Chi l’ha detto? La risposta

Foto

Foto “LYO_20130518_IMG_1930″ by lyonora

Nel post di ieri ho fatto un giochino con un mini sondaggio in cui ho chiesto Chi l’ha detto? La frase era questa:

Nessun lavoratore dev’essere senza diritti, proseguite la lotta. Diciamo insieme con il cuore: nessuna famiglia senza tetto, nessun contadino senza terra, nessun lavoratore senza diritti, nessuna persona senza la dignità del lavoro! Continuate la lotta. Ci fa bene!

In effetti è stata pronunciata da Papa Francesco ma vale la pena leggere tutto il discorso e capire il contesto in cui è stato pronunciato. Il 28 Ottobre 2014 il Santo Padre ha incontrato i partecipanti all’incontro mondiale dei movimenti popolari, cioè quello che si definisce come Social Forum mondiale e che raduna oltre un centinaio di associazioni di base che lavorano nelle periferie del mondo per la giustizia sociale. Associazioni che spesso non solo non sono riconosciute dalle istutizioni ma perfino apertamente osteggiate dalla politica e dai centri di potere. Per l’Italia c’erano i rappresentanti dei contadini di Genuino Clandestino, della Banca Etica, del Centro Sociale Leoncavallo, dell’Associazione Trentini nel mondo e della Ri-Maflow una fabbrica di Trezzano sul Naviglio recuperata e autogestita  dai dipendenti, licenziati da una multinazionale nel 2012. Per il resto de mondo c’erano: dalla Spagna gli Indignados della rete ¡Democracia Real YA! i rappresentanti della Juventud Obrera Cristiana il sindacato Basco di Enhe Bizkaia. E poi la rete internazionale Via Campesina fondata dall’allevatore francese José Bové e i Sem Terra Brasiliani, il sindacato  dei metalmeccanici statunitensi United Steelworkers,  i cartoneros argentini del Movimiento de Trabajadores Excluidos dell’amico del papa Juan Grabois, per finire con Evo Morales, non in veste di presidente della Bolivia, ma come rappresentante del movimento dei contadini boliviani.

Questo è il discorso completo di Papa Francesco (le parti in grassetto le ho evidenziate io)

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI ALL’INCONTRO MONDIALE DEI MOVIMENTI POPOLARI – Aula Vecchia del Sinodo Martedì, 28 ottobre 2014

Buongiorno di nuovo,

sono contento di stare tra voi, inoltre vi faccio una confidenza: è la prima volta che scendo qui, non c’ero mai venuto. Come vi dicevo, provo grande gioia e vi do un caloroso benvenuto.

Grazie per aver accettato questo invito per dibattere i tanti gravi problemi sociali che affliggono il mondo di oggi, voi che vivete sulla vostra pelle la disuguaglianza e l’esclusione. Grazie al Cardinale Turkson per la sua accoglienza, grazie, Eminenza, per il suo lavoro e le sue parole.

Questo incontro dei Movimenti Popolari è un segno, un grande segno: siete venuti a porre alla presenza di Dio, della Chiesa, dei popoli, una realtà molte volte passata sotto silenzio. I poveri non solo subiscono l’ingiustizia ma lottano anche contro di essa!

Non si accontentano di promesse illusorie, scuse o alibi. Non stanno neppure aspettando a braccia conserte l’aiuto di Ong, piani assistenziali o soluzioni che non arrivano mai, o che, se arrivano, lo fanno in modo tale da andare nella direzione o di anestetizzare o di addomesticare, questo è piuttosto pericoloso.Voi sentite che i poveri non aspettano più e vogliono essere protagonisti; si organizzano, studiano, lavorano, esigono e soprattutto praticano quella solidarietà tanto speciale che esiste fra quanti soffrono, tra i poveri, e che la nostra civiltà sembra aver dimenticato, o quantomeno ha molta voglia di dimenticare.

Solidarietà è una parola che non sempre piace; direi che alcune volte l’abbiamo trasformata in una cattiva parola, non si può dire; ma una parola è molto più di alcuni atti di generosità sporadici. È pensare e agire in termini di comunità, di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni. È anche lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, la terra e la casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. È far fronte agli effetti distruttori dell’Impero del denaro: i dislocamenti forzati, le emigrazioni dolorose, la tratta di persone, la droga, la guerra, la violenza e tutte quelle realtà che molti di voi subiscono e che tutti siamo chiamati a trasformare. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia ed è questo che fanno i movimenti popolari.

Questo nostro incontro non risponde a un’ideologia. Voi non lavorate con idee, lavorate con realtà come quelle che ho menzionato e molte altre che mi avete raccontato. Avete i piedi nel fango e le mani nella carne. Odorate di quartiere, di popolo, di lotta! Vogliamo che si ascolti la vostra voce che, in generale, si ascolta poco. Forse perché disturba, forse perché il vostro grido infastidisce, forse perché si ha paura del cambiamento che voi esigete, ma senza la vostra presenza, senza andare realmente nelle periferie, le buone proposte e i progetti che spesso ascoltiamo nelle conferenze internazionali restano nel regno dell’idea, è un mio progetto.

