, ad interpretare, a giudicare.

Una scuola concepita come palestra di approfondimento, di discussione, di partecipazione è faticosa perché non può fare ricorso a manuali o a libri di testo. Espone costantemente l’insegnante al nuovo, all’imprevisto e all’imprevedibile perché nessuno sa quale piega può prendere il confronto, quali argomentazioni emergeranno, quali obiezioni verranno avanzate, quali giudizi verranno espressi. Ne viene fuori una scuola dove i ruoli non esistono più, perché non c’è più un insegnante e degli allievi, ma un gruppo di persone con età diverse, esperienze diverse, sensibilità diverse, bagagli culturali diversi che si confrontano su temi, realtà e verità più grandi di ogni singolo partecipante. L’insegnante assume le vesti del fratello maggiore che in virtù della propria esperienza e delle proprie conoscenze, fornisce gli elementi di comprensione, insegna i segreti della ricerca, svela i tranelli della disinformazione, addestra all’elaborazione di pensiero, conduce il dibattito alla luce dei valori, aiuta a fare intravedere gli scenari futuri e le soluzioni possibili.

«Futuro»: ecco un’altra parola chiave della scuola democratica. La scuola dei saperi tiene la faccia rivolta al passato e spesso al passato remoto perché il suo obiettivo è il mantenimento dello status quo. La scuola della sovranità popolare, invece, la tiene rivolta al futuro, perché il suo scopo è formare dei ragazzi che sappiano individuare e risolvere i problemi del loro tempo. Per questo la scuola deve concentrarsi sull’attualità con tre obiettivi di fondo: fare capire le ragioni, gli interessi, le concezioni, i meccanismi che hanno portato alla situazione presente; le conseguenze possibili nel medio e lungo periodo le possibili soluzioni.

È triste constatare come a distanza di 40 anni, “Lettera a una professoressa” sia ancora più attuale di prima a proposito di una scuola che sta letteralmente tornando indietro, che sta nuovamente diventando classista, autoritaria e selettiva.

Solo la partecipazione può interrompere questo processo reazionario. Serve un’opposizione unita e tenace formata non solo da professori, genitori e studenti, ma di tutti i cittadini, perché la scuola è un fatto di tutti. Un bene comune da salvaguardare con cura perché la società del domani dipende dalla scuola di oggi.

Tratto dall’articolo “La scuola secondo Francuccio Gesualdi” pubblicato sul blog di Francesco Gesualdi.

Il video non è relativo alla scuola ma è comunque interessante…

Quella svolta autoritaria decisa dalle banche (di Francesco Gesualdi)

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Foto “Rich Uncle Pennybags” by Sean Davis – flickr.com

Continuo a ribloggare alcuni articoli  e video sul nostro paese tratti dal Blog di Francesco Gesualdi: ex allievo di Don Milani, fondatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano (Pi) e attualmente candidato alle elezioni europee nella circoscrizione Centro per la Lista Tsipras. Potete leggere altri articoli sul suo blog all’indirizzo http://blog.francescogesualdi.eu/.

“Quella svolta autoritaria decisa dalle banche ” di Francesco Gesualdi.

In Italia è in atto una svolta autoritaria. Lo dimostra la nuova legge elettorale in costruzione. Lo dimostra la fretta con la quale si vuole chiudere il senato. Lo dimostra la manipolazione delle parole per trasformare un attacco alla democrazia in un’operazione di contenimento di costi.

E’ la tecnica dell’inganno tipica del marketing che tenta di piazzare il prodotto facendo leva su desideri, sogni, repulsioni. Una tecnica ben appresa da Renzi, che sfrutta i sentimenti di indignazione, paura, anelito di sicurezze, per estorcere il consenso popolare su riforme fatte passare come lotta alla casta mentre sono veri e propri attacchi alla democrazia.

E’ vero che Senato e Camera costano. Ma non per le loro funzioni, bensì per i privilegi che i loro componenti si sono assicurati. E l’abbattimento di costi era giusto ottenerlo non chiudendo un ramo del parlamento che è garanzia di democrazia, ma riducendo seriamente gli stipendi dei parlamentari al livello dei salari medi in vigore nel paese che ruotano attorno a 20mila euro l’anno. Con stipendi finalmente uguale a tutti gli altri, i parlamentari capirebbero i bisogni della gente e la smetterebbero di fare leggi sempre a favore dei ricchi contro i più deboli.

