Una buona notizia: le petizioni a favore dei lavoratori tessili del Bangladesh hanno avuto effetto!

Ricordate il post dello scorso 8 Maggio in cui vi invitavo a firmare la petizione di Avaaz a favore dei lavoratori tessili del Bangladesh? Ebbene, le petizioni sono state più di una, lanciate in tutto il mondo e sommandole tutte insieme  hanno già raggiunto più di un milione e mezzo di firme. La pressione di così tanti consumatori, tutti informati e critici, ha avuto effetto: molte delle multinazionali coinvolte hanno firmato l’accordo per la sicurezza dei lavoratori in Bangladesh. Vi copio-incollo l’articolo pubblicato oggi sul sito della Campagna Abiti Puliti  (membro italiano della campagna internazionale Clean Clothes Campaign). Questa vittoria contro la delocalizzazione selvaggia è importante perchè sui diritti dei lavoratori non ci sono differenze fra Nord e Sud del mondo: o si vince tutti insieme, o si perde tutti! Grazie a tutti!!!!!

(2013) Abbiamo vinto. Anche Benetton sigla l’accordo sulla sicurezza in Bangladesh

copertinasito_abbiamovintoLa pressione popolare coordinata dalla Campagna Abiti Puliti ha costretto anche Benetton a firmare l’accordo per la sicurezza e la prevenzione degli incendi in Bangladesh.

A poche ore della scadenza dell’ultimatum lanciato dalla CCC, l’azienda italiana ha deciso infatti di sottoscrivere l’accordo che prevede ispezioni indipendenti negli edifici, formazione dei lavoratori in merito ai loro diritti, informazione pubblica e l’obbligo di revisione strutturale degli edifici e obbligo per i marchi internazionali di sostenere i costi e interrompere le relazioni commerciali con le aziende che rifiuteranno di adeguarsi, per rimuovere alla radice le cause che rendono le fabbriche del paese insicure e rischiose per migliaia di lavoratori.

“Il cuore dell’accordo” spiega Deborah Lucchetti “è l’impegno delle imprese internazionali a pagare per la messa in sicurezza degli edifici, unitamente ad un ruolo centrale dei lavoratori e dei loro sindacati. Solo attraverso una diretta partecipazione dei lavoratori del Bangladesh sarà possibile costruire condizioni di lavoro sicure e mettere la parola fine a tragedie orribili come quella del Rana Plaza”.

La firma di Benetton arriva dopo aver negato a lungo il suo coinvolgimento con fornitori presenti al Rana Plaza e dopo che molti dei marchi impegnati nelle fabbriche bengalesi avevano già riconosciuto la propria responsabilità. H&M, Inditex, PVH, Tchibo, Primark, Tesco, C&A, Hess Natur sono alcuni dei primi firmatari dell’accordo.

Questo successo è frutto non solo della collaborazione straodinaria tra la Clean Clothes Campaign, il Workers Rights Consortium, la federazione dei sindacati internazionali IndustiAll e UNI Global Union, unitamente alle altre organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti dei lavoratori, tra cui citiamo International Labor Rights Forum (ILRF), United Students Against Sweatshops (USAS), Maquila Solidarity Network (MSN), War on Want, People and Planet, SumOfUs.org, Change.org, Credo Action, Avaaz e Causes, ma soprattutto della forza che i consumatori hanno saputo imprimere alla campagna decidendo di sottoscrivere la petizione che chiedeva ai marchi azioni concrete.

Dal 2005 più di 1700 lavoratori tessili in Bangladesh sono morti a causa della scarsa sicurezza degli edifici. Ora si apre una fase nuova, nella quale i marchi si sono impegnati ad essere parte attiva e collaborativa.

Tutti insieme siamo riusciti a creare un precedente storico di mobilitazione dal basso che difficilmente potrà essere ignorato d’ora in avanti.

Articolo “(2013) Abbiamo vinto. Anche Benetton sigla l’accordo sulla sicurezza in Bangladesh” pubblicato sul sito “Campagna Abiti Puliti”

Schiacciate per fabbricarci i vestiti: firmate la petizione di Avaaz.

