Altrofest: un festival altro a Le Piagge

Locandina dal sito di Altrofest

Locandina dal sito di Altrofest

Fra i tanti eventi che affollano questo primo week end di Settembre vi voglio segnalare, Altrofest il festival che si tiene oggi e domani a Le Piagge, in quella che (in tutti i sensi) è considerata come l’estrema periferia di Firenze… Vi metto sotto la presentazione e  il programma del Festival, entrambe tratti dal sito ufficiale dell’evento. Ricordo che tutte le attività e i concerti sono gratuiti

Altrofest parlerà di economia alternativa, consumo critico, creatività, cultura e convivialità, osservati dalla prospettiva della periferia.

La periferia, che è il cuore del progetto Altrofest, non è da considerarsi solamente un luogo geografico: periferia è anche ciò che è delocalizzato rispetto al centro delle città ma anche tutto ciò che resta ai margini, e che dai margini cerca di costruire alternative attraverso la creatività, tessendo reti di relazione, vivendo il territorio e le persone che lo abitano come risorse, per costruire comunità (r)esistenti e abitare la diversità.

A partire da un luogo simbolo per la città di Firenze come il quartiere de Le Piagge, periferia sia geografica che sociale, e coinvolgendo la città di Firenze e non, all’insegna della creatività e della convivialità, del senso dell’altro e dell’incontro, della tutela dell’ambiente e della molteplicità del reale, in un’ottica di condivisione comunitaria di tutte quelle buone pratiche che incidono, a partire dal gesto quotidiano del singolo, sul miglioramento della qualità della vita della  collettività.

7 SETTEMBRE

  • 10.00 Apertura mercato bio dei fornitori dei GAS, piccoli artigiani e associazionismo apertura delle mostre fotografiche “scatti ciclabili” di Giulia Berardi “Lente letture” di Leonardo Parpagnoli
  • 11.00 Laboratorio di Yoga per famiglie a cura di Lorenzo Montagnani / Laboratorio “Mani in pasta”- la pasta fatta in casa a cura di Nedo Nardi
  • 12.00 Aperitivo musicale con Nicola Corti
  • 13.00 Pranzo semplice: pasta fresca e insalate miste
  • 15.00 Sfilata di abiti riciclati – a cura di Cooperativa Il Cerro e atelier “Qualcosa è cambiato”
  • Apertura Biblioteca vivente – un progetto contro gli stereotipi a cura di Lorenzo Montagnani
  • 16.00 Animazione di strada con il Ludobus Celè / Laboratorio sul riciclaggio di abiti a cura di atelier “qualcosa è cambiato”
  • 16.30 Gioco sulla moneta locale “l’isola dei naufraghi” a cura di Mag Firenze / A seguire: presentazione della Rete di beni e servizi del Fondo Etico e Sociale
  • 17.00 Laboratorio di poesia “Confini” a cura di Alessandro Scarpellini
  • 17.00 Giocando Insieme – giochi di gruppo per adulti e bambini a cura dell’Associazione Sottoteatro
  • 17.30-19,00 Laboratorio per bambini: rificolone e lanterne a cura di Lisa Massei
  • 18.00 Presentazione del libro-laboratorio: “100 modi per cambiare vita ed essere felici” di Alfredo Meschi
  • 19.00 Aspettando la cena… sketches teatrali itineranti a cura di gruppo teatrale MalD’Estro
  • 20.00 CENA a COLORI
  • 21.00  Proiezione del mediometraggio realizzato dal gruppo Ragazzi in cammino e da Luca Galassi
  • 21.30 Camillas in concerto + guests
  • In chiusura: Proiezioni “fuori diritti” a cura di Cinecittà Cineclub

8 SETTEMBRE

tratto dal sito di Altrofest e dalla pagina Facebook di Altrofest

E visto che il Festival si conclude col concerto di Bobo Rondelli vi lascio con un bel video live e vi ricordo che Bobo ha messo in palio una delle sue chitarre per una lotteria che finanzierà gli organizzatori del Festival

Come passare il tempo da Terranova…

Foto

Foto “DSCN4023″ by andrea.a flickr

Ricordate la grave tragedia dei lavoratori tessili in Bangladesh, per cui abbiamo firmato la petizione per la sicurezza dei lavoratori delle grandi marche, quella che ho pubblicizzato anche su questo blog (qui il primo post, qui il secondo)?

Proprio nelle stesse settimane ho dovuto accompagnare mia figlia ed un’amica che andavano a fare un po’ di spesa nella catena d’abbigliamento Terranova, dove dovevano comprare delle magliettine low cost da usare per uno spettacolo. Immaginate che noia per un uomo dover attendere due donne che fanno shopping in un negozio di abbigliamento, con code immense ai camerini-prova…

Insomma, io lì dentro dovevo ingannare il tempo e a parte la musica pop e dance a palla, non c’era altro da fare se non spulciare tutti quei vestiti. Ho così iniziato a controllare le etichette di tutti i capi che mi capitavano sottomano, per vedere dove erano stati prodotti: ho iniziato dal reparto uomo, ma visto che l’attesa continuava, ho fatto i miei controlli a campione anche nel reparto bambino, accessori, donna e perfino intimo e mare… Penso di aver attirato l’attenzione anche di qualche commesso ma poi, vedendo che ero in compagnia delle due pargole, credo che abbiano capito che stavo riempiendo il tempo dell’attesa…

