Pensieri, correndo su e giù…

T-shirt Emergency by unpodimondo

T-shirt Emergency by unpodimondo

Lo scorso 20 Febbraio 2014 vi ho messo un post sulle mie condizioni di podista… Anche se ai più non interessa, vi aggiorno sui miei progressi. Da allora ho continuato ad allenarmi: adesso mi sciroppo almeno 45 km a settimana, divisi in 4 sedute. Pur non avendo nessun obiettivo a breve termine (ho scritto nel post di Febbraio che per ora non ho intenzione di fare gare) ho strutturato l’allenamento in questi modi:

  • Lunedì: defaticamento e allunghi per smaltire l’allenamento della domenica.
  • Mercoledì: lavoretto tecnico – fartlek o ripetute (preferibilmente in salita).
  • Venerdì: medio pianeggiante, più o meno fra i 13 e i 15 km.
  • Domenica: percorso collinare di 15 o 16 km oppure percorso pianeggiante di 20 km.

Logicamente il programma è di massima e lo stravolgo a seconda delle mie condizioni e dei miei impegni: ad esempio Domenica scorsa ho fatto 25 km in bicicletta e Lunedì un collinare di 15 km.

Nonostante la fatica, trovo che correre in solitario e senza obiettivi sia molto rilassante: qualcosa che si avvicina molto ad un’esperienza spirituale. Pur abitando a Firenze, nel giro di dieci minuti riesco ad  uscire dalla città e ad allenarmi nella natura. E’ bello uscire presto e correre nel proprio territorio: dall’aria fresca di Febbraio siamo passati ai primi tepori primaverili di questi giorni. In queste settimane mi sono goduto tutto il risveglio della natura: dalle nebbie e dalle brinate mattutine, giorno dopo giorno sono passato alle prime gemme sui rami, agli alberi da frutta in fiore, ai prati punteggiati di  margherite, per arrivare alle cascate di glicini che in questi giorni riempiono l’aria di un profumo inebriante. Anche osservare i lavori nei campi, come in questo periodo la potatura degli olivi, riporta noi impiegati-runners-cittadini ai ritmi naturali delle stagioni.

Allenarsi nel silenzio è un’altra bellissima esperienza: quando corro non uso mai ipod o lettori mp3. Preferisco ascoltare quello che incontro nel mio cammino: in primo luogo il mio respiro, il calpestio dei miei passi e più in generale le sensazioni del mio corpo, e poi le voci della natura che spesso, nel frastuono della vita quotidiana non ascoltiamo: il canto degli uccelli, il vento che muove le foglie, lo scorrere di un ruscello in lontananza, il rumore della pioggia che nello scorso inverno, ha spesso accompagnato le mie uscite.

Osservare il panorama, con le piccole e grandi opere dell’uomo mi riavvicina alla mia comunità, alla storia delle generazioni che in passato hanno modellato il territorio. I filari delle viti, una casa colonica, una pieve romanica, un castello in lontananza, un semplice tabernacolo ti parlano della tua comunità. Se poi, dietro a una curva ti appare lo skyline di Firenze e dei suoi monumenti, allora i tuoi occhi sono davanti all’Arte e alla Storia. Percorrere ansimando una salita con pendenze del 16% e arrivare in cima senza fiato, ti fa capire il motivo per cui  i viandanti dei secoli passati, proprio lì hanno piazzato un tabernacolo con la Madonna Addolorata! La vista del creato, con le colline e  in lontananza delle cime dell’Abetone innevate, il sole che tenta di scaldare le lapidi di un cimitero di campagna, una chiesetta isolata, un tabernacolo cadente, che incrocio nel collinare della Domenica mattina, mi avvicinano a Dio  più di qualsiasi Santa Messa a cui  potrei assistere nelle stesse ore.

Insomma si scrive corsa nella natura e si legge libertà… Però, siccome anche la libertà deve avere degli obiettivi, Domenica scorsa mi sono comprato la maglia da running che vedete nella foto e i cui proventi sono andati ad Emergency. Purtroppo la “XL” non c’era e così ho dovuto prendere una “L” che mi sta strettissima e mi fa sembrare l’omino Michelin… Ecco, il primo obiettivo che mi sono posto, da qui al 2015, è quello di dimagrire per poter indossare questa maglia. Il secondo è quello di trovare il modo, quando tornerò nel circo del podismo,  di fare tutte le gare vestendo questa t-shirt.

