Dieci Onlus per me, posson bastare….

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Foto “Peace. Love. Respect.” by head.WEST – flickr

Tempo di dichiarazione dei redditi e quindi di scelta dell’Associazione Onlus a cui devolvere il nostro 5 per mille. Come ho scritto in un analogo post di alcuni anni fa:

…l’Associazione a cui ognuno devolve il proprio 5 per mille è un po’ come la fidanzata… Ognuno  ha nel cuore la sua e per lui è la più bella del mondo!

Partendo da questa considerazione mi sono chiesto… perchè non parafrasare il brano di Mogol e Battisti “Dieci ragazze” e fare un elenco delle dieci Associazioni che ritengo più meritevoli per ricevere il 5 per mille?

Per ognuna trovate il codice fiscale da segnare sul 730, il link alla loro pagina del 5 per mille e una breve frase sul perchè secondo me se lo meritano.

1) Movimento Shalom – C.F. 91003210506

Perchè a casa mia abbiamo due adozioni a distanza e io stresso la Chiara tutte le settimane. Perchè i progetti nel Sud del Mondo sono fatti con la popolazione locale e creano veri posti di lavoro e posti a scuola, invece di calare dall’alto assistenzialismo e beneficenza.

2) Emergency – C.F. 97147110155

Perchè Emergency è forse l’unico motivo per cui ancora vale la pena dirsi orgogliosi di essere italiani.  Perchè costruisce ospedali d’eccellenza nei paesi martoriati dalle guerre, quelle che il nostro Stato e i media di regime continuano a chiamare “missioni di pace”. Perchè voglio che la rivista “E-il mensile” torni nelle edicole.

3) Ospedale Pediatrico Meyer – C.F. 94080470480

Perchè è una delle eccellenze della Pediatria italiana. Perchè l’ospedale è così bello che non sembra nemmeno un ospedale. Perchè al suo interno viene svolta tantissima ricerca scientifica dedicata alle malattie infantili soprattutto a quelle genetiche e ai tumori. Perchè i clown del Meyer sono divertentissimi.

 4) Mani Tese – C.F. 02343800153

Perchè tramite il riuso, il riciclo e la vendita di tanti oggetti che altrimenti sarebbero finiti in discarica promuovono progetti di giustizia e di cooperazione allo sviluppo nel Sud del Mondo. Perchè nei loro mercatini trovo un sacco di cose per le mie collezioni a prezzi imbattibili e contemporaneamente faccio del bene. Perchè mi piace la loro lotta a favore della Sovranità Alimentare.

5) Greenpeace – C.F. 97046630584

Perchè le loro azioni a favore dell’ambiente e del pianeta sono altamente spettacolari ma allo stesso tempo sempre non violente. Perchè il clima e l’ambiente non possono aspettare!

6) Trisomia 21 Firenze – C.F. 94020840487

Perchè si occupa dell’integrazione e dell’autonomia delle persone Down. Perchè Antonella è il presidente di Onlus più vulcanico che io abbia mai conosciuto. Perchè il loro blog è uno dei più simpatici e divertenti della blogosfera (qui potete leggerlo).

7) Associazione Tumori Toscana – C.F. 94076680480

Perchè purtroppo li ho visti all’opera nelle cure domiciliari ai malati di tumore, quando lo scorso anno venivano dal figlio di un mio vicino di casa.

8) Emmaus Italia – C.F. 92040030485

Perchè, come Mani Tese, anche loro riciclano e riusano gli “scarti” della società consumista. Perchè con i proventi dei loro mercatini  finanziano azioni a favore delle persone più svantaggiate, sia in Italia che nel resto del mondo. Perchè la loro azione si ispira a quella di una delle più grandi figure europee dello scorso secolo: l’Abbé Pierre! Perchè è un piacere frugare fra le loro cianfrusaglie per trovare oggetti per le mie collezioni…

9)  Libera – C.F. 97116440583

Perchè se vogliamo che l’economia italiana si riprenda dobbiamo sconfiggere la criminalità organizzata e la corruzione. Perchè la loro pasta biologica è ottima… e pure le arance!

