Ancora sull’acqua all’amianto in Toscana.

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Foto “Che sete!” by Lara – flickr

Dopo il post della scorsa settimana (qui) torno nuovamente sul tema dell’acqua all’amianto in Toscana postando un’intervista di Panorama.it alla professoressa Ginevra Lombardi, docente di Economia ed Estimo Rurale presso il Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa dell’Università di Firenze che per prima ha diffuso i dati sulla rete di tubi in eternit e cemento-amianto nelle Province di Firenze, Arezzo, Prato e Pistoia.

Nell’insicurezza dovuta alla totale mancanza di informazioni da parte delle istituzioni ai cittadini, io e la mia famiglia abbiamo deciso (con molto rammarico) di ricominciare a bere la minerale in bottiglia. Purtroppo vicino a dove abitiamo noi le mappe segnano sia tubi in eternit che in cemento-amianto e non sapendo che strada che fa l’acqua per arrivare a casa nostra, siamo abbastanza preoccupati. Non che mi fidi dell’acqua in bottiglia ma almeno variamo un po’ il menù degl’inquinanti che beviamo…

“Acqua cancerogena? Una denuncia fa tremare la Toscana. Nella regione ci sono 225 chilometri di tubature di eternit e cemento-amianto. Per il gestore dell’acquedotto però non esistono rischi” di Nadia Francalacci – Panorama.it

In Toscana l’eternit finisce a tavola. L’acqua di Firenze, Pistoia e Prato scorre in tubazioni di eternit e cemento amianto. Non si tratta di acqua destinata all’irrigazione dei campi bensì di quella che finisce nei bicchieri, nelle pentole e nei bagni del capoluogo toscano e di due province limitrofe.

L’area interessata è servita da una rete idrica lunga 225 chilometri realizzata interamente con tubazioni di eternit o cemento-amianto. Il 36% di queste condotte sono rami principali, ovvero tubi che portano l’acqua dagli impianti di prelievo ai rami secondari.
E il gestore toscano che cosa intende fare? Ha un piano di sostituzione? Publiacqua, l’azienda che gestisce l’acquedotto, ha dichiarato di non avere nessun piano di sostituzione delle condotte in amianto e che interverrà su di esse solamente quando si verificheranno perdite di acqua. E al tempo stesso tranquillizza i cittadini toscani serviti dai propri acquedotti.

A portare alla luce i chilometri e chilometri di tubazioni “cancerogene” è stata una denuncia effettuata da una professoressa dell’Università di Firenze, Ginevra Virginia Lombardi sulla rivista online “Città invisibile”, dove ha pubblicato non solo la mappa dei tubi da sostituire ma anche tutti i quartieri delle città interessate e tutti gli studi sulla pericolosità per la salute dei cittadini che quell’acqua cono costretti ad usarla e a pagarla cifre astronomiche.

“Publiacqua, che fa pagare una delle bollette più care d’Italia, ha le reti peggiori della Toscana e perde il 51% dell’acqua che immette in rete – spiega Lombardi a Panorama.it – inoltre gli interventi di manutenzione sulla rete non garantiscono una gestione efficiente del problema delle perdite di acqua e sembrano assolutamente inadeguati ad affrontare e risolvere il problema delle condotte in amianto”.
Publiacqua fino al 2014 avrebbe riscosso dalle bollette dei cittadini toscani, 69 milioni di euro per investimenti che pare non ha mai realizzato.

Ginevra Virginia Lombardi, docente e membro del Forum dell’acqua, secondo quanto dichiarato Publiacqua non esistono pericoli per la salute di chi beve l’acqua che arriva gli in casa da tubazioni in eternit o cemento amianto. È possibile?