L’incrocio con la legge elettorale, che con un sbarramento all’8% negherà la rappresentanza a larghi strati della popolazione, mentre il premio di maggioranza a chi vincerà il ballottaggio assicurerà il governo a minoranze ristrette, rivela che l’obiettivo è concentrare il potere nelle mani di pochi che finalmente liberi da presenze scomode potranno decidere in fretta. Ma a favore di chi?

E qui la mente non può fare a meno di tornare ad un documento scritto nel maggio 2013 dal gruppo di ricerca economico interno a JP Morgan. Prima banca degli Stati Uniti, il suo patrimonio ammonta a oltre 2mila miliardi di dollari, l’equivalente del debito pubblico italiano. E benché pluricondannata per truffe (l’ultima in ordine di tempo quella del 19 novembre 2013 quando patteggiò una multa di 13 miliardi di dollari col dipartimento della giustizia statunitense) si permette di dare indicazioni alle nazioni rispetto a ciò che devono fare per recuperare quella solidità economica che per le banche è di fondamentale importanza per continuare ad incassare interessi da governi, famiglie ed imprese.

Il documento redatto da JP Morgan, dopo avere sottolineato l’esigenza che la zona euro torni a crescere secondo una logica di competitività, indica anche i passi che devono essere compiuti per raggiungere questo obiettivo. L’aspetto sorprendente è che un paragrafo è dedicato anche alla politica. Passaggio eloquente, che vale la pena leggere per intero: “All’inizio della crisi, era opinione diffusa che i problemi fossero solo di natura economica. Ma con l’evolvere della situazione è divenuto chiaro che ci sono anche profondi problemi politici ,soprattutto nei paesi europei di periferia. Problemi che a nostro avviso debbono essere risolti se l’unione monetaria vuole funzionare correttamente nel lungo periodo. I sistemi politici in vigore nei paesi europei periferici (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia) sono stati strutturati all’insegna delle esperienze vissute sotto le dittature. Perciò le loro costituzioni hanno una forte impronta socialista derivante dalla forza che i partiti di sinistra avevano subito dopo la caduta dei regimi fascisti. Ne deriva che i sistemi politici in vigore in questi paesi sono caratterizzati da governi nazionali deboli, governi centrali incapaci di farsi valere nei confronti di quelli locali, diritti dei lavoratori garantiti per via costituzionale, sistemi di consenso che alimentano il clientelismo politico e per finire il diritto di protestare se sono apportati cambiamenti non graditi all’assetto esistente. La crisi ha messo in evidenza tutti i limiti di questo quadro politico. Lo dimostra il fatto che i governi nazionali dei paesi europei della periferia sono stati solo parzialmente capaci di introdurre le riforme fiscali ed economiche necessarie al consolidamento economico, perché contrastati dalle amministrazioni regionali e locali. Ma il cambiamento sta cominciando ad avere il sopravvento. La Spagna ha preso provvedimenti per affrontare alcune contraddizioni del periodo post-franchista, cominciando ad introdurre una legislazione che permette al governo centrale di avere maggiore controllo sulla gestione fiscale e di bilancio delle strutture regionali. Ma fuori dalla Spagna, fino ad ora è successo ben poco. Il banco di prova sarà l’Italia dove i prossimi governi dovranno dimostrare di sapere avviare riforme politiche significative.”

Riassumendo, l’ordine del sistema finanziario è: governi centrali più forti, capacità decisionale rapida senza oppositori, demolizione dei diritti dei lavoratori. Esattamente ciò che sta realizzando il governo Renzi con la nuova legge elettorale, con l’abolizione del Senato, con la riforma del capitolo V della Costituzione relativo a province, comuni, regioni, con le riforme sul mercato del lavoro.

La finanza ordina, la politica esegue. Entrambi d’accordo per prendersi gioco del popolo che acclama beato il pifferaio di turno.

Tratto dall’articolo “Quella svolta autoritaria decisa dalle banche” pubblicato sul blog di Francesco Gesualdi.