10) Regalami un sorriso – C.F. 92076170486

Perchè sono un gruppo di podisti e di fotografi che corrono e/o scattano foto e contemporaneamente fanno della solidarietà. Perchè lo scorso anno hanno donato decine di defibrillatori a associazioni, enti, gruppi sportivi delle provincie di Prato, Firenze e Pistoia, curando anche la formazione del personale.

Avrei molte altre associazioni da segnalare ma purtroppo, proprio come con la fidanzata, anche nel 730 vige la monogamia e quindi bisogna segnare una sola onlus… Che peccato non devolvere qualcosa a tutti…

Schiacciate per fabbricarci i vestiti: firmate la petizione di Avaaz.

Dopo aver firmato anch’io, copio e incollo dal sito di Avaaz…

Foto tratta dal sito di Avaaz

Foto tratta dal sito di Avaaz


Centinaia di donne in Bangladesh sono bruciate vive o rimaste seppellite mentre producevano i *nostri* vestiti! Tra pochi giorni, grandi aziende della moda potrebbero firmare un accordo che potrebbe rivelarsi un potente strumento per le norme sulla sicurezza o una campagna pubblicitaria di basso livello per risollevare l’immagine delle aziende. Se un milione di noi riuscirà a ottenere il sostegno degli amministratori delegati di H&M e GAP a favore di norme utili davvero a salvare delle vite, gli altri li seguiranno:


Firma la petizione

Cari amici,

Abbiamo visto tutti le orribili immagini di centinaia di donne innocenti bruciate o seppellite sotto il crollo delle fabbriche mentre producevano i nostri vestiti. Nei prossimi giorni possiamo fare in modo che le aziende si impegnino perché fatti come questi non accadano più.

Le grandi marche della moda appaltano i loro vestiti a centinaia di aziende in Bangladesh. Due aziende, tra cui Calvin Klein, hanno firmato un patto vincolante per la sicurezza degli edifici con adeguamenti antincendio. Altre, tra cui Wal-Mart o Benetton, stanno cercando di evitare di firmare, proponendo invece alternative deboli e utili solo all’immagine dell’azienda. L’ultima tragedia ha però dato vita a dei nuovi incontri per affrontare l’emergenza e ha generato forti pressioni perché il patto vincolante, in grado di salvare delle vite, venga firmato.

Le trattative finiranno a breve. H&M a GAP potrebbero essere le prime a sostenere un accordo vincolante e il modo migliore di fare pressione su di loro è rivolgersi direttamente agli amministratori delegati. Se un milione di noi farà appello proprio a loro tramite una petizione, attraverso le pagine Facebook, i tweet e altri annunci, tutti i loro amici e addirittura le loro famiglie lo verranno a sapere. Sapranno che la loro reputazione e quella delle loro aziende sono a rischio. Alcune persone sono obbligate a produrre i *nostri* vestiti in edifici pericolosi a un livello inaccettabile: firma perché siano resi sicuri e inoltra questa email a tutti quelli che puoi:

http://www.avaaz.org/it/crushed_to_make_our_clothes_loc/?bKNVvbb&v=24747

La tragedia di questi giorni rientra in uno schema preciso. Negli ultimi anni, incendi e disastri di vario tipo hanno tolto la vita a molte migliaia di persone e altre sono rimaste invalide e non possono più lavorare. Il governo bengalese ha chiuso un occhio davanti a condizioni tragiche, permettendo ai fornitori di tagliare i costi per produrre vestiti con ritmi e costi dettati dai giganti globali della moda. Le grandi marche dicono di fare dei controlli, ma i lavoratori affermano che le ispezioni delle aziende non sono affidabili.

L’accordo sulla sicurezza a sostegno dei lavoratori prevede ispezioni indipendenti, rapporti pubblici sulle condizioni delle fabbriche dei fornitori e provvedimenti obbligatori. Sarebbe applicabile persino per le corti di giustizia dei paesi d’origine delle aziende stesse! Non sono ancora noti i dettagli su quali aziende comprassero dalla fabbrica crollata poche settimane fa e non ci sono prove che H&M o GAP fossero tra queste. Ma molti operai sono morti in altre fabbriche di fornitori di H&M e GAP in Bangladesh e coinvolgere ora queste marche significherebbe fare in modo che altre aziende le seguano.