Il parlamento Europeo nel marzo 2013 ha approvato una risoluzione che riconosce tra le cause di tumore dovute all’amianto anche quello causato da ingestione di fibre. Al punto 37 tale risoluzione recita testualmente:
“Si sottolinea che tutti i tipi di malattie legate all’amianto, come il tumore al polmone e il mesotelioma pleurico – causati dall’inalazione di fibre di amianto in sospensione, abbastanza sottili da raggiungere gli alveoli e abbastanza lunghe da superare la dimensione dei macrofagi, ma anche diversi tipi di tumori causati non soltanto dall’inalazione di fibre trasportate nell’aria, ma anche dall’ingestione di acqua contenente tali fibre, proveniente da tubature in amianto, sono stati riconosciuti come un rischio per la salute e possono insorgere dopo alcuni decenni, e in alcuni casi addirittura dopo oltre”.
Questo punto della risoluzione recepisce integralmente il parere della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza del Parlamento Europeo, organo in cui la componente politica si confronta con aspetti tecnico-scientifici acquisendo documenti e ascoltando esperti. Se l’amianto ingerito non rappresentasse un rischio per la salute, perché il parlamento europeo avrebbe evidenziato tale rischio nella risoluzione?
Va ricordato inoltre che nel 2005 viene pubblicato il risultato di una ricerca norvegese, che conclude riconoscendo una correlazione fra ingestione di amianto attraverso acqua contaminata dalla rete e incremento del rischio di tumori gastrointestinali e specificatamente allo stomaco .
Se non esistono ancora indicazioni da parte OMS in merito alla pericolosità dell’amianto ingerito, a livello Europeo l’attenzione su questo problema sta progressivamente crescendo ed il Parlamento Europeo, con la risoluzione, invita gli stati membri a considerare fra i rischi per la salute anche quello da amianto ingerito. Non ci sono dubbi che in casi come questo il principio di precauzione dovrebbe essere applicato con la massima convinzione. In questi territori l’acqua produce un utile lordo sul fatturato che oscilla tra il 20 e il 25%, con questi risultati economici non deve essere impossibile programmare un piano di sostituzione che elimini tutto l’amianto nei Comuni serviti da Publiacqua.

Secondo la sua ricerca Publiacqua preleva 167 milioni di metri cubi presenti sul territorio per fatturarne solo 85 milioni. Esattamente il 51%. Perché? Che cosa sospetta?

Non abbiamo dati accessibili che dettaglino questo enorme impatto sulla risorsa idrica, certo sappiamo che il 51% dell’acqua pompata non arriva agli utenti e viene persa lungo la rete. Sarebbe interessante che ci venisse spiegato, con dati certi ed oggettivi, il perché di questa enorme spreco.

Publiacqua ha dichiarato che è estremamente oneroso sostituire le tubazioni “cancerogene”. Ma, secondo una sua ricerca, sembra che i conti non tornino…

Publiacqua ha dichiarato pubblicamente su un giornale locale che la sostituzione dei 225 km di tubature sarebbe costata all’azienda 20 miliardi di euro, in una successiva dichiarazione la stessa Publiacqua ha indicato in 200 milioni di euro l’importo da stanziare per la sostituzione. Sarebbe necessario avere maggiore chiarezza ed attendibilità sul costo di un piano di sostituzione, per poterne valutare la fattibilità reale.
Allo stato attuale non abbiamo una cifra di riferimento soprattutto se consideriamo che a Carpi viene quantificata una spesa ancora diversa e non confrontabile con quelle indicate da Publiacqua: AIMAG, azienda multiutility di Carpi, indica in 60 milioni di euro il costo della sostituzione di circa 290 km di condotte in amianto.
Il problema diventa di difficile risoluzione dato che il piano degli investimenti 2014-2021, non riporta nessun intervento sulle condotte in amianto. Dei 500 milioni di euro che l’azienda incassa dalle nostre bollette per effettuare investimenti niente viene destinato ad un eventuale piano di sostituzione, mentre circa il 20% del totale (quasi 100 milioni di euro) viene destinato alla macchina aziendale.
Le cifre, e sono solamente alcune, forse possono rendere meglio l’idea…Ad esempio, 20 milioni di euro per software; 16 milioni per il Sistema informatico territoriale (mappe); 4.750.000 euro Ristrutturazioni e nuove sedi; 4,550,000 euro per gestione interventi; 1.200.000 euro manutenzione immobili; 4,000,000 euro per aggiornamento e manutenzione parco automezzi; 640,000 euro per acquisto mobili e arredo.
In totale 99.158.468 su 495.258.442 di euro che verranno investiti saranno consumati per la “macchina” aziendale… il 20% di tutti gli investimenti saranno destinati a Publiacqua.

tratto dall’articolo “Acqua cancerogena? Una denuncia fa tremare la Toscana. Nella regione ci sono 225 chilometri di tubature di eternit e cemento-amianto. Per il gestore dell’acquedotto però non esistono rischi” di Nadia Francalacci pubblicato il 6 Novembre 2014 su Panorama.it

Per approfondire

(aggiornamento del 18 e 19/11/2014)

(aggiornamento del 24/11/2014)