Non si può affrontare lo scandalo della povertà promuovendo strategie di contenimento che unicamente tranquillizzano e trasformano i poveri in esseri addomesticati e inoffensivi. Che triste vedere che, dietro a presunte opere altruistiche, si riduce l’altro alla passività, lo si nega o, peggio ancora, si nascondono affari e ambizioni personali: Gesù le definirebbe ipocrite. Che bello invece quando vediamo in movimento popoli e soprattutto i loro membri più poveri e i giovani. Allora sì, si sente il vento di promessa che ravviva la speranza di un mondo migliore. Che questo vento si trasformi in uragano di speranza. Questo è il mio desiderio.

Questo nostro incontro risponde a un anelito molto concreto, qualcosa che qualsiasi padre, qualsiasi madre, vuole per i propri figli; un anelito che dovrebbe essere alla portata di tutti, ma che oggi vediamo con tristezza sempre più lontano dalla maggioranza della gente: terra, casa e lavoro. È strano, ma se parlo di questo per alcuni il Papa è comunista. Non si comprende che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo. Terra, casa e lavoro, quello per cui voi lottate, sono diritti sacri. Esigere ciò non è affatto strano, è la dottrina sociale della Chiesa. Mi soffermo un po’ su ognuno di essi perché li avete scelti come parola d’ordine per questo incontro.

Terra. All’inizio della creazione, Dio creò l’uomo custode della sua opera, affidandogli l’incarico di coltivarla e di proteggerla. Vedo che qui ci sono decine di contadini e di contadine e voglio felicitarmi con loro perché custodiscono la terra, la coltivano e lo fanno in comunità. Mi preoccupa lo sradicamento di tanti fratelli contadini che soffrono per questo motivo e non per guerre o disastri naturali. L’accaparramento di terre, la deforestazione, l’appropriazione dell’acqua, i pesticidi inadeguati, sono alcuni dei mali che strappano l’uomo dalla sua terra natale. Questa dolorosa separazione non è solo fisica ma anche esistenziale e spirituale, perché esiste una relazione con la terra che sta mettendo la comunità rurale e il suo peculiare stile di vita in palese decadenza e addirittura a rischio di estinzione.

L’altra dimensione del processo già globale è la fame. Quando la speculazione finanziaria condiziona il prezzo degli alimenti trattandoli come una merce qualsiasi, milioni di persone soffrono e muoiono di fame. Dall’altra parte si scartano tonnellate di alimenti. Ciò costituisce un vero scandalo. La fame è criminale, l’alimentazione è un diritto inalienabile. So che alcuni di voi chiedono una riforma agraria per risolvere alcuni di questi problemi e, lasciatemi dire che in certi paesi, e qui cito il compendio della Dottrina sociale della Chiesa, “la riforma agraria diventa pertanto, oltre che una necessità politica, un obbligo morale” (CDSC, 300).

Non lo dico solo io, ma sta scritto nel compendio della Dottrina sociale della Chiesa. Per favore, continuate a lottare per la dignità della famiglia rurale, per l’acqua, per la vita e affinché tutti possano beneficiare dei frutti della terra.

Secondo, Casa. L’ho già detto e lo ripeto: una casa per ogni famiglia. Non bisogna mai dimenticare che Gesù nacque in una stalla perché negli alloggi non c’era posto, che la sua famiglia dovette abbandonare la propria casa e fuggire in Egitto, perseguitata da Erode. Oggi ci sono tante famiglie senza casa, o perché non l’hanno mai avuta o perché l’hanno persa per diversi motivi. Famiglia e casa vanno di pari passo! Ma un tetto, perché sia una casa, deve anche avere una dimensione comunitaria: il quartiere ed è proprio nel quartiere che s’inizia a costruire questa grande famiglia dell’umanità, a partire da ciò che è più immediato, dalla convivenza col vicinato.Oggi viviamo in immense città che si mostrano moderne, orgogliose e addirittura vanitose. Città che offrono innumerevoli piaceri e benessere per una minoranza felice ma si nega una casa a migliaia di nostri vicini e fratelli, persino bambini, e li si chiama, elegantemente, “persone senza fissa dimora”. È curioso come nel mondo delle ingiustizie abbondino gli eufemismi. Non si dicono le parole con precisione, e la realtà si cerca nell’eufemismo. Una persona, una persona segregata, una persona accantonata, una persona che sta soffrendo per la miseria, per la fame, è una persona senza fissa dimora; espressione elegante, no? Voi cercate sempre; potrei sbagliarmi in qualche caso, ma in generale dietro un eufemismo c’è un delitto.

Viviamo in città che costruiscono torri, centri commerciali, fanno affari immobiliari ma abbandonano una parte di sé ai margini, nelle periferie. Quanto fa male sentire che gli insediamenti poveri sono emarginati o, peggio ancora, che li si vuole sradicare! Sono crudeli le immagini degli sgomberi forzati, delle gru che demoliscono baracche, immagini tanto simili a quelle della guerra. E questo si vede oggi.