Di corsa, controvoglia…

Foto

Foto “New Running shoes” by aaipodpics – flickr

Dopo un 2013 passato tra fisioterapisti, ortopedici, radiografie, tecar e massaggi ho ricominciato a correre. Oddio, correre è una parola grossa… diciamo che dall’inizio dell’anno ho ricominciato ad allenarmi. A chi mi incontra per strada sembrerà di vedere un ciccione tipo Papà Pig che arranca con ritmi da lumaca, perlopiù sbuffando come una vecchia locomotiva a vapore. Comunque ho già perso 2 kg degli oltre 20 che dovrei smaltire per tornare al mio peso ideale, riesco a correre per oltre un’ora e ho un autonomia di circa 12 o 13 km a seduta, anche se la velocità è veramente da bradipo in letargo. Riguardando sul pc mi sono accorto che in Febbraio sono riuscito a macinare fino a 40km di corsa a settimana, anche se certi doloretti mi stanno avvisando di procedere gradualmente e non tirare troppo la corda… Comunque, preso da una botta di ottimismo, sono andato anche a comprare un paio di scarpe da corsa nuove e, visto che mi sono imbattuto in un’offerta strepitosa, ne ho prese due paia, uguali a quelle nella foto e di cui vi avevo parlato in questo post… Roba, che se continuo con questa lentezza, ho in ripostiglio le scarpe per correre fino al 2016…

Domenica scorsa i miei colleghi di ufficio mi hanno tirato dentro ad una gara non competitiva per beneficenza a favore di Libera. Non ho potuto dire di no e così sono rientrato per qualche ora nel mondo del podismo: quello fatto di gare, di squadre, di traguardi, di ristori, di sfottò. Un mondo  che a fine 2012 avevo abbandonato completamente per i miei problemi fisici. Dopo averci passato oltre 9 anni, aver partecipato a gare più o meno lunghe tutte le settimane, essermi allenato in compagnia di tante persone per 3 o 4 volte a settimana, ho mollato totalmente perchè andare alle gare e non poter correre era una sofferenza. Mi sentivo come un bambino diabetico che viene portato in pasticceria la Domenica mattina a vedere gli altri che si abbuffano di brioches, bigné, millefoglie…

Un anno completamente lontano dall’ambiente delle corse è stato molto istruttivo perchè mi ha consentito di distinguere gli amici veri da quelli che non lo erano… Nel momento dello sconforto c’è stato chi s’è fatto sentire, anche solo per chiedere come andava, in mille modi: per telefono, e-mail, per SMS, su Facebook . Alcuni si sono perfino offerti per accompagnarmi nei miei allenamenti da lumaca. Qualcun altro invece ha tirato diritto per la sua strada e in un anno non s’è fatto mai sentire per niente. Tranne Andrea, sulla cui amicizia avrei messo e metterei la mano sul fuoco, il resto degli “amici” è stato davvero una sorpresa… Chi conoscevo e frequentavo da meno tempo si è dimostrato molto più vicino di chi conoscevo da dieci anni. Persone con cui avevo meno confidenza si sono dimostrate più attente alle mie condizioni di chi, per trascorsi passati,  ruoli di gruppo o amicizia, avrei pensato che mi fosse più vicino. D’altra parte, nel mondo della corsa, ogni runner ha i suoi obiettivi: c’è chi vive il podismo come attività socializzante e quindi si ricorda di te e poi c’è chi ti dimentica in fretta, perché invece sta correndo veloce verso altri intere$$i…

Con questi sentimenti Domenica scorsa mi sono riaffacciato nel rutilante mondo delle garette… Farlo con i colleghi d’ufficio, con cui quotidianamente facciamo tutt’altre cose, è stato divertente e senza di loro non l’avrei fatto. Dalle prossime domeniche tornerò ai miei allenamenti solitari nella natura. Per ora,  di tornare nel circo colorato delle gare, non ho proprio voglia… di beccarmi nuove delusioni da amici vecchi, ancora meno…

E’ morta la più anziana finisher della Maratona di New York.

Foto tratta dal magazine

Foto tratta dal magazine “Runner’s World”

Si chiamava Joy Johnson, era di San José, aveva 86 anni e Domenica scorsa è stata la donna più anziana a terminare la Maratona di New York. Come riporta la stampa USA, Joy era alla sua 25° Maratona nella Grande Mela e al 32° Km è caduta battendo la testa. Dopo averla medicata i dottori avrebbero voluto portarla in ospedale ma lei ha insistito per finire la Maratona ed ha tagliato il traguardo in 7 ore 57 minuti e 21 secondi. Lunedì mattina, con sua sorella, è stata ospite del Today Show della catena televisiva NBC. Al rientro  in albergo si è coricata perchè si sentiva stanca e non si è più svegliata.

