Crollo del Rana Plaza ad un anno di distanza: Benetton paghi il risarcimento alle vittime.

Foto tratta dal sito dell'ILRF - International Labor Rights Forum

Foto tratta dal sito dell’ILRF – International Labor Rights Forum

Un anno fa il crollo del Rana Plaza in Bangladesh causò la morte di 1.138 lavoratrici che producevano capi di abbigliamento per molte catene di moda occidentali. Ad oggi queste multinazionali non hanno ancora risarcito i parenti delle vittime: vi lascio con quanto scritto dai promotori della campagna Abiti puliti e vi prego di leggere e firmare, più in basso la petizione lanciata dall’International Labor Rights Forum da inviare a Benetton. Domani in Italia festeggeremo il 25 Aprile pensando a tutti coloro che hanno liberato la nostra nazione dalla dittatura fascista. Credo che adesso sia l’ora di mouversi per liberarci dalla nuova dittatura liberista delle multinazionali che, in nome della finanza e del profitto ad ogni costo, schiavizzano, precarizzano e uccidono milioni di esseri umani.

Rana Plaza, un anno dopo. Azioni in Italia e nel mondo per chiedere i risarcimenti delle vittime (tratto dal sito di Abitipuliti.org)

Un anno dopo il crollo del Rana Plaza i marchi che si rifornivano presso le aziende ospitate da quel palazzo non sono ancora riuscite a predisporre adeguati finanziamenti per risarcire le vittime e i familiari dei 1.138 morti.

Nonostante sia stato siglato un accordo innovativo tra marchi, governo del Bangladesh, lavoratori, sindacati nazionali e internazionali e ONG, supervisionato dall’ILO, per predisporre un programma di risarcimento delle vittime del Rana Plaza inclusivo e trasparente, conosciuto come l’Arrangement, il Donor Trust Fund volontario istituito per raccogliere le donazioni è ad oggi tristemente sotto finanziato. Un anno dopo il crollo i marchi e i distributori hanno contribuito con soli 15 milioni di dollari, appena un terzo dei 40 milioni necessari.

“I grandi marchi internazionali della moda hanno nuovamente fallito nel garantire il rispetto dei lavoratori che producevano per loro.” dichiara Deborah Lucchetti della Campagna Abiti Puliti, “Oggi, violando il diritto dei sopravvissuti e delle famiglie delle vittime del Rana Plaza a ricevere il giusto risarcimento per un disastro che poteva e doveva essere evitato, i marchi europei e nord americani infliggono a migliaia di persone una sofferenza continua, ingiusta e intollerabile. Se poi guardiamo ai profitti realizzati dalla Famiglia Benetton nel 2012” continua Lucchetti “constatiamo che la richiesta di 5 milioni di dollari per il Fondo di risarcimento equivale appena all’1,4% degli utili realizzati da gruppo, una percentuale davvero marginale per un’azienda che deve il suo successo economico anche al lavoro sottopagato e rischioso dei lavoratori bangladesi. Non ci sono scuse per non pagare, le imprese coinvolte devono assumersi le proprie responsabilità, è una questione di diritti e di civiltà.

Per celebrare il primo anniversario dal crollo, attivisti, cittadini e cittadine in tutto il mondo entreranno in azione al fianco dei familiari delle vittime. In Italia, fra le iniziative di pressione verso le imprese italiane Benetton, Manifattura Corona e Yes Zee in favore della costituzione del Fondo di risarcimento, il 24 aprile saranno organizzati:

Firenze | ore 12: Flash mob in Piazza Santa Trinità a cura di EU-ROPA progetto artistico della Compagnia Insomnia dedicato al tema dei diritti umani nell’industria dell’abbigliamento in collaborazione con Filctem-CGIL, Mani Tese Firenze, ACU Toscana e Villaggio dei Popoli
Milano | ore 15: Flash mob in Piazza Duomo a cura di Price is Rice in occasione del Fashion Revolution Day e in collaborazione con Abiti Puliti
Treviso | h.10-19: Palazzo dei 300, mostra L’arte del lavoro a cura Ass. culturale Pulperia in cui saranno ospitati immagini e materiali sul Rana Plaza.

