Una ricetta particolare: il deodorante fatto in casa.

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Foto “Tired” by Tobyotter – flickr

E’ tanto che non scrivo ne’ ricette e nemmeno idee particolari per risparmiare in casa (che in questo periodo di crisi tornano sempre utili). Lo faccio adesso dopo aver sperimentato io stesso questa ricettina “particolare” e completamente naturale che ho trovato alcuni mesi fa in rete…

Deodorante naturale autoprodotto in casa.

Ingredienti:

  • amido di mais (da agricoltura biologica): 3 cucchiaini
  • bicarbonato di sodio: un cucchiaino e mezzo
  • olio essenziale alla fragranza che preferite: 1 cucchiaino

Mescolate l’amido di mais (si proprio quello per i dolci…) col bicarbonato di sodio che, se volete aumentare le dosi, dovranno essere sempre nello stesso rapporto: cioè il bicarbonato deve essere la metà dell’amido di mais.

Aggiungete un cucchiaino di olio essenziale nella fragranza che più vi piace: a casa mia per la prima prova abbiamo optato per il limone. Nei prossimi tentativi abbiamo in mente di provare anche la lavanda, gli agrumi, la rosa e la betulla. Mescolate bene tutti gli ingredienti in modo da creare un prodotto uniforme. Il deodorante si applica con una spugnetta da trucco…

La composizione del deodorante è completamente naturale e delicata, senza nessun elemento chimico che potrebbe creare dermatiti o problemi maggiori (avete mai cercato su Google le parole “deodorante” e “cancro”?). Questo comporta che in periodi di maggiore sudorazione vada applicato più volte al giorno… insomma non c’è da pretendere la durata 24h su 24h come promettono certe pubblicità dei deodoranti industriali, però almeno sapete cosa vi mettete sulla pelle!

Alla fine, valutati tutti i pro e i contro e anche il risparmio economico, in casa mia siamo rimasti soddisfatti!

p.s. in ogni caso se volete avere maggiori informazioni sugli ingredienti dei cosmetici vi consiglio di rileggere questo mio post del 2010.

Come è andata a finire… la festa de “Il Kantiere”.

Nel precedente post vi ho segnalato la festa che si è tenuta Venerdì scorso presso il centro culturale il Kantiere di Firenze. E’ stata la prima volta che il Gruppo d’Acquisto Solidale di cui faccio parte (Mondogas) è, come dire… uscito allo scoperto. Da più di tre anni  le nostre 15 famiglie fanno la loro spesa alternativa, biologica, biodinamica, a km zero, equa e solidale: così semplicemente, senza tanti fronzoli. Con la festa di Venerdì scorso abbiamo fatto vedere chi siamo, cosa facciamo e soprattutto abbiamo fatto assaggiare a tutti  un po’ delle cose buone che mettiamo sulle nostre tavole ogni giorno. Abbiamo allestito il nostro banchino all’esterno de il Kantiere, insieme alle molte altre associazioni che erano presenti… Mi sarebbe piaciuto visitare più approfonditamente anche gli altri banchini ma il successo del nostro è stato tale che sono stato quasi sempre occupato…

IL FOTORACCONTO (… per i blogger curiosi io ero il fotografo e quindi non appaio mai nelle foto)

Il banchino in fase di allestimento: tovaglia tradizionale a quadrettoni di Eleonora e insegna tecnologica del Leo… Il succo del G.A.S.: internet e le nuove tecnologie come mezzo per comprare prodotti di una volta….

Foto "Festa Kantiere/Mondogas 2012" by unpodimondo - flickr

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

In primo piano i frolloni al farro e al cioccolato del nostro amico e fornitore Daniele Scapigliati (qui un post dedicato ai biscotti e qui un altro) e più indietro le gallette e la crema spalmabile comprati all’ultimo momento da Stefania alla bottega del commercio equo e solidale… Potevamo lasciare i bambini senza crema alla nocciola?