Joy Johnson era un’insegnante di educazione fisica che a 59 anni, dopo il pensionamento, si era dedicata alla corsa. Nel 2008, all’età di 81 anni aveva corso due maratone in un solo mese (Twin Cities Marathon a Minneapolis in 6:06:54 e New York in 6:05:58). Nel 2011 a 84 anni era diventata la più anziana finisher della Maratona di New York col tempo di 07:44:45. Domenica scorsa era una dei 31 ultraottantenni partecipanti alla gara.

In un’intervista fatta prima della Maratona di New York di quest’anno aveva dichiarato: «Correrò nelle retrovie ma non mi dispiace. Lodo il Signore perchè ogni mattina posso alzarmi dal letto e andare a correre. Alla mia età un sacco di gente è sulla sedia a rotelle. Non ho intenzione di smettere: vorrei morire con le scarpe da corsa ai piedi.»

Condoglianze ai familiari di Joy.

Ecchecazzo… dottore!

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Foto “Senza titolo” by Olga e Zanni – flickr

La scorsa settimana ho fatto le analisi del sangue e stamani, visto che mia moglie andava dal medico di famiglia per altre cose, le ho chiesto di portargliele a far vedere… Quando ci siamo sentiti a pranzo mia moglie mi ha detto: «Per il dottore le analisi vanno bene, tranne il colesterolo che è leggermente sopra i limiti. Comunque dice che facendo un po’ più di attività fisica i valori torneranno normali»

ECCHECCAZZO DOTTORE!!! E’ un anno che non corro perchè mi fa male il piede destro e non riesco a venirne fuori.

Quando incontro gente che corre mi prende il magone! Quando facendo zapping mi imbatto nelle maratone in tv mi sale la bile… Quando poi vedo su facebook le foto dei miei amici alle gare, tutti belli sorridenti con i pettorali e le medaglie, a me viene da piangere e per non star peggio evito come la peste di incontrarli di persona (mettendomi in dei casini che non vi dico).

E tu, cazzo di dottore, mi vieni a dire che devo fare più attività fisica? Meno male che in ambulatorio è venuta mia moglie… se fossi stato lì avrei cominciato col sollevamento pesi e ti avrei arrovesciato la scrivania in capo!

…Come se non bastasse quando sono arrivato a casa ho trovato nella buca delle lettere la copia del mensile “Runners e Benessere” (già il nome è tutto un programma) col volantino della gara de “La Briglia” che certifica impietosamente che ormai è un anno che non faccio gare.

Visto che non so più se arrabbiarmi o mettermi a piangere, mi domando: «Quante altre sorprese mi deve riservare questa notte di Halloween?»

Ciao Oretta…

Foto

Foto “Angel Statue” by Sebastian Niedlich (Grabthar) – flickr

Oretta e Luciano li ho conosciuti una decina di anni fa, quando ho iniziato a fare podismo… Nonostante la differenza di età ci univa il fatto di gareggiare con la maglia della stessa squadra e di arrivare sempre nelle retrovie… All’epoca (in pratica come sarei adesso) ero molto sovrappeso, arrancavo e arrivavo sempre con gli ultimi, che di solito sono i novellini obesi, gli atleti maturi e quelli che, noncuranti dell’agonismo,  amano godersi i  percorsi panoramici in campagna… Insomma, un piccolo mondo, tenero e simpatico, in quell’universo più grande dell’atletica leggera…

Oretta e Luciano, così uniti nella vita, erano diversissimi nel podismo. Luciano partiva mezz’ora prima del via ufficiale, camminava, chiacchierava con tutti e spesso tagliava il traguardo con in mano qualcosa che trovava nel bosco, a seconda della stagione: un mazzo di asparagi selvatici al Corri alla Romola… dei fichi e dell’uva alle gare autunnali a Pontassieve…

Oretta invece no: lei era competitiva: senza voler essere offensivo, direi che  lei si sentiva competitiva a bestia! A volte le capitava di gareggiare in categoria unica con atlete molto più giovani di lei, oppure in gare strapaesane dove nella sua categoria erano solo in due o tre o addirittura si trovava da sola. In tutti i casi l’ho sempre vista tirare la gara al massimo dello sforzo, per onorare la maglia e perchè lo spirito era quello della combattente che doveva sempre tagliare il traguardo avendo dato tutto. Secondo me Oretta era “teneramente e ostinatamente competitiva”!

