Lettera di Fiona Apple ai fan in Sudamerica.

Un paio di sere fa, mentre andavo a riprendere mia figlia dalle sue prove di ballo, ho ascoltato su Controradio la lettera che la cantautrice americana Fiona Apple ha mandato ai suoi fan per annunciare l’annullamento del suo tour previsto in Sudamerica. L’ho ricercata su Internet e ve la posto integralmente da quanto è commuovente.

Sono le sei del pomeriggio e sto scrivendo a poche migliaia di amici che non ho ancora incontrato. Sto scrivendo per chiedere loro di cambiare i nostri piani e incontrarci un po’ più tardi. Il motivo è questo.

Ho un cane, Janet, è malata da quasi due anni a causa di un tumore latente nel suo petto, che è cresciuto lentamente. Ha quasi 14 anni. Ce l’ho da quando aveva quattro mesi. All’epoca avevo 21 anni, ero ufficialmente adulta, e lei era la mia bambina.

È un pitbull, è stata trovata a Echo Park con una corda al collo e morsi sulle orecchie e la faccia. Era usata nei combattimenti tra cani per dare fiducia agli avversari. Ha quasi 14 anni e non l’ho mai vista iniziare una lotta, mordere qualcuno o persino ringhiare, e posso capire perché è stata scelta per quel ruolo. È una pacifista.

Janet è stato il legame più duraturo della mia vita adulta, è un dato di fatto. Abbiamo vissuto in molte case e siamo entrate a far parte di alcune famiglie, ma in realtà siamo sempre state io e lei. Lei ha dormito nel mio letto, la sua testa sul mio cuscino, e ha accolto la mia faccia in lacrime isteriche sul suo petto, circondandomi con le zampe, ogni volta che il mio cuore si è spezzato, il mio spirito fiaccato o soltanto perso, e col passare del tempo sono diventata io la figlia, mentre mi addormentavo con il suo mento appoggiato sulla mia testa.

Stava sotto il pianoforte mentre scrivevo canzoni, abbaiava ogni volta che cercavo di registrare qualcosa ed è stata in studio con me tutto il tempo mentre registravamo l’ultimo disco. L’ultima volta che sono tornata dalla fine di un tour era vivace come sempre, è abituata a me che me ne vado per poche settimane ogni sei o sette anni.

Janet Ha il morbo di Addison: per lei viaggiare è pericoloso perché ha bisogno di iniezioni regolari di cortisolo, perché reagisce allo stress e all’eccitazione senza gli strumenti psicologici che trattengono molti di noi dall’andare letteralmente nel panico. Nonostante tutto questo, è spontaneamente gioiosa e giocherellona e ha smesso di comportarsi come un cucciolo soltanto tre anni fa.

È la mia migliore amica, mia madre, mia figlia, la mia benefattrice ed è lei che mi ha insegnato cos’è l’amore. Non posso venire in Sudamerica. Non adesso. Quando sono tornata dopo l’ultima parte del tour americano, è stato molto molto diverso. Non aveva neanche più voglia di camminare. Lo so che non è triste per la vecchiaia o la morte. Gli animali hanno l’istinto di sopravvivenza, ma non hanno il senso della mortalità e della vanità delle cose. Per questo sono molto più presenti delle persone.

Ma so che si sta avvicinando al punto in cui smetterà di essere un cane e diventerà, invece, parte del tutto. Sarà nel vento, nella terra, nella neve e dentro di me, in qualunque posto vada. Non posso lasciarla proprio adesso, cercate di capire. Se me ne vado di nuovo, ho paura che morirà e non avrò l’onore di cantare fino a farla addormentare, di accompagnarla mentre se ne va.

Qualche volta impiego venti minuti per scegliere quali calzini indossare a letto. Ma questa decisione è stata istantanea. Ci sono scelte che facciamo, che ci definiscono. Non sarò la donna che mette la sua carriera davanti all’amore e all’amicizia. Sono la donna che sta a casa e cucina per la sua amica più vecchia e cara. E la aiuta a stare bene, la conforta, la fa sentire al sicuro e importante.

Molti di noi temono la morte di una persona cara. È la triste verità della vita, che ci fa sentire impauriti e soli. Vorrei che potessimo anche apprezzare il tempo che c’è prima della fine del tempo. So che sentirò la più travolgente conoscenza di lei e della sua vita e del mio amore per lei, negli ultimi momenti. Ho bisogno di fare l’impossibile per trovarmi lì per questo. Perché sarà l’esperienza di vita più bella, intensa, arricchente che ho vissuto finora. Quando morirà.