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Appunto, inziamo a spalmare…

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

I nostri volantini di presentazione insieme al parmigiano biodinamico che il nostro Felice ha tirato fuori dalla sua dispensa per sacrificarlo sul nostro banchino con i mieli biologici dei  nostri fornitori Sabrina e Emiliano. Oltre ai classici millefiori e acacia abbiamo unito in matrimonio il Parmigiano con i mielini aromatizzati al peperoncino, alla lavanda e allo zafferano…

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

E da bere? Chianti, Vin Santo di Caratello  e per i bimbi succo di mela… (tutto sempre biologico…)

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

La merenda è una lotta fra dolce e salato: da una parte gallette di riso integrali con crema di nocciole, entrambe del commercio equo e solidale, dall’altra pane semintegrale ai cinque cereali con olio biologico dell’Impruneta… A fine serata la tradizione del pane con l’olio straccerà la crema di nocciole…

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Cominciano ad arrivare i primi visitatori…

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Degustiamo tutti insieme … di qua e di là dal banchino…

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Si assaggia, si mangia e si racconta cos’è un Gruppo d’Acquisto Solidale: un gruppo di famiglie che si riunisce insieme per fare una spesa alternativa… Lo spieghiamo soprattutto a chi ci scambia per produttori o venditori e vorrebbe comprare tutto quello che abbiamo sul banchino…

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Giovani gasiste* mangiano… e crescono!!!

*dicesi gasista persona che fa parte di un G.a.s.

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Il Parmigiano va a ruba….

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

… soprattutto se accompagnato da un buon chianti…

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Si illustra il contenuto del nostro volantino… Nel frattempo termina il pane ai cinque cereali semintegrale… Ci viene in aiuto il ristorantino de il Kantiere che ci offre un sacco di pane bianco… per continuare a preparare il pane con l’olio e con la crema di nocciole…

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Foto “Festa Kantiere/Mondogas 2012″ by unpodimondo – flickr

Ed in effetti spalmiamo e vinelliamo fino a notte fonda…

Ringraziamenti:

  • Al Kantiere che ha organizzato la festa e che ci ospita da oltre 3 anni.
  • Ai nostri  fornitori che ci hanno regalato alcuni dei prodotti che erano sul banchino (Scapigliati, Le Montanine, Sabrina Accioli).
  • A tutti i gasisti di Mondogas che hanno partecipato alla festa: a chi ha allestito il banchino, a chi ha comprato e portato i vari prodotti, spesso togliendoli dalla propria dispensa, a chi ha fatto i volantini e l’insegna, a chi ha distribuito sorrisi e informazioni e infine ai gasisti che erano in ferie ma che ci hanno sostenuto anche da lontano… con idee e suggerimenti!
  • Alle altre associazioni che erano presenti alla festa insieme a noi (Coopi, Informatici senza frontiere, Piccoli passi, Equobì-Bottegotto, Compagnia delle arti di Romena, Cepiss e sicuramente diversi altri che ho dimenticato)

Kantiere in festa, domani 29/06/2012

Il Kantiere è un centro culturale del Quartiere 4 di Firenze ubicato in via del Cavallaccio 1/q (zona UCI Cinemas) che durante tutto l’anno ospita al suo interno una serie di attività e associazioni che spaziano dai corsi di lingue ed informatica, al teatro, alle arti, al ballo fino ai gruppi d’acquisto solidale di cui abbiamo parlato nel post precedente. Anche il gruppo di cui faccio parte io (mondogas) si riunisce in questa struttura tutte le settimane…

Domani sera 29/06/2012 , in prossimità con la con la chiusura estiva del centro (che in realtà resterà aperto anche tutto Luglio) la sede ospiterà, KANTIERE IN FESTA, una serata di laboratori, canti, balli e degustazioni gratuite che partirà alle ore 18.30 e si concluderà a notte (quasi) fonda… con lo spettacolo della  Compagnia delle Arti di Romena.

Potete leggere il programma completo nel volantino sottostante… Se poi volete avere maggiori informazioni sui gruppi d’acquisto e assaggiare un po’ di buoni prodotti biologici e biodinamici dei nostri fornitori vi aspettiamo allo stand di Mondogas… Io ci dovrei esserci dalle 18 alle 20… dopo ci saranno altri gasisti… In ogni caso io o qualcun altro del mio gas saremo a disposizione per maggiori informazioni….

p.s. Per chi invece vive lontano da Firenze e magari vorrebbe venire a visitarla ricordo che il Kantiere ospita anche un piccolo, grazioso ed economico ostello e un ristorantino niente male aperto a pranzo!

Locandina Kantiere in Festa.

Locandina Kantiere in Festa.

Mangiare biologico, equo, solidale, di stagione e a km zero è un lusso?