Le aziende stanno prendendo delle decisioni a riguardo proprio in queste ore. Facciamo appello agli amministratori delegati di H&M e GAP perché indichino la strada a tutto il settore, firmando il piano sulla sicurezza. Firma la petizione e poi condividi questa email quanto più puoi; una volta che avremo raggiunto un milione di firme attireremo così tanta attenzione che non potranno non notarci:

http://www.avaaz.org/it/crushed_to_make_our_clothes_loc/?bKNVvbb&v=24747

Molte volte i membri di Avaaz hanno unito le loro forze per combattere l’avidità delle aziende e sostenere i diritti umani. L’anno scorso abbiamo contribuito a fare in modo che 100 lavoratori indiani tornassero a casa sani e salvi quando un’azienda del Bahrein si era rifiutata di lasciarli andare. Ora prendiamo posizione per fermare la corsa mortale al ribasso nella sicurezza delle fabbriche.

Con speranza e determinazione,

Jamie, Jeremy, Alex, Ari, Diego, Marie, Maria-Paz, Ricken e tutto il team di Avaaz

ULTERIORI INFORMAZIONI:

Bangladesh, le vittime del crollo del Rana Plaza ricattate dai datori di lavoro (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/esteri/13_aprile_26/bangladesh-marchi-moda-responsabilita_6b3c490a-ae81-11e2-b304-d44855913916.shtml

Rana Plaza, Bangladesh. Il capolinea del capitalismo globale (L’Huffington Post)
http://www.huffingtonpost.it/deborah-lucchetti/rana-plaza-bangladesh-il-capolinea-del-capitalismo-globale_b_3201364.html?utm_hp_ref=italy

In Bangladesh, Benetton e le altre aziende devono garantire sicurezza (Il Fatto Quotidiano)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/bangladesh-benetton-e-altre-aziende-devono-garantire-sicurezza/578850/

Bangladesh, la strage di operai più grande della storia (Conquiste del Lavoro)
http://www.conquistedellavoro.it/cdl/it/Archivio_notizie/2013/Maggio/info1546183859.htm

Strage in Bangladesh. Quelle magliette low-cost che costano troppo sangue (Panorama)
http://news.panorama.it/esteri/Strage-in-Bangladesh-Quelle-magliette-low-cost-che-costano-troppo-sangue

XXXVIII Festa della Pace a Collegalli (Fi)

Locandina XXXVIII Festa della Pace dal sito del Movimento Shalom.

Locandina XXXVIII Festa della Pace dal sito del Movimento Shalom.

Anche se, per altri impegni concomitanti non potrò partecipare,  è con molto piacere che pubblico il programma della XXXVIII Festa della Pace che il Movimento Shalom organizza nella giornata del 1 Maggio a  Collegalli – Montaione (Fi). Nella splendida località, tolamente immersa nella campagna toscana la festa si svolgerà dalla mattina alla sera con un sacco di eventi per adulti e bambini.

ore 9.30 Apertura stand: cultura, gastronomia e artigianato
ore 10.30 Adozioni internazionali “Educare mio figlio” Interventi di: Luca Martini (responsabile adozioni internazionali Shalom), Giada Tessitori (psicologa), Jospeh Masumu Nzimbala (referente Shalom R.D.Congo)
ore 12.00 Preghiera interreligiosa per la Pace
ore 13.00 Pranzo sociale
ore 15.00 conversazione sotto il tendone su tema “SCIENZA E PACE”

ore 17.00 “Il teatro dell’Alambicco” presenta “VOGLIA DI VOLARE” …viaggio musicale sulle note dei Musicals più famosi, di melodie evergreen, di ritmi latino-americani… e non solo!

Durante tutta la giornata funzionerà un Luna park gratuito per bambini con giochi gonfiabili, saltimbanchi, calcio balilla umano, mercatino artigianato, gastronomia e prodotti tipici

Parcheggi e bus navetta gratuiti da Corazzano (anche se dal parcheggio alla sede della festa potete andare e venire a piedi con una bella e non troppo lunga passeggiata).

Un video con un concerto del Teatro dell’Alambicco

p.s. (1) Per Margherita di Risonero.com… Ha visto che, nonostante tutto, non abbandono lo Shalom?

p.s. (2) Stasera alle ore 21 sull’emittente toscana 50 Canale nella trasmissione l’Impallato di Andrea Buscemi si parlerà del Movimento Shalom.

