Yoga per Emergency a Monteriggioni (Si)

Foto "Yoga per Emergency" trovata su internet

Foto “Yoga per Emergency” trovata su internet

Domenica 7 Settembre 2014 a Castellina Scalo, frazione del Comune di  Monteriggioni (Si), si terrà l’iniziativa “108 saluti al sole. Yoga per Emergency“. Dalle ore 10.00 alle ore 12.00 in piazza dei Bersaglieri, insegnanti ed allievi di yoga eseguiranno per 108 volte il saluto al sole, una sequenza di posizioni di Hatha Yoga coordinate con il respiro. E’ un “esercizio” che può essere praticato da chiunque, che permette l’allungamento di molte fasce muscolari e perciò sono invitate anche tutte le persone che non hanno mai praticato lo yoga.

La partecipazione è gratuita ma è chiesto a tutti di indossare la t-shirt rossa di Emergency. Chi ce l’ha già può indossare la sua, gli altri potranno comprarla al banchino di Emergency che sarà presente con tutti i gadgets dell’Associazione. Volendo è possibile ordinare preventivamente la maglietta della propria taglia all’indirizzo mail emergency.siena@gmail.com.

I proventi dell’iniziativa saranno devoluti alle attività del Centro Maternità di Emergency ad Anabah, nella Valle del Panshir in Afghanistan. Lo scorso anno parteciparono 60 studenti di yoga e furono raccolti oltre 900€.

Il pomeriggio invece potrebbe essere l’occasione per visitare lo splendido paese medievale di Monteriggioni con tutta la sua cinta muraria.

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Foto “_ASC7696″ by micio.piccardo – flickr

8 Marzo: aiuta una bambina a diventare una donna.

Tratto dal Sito del Movimento Shalom.

Tratto dal Sito del Movimento Shalom.

Domani è la festa della donna e per questo 8 Marzo vorrei presentarvi la campagna che il Movimento Shalom ha lanciato per le adozioni a distanza delle bambine nel sud del Mondo. Mezzo caffè al giorno può trasformare una bambina povera in una donna istruita, sana  e consapevole dei propri diritti.

Solo alcuni dati per rendere tangibile la condizione femminile in Africa, in particolare in quella sub sahariana:

  • 16 milioni di bambine e adolescenti diventano madri prima che il loro corpo sia pronto alla maternità, con gravi problemi per se stesse e per i nascituri.
  • 3 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni muoiono annualmente per malnutrizione.
  • 125 milioni di bambine e donne nel mondo hanno subito una forma di mutilazione genitale, la maggioranza quando non aveva ancora compiuto 5 anni.
  • Dei 775 milioni di adulti completamente analfabeti i 2/3 sono donne.
  • Oltre 11 milioni di bambine lavorano come domestiche sfruttate in casa d’altri. Tra di loro, 7,5 milioni sono quelle costrette a lavorare in casa di estranei in condizioni inaccettabili, come vere e proprie schiave domestiche, sottoposte ad ogni tipo di abuso psicologico e fisico.

Questi sono alcuni dati raccapriccianti presi dal rapporto 2013 di Terre de Hommes, che tracciano un quadro veramente preoccupante della condizione delle bambine e delle future donne soprattutto in Africa.

Il Movimento Shalom da 40 anni lavora per la difesa delle bambine, per l’alfabetizzazione, per la difesa dei loro diritti, contro la terribile pratica della mutilazione genitale, per promuovere la loro dignità attraverso il microcredito e la loro formazione.  “Lanciamo questa campagna – dichiara don Andrea Cristiani fondatore di Shalom – proprio in occasione della festa della donna per promuovere il sostegno a distanza soprattutto delle bambine.”  In questi ultimi 20 anni attraverso Shalom oltre 18.000 bambini, hanno potuto avere accesso alla scuola, avere un sostegno alimentare ed essere curati.  “In fondo con 55 centesimi al giorno – continua don Andrea – si consente ad una bambina di diventare una donna dignitosa e cosciente dei propri diritti. Seppur in un momento di crisi come quello attuale della nostra società italiana cosa sono 55 centesimi: il costo di mezzo caffè, o di appena 2 sigarette”.