Sapete che nei quartieri popolari dove molti di voi vivono sussistono valori ormai dimenticati nei centri arricchiti. Questi insediamenti sono benedetti da una ricca cultura popolare, lì lo spazio pubblico non è un mero luogo di transito ma un’estensione della propria casa, un luogo dove generare vincoli con il vicinato. Quanto sono belle le città che superano la sfiducia malsana e che integrano i diversi e fanno di questa integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Quanto sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che uniscono, relazionano, favoriscono il riconoscimento dell’altro! Perciò né sradicamento né emarginazione: bisogna seguire la linea dell’integrazione urbana! Questa parola deve sostituire completamente la parola sradicamento, ora, ma anche quei progetti che intendono riverniciare i quartieri poveri, abbellire le periferie e “truccare” le ferite sociali invece di curarle promuovendo un’integrazione autentica e rispettosa. È una sorta di architettura di facciata, no? E va in questa direzione. Continuiamo a lavorare affinché tutte le famiglie abbiano una casa e affinché tutti i quartieri abbiano un’infrastruttura adeguata (fognature, luce, gas, asfalto, e continuo: scuole, ospedali, pronto soccorso, circoli sportivi e tutte le cose che creano vincoli e uniscono, accesso alla salute — l’ho già detto — all’educazione e alla sicurezza della proprietà.

Terzo, Lavoro. Non esiste peggiore povertà materiale — mi preme sottolinearlo — di quella che non permette di guadagnarsi il pane e priva della dignità del lavoro. La disoccupazione giovanile, l’informalità e la mancanza di diritti lavorativi non sono inevitabili, sono il risultato di una previa opzione sociale, di un sistema economico che mette i benefici al di sopra dell’uomo, se il beneficio è economico, al di sopra dell’umanità o al di sopra dell’uomo, sono effetti di una cultura dello scarto che considera l’essere umano di per sé come un bene di consumo, che si può usare e poi buttare.

Oggi al fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione si somma una nuova dimensione, una sfumatura grafica e dura dell’ingiustizia sociale; quelli che non si possono integrare, gli esclusi sono scarti, “eccedenze”. Questa è la cultura dello scarto, e su questo punto vorrei aggiungere qualcosa che non ho qui scritto, ma che mi è venuta in mente ora. Questo succede quando al centro di un sistema economico c’è il dio denaro e non l’uomo, la persona umana. Sì, al centro di ogni sistema sociale o economico deve esserci la persona, immagine di Dio, creata perché fosse il denominatore dell’universo. Quando la persona viene spostata e arriva il dio denaro si produce questo sconvolgimento di valori.

E per illustrarlo ricordo qui un insegnamento dell’anno 1200 circa. Un rabbino ebreo spiegava ai suoi fedeli la storia della torre di Babele e allora raccontava come, per costruire quella torre di Babele, bisognava fare un grande sforzo, bisognava fabbricare i mattoni, e per fabbricare i mattoni bisognava fare il fango e portare la paglia, e mescolare il fango con la paglia, poi tagliarlo in quadrati, poi farlo seccare, poi cuocerlo, e quando i mattoni erano cotti e freddi, portarli su per costruire la torre.

Se cadeva un mattone — era costato tanto con tutto quel lavoro —, era quasi una tragedia nazionale. Colui che l’aveva lasciato cadere veniva punito o cacciato, o non so che cosa gli facevano, ma se cadeva un operaio non succedeva nulla. Questo accade quando la persona è al servizio del dio denaro; e lo raccontava un rabbino ebreo nell’anno 1200, spiegando queste cose orribili.

Per quanto riguarda lo scarto dobbiamo anche essere un po’ attenti a quanto accade nella nostra società. Sto ripetendo cose che ho detto e che stanno nella Evangelii gaudium. Oggi si scartano i bambini perché il tasso di natalità in molti paesi della terra è diminuito o si scartano i bambini per mancanza di cibo o perché vengono uccisi prima di nascere; scarto di bambini.

Si scartano gli anziani perché non servono, non producono; né bambini né anziani producono, allora con sistemi più o meno sofisticati li si abbandona lentamente, e ora, poiché in questa crisi occorre recuperare un certo equilibrio, stiamo assistendo a un terzo scarto molto doloroso: lo scarto dei giovani. Milioni di giovani — non dico la cifra perché non la conosco esattamente e quella che ho letto mi sembra un po’ esagerata — milioni di giovani sono scartati dal lavoro, disoccupati.

Nei paesi europei, e queste sì sono statistiche molto chiare, qui in Italia, i giovani disoccupati sono un po’ più del quaranta per cento; sapete cosa significa quaranta per cento di giovani, un’intera generazione, annullare un’intera generazione per mantenere l’equilibrio. In un altro paese europeo sta superando il cinquanta per cento, e in quello stesso paese del cinquanta per cento, nel sud è il sessanta per cento. Sono cifre chiare, ossia dello scarto. Scarto di bambini, scarto di anziani, che non producono, e dobbiamo sacrificare una generazione di giovani, scarto di giovani, per poter mantenere e riequilibrare un sistema nel quale al centro c’è il dio denaro e non la persona umana.

Nonostante questa cultura dello scarto, questa cultura delle eccedenze, molti di voi, lavoratori esclusi, eccedenze per questo sistema, avete inventato il vostro lavoro con tutto ciò che sembrava non poter essere più utilizzato ma voi con la vostra abilità artigianale, che vi ha dato Dio, con la vostra ricerca, con la vostra solidarietà, con il vostro lavoro comunitario, con la vostra economia popolare, ci siete riusciti e ci state riuscendo… E, lasciatemelo dire, questo, oltre che lavoro, è poesia! Grazie.