Saranno inoltre organizzate iniziative di sensibilizzazione e raccolta firme a sostegno della petizione internazionale verso Benetton in diverse Botteghe del Commercio Equo e solidale.

A Dhaka, lavoratori e sindacalisti ricorderanno con una serie di eventi tutti coloro che hanno perso la vita quel giorno: tra i vari eventi si potrà assistere al racconto delle vittime presso il Worker Solidarity Center a Dhaka e ad una catena umana sul luogo del crollo.

A livello internazionale, l’Asia Floor Wage Alliance, la Clean Clothes Campaign, l’International Labor Rights Forum (ILRF), il Maquila Solidarity Network e il Worker Rights Consortium organizzeranno eventi commemorativi nelle strade dello shopping e in spazi pubblici.

La richiesta di tutti sarà che i marchi che continuano a rifiutarsi di contribuire al Donor Trust Fund facciano dei versamenti significativi e in tempi rapidi. Tra questi le aziende italiane Benetton, Manifattura Corona e Yes Zee. E poi Adler Modermarkte, Ascena Retail, Auchan, Carrefour, Cato Fashions, Grabalok, Gueldenpfennig, Iconix (Lee Cooper), J C Penney, Kids for Fashion, Matalan, NKD e PWT (Texman), tutte aziende che avevano produzioni al Rana Plaza durante il crollo e poco prima.

Liana Foxvog dell’ILRF aggiunge: “Children’s Place, il cui CEO ha guadagnato 17 milioni di dollari lo scorso anno, ha pagato una cifra pari a soli 200 dollari per famiglia. L’azienda considera davvero la vita delle persone così a buon mercato? Devono pagare di più. I bambini rimasti orfani, i lavoratori rimasti senza arti, le famiglie che hanno perso chi portava l’unico reddito, contano su un risarcimento adeguato ai loro bisogni fondamentali

Il Donor Trust Fund è aperto a donazioni volontarie ed è supervisionato dall’ILO come attore neutrale. “Per raggiungere l’obiettivo dei 40 milioni di dollari è anche necessario che il Governo e gli industriali del Bangladesh aumentino i loro contributi. Parallelamente anche i governi Usa e Ue devono fare passi immediati e concreti per assicurarsi che le aziende dei loro paesi paghino quanto è necessario: esattamente quanto abbiamo chiesto al Governo e alle istituzioni italiane durante il tour con Shila Begum, sopravvissuta del Rana Plaza, lo scorso 1 di aprile durante le audizioni con il sottosegretario al lavoro Teresa Bellanova, la Vice Presidente del Senato Valeria Fedeli, la Presidente della Camera Laura Boldrini e il Presidente della Commissione Diritti Umani Luigi Manconi” ha dichiarato ancora Deborah Lucchetti.

Dal 24 marzo scorso il processo di risarcimento è iniziato e si sta lavorando perché tutti coloro che hanno perso un famigliare o sono rimasti intrappolati nella fabbrica ricevano adeguato risarcimento. “Se mancano i fondi, allora non saremo in grado di fare un buon servizio a queste persone e la situazione si farà molto difficile” ha concluso il Dott. Mojtaba Kazaki, il Commissario Esecutivo dell’Arrangement.

Tratto dall’articolo “Rana Plaza, un anno dopo. Azioni in Italia e nel mondo per chiedere i risarcimenti delle vittime” pubblicato sul sito di Abitipuliti.org

Articolo che accompagna la petizione da inviare a Benetton, (tratto dal sito dell’ILRF – International Labor Rights Forum)

Foto tratta dal sito dell'ILRF - International Labor Rights Forum

Foto tratta dal sito dell’ILRF – International Labor Rights Forum

Benetton è stata di nuovo colta in fallo. Un’inchiesta giornalistica ha scoperto che non aveva rispettato gli obblighi previsti dall’Accordo sulla sicurezza e la prevenzione degli incendi, dopo che due imprese sue fornitrici non erano state riscontrate nella lista pubblica presente sul sito dell’Accordo. Una verifica condotta dal team dell’Accordo ha dimostrato che Benetton ha atteso almeno quattro mesi prima di rendere pubbliche queste aziende agli ispettori, poco prima che la trasmissione andasse in onda. Tutti i marchi sono vincolati a sottoporre gli indirizzi dei nuovi fornitori entro un mese dall’avvio della produzione.