Per ora i Sindaci vogliono solo monitorare, verificare, studiare etc… Nessuno ancora parla di sostituire i tubi. Spero di sbagliarmi ma ho la sensazione che si voglia solo prendere tempo per vedere se nel frattempo la notizia si sgonfia…

Venite in Toscana che vi offro un bel sorso di amianto…

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Foto “Blue Drops 2″ by yngwiemanux – flickr

Pare che a Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo beviamo e ci facciamo la doccia con l’acqua che scorre in 225 km di tubi d’amianto e pare che aprendo i rubinetti si potrebbe rischiare che le fibre di amianto si liberino nell’aria delle nostre abitazioni. Tutto è cominciato da un brevissimo articolo del Gruppo fiorentino “Perunaltracittà – Laboratorio Politico” che è stato poi ripreso da Il fatto quotidiano” e da altre testate…

Questo ad esempio è quanto scrive Il fatto quotidiano.

“Toscana, acquedotti eternit in 46 Comuni: forniscono oltre 1 milione di abitanti.” di Melania Carnevali.

Chilometri e chilometri di acquedotto in eternit passano sotto i Comuni della Toscana. Per la precisione 225 e fanno parte della rete idrica gestita da Publiacqua Spa, società che serve 4 province (Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo) per un totale di 46 Comuni e un terzo della popolazione della regione (1,3 milioni di abitanti circa). A denunciare il fatto è il laboratorio politico fiorentino Perunaltracittà, che nella sua rivista online, ha pubblicato un report con tanto di mappatura degli impianti, denunciando la cattiva gestione del servizio idrico. “Publiacqua – scrive – fa pagare una delle bollette più care d’Italia, ma ha le reti peggiori della Toscana e perde il 51% dell’acqua che immette in rete”.

Ma non è solo una questione di ottimizzazione e risparmio. Per il laboratorio il problema principale rimane il rischio per la salute. Secondo i dati pubblicati infatti il 36% delle tubature sono adduttrici, cioè rami principali della rete che collegano gli impianti di prelievo alle tubature secondarie di quartiere. Le zone in cui si concentra la percentuale maggiore di tubature in cemento-amianto sono Scandicci (con il 18% delle tubature in eternit), Pistoia (15%) e Sesto Fiorentino (12%). A seguire Montevarchi (10%), Agliana (10%) e Montale (5%). Una ventina i comuni interessati, alcuni con piccole percentuali.

L’azienda si difende precisando che le tubature in eternit hanno dai 40 ai 60 anni, che non ha mai utilizzato il materiale e che ha già provveduto a sostituirle con tubazioni in ghisa “ogni qual volta le preesistenti non risultavano più efficienti”. La sostituzione massiva delle tubature, poi, – fa sapere Publiacqua  – comporterebbe un impegno di circa 200 milioni di euro. Rimane il fatto che per 225 chilometri l’acqua, che esce dai rubinetti dei cittadini, scorre nell’amianto. La società, citando l’Oms, sostiene che non costituisca un pericolo per la salute. “L’Oms – commenta Publiacqua – ha confermato di non ravvisare la necessità di stabilire valori guida di riferimento per le acque destinate al consumo umano, in quanto non esiste consistente evidenza che le eventuali fibre ingerite siano dannose per la salute”.

Diverso il parere di Gian Luca Garetti di Medicina democratica, secondo il quale le condotte in amianto, con l’usura, tendono a rilasciare fibre che contaminano l’acqua, esponendo l’organismo al rischio di contatto. “Le acque che scorrono nelle tubature di cemento amianto possono cedere fibre di amianto in vari modi – commenta l’esperto – sia per l’aggressività delle acque condottate che possono erodere le tubazioni e liberare le fibre, sia per opere di manutenzione della rete, sia per rotture dei tubi. Se nelle tubature degli acquedotti c’è l’amianto a contaminare l’acqua potabile, le fibre possono essere ingerite, oppure anche inalate, in quanto si può determinare evaporazione dell’acqua e quindi aerodispersione delle fibre. Le fibre di questo minerale killer sono uno dei più potenti agenti cancerogeni noti in medicina. La contaminazione può avvenire sia per via inalatoria che per ingestione”.

tratto dall’articolo “Toscana, acquedotti eternit in 46 Comuni: forniscono oltre 1 milione di abitanti.” di Melania Carnevali pubblicato sul sito de “Il fatto quotidiano” del 24 Ottobre 2014