Quello che credo che non abbiano capito è che nella mia mente stavo facendo una statistichina, del tutto personale ed opinabile, sulle etichette che stavo leggendo. Ebbene i paesi produttori che ho trovato su tutte le etichette erano soltanto 3 e secondo questi miei conti, fatti molto a braccio, posso dire di aver avuto la sensazione che più o meno le percentuali potevano essere queste: Made in Bangladesh CIRCA il 70% – Made in Cina CIRCA il 20% – Made in India CIRCA il 10% dei capi presenti in negozio…

Ripeto che si è trattato di un banale gioco fatto per riempire il tempo dell’attesa, che non ha niente di scientifico, che ho osservato molte etichette ma  non tutte, che le percentuali sono frutto di un calcolo improvvisato fatto a mente dal sottoscritto e che quindi potrebbero anche essere completamente sbagliate. L’unica cosa di cui sono sicuro è che nelle etichette che ho letto io non c’erano altre nazioni di produzione dei vestiti…

Cosa non si farebbe per sconfiggere la noia…

Open days 2013 all’SMS di Rifredi…

logo iniziativa dal sito dell'SMS di Rifredi.

logo iniziativa dal sito dell’SMS di Rifredi.

La Società di Mutuo Soccorso di Rifredi è da 130 anni una delle più vivaci e multiformi realtà culturali e solidali dell’area fiorentina. Mentre nel tempo, tanti altri circoli simili, si sono ridotti al mero ruolo di bar e pizzerie, allSMS di Rifredi rimangono forti i legami con la cultura e la solidarietà, rappresentati dalle tante associazioni che sono ospitate nella sede di Via Vittorio Emanuele II n.303. Si parte da uno dei teatri più interessanti di Firenze e si prosegue con le sedi cittadine di associazioni come Emergency, Medici Senza Frontiere e il Movimento Shalom

Tutte le associazioni presenti all’SMS di Rifredi come ogni anno si presentano negli Open Days 2013 che si terranno nelle giornate del 6, 7 e 8 Giugno c/o il giardino in Via Vittorio Emanuele II al n.303. Questo il programma:

GIOVEDI’ 6 GIUGNO

  • 17.00 “Dal mondo di Mirò… creiamo la nostra… linea d’orizzonte” Laboratorio di pittura, ritaglio e assemblaggio per bambine e bambini realizzato dagli educatori de La Clessidra.
  • 18.30 Dibattito “SE COSI FAN TUTTI: vecchi e nuovi comportamenti a rischio”. Partecipano: Dott.ssa PAOLA TROTTA (responsabile Dipartimento Dipendenze della ASL 10), On. FILIPPO FOSSATI (Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati), Dott.ssa LUDOVICA MAZZEI (Ass. ACAT), Dott.ssa FRANCESCA CHIAVACCI (ARCI), Dott. FEDERICO GIANASSI (presidente Quartiere 5)
  • 19.30 In palestra “Conosci lo Yoga”: per fare esperienza di una tecnica antica ma di grande efficacia e utilità nel momento attuale…
  • 20.30 Apericena senza alcool preparato da “Inzuppa – Associazione Culturale, il catering a misura d’uomo”
  • 21.30 ANTOR “Introduzione al mondo del gioco dì ruolo dal vivo” rappresentazione dimostrativa seguita da torneo di tiro con l’arco e torneo dì spade grv.

VENERDI’ 7 GIUGNO

  • 17.00 La LIBRERIA CUCCUMEO organizza un incontro-laboratorio per i bambini dai 5 agli 11 anni “Maialini, rospi e mille colori! Rimando e narrando tra arte e poesia”.
  • 19.30 APERICENA
  • 21.30 Serata danzante al ritmo latino-americano a cura delle Scuole Salsa Cubana e Tango Cafè.

SABATO 8 GIUGNO

  • 14.30 Ritrovo per il Trekking a Cercina organizzato dall’Associazione “IL VALICO” in collaborazione con EMERGENCY e MEDICI SENZA FRONTIERE (vedi volantino).
  • 17.00 Simultanea di scacchi: uno scacchista dell’A.D. “FIRENZESCACCHI” giocherà contemporaneamente contro 10 avversari.
  • 17.30 Sala biblioteca. La sezione cultura della SMS presenta “Voci dalla resistenza” lettere, documenti, testimonianze a cura di Andrea Comincini.
  • 19.00 Dimostrazione dell’antica disciplina cinese “FALUN DAFA” con proiezione di un breve documentario inedito.
  • 20.30 CENA SOCIALE (vedi volantino)
  • 22.00 Musica popolare dal vivo con la band “IL BRIGANTINO”.

Durante i 3 giorni di festa nei giardini della Società di Mutuo Soccorso saranno ospitati gli stand delle Associazioni che hanno la loro sede nel circolo. In particolare:

Una buona notizia: le petizioni a favore dei lavoratori tessili del Bangladesh hanno avuto effetto!

Ricordate il post dello scorso 8 Maggio in cui vi invitavo a firmare la petizione di Avaaz a favore dei lavoratori tessili del Bangladesh? Ebbene, le petizioni sono state più di una, lanciate in tutto il mondo e sommandole tutte insieme  hanno già raggiunto più di un milione e mezzo di firme. La pressione di così tanti consumatori, tutti informati e critici, ha avuto effetto: molte delle multinazionali coinvolte hanno firmato l’accordo per la sicurezza dei lavoratori in Bangladesh. Vi copio-incollo l’articolo pubblicato oggi sul sito della Campagna Abiti Puliti  (membro italiano della campagna internazionale Clean Clothes Campaign). Questa vittoria contro la delocalizzazione selvaggia è importante perchè sui diritti dei lavoratori non ci sono differenze fra Nord e Sud del mondo: o si vince tutti insieme, o si perde tutti! Grazie a tutti!!!!!