La festa della donna del prossimo 8 marzo potrebbe essere una bella occasione per ridare dignità e diritti a tante bambine del mondo. Dai nostri referenti in Congo, Etiopia, Eritrea, Burkina Faso, Pakistan, Uganda e India abbiamo ricevuto migliaia di richieste di sostegno a distanza.  Non sono casi generici, ma bambine con un volto, un nome e una storia sempre difficile, di povertà e di degrado. Aspettano solo di essere aiutate. Per fare questo sono sufficienti 55 centesimi al giorno.

Chi volesse fare qualcosa può sottoscrivere direttamente online la richiesta di adozione a distanza di una bambina cliccando qui , oppure telefonare a Shalom allo 0571-400462  Confermata la propria volontà di attivare il sostegno a distanza si riceverà la foto della bambina, la sua storia e si potrà conoscere periodicamente la sua situazione di vita. Chi lo vorrà potrà persino incontrarla di persona recandosi in questi paesi con i nostri viaggi per garantire la massima trasparenza e verificare con i propri occhi la concretezza dell’operato del Movimento Shalom.

testo tratto dalla presentazione della campagna per l’8 Marzo 2014 dal sito del Movimento Shalom.

p.s. tra i widget qui a lato e nella pagina apposita (qui) ho messo la versione pdf dell’ultimo numero del giornale di Shalom… Si, lo so il giornale è uscito lo scorso Novembre, ma io m’ero dimenticato di aggiornare la pagina… meglio tardi che mai…

Non ci sono italiani, forse si, forse no …e allora?

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Foto “Tifón Haiyan-Yolanda en Filipinas (Tifón Haiyan-Yolanda en Filipinas (Erik de Castro – Reuters) 02″ by mansunides – flickr

Ormai da giorni appaiono sugli schermi di tv e pc le raccapriccianti immagini delle Filippine devastate dal tifone Haiyan. Un bilancio ancora provvisorio parla di almeno 10.000 morti, 660.000 sfollati, una miriade di dispersi e intere città senza acqua ne’ cibo.

I giornali e le tv che raccontano questa Apocalisse sono, da giorni, focalizzate sulla “caccia” agli italiani dispersi… “Non ci sono Italiani”, “ci sono 12 italiani dispersi”, “4 italiani sono stati trovati e stanno bene…” etc… Con tutto il rispetto per l’angoscia delle famiglie italiane che hanno dei dispersi e col rispetto per il doveroso e preciso lavoro che il Ministero degli Esteri sta facendo per ritrovare i nostri concittadini, a me queste frasi mettono sempre a disagio…

Quando in un qualsiasi paese del mondo avviene un terremoto, cade un aereo o erutta un vulcano i nostri tg ci tengono sempre a sottolineare che “Non ci sono italiani”. Cosa vuol sottintendere questa frase? Che se non ci sono italiani le disgrazie sono meno importanti? Che, a seconda delle nazionalità, i morti diventano di Serie A, Serie B, Serie C, etc…? Che un morto italiano è più importante di un morto filippino? E un francese o brasiliano dove stanno? Forse nel mezzo, fra italiani e filippini? Sinceramente, quando ho appreso della tragedia il mio primo pensiero non è stato per gli italiani, ma per i parenti filippini di un ragazzo filippino amico di mia figlia, in seguito ho pensato a tutti… indistintamente!

In un pianeta globalizzato, che ormai è diventato un unico villaggio, io mi sento cittadino del mondo e  il mio dolore non ha bandiere: è identico per tutte le vittime di queste tragedie, indipendentemente dalla nazionalità. Ogni persona che muore è una perdita per l’umanità, quando poi muoiono dei bambini o dei ragazzi perdiamo anche un pezzo di futuro perchè non sappiamo mai il potenziale di talenti che abbiamo perso… magari fra i bambini inghiottiti dal tifone Haiyan ci poteva essere un potenziale novello Picasso, Einstein o Mandela, oppure una potenziale novella Marie Curie, Rosa Luxemburg o Frida Kahlo…

No alla guerra in Siria: petizione lanciata da Maso Notarianni…

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Foto “No war on Syria” by amberpaw2 – flickr

Ieri, Maso Notarianni (giornalista ex-direttore di Peacereporter e E-il mensile) ha lanciato una petizione contro l’imminente Guerra in Siria. Copio-incollo il suo articolo di presentazione della petizione e vi invito a firmarla (se vi va e magari siete d’accordo)

Ho visto la guerra, mai ha risolto qualche cosa

Ho visto la guerra. Troppe volte e in troppi Paesi diversi. Mai l’ho vista risolvere qualcosa; al contrario, non fa che aumentare odio e divisioni, ieri in Iraq, oggi in Siria.