Una petizione contro l’uso del phenoxyethanolo (fenossietanolo).

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Foto “Baby mag Füße” by mueritz – flickr

Ricordate il post dello scorso 23 Marzo sull’allarme phenoxyethanolo nei prodotti per la prima infanzia? Nei numeri 10, 11 e 13 della rivista Il Salvagente era stato rilanciato l’allarme arrivato dalla Francia sulla presunta tossicità per la riproduzione e lo sviluppo di questo conservante usato abitualmente in moltissimi prodotti per i neonati (nel precedente post c’è tutta la lista dei prodotti)

A seguito delle sollecitazioni fatte dalla rivista Il Salvagente  soltanto Coop e Conad hanno risposto dicendo che, in base al principio di precauzione, si stavano attivando per fare ulteriori analisi e cercare altre sostanze meno tossiche con cui eventualmente sostituire il fenossietanolo. Dalle altre ditte coinvolte invece non è arrivata nessuna risposta.

Il Salvagente ha perciò lanciato una raccolta di firme per chiedere a Unilever (Fissan) e Procter & Gamble (Pampers) e Artsana (Chicco) di fare lo stesso, adottando il principio di precauzione, e cercare un’alternativa, come hanno fatto Coop e Conad. Ad oggi sono già state raccolte quasi 8.000 firme….

A questo link su change.org si può firmare la petizione de “Il Salvagente”

Con questa raccolta firme il Salvagente inaugura una collaborazione col sito internazionale di petizioni change.org

p.s. Ringrazio Beatrice per avermi segnalato la petizione fra i commenti del precedente post. A dire il vero essendo abbonato alla rivista la petizione l’avevo già vista ma non avevo avuto ancora il tempo di fare il post. :-)

Il Governo Monti non dimezzi gli indennizzi per le vittime degli incidenti stradali.

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Foto “Car Crash: 12 march 2009″ by jenineabarbanel – flickr

Nel tempo, molti governi italiani hanno avuto la pessima abitudine di mettere, nascoste fra le pieghe dei loro decreti, delle norme a danno dei cittadini normali ma a favore dei potenti e dei gruppi di potere che li hanno appoggiati. Figurarsi se un governo alla scadenza del suo mandato, come quello di Mario Monti, non abbia pensato a fare di nascosto un qualche piacere agli amici degli amici… L’Associazione Vittime della Strada segnala (e la rivista “Il Salvagente” pubblica nel numero attualmente in edicola) il tentativo del governo Monti di fare un regalo alle assicurazioni, proprio a spese di chi resta invalido per incidente stradale…

L’appello dell’Associazione vittime della strada: “NON FATE PAGARE ALLE VITTIME GLI INTERESSI DEGLI ASSICURATORI”

Per il momento il pericolo è scampato ma la spada di Damocle del dimezzamento dei risarcimenti alle vittime di incidenti stradali pende ancora sugli automobilisti italiani. Il rischio è contenuto in un decreto del presidente della Repubblica (Dpr) che il governo Monti sarebbe intenzionato ad approvare in uno dei prossimi consigli dei ministri, a meno di ripensamenti dell’ultima ora. Un ripensamento è ciò che auspica l’Associazione italiana familiari e vittime della strada che, intanto, è riuscita ad ottenere lo stralcio della questione dall’ultimo Cdm e l’impegno del capo di gabinetto del ministero della Salute di farsi portatore presso il ministro Balduzzi delle istanze dell’associazione per congelare il provvedimento.

COLPO DI MANO

La questione è complicata e antica. A stabilire che esistessero delle tabelle nazionali (prima ogni tribunale si regolava autonomamente) con i valori del risarcimento per i danni alla persona è stato il codice delle assicurazioni, entrato in vigore nel 2006. Quel testo delegava il governo ad adottarle entro 24 mesi (entro, quindi, gennaio 2009). Mentre quelle per danni lievi, da 1 a 9 punti, sono arrivate quasi subito, delle altre, quelle per danni gravi, da 10 a 100 punti, non si è saputo più niente finché nel giugno del 2011 la Cassazione ha stabilito che per la quantificazione economica del danno biologico le tabelle di riferimento erano quelle del Tribunale di Milano. È stato solo di fronte a questa decisione, che sgradita alle compagnie di assicurazione in quanto i rimborsi aumentavano di circa il 15%, che prima il governo Berlusconi e poi quello Monti hanno tentato di mettere mano alla questione presentando un Dpr che in pratica taglia drasticamente i risarcimenti.