Foto "Organic Food" by polizeros - flickr

Foto “Organic Food” by polizeros – flickr

Con questo (lungo) post vorrei rispondere all’articolo “Perché mangiare biologico resta un lusso?” pubblicato nei giorni scorsi da Margherita del blog Risonero.com. In sintesi: Margherita va in un negozio Naturasì (i supermercati che vendono esclusivamente prodotti da agricoltura biologica) e compra un cetriolo, un pane toscano (forse da mezzo chilo) e una fetta di feta greca spendendo 8,50€ e alla fine si domanda se non ha speso un po’ troppo e se comprare biologico, equo, solidale, a km zero e di stagione è un lusso…

In modo semplicistico e molto frettoloso si potrebbe rispondere che se si vogliono prodotti migliori, più sani e più equi bisogna essere disposti a spendere di più. A corollario di queste affermazioni si potrebbe aggiungere che le rese dell’agricoltura biologica sono inferiori rispetto a quelle dell’agricoltura convenzionale mentre i costi di produzione sono molto più alti. Infine si potrebbe dire  che i prodotti equi e solidali, riconoscendo un prezzo giusto ai produttori del sud del mondo, sono per forza più cari di quelli che hanno dietro alle spalle storie di ingiustizia, sfruttamento al limite della schiavitù e illegalità…

In realtà la situazione è molto più complessa e dalla mia esperienza di consumatore critico posso affermare che si può mangiare bio, eco, equo a prezzi ragionevoli, solo che bisogna dedicarci  un po’ di tempo e di attenzione…

1) Noi siamo quello che mangiamo.

Questa frase del filosofo tedesco Feuerbach sintetizza il nostro rapporto col cibo. La nostra salute, l’essere in forma, avere energie per costruire e mantenere il nostro corpo efficiente dipende da ciò che vi introduciamo dentro con l’atto di mangiare. Pensiamo un po’ quanto tempo e denaro dedichiamo a noi stessi: è molto probabile che dedichiamo più tempo nello scegliere quello che mettiamo di fuori (abbigliamento, scarpe, accessori vari…) rispetto a quello che mettiamo dentro al nostro corpo. Spesso mettiamo nel carrello della spesa gli alimenti al volo, quasi meccanicamente, senza nemmeno leggere le etichette, senza cognizione di quali sono i prodotti di stagione che di solito sono i più sani e i più economici. Magari pensiamo che le ore dedicate a cercare una camicia o un telefonino siano spese bene, mentre quelle che dedichiamo alla spesa alimentare o a cucinare siano una perdita di tempo…

2) Conoscere i cibi, dedicarci tempo e risparmiare.

Dato per scontato che dobbiamo dedicare maggiore tempo al cibo, il primo passo è “Conoscere” per fare una spesa consapevole.

  • Conoscere i cibi e gli alimenti. Conoscere gli alimenti, sapere quali sono i prodotti di stagione (perchè comprare le zucchine a Natale e le arance a ferragosto?), sapere quali sono i prodotti più economici e salutari che costano  meno (perchè spendere un sacco di soldi per orate e branzini di allevamento quando si possono comprare a prezzi modici palamite, sgombri e pesci sciabola pescati in mare?). Leggere le etichette, conoscere gli additivi e i conservanti. Conoscere un pochino di normativa sul biologico, informarsi su tecniche di allevamento, coltivazione dei vari prodotti, magari parlando con qualche amico che lavora nel settore o con qualche produttore. Farsi un’idea di quali sono i prodotti che è meglio comprare biologici rispetto ad altri meno soggetti ad inquinamento, pesticidi e concimi chimici (ad esempio le fragole le compro assolutamente biologiche, i pinoli posso comprarli anche non bio…). Conoscere le zone di produzione degli alimenti, sapere quali possano essere quelle più inquinate rispetto a quelle con un ambiente migliore… Insomma informarsi.
  • Conoscere le possibilità di acquisto nel proprio quartiere. I luoghi dove poter andare a fare la spesa sono tantissimi per cui vale la pena conoscere tutte le possibilità che offre il proprio quartiere: supermercati, discount, mercati rionali. A questi luoghi vanno aggiunte le nuove forme di acquisto alternative che spesso richiedono un tempo maggiore da dedicarci ma che in cambio hanno un rapporto prezzo/qualità molto interessante: gruppi d’acquisto solidale, farmer market, acquisto diretto nelle aziende agricole o dai pescatori, negozi di cooperative sociali, botteghe del commercio equo  o mercatini magari tenuti da associazioni di volontariato senza scopo di lucro, etc…
  • Conoscere le ricette e dedicarci tempo. Un’altra cosa che dobbiamo imparare, se vogliamo mangiare biologico e non spendere una sassata è rimetterci ai fornelli e dedicare qualche ora (o a volte qualche minuto) alla cucina, all’autoproduzione di alimenti. Ci sarebbero tante cose da dire ma per non dilungarmi faccio solo un esempio: con 1 litro di latte, una yogurtiera e 5 minuti si autoproducono ben 7 vasetti di yogurt. Costa molto meno 1 litro di latte biologico che 7 vasetti di yogurt  bio (anche comprandoli a Naturasì) e oltretutto si producono meno rifiuti e si rispetta l’ambiente (avete presente quanta plastica e cartone servono per 7 vasetti di yogurt?)