Non possiamo chiamarci fuori, sono d’accordo. Ma dobbiamo smettere di pensare che la guerra sia la prosecuzione della politica. La specie umana si evolve. Impariamo a allontanare da noi quella che è – oggi come ieri – la più terribile tra le barbarie che la specie umana (e solo quella) abbia inventato. Non c’è più nulla, ma proprio nulla, che le possa giustificare.

E costruiamo scuole e ospedali, e distribuiamo ricchezza invece di depredarla.

Per questo ho lanciato una petizione che vi invito a sostenere, diffondere e firmare [cliccando qui si va sul sito di change.org a firmare].

Il popolo siriano è vittima quotidiana delle peggiori atrocità in una guerra civile che – secondo le Nazioni Unite – ha già fatto centomila morti e milioni di sfollati.

La situazione in Siria è drammatica, ma un intervento militare non servirà a pacificare il Paese. L’ultimo decennio ha mostrato che le guerre alimentano ed esasperano violenza e fondamentalismi di ogni tipo. È sufficiente guardare la Libia, l’Afghanistan, o l’Iraq “pacificato”, dove attentati e vittime civili continuano a essere all’ordine del giorno nell’indifferenza generale.

La guerra causa sempre vittime innocenti: più del 90 percento civili inermi.

Per questi motivi l’Italia ripudia la guerra. E la Costituzione non dice che l’Italia può cedere sovranità per fare guerre ma, anzi, afferma che il nostro Paese pur di assicurare pace e giustizia tra le Nazioni è disposta a “cedere parte della sua sovranità”.

Nessuno lavora sulla prevenzione dei conflitti e sul rispetto dei diritti umani, l’unica vera via per costruire la pace. Al contrario, la storia ci insegna che le grandi potenze soffiano sul fuoco per alleanze politiche o interessi economici, anche legati alla vendita di armi, ignorano le violazioni di diritti umani quando queste vengono commesse dai propri alleati.

Sarà il popolo siriano a fare le spese del prossimo intervento militare. Quel popolo ha bisogno della comunità internazionale, ma non dall’alto di un bombardiere: ha bisogno che sia la diplomazia, in tutte le sue facce, a farsi avanti, a costruire un tavolo di proposte con dei mediatori davvero credibili. Ha bisogno che la comunità internazionale smetta di considerare la guerra come opzione possibile: per costruire la pace è necessario praticare i diritti.

Un intervento armato non porterà soluzioni, ma un crescendo di lutti e disastri.

L’Italia si metta a lavorare per costruire nel mondo pace e diritti e si chiami fuori da questa guerra, chiunque decida di farla.

PRIMI FIRMATARI:

Stefano Rodotà, Maurizio Landini, Maso Notarianni, Marcello Guerra, Cecilia Strada, Christian Elia, Fiorella Mannoia, Alessandro Gilioli, Alessandro Robecchi, Massimo Torelli, Guido Viale, Marco Revelli, Frankie HI-NRG MC, Stefano Corradino

Tratto dall’articolo “Ho visto la guerra, mai ha risolto qualche cosa” pubblicato sul blog di Maso Notarianni

Se volete approfondire la situazione geopoilitca su cui si innesterebbe un attacco alla  Siria (e le eventuali conseguenze che ciò comporterebbe) vi invito a leggere l’articolo di Fabio Marcelli “Siria, un intervento da respingere” pubblicato su “Il fatto quotidiano”.

AGGIORNAMENTO DEL 30/8/2013

Ho saputo soltano stamani che su Avaaz c’è un’altra petizione analoga lanciata dal Movimento Shalom.

Clicca qui per firmare la petizione “No alla Guerra in Siria” su Avaaz

Il Bhutan sarà la prima nazione al mondo col 100% di agricoltura biologica.

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Foto “Bhutan” by thegreenpages – flickr

Il Bhutan è un piccolo stato di circa 750.000 abitanti che si trova sulle catene dell’Himalaya e che è geograficamente incastonato fra l’India e la Cina. Entro il 2020 il Bhutan sarà il primo paese al mondo la cui produzione agricola sarà esclusivamente biologica. Entro tale data sarà vietata la vendita di pesticidi e diserbanti chimici. I contadini del Bhutan useranno soltanto concimi organici ottenuti presso i propri allevamenti e nessun fertilizzante chimico artificiale.