NON PROVATECI

Gli effetti ce li spiega Giuseppa Cassaniti, presidente dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada: “Un giovane di 35 anni che subisce un danno biologico del 50% (perdita totale dell’avambraccio) è oggi risarcito con un ammontare che include anche il danno morale, da un minimo di 365.659 euro fino a 454.000 euro. Con le tabelle proposte dal decreto del governo tali valori rischiano di dimezzarsi. Per questo noi chiediamo che le tabelle nazionali di riferimento restino quelle del Tribunale di Milano. Non può essere che per tutelare gli interessi delle assicurazioni a farne le spese siano le vittime degli incidenti”.

Articolo pubblicato a pagina 25 de “Il Salvagente” n.15/2013

Il numero di Marzo 2013 del trimestrale “Shalom”.

Come ho già fatto in passato, con questo post vi pubblico il file da scaricare dell’ultimo numero del giornalino trimestrale che viene inviato ai membri del Movimento Shalom. Potete scaricarlo cliccando qui, oppure sulla foto della copertina, in basso. Per leggere anche i numeri arretrati potete cliccare in alto sull’etichetta Shalom e arriverete alla pagina con l’elenco di tutti i numeri scaricabili.

Vi ricordo che se avete un blog, un sito internet  o una pagina su facebook potete copiare e incollare i contenuti del giornale citando la fonte, perchè come è scritto nella seconda pagina: “La testata autorizza la riproduzione dei testi e delle foto e invita a citarne la fonte.”

I contenuti del numero di Marzo.

Il numero è incentrato su due convegni che si sono svolti, uno a Firenze lo scorso 8 Dicembre e l’altro a Gennaio 2013 nella città di Ouagadougou in Burkina Faso. Quest’ultimo  affrontava il tema “L’Africa sviluppa l’Africa” e per la prima volta ha permesso l’incontro delle delegazioni del Movimento Shalom di 12 stati africani ed è stato ripreso anche dalla stampa italiana. A proposito vi segnalo:

  • Da pagina 12 a pagina a pagina 17 gli articoli apparsi sulla stampa italiana dedicati al convegno in Burkina Faso  e alle attività del Movimento Shalom. “AFRICA, IL ‘MIRACOLO’ DELLA PIZZERIA ‘STRANE NOZZE’ LAICO-CATTOLICHE” di Carlo Ciavoni e Marco Palombi pubblicati su Repubblica, “L’ AFRICA SVILUPPA L’ AFRICA” di Sandro Cappelletto da La Stampa e “AFRICA, MENO AIUTI PIÙ SVILUPPO” di Romina Gobbo da Famiglia Cristiana.
  • Nelle pagine da 18 a 21 sono invece presenti i resoconti delle varie delegazioni africane che raccontano con freschezza e semplicità quello che è stato il loro Convegno a Ouagadougou

Infine segnalo che a pagina 36 ho trovato un articolo che, con tutto l’amore e il rispetto che ho per il Movimento Shalom (di cui tra l’altro faccio parte), ha irritato parecchio la mia sensibilità. Ma per questo sto già preparando un altro post: se faccio in tempo a finirlo lo leggerete domani…

Copertina n.1/2013 trimestrale Shalom

Copertina n.1/2013 trimestrale Shalom

Dalla Francia l’allarme phenoxyethanolo (fenossietanolo).

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Foto “Nappy Changing” by Leo Reynolds – flickr

Il Salvagente è una rivista settimanale che si occupa, fra le varie cose, di tutela dei consumatori. Negli ultimi 3 numeri (10, 11 e 12 del 2013)  ha dedicato ben 3 articoli consecutivi ad un presunto allarme in arrivo dalla Francia: quello del phenoxyethanolo nei prodotti per l’igiene per la prima infanzia. Cerco di fare una sintesi dei tre articoli perchè il caso mi sembra interessante.