Se la sinistra non si separa da Mangiafuoco (di Francesco Gesualdi)

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Foto “Tony Wolf Pinocchio and other tales 1990 ill pg 16″ by janwillemsen – flickr

Come ho scritto nel post di ieri in questi giorni vorrei ribloggare alcuni articoli sulla nostra situazione democratica ed economica tratti dal Blog di Francesco Gesualdi: ex allievo di Don Milani e fondatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano (Pi) e attualmente candidato alle elezioni europee nella circoscrizione Centro per la Lista Tsipras. Potete leggere altri articoli sul suo blog all’indirizzo http://blog.francescogesualdi.eu/.

“Se la sinistra non si separa da Mangiafuoco” di Francesco Gesualdi.

In Francia la destra nazionalista avanza anticipando le tendenze delle prossime elezioni europee. Hollande cerca di correre ai ripari con un rimpasto di governo. Ma si tratta di pannicelli caldi. La sinistra non ha ancora capito che non è un problema di persone, ma di politica. Ha scelto il neoliberismo ed oggi ne raccoglie i frutti.

Cominciamo col precisare che in Europa non sta vincendo il nazionalismo xenofobo, ma la paura. La paura di sprofondare sempre più giù nella palude dell’insicurezza. In Europa il disagio sociale sta avanzando ovunque: sotto forma di miseria, disoccupazione, microcriminalità. I numeri sono impietosi: 27 milioni di lavoratori (11% della forza lavoro) cercano lavoro senza trovarlo, 125 milioni di persone sono risucchiati nella povertà, proliferano i neet, i giovani fra i 15 e i 29 anni che né lavorano né studiano. 94 milioni stando alla statistiche del 2011. Chi qualche sicurezza l’ha conservata, osserva attonito e si chiede “quanto tempo ancora prima che capiti anche a me la stessa sorte?”.

Quando soffia l’uragano non si perde tempo dietro a chi ci propina lezioni sul cambiamento climatico. Si dà ascolto a chi ti offre una soluzione semplice per metterti al riparo e se salta fuori quello che dice che la soluzione sta nel rinchiudersi in una grotta, gli si va dietro senza stare a guardare cosa c’è dentro. Ci si va e basta perché pare la proposta più di buon senso. Così sta vincendo la destra populista, perché indica nemici che si possono toccare con mano e prospetta delle soluzioni semplici. Poi fra venti anni la gente scoprirà che era tutto un inganno, ma sarà troppo tardi.

Noi sappiamo che la grotta prospettata dalla destra è infestata da scorpioni velenosi e che i nemici indicati sono solo dei diversivi. Ma per essere credibili dobbiamo distinguerci dalla sedicente sinistra che in questi anni ha avallato, sposato, protetto, tutti i meccanismi che hanno provocato l’uragano. Ha rinnegato il primato dell’economia pubblica per regalare i beni comuni e i servizi pubblici alle imprese private. Ha demolito il sistema di sicurezza sociale pazientemente costruito in 30 anni di socialdemocrazia per buttarci fra le braccia dei cacciatori di capitali da fare fruttare a vantaggio dei propri azionisti. Ha abolito le leggi che regolamentavano l’attività bancaria per consentire alla finanza speculativa di prendere il sopravvento su tutto. Ha permesso che in Europa valesse solo la legge della concorrenza, trasformando l’euro in mezzo di sopraffazione dei forti contro i deboli. Ha lasciato che la globalizzazione, in un mondo di disuguali, si trasformasse in una gigantesca guerra fra poveri. Ha permesso che i cittadini venissero depredati per permettere ai signori della finanza di vivere alle spalle della comunità in nome del debito. In una parola che si è totalmente prostrata al dio mercato ed ha lasciato che diventasse l’unica forza di governo del mondo. Ed oggi che le grandi multinazionali produttive, commerciali e finanziarie sono libere di scorrazzare per il mondo inseguendo solo la loro legge del profitto, dell’aumento di ricavi, della riduzione dei costi, noi, i cittadini, abbiamo fatto tutti la fine dei pesci nella rete di Mangiafuoco. Siamo presi per i piedi ed esaminati a testa in giù. Se Mangiafuoco valuta che possiamo servirgli per i suoi scopi di profitto ci lascia in vita, altrimenti non ci butta neanche nella padella. Ci getta semplicemente nel monte dell’immondizia ad arrampicarci sugli altri sventurati. Un verminaio umano tutti impegnati a cercare di risalire la superficie per prendere qualche boccata d’ossigeno mentre spingiamo gli altri sempre più giù.