(2013) Abbiamo vinto. Anche Benetton sigla l’accordo sulla sicurezza in Bangladesh

copertinasito_abbiamovintoLa pressione popolare coordinata dalla Campagna Abiti Puliti ha costretto anche Benetton a firmare l’accordo per la sicurezza e la prevenzione degli incendi in Bangladesh.

A poche ore della scadenza dell’ultimatum lanciato dalla CCC, l’azienda italiana ha deciso infatti di sottoscrivere l’accordo che prevede ispezioni indipendenti negli edifici, formazione dei lavoratori in merito ai loro diritti, informazione pubblica e l’obbligo di revisione strutturale degli edifici e obbligo per i marchi internazionali di sostenere i costi e interrompere le relazioni commerciali con le aziende che rifiuteranno di adeguarsi, per rimuovere alla radice le cause che rendono le fabbriche del paese insicure e rischiose per migliaia di lavoratori.

“Il cuore dell’accordo” spiega Deborah Lucchetti “è l’impegno delle imprese internazionali a pagare per la messa in sicurezza degli edifici, unitamente ad un ruolo centrale dei lavoratori e dei loro sindacati. Solo attraverso una diretta partecipazione dei lavoratori del Bangladesh sarà possibile costruire condizioni di lavoro sicure e mettere la parola fine a tragedie orribili come quella del Rana Plaza”.

La firma di Benetton arriva dopo aver negato a lungo il suo coinvolgimento con fornitori presenti al Rana Plaza e dopo che molti dei marchi impegnati nelle fabbriche bengalesi avevano già riconosciuto la propria responsabilità. H&M, Inditex, PVH, Tchibo, Primark, Tesco, C&A, Hess Natur sono alcuni dei primi firmatari dell’accordo.

Questo successo è frutto non solo della collaborazione straodinaria tra la Clean Clothes Campaign, il Workers Rights Consortium, la federazione dei sindacati internazionali IndustiAll e UNI Global Union, unitamente alle altre organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti dei lavoratori, tra cui citiamo International Labor Rights Forum (ILRF), United Students Against Sweatshops (USAS), Maquila Solidarity Network (MSN), War on Want, People and Planet, SumOfUs.org, Change.org, Credo Action, Avaaz e Causes, ma soprattutto della forza che i consumatori hanno saputo imprimere alla campagna decidendo di sottoscrivere la petizione che chiedeva ai marchi azioni concrete.

Dal 2005 più di 1700 lavoratori tessili in Bangladesh sono morti a causa della scarsa sicurezza degli edifici. Ora si apre una fase nuova, nella quale i marchi si sono impegnati ad essere parte attiva e collaborativa.

Tutti insieme siamo riusciti a creare un precedente storico di mobilitazione dal basso che difficilmente potrà essere ignorato d’ora in avanti.

Articolo “(2013) Abbiamo vinto. Anche Benetton sigla l’accordo sulla sicurezza in Bangladesh” pubblicato sul sito “Campagna Abiti Puliti”

Schiacciate per fabbricarci i vestiti: firmate la petizione di Avaaz.

Dopo aver firmato anch’io, copio e incollo dal sito di Avaaz…

Foto tratta dal sito di Avaaz

Foto tratta dal sito di Avaaz


Centinaia di donne in Bangladesh sono bruciate vive o rimaste seppellite mentre producevano i *nostri* vestiti! Tra pochi giorni, grandi aziende della moda potrebbero firmare un accordo che potrebbe rivelarsi un potente strumento per le norme sulla sicurezza o una campagna pubblicitaria di basso livello per risollevare l’immagine delle aziende. Se un milione di noi riuscirà a ottenere il sostegno degli amministratori delegati di H&M e GAP a favore di norme utili davvero a salvare delle vite, gli altri li seguiranno:


Firma la petizione

Cari amici,

Abbiamo visto tutti le orribili immagini di centinaia di donne innocenti bruciate o seppellite sotto il crollo delle fabbriche mentre producevano i nostri vestiti. Nei prossimi giorni possiamo fare in modo che le aziende si impegnino perché fatti come questi non accadano più.

Le grandi marche della moda appaltano i loro vestiti a centinaia di aziende in Bangladesh. Due aziende, tra cui Calvin Klein, hanno firmato un patto vincolante per la sicurezza degli edifici con adeguamenti antincendio. Altre, tra cui Wal-Mart o Benetton, stanno cercando di evitare di firmare, proponendo invece alternative deboli e utili solo all’immagine dell’azienda. L’ultima tragedia ha però dato vita a dei nuovi incontri per affrontare l’emergenza e ha generato forti pressioni perché il patto vincolante, in grado di salvare delle vite, venga firmato.