Già ora, ogni lavoratore, faccia parte o meno del sistema formale del lavoro stipendiato, ha diritto a una remunerazione degna, alla sicurezza sociale e a una copertura pensionistica. Qui ci sono cartoneros, riciclatori, venditori ambulanti, sarti, artigiani, pescatori, contadini, muratori, minatori, operai di imprese recuperate, membri di cooperative di ogni tipo e persone che svolgono mestieri più comuni, che sono esclusi dai diritti dei lavoratori, ai quali viene negata la possibilità di avere un sindacato, che non hanno un’entrata adeguata e stabile. Oggi voglio unire la mia voce alla loro e accompagnarli nella lotta.

In questo incontro avete parlato anche di Pace ed Ecologia. È logico: non ci può essere terra, non ci può essere casa, non ci può essere lavoro se non abbiamo pace e se distruggiamo il pianeta. Sono temi così importanti che i popoli e le loro organizzazioni di base non possono non affrontare. Non possono restare solo nelle mani dei dirigenti politici. Tutti i popoli della terra, tutti gli uomini e le donne di buona volontà, tutti dobbiamo alzare la voce in difesa di questi due preziosi doni: la pace e la natura. La sorella madre terra, come la chiamava san Francesco d’Assisi.

Poco fa ho detto, e lo ripeto, che stiamo vivendo la terza guerra mondiale, ma a pezzi. Ci sono sistemi economici che per sopravvivere devono fare la guerra. Allora si fabbricano e si vendono armi e così i bilanci delle economie che sacrificano l’uomo ai piedi dell’idolo del denaro ovviamente vengono sanati. E non si pensa ai bambini affamati nei campi profughi, non si pensa ai dislocamenti forzati, non si pensa alle case distrutte, non si pensa neppure a tante vite spezzate. Quanta sofferenza, quanta distruzione, quanto dolore! Oggi, care sorelle e cari fratelli, si leva in ogni parte della terra, in ogni popolo, in ogni cuore e nei movimenti popolari, il grido della pace: Mai più la guerra!

Un sistema economico incentrato sul dio denaro ha anche bisogno di saccheggiare la natura, saccheggiare la natura per sostenere il ritmo frenetico di consumo che gli è proprio. Il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità, la deforestazione stanno già mostrando i loro effetti devastanti nelle grandi catastrofi a cui assistiamo, e a soffrire di più siete voi, gli umili, voi che vivete vicino alle coste in abitazioni precarie o che siete tanto vulnerabili economicamente da perdere tutto di fronte a un disastro naturale. Fratelli e sorelle: il creato non è una proprietà di cui possiamo disporre a nostro piacere; e ancor meno è una proprietà solo di alcuni, di pochi. Il creato è un dono, è un regalo, un dono meraviglioso che Dio ci ha dato perché ce ne prendiamo cura e lo utilizziamo a beneficio di tutti, sempre con rispetto e gratitudine. Forse sapete che sto preparando un’enciclica sull’Ecologia: siate certi che le vostre preoccupazioni saranno presenti in essa. Ringrazio, approfitto per ringraziare per la lettera che mi hanno fatto pervenire i membri della Vía Campesina, la Federazione dei Cartoneros e tanti altri fratelli a riguardo.

Parliamo di terra, di lavoro, di casa. Parliamo di lavorare per la pace e di prendersi cura della natura. Ma perché allora ci abituiamo a vedere come si distrugge il lavoro dignitoso, si sfrattano tante famiglie, si cacciano i contadini, si fa la guerra e si abusa della natura? Perché in questo sistema l’uomo, la persona umana è stata tolta dal centro ed è stata sostituita da un’altra cosa. Perché si rende un culto idolatrico al denaro. Perché si è globalizzata l’indifferenza! Si è globalizzata l’indifferenza: cosa importa a me di quello che succede agli altri finché difendo ciò che è mio? Perché il mondo si è dimenticato di Dio, che è Padre; è diventato orfano perché ha accantonato Dio.

Alcuni di voi hanno detto: questo sistema non si sopporta più. Dobbiamo cambiarlo, dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno. Va fatto con coraggio, ma anche con intelligenza. Con tenacia, ma senza fanatismo. Con passione, ma senza violenza. E tutti insieme, affrontando i conflitti senza rimanervi intrappolati, cercando sempre di risolvere le tensioni per raggiungere un livello superiore di unità, di pace e di giustizia. Noi cristiani abbiamo qualcosa di molto bello, una linea di azione, un programma, potremmo dire, rivoluzionario. Vi raccomando vivamente di leggerlo, di leggere le beatitudini che sono contenute nel capitolo 5 di san Matteo e 6 di san Luca (cfr. Matteo, 5, 3 e Luca, 6, 20), e di leggere il passo di Matteo 25. L’ho detto ai giovani a Rio de Janeiro, in queste due cose hanno il programma di azione.