Così resterò a casa e la ascolterò russare e respirare pesantemente, a godermi il respiro più puzzolente e più brutto che sia mai provenuto da un angelo.

Vi chiedo la vostra benedizione.

Ci vediamo,

Con affetto,

Fiona

traduzione del messaggio postato dalla cantante Fiona Apple su facebook e ridiffuso da vari siti internet.

Un augurio dalla Spagna per un Buon 2012…

Foto "sevilla's night" by -Dreamflow- - flickr

Foto "sevilla's night" by -Dreamflow- - flickr

Prima di aprire questo blog e di fare il podista, dedicavo una discreta parte del mio tempo libero allo studio delle lingue e al collezionismo di pins. L’unione di questi due hobbies mi ha portato a conoscere diversi amici in tutto il mondo. Uno di questi, Jorge Antonio,  mi ha inviato da Sevilla un bel messaggio di Auguri per l’Anno Nuovo che vorrei condividere con tutti voi…

BUON 2012 A TUTTI !!!

Sonríe. Si las cosas vienen mal, sonríe. Si la tormenta aprieta, sonríe. Si no me encuentras, sonríe y apareceré. La amistad es un tesoro que resiste a cualquier prima de riesgo y que los amigos nunca recortan. No olvides para 2012 que el truco es convivir y respetar ideas diferentes a las tuyas. No seamos hooligans de la razón y enriquécete de las opiniones de los demás. La solidaridad entre nosotros hará magia en un tiempo que han querido recortar nuestros hechizos. Imagina, comparte, crea, vive y sobre todo sonríe, recuerda que es nuestra contraseña. Yo estaré ahí, devolviéndote la sonrisa y levantando por ti mi copa.

Por un 2012 juntos.

SALUD!!!!

messaggio ricevuto via Facebook da Jorge Antonio – Sevilla – España

p.s. Se nel prossimo anno noterete una diminuzione di post nel blog… almeno sapete a quali altri passatempi mi sto dedicando…

Made in Cesvi.org: un regalo solidale on line.

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Natale: tempo di regali e di scambio di doni fra amici e parenti. E cosa c’è di più bello di un regalo che, nel momento in cui fa felice una persona che vi sta a cuore, offre calore e amicizia anche a qualcuno più lontano e sfortunato noi, magari all’altro capo del mondo?

E’ con questa idea che è nata da poco la piattaforma online www.madeincesvi.org, un sito di e-commerce di prodotti solidali organizzato dal Cesvi (Cooperazione E SVIluppo), l’organizzazione umanitaria bergamasca attiva da 25 anni e che opera in più di 30 paesi di Africa, Asia, America Latina, Balcani e Medio Oriente. I progetti portati avanti dal Cesvi si occupano di  infanzia, salute, sviluppo sostenibile, accesso alle risorse idriche e igiene ambientale, aiuti umanitari e imprese sociali. Solo nel 2009 sono state aiutate 2.721.583 persone attraverso 140 progetti di sviluppo in tutto il mondo.

Un regalo comprato su www.madeincesvi.org è uno dei tanti modi per finanziare i progetti del Cesvi: donate  ad un  amico un bonsai,  un calendario, una bottiglia di vino, un libro o una t-shirt e magicamente questi diventano cibo, acqua, istruzione, per tanti bambini a cui viene garantito un futuro migliore. E poi i regali non si esauriscono solo con le feste natalizie: www.madeincesvi.org ha tante idee carine e graziose anche per le vostre cerimonie: battesimi, matrimoni, comunioni, lauree, cresime, anniversari di matrimonio e compleanni… C’è sempre un’occasione per festeggiare e far felici tanti amici in tutto il mondo!

Un film: Il castello errante di Howl (2004)

Scenes from Howl's Moving Castle

foto "Scenes from Howl's Moving Castle" by 7_70 - flickr

Bellissimo, da vedere assolutamente, punto e a capo.

Mi verrebbe da scrivere solo questa riga per presentare questo splendido film di animazione del regista giapponese Hayao Miyazaki, ispirato dall’omonimo romanzo di Diana Wynne Jones (che presto mi piacerebbe leggere).

Da che parte iniziare? Innanzitutto dall’animazione, dai colori e dalla cura dei particolari che rendono queste immagini come un caleidoscopico sogno ad occhi aperti! Bellissima anche l’ambientazione in questo strano paese che ricorda, con molta fantasia, le atmosfere ottocentesche del centro Europa.