3) Mangiare è un atto politico.

Se dopo le considerazioni precedenti pensate sempre che comprare biologico, a km zero, equo e solidale sia un lusso dovete pensare anche al lato etico della scelta che state facendo. Fare la spesa è un atto politico molto più concreto che mettere una croce su una scheda elettorale ogni 4 anni. Scegliere di comprare una cioccolata biologica del commercio equo e solidale, lasciando sullo scaffale del supermercato la cioccolata della multinazionale, non solo vi permette di mangiare un prodotto ottimo ma per un bimbo del sud del mondo può fare la differenza tra andare a scuola, essere curato e amato, oppure vivere in uno stato di semischiavitù raccogliendo i frutti del cacao (qui un documentario in merito). Comprare frutta e verdura biologica a km zero consente di preservare l’ambiente in cui viviamo, magari a pochi km da casa nostra: se sopravvive un contadino biologico della nostra zona forse avremo come conseguenza anche un po’ di aria e acqua più pulita, un po’ più di verde e magari un po’ meno cemento. Che dite, secondo voi,  è un illusione pensare che comprare bio, eco, equo oggi possa garantire un mondo migliore e più pulito ai nostri nipoti un domani?

4) Le mie scelte per la spesa alimentare (in ordine di importanza)

Dopo tutta questa pappardella mi chiederete: ma in concreto tu come la fai la spesa? Vi faccio un elenco di dove io faccio la spesa alimentare con un po’ di suggerimenti per chi abita nella mia zona (Firenze zona Sud-ovest e dintorni)

  • Gruppi d’Acquisto Solidale. Da qui passa ormai quasi il 70% della mia spesa alimentare: carne, pesce, pasta, verdura, frutta, formaggi, latte, riso, biscotti. C’è da lavorare un pochino, da seguire qualche fornitore, da partecipare a qualche riunione e leggere un po’ di e-mail: il lavoro non è tantissimo, se ogni partecipante fa la sua piccola parte (logicamente chi pensa di andare, comprare e portar via, senza dare una mano al gruppo non è ben visto). Alla fine si fa una spesa bio-eco-equa con un ottimo rapporto prezzo/qualità, si imparano cose nuove, si conoscono persone interessanti . Nella mia zona ci sono almeno 7 o 8 gas (www.gasfiorentini.it).
  • Farmer Market. Sono i mercatini fatti direttamente dai contadini che il più delle volte sono anche fornitori dei gas. Ci compro qualcosa che non sono riuscito a comprare al Gas o di qualche fornitore che magari ancora non conosco… E’ il vero km zero senza intermediari. Nel mio quartiere sono almeno 3: Fierucola di Santo Spirito, Agrikulturae alla Biblioteca di via Canova, Mercato contadino di Mani Tese a Scandicci. In alternativa si possono andare a comprare i prodotti direttamente in fattoria, magari con una gitarella domenicale…
  • Botteghe del commercio equo e solidale e Negozi bio di cooperative sociali. Si tratta di piccole botteghe del commercio equo e solidale o di prodotti biologici a km zero che sono gestite da associazioni di volontariato senza scopo di lucro o da cooperative sociali che lavorano per l’inserimento lavorativo di disabili e persone in difficoltà: dalle mie parti ci sono il Bottegotto, Cambio spesa e un po’ più lontano la fabbrica di cioccolato di Equoland. Magari non sono proprio risparmiosi ma almeno il fine è nobile…
  • Altri negozi biologici: si tratta di supermercati e negozi tradizionali legati al biologico e posso concordare con Margherita che sono abbastanza cari: dalle mie parti Naturasì e Fresco in città.
  • Supermercati tradizionali e discount: da questi negozi (soprattutto Coop o più raramente Esselunga e discount) passa la mia spesa non alimentare e talvolta anche quella alimentare anche se, a dire il vero,  i corner del biologico sono abbastanza tristarelli… Logicamente preferisco risparmiare sul non alimentare (che talvolta compro anche al discount) e dedicare qualche soldino in più all’alimentare di qualità… Ad esempio la macchina per fare il pane l’ho comprata in offerta al discount mentre gli ingredienti per il pane, biologici e biodinamici, li prendo tramite il GAS…

Insomma, cara Margherita, le possibilità per una spesa eco-equa a prezzi ragionevoli ci sono… basta essere informati e saper scegliere…

Foto "Organic Box Delivery" by verseguru - flickr.com

Foto “Organic Box Delivery” by verseguru – flickr.com

Laboratorio di cesteria da Equoland.