Come vi potete immaginare questo e altri articoli hanno generato tanti dubbi in molti cittadini e anch’io non so più se bere o lavarmi. Bisognerebbe fare la doccia bollente trattenendo il respiro e ricordarsi di tapparsi il naso quando ci affacciamo sulla pentola per  vedere se l’acqua della pasta bolle! A parte gli scherzi il problema è serio e i dubbi sono tantissimi anche perchè, oltre che una battaglia sulla salute, c’è in ballo una battaglia politica… e quando entra in mezzo la politica ci si capisce davvero poco…

Qui metto le poche cose che mi pare di aver capito e le tante di cui proprio non ho capito niente…

  • Non si capisce quanto il pericolo sia reale o meno perchè, a quanto mi risulta, finora nessuno a Firenze abbia analizzato la presenza di amianto nelle acque e pare che Publiacqua, il gestore dell’acquedotto, non abbia proprio intenzione di fare le analisi. I promotori di queste lodevoli iniziative e i medici a cui fanno riferimento hanno fatto qualche analisi per cercare le tracce di amianto e quantificare il rischio?
  • Non si capisce se ci sono dei comportamenti che possano aumentare il rischio. Ad esempio noi “ecologisti” abbiamo installato ai rubinetti dell’acqua i famosi riduttori di flusso che, per risparmiare acqua, mescolano aria e acqua all’uscita del rubinetto. Questo rimescolio di aria-acqua può aumentare il rischio di rilascio di fibre di amianto nell’aria? Dopo le campagne sull’uso dell’acqua del rubinetto in brocca e/o in borraccia sarebbe forse più salutare tornare a bere l’acqua in bottiglia?
  • Perchè sul sito di perunaltracitta (qui) non si accede più alle analisi del medico Gianluca Garetti?
  • Ho capito che l’amianto non causa solo il mesotelioma per inalazione ma che molte ricerche scientifiche associano l’amianto a diversi tipi di tumore, anche se assunto per ingestione (qui c’è un bell’elenco di tumori).
  • Ho capito che il problema non è solo di Publiacqua e non è solo di Firenze, Arezzo, Prato e Pistoia. Pare che sia un problema che riguardi tutta Italia e che stia allarmando molti cittadini.  Ad esempio a Livorno pare che siano messi peggio di Firenze, mentre a Carpi (Mo) il Comune pare abbia deciso di sostituire in blocco quasi 260 km di tubazioni con l’amianto, visto che lì le analisi sono state fatte e le fibre di amianto nell’acqua c’erano eccome.
  • Ho capito che in commissione Ambiente del Comune di Firenze si stia andando verso una scelta attendista molto preoccupante. La mozione che chiedeva un piano straordinario per la sostituzione delle tubature contenti amianto è stata bocciata dalla maggioranza del PD e dal non voto di Forza Italia (unici favorevoli M5S, Scaletti e Fratelli d’Italia, più “Firenze riparte a Sinistra” che aveva presentato la mozione), mentre è stata approvata la mozione del PD che si accontentava solo dell’istituzione di un tavolo tecnico che di fatto rimanda qualsiasi decisione a chissà quando… e intanto noi beviamo e ci laviamo….

Altri articoli per approfondire:

Mappe delle tubature incriminate.

Le linee rosse si riferiscono alle tubature in eternit e quelle verdi alle condotte in cemento-amianto

(mappe e distinzione fra i colori scaricate da questo articolo sul sito di “Perunaltracittà – Laboratorio Politico”)

No ai ladri d’acqua in Palestina: firma contro l’accordo fra Acea e la società idrica nazionale di Israele Mekorot.

foto tratta dal sito di Change.org

foto tratta dal sito di Change.org

La guerra a Gaza e in Palestina oltre che con le bombe, ormai da anni viene combattuta anche con l’Apartheid dell’acqua, ovvero con la sottrazione illegale di acqua dalle falde palestinesi da parte di Mekorot, società idrica nazionale di Israele. Secondo Oxfam dopo gli ultimi bombardamenti a Gaza il 90% dell’acqua non è potabile e 1.800.000 persone non hanno accesso all’acqua.

E’ perciò partita una petizione su change.org per chiedere ad Acea di interrompere l’accordo con Mekorot che di fatto, come indicato dai promotori dell’iniziativa, la renderebbe colpevole, almeno moralmente, dei crimini contro l’umanità commessi da Israele. Visto che Acea è una multiutility dell’acqua il cui 51% è detenuto dal Comune di Roma… si tratterebbe di crimini finanziati con soldi pubblici, ovvero dei cittadini di molte zone d’Italia (qui da Wikipedia la composizione di Acea).