So che tra di voi ci sono persone di diverse religioni, mestieri, idee, culture, paesi e continenti. Oggi state praticando qui la cultura dell’incontro, così diversa dalla xenofobia, dalla discriminazione e dall’intolleranza che tanto spesso vediamo. Tra gli esclusi si produce questo incontro di culture dove l’insieme non annulla la particolarità, l’insieme non annulla la particolarità. Perciò a me piace l’immagine del poliedro, una figura geometrica con molte facce diverse. Il poliedro riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso conservano l’originalità. Nulla si dissolve, nulla si distrugge, nulla si domina, tutto si integra, tutto si integra. Oggi state anche cercando la sintesi tra il locale e il globale. So che lavorate ogni giorno in cose vicine, concrete, nel vostro territorio, nel vostro quartiere, nel vostro posto di lavoro: vi invito anche a continuare a cercare questa prospettiva più ampia; che i vostri sogni volino alto e abbraccino il tutto!

Perciò mi sembra importante la proposta, di cui alcuni di voi mi hanno parlato, che questi movimenti, queste esperienze di solidarietà che crescono dal basso, dal sottosuolo del pianeta, confluiscano, siano più coordinati, s’incontrino, come avete fatto voi in questi giorni. Attenzione, non è mai un bene racchiudere il movimento in strutture rigide, perciò ho detto incontrarsi, e lo è ancor meno cercare di assorbirlo, di dirigerlo o di dominarlo; i movimenti liberi hanno una propria dinamica, ma sì, dobbiamo cercare di camminare insieme. Siamo in questa sala, che è l’aula del Sinodo vecchio, ora ce n’è una nuova, e sinodo vuol dire proprio “camminare insieme”: che questo sia un simbolo del processo che avete iniziato e che state portando avanti!

I movimenti popolari esprimono la necessità urgente di rivitalizzare le nostre democrazie, tante volte dirottate da innumerevoli fattori. È impossibile immaginare un futuro per la società senza la partecipazione come protagoniste delle grandi maggioranze e questo protagonismo trascende i procedimenti logici della democrazia formale. La prospettiva di un mondo di pace e di giustizia durature ci chiede di superare l’assistenzialismo paternalista, esige da noi che creiamo nuove forme di partecipazione che includano i movimenti popolari e animino le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune. E ciò con animo costruttivo, senza risentimento, con amore.

Vi accompagno di cuore in questo cammino. Diciamo insieme dal cuore: nessuna famiglia senza casa, nessun contadino senza terra, nessun lavoratore senza diritti, nessuna persona senza la dignità che dà il lavoro.

Cari fratelli e sorelle: continuate con la vostra lotta, fate bene a tutti noi. È come una benedizione di umanità. Vi lascio come ricordo, come regalo e con la mia benedizione, alcuni rosari che hanno fabbricato artigiani, cartoneros e lavoratori dell’economia popolare dell’America Latina.

E accompagnandovi prego per voi, prego con voi e desidero chiedere a Dio Padre di accompagnarvi e di benedirvi, di colmarvi del suo amore e di accompagnarvi nel cammino, dandovi abbondantemente quella forza che ci mantiene in piedi: questa forza è la speranza, la speranza che non delude. Grazie.

“DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI ALL’INCONTRO MONDIALE DEI MOVIMENTI POPOLARI” dal sito della Santa Sede.

Io un candidato con un programma come questo lo voterei subito… Che dite, se andassimo alle elezioni, varrà se sulla scheda scrivo “Papa Francesco” o forse è meglio scrivere “Jorge Mario Bergoglio”?

Chi l’ha detto?

Nessun lavoratore dev’essere senza diritti, proseguite la lotta. Diciamo insieme con il cuore: nessuna famiglia senza tetto, nessun contadino senza terra, nessun lavoratore senza diritti, nessuna persona senza la dignità del lavoro! Continuate la lotta. Ci fa bene!

Chi sarà mai il difensore dei lavoratori che ha pronunciato questa frase? In uno dei prossimi post la risposta….

Scherza coi fanti e lascia stare i santi.

Foto

Foto “ECCO IL SINGOLO DI SUOR CRISTINA: LIKE A VIRGIN” by Hot gossip Italia.

E’ appena nato il primo singolo (con relativo videoclip) di Suor Cristina in previsione dell’album che uscirà per la Universal Music il prossimo 11 Novembre. Ci voleva proprio la fantasia mediocre dei discografici italiani per far cantare alla monaca un brano della Madonna. Infatti il singolo è la cover lenta e soft di “Like a Virgin” di Madonna che tanto scandalizzò, giusto 30 anni fa e che Madonna ha incluso nell’LP omonimo e successivamente negli album “The Immaculate Collection” del 1990 e “The Confessions Tour” del 2007. Anche il videoclip non brilla di fantasia: infatti è girato a Venezia e indugia sui crocifissi al collo, proprio come quello originale del 1984 di Madonna.

Ma la perla di teologia è nella dichiarazione che Suor Cristina ha rilasciato a Rainews:

[…] La scelta di ‘Like a Virgin’, ha spiegato la religiosa, “vuole essere testimonianza della capacità che Dio ha di far nuove tutte le cose!”.

dichiarazione tratta dall’articolo “Suor Cristina come Madonna. Gira e canta a Venezia Like a Virgin” pubblicato su Rainews.it

Ma ci faccia il piacere e non invochi il nome di Dio invano! Nostro Signore non c’entra niente con “Like a Virgin”! Si chiama semplicemente… strategia di marketing paracula…

Altracitta.org: rinnovato il sito web del giornale della periferia.