Le trattative finiranno a breve. H&M a GAP potrebbero essere le prime a sostenere un accordo vincolante e il modo migliore di fare pressione su di loro è rivolgersi direttamente agli amministratori delegati. Se un milione di noi farà appello proprio a loro tramite una petizione, attraverso le pagine Facebook, i tweet e altri annunci, tutti i loro amici e addirittura le loro famiglie lo verranno a sapere. Sapranno che la loro reputazione e quella delle loro aziende sono a rischio. Alcune persone sono obbligate a produrre i *nostri* vestiti in edifici pericolosi a un livello inaccettabile: firma perché siano resi sicuri e inoltra questa email a tutti quelli che puoi:

http://www.avaaz.org/it/crushed_to_make_our_clothes_loc/?bKNVvbb&v=24747

La tragedia di questi giorni rientra in uno schema preciso. Negli ultimi anni, incendi e disastri di vario tipo hanno tolto la vita a molte migliaia di persone e altre sono rimaste invalide e non possono più lavorare. Il governo bengalese ha chiuso un occhio davanti a condizioni tragiche, permettendo ai fornitori di tagliare i costi per produrre vestiti con ritmi e costi dettati dai giganti globali della moda. Le grandi marche dicono di fare dei controlli, ma i lavoratori affermano che le ispezioni delle aziende non sono affidabili.

L’accordo sulla sicurezza a sostegno dei lavoratori prevede ispezioni indipendenti, rapporti pubblici sulle condizioni delle fabbriche dei fornitori e provvedimenti obbligatori. Sarebbe applicabile persino per le corti di giustizia dei paesi d’origine delle aziende stesse! Non sono ancora noti i dettagli su quali aziende comprassero dalla fabbrica crollata poche settimane fa e non ci sono prove che H&M o GAP fossero tra queste. Ma molti operai sono morti in altre fabbriche di fornitori di H&M e GAP in Bangladesh e coinvolgere ora queste marche significherebbe fare in modo che altre aziende le seguano.

Le aziende stanno prendendo delle decisioni a riguardo proprio in queste ore. Facciamo appello agli amministratori delegati di H&M e GAP perché indichino la strada a tutto il settore, firmando il piano sulla sicurezza. Firma la petizione e poi condividi questa email quanto più puoi; una volta che avremo raggiunto un milione di firme attireremo così tanta attenzione che non potranno non notarci:

http://www.avaaz.org/it/crushed_to_make_our_clothes_loc/?bKNVvbb&v=24747

Molte volte i membri di Avaaz hanno unito le loro forze per combattere l’avidità delle aziende e sostenere i diritti umani. L’anno scorso abbiamo contribuito a fare in modo che 100 lavoratori indiani tornassero a casa sani e salvi quando un’azienda del Bahrein si era rifiutata di lasciarli andare. Ora prendiamo posizione per fermare la corsa mortale al ribasso nella sicurezza delle fabbriche.

Con speranza e determinazione,

Jamie, Jeremy, Alex, Ari, Diego, Marie, Maria-Paz, Ricken e tutto il team di Avaaz

ULTERIORI INFORMAZIONI:

Bangladesh, le vittime del crollo del Rana Plaza ricattate dai datori di lavoro (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/esteri/13_aprile_26/bangladesh-marchi-moda-responsabilita_6b3c490a-ae81-11e2-b304-d44855913916.shtml

Rana Plaza, Bangladesh. Il capolinea del capitalismo globale (L’Huffington Post)
http://www.huffingtonpost.it/deborah-lucchetti/rana-plaza-bangladesh-il-capolinea-del-capitalismo-globale_b_3201364.html?utm_hp_ref=italy

In Bangladesh, Benetton e le altre aziende devono garantire sicurezza (Il Fatto Quotidiano)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/bangladesh-benetton-e-altre-aziende-devono-garantire-sicurezza/578850/

Bangladesh, la strage di operai più grande della storia (Conquiste del Lavoro)
http://www.conquistedellavoro.it/cdl/it/Archivio_notizie/2013/Maggio/info1546183859.htm

Strage in Bangladesh. Quelle magliette low-cost che costano troppo sangue (Panorama)
http://news.panorama.it/esteri/Strage-in-Bangladesh-Quelle-magliette-low-cost-che-costano-troppo-sangue

Una cosa a cui non avevano pensato quei gran geni della Apple…

Dici Apple e pensi a quei gran geni di Cupertino, pensi al compianto Steve Jobs che molti considerano un guru quasi fosse una via di mezzo fra un Leonardo Da Vinci e una sorta di santo laico della tecnologia. Dici Apple e pensi a tutti quei gioiellini elettronici che cominciano per “I”…

Eppure tutti questi gran geni non hanno mai pensato a rendere gli IPHONE accessibili ai non vedenti. C’è voluto un ingegnere informatico fiorentino ipovedente, Claudio Guida, ad inventare la BraillePad, ovvero una app che trasforma la tastiera virtuale sullo schermo touchscreen dell’Iphone in una vera dattilobraille. Come ha dichiarato in varie interviste, fino alla versione 2 Claudio Guida ha fatto tutto da solo, poi ha avuto il supporto del gruppo ‘universal access’ di google che raccoglie la comunità di non vedenti e ipovedenti che usano i prodotti della Apple.

Come dire?  …Chi fa da sé fa per tre! …E chissà se a Cupertino se ne saranno accorti…

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Foto “Braille Alphabet abcdefghi” by lambdachialpha – flickr

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Foto “Braille Alphabet jklmnopqr” by lambdachialpha – flickr

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Foto “Braille Alphabet stuvwxyz” by lambdachialpha – flickr

Su Avaaz una petizione per aiutare i Masai contro la svendita del Serengeti.