Cos’è il phenoxyethanolo

Una sostanza decisamente sospetta, addirittura rischiosa per i bambini stando a un recente allarme francese, eppure diffusissima in moltissimi cosmetici compresi quelli dedicati ai più piccoli: dalle salviette imbevute alle paste protettive, dalle creme idratanti ai detergenti, ai baby cosmetici. È il fenossietanolo, un conservante potenzialmente tossico per la riproduzione e lo sviluppo su cui ultimamente ha acceso i riflettori l’Agenzia francese sulla sicurezza dei medicinali e dei prodotti sanitari (Ansm) invitando i produttori a non utilizzarlo nei cosmetici rivolti ai bambini fino a tre anni di età. [...] Il silenzio intorno ai possibili rischi di questo conservante per i bambini fino a tre anni, in realtà, nasce ben prima: era maggio del 2012 quando l’Ansm pubblicava, nell’indifferenza pressoché generale, una nuova valutazione dei rischi d’uso del fenossietanolo nei cosmetici destinati alla prima infanzia concludendo che non andrebbe più utilizzato nei prodotti destinati alla “seduta”, e ne andrebbe limitata la concentrazione allo 0,4% (attualmente è all’1%) in tutti gli altri. Una conclusione che tiene conto dell’esposizione cumulativa a cui sono soggetti i bambini. (Fonte ***)

C’è da dire che il phenoxyethanolo non è affatto illegale e l’impiego nei cosmetici è approvato (pur nella concentrazione massima dell’1%) dalle autorità europee. [...] In attesa che anche le autorità europee procedano a una rivalutazione del rischio, per il principio di precauzione sarebbe meglio evitare, a priori, i marchi che usano questo conservante. Nel caso delle paste protettive per il cambio dei pannolini, poi, il consiglio è di privilegiare prodotti naturali privi non solo di phenoxyethanolo, ma anche di parabeni e petrolati, questi ultimi sostanze di bassissima qualità ottenute dal petrolio e che abbiamo scoperto essere diffusissime in questi cosmetici. (Fonte **)

Prodotti per bambini contenenti phenoxyethanolo (elenchi pubblicati su “Il Salvagente”)

SALVIETTINE (Fonte *)

  • AVEENO BABY Produttore Johnson&Johnson
  • BABY Produttore Mister Clean
  • BABY FRESH PAMPERS Produttore Procter & Gamble
  • BABY MILK Produttore Carrefour
  • BABY SENSITIVE Produttore Carrefour
  • BABY SOFT & CREAM Produttore Nivea
  • BIMBI Produttore Fresh&Clean
  • CRESCENDO Produttore Coop
  • SALVIETTINE BABY Produttore Fissan
  • SALVIETTINE BIMBO Produttore Conad

CREME PROTETTIVE (Fonte **)

  • FISSAN Baby Protezione e Natura
  • BABYGELLA Pasta protettiva
  • AVÈNE PEDIATRIL Crema per il cambio
  • CHICCO Pasta lenitiva
  • DERMOGELLA BÉBÉ Baby Paste
  • FISSAN BABY Pasta Alta Protezione

ALTRI COSMETICI PER I BAMBINI (Fonte ***)

  • AVEENO Daily lotion – Crema idratante - Bagnetto corpo e capelli
  • AVÈNE PEDIATRIL –  Latte delicato idratante –  Acqua detergente
  • JOHNSON’S – Crema liquida – Baby bagnetto primi mesi - Baby bagnetto delicato – Crema idratante
  • HUMANA – Bagno schiuma ultradelicato
  • DERMOGELLA – Bagno
  • COOP Crescendo – Latte detergente
  • FISSAN - Crema per viso e corpo
  • BABYGELLA – Crema idratante protettiva
  • CHICCO Baby moments – Crema corpo fluida - Shampoo – Bagnoschiuma
  • DISNEY (Dialfa Pharmaceuticals) - Latte detergente - Sapone liquido

FONTI

p.s. Logicamente sui 3 numeri de “Il salvagente” ci sono anche altre notizie come le reazioni dei produttori e gli elenchi delle creme protettive senza fenossietanolo.