In questo contesto, le manovre degli arrampicatori dell’ultim’ora, che cercano qualche anno di potere personale propinando alla gente altro populismo di sinistra, ossia piccoli contentini per nascondere il loro progetto di rafforzamento del mercato, fanno cascare letteralmente le braccia. E bene ha fatto la lista Tsipras a non voler inserire nel proprio logo il nome sinistra, ormai così fuorviante. Ma urge fare rinascere una cultura della solidarietà, di attenzione per i diritti, per i beni comuni, perché solo da qui si può ripartire per correggere le storture create dal liberismo selvaggio.

Tratto dall’articolo “Se la sinistra non si separa da Mangiafuoco” pubblicato sul blog di Francesco Gesualdi.

Se Francesco (Francuccio) Gesualdi si candida alle elezioni…

Francesco (Francuccio) Gesualdi - Foto presa da Internet

Francesco (Francuccio) Gesualdi – Foto presa da Internet

Francesco Gesualdi   è un ex-allievo della Scuola di Barbiana (chiamato Francuccio negli scritti di Don Milani) che dagli anni ’70 ha fondato  e coordinato il Centro Nuovo Modello di Sviluppo: un centro di documentazione e studio che, attualizzando gli insegnamenti di Don Milani, si occupa di consumo critico, sottosviluppo, lavoro minorile, diritti umani e dei lavoratori, ambiente e soprattutto del comportamento e del potere delle multinazionali. Dal prezioso lavoro del Centro sono nati moltissimi volumi sulle ingiustizie che derivano dalla nostra economia liberista e su quello che noi consumatori possiamo fare, nel nostro piccolo, per mettere a posto le cose: un esempio per tutti è la Guida al Consumo Critico, una sorta di “Bibbia” che passa in rassegna il comportamento di molti dei marchi che troviamo negli scaffali dei supermercati. Francesco Gesualdi   è stato, con Alex Zanotelli, il fondatore di Rete Lilliput, rete di associazioni e cittadini che combattono la disuguaglianza nel mondo.

Francesco Gesualdi  si candida alle prossime elezioni europee con la Lista Tsipras ed è una di quelle notizie che indicano la gravità della situazione economica e democratica attuale. Le varie anime della sinistra hanno sempre cercato di tirare per la giacchetta Gesualdi nelle elezioni e non ci sono mai riuscite. Francuccio ha sempre declinato l’invito, è rimasto indipendente e per una vita ha continuato a svolgere il suo lavoro di infermiere, fino a quando non è andato in pensione. Anche le attività del Centro Nuovo Modello di Sviluppo Gesualdi le ha svolte nel proprio tempo libero. Avrebbe potuto fare carriera in politica o nel sindacato, come ha fatto il fratello Michele e invece ne è rimasto sempre lontano.

Con queste premesse, se Gesualdi si è candidato alle elezioni europee vuol dire che:

  1. La situazione è talmente drammatica che non bastano più il consumo critico e i boicottaggi per incidere su questa economia che devasta le nostre vite.
  2. La Lista Tsipras è davvero diversa dagli altri partiti e forse è davvero pluralista, nata dal basso e senza padroni.

La candidatura di Francesco Gesualdi ha già prodotto un ottimo risultato: un blog pieno di interessanti articoli sulla situazione economica attuale e sulle prospettive per l’Europa. Si tratta di analisi e soluzioni in controtendenza con quelle degli economisti di “sistema”… Vale la pena leggerle, anche se la pensate diversamente da Francesco Gesualdi (e magari non lo voterete): giusto per sapere cosa potrebbe riservarci il futuro (in bene o male)…

Il blog di Francesco Gesualdi

p.s. molto probabilmente nei prossimi giorni vi posterò alcuni degli articoli più interessanti tratti da questo blog

Un libriccino economico ma interessante: “Gli alimenti segreti & virtù”

Copertina del Libro "gli Alimenti: segreti e virtù" dal sito de "Il salvagente"

Copertina del Libro “gli Alimenti: segreti e virtù” dal sito de “Il salvagente”

Come ho scritto più volte su questo blog, da anni sono abbonato alla rivista dei consumatori “Il Salvagente“. Allegato al numero in edicola questa settimana, con un piccolo sovrapprezzo, è possibile comprare un interessante libriccino di 100 pagine dedicato alle caratteristiche dei vari alimenti che portiamo in tavola e che si intitola  “Gli alimenti segreti & virtù“. La coppia rivista-libro costa 3,90€ mentre la rivista da sola costa 2,20€.