Foto "Fibras II" by José-María Moreno García = FOTÓGRAFO HUMANISTA - flickr

Foto "Fibras II" by José-María Moreno García = FOTÓGRAFO HUMANISTA - flickr

Sabato 24 marzo 2012, dalle ore 16.00 fino alle 18.00, la fabbrica di cioccolato e bottega equosolidale di EQUOLAND – in Via delle Bartoline 41 Calenzano (FI) organizzerà un Piccolo Laboratorio di Cesteria aperto a tutti.

Sara e Stefania, trasformeranno l’arte antica dell’intreccio in un laboratorio divertente e istruttivo, insegnando a grandi e piccini a costruire un vero cestino in giunco.

Dopo, chi vorrà potrà riempire il suo cestino con le Uova Pasquali e le altre golose delizie artigianali, eque e solidali prodotte dalla fabbrica del cioccolato di Equoland.

Costo del corso di cesteria: € 7 a persona dagli 8 ai 90 anni. Gratis per bambini al di sotto di 8 anni accompagnati da un adulto. Minimo 15 partecipanti. Si accettano prenotazioni fino al 21 marzo!! Potete scrivere a comunicazione@equoland.it, oppure telefonare al n. 055/8878480 e chiedere di Rossana… oppure contattarla tramite la pagina facebook di Equoland

p.s. Si lo so che il post esce a ridosso della scadenza delle iscrizioni… ma se telefonate a Rossana è molto probabile che vi accetti lo stesso… anche a scadenza… già scaduta. Vero Rossana?

4° Fiera delle Economie Solidali a Colonnata (Sesto Fiorentino)

Locandina 4° Fiera delle Economie Solidali

Locandina 4° Fiera delle Economie Solidali

Stasera inizia la 4° Edizione della Fiera delle Economie Solidali che si tiene nei locali e negli spazi adiacenti al Circolo Unione Operaia della frazione  di Colonnata  (Sesto Fiorentino) e che è organizzata dal circolo stesso e dall’Associazione e Gruppo d’Acquisto Equobaleno.

Questo il programma…

Venerdì 30 settembre ore 21.00 L’AltroCinema proiezione del film:The Age of Stupid.”

Introduzione al film di un esponente del WWF Firenze.

Sabato 1 ottobre ore 20.00 Cena EquaeSolidale a km Zero
euro 20 – ragazzi da 3 a 12 anni 10 euro – sotto i 3 anni gratis
prenotazioni a Cristiana dopo ore 15 tel. 3398740997 oppure ad Alfiero tel. 3382136220

“Domenica delle Economie solidali”
2 ottobre dalle ore 10 alle ore 18 :
Stands gastronomici di prodotti bio e solidali
Stands di produttori e artigiani locali
Stands di associazioni no profit
Lo stand di Equobaleno con: il Riciclabito, la Pesca Solidale e il BarattoGiocattolo
Laboratori di autoproduzione:

  1. Sapone a cura di Casa Roester ore 15.00.
  2. Pannelli Solari a cura della Rete Solare per l’autocostruzione ore 15.00.
  3. Orto Sinergico a cura dell’Associazione Pachamama ore 15.30 (numero chiuso e a pagamento 7 euro con prenotazione dalla mattina allo stand di Equobaleno).
  4. Cosmetici ecobio a cura di Franca Aperti ore 16.30.

Intrattenimento con: Yoga della risata, Arci Asino e la ludoteca dei giochi semplici e musica popolare degli Adanzè

Spazio Bambini: Laboratorio didattico “Il Riciclo Divertente” in collaborazione con l’associazione MammeAmiche ore 16.30 – 17.30

Ore 17.00 Dibattito
Titolo: Dopo-Referendum e Energie da fonti rinnovabili – a che punto siamo?
Introduce e modera: Luca Bussani – Equobaleno
Relatori:
Enrico Rainero, divulgatore della cultura ambientalista, titolare dell’agenzia ByInnovation, sostiene le attività che rendono un po’ più efficiente il vecchio mondo
Simone Vezzosi, fondatore e presidente di Retenergie, Cooperativa elettrica di Produttori e Utilizzatori di Energia da fonti rinnovabili.
Marco Catellacci, socio della cooperativa sociale SunAndService, illustra il progetto dal nome “Energie Solidali”

Al termine della Fiera “AperiGas” l’aperitivo bio e a km zero organizzato dai ragazzi dell’UnifiGas e poi…si canta!