Logo de l'Altracittà, giornale della periferia, tratto dal sito altracitta.org

Logo de l’Altracittà, giornale della periferia, tratto dal sito altracitta.org

Da una decina di giorni è stato completamente rinnovato il sito internet del giornale della periferia www.altracitta.org. Per chi non lo conoscesse, Altracittà è un giornale on line nato all’interno della Comunità di base di Don Alessandro Santoro nel quartiere fiorentino delle Piagge.

Se volete leggere di un’altra Firenze, lontana mille miglia dai lustrini del centro e dai selfie di Matteo Renzi, dateci un’occhiata. Scoprirete una città piena di problemi ma anche di movimenti e di persone che si indignano ma poi si impegnano insieme per risolverli in modo etico, solidale e possibilmente allegro.

E siccome il pianeta è pieno di periferie, www.altracitta.org parte dalle notizie su Firenze ma si occupa di tutto il mondo, raccontando di politica, economia, diritti e affari internazionali. I contenuti informativi sono sempre stati di estrema qualità  ma, da quando è stato rinnovato, il sito è diventato graficamente molto più chiaro e più leggibile. Complimenti!

#Anchioesclusodalcaliffato iniziativa del Movimento Shalom a favore dei cristiani in Iraq.

Logo iniziativa #anchioesclusodalcaliffato del Movimento Shalom

Logo iniziativa #anchioesclusodalcaliffato del Movimento Shalom

 Il Movimento Shalom lancia una campagna informativa e di solidarietà con i cristiani caldei perseguitati in Iraq dal titolo #anchioesclusodalcaliffato . Questa è la situazione in Iraq e queste sono le iniziative prese dal Movimento:

Il Movimento Shalom onlus come gesto di solidarietà con i cristiani perseguitati dell’Iraq e di molte altre parti del mondo promuove una campagna di sensibilizzazione per far conoscere questa persecuzione e cercare di fare tutte le pressioni diplomatiche necessarie affinchè ci possa essere libertà religiosa anche in medio oriente. “Anch’io escluso dal Califfato” sarà lo slogan che verrà stampato su una maglietta dove verrà riportato anche una ‘N’, lettera iniziale della parola araba Nazarat (cristiano), per indicare le case dei cristiani di Mosul. Quelle vuote sono tutte requisite. Per quelle ancora abitate, ai loro occupanti viene intimato di abbandonarle, oppure di diventare musulmani o di pagare la tassa di protezione, la jizia, prevista dal dhimma (patto di protezione). Anche il vescovado caldeo è stato occupato […]. E’ quanto accade a Mosul e in alcune zone irachene controllate dai miliziani jihadisti, nell’area del neo costituito califfato islamico.
Un cerchio rosso con al centro una “nun”, ovvero la lettera “n” dell’alfabeto arabo. Gli uomini del Califfo hanno fatto il giro dei quartieri di Mosul chiedendo quali fossero le abitazioni dei cristiani, Una volta individuate, con una vernice spray hanno segnato le porte d’ingresso. Non solo, ma discriminazione nella discriminazione, a Mosul i miliziani sunniti starebbero anche vietando la distribuzione di razioni alimentari alla popolazione cristiana e sciita. […] Raccogliamo l’appello del patriarcato caldeo di Bagdad, che ha chiesto un intervento internazionale poiché almeno in Iraq non erano mai successe cose simili e di queste dimensioni.[…]
“Abbiamo deciso di stampare su una maglietta – ha dichiarato don Andrea fondatore di Shalom- il simbolo con cui sono indicati i cristiani in Iraq e in solidarietà con loro abbiamo lanciato l’hashtag #anchioesclusodalcaliffato”. “Chiederemo a Matteo Renzi – prosegue don Andrea – di indossare la maglietta come segno di solidarietà con i nostri fratelli cristiani e per denunciare la tremenda persecuzione in atto”. “Invieremo  la maglietta anche a papa Francesco – ha aggiunto don Donato Agostinelli assistente generale Shalom – che ci ha insegnato a utilizzare il linguaggio dei segni … sono certo che se gli verrà consegnata nelle sue mani egli la indosserà molto volentieri”.[…]

Durante la serata del festival Francigena Melody Road che si è tenuta lo scorso 31 Luglio alle 21.30 in piazza Duomo a San Miniato (Pi) col soprano Maria Luigia Borsi è stata presentata dal Movimento Shalom la campagna #anchioesclusodalcaliffato e Padre N., sacerdote iracheno che ha chiesto di rimanere anonimo per ragioni di sicurezza ha dato una breve testimonianza della situazione.

tratto da vari comunicati stampa pubblicati sul sito del Movimento Shalom.

Gaza, l’Ucraina, Mossul: prima capire, poi parlare e agire per la pace…

Foto

Foto “Dove” by helga tawil souri – flickr

E’ da settimane che vorrei scrivere qualcosa sulle crisi che stanno insanguinando il mondo: Gaza, l’Ucraina, Mossul, adesso la Libia e poi la mai dimenticata Siria. Sono in difficoltà perchè il web è pieno di foto raccapriccianti e soprattutto di commenti di parte, a volte estremamente violenti e faziosi. C’è chi, per arrivare alla pace, propone ancora una volta violenza su violenza e c’è  poi gente che, pur di portare acqua al proprio mulino, fa di tutta l’erba un fascio  ignorando la realtà e non distinguendo fra giochi di potere, religioni, interessi economici e culture.