Il libriccino pubblica circa 85 schede dedicate ognuna ad un alimento: in pratica riunisce circa due anni di recensioni pubblicate all’interno della rivista, nella pagina dell’alimento della settimana. Per ogni cibo viene indicata la storia, la tabella nutrizionale, le virtù ed eventualmente alcune controindicazioni che lo riguardano e viene poi fornita una serie di consigli su come scegliere le varietà migliori. Non è un libro di ricette ma un libro che aiuta a scegliere i prodotti con maggiore consapevolezza.

Il libretto è interessante proprio per l’ottimo rapporto prezzo/qualità, comunque, per chi non fosse convinto, vi posto una delle tante schede pubblicate nel libriccino… almeno vi fate un’idea. Per ulteriori informazioni vi rimando a questa pagina del sito de “Il salvagente”.

L’alimento della settimana: IL CARCIOFO, UN GUSTOSO AIUTO PER L’ORGANISMO.  di Roberto Quintavalle

Un bocciolo amaro ma dolcissimo per le nostre diete. Il carciofo (Cynara scolymus) che cogliamo e mangiamo prima che divenga un bel fiore di colore indaco è esattamente questo: un alimento insostituibile e un gran piacere per il palato. Certo, di carciofi ce ne sono tanti e ognuno ha una peculiarità. Gli spinosi – tra i quali quelli di Albenga e di Palermo e il Masedu sardo – sono particolarmente apprezzati per la tenerezza e il sapore gustoso delle foglie e, dal punto di vista strettamente produttivo, sono più resistenti agli agenti atmosferici. La loro forma è affusolata e si distinguono dalle altre varietà per le lunghe e robuste spine poste alla sommità delle brattee (che impropriamente chiamiamo foglie o squame) di colore violaceo. Sono i più indicati per essere consumati crudi.
Il carciofo non spinoso – una famiglia in cui spiccano il Violetto di Toscana e di Catania, il romanesco Campagnano, il campano Castellammare e Macau – ha invece una taglia più piccola, brattee prive di spine, colore più accentuato, e risulta essere tenero e saporito al gusto.
A prescindere dalla varietà, dal punto di vista nutrizionale il carciofo ha caratteristiche uniche: è ricco innanzitutto di fibre, potassio, fosforo, calcio e magnesio. Ha un bassissimo contenuto di calorie, ed è dunque molto indicato per i regimi dietetici. Al momento dell’acquisto deve avere il gambo sodo e dritto, la punta ben chiusa e le foglie carnose e croccanti. Se il gambo è molle e le foglie sono striate di marrone, sono raggrinzite o hanno perso la brillantezza del colore, non è fresco. Si conserva in frigo per 4-5 giorni o si può sistemare con il gambo immerso in acqua. Una volta cotto il carciofo si deteriora rapidamente, per cui va mangiato prima possibile. L’ideale, per conservare le sue proprietà, sarebbe gustarlo crudo in insalata.

La cinarina

Il carciofo è uno di quegli alimenti le cui proprietà benefiche sono conosciute e apprezzate da millenni. Protagonista di molti di questi benefici è la cinarina, un principio attivo in grado di stimolare la secrezione biliare, che può aumentare anche del 90%. Purtroppo, però, questa sostanza viene inattivata dalla cottura e dunque ha un effetto solo se il fiore viene consumato crudo.
Il carciofo ha anche un effetto benefico sull’apparato digerente e sul fegato. Altro effetto importante (anche grazie alla presenza di sali minerali) è l’azione diuretica e depurativa. Agisce inoltre come controllore del colesterolo, regolatore dell’insulina e cardioprotettore.
Per il contenuto di fibra indigeribile e di tannino, questo alimento può risultare irritante per i bambini molto piccoli. Per questo si consiglia di introdurlo gradualmente nella dieta dei più piccoli. Stessa cautela viene suggerita a chi allatta: la cinarina potrebbe rendere il latte amaro e per questo meno gradito al neonato.