Attualmente la maggioranza dell’agricoltura del Bhutan è già biologica in quanto i contadini non possono permettersi di acquistare i prodotti chimici dato il loro costo elevato. La mossa del governo mira a mantenere la produzione agricola e a conservare l’ottima qualità dei suoli, aumentando l’irrigazione dei terreni e l’uso di sementi locali resistenti ai parassiti.

Il ministro dell’Agricoltura Pema Gyamtsho, che è anche un contadino,  ha annunciato questo piano al vertice sullo sviluppo sostenibile tenutosi a Nuova Delhi (India) all’inizio di Luglio. Il ministro, dopo aver sottolineato gli effetti nocivi dei fertilizzanti chimici sulla qualità nutrizionale di frutta e verdura e sulle acque di falda, ha auspicato che questo possa aumentare le esportazioni di prodotti biologici del Bhutan nei mercati cinesi ed indiani.

Per approfondire:

Come passare il tempo da Terranova…

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Foto “DSCN4023″ by andrea.a flickr

Ricordate la grave tragedia dei lavoratori tessili in Bangladesh, per cui abbiamo firmato la petizione per la sicurezza dei lavoratori delle grandi marche, quella che ho pubblicizzato anche su questo blog (qui il primo post, qui il secondo)?

Proprio nelle stesse settimane ho dovuto accompagnare mia figlia ed un’amica che andavano a fare un po’ di spesa nella catena d’abbigliamento Terranova, dove dovevano comprare delle magliettine low cost da usare per uno spettacolo. Immaginate che noia per un uomo dover attendere due donne che fanno shopping in un negozio di abbigliamento, con code immense ai camerini-prova…

Insomma, io lì dentro dovevo ingannare il tempo e a parte la musica pop e dance a palla, non c’era altro da fare se non spulciare tutti quei vestiti. Ho così iniziato a controllare le etichette di tutti i capi che mi capitavano sottomano, per vedere dove erano stati prodotti: ho iniziato dal reparto uomo, ma visto che l’attesa continuava, ho fatto i miei controlli a campione anche nel reparto bambino, accessori, donna e perfino intimo e mare… Penso di aver attirato l’attenzione anche di qualche commesso ma poi, vedendo che ero in compagnia delle due pargole, credo che abbiano capito che stavo riempiendo il tempo dell’attesa…

Quello che credo che non abbiano capito è che nella mia mente stavo facendo una statistichina, del tutto personale ed opinabile, sulle etichette che stavo leggendo. Ebbene i paesi produttori che ho trovato su tutte le etichette erano soltanto 3 e secondo questi miei conti, fatti molto a braccio, posso dire di aver avuto la sensazione che più o meno le percentuali potevano essere queste: Made in Bangladesh CIRCA il 70% – Made in Cina CIRCA il 20% – Made in India CIRCA il 10% dei capi presenti in negozio…

Ripeto che si è trattato di un banale gioco fatto per riempire il tempo dell’attesa, che non ha niente di scientifico, che ho osservato molte etichette ma  non tutte, che le percentuali sono frutto di un calcolo improvvisato fatto a mente dal sottoscritto e che quindi potrebbero anche essere completamente sbagliate. L’unica cosa di cui sono sicuro è che nelle etichette che ho letto io non c’erano altre nazioni di produzione dei vestiti…

Cosa non si farebbe per sconfiggere la noia…

In festa per l’integrazione al Ponte a Greve.

Locandina della Manifestazione (dal sito coop)

Locandina della Manifestazione (dal sito coop)

Unicoop Firenze, Casa del Popolo di Ponte a Greve e la Parrocchia di San Lorenzo al Ponte a Greve (Firenze) organizzano “In festa per l’integrazione” che si terrà Sabato 8 Giugno 2013 c/o i giardini della Casa del Popolo di Ponte a Greve in Via Pisana 809 a Firenze.

Programma della festa:

Ore  17.00 balletto “I costumi e i ritmi dell’isola dello Sri Lanka“.

Ore 18.00, dibattito sui temi dell’integrazione “Le prospettive dell’intercultura“. Interverranno:

Ore 19.00, balletto ivoriano, a cura dell’Associazione Tam Tam (della Costa d’Avorio).
Ore 19.30 cena, a base di pizza e specialità della Costa d’Avorio. Offerta libera, minimo 5 euro.