Benetton sembra abituata a non prendersi responsabilità. Dopo che prodotti a marchio Benetton sono stati ritrovati tra le macerie del Rana Plaza, il palazzo crollato dove almeno 1.138 persone hanno perso la vita lo scorso 24 aprile 2013, l’azienda ha negato di avere rapporti con la fabbrica fino a quando fotografie con prodotti a marchio trovati tra le macerie hanno fatto il giro del mondo. Per più di sei mesi Benetton ha rifiutato di assumere qualunque responsabilità per il risarcimento, fino a settembre, quando ha deciso di unirsi al comitato internazionale istituito per la definizione e l’erogazione dei risarcimenti ai lavoratori. Due mesi dopo ha lasciato il negoziato e oggi rifiuta di dare risposte concrete ai lavoratori.

Adesso, quasi un anno dopo l’orribile disastro del Rana Plaza, Benetton non ha ancora messo un centesimo nel Rana Plaza Trust Fund che sta raccogliendo i fondi per il risarcimento dei lavoratori feriti e delle famiglie dei deceduti.

Benetton deve cambiare attitudine. Scrivi a Benetton che la vita dei lavoratori vale e chiedigli di fare un versamento immediato di 5 milioni di dollari nel Rana Plaza Donors Trust Fund.

Foto e testo tratti dalla pagina della petizione da inviare a Benetton sul sito dell’ILRF – International Labor Rights Forum

Purtroppo il flash mob a Firenze, ormai già passato,  è stato fatto ad un orario impossibile per chi lavora. Peccato ci sarei andato volentieri…

Sotto le slides… niente!

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Foto “Dressed in Paris” by Chiara Cremaschi – flickr

Oltre 26 anni di lavoro come informatico mi hanno insegnato a non fidarmi mai delle cosiddette Presentazioni in Powerpoint, soprattutto se sono infarcite da decine di slides e sono spiegate da uno in giacca e cravatta. Piuttosto che sorbirmi  noiose proiezioni di slides che magnificano la bellezza dei vari software preferisco andare sul campo e parlare con gli impiegati che già usano tutti i giorni quel software, per capirne vantaggi e criticità…

Ricordo che una quindicina di anni fa andai alla presentazione di un software di contabilità per le Aziende Sanitarie: salone affrescato, relatore belloccio e incravattato, slides accattivanti e rinfresco d’ordinanza… Peccato che il software che ci stavano presentando non esisteva! Per strade traverse io e i miei colleghi avevamo saputo che tutti i programmi erano completamente da sviluppare e che sarebbero stati sviluppati in seguito, solo se la ditta avesse vinto l’appalto… Andò a finire che la ditta vinse, i programmi furono sviluppati in fretta e furia e risultarono pieni di bugs: per noi che dovevamo far partire e funzionare quel software fu un vero e proprio bagno di sangue.

Ricordate che sotto le slides, non solo per il software ma anche in altri ambiti, spesso non c’è niente. Ad esempio, se qualcuno deve presentarvi un libro e invece di mettervi sotto il naso il volume già stampato vi fa vedere delle slides, è molto probabile che il libro debba ancora esser scritto…

Quindi, prima di spendere gli 80 euri al mese che Renzi ieri ha promesso agli italiani, andate a verificare se (e quando) dietro le slides apparirà e verrà approvato un più concreto decreto legge o disegno di legge… Altrimenti, una volta spento il videoproiettore (cioè dopo le elezioni europee e amministrative), c’è il rischio che sotto le slides rimanga la solita parete bianca…