TABELLA NUTRIZIONALE (PER 100 GRAMMI DI PARTE EDIBILE) Fonte Inran

Calorie 22 kcal
Proteine 2,7 g
Lipidi 0,2 g
Carboidrati 2,5 g
Fibra totale 5,5 g
Sodio 133 mg
Potassio 376 mg
Calcio 86 mg
Ferro 1 mg
Fosforo 67 mg
Magnesio 45 mg
Vitamina A (ret. eq.) 18 mcg

Articolo pubblicato a pag. 28 del n.10 della rivista “Il salvagente” del 6 marzo 2014 e ripubblicato a pag.18 del libro “Gli alimenti segreti & virtù”.

p.s. Di solito non pubblico due post nello stesso giorno… oggi l’ho fatto giusto perchè chi è interessato possa cercare la rivista col libro il prima possibile. Domani il blog riposerà… quindi Buon fine settimana a tutti!

Olivetti Lettera 35

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Foto “Olivetti Lettera 35″ by adamshoop – flickr

Tempo di Prime Comunioni, tempo di regali, di ricordi e a volte di incubi… Sono passato a Comunione nella prima metà degli anni ’70, quelli della crisi che andò sotto il nome di  Austerity. In quel periodo i regali della prima Comunione dovevano essere per forza “utili”: romanzi, mappamondi, stilografiche, atlanti, enciclopedie, seguiti da qualche ninnolo d’oro che le nonne regalavano come ricordo “…per quando la nonna non ci sarà più”. Insomma di balocchi nemmeno l’ombra o giù di lì! La mia mamma, che già pensava al mio radioso futuro di impiegato, mi regalò l’oggetto che più ho odiato al mondo: la macchina da scrivere OLIVETTI LETTERA 35. La scelta cadde sul modello più nuovo, quello (a detta del venditore) professionale, il top del top, comprato da tutta la famiglia in missione ufficiale presso il concessionario Olivetti; se avessimo comprato un’automobile avremmo fatto meno storie…

Ma il peggio doveva ancora venire perchè nelle vacanze estive mia madre mi mandò obbligatoriamente, tre volte a settimana,  a scuola di dattilografia dall’Antonella, che all’epoca studiava da “Segretaria d’Azienda” e che era la sorella maggiore del mio compagno di giochi Renzino. Non potevo usare un tale gioiello della tecnologia con due sole dita e perciò, via a noiosissime lezioni per scrivere con 10 dita …fin dalla tenera età di 9 anni!! Il primo incubo fu quello di portare la macchina da scrivere a casa dell’Antonella: era pesantissima e stava in un’orribile contenitore di plastica nero, tipo tanica di benzina, che dovevo reggere con due mani camminando tutto barcollante e col quale dovevo pure salire due rampe di scale per arrivare nella cucina, sede del corso. Dopo questa faticaccia (una volta caddi pure per le scale) il secondo incubo fu quello di scrivere paginate di “asa sas asa sas fgf gfg fgf gfg” usando tutte le dita. La macchina era meccanica e i tasti andavano premuti con un sacco di forza, che un mignolo di 9 anni proprio non aveva: spesso a questa difficoltà si aggiungeva il dolore devastante delle dita che scivolavano e rimanevano incastrate fra i tasti. A questa tortura aggiungete infine il mio amico Renzino che, sghignazzante, stava nella stanza accanto a giocare con i soldatini…

Logicamente tutti questi sforzi furono inutili: quando finii le superiori ed entrai nel mondo del lavoro le macchine da scrivere erano estinte e già si usavano i primi personal computer. Ripensandoci adesso, visto che non potevo giocare a soldatini con Renzino, per il mio futuro forse sarebbe stato meglio se, in quella torrida estate, avessi spostato il mio sguardo dalla tastiera dell’Olivetti Lettera 35 alle tette e alle cosce dell’Antonella. Avrei sicuramente imparato qualcosa di più utile per gli anni a venire…

Per favore, visto che siamo di nuovo in periodo di crisi, evitate di prevedere il futuro dei vostri fanciulli…. Ai bambini che passeranno a Comunione, regalate dei giocattoli!