Dopo aver firmato anch’io, copio e incollo dal sito di Avaaz…

Foto tratta dal sito di Avaaz

Foto tratta dal sito di Avaaz


Centinaia di donne in Bangladesh sono bruciate vive o rimaste seppellite mentre producevano i *nostri* vestiti! Tra pochi giorni, grandi aziende della moda potrebbero firmare un accordo che potrebbe rivelarsi un potente strumento per le norme sulla sicurezza o una campagna pubblicitaria di basso livello per risollevare l’immagine delle aziende. Se un milione di noi riuscirà a ottenere il sostegno degli amministratori delegati di H&M e GAP a favore di norme utili davvero a salvare delle vite, gli altri li seguiranno:


Firma la petizione

Cari amici,

Abbiamo visto tutti le orribili immagini di centinaia di donne innocenti bruciate o seppellite sotto il crollo delle fabbriche mentre producevano i nostri vestiti. Nei prossimi giorni possiamo fare in modo che le aziende si impegnino perché fatti come questi non accadano più.

Le grandi marche della moda appaltano i loro vestiti a centinaia di aziende in Bangladesh. Due aziende, tra cui Calvin Klein, hanno firmato un patto vincolante per la sicurezza degli edifici con adeguamenti antincendio. Altre, tra cui Wal-Mart o Benetton, stanno cercando di evitare di firmare, proponendo invece alternative deboli e utili solo all’immagine dell’azienda. L’ultima tragedia ha però dato vita a dei nuovi incontri per affrontare l’emergenza e ha generato forti pressioni perché il patto vincolante, in grado di salvare delle vite, venga firmato.

Le trattative finiranno a breve. H&M a GAP potrebbero essere le prime a sostenere un accordo vincolante e il modo migliore di fare pressione su di loro è rivolgersi direttamente agli amministratori delegati. Se un milione di noi farà appello proprio a loro tramite una petizione, attraverso le pagine Facebook, i tweet e altri annunci, tutti i loro amici e addirittura le loro famiglie lo verranno a sapere. Sapranno che la loro reputazione e quella delle loro aziende sono a rischio. Alcune persone sono obbligate a produrre i *nostri* vestiti in edifici pericolosi a un livello inaccettabile: firma perché siano resi sicuri e inoltra questa email a tutti quelli che puoi:

http://www.avaaz.org/it/crushed_to_make_our_clothes_loc/?bKNVvbb&v=24747

La tragedia di questi giorni rientra in uno schema preciso. Negli ultimi anni, incendi e disastri di vario tipo hanno tolto la vita a molte migliaia di persone e altre sono rimaste invalide e non possono più lavorare. Il governo bengalese ha chiuso un occhio davanti a condizioni tragiche, permettendo ai fornitori di tagliare i costi per produrre vestiti con ritmi e costi dettati dai giganti globali della moda. Le grandi marche dicono di fare dei controlli, ma i lavoratori affermano che le ispezioni delle aziende non sono affidabili.

L’accordo sulla sicurezza a sostegno dei lavoratori prevede ispezioni indipendenti, rapporti pubblici sulle condizioni delle fabbriche dei fornitori e provvedimenti obbligatori. Sarebbe applicabile persino per le corti di giustizia dei paesi d’origine delle aziende stesse! Non sono ancora noti i dettagli su quali aziende comprassero dalla fabbrica crollata poche settimane fa e non ci sono prove che H&M o GAP fossero tra queste. Ma molti operai sono morti in altre fabbriche di fornitori di H&M e GAP in Bangladesh e coinvolgere ora queste marche significherebbe fare in modo che altre aziende le seguano.

Le aziende stanno prendendo delle decisioni a riguardo proprio in queste ore. Facciamo appello agli amministratori delegati di H&M e GAP perché indichino la strada a tutto il settore, firmando il piano sulla sicurezza. Firma la petizione e poi condividi questa email quanto più puoi; una volta che avremo raggiunto un milione di firme attireremo così tanta attenzione che non potranno non notarci:

http://www.avaaz.org/it/crushed_to_make_our_clothes_loc/?bKNVvbb&v=24747

Molte volte i membri di Avaaz hanno unito le loro forze per combattere l’avidità delle aziende e sostenere i diritti umani. L’anno scorso abbiamo contribuito a fare in modo che 100 lavoratori indiani tornassero a casa sani e salvi quando un’azienda del Bahrein si era rifiutata di lasciarli andare. Ora prendiamo posizione per fermare la corsa mortale al ribasso nella sicurezza delle fabbriche.