Per tutta la settimana sarà presente la mostra fotografica di Greenpeace “Carbone pulito? Una sporca bugia”.

Organizzazione: Associazione/Gas Equobaleno; Circolo Arci Unione Operaia Colonnata.
Partners: UnifiGas, Associazione MammeAmiche, Associazione Arzach.

Con il Patrocinio del Comune di Sesto Fiorentino

Un antitarme naturale…

foto "Conker" by kevinmcc - flickr

foto "Conker" by kevinmcc - flickr

Un paio di anni fa, in questa stagione, ero in Slovacchia e passeggiando nei parchi di Bratislava, notai che diverse signore stavano raccogliendo le castagne d’India, ovvero i frutti dell’ippocastano. Sapendo che questi frutti non sono commestibili, in quanto abbastanza tossici, mi chiesi che cosa mai avrebbero fatto con quei semi. Non conoscendo lo slovacco evitai di fare domande, poi la cosa mi è passata di mente fino a quando, la scorsa settimana in un giardino accanto a casa mia, ho trovato una signora anziana che ne raccoglieva un bel po’.

Questa gentilissima signora mi ha spiegato che le castagne dell’ippocastano si usano come un antirtarme naturale da mettere in armadi e cassetti e mi ha garantito che funzionano anche come antitarlo. Mi ha raccontato che come antitarme li usa da sempre mentre la scoperta dell’uso come antitarlo è stata abbastanza casuale… aveva un comodino tarlato e da quando ha messo dei frutti di ippocastano in un cassetto i tarli sarebbero spariti.

Tornato a casa ho fatto una veloce verifica su Internet: sull’uso come antiarlo non ho trovato proprio niente, mentre sull’uso dei frutti dell’ippocastano  come antitarme ho trovato molte conferme. Vi posto le due soluzioni più in voga:

  • Tagliare in due i frutti dell’ippocastano,  metterli in un sacchettino di cotone o di garza e mettere il sacchettino nell’armadio o nei cassetti.
  • Prendere un ago e un filo abbastanza grossi in modo da infilzare tutte le castagne d’India e farne una collana da appendere nell’armadio.

Quindi al prossimo cambio dell’armadio niente canfora, naftalina o foglietti salvatessuti!

Le 5 “R” per la decrescita felice…

foto "Reuse" by andriux-uk - flickr

foto "Reuse" by andriux-uk - flickr

Mi è capitato fra le mani un vecchio volantino sull’ecosostenibilità, dove c’era uno stringatissimo paragrafo sulle 5 Regole per uno sviluppo sostenibile, o come preferisco dire io, per la decrescita felice…  Ho pensato di riproporvele, integrandole con qualche considerazione personale e qualche spunto preso qua e là girellando sul web…