Foto "Shy Masai" by clarepaints - flickr

Foto “Shy Masai” by clarepaints – flickr

Ricevo da Avaaz  (e vi giro) questo appello per una petizione contro la svendita alle multinazionali dell’area del Serengeti con la conseguente cacciata del popolo Masai dalle proprie terre…

Cari amici,

Da un momento all’altro un’importante multinazionale della caccia sportiva potrebbe siglare un accordo che porterebbe allo sgombero di fino a 48 mila membri della famosa tribù africana dei Masai dalla loro terra per fare posto a danarosi re e principi del Medio Oriente a caccia di leoni e leopardi. Gli esperti dicono che il via libera all’accordo da parte del Presidente della Tanzania potrebbe essere imminente, ma se agiamo ora possiamo fermare la svendita del Serengeti.

L’ultima volta che la stessa multinazionale ha costretto i Masai a lasciare le loro terre per fare spazio a ricchi cacciatori, uomini e donne sono stati picchiati dalla polizia, le loro case sono state date alle fiamme e il loro bestiame è morto di fame. Ma non appena la stampa ha cominciato a parlarne in modo critico, il Presidente della Tanzania Kikwete ha cambiato posizione e ha fatto tornare i Masai nella loro terra. Questa volta non c’è stata ancora una grande copertura da parte della stampa, ma possiamo sbloccare la situazione e forzare Kikwete a bloccare l’accordo se da subito mettiamo assieme le nostre voci.

Se 150 mila di noi firmeranno [in realtà ad oggi siamo a quasi 900.000 firme], i media in Tanzania e in giro per il mondo inizieranno a parlarne e così il Presidente Kikwete riceverà il messaggio e dovrà ripensare a questo accordo mortale. Firma la petizione ora e mandala a tutti:

http://www.avaaz.org/it/save_the_maasai/?tta

I Masai sono gruppi semi-nomadi che hanno vissuto in Tanzania e in Kenya per secoli, giocando un ruolo fondamentale nel preservare il delicato ecosistema. Ma dal punto di vista delle famiglie reali degli Emirati Arabi Uniti, sono ostacoli per i loro lussuriosi party di caccia. Un accordo per sfrattare i Masai per fare posto a ricchi cacciatori stranieri è un male tanto per la fauna protetta quanto per le comunità che verrebbero spazzate via.

Il Presidente Kikwete sa che questo accordo sarebbe contestato dai turisti della Tanzania, una fonte fondamentale di entrate per il paese, e perciò sta cercando di tenere questa operazione lontana dal dibattito pubblico. Nel 2009 un simile esproprio di territorio in quest’area effettuato dalla stessa multinazionale che ci sta provando anche questa volta ha generato una copertura mediatica globale che ha contribuito a convincere Kikwete a fare marcia indietro. Se riusciamo a generare lo stesso livello di attenzione sappiamo che la pressione può funzionare.

Una petizione firmata da migliaia di persone può fare in modo che tutti i maggiori media globali presenti nell’Africa dell’Est e in Tanzania permettano spazzino via questo accordo controverso. Firma ora per chiedere a Kikwete di stracciare l’accordo:

http://www.avaaz.org/it/save_the_maasai/?tta

Alcuni rappresentanti della comunità Masai proprio oggi si sono appellati urgentemente ad Avaaz per dare forza ad un appello globale per salvare la loro terra. Innumerevoli volte l’incredibile risposta di questa fantastica comunità ha fatto diventare cause apparentemente perse in partenza in risultati di enorme valore. Proteggiamo i Masai e salviamo gli animali per quei turisti che li vogliono catturare con le loro macchine fotografiche, invece che con le loro armi letali!

Con speranza e determinazione,

Sam, Meredith, Luis, Aldine, Diego, Ricken e il resto del team di Avaaz

Per ulteriori informazioni:

Le multinazionali del turismo scacciano i masai (Società delle Missioni Africane)
http://www.missioni-africane.org/689__Le_multinazionali_del_turismo_scacciano_i_masai

Masai sfrattati e arrestati per far spazio ai safari di caccia (Survival)
http://www.survival.it/notizie/4903

Rapporto annuale di Amnesty International sulla Tanzania
http://rapportoannuale.amnesty.it/sites/default/files/Tanzania_0.pdf

e-mail ricevuta da Avaaz

Altri due articoli che ho trovato sulla vicenda…

Mettiamo una firma per istituire il reato di tortura in Italia (in memoria di Federico Aldrovandi)

Mi è stato girato per e-mail l’appello di Patrizia, la mamma di Federico Aldrovandi il ragazzo ucciso nel 2005 dalle botte ricevute da 4 poliziotti. Firmiamo tutti perchè anche l’Italia adotti finalmente una legge contro la tortura.

Cari amici,

I poliziotti che hanno massacrato di botte e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. Vi prego di unirvi a me per chiedere una legge forte contro la tortura che faccia pagare le forze dell’ordine per i reati commessi e prevenga omicidi come questo. Firma la petizione – la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro degli Interni non appena raggiungeremo le 100.000 firme:

I poliziotti condannati per aver picchiato e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. C’è un solo modo per evitare ad altre madri quello che ho dovuto soffrire io: adottare in Italia una legge contro la tortura.

La morte di mio figlio non è un’eccezione: diversi abusi e omicidi commessi dalle forze dell’ordine rimangono impuniti. Ma finalmente possiamo fare qualcosa: alcuni parlamentari si sono uniti al mio appello disperato e hanno chiesto di adottare subito una legge contro la tortura che punirebbe i poliziotti che si macchiano di questi crimini. Per portare a casa il risultato però hanno bisogno di tutti noi.