Con speranza e determinazione,

Jamie, Jeremy, Alex, Ari, Diego, Marie, Maria-Paz, Ricken e tutto il team di Avaaz

ULTERIORI INFORMAZIONI:

Bangladesh, le vittime del crollo del Rana Plaza ricattate dai datori di lavoro (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/esteri/13_aprile_26/bangladesh-marchi-moda-responsabilita_6b3c490a-ae81-11e2-b304-d44855913916.shtml

Rana Plaza, Bangladesh. Il capolinea del capitalismo globale (L’Huffington Post)
http://www.huffingtonpost.it/deborah-lucchetti/rana-plaza-bangladesh-il-capolinea-del-capitalismo-globale_b_3201364.html?utm_hp_ref=italy

In Bangladesh, Benetton e le altre aziende devono garantire sicurezza (Il Fatto Quotidiano)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/bangladesh-benetton-e-altre-aziende-devono-garantire-sicurezza/578850/

Bangladesh, la strage di operai più grande della storia (Conquiste del Lavoro)
http://www.conquistedellavoro.it/cdl/it/Archivio_notizie/2013/Maggio/info1546183859.htm

Strage in Bangladesh. Quelle magliette low-cost che costano troppo sangue (Panorama)
http://news.panorama.it/esteri/Strage-in-Bangladesh-Quelle-magliette-low-cost-che-costano-troppo-sangue

XXXVIII Festa della Pace a Collegalli (Fi)

Locandina XXXVIII Festa della Pace dal sito del Movimento Shalom.

Locandina XXXVIII Festa della Pace dal sito del Movimento Shalom.

Anche se, per altri impegni concomitanti non potrò partecipare,  è con molto piacere che pubblico il programma della XXXVIII Festa della Pace che il Movimento Shalom organizza nella giornata del 1 Maggio a  Collegalli – Montaione (Fi). Nella splendida località, tolamente immersa nella campagna toscana la festa si svolgerà dalla mattina alla sera con un sacco di eventi per adulti e bambini.

ore 9.30 Apertura stand: cultura, gastronomia e artigianato
ore 10.30 Adozioni internazionali “Educare mio figlio” Interventi di: Luca Martini (responsabile adozioni internazionali Shalom), Giada Tessitori (psicologa), Jospeh Masumu Nzimbala (referente Shalom R.D.Congo)
ore 12.00 Preghiera interreligiosa per la Pace
ore 13.00 Pranzo sociale
ore 15.00 conversazione sotto il tendone su tema “SCIENZA E PACE”

ore 17.00 “Il teatro dell’Alambicco” presenta “VOGLIA DI VOLARE” …viaggio musicale sulle note dei Musicals più famosi, di melodie evergreen, di ritmi latino-americani… e non solo!

Durante tutta la giornata funzionerà un Luna park gratuito per bambini con giochi gonfiabili, saltimbanchi, calcio balilla umano, mercatino artigianato, gastronomia e prodotti tipici

Parcheggi e bus navetta gratuiti da Corazzano (anche se dal parcheggio alla sede della festa potete andare e venire a piedi con una bella e non troppo lunga passeggiata).

Un video con un concerto del Teatro dell’Alambicco

p.s. (1) Per Margherita di Risonero.com… Ha visto che, nonostante tutto, non abbandono lo Shalom?

p.s. (2) Stasera alle ore 21 sull’emittente toscana 50 Canale nella trasmissione l’Impallato di Andrea Buscemi si parlerà del Movimento Shalom.

Le Mele della Guerra e il Campo del Vasaio.

foto locandina trovata su internet e succesivamente rielaborata da unpodimondo

foto locandina trovata su internet e successivamente rielaborata da unpodimondo

Premessa

E’ con profonda tristezza che scrivo il post che state per leggere e mi scuso se l’articolo sarà lungo e volutamente provocatorio, ma la storia che sto per raccontarvi ha urtato la mia sensibilità di pacificista e antimilitarista. Da una decina d’anni sono un convinto sostenitore del Movimento Shalom e posso testimoniare personalmente della bontà dei progetti e delle inizitive portati avanti dai suoi volontari a cui mi onoro di appartenere. Ancora prima di far parte di Shalom sono stato impegnato fin dall’infanzia in gruppi missionari e per la pace. Nel 1986, dal mio rifiuto per le armi, scaturì anche la scelta di diventare obiettore di coscienza al servizio militare. Di quei 20 mesi al servizio della Caritas di Firenze, oltre al lavoro quotidiano con gli anziani, ricordo un interessantissimo corso di formazione su armi, commercio delle armi, disarmo e antimilitarismo che ci tenne per quasi una settimana Padre Ernesto Balducci (eravamo negli ultimi scampoli di guerra fredda, ai tempi di Reagan e Gorbaciov).