Prendiamo ad esempio Gaza: è indubbio che in questo grave conflitto c’è una grande sproporzione delle forze in campo. Premesso che ogni vittima merita il nostro rispetto e le nostre preghiere, basta contare il numero dei morti da entrambe le parti per capire che c’è qualcuno che sta esagerando: quanti civili e bambini israeliani sono morti in questa guerra? E quanti civili e bambini palestinesi? Le cifre dicono che c’è veramente Davide contro Golia e Davide non è sicuramente israeliano. Eppure leggo blog di simpatizzanti del governo di Israele che inneggiano alla guerra, compreso qualcuno che arriva a dire che molte delle foto dei bambini uccisi a Gaza siano dei falsi photoshoppati. Allo stesso tempo leggo blog dove, per proteggere i palestinesi, si inneggia all’antisemitismo e a raccapriccianti soluzioni naziste, ignorando che c’è una bella differenza fra il governo guerrafondaio di Israele e le persone di religione ebraica. Tanti ebrei, in Israele e in tutto il mondo, sono contro la  guerra di Benjamin Netanyahu e spesso lavorano per la pace insieme ai Palestinesi, eppure sono ignorati dai media e non fanno notizia.

Se ci spostiamo a Mossul in tanti ci siamo indignati giustamente per la persecuzione dei cristiani, la cacciata dalle loro case e per la distruzione dei monumenti, come la tomba del profeta Giona. Però è altrettanto ingiusto chi, usando questi drammi, fomenta la lotta contro tutti i musulmani, compresi quelli che vivono pacificamente nelle nostre città, e che niente hanno a che vedere con i criminali jihadisti che vogliono costruire il califfato in Iraq. Basta leggere un po’ di stampa per scoprire che la ferocia dei jihadisti abbatte anche le moschee e colpisce allo stesso modo cristiani e musulmani sciti (ad esempio ad entrambi viene negata la distribuzione di razioni alimentari). Allo stesso tempo molti giovani musulmani iracheni riempiono i social network con la frase “Siamo tutti cristiani” ricordando che in Iraq la convivenza fra musulmani e cristiani caldei dura da oltre un millennio.

Per concludere rimane  la diatriba geopolitica dell’Est Europa, dove la Russia e i paesi occidentali stanno tirando l’Ucraina da una parte e dall’altra, per porla sotto la propria sfera economica e politica. Se leggete la stampa occidentale vi diranno che i Russi sono i cattivi che armano i filorussi per strappare l’Ucraina all’occidente e per impedire elezioni democratiche. Se leggete la stampa russa scoprirete che da ormai più di venti anni l’Unione Europea e gli Usa versano milioni di dollari per “comprarsi” l’Ucraina con governi fantocci filooccidentali. Purtroppo temo che abbiano ragione entrambi i contendenti, che la guerra potrebbe durare a lungo e che a rimetterci saranno sempre i soliti, cioè la popolazione…

Ecco, prima di fare post pieni violenti e pieni di sentenze  contro gruppi indistinti di persone (i russi, gli ebrei, gli islamici, gli extracomunitari, etc…) mi piacerebbe che ognuno si informasse bene per capire come stanno veramente le cose, perchè non è mai tutto bianco e tutto nero, perchè anche tra i “cattivi” a volte ci sono dei buoni che lavorano per la pace e perchè a volte alcuni di quelli che ci vengono presentati come “buoni” seguono interessi nascosti che sono tutt’altro che pacifici.

Mi piacerebbe che chi ha a cuore la pace, prima di scrivere un post, di twittare, di condividere qualcosa su facebook o di fare qualsiasi iniziativa in merito, si ricordasse un principio banale: se per denunciare o rimuovere un’ingiustizia o una violenza, si commettono, si fomentano o anche solo si inneggia ad altre ingiustizie e altre violenze, la spirale d’odio non avrà mai fine.

Diceva Gandhi: «Occhio per occhio e il mondo diventa cieco»

C’è un Marziano in Vaticano?

Foto

Foto “Su Santidad Papa Francisco” by arkhangellohim – flickr

A quasi un anno e mezzo dall’elezione di Papa Francesco continuo a pensare che c’è stato qualcosa che è andato storto… Da allora mi domando se i cardinali non sapevano chi era quello che hanno scelto come capo supremo della Chiesa Cattolica, oppure se lo Spirito Santo ci ha davvero messo lo zampino e ha fatto  scegliere loro una personalità che è avanti anni luce rispetto a tutto il clero… Nel dubbio, noto una differenza abissale tra quanto detto e scritto da Papa Francesco e quanto praticato dai suoi ministri, come potete leggere da queste 3 notizie pubblicate sulla stampa nell’ultimo mese…

Accoglienza dei migranti.