Questo è il testo completo della petizione:

Firma per esigere che l’Acea receda dall’accordo con la Mekorot, società idrica nazionale di Israele che si è macchiata di gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, fornisce l’acqua saccheggiata alle colonie israeliane illegali e pratica l’Apartheid dell’acqua nei confronti della popolazione palestinese.

Al 18esimo giorno di attacchi israeliani su Gaza, sono oltre 800 le vittime, la stragrande maggioranza civili, tra cui oltre 100 bambini, e più di 5500 i feriti. Interi quartieri ridotti in macerie, distrutte case, scuole, ospedali, luoghi di culto.

Sono più di 140,000 gli sfollati che cercano rifugio dai bombardamenti, ma non esiste un luogo sicuro a Gaza, confermato ieri dal bombardamento della scuola ONU dove si erano rifugiate 1.500 persone, con 17 morti e oltre 200 feriti.

Sono stati bombardati anche la principale condotta d’acqua e un impianto per il trattamento delle acque reflue. Oxfam denuncia la crisi umanitaria, con 1,2 milioni di persone senza accesso all’acqua. 

Ora più che mai l’Acea deve interrompere l’accordo con l’israeliana Mekorot, che oltre a rubare l’acqua in Cisgiordania, estrae più della quota stabilita dalla falda acquifera costiera che è condivisa tra Israele e Gaza. Oltre il 90% dell’acqua a Gaza non è potabile. 

Mantenendo l’accordo con la Mekorot, recentemente condannata al Tribunale dei Popoli a Ginevra, Acea e il Comune di Roma si rendono complici dei gravissimi crimini commessi da Israele. 

Inoltre, a fine giugno, il Ministero degli Esteri italiano ha pubblicato un avviso sui “rischi di ordine legale ed economico” associati con il fare affari “in insediamenti israeliani o che beneficiano insediamenti israeliani”. L’Acea e il Comune di Roma, ignorando l’avviso ministeriale, mettono a rischio soldi pubblici.

Come documentato nel rapporto dell’organizzazione palestinese per i diritti umani, Al Haq, la Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, provocando il prosciugamento delle risorse idriche, per poi fornire l’acqua saccheggiata alle colonie israeliane in Cisgiordania e a Gerusalemme est occupate.

Inoltre, la Mekorot, alla quale sono state “trasferite” nel 1982 dalle autorità militari israeliane tutte le infrastrutture idriche palestinesi per il prezzo simbolico di uno shekel (Euro 0,20), pratica una sistematica discriminazione nelle forniture di acqua alla popolazione palestinese, costretta a comprare la propria acqua dalla ditta israeliana a prezzi decisi da Israele. Riduce regolarmente le forniture idriche ai palestinesi, fino al 50 per cento, a favore delle colonie illegali e dell’agricoltura intensiva israeliana, creando quello che Al Haq chiama “l’apartheid dell’acqua”. Il consumo pro capite dei coloni israeliani, infatti, è dì 369 litri al giorno mentre quello dei palestinesi è di 73 litri, al di sotto della quantità minima raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di 100 litri.

Organizzazioni internazionali, quali Human Rights Watch e Amnesty International, hanno documentato come Israele eserciti un controllo totale sulle risorse idriche palestinesi e come le politiche israeliane dell’acqua siano uno strumento di espulsione, che impediscono lo sviluppo e costringono le popolazioni palestinesi a lasciare le proprie terre. L’organizzazione israeliana Who Profits definisce la Mekorot come “il braccio esecutivo del governo israeliano” per le questioni idriche nei Territori palestinesi occupati ed afferma che “è attivamente impegnata nella conduzione e nel mantenimento” della occupazione militare della Palestina.

Per queste ragioni, la società idrica Vitens, il primo fornitore di acqua in Olanda, a seguito delle indicazioni del Governo ha recentemente interrotto un accordo di collaborazione con la Mekorot motivando la decisione con il proprio impegno verso la legalità internazionale.

Sottoscrivendo l’accordo con la Mekorot, l’Acea si rende complice di queste gravi violazioni. Contravviene anche al proprio Codice Etico, che cita la sua adesione al Global Compact dell’ONU sulla responsabilità sociale delle imprese, il quale mette al primo posto la tutela dei diritti umani. Inoltre, la collaborazione ipotizzata tra Acea e la Mekorot va nel senso di uno sfruttamento commerciale delle risorse idriche, in contrasto con la gestione pubblica di un bene universale come l’acqua.