[Era una volta] Venghino Signori a FiRenz(i)e…

Fino a stasera (20 Dicembre 2013) in questa pagina c’era un articolo, pubblicato il 3/12/2013, dedicato a Matteo Renzi e ai suoi 10 anni di governo del territorio dove abito (5 come presidente della Provincia di Firenze e 5 come Sindaco). Purtroppo una persona che si è qualificata come Marilda C. mi ha inviato una mail dove ha minacciato di querelarmi per diffamazione se non avessi cancellato il post.
Pur non temendo niente, ho deciso di togliere tutto il testo con quelle che erano le mie opinioni (del tutto personali e quindi molto opinabili). Mi permetto però di lasciare i link ai siti internet e agli articoli di stampa richiamati nel testo cancellato.

Link richiamati nel post originale cancellato….

Raggi di sole, ovvero piccolissime soddisfazioni…

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Foto “Rays of sunshine” by -JosephB- – flickr

Da oggi ho un collega nuovo, che però arriva da un luogo di lavoro vecchio… un posto dove ho lavorato dal 1988 al 2002. Col collega nuovo non ci conoscevamo perchè lui è entrato laggiù nel 2006, quando ormai io ero già andato via da quattro anni. Però abbiamo delle conoscenze comuni, persone con cui abbiamo lavorato entrambi…

E’ stato con immenso piacere che mi ha portato i saluti e gli auguri dei miei ex colleghi (quasi tutta la bassa forza), compresi quelli un po’ sui generis di un collega burbero e leggermente misantropo con cui ho diviso l’ufficio per alcuni anni e che, sotto una scorza dura, aveva un cuore grande…

Se dopo 11 anni ancora si ricordano di me, mi viene da pensare che nel periodo in cui sono stato laggiù, forse dovrei aver lasciato una buona impressione… Sarà vero? Non lo so, però ricevere quei saluti è stata una piccola soddisfazione… come un raggio di sole!

p.s. Anche non ricevere i saluti della mia ex-dirigenza è stata una soddisfazione…

Storia di P. che vorrebbe diventare ostetrica e dello Stato che non la vuole.

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Foto “L’ Emblema della Repubblica Italiana [ hd]” by καρλο [ AKA Gilyo] – flickr

P. è la figlia di una coppia di nostri amici. Una brava ragazza, con ottimi voti che avrebbe un sogno: quello di diventare ostetrica. Purtroppo lo Stato, col numero chiuso nelle Università, sta uccidendo il sogno di P. e sta privandosi di quella che potrebbe diventare un’ottima ostetrica.

P. è il secondo anno che fa gli esami per entrare all’Università per diventare ostetrica; come ripiego è il secondo anno che fa anche l’esame per entrare a infermieristica. Lo scorso anno non è riuscita ad entrare e per non perdere un anno di studi si è iscritta a Ingegneria ma, nonostante gli studi fatti e gli esami conseguiti, è un settore per cui non si sente proprio portata.

Adesso P. è in attesa dell’esito del test di ammissione e spera di farcela. Il padre mi ha detto che, se stavolta non riuscirà ad entrare, P. quasi sicuramente  rinuncerà agli studi. Se l’esame andasse male P. non ha voglia di restare parcheggiata in standby un altro anno, in attesa di una nuova lotteria dove tentare di  “vincere” il diritto di studiare ostetricia. Allo stesso modo, se P. fosse idonea ma i posti disponibili fossero in università lontane, la famiglia non sarebbe in grado di pagare il trasferimento fuori sede per permettere a P. di studiare.

Che Stato è quello che non permette ad una sua ragazza di studiare quello per cui si sente portata? Dov’è finito il diritto allo Studio? Ma soprattutto, che interesse ha lo Stato a che i suoi figli non debbano laurearsi e diventare dei buoni professionisti? Cosa c’è dietro a tutto ciò? A chi giovano meno laureati in Italia?