Oggi è il compleanno di mio figlio e vorrei onorare la sua memoria con il vostro aiuto: insieme possiamo superare le vergognose resistenze ai vertici delle forze dell’ordine e battere gli oppositori che faranno di tutto per affossare la proposta. Ma dobbiamo farlo prima che il Parlamento vada in ferie! Vi chiedo di firmare la petizione per una legge forte che spazzi via l’impunità di stato in Italia e di dirlo a tutti – la consegnerò direttamente nelle mani del Ministro dell’Interno non appena avremo raggiunto le 100.000 firme:

http://www.avaaz.org/it/italy_against_torture_patrizia/?brLMjbb&v=16106

Federico era già ammanettato quando i poliziotti lo hanno picchiato così forte da spaccare due manganelli e da mettere fine alla sua giovane vita. Dopo anni di vero e proprio calvario, la Corte di Cassazione li ha condannati per eccesso colposo a tre anni e mezzo, ma i poliziotti dovranno scontare solo 6 mesi senza farsi neanche un giorno di carcere a causa dell’indulto e incredibilmente sono ancora in servizio. L’impunità succede spesso in casi come questo, perché il governo non ha ancora adottato un reato preciso e quelli esistenti cadono spesso in prescrizione.

La perdita di mio figlio mi ha quasi distrutto, ma sono determinata a cambiare il sistema. I difensori dei diritti umani ritengono che una legge che adotti la Convenzione Onu contro la tortura, che l’Italia ha ratificato nel 1989 e che non ha mai rispettato, garantirebbe alle vittime italiane della tortura e della brutalità dello stato un corso veloce della giustizia e sanzioni appropriate, da accompagnare alla riforma per la riconoscibilità dei poliziotti. Ma ancora più importante, metterebbe fine una volta per tutte all’impunità che garantisce che oggi i poliziotti siano al di sopra della legge.

L’Italia non è il Sudan. Non c’è alcuna ragione per cui il nostro sistema giudiziario provi a mettere sotto silenzio reati commessi dalle forze dell’ordine come violenze, stupri e omicidi, dal massacro alla Diaz al G8 di Genova alle recenti uccisioni come quella di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e Aldo Bianzino. Per favore UNITEVI a me e insieme costruiamo un appello assordante per una legge forte per fermare la tortura e per far espellere gli agenti responsabili di questi crimini odiosi dalle nostre forze dell’ordine – firma sotto e dillo a tutti i tuoi amici :

http://www.avaaz.org/it/italy_against_torture_patrizia/?brLMjbb&v=16106

Nessuno potrà restituirmi mio figlio, e oggi non potrò festeggiare il suo 25° compleanno con lui. Ma insieme possiamo ripristinare la giustizia e aiutare a prevenire la sofferenza che ho dovuto provare io per la perdita di un figlio portato via dallo stato ad altre madri e ad altre famiglie.

Con speranza e determinazione,

Patrizia Moretti, madre di Federico.

Più informazioni

L’appello perché ciò che è accaduto a Federico Aldrovandi non succeda mai più (Giustizia per Aldro)
http://www.giustiziaperaldro.it/

Caso Aldrovandi, sentenza definitiva. Condannati i quattro poliziotti (La Repubblica)
http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/06/21/news/aldrovandi_sentenza_cassazione-37630821/

In Italia la tortura non è reato (Il Fatto quotidiano)
http://www.radicali.it/rassegna-stampa/lettera-tortura-italia-non-reato

Incontrerò il Ministro Cancellieri ma non posso perdonare i poliziotti (dal blog dei genitori di Federico Aldrovandi)
http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/federico_aldrovandi/2012/07/07/perdono/

Uno dei poliziotti condannati insulta su Facebook la mamma di Federico Aldrovandi (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/cronache/12_giugno_25/aldrovandi-querela-insulti-facebook-poliziotti_64562480-bebd-11e1-8494-460da67b523f.shtml

Morire di carcere: dossier 2000-2011 (Ristretti Orizzonti)
http://www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca/index.htm

Petizione di Avaaz ricevuta per e-mail

L’antipolitica.

Foto "two weeks old!" by nicora - flickr

Foto "two weeks old!" by nicora - flickr

A. fa l’operaio e nel tempo libero corre e si allena con noi: in queste settimane stiamo lavorando insieme per fare una piccola società di sportiva per portare l’atletica ai ragazzi di un paesino che vive di solo calcio, ciclismo e pallavolo. A. è anche volontario di Emergency e segue alcuni progetti a favore dei detenuti di Sollicciano. L. invece è impiegata alle ferrovie e nel tempo libero si dedica a due onlus: una che si occupa di cani e gatti abbandonati e l’altra di aiuto al terzo mondo. V. è un tecnico del suono e quando non lavora si occupa di economia e da un po’ di tempo si sta battendo per l’introduzione dello Scec, la moneta alternativa e solidale. C. è una fisioterapista che nel tempo libero si occupa degli indios messicani e con la sua associazione importa il caffè del commercio equo e solidale in Europa, garantendo un futuro sereno alle famiglie zapatiste. In realtà C. è un vulcano perchè si occupa di altre mille cose: progetti di integrazione di stranieri a Firenze, aiuto dei piccoli produttori agricoli locali, sostegno ai terremotati d’Abruzzo, promozione dei prodotti  tessili equi e solidali, etc…