E dopo questa premessa, il post:

Le Mele della Guerra e il Campo del Vasaio.

Chi legge questo blog sa che in passato ho fatto il volontario ed ho pubblicizzato l’iniziativa delle “Mele della Pace” del Movimento Shalom, i cui proventi vanno alla costruzione di scuole e centri di formazione per la pace e i diritti umani in Africa.  Nel 2012 non ho potuto partecipare perché convalescente da un piccolo intervento chirurgico ma negli anni passati sono sempre stato con i volontari di Firenze a vendere le “Mele per la Pace” al supermercato de “Le Piagge” di Firenze.  (qui, qui, qui, qui e qui i post relativi).

L’altro giorno, leggendo l’ultimo numero della rivista trimestrale del Movimento, sono rimasto sconvolto dall’articolo e dalle foto pubblicate a pag. 36 (potete scaricare la rivista dal mio post di ieri). L’articolo a cui mi riferisco è quello intitolato “EVENTO NAZIONALE: LA CAMPAGNA DELLE MELE e fa il resoconto dell’iniziativa del 2012. Dopo aver fatto i consueti (e un po’ frettolosi) ringraziamenti a tutti i volontari, alle ditte che hanno fornito le Mele, ai parroci e alla Coop, il pezzo si conclude con uno sperticato ringraziamento “particolare”, con tanto di foto che vi riporto qui sotto (cliccando sull’immagine la foto si ingrandisce):

Particolare di pag.36 del Numero 1/2013 de trimestrale di Shalom

Particolare di pag.36 del Numero 1/2013 de trimestrale di Shalom

L’autore del pezzo ringrazia “in particolare” la Brigata Folgore per aver concesso l’apertura di uno stand alla “Festa dei paracadutisti di Pisa”.

Basta andare a questo link su wikipedia per leggere che la Brigata Folgore ha partecipato a tutte le guerre mascherate da operazioni di pace sparse per il mondo (tra l’altro su Wikipedia le chiamano proprio “missioni di guerra”): Afghanistan, Iraq, Sudan, Somalia, Kosovo, Bosnia Erzegovina e altri paesi (per assurdo addirittura in alcuni paesi in cui Shalom opera proprio per rimediare ai danni della guerra). Per dire pane al pane e vino al vino, secondo il mio modesto e opinabile parere, si tratta di quelle forze armate che sono andate nel pianeta a spargere raffiche di “pace, democrazia e diritti umani”. Solo, che chi veniva colpito da tutti questi “diritti umani” spesso restava sdraiato sull’asfalto in una pozza di sangue. I più “fortunati” invece, se arrivavano in tempo all’ospedale, potevano incontrare i medici e gli infermieri di Emergency che li rimandavano a casa con delle belle protesi gratuite che sostituivano gli arti che le sventagliate di “democrazia occidentale” gli avevano portato via. D’altra parte, anche se  la foto pubblicata sul giornale è molto piccola, mi par di intuire (ma potrei anche sbagliarmi) che quei soldatini tutti in fila non abbiano in mano ramoscelli  d’ulivo ma piuttosto strumenti di morte.

Secondo la mia sensibilità (del tutto opinabile) le “Mele della Pace” vendute nelle piazze e nei centri commerciali profumano di impegno civile e diritti umani mentre quelle vendute sui sagrati delle Chiese profumano di impegno missionario e aiuto al prossimo. Secondo il mio parere, credo che le Mele vendute alla festa della Folgore non profumassero di niente, anzi puzzassero pure un po’:  di bruciato, di polvere da sparo e di sangue rappreso. Credo che nessuno, fra tutti “Gli eroi della Pace” di cui parla Don Andrea Cristiani settimanalmente  in tv e sulla rivista del Movimento, avrebbe mai accettato di mettere un banchino di tal genere alla festa della Folgore. Voi ve l’immaginate Padre Balducci, Simone Weil, Fabrizio De André, Gandhi o Martin Luther King a vendere le “Mele della Pace” in un tale contesto, in cui vengono esaltati proprio i disvalori della Guerra? Secondo me tutti avrebbero declinato l’invito dicendo un semplice «No, Grazie. Non è il caso.» Suvvia, siamo seri: pensate davvero che il Don Milani di “L’obbedienza non è più una virtù” o della “Lettera ai cappellani militari” avrebbe accettato un tale invito? Se conosco un pochino gli scritti di Don Milani mi immagino, con tutta la mia fantasia, che lui il banchino delle “Mele della Pace” l’avrebbe messo provocatoriamente fuori dall’Arena Garibaldi, non dentro. Giusto per ribadire che lui era “altro” e “contro” la Guerra.