A queste domande non ho risposte da offrire ma forse ho un piccolo sospetto… Non è che questa Europa unita spinga ad avere meno laureati nel Sud perchè, magari in futuro, questi diventino manodopera a basso prezzo per i ricchi paesi del Nord? Già nel 1946 l’Italia fece un tragico scambio: il protocollo Italo-belga, che mandava 50.000 connazionali nelle miniere del Belgio in cambio di carbone. Da lì scaturì il  disastro di Marcinelle

Indigente Marocchino consegna alla Polizia di Firenze un portafoglio con denaro e documenti.

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Foto “Le Maroc” by pietroizzo – flickr

Se L’Italia non fosse uno stato dove tutto va alla rovescia questa notizia non sarebbe una notizia. Invece, in uno stato dove un italiano miliardario, corruttore, evasore e frodatore del fisco pretende l’impunità e tiene in ostaggio l’intera repubblica, è encomiabile il gesto di un indigente marocchino che ha restituito alla polizia un portafoglio integro, perso da una turista americana in visita a Firenze.

Ecco il comunicato stampa della Questura di Firenze. Berlusca, leggi e impara!

Nella serata di ieri [Giovedì 26/09/2013], un cittadino marocchino di 38 anni, regolare sul territorio nazionale, dedito a lavori precari ed in difficoltà economiche, ha riconsegnato agli agenti del Commissariato San Giovanni di Firenze un portafogli contenente denaro e documenti, di proprietà di una cittadina americana, dalla stessa smarrito nei pressi di Piazza Santa Croce.

Gli uomini del Commissariato, diretti dal Primo Dirigente Dr. Solimene Giuseppe, dopo avere ringraziato lo straniero per la condotta ineccepibile tenuta, hanno rintracciato immediatamente la turista, in viaggio per Venezia. Il denaro, circa 160 euro e 20 dollari, ed i documenti sono stati messi a disposizione del Consolato Usa a Firenze che provvederà alla riconsegna alla legittima proprietaria.

27/09/2013 15.12 Questura di Firenze

tratto dal comunicato stampa della Questura di Firenze

Tristi segnali sulla crisi.

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Foto “Yellow Cab Pizza Co.’s Vespa Delivery Mopeds” by shootamins (f/1.7) – flickr

I giornali, la tv, i politici, dopo aver negato la crisi per anni, adesso ci stanno dicendo che c’è la ripresa e che vediamo luce in fondo al tunnel… Sarà anche vero, ma quello che vedo io mi dice l’esatto contrario…

In questi giorni mi è capitato di osservare due “mestieri” che si svolgono sulle strade: quello delle persone che distibuiscono i volantini dei supermercati e  quello di chi porta le pizze a domicilio. Tanti anni fa erano fatti da ragazzi italiani molto giovani, magari da studenti-lavoratori o come forma di primissimo impiego. Successivamente sono subentrati giovani immigrati, mentre adesso noto una presenza sempre più frequente ed in crescita, fra i lavoratori di queste attività, di uomini e donne over cinquanta.

Vedere dei padri e madri di famiglia, che dalla età sembrano prossimi alla pensione, consegnare le pizze o dei volantini, magari sotto un diluvio universale,  è tristissimo e soprattutto non mi sembra un sintomo di ripresa economica…

Tutta l’omelia di Papa Francesco a Lampedusa.

Sulla visita di papa Francesco a Lampedusa ho già scritto a caldo nel post dello scorso 8 Luglio “Migrante fra i migranti…” . Sulle reazioni dei nostri politici, che sono stati la principale causa dei 20.000 morti che giacciono in fondo al Mediterraneo, non vale nemmeno la pena di sprecare fiato… tanto ormai lo sappiamo che la loro bramosia di potere e di denaro ha cancellato e cancella ogni residuo di umanità dalle loro coscienze e dal loro operato… Basta vedere come votano tutti compatti a favore di quegli strumenti di morte che sono gli F35…

Rimane invece alto il grido di Papa Francesco e perciò ho cercato il video di tutta l’omelia. Andrebbe rivisto e riascoltato almeno una volta a settimana, per evitare che le nostre coscienze si riaddormentino nell’indifferenza.