Infine passiamo alla storia che è una favola e che come tutte le favole può essere “letta” su vari livelli, dai più semplici ai più impegnativi… Sophie è una ragazzina che lavora nella cappelleria di famiglia e che dopo aver incontrato Howl viene colpita da un incantesimo fattole da una strega invidiosa e viene trasformata in un’anziana novantenne. Questa “nonnina” intraprende allora un viaggio alla ricerca del mago Howl e del suo castello errante dove spera che possa essere sciolto il suo incantesimo… Da qui inizia un’avventura fatta di maghi, streghe, spiriti, incantesimi, guerre, maledizioni e intrighi… ma che  nel suo svolgersi parla soprattutto di bellezza, amicizia, amore, non violenza e  di altri nobili sentimenti…

Secondo voi  è troppo esagerato parlare di poesia, parlando di un film di animazione?

Un libro: “Il cacciatore di aquiloni”

Il cacciatore di aquiloni

foto "Il cacciatore di aquiloni" by carla.alleoni - flickr

Sono ormai più di trenta anni che l’Afghanistan è presente tutte le sere nei nostri telegiornali… Dall’invasione sovietica del 1978 (uno dei miei primi ricordi di questa vicenda fu il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca 1980)  questo popolo è vissuto in una perenne guerra dovuta prima ai sovietici, poi ai talebani e infine agli invasori occidentali che, con strumenti di guerra e morte, vorrebbero portare la pace in questa terra martoriata…

In tutti questi anni di cronache abbiamo avuto notizie di sparatorie, morti, bombe, attentati e così via, ma nessuno ci ha mai parlato degli afgani: di come vivono, delle loro storie, della loro cultura e delle loro tradizioni.  Per assurdo, abbiamo l’Afghanistan tutti i giorni in tv,  ma il popolo e la gente afgana rimangono sfumati,  sullo sfondo degli ormai quotidiani bollettini di guerra.

Khaled Hosseini, in questo bellissimo romanzo,  ci racconta gli afgani partendo dalla storia di due bambini nell’Afghanistan pre-sovietico del 1975 per poi seguire le tristi e drammatiche vite di questi ragazzi fino ad arrivare ai giorni nostri. Amir è un ragazzo afghano di etnia Pashtun, figlio Baba, un ricco uomo d’affari, mentre Hassan, suo coetaneo, è povero, analfabeta e di etnia Hazara. I due ragazzi crescono insieme perchè  Ali, padre di Hassan, presta servizio nella villa di Amir. I due amici sono molto bravi nelle battaglie di aquiloni che si tengono annualmente a Kabul, dove il vincitore deve abbattere tutti gli aquiloni avversari e recuperare l’ultimo aquilone caduto a terra.  La coppia è perfetta:  Amir è abile nel combattere con l’aquilone mentre Hassan è imbattibile nel recupero degli aquiloni caduti. Purtroppo quando arriva la tanto agognata vittoria della coppia, è Hassan che paga un prezzo troppo alto per recuperare l’aquilone abbattuto: viene violentato e Amir non ha il coraggio di difendere l’amico. Questo episodio segnerà per sempre la vita di Amir, anche dopo l’invasione  sovietica, quando i destini dei due ragazzi si separeranno: Amir fuggirà negli Stati Uniti, mentre Hassan resterà nell’inferno afgano.  Dopo decenni sarà una telefonata a richiamare Amir in Afghanistan per farlo tornare sulle tracce dell’amico d’infanzia…

Il libro è bellissimo, scorre velocemente e si legge tutto d’un fiato… Più di una sera ho fatto le ore piccole per sapere come andava a finire, perchè non riuscivo a staccarmi dalle pagine. La storia è drammatica ma allo stesso tempo commuovente e  toccante. Al termine della lettura, nonostante le emozioni forti e le vicende tristi, il romanzo si conclude con un flebile filo di speranza, che appare come un piccolo raggio di sole che si fa largo in un orizzonte di pressanti nubi nere.

Il libro può piacere o non piacere, ma alla fine  ha un suo effetto: apre uno squarcio su un paese lontano da noi e offre una visione dell’Afghanistan diversa da quella dei TG… Da leggere per capire (e far capire ) quanto possono essere difficili l’infanzia e l’adolescenza se non sei nato nel ricco Occidente…

La tristezza dell’amico con la scatola di cioccolatini.