Lo so che adesso molti dei miei lettori obietteranno che anche i soldi raccolti in quella festa vanno a finanziare le opere di pace che porta avanti il Movimento e che quindi da un male potrebbe nascere un bene, però io vi domando: sapere l’origine di questi soldi non vi mette in difficoltà? Non scuote le vostre coscienze?

Faccio un altro esempio del tutto teorico. Ipotizziamo che un giorno, dalla porta della sede del Movimento, entri un facoltoso emissario di una multinazionale che produce ed esporta armi e offra al Movimento un sostanzioso assegno che magari copra un intero progetto benefico, per completare il quale ci vorrebbero dieci anni di vendite di mele, spettacoli teatrali, e cene di beneficenza. I responsabili del Movimento, sapendo che l’assegno è frutto di sangue, che farebbero? Prenderebbero i soldi lo stesso per dedicarli ad un’opera pia o li rifiuterebbero in un sussulto di dignità e di coerenza?

Il problema è vecchio quanto il mondo tanto che qualcuno ci aveva pensato anche duemila anni fa…

Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Veditela tu!». Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue». E, tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi.

Dal vangelo di Matteo (capitolo 27, 3-10)

Questa piccola cosa è stata per me così spiacevole che ho deciso che quest’anno seguirò l’esempio di mia moglie e darò il mio 5 per mille ad Emergency, invece che al Movimento Shalom. Abbiate pazienza ma credo che Gino Strada non avrebbe mai messo un banchino in un luogo del genere (e non se ne sarebbe poi vantato con un “ringraziamento particolare”).

Lavanda dei piedi.

Non ho ancora scritto niente sul nuovo papa Francesco. Ne hanno scritto così in tanti che ho avuto paura di dire cose già ripetute o non particolarmente interessanti. Eppure il gesto di ieri della Messa con la lavanda dei piedi nel carcere minorile di Casal di Marmo mi ha colpito profondamente. Un prete vero, davvero piegato in terra, in ginocchioni, che lava i piedi a 12 persone vere. Ragazzi con i jeans, le scarpe da ginnastica, i tatuaggi, tutti seduti su normalissime sedie: 12 persone con la pelle di colore differente, provenienti da paesi vicini e lontani, di religioni diverse (cattolici, ortodossi e musulmani) e perfino due donne, di cui una musulmana. Persone che mi immagino abbiano alle spalle delle storie drammatiche, scelte come simbolo di tutta l’umanità… E poi un’omelia fatta a braccio, semplice e breve ma allo stesso tempo incisiva. Visto che non è molto lunga ve la metto tutta.

Questo è commovente. Gesù che lava i piedi ai suoi discepoli. Pietro non capiva nulla e rifiutava, ma Gesù gli ha spiegato. Gesù, Dio ha fatto questo. E lui spesso spiega ai discepoli: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come ho fatto io”.
E’ l’esempio del Signore. Lui è più importante e lava i piedi perché tra noi quello che è più in alto deve essere al servizio degli altri. E questo è un simbolo, un segno. Lavare i piedi è: “Io sono al tuo servizio”. E anche noi, tra noi, non è che dobbiamo lavarci i piedi tutti i giorni l’uno all’altro. Ma cosa significa questo? Che dobbiamo aiutarci. L’uno con l’altro. Certe volte sono un po’ arrabbiato con qualcuno. Lascia perdere. E se ti chiede un favore, faglielo.
Aiutarci gli uni con gli altri. Questo è ciò che Gesù ci insegna e questo è ciò che io faccio. E lo faccio di cuore perché è mio dovere. Come prete e come vescovo devo essere al servizio vostro. Ma è un dovere che mi viene dal cuore e lo amo, amo farlo perché il Signore così me l’ha insegnato. E anche voi aiutatevi sempre uno con l’altro e così aiutandoci, ci faremo del bene. Adesso faremo questa cerimonia di lavarci i piedi e ciascuno di noi pensi: “Io davvero sono disposto a servire e aiutare l’altro?”. Pensi solo questo e pensi che questo segno è una carezza di Gesù che fa, perché Gesù è venuto proprio per questo, per servire, per aiutarci.
Foto tratta dal sito di

Foto tratta dal sito di “Rainews24″

Foto tratta dal sito di

Foto tratta dal sito di “Rainews24″

Giusto per ricordarlo, fino allo scorso anno, la lavanda dei piedi del papa era questa… Non aggiungo altro: solo che dobbiamo ringraziare tantissimo lo Spirito Santo….