Potrei continuare a lungo questo elenco di nomi: si tratta di persone con cui ho avuto a che fare in questi anni. Con molte di loro abbiamo anche partecipato alla lotta per i referendum sull’acqua dello scorso anno o condividiamo piccoli progetti solidali. Tutte queste persone, pur fra mille diversità, hanno delle caratteristiche comuni:

  • Sacrificano il loro tempo libero, sottratto magari alla famiglia e alla tv, per gli altri. Lo fanno col sorriso sulle labbra, con passione e tenacia. Nel proprio piccolo, quando c’è un bisogno, ognuno di loro tira fuori braccia, gambe, entusiasmo, intelligenza e talvolta anche il portafoglio, perchè tutti credono in quello che fanno e nelle persone con cui condividono i loro progetti.
  • Sono persone sveglie e  informate, attente all’attualità. Fanno rete fra di loro e condividono idee, informazioni e progetti. Non sono gelosi dei propri saperi, anzi a volte una banale idea di qualcuno ha risolto problemi piccoli e grandi di qualcun altro.
  • Sono persone serie ed affidabili. Se dicono di fare una cosa la fanno davvero e cercano di farla al meglio delle loro possibilità. Spesso e volentieri la fanno con gioia perchè sanno che, un passettino alla volta, stanno costruendo insieme un futuro migliore per tutti. Insomma si dedicano al bene comune e da molti di loro comprerei una macchina usata…

Se la politica italiana (e soprattutto la sinistra) fosse una cosa seria, farebbe ponti d’oro a queste persone o almeno prenderebbe spunto dalle tante buone idee che, come un prestigiatore, tutti riescono a tirare fuori dal cappello…

Purtroppo la politica dei giochetti di potere, di tutte queste menti brillanti non sa che farsene perchè queste persone hanno una serie di terribili difetti…

  • Sono informate, aggiornate, conoscono la realtà e soprattutto ragionano con la propria testa. Sanno leggere fra le righe e non si fanno abbindolare molto facilmente. Capiscono i giochetti di parole e di potere e non sono manipolabili. Ad esempio per loro i termovalorizzatori sono solo inceneritori e sono informati sulle ricerche che testimoniano che sono causa di tumori. Capiscono che la Tav è uno spreco enorme di soldi per i soliti industriali cementizzatori, e per gli amici degli amici che forse faranno girare un po’ di mazzette….
  • Spendendo il loro tempo libero nel sociale e nel volontariato spesso hanno già sperimentato gli sprechi e le inefficienze della politica, i tagli ai servizi per le persone in difficoltà fatti da chi poi butta i soldi pubblici in mille modi vergognosi (come i rimborsi elettorali). Ormai non si fanno più illudere dalle promesse di quei candidati che in campagna elettorale incontrano le associazioni di volontariato promettendo mari e monti e poi, una volta insediati, tagliano i servizi con delle mannaie da boia.
  • Hanno fiuto e riconoscono le persone e le iniziative che portano con se’ il “profumo” del lavoro per il bene comune e lo sanno distinguere a naso da quelle che invece “puzzano di bruciato”, di particolarismi e di interessi contrari al bene della collettività.

Pensate un attimo a  tutte queste energie ed idee volte al bene comune della società italiana, che finora sono state ignorate, derise e disprezzate dai partiti italiani e dai grandi media nazionali legati ai potentati economici, come è successo col referendum sull’acqua o con le proposte di legge popolare per il parlamento pulito.

Ipotizzate che arrivi adesso una qualche lista civica o un movimento che prenda sul serio le istanze  portate avanti da queste persone e che faccia un programma basandosi sulle proposte per un vero bene comune:  come chiamereste tutto cio? Antipolitica? E se così fosse? Allora viva l’Antipolitica!!!!

p.s. Se potessi vi farei vedere la faccia solare e gioiosa di D. una studentessa universitaria che con la sua onlus sta costruendo una scuola in Tanzania… Completamente differente dalla faccia da delinquente di chi, sempre in Tanzania, portava i soldi pubblici dei rimborsi elettorali e anche dalle facce da becchino dei soliti grigi tecnocrati che, in nome delle sacre cifre, stanno uccidendo un popolo fatto di persone…

Gardaland: da una nota, un concerto. La potenza del Web. (con piccola riflessione finale).

Foto "DSCN0462 1" by Marika Dalloco  - flickr

Foto "DSCN0462 1" by Marika Dalloco - flickr

Nelle scorse settimane tanti blogger si sono uniti ed hanno “suonato delle campane” per portare a conoscenza di più persone possibili il trattamento discriminatorio che Gardaland riserverebbe alle persone con sindrome di Down. Tutto è partito da un post fatto da Antonella  sul blog di Trisomia 21 di Firenze lo scorso 18 Ottobre (qui il link). Dopo questo post altri blogger hanno alzato la voce e grazie al passaparola le voci si sono moltiplicate e da singole sono diventate un coro… che ha travalicato il mondo dei blogger ed è finito anche su facebook, fino ad uscire dalla rete e a far sentire la propria voce fino alle rive del lago di Garda… Ogni blogger ha declinato la tematica secondo la propria sensibilità e la propria creatività ma tutti insieme, ognuno nella propria diversità, abbiamo detto “Io boicotterò Gardaland fino a quando  le cose non cambieranno.”

Ecco cosa ha scritto Antonella nel suo post di Sabato 19 Novembre.

Gardaland: da una nota, un concerto. La potenza del Web.