Il numero di Dicembre 2012 del trimestrale “Shalom”.

Come ho già fatto in passato, con questo post vi pubblico il file da scaricare dell’ultimo numero del giornalino trimestrale che viene inviato ai membri del Movimento Shalom. Potete scaricarlo cliccando qui, oppure sulla foto della copertina, in basso. Per leggere anche i numeri arretrati potete cliccare in alto sull’etichetta Shalom e arriverete alla pagina con l’elenco di tutti i numeri scaricabili.

Vi ricordo che se avete un blog, un sito internet  o una pagina su facebook potete copiare e incollare i contenuti del giornale citando la fonte, perchè come è scritto nella seconda pagina: “La testata autorizza la riproduzione dei testi e delle foto e invita a citarne la fonte.”

I contenuti del numero di Dicembre

Fra i vari articoli di questo numero vi segnalo:

  • Alle pagine 5, 6 e 7 il progetto “Educarsi al Futuro: Scuola, ricerca e cooperazione” portato avanti dal Movimento Shalom, Enea e dalle scuole superiori di Taranto con lo scopo di fornire illuminazione elettrica solare a venti scuole rurali della Mauritania e del Burkina Faso, fornendo gli impanti fotovoltaici ma soprattutto formando il personale locale per l’installazione e la manutenzione degli impianti.
  • A pagina 12 “Adozioni a distanza”, un bell’articolo di Silvia Lensi su questa splendida forma di solidarietà che, per quella che è la mia esperienza, dona tanto a tutti e forse molto di più agli adottanti che agli adottati.
  • Dalla pagina 16 alla 19 “Shalom per i giovani, i giovani per Shalom” una raccolta di testimonianze sulla partecipazioni delle giovani generazioni alla vita del Movimento Shalom con racconti dall’Italia e dall’Africa. Storie fresche, vivaci, e piene di speranza, proprio quello che ci vuole per augurarsi un futuro più sereno…
Copertina n.4 trimestrale Shalom

Copertina n.4/2012 trimestrale Shalom

Il discorso più bello del mondo… Poi, però…?

Eleonora, una mia amica, mi ha mandato il link a quello che in rete è considerato il discorso più bello del mondo. Si tratta del discorso che il Presidente dell’Uruguay, José Mujica, ha tenuto alla Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile di Rio de Janeiro dello scorso giugno 2012. Se avete 10 minuti di tempo da dedicarci ascoltatelo, perchè come dicono in tanti,  è un discorso rivoluzionario.

Poi però più sotto ne riparliamo…

Perchè questo discorso, ormai in rete da più di 6 mesi, adesso è salito alla ribalta e gira per tutti i social network, condiviso e ricliccato da un sacco di persone? Semplicemente perchè siamo in periodo elettorale e la storia del Presidente dell’Uruguay oltre ad essere molto istruttiva si presta al confronto con i politici nostrani. Il paragone l’ha fatto l’avvocato ambientalista Fabio Balocco su “Il fatto quotidiano“. Vi metto qui uno stralcio del suo articolo.

“José Pepe Mujica, Presidente dell’Uruguay: un mito” di Fabio Balocco.

Un mito. Non so definirlo altrimenti. José Pepe Mujica è un mito. In un mondo in cui la gente si scanna per il potere, per l’accumulo di beni materiali, lui, Presidente dell’Uruguay, si trattiene solo 485 dollari dello stipendio per vivere e destina gli altri 7500 alla beneficenza. Vive di poco, anzi di pochissimo, in una vecchia fattoria senza neppure l’acqua corrente, ma solo l’acqua del pozzo. È vegetariano, è sposato, ha un cane. Se non fosse per due energumeni che gli montano la guardia all’inizio della proprietà, nessuno potrebbe immaginare che lì ci vive il presidente della nazione. [...]

È qualunquista fare un raffronto tra Mujica ed il nostro comunista  migliorista Napolitano, che vive al Quirinale e guadagna 239.192 euro all’anno, aumentati di 8.835 euro nell’anno in corso? 