Con il presente appello noi che abbiamo a cuore il diritto fondamentale dell’accesso all’acqua e la tutela dei diritti umani:

- Esigiamo che l’Acea segua l’esempio della Vitens e receda immediatamente dall’accordo stipulato con la Mekorot.

- Chiediamo al Comune di Roma, in quanto azionista di maggioranza, di intraprendere tutte le azioni necessarie perché l’Acea interrompa ogni attività di collaborazione con la Mekorot.

- Ci appelliamo a tutti gli enti locali il cui servizio idrico è affidato a società partecipate da Acea affinché si attivino per far ritirare l’accordo.

- Chiediamo al governo italiano di impegnarsi come ha fatto il governo olandese e scoraggiare attivamente i legami commerciali con chi viola il diritto internazionale.

Ogni firma manda una mail all’Acea e al Comune di Roma.

Si prega di mandare le adesioni collettive a: fuorimekorotdallacea@gmail.com

Tratto dalla petizione “No ai ladri d’acqua in Palestina. No all’accordo Acea-Mekorot.” Lanciata dal Comitato No Accordo Acea – Mekorot

 

Firmate la petizione a questo link su Change.org

Primi in tutta Italia! Un poco inviabile primato per Firenze…

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Foto “Fontanello Publiacqua in bottiglia!” by burde73 – flickr

Firenze batte Milano 541 a 93. Questo non è il risultato di una gara sportiva ma del costo della bolletta dell’acqua pubblica per una famiglia di 4 persone che consuma 200 mc di acqua all’anno, come rilevato dall’indagine annuale fatta  dal Centro Ricerche Economiche Educazione e Formazione di Federconsumatori e pubblicata questa settimana dalla rivista “Il Salvagente”.

Vi metto alcuni stralci dell’articolo:

Acqua, la bolletta corre il doppio dell’INFLAZIONE

[…] In un anno la bolletta del servizio idrico è aumentata del 7,8% raggiungendo, per una famiglia di quattro persone che consuma in un anno 200 metri cubi, la cifra record di 323 euro all’anno. Scorgendo i risultati dell’XI Indagine nazionale sulle tariffe 2012 del servizio idrico integrato condotta dal Creef, il Centro ricerche della Federconsumatori, si scopre che dal 2000 al 2012 la spesa annua per l’acqua è rincarata del 61% a fronte di una crescita dell’indice dei prezzi di “appena” il 28%. […]

Dal monitoraggio effettuato in 103 città campione emerge che, per una famiglia di quattro persone che consuma 200 metri cubi di acqua all’anno, il servizio idrico integrato costa mediamente 1,62 euro per metro cubo.[…] Il primato delle città più care spetta alla Toscana che, come si vede dalla tabella pubblicata in queste pagine, piazza ben 7 città nei primi sette posti, con Firenze, Pistoia e Prato “maglia nera” con una spesa annua di 541 euro a famiglia. Le città meno care invece sono guidate da Milano (93 euro) seguita da Isernia (113 euro) e Catanzaro (167 euro). […]

Ma quali sono le cause che vedono la Toscana, seguita poi dalle Marche e dall’Emilia-Romagna, condurre la classifica delle regione dove il servizio idrico “pesa” di più sulle tasche dei consumatori? “La Toscana – aggiunge Zanini [Mauro Zanini, vicepresidente della Federconsumatori] – è stata tra le prime regioni ad adottare il nuovo metodo tariffario, attuato a partire dal 1996, normalizzato in sostituzione di quello Cipe che autorizzava aumenti più contenuti”[…] Bisogna anche riconoscere che in molte città, e tra queste alcuni capoluoghi toscani ma anche laziali come Latina, il passaggio da un gestore pubblico a uno privato ha significato un aggravio di spesa per i cittadini. E spesso nemmeno giustificato dalla qualità delle prestazioni erogate.