Alcuni anni fa, quando io avevo già cambiato squadra e correvo benino, ti trovai ad una gara a Bivigliano. Mi chiedesti, una volta tagliato il traguardo, di tornare indietro sul percorso per correre un po’ con te perchè temevi di perderti… Ricordo che anch’io avevo dato tutto ed ero stanchissimo… bevvi un bicchiere d’acqua, tornai a prenderti e facemmo insieme l’ultimo chilometro, dove sorpassammo una tua diretta avversaria… Ecco, io vorrei ricordarti così: competitiva e combattente come mi dicono che sei stata anche nella malattia. Purtroppo, come nelle corse, anche stavolta sono arrivato in ritardo… ho appreso della tua dipartita da facebook quando ormai non potevo più venire a salutarti…

Ti auguro di correre in cielo fra gli angeli e che ci siano anche delle salite, perchè altrimenti non c’è gusto. Manda a Luciano un po’ di consolazione perchè non si spengano il suo sorriso e la sua goliardia… E a me, se proprio ti avanza, mandami un briciolo della tua grinta e competitività, perchè tu non lo sai, ma da quando mi sono infortunato, io ho mollato, cavoli se ho mollato: hanno mollato le gambe e soprattutto la testa…

Ciao Oretta!

Come esce l’elefante dalla cristalleria?

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Foto “Broken glass chandelier” by cluckva1 – flickr

A volte ho proprio un carattere di merda (scusate il francesismo ma non trovo un’espressione più educata per esprimere il concetto), cosicché, partendo da una situazione in cui magari avrei avuto anche ragione, finisco per cacciarmi interamente dalla parte del torto e mi ritrovo in un cul de sac (wow, stavolta un vero francesismo). Un cul de sac da cui non so più uscire…

Nei giorni scorsi mi è successo con i miei ex-compagni di corse;  …”ex” nel senso che, a causa di infortuni, io non corro più da un anno e di conseguenza, quando penso all’argomento “running”, divento leggermente nervoso…

Ora mi domando, il famoso elefante nella cristalleria, come fa ad uscire dignitosamente dal negozio, dopo che si è fermato e ha fatto mente locale sui  cocci sparsi in terra?

E’ un’impresa proprio difficile, raccattare i cocci con la proboscide…

— Seguono aggiornamenti fra i commenti—

Fine della corsa.

Foto "Fine gara ciclistica" by unpodimondo

Foto “Fine gara ciclistica” by unpodimondo

A Firenze abbiamo archiviato da qualche giorno il Mondiale di ciclismo. A livello organizzativo è filato tutto liscio, come cittadini abbiamo imparato che usando meno la macchina possiamo comunque spostarci, andare al lavoro e/o a scuola ed avere una città più vivibile. E poi lo spettacolo: mi sono visto dal vivo la cronometro a squadre, quella individuale e la gara delle donne e vi garantisco che non è come vederla in tv… Solo vedere i tifosi stranieri è stato bellissimo: orchestrine olandesi, centurioni belgi e bandieroni bianconeri della Bretagna… La gara maschile, viste le condizioni climatiche, l’ho guardata in tv ed è stato stranissimo vedere i ciclisti sfrecciare sulle strade che percorro su e giù quasi tutte le settimane…

A ripensarci, la gara sotto la pioggia vista in tv, è stata proprio una metafora della vita.  La carovana è partita con 208 atleti e ne sono arrivati al traguardo solo una cinquantina.  Le traversie meteo, come le difficoltà della vita, hanno decimato il gruppo. Una caduta, un infortunio, una foratura, la catena che salta:  se ce la fai a rimontare in sella e a riprendere il gruppo hai il supporto dell’ammiraglia e il tifo degli spettatori. Non importa se vinci o arrivi quarto come Nibali… sei un eroe!

Se invece non sei in grado di ripartire o sei troppo staccato, la tua ammiraglia ti lascia lì e il direttore tecnico riprogramma la gara senza di te, affidandosi agli atleti rimasti in corsa. Tu rimani lì, abbandonato sul ciglio della strada e aspetti che sfilino tutti i corridori, le moto della polizia, quelle della tv e tutte le ammiraglie. Alla termine della carovana, quando transiterà il pulmino con la scritta “Fine della gara ciclistica”, troverai un’auto o un’ambulanza che ti caricheranno su e ti riporteranno all’arrivo, all’albergo  o in un altro luogo fisico che per te si chiamerà in ogni caso “Oblio”. Nel frattempo gli altri continueranno a correre e taglieranno il traguardo. Incurante di te, la giostra  continuerà a girare, perchè, come cantavano i Queen, “The show must go on”…

Sarà che è da quasi un anno che sono infortunato e che non riesco ad uscirne,  ma se penso alla mia modestissima ed insignificante attività di podista sovrappeso e amatoriale, l’immagine del Mondiale di ciclismo 2013 che sento a me più vicina è quella di Rigoberto Uran che, dopo essere caduto  nella discesa delle Caldine, è rimasto lì, abbandonato sul ciglio della strada e si è visto sfilare tutta la gara davanti…

"Rigoberto Uran al Mondiale di Firenze 2013" - Foto trovata su Internet

“Rigoberto Uran al Mondiale di Firenze 2013″ – Foto trovata su Internet