L’opinione del popolo del web può influire su una controversia legale? Probabilmente sì, perché siamo sulla buona strada. “Quelle campane” l’hanno sentite suonare in molti, e hanno fatto un frastuono che è arrivato fin là.

Erano talmente tante che hanno dato fastidio, facendo sobbalzare qualcuno che adesso sembra iniziare a ragionare… ma ancora niente è cambiato perché dal 3 dicembre Gardaland sarà Magic Winter per tutti, tranne che per le persone con sindrome di Down. Perciò vi diciamo che noi continueremo a suonare le nostre trombe, e se continuerete a suonare le vostre campane, un giorno non troppo lontano, forse le sentiremo suonare a festa!

Trisomia 21 Onlus anche a nome del CoorDown (Coordinamento Nazionale persone con sindrome di Down), ringrazia tutti coloro che, dopo aver letto la notizia pubblicata in questo blog “Forse non sapete che”, si sono attivati per esprimere il proprio disseso, criticando la presa di posizione di Gardaland. Questo è infatti l’unico parco al mondo che, con tanto di cartellonistica, vieta l’ingresso alle persone con disabilità intellettiva.

Di fatto, non potendo accertare la disabilità intellettiva degli ospiti, le uniche persone a cui viene impedito l’accesso alle attrazioni dagli addetti alla sicurezza sono quelle con sindrome di Down, quindi discriminate unicamente sulla base dei tratti somatici.

Tutto ciò è gravissimo, non per l’entità del divieto, ma perché dietro a tale diniego si cela qualcosa di più complesso che si chiama discriminazione. Di questo si tratta. Una discriminazione. E piccola o grande che possa sembrare a chi non la vive, è sicuramente pesante e umiliante per chi la subisce.

Personalmente non ho mai gradito questo tipo di svago e, “per scelta”, ho sempre evitato di frequentare i parchi divertimento. Mia figlia, al contrario, ha espresso più volte il desiderio di andare a Gardaland. Sarà per l’effetto della pubblicità, dei racconti dei compagni di classe, delle foto che raffigurano il fratello maggiore sorridente sul Colorado Boat, o forse solo per la sua innata voglia di divertirsi. Ho cercato di crescerla nella consapevolezza della sua difficoltà, basando il nostro rapporto sulla fiducia e sull’onestà, certa che così avrebbe trovato la forza e la voglia di superare gli inevitabili ostacoli del suo cammino. Ma questa volta, questa verità, non l’ho detta. Ho preferito l’inganno.

Caro Signor Gardaland, anche se la mia mamma non ha avuto il coraggio di spiegarmi “il perché”, so che per adesso io non posso salire sulla tua giostra, posso però suggerirti di brindare al giorno in cui, tutti i bambini come me, potranno farlo.

tratto dall’articolo “Gardaland: da una nota, un concerto. La potenza del Web.” pubblicato sul blog di Trisomia 21 il 19/11/2011

Prima di mettere il consueto elenco di tutti i blogger che hanno partecipato e stanno partecipando al boicottaggio permettetemi di dire che SONO FIERO DI AVER SUONATO E DI CONTINUARE A SUONARE LA MIA CAMPANELLA  e consentitemi di aggiungere una breve riflessione  che mi sento in dovere di fare…

Quando Antonella scrisse il post del 18 ottobre mi venne naturale scrivere sul suo blog  “organizziamo un boicottaggio”… Vengo da una ventina d’anni di consumo critico e nel tempo penso di aver aderito a decine di campagne contro multinazionali di ogni tipo, contro lo  sfruttamento dei lavoratori, contro l’uso di prodotti/ingredienti nocivi, etc…  In questi anni penso di aver scritto, protestato e boicottato  un po’ tutti: dalla Nestlè alla Coca Cola, dalle compagnie petrolifere alle banche che trafficano con gli armamenti  e così via. Se mi è sembrato naturale dire “organizziamo un boicottaggio” la cosa che mi ha sorpreso davvero è come la potenza della rete, in un mese solo sia riuscita a smuovere le acque: singoli blogger, dal basso, col solo passaparola e senza una regia unitaria hanno messo insieme un bel concerto di voci…

La cosa che mi ha gratificato di più nel messaggio di Antonella non è  il fatto che a Gardaland siano saltati sulle sedie ma i ringraziamenti che arrivano a tutti i blogger da parte dell’Associazione Trisomia 21 e del Coordown e che ci dimostrano che siamo sulla strada giusta. In questo mese mi sono sentito con  Antonella diverse volte e  posso testimoniare che si è fatta in quattro, ha seguito e promosso il boicottaggio con passione, ci ha incoraggiati, ci ha dato idee, ma lo ha fatto a titolo esclusivamente personale. Le Associazioni, per le note vicende legali, restavano sempre sullo sfondo e non si capiva se approvavano ufficialmente le nostre azioni oppure no… Aver avuto i loro ringraziamenti è allo stesso tempo una piccola soddisfazione e un nuovo stimolo per continuare con un maggiore impegno, sapendo che il nostro piccolo e modesto boicottaggio adesso è sostenuto anche dal Coordown e da Trisomia 21.

A questo punto dobbiamo preparare un bel concerto di Natale…. noi blogger abbiamo già accordato tutti gli strumenti… aspettiamo che il direttore di questa orchestra, con la sua bacchetta… ci dia solo il via…

BLOGGER PARTECIPANTI AL BOICOTTAGGIO