Le 10 città più CARE

Città Spesa Annua famiglia Spesa al mc
Firenze 541€ 2,7€
Prato 541€ 2,7€
Pistoia 541€ 2,7€
Arezzo 527€ 2,6€
Siena 521€ 2.6€
Grosseto 521€ 2,6€
Livorno 508€ 2,5€
Pesaro 507€ 2,5€
Urbino 507€ 2,5€
Agrigento 471€ 2,4€
Fonte: Federconsumatori, consumo annuo di 200 mc
per una famiglia di 4 persone, Indagine nazionale
sulle tariffe 2012 del servizio idrico integrato

Articolo di Enrico Cinotti e tabella pubblicati alle pagine 14 e 15 della rivista “Il salvagente” n. 21 del 2013

Considerazioni finali

Perchè Prato, Pistoia e Firenze sono sono tutte in testa alla classifica con le stesse cifre? Perchè tutte e tre sono servite dallo stesso gestore: la Publiacqua S.p.A, società per azioni pubblico-privata i cui maggiori azionisti pubblici sono i Comuni dell’Area (capofila il Comune di Firenze) mentre i principali privati sono Acea S.p.A., Suez Environnement S.A., Monte dei Paschi di Siena S.p.A. (la composizione precisa della società la  trovate a questo link sul sito di Publiacqua)

Ho qualche dubbio ma secondo me, grazie al legame che unisce il Comune col gestore del servizio di fornitura dell’acqua pubblica e soprattutto grazie alle nostre bollette salatissime, si dovrebbe spiegare anche il motivo per cui  Publiacqua e Acea sono sempre fra i principali sponsor di molte iniziative che vengono promosse dal Comune di Firenze. Tanto per  fare un esempio basta citare i concerti gratuiti nelle piazze di Firenze che si tengono la notte di Capodanno (a questo link ci sono il resoconto e i ringraziamenti fatti dal Comune a tutti gli sponsor del capodanno 2013)

Mi auguro che di questo poco invidiabile primato ne tengano conto tutti quegli elettori che vedono in Matteo Renzi il futuro risolutore dei problemi dell’Italia. Potrebbe capitare anche a voi di aprire il rubinetto dell’acqua e vedere i soldi delle vostre bollette finanziare i concerti gratuiti dei Subsonica o di Elio e le storie tese…

L’acqua che manda il vostro dottore di famiglia in crociera…

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Foto “Signora del Vento” by JohnBurke – flickr

Quando dovete andare nello studio del vostro medico di famiglia quante mezzore vi capita di attendere nella sala di aspetto? E quando siete lì che cosa fate? Ascoltate i dolori e le lamentele delle altre persone presenti? Sfogliate quelle vecchie riviste semidistrutte e piene di batteri che giacciono da mesi sul tavolino? Oppure aspettate il vostro turno osservando i soliti quadri e i poster appesi alle pareti, che ormai conoscete a memoria?

In questo ultimo caso potreste imbattervi in un poster nuovo, dove una persona con un camice ed uno stetoscopio pubblicizza le acque minerali di Del Piero e di Miss Italia… Non vi preoccupate, il poster non è lì perchè si tratta di acque miracolose che vi faranno guarire all’istante… D’altra parte mica sono di Lourdes? Sono acque delle province di Pisa e di Perugia.

Il poster è lì perchè, come raccontato dall’articolo pubblicato su “Il fatto alimentare”, il sindacato dei medici di famiglia FIMMG ha fatto un accordo pubblicitario con le acque di Del Piero e Miss Italia. Se vostro medico tiene appeso ben in vista il poster nello studio per un anno,  partecipa all’estrazione di 100 crociere a bordo del veliero “Signora del Vento”…  Ecco, mandatecelo voi il vostro medico… in crociera nel vento!!!

A Natale con Shalom…

Locandina

Locandina “A Natale con Shalom” dalla pagina Facebook del Movimento Shalom

E se questo Natale facessimo anche un regalo a qualcuno che non conosciamo? Ad esempio un regalo solidale? Per il Natale 2012, il Movimento Shalom ha scelto 3 tipi di regali solidali che possono essere fatti comodamente da casa propria e che arriveranno in Africa. In questa pagina troverete tutte le informazioni… qui vi metto cosa potreste regalare…

A Natale… Regala un sorRiso.

Il progetto della “Banca dei cereali” ha come obiettivo la possibilità di dare riso e miglio, alimenti base della locale alimentazione, alle persone più povere del Burkina Faso. Infatti questi prodotti fondamentali per la sussistenza del Burkina Faso durante l’anno, a causa della speculazione, subiscono oscillazioni di prezzi elevatissime, tali da non consentire ai più poveri di potersi approvvigionare e dunque mangiare. La banca dei cereali effettua una calmierazione dei prezzi permettendo un costo stabile ed equo per tutto l’anno.