"疑似" 金沙 的東西

foto "疑似" 金沙 的東西 by Liv,福 - flickr

Come alcuni lettori sanno, il mio lavoro è quello di informatico (alcuni consigli li ho messi anche su questo sito). Quando le persone o le associazioni che frequento scoprono che di lavoro faccio l’informatico hanno improvvisamente  tutti qualche problema da risolvere: devono rimuovere un virus, installare una periferica, gestire un sito… Inutile dire che dopo una giornata lavorativa trascorsa a fare queste stesse cose,  preferirei occupare il mio tempo libero facendo  qualcosa di molto differente, ma talvolta (quando soprattutto si tratta di  amici) è impossibile dire di no e così prendo tutto l’occorrente  e  molto volentieri cerco di dare una mano a chi me la chiede.

A onor del vero devo dire che in molti casi si tratta di problemi abbastanza semplici per il sottoscritto ma che angosciano e mettono in apprensione l’amico o l’associazione a cui do una mano, per cui il mio intervento in genere è banale, ma molto gradito. Mentre cerco di risolvere questi problemetti faccio 4 chiacchiere col mio interlocutore e tutto sommato passo qualche minuto / ora / serata piacevole, sapendo di aver fatto una buona azione…

Il mio scopo principale è dare una mano ad un amico e non chiedo mai niente  in cambio, anzi non mi interessa proprio ricevere niente in cambio. Lo faccio solo per fare un favore, nella speranza che il mio amico a sua volta faccia un analogo favore a qualcun altro (non necessariamente al sottoscritto) creando così un’onda di aiuti che si propaga nella società e che, prima o poi, in un modo o nell’altro, sono sicuro  ritornerà anche verso di me o verso la mia famiglia… Può sembrare utopico ma credo che aiutarsi gratuitamente  sia uno dei metodi più semplici e pratici per… cambiare il mondo.

Purtroppo la maggior parte delle persone è talmente inquadrata nelle logiche del mercato, del dare e avere, del comprare e vendere, del profitto, dell’interesse personale, dello sdebitarsi e così via che non concepisce le logiche dell’aiutarsi gratis e del non voler niente in cambio… Ecco così una serie di reazioni e di categorie di persone che ho incontrato in queste mie esperienze collaborative…

1. L’approfittatore…

L’approfittatore è colui che ha scoperto uno che lo può aiutare e che, senza remore, ti chiama in continuazione. Per lui devi essere sempre a disposizione, per lui è tutto dovuto e non ti ringrazia mai, ma soprattutto non segue mai i tuoi consigli. Lo togli da un casino, gli spieghi cosa fare per non ricaderci, ma lui il giorno dopo ha fatto di nuovo le stupidaggini da cui lo avevi messo in guardia e ti richiama nuovamente. In genere l’approfittatore  si ritiene un furbo che ha trovato un “pollo” da spennare… ci vai una volta, due, tre poi decidi che è un irrecuperabile senza speranza e lo abbandoni definitivamente al suo destino… E’ semplicemente una persona che non vede aldilà del proprio naso… cercherà un altro pollo, poi un altro e un altro ancora… fino a quando non crescerà o non batterà forte il muso nei suoi problemi… In fondo non è nemmeno il tipo peggiore… va solamente compatito o ignorato…

Esempio di approfittatore: a me e ad un’altra persona viene chiesto di occuparci gratuitamente del sito web di un gruppo di persone… Montiamo un sito professionale, diamo le password al responsabile e pensiamo di aver finito il lavoro. In realtà ci viene chiesto anche di gestirlo, per cui passiamo un anno ad inserire articoli, foto, eventi, appuntamenti etc… per ritrovarci alla fine con un pugno di mosche in mano… Sapete perchè? Perchè il nostro “approfittatore”, nonostante le nostre pressanti richieste e inviti, è così maldestro che  si dimentica di pagare il rinnovo del sito… morale della favola la ditta di hosting (giustamente) non ricevendo il pagamento dell’abbonamento, cancella tutto il sito internet…

2. Lo sdebitatore maldestro.

Quello che chiamo lo “sdebitatore maldestro” è un amico che ti chiama, apprezza il tuo lavoro, ti ringrazia ma si sente in obbligo di ricompensarti in qualche modo… come si dice dalle mie parti si deve “sdebitare”.  Purtroppo nella maggior parte dei casi si sdebita in un modo talmente triste e umiliante da diventare imbarazzante… Tu gli dedichi una o più ore del tuo tempo libero, delle tue conoscenze e della tua passione e lui cosa fa? Va in un supermercato, in meno di due minuti compra una scatola di cioccolatini e te la rigira come forma di “sdebitamento”. Trovo che si tratti di una cosa tristissima e alquanto umiliante… Di solito con una scusa (tipo “sono a dieta”) declino l’offerta e invito gentilmente l’amico a mangiarsi i cioccolatini alla mia salute.