Lo scorso 10 Settembre 2013 il Santo Padre visitò il Centro Astalli, un centro di accoglienza per rifugiati dei Gesuiti. Nel suo discorso pronunciò queste frasi:

[…] Il Signore chiama a vivere con più coraggio e generosità l’accoglienza nelle comunità, nelle case, nei conventi vuoti. Carissimi religiosi e religiose, i conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi. I conventi vuoti non sono vostri, sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati. Il Signore chiama a vivere con più coraggio e generosità l’accoglienza nelle comunità, nelle case, nei conventi vuoti. […]

tratto dal discorso pronunciato da Papa Francesco al Centro Astalli del 10/09/2013

A nove mesi dal discorso del papa l’Ansa è andata a verificare quanti posti per i rifugiati sono stati creati nei conventi vuoti di Roma. La notizia, riportata a suo tempo solo da Rainews e dall’edizione Romana di Repubblica, parla di soli 7 posti in due conventi: 2 posti per rifugiati politici presso la sede provinciale delle suore di San Giuseppe di Chambery e 5 posti per donne rifugiate e il figlio di una di loro presso le suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret. In compenso, secondo questo articolo di Repubblica,  a Roma e provincia ci sarebbero almeno 200 conventi con 15.000 posti letto con caratteristiche simili ad alberghi o bed and breakfast. Ho scoperto che esiste persino un portale in stile “trivago”, che raccoglie le prenotazioni per i conventi che accolgono turisti e pellegrini, logicamente tutti paganti: www.istituti-religiosi.org  (in questa pagina trovate tutti i conventi di roma mentre qui invece trovate un articolo di un portale di turismo sull’accoglienza dalle suore)

Giudizio sui gay.

Nella conferenza stampa fatta dal papa in aereo durante il ritorno dalle Giornate mondiali della Gioventù in Brasile, il Papa disse:

[..] Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla? Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega in modo tanto bello questo, ma dice – aspetta un po’, come si dice… – e dice: “non si devono emarginare queste persone per questo, devono essere integrate in società”. Il problema non è avere questa tendenza, no, dobbiamo essere fratelli […]

dalla conferenza stampa di Papa Francesco sull’aereo di ritorno dalle Giornate mondiai della Gioventù in Brasile del 28/07/ 2013.

Leggiamo invece sulla stampa in questi giorni del mancato rinnovo del contratto di lavoro per una maestra che lavorava con ottimi risultati nell’istituto cattolico parificato Sacro Cuore di Trento a causa della sua probabile omosessualità. Le cronache raccontano di un umiliante colloquio fra la madre superiora, direttrice della scuola, e la maestra sospettata di essere lesbica nel quale la suora avrebbe legato il rinnovo del contratto ad una smentita della propria supposta omosessalità e alla volontà della maestra di porvi rimedio. Allo stato attuale credo che la maestra sia senza lavoro e ciò configurerebbe un licenziamento causato da una grave discriminazione sessuale. Per approfondire: da Huffington Post e da Il fatto quotidiano.

Accoglienza dei disabili.

L’ultima notizia di questi giorni riguarda un ragazzino disabile che è stato rifiutato dal centro estivo di una Parrocchia romana. Eppure il Santo Padre nel suo discorso ai disabili ad Assisi aveva affermato:

[…] Noi siamo fra le piaghe di Gesù, ha detto lei, signora. Ha anche detto che queste piaghe hanno bisogno di essere ascoltate, di essere riconosciute. E mi viene in mente quando il Signore Gesù andava in cammino con quei due discepoli tristi. Il Signore Gesù, alla fine, ha fatto vedere le sue piaghe e loro hanno riconosciuto Lui. […] E qui è Gesù nascosto in questi ragazzi, in questi bambini, in queste persone. Sull’altare adoriamo la Carne di Gesù; in loro troviamo le piaghe di Gesù. Gesù nascosto nell’Eucaristia e Gesù nascosto in queste piaghe. Hanno bisogno di essere ascoltate! Forse non tanto sui giornali, come notizie; quello è un ascolto che dura uno, due, tre giorni, poi viene un altro, un altro… Devono essere ascoltate da quelli che si dicono cristiani. Il cristiano adora Gesù, il cristiano cerca Gesù, il cristiano sa riconoscere le piaghe di Gesù. E oggi, tutti noi, qui, abbiamo la necessità di dire: “Queste piaghe devono essere ascoltate!”.[…]

discorso del Santo Padre durante l’incontro con i bambini disabili e ammalati dell’Istituto Serafico di Assisi del 4/10/2013

Il ragazzino in questione si chiama Christian, ha la sindrome di Down e lo scorso anno, grazie ad una petizione firmata da 30.000 persone su Change.org ottenne la cittadinanza italiana. Quest’anno è stato rifiutato dal centro estivo della Parrocchia di Piazza Capecelatro a Roma. Dopo questa porta chiusa in faccia la madre battagliera di Christian ha lanciato una nuova petizione indirizzata a Papa Francesco chiedendo che con i fondi dell’8 x 1000 della Chiesa Cattolica si possa inserire del personale specializzato  che consenta anche ai ragazzini disabili di frequentare i centri estivi parrocchiali.

Se volete firmare la petizione potete andare a questo link

Come concludere? Che spesso fra il dire (del papa) e il fare (dei suoi ministri) c’è di mezzo il mare… O forse c’è un marziano in Vaticano?