  • con 10€ è possibile regalare 15 kg di riso
  • con 15€ è possibile regalare 25 kg di riso
  • con 30€ è possibile regalare 50 kg di riso

La pagina web dove donare riso…

A Natale… dai da bere.

Il progetto “Acqua” si prefigge di costruire un pozzo in Burkina Faso. La mancanza d’acqua, che caratterizza soprattutto le regioni settentrionali del Burkina Faso ha conseguenze drammatiche, difficili da comprendere. Innumerevoli sono i bambini (e gli adulti) malati, affetti in molti casi dalla dissenteria o dalle parassitosi più crudeli contratte attraverso l’acqua inquinata. Le cose vanno molto meglio in quei villaggi che hanno la fortuna di avere un pozzo da cui ogni famiglia può attingere quei 10/15 litri d’acqua al giorno per le minime necessità alimentari ed igieniche. Un pozzo ha un bacino di utenza con un raggio fino ad oltre 10 Km, naturalmente da percorrere a piedi col vaso sulla testa, quasi sempre da parte delle donne. L’intervento di Shalom in favore di queste popolazioni ha un carattere strutturale: Shalom raccoglie finanziamenti e li impiega direttamente per perforare pozzi in Burkina Faso, attraverso le imprese locali che ha costituito e che segue con continuità. Il costo di un pozzo è di 6.850 € e mediamente da da bere a oltre 1.000 persone.

  • con 50€ è possibile regalare lo 0,7% del pozzo.
  • con 100€ è possibile regalare l’ 1,5% del pozzo.
  • con 150€ è possibile regalare il 2,2% del pozzo.
  • con 200€ è possibile regalare il 2,9% del pozzo.
  • con 250€ è possibile regalare il 3,6% del pozzo.
  • con 300€ è possibile regalare il 4,6% del pozzo.

La pagina web dove donare acqua

A Natale… dona dignità

Il progetto “La banca delle donne” si occupa di Microcredito. ovvero del sistema creditizio delle banche dei poveri. Inventato alcuni anni fa dalla Grameen Bank per i diseredati del Bangladesh, si sta diffondendo in molti paesi del terzo mondo e costituisce una forma indovinata di sviluppo. I destinatari di tale forma di finanziamenti sono in maggioranza persone al disotto della soglia di povertà, gente “senza futuro” secondo i criteri della attuale sistema economico. L’obiettivo del progetto è quello di erogare microprestiti ai più poveri, a coloro ai quali nessuna banca darà mai un finanziamento. I destinatari dovranno dimostrare di svolgere o di iniziare attività nell’agricoltura, nell’allevamento o nell’artigianato, in grado di autoprodurre nel tempo dei profitti con i quali sostenere non solo le proprie famiglie, ma anche di accantonare piccoli risparmi, acquistare una piccola quota della società e necessariamente rimborsare il denaro avuto in prestito. L’esperienza di Shalom in atto ha dimostrato non solo che i prestiti vengono regolarmente restituiti nel 99% dei casi, ma che si crea per i poveri una grande opportunità per uscire dall’umiliazione e dell’esclusione, acquisire dignità e autostima. Il progetto è attivo in Burkina Faso dal 2004, in Uganda dal 2009 e in Senegal dal 2010. I risultati sono ottimi con oltre 3.000 prestiti erogati nell’anno 2011 che hanno permesso di dare lavoro e dignità soprattutto alle donne.

  • con un contributo di 100€ è possibile regalare dignità e lavoro ad una donna.
  • con un contributo di 250€ è possibile regalare dignità e lavoro a più donne.

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Blog Action Day 2011: il cibo.

Foto "080319_2056_panevino" by ilaron  - flickr

Foto "080319_2056_panevino" by ilaron - flickr

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino, spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.

Fabrizio De Andrè – Il pescatore

Oggi è il Blog Action Day, il giorno in cui tutti i blogger del mondo fanno un post dedicato allo stesso tema. Lo scorso anno il tema era l’acqua (qui il mio post del 2010) mentre quest’anno, dato che il 16 Ottobre coincide col  World Food Day indetto dalla Fao, il tema prescelto è “Il cibo”, in tutte le sue forme e con tutti i problemi ad esso connessi.

Per il mio post del Blog Action Day  2011 ho preso in prestito questa strofa di Fabrizio De André e non mi sembra di dover aggiungere altro….

I am proud to take part in Blog Action Day Oct 16, 2011 www.blogactionday.org