Caro amico, per il mio aiuto  io non voglio niente in cambio, ma se proprio mi vuoi ricambiare in qualche modo, fallo con qualcosa di “tuo”, di fatto con le tue mani, dedicami anche tu un’ora del tuo tempo… Non te la puoi sbrigare in 2 minuti con una squallida  ed impersonale scatola di cioccolatini… Sarebbe stata molto meglio una crostata (anche sbruciacchiata) fatta da te oppure un vasino con una pianticella (anche morente e giallognola), ma frutto del tuo pollice verde…

Esempio di sdebitatore maldestro: vado da un amico e gli ripulisco un portatile in condizioni disastrose, gli installo una serie di software opensource che gli consentono di risparmiare un sacco di soldi in licenze e di avere un computer in regola con la “legge”. Alla fine il portatile è di nuovo fiammante… In cambio l’amico si presenta il giorno dopo con la solita confezione di cioccolatini… Peccato che, quando gli riparavo il pc, lui avesse sulla scrivania  una pila di libretti che aveva scritto narrando le sue gesta sportive… Non era più elegante darmi uno dei tuoi libretti, con magari anche una piccola dedica?

Conclusioni: l’amico che vorrei

  • non si vergogna a chiamarmi (anche ripetutamente) se ha un problema, però sa pazientare se per motivi personali non posso arrivare subito e risolvere tutto in fretta.
  • quando gli riparo un pc o gli faccio qualche altro lavoretto, si interessa al mio intervento, scambia 4 chiacchiere con me e soprattutto segue i consigli che gli lascio a fine operazione…
  • capisce che il lavoro che ho fatto non è solo rimuovere un virus ma dedicargli serenamente una o più ore del mio tempo libero, in virtù della nostra amicizia.
  • capisce che non voglio niente in cambio, ma che lui potrebbe fare qualcosa di analogo per qualcun altro: un’ora di volontariato in un’associazione, dare una mano alla vecchietta del piano di sotto, aiutare con i compiti il figlio del vicino. Alla fine questo gesto mi ripagherebbe più di ogni ricompensa…
  • se proprio vuole sdebitarsi con la mia persona, mi ringrazia con un oggetto che testimonia che anche lui mi ha dedicato  un’ora della sua vita: una zucchina del suo orto, un piccolo oggetto artigianale  fabbricato da lui stesso, una fetta di torta fatta in casa da lui.
  • se proprio deve presentarsi con la triste e umiliante scatola di cioccolatini, che almeno si vergogni un po’…

Piccola storia (vera) di Natale.

Book Christmas Tree

foto "Book Christmas Tree" by quiltingmick / michelle - flickr

In questi giorni di festa accendiamo la tv e troviamo film con storie dedicate al Natale, tenere, commuoventi e (talvolta) piene di melassa. Quest’anno, proprio la Vigilia di Natale, ho appreso una storia vera molto commuovente che si è svolta in classe di mia figlia e che vorrei condividere con tutti voi. Logicamente i nomi sono stati sostituiti con nomi di fantasia ma giuro che la storia è realmente vera…

Firenze, ultimo giorno di scuola prima delle vacanze natalizie in una classe seconda di una scuola superiore; la professoressa di italiano sta dettando i compiti per le vacanze e tutti gli studenti prendono nota, pregando che l’insegnante finisca presto e che la lista delle lezioni sia la più corta possibile. Chiara alza la mano e tra il brusio dei compagni chiede: «Scusi professoressa, ma  non ci dà un libro  da leggere durante queste vacanze di Natale?» I compagni borbottano e protestano con Chiara dicendo: «Potevi stare zitta!», mentre la docente è presa alla sprovvista perché al libro non ci aveva pensato e su due piedi non sa cosa consigliare. Chiara riprende la parola e candidamente confida: «Sa professoressa, se lei non ci obbliga a leggere qualcosa, i miei genitori non mi comprano mai nessun libro.»