  • Ridurre. Riduciamo i consumi, compriamo lo stretto necessario, preferendo prodotti durevoli e non usa e getta. Prima di acquistare qualcosa valutiamo se abbiamo già in casa quello che ci serve e se le quantità che abbiamo intenzione di comprare sono idonee per la nostra famiglia o se invece rischiamo di sprecarle. Preferiamo oggetti con minori imballaggi e minor impatto ambientale. Se dobbiamo comprare qualcosa che magari useremo una volta ogni tanto (ad esempio un trapano) valutiamo se possiamo farcelo prestare da amici e parenti.  Prima di comprare un oggetto nuovo pensiamo se possiamo trovarlo nel mercato dell’usato, magari a prezzo ridotto o tramite lo scambio o il baratto. Iniziamo ad autoprodurre quello che ci necessita: dallo yogurt, al pane, alle marmellate, ai saponi… Tanti oggetti possono essere prodotti in casa e spesso sono migliori rispetto agli analoghi prodotti industriali.
  • Riparare. Non buttiamo gli oggetti appena si rompono: facciamoli riparare e se non è economicamente conveniente portarli ad un centro assistenza, cerchiamo amici o parenti che ci possano dare una mano nella riparazione. Anche su internet possiamo trovare tante istruzioni per fare piccole riparazioni.
  • Riusare. Usiamo lo stesso oggetto fino a quando è servibile senza farci tentare dalla pubblicità che ci imporrebbe di cambiare oggetti ancora funzionanti con modelli più nuovi ma del tutto analoghi a quelli che già abbiamo (spesso la novità è solo di immagine o sta in qualche caratteristica in più che magari non useremo mai). Se proprio dobbiamo cambiare un oggetto ancora funzionante con uno nuovo, regaliamo il vecchio a chi può averne bisogno e può continuare ad usarlo. Ad esempio un computer vecchiotto potrebbe essere utile per tante scuole, associazioni o per qualche amico che ha minori esigenze rispetto a noi.
  • Riciclare. Quando un oggetto non è più riparabile o non serve più per il suo scopo originario è possibile dare sfogo alla propria fantasia per farne un uso creativo e alternativo. Bottiglie che diventano lampadari, floppy disk che si trasformano in portapenne, magliette che per magia diventano borse per la spesa e così via… E se proprio la fantasia non ci assiste basta affidarsi ad un motore di ricerca per trovare le idee più bizzarre… Solo in ultima istanza ricorriamo al cassonetto facendo una bella raccolta differenziata…
  • Rallentare. Riprendiamoci il tempo per godere la nostra vita, adottando uno stile di vita più slow. Evitiamo di correre a destra e manca inseguendo l’impeto del consumismo che ci vorrebbe tutti “nasci-produci-compra-crepa“. Prendiamoci il tempo per rilassarci, passeggiare in un parco, leggere tranquillamente un libro, coltivare amicizie, hobbies, fiori e ortaggi…

Esperimento nr. 1: pane toscano…

Esperimento nr.1 - Experiment nr. 1

foto "Esperimento nr.1 - Experiment nr. 1" by unpodimondo - flickr

Da alcune settimane ho anch’io la macchina del pane e sto iniziando a fare un po’ di esperimenti di panificazione casalinga.  Mia moglie era veramente scettica sull’acquisto della macchina del pane, ma questi primi esperimenti la stanno facendo ricredere e appassionare al pane fatto in casa… La macchinetta è la Silver Crest della Lidl che ho scoperto essere molto apprezzata dal popolo panificatore che frequenta internet: me la consigliò diverso tempo fa una signora che faceva il corso di tedesco con me e che è una fans degli elettrodomestici e più in generale del “non alimentare” in vendita alla Lidl. Lei mi spiegava che in Germania c’è una fortissima concorrenza fra due grandi discount che spesso si fronteggiano nelle stesse piazze: Aldi e Lidl. Frutto di questa concorrenza sono dei prodotti di qualità a prezzi ottimi, soprattutto nei settori degli elettrodomestici  ed elettronica e più in generale nel non alimentare, che servono da prodotto civetta per attirare i clienti nei discount.  Sugli alimentari invece io ho diversi dubbi ma non essendo oggetto di questo post preferisco non divagare…

La macchina del pane mi è sembrata ottima, con un buon libretto di istruzioni e un ricettario con tanti tipi di pane, alcuni molto fantasiosi che sperimenterò al più presto… L’unico pane che mancava è il pane toscano… quello “sciocco”,  senza sale e perciò ho iniziato a cercare su internet una ricetta il più vicino possibile al pane toscano. Alla fine ne è uscita la ricetta sottostante e il pane che vedete pubblicato nelle foto… Per essere un inizio e per essere io un principiante sono contento… Avrò tempo per farmi una cultura su farine, lieviti, pasta madre etc… e per fare altri esperimenti.

Esperimento nr. 1: Pane toscano

  • 315 gr. di acqua
  • 450 gr. farina biologica Poggio di Camporbiano (farina semintegrale di tipo 2)
  • 1 bustina di lievito per panificazione  biologico Vita Vegan.
  • Macchina del pane Silvercrest-Lidl: programma di Cottura Normale  (Nr. 1) selezionando il  peso di 1000 gr (anzichè 750 gr) e impostando la doratura media. Tempo di preparazione 3 ore e 5 minuti.
  • Le foto si riferiscono a questo esperimento… la forma è a cassetta ma il gusto è veramente di pane toscano…

Aggiornamento – Esperimento nr. 2

Rifatto allo stesso modo e con gli stessi ingredienti ma impostando la doratura massima… Il pane è venuto con la crosta più dorata rimanendo con l’interno morbido… Non ho fatto in tempo a fare le foto… il pane è finito prima!