Una t-shirt… molto politica.

Foto t-shirt

Foto t-shirt “disoccupato.jpg” tratta dal blog “La disoccupazione ingegna”

Diversi miei lettori sono anche lettori del Blog “La disoccupazione ingegna” e perciò già conoscono questa t-shirt. Per gli altri vorrei presentare questa iniziativa…

Valeria [nickname Gioacchina] è una laureata con 110 e lode che abita a Brindisi e che ha deciso di raccontare in modo ironico e divertente le sue pluriennali (dis)avventure di disoccupata cronica nel blog “La disoccupazione ingegna” (sottotitolo “Se è vero che dobbiamo restare nel tunnel almeno arrediamolo come ci pare!”)

Da alcuni giorni Valeria ha prodotto una t-shirt con la grafica simile a quella degli avvisi sui pacchetti di sigarette con la scritta “SONO DISOCCUPATO MA STO CERCANDO DI SMETTERE” che sta vendendo al puro prezzo di costo (5€ per la stampa + 2,50€ per la maglietta + 2€ per le spedizioni). Valeria, dal punto di vista economico, non guadagna niente sulle t-shirt perchè non trova etico sfruttare altri disoccupati come lei, però spera che la diffusione delle magliette possa portare un po’ di pubblicità al suo blog e magari, chissà anche il tanto sospirato lavoro… La maglietta viene stampata da una piccola tipografia a gestione familiare di Brindisi e, chi si trovasse da quelle parti, può far stampare la scritta anche su maglie e altri oggetti di sua proprietà al solo costo della stampa… Gli altri possono comprarla tramite il blog “La disoccupazione ingegna

Comunque se l’idea vi piace fate un passaparola in modo da diffondere la notizia: io nel mio piccolo ho diffuso questa iniziativa nella rete dei Gruppi di Acquisto Solidali di Firenze. Mi ha risposto Carlo, un amico che pensava di organizzare un piccolo acquisto e che ha dimostrato il suo apprezzamento dell’iniziativa col seguente commento…

[...] credo che questa t-shirt sia un modo molto efficace per comunicare un concetto politico.

dalla mail del mio amico Carlo M. relativa alla t-shirt di Valeria

Migrante fra i migranti…

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Foto “Relatório sobre as tendências de solicitantes de refúgio 2011″ by UNHCR/ACNUR Américas

Stamani papa Francesco è stato a Lampedusa in quello che è il suo primo viaggio ufficiale come Pontefice. Avrebbe potuto andare ovunque nel mondo: nella sua Argentina o in qualsiasi altra capitale straniera, dove sarebbe stato ricevuto da potenti capi di Stato.  Invece ha voluto dare un segno: è andato ad incontrare i migranti, in quell’isola che è la porta dell’Europa e ha voluto rendere omaggio ai 20.000 esseri umani  che, secondo alcune stime, giacciono sepolti in fondo al mare, uccisi dalla nostra indifferenza e da quei respingimenti di cui la Storia farà vergognare i nostri politici del recente passato e del presente.

Figlio di migranti che  nel 1928 partirono dal Piemonte alla volta dell’Argentina, il Papa ha voluto incontrare altri migranti che oggi dall’Africa sbarcano su quelle rive che non sono altro che le rive della nostra coscienza: di cittadini italiani, di europei, di esseri umani e (per chi lo è) anche di credenti…

Il messaggio di oggi di Papa Francesco  è come una sveglia che suona e che ci chiama al cambiamento: a noi cittadini spetta di accogliere e guardare con occhi e sentimenti diversi i migranti. Ai nostri politici spetta di chiudere definitivamente col passato, coi Centri di identificazione ed espulsione, coi respingimenti e con quei partiti politici che li hanno voluti e approvati.

Prima ancora che il Papa, ce lo chiede la Storia… Non sarebbe l’ora di abolire la legge Bossi-Fini? E anche di dare la cittadinanza ai figli dei migranti che nascono in Italia e che, fin dall’asilo, sono compagni di scuola dei nostri bambini?