L’affermazione è stata sconvolgente e disarmante allo stesso tempo. Ne abbiamo parlato in famiglia con mia figlia e ci siamo chiesti se si tratta di miseria economica (mancanza di soldi) oppure, quasi sicuramente,  di miseria culturale. Magari in casa di Chiara considerano la lettura come una perdita di tempo e i romanzi  e i libri in genere come una spesa inutile.

Non conosciamo la famiglia e non sta a noi giudicare, però mia figlia, che aveva comprato a Chiara un regalino di Natale (un accessorio moda)  è uscita di casa in fretta, è corsa in libreria e ha fatto appena in tempo a comprare un bel romanzo per Chiara!

Camminare insieme…

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Il titolo “Camminare insieme” questa volta non si riferisce al podismo ma è una semplice riflessione  su quel viaggio di sola andata che si chiama vita…

Se consideriamo la nostra esistenza come la metafora di un cammino, può capitarci che la nostra strada incroci altre strade e che facciamo dei pezzi di viaggio con tanti compagni diversissimi, alcuni scelti da noi (amici, coniuge) e altri casualmente imposti dalle circostanze (parenti, colleghi, compagni di scuola, persone che hanno i nostri interessi e con cui entriamo in contatto). Alcune di queste persone (o associazioni)  con cui percorriamo un pezzo di strada, le abbiamo cercate a lungo, mentre  altre le abbiamo trovate per caso e molto probabilmente abbiamo trovato più affinità con coloro che sembravano non avere niente a che fare con noi,  piuttosto che con coloro che ci sembravano più simili alla nostra personalità!

Un’altra cosa che mi ha stupito molto è che in certi momenti incontriamo delle persone (o associazioni) con le quali ci troviamo subito a nostro agio e siamo così soddisfatti, tanto da non capirne le ragioni… Allora basta voltarsi indietro ed informarsi, per scoprire che questi amici che non conoscevamo, hanno fatto, per vie parallele, il nostro stesso percorso, contraddistinto da scelte analoghe alle nostre. A questo punto capiamo che quell’empatia che proviamo per queste persone non nasce per caso ma deriva  da un comune sentire che, senza saperlo,  ha radici antiche…

Perchè ho scritto queste due note? Perchè vengo da una situazione buffa in merito a due associazioni di volontariato che frequento… C’è un’associazione di volontariato alla quale mi sono iscritto per ben due volte e con la quale ho cercato di fare un pezzo di strada… Ebbene, nonostante gli intenti comuni e gli sforzi fatti dal sottoscritto, in entrambe le volte il mio cammino si è interrotto per incomprensioni con alcuni componenti e per una certa mancanza di regole di convivenza fra i vari membri (ammetto che parte della responsabilità è anche mia). In teoria dovevamo essere vicini, ma alla prova dei fatti, eravamo ben lontani dalle intenzioni di entrambi! Nonostante ciò, devo confessare che nella stessa associazione con cui non sono riuscito a percorrere che brevi e tortuosi tratti di cammino, ho trovato delle singole persone con cui, in altri contesti, avrei camminato molto volentieri anche a lungo…

E poi c’è un’altra associazione, con la quale pensavo di fare un cammino più distaccato ed invece mi sono trovato così bene che nonostante le difficoltà pratiche, stiamo camminando insieme, da tempo e col sorriso. Sinceramente era una cosa che non mi sarei mai aspettato… amicizia, regole condivise,  libertà, obiettivi chiari e comuni e persone sorridenti…

La vita è un mistero: ti pone accanto dei compagni di viaggio che non avresti mai immaginato e il tuo scopo è quello di camminare insieme a loro e di lasciare ad essi un bel ricordo di te stesso nel momento in cui le strade si separeranno… In questi casi la cosa che più mi dispiace non sono le strade che si separano, ma piuttosto che non sempre riesco a lasciare di me il ricordo che vorrei lasciare… Buon viaggio a tutti!

Aggiornamento del 15/03/2009

La mia amica Denise mi ha fatto notare che questo post è un po criptico e non dico con chi ce l’ho, tanto che temeva che ce l’avessi quasi con lei. Denny ti rassicuro, il post non è riferito a te e neanche al mondo del podismo… Se lo vuoi sapere l’associazione con cui mi sono trovato bene è il Movimento Shalom, l’altra è una piccola associazione di volontariato delle mie parti che non sto neanche a nominare ma che non ha nessun legame col mondo del podismo.   Ciao Denny!

*** foto Walking a crooked mile by James Jordan – flickr