Esperimento nr.1 - Experiment nr. 1

foto "Esperimento nr.1 - Experiment nr. 1" by unpodimondo - flickr

La rivoluzione? Forse la incastro tra l’estetista e l’happy hour!

foto "La Liberté Guidant le Peuple" by caribb - flickr

foto "La Liberté Guidant le Peuple" by caribb - flickr

Leggo in questi giorni su blog e articoli di giornale le tante reazioni indignate rispetto al caso Ruby e a quella che sarebbe la considerazione della donna secondo il nostro presidente del Consiglio. Da destra e da sinistra partono inviti alle donne a manifestare, a scendere in piazza e ad esprimere la loro rabbia per essere considerate solo merce, parti anatomiche, pezzi di carne… Ogni post è corredato da decine di commenti che condividono la rabbia e che dicono, con toni diversi, che bisognerebbe fare la rivoluzione per buttare giù questo governo… Più o meno le solite cose che sento ciclicamente in occasione della riforma Gelmini, dell’uscita delle leggi ad-personam o delle proteste dei precari  e dei disoccupati…

Poi spengo il computer, esco in strada e trovo le donne che escono dalle boutiques cariche di borse e giovani precari che affollano i megastore dell’elettronica per l’ultimo gioiellino ipertecnologico a cui non possono rinunciare. Sono i megasaldi che, sempre più, vengono pagati a debito o con la pensione del nonno (ormai l’unico a portare uno stipendio fisso in famiglia). D’altro canto non ti puoi sottrarre al sottocosto: la rivoluzione può attendere o restare confinata in rete, fra i messaggi condivisi su Facebook o fra le invettive dei blog.

Lo scorso Dicembre, mentre gli studenti contestavano la Gelmini, i ricercatori precari salivano sui tetti (con codazzo di politici) e gli immigrati protestavano sulle gru e sulle ciminiere, in un talk show ho sentito uno dei soliti tromboni  (adesso mi sfugge chi fosse) che cinicamente ha detto un’amara verità: «Non vi preoccupate, tra un po’ sarà Natale: scenderanno tutti per andare a mangiare da mamma, giocare a tombola con i parenti e preparare i festeggiamenti per l’anno nuovo». In fondo noi italiani non siamo fatti per la rivoluzione: come diceva Leo Longanesi “Nel tricolore andrebbe scritto: tengo famiglia.”

L’altra sera ho partecipato ad una bella litigata all’interno del mio G.A.S. (Gruppo d’Acquisto Solidale per maggiori info vedi questo post) che racconta bene i tempi che stiamo vivendo… Cerco di sintetizzare, semplificando un po’. La discussione verteva sul ruolo del Gruppo, ovvero se ci accontentavamo di portare sulle nostre tavole l’insalatina o il formaggio biologico a km zero oppure se ci impegnavamo (anche solo un pochino) nella rete che riunisce i Gas fiorentini e che promuove una bella serie di attività di consumo critico che vanno dalle lotte per i diritti civili ai boicottaggi e alle petizioni, dall’impegno per il sud del mondo o per le situazioni di disagio nella nostra città, per finire con la tutela dell’ambiente e i corsi per l’autoproduzione di pane, saponi etc… Ebbene il mio gruppo ha deciso, con mio sommo dispiacere, che sono tutti argomenti che non ci interessano e che ci limiteremo al solo benessere gastronomico delle nostre famiglie. La cosa che più mi ha sconvolto è stata che, in questa discussione, i più contrari all’impegno per  costruire mondo un po’ più civile sono i giovani, i precari, quelli che si definiscono senza futuro. Non voglio generalizzare,  ma in questo mio singolo e specifico caso, chi sta peggio  ed ha meno diritti rifiuta di impegnarsi, anche pochino pochino, per migliorare un po’ le cose! E’ un atteggiamento che  non capisco e mi piacerebbe che qualcuno me lo spiegasse…

Prendendo spunto da questa situazione ho dato sfogo alla mia fantasia e ho immaginato un ipotetico  dialogo fra una di queste giovani precarie e un (assurdo) ufficio reclami:

«Buongiorno, posso esserle utile?»
«Si, sono una precaria con un mutuo trentennale, uno stipendio basso e un figlio al nido per cui spendo un capitale! Non ce la faccio  più. Vorrei fare la rivoluzione! »
«Per la rivoluzione, l’ufficio apre fra due ore, piano secondo stanza quattro e… si ricordi di prendere il numerino»
«Aspetti che guardo sullo smartphone: se faccio presto, forse la rivoluzione la incastro fra l’estetista e l’happy hour.»