È qualunquista fare un raffronto tra Mujica, che ha rischiato la vita e conosciuto la galera e che dichiara che un politico dovrebbe vivere come la maggioranza dei propri concittadini, con i nostri ex comunisti ed attuali neoliberisti D’Alema, con il suo yacht ormeggiato a Gallipoli, o Fassino, sindaco della città più indebitata d’Italia, con il suo reddito imponibile (anno 2010) di 126.452 euro?[...]

tratto dall’articolo “José Pepe Mujica, Presidente dell’Uruguay: un mito” di Fabio Balocco.

In tutta la loro buonafede, se Fabio Balocco, la mia amica Eleonora e tutti coloro che fanno girare questo video, pensano che sia una faccenda che riguarda esclusivamente i politici hanno capito poco. Se dopo aver condiviso, cliccato, twettato il discorso José Mujica di escono di casa col suv preso a rate sotto le chiappe e vanno a comprare l’ultimo modello di smartphone o a fare degli ottimi affari nei saldi, non hanno capito proprio niente.

La forza del discorso di José Mujica non sta nelle belle parole contro la società dei consumi, ma nel fatto che questo uomo di 77 anni le ha messe in pratica nella sua esistenza, facendo una vita frugale, liberandosi del superfluo e dei bisogni indotti, dedicando il suo tempo a cose che valgono ben più del possedere oggetti materiali. Sicuramente José Mujica avrebbe fatto le stesse scelte da normale cittadino, anche se non fosse stato il presidente dell’Uruguay, ed è su questo aspetto che tutti tacciono. La scelta di lottare contro questo sistema economico “non consumando” o meglio “consumando criticamente e consapevolmente” è una scelta di responsabilità personale a cui siamo chiamati individualmente tutti quanti, come cittadini e membri della famiglia umana. Chi non capisce questo e magari pensa che sia solo un problema dei politici, faccia a meno di cliccare, condividere, twettare. Grazie!

p.s. La storia di  José Mujica meriterebbe un maggiore approfondimento: quest’uomo che nel periodo del golpe in Uruguay si è fatto circa 15 anni di galera e che col ritorno alla democrazia è diventato Presidente, ricorda da vicino quella di Nelson Mandela ma da noi è totalmente sconosciuta proprio per la sua avversione alla civiltà de consumi!

ulteriore p.s. Nel discorso di  José Mujica appare una parola che ormai non usano più nemmeno i preti: FRATELLANZA. Tenetela a mente: ne riparliamo i prossimi giorni…

Da un’intervista a Paul Tergat.

Foto "IMG_5897.jpg" by Rude Cech - flickr

Foto “IMG_5897.jpg” by Rude Cech – flickr

L’altro giorno stavo sfogliando un vecchio numero della rivista “Runner’s world” dove ho trovato un’intervista al campione olimpico e mondiale di atletica Paul Tergat. Vi metto uno stralcio che mi ha colpito molto.

Per la maggior parte dei bimbi della zona del Kenya in cui sono nato, affrontare l’avventura della vita è decisamente difficile. [...] La mancanza di cibo crea loro enormi difficoltà. La giornata è una continua lotta per la sopravvivenza. Io, come tutti, sembravo destinato a passare il mio tempo ad aiutare la famiglia a trovare di che tirare avanti. Quando avevo 8 anni, però, il PAM [Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite] cominciò a distribuire cibo nelle scuole, togliendoci finalmente la preoccupazione della fame che sentivamo durante le lezioni. Ci veniva garantito almeno un pasto al giorno, così potevamo finalmente concentrarci sugli studi. Chi aveva abbandonato la scuola tornò, altri si fecero vedere per la prima volta. Oggi [...] mi chiedo spesso se sarei mai diventato un maratoneta di successo,  in salute ed istruito senza i benefici dell’alimentazione scolastica.

Tratto da un’intervista a Paul Tergat pubblicata a pag. 32 del numero 1/2006 della rivista Runner’s world Italy

Insomma se non ci fosse stato il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite noi ci saremmo persi un campione da: due medaglie d’argento alle Olimpiadi, due d’argento e una di bronzo ai mondiali di Atletica, tutte nei 10.000 metri ed inoltre 5 medaglie d’oro ai mondiali di cross lungo, 2 medaglie d’oro ai mondiali di Mezza maratona e il record mondiale in Maratona, detenuto dal 2003 al 2007.

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