Foto tratta dal sito internet  de

Foto tratta dal sito internet de “La Stampa”

Foto tratta dal sito di

Foto tratta dal sito di “Roma Locale”

Italiani e Ciprioti… chi sono i più pecoroni?

Foto

Foto “cipro” by daw_news – flickr

Ieri, sul sito del “Il fatto quotidianoFabio Scacciavillani ha pubblicato un interessantissimo articolo intitolato “Cipro si ribella, l’Italia si rassegna” confrontando la situazione delle famiglie italiane e con quella delle famiglie cipriote. La cosa che rende impressionante questo articolo è il fatto che offre un punto di vista diverso da quello degli altri media e che, dati alla mano, dimostra come in Italia abbiamo già avuto un prelievo forzoso come quello che la UE voleva imporre a Cipro e  soprattutto che noi italiani l’abbiamo sopportato senza nemmeno un briciolo di ribellione: così, pecoronamente rassegnati… In pratica, il prelievo forzoso che la UE voleva imporre a Cipro noi l’abbiamo già pagato e si chiama IMU

Con una serie di dati (che potete leggere nell’articolo) Scacciavillani ha dimostrato che, ad esempio, una famiglia milanese che ha una prima casa di proprietà e una seconda casa (magari ereditata o comprata col mutuo) ha pagato di Imu più o meno quanto avrebbe pagato una famiglia cipriota con un conto corrente bancario di 50.000€, se fosse stato approvato il prelievo forzoso del 6,75% che inizialmente la Unione Europea voleva applicare ai ciprioti.  La morale, che si impara alla fine della lettura dell’articolo, è che fra Italia e Cipro ci sono delle discrete differenze… e tutte a favore dei ciprioti…

  • A Cipro gli abitanti si sono incazzati e quindi l’Unione Europea ha dovuto fare marcia indietro, tanto che la famiglia con 50.000€ sul conto corrente non pagherà niente: infatti il prelievo verrà fatto su cifre superiori ai 100.000€. Invece la famiglia milanese ha pagato tutta la sua Imu, rimanendo zitta e buona…
  • A Cipro il prelievo sarebbe stato “una tantum”, per cui la famiglia cipriota avrebbe pagato una volta soltanto, nel 2013. L’Imu invece è una tassa annuale e di conseguenza la famiglia milanese pagherà, non una volta sola, ma tutti gli anni: da qui all’eternità…
  • Per il futuro, mentre a Cipro si guarderanno bene dal proporre nuovi prelievi, in Italia governo e comuni stanno già pensando di aumentare le rendite catastali e le aliquote IMU, per cui negli anni a venire è probabile che l’IMU venga inasprita ulteriormente.

Forse per il futuro ci converrebbe essere un po’ meno pecoroni e scendere un po’ di più in piazza…

Il discorso più bello del mondo… Poi, però…?

Eleonora, una mia amica, mi ha mandato il link a quello che in rete è considerato il discorso più bello del mondo. Si tratta del discorso che il Presidente dell’Uruguay, José Mujica, ha tenuto alla Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile di Rio de Janeiro dello scorso giugno 2012. Se avete 10 minuti di tempo da dedicarci ascoltatelo, perchè come dicono in tanti,  è un discorso rivoluzionario.

Poi però più sotto ne riparliamo…

Perchè questo discorso, ormai in rete da più di 6 mesi, adesso è salito alla ribalta e gira per tutti i social network, condiviso e ricliccato da un sacco di persone? Semplicemente perchè siamo in periodo elettorale e la storia del Presidente dell’Uruguay oltre ad essere molto istruttiva si presta al confronto con i politici nostrani. Il paragone l’ha fatto l’avvocato ambientalista Fabio Balocco su “Il fatto quotidiano“. Vi metto qui uno stralcio del suo articolo.

“José Pepe Mujica, Presidente dell’Uruguay: un mito” di Fabio Balocco.

Un mito. Non so definirlo altrimenti. José Pepe Mujica è un mito. In un mondo in cui la gente si scanna per il potere, per l’accumulo di beni materiali, lui, Presidente dell’Uruguay, si trattiene solo 485 dollari dello stipendio per vivere e destina gli altri 7500 alla beneficenza. Vive di poco, anzi di pochissimo, in una vecchia fattoria senza neppure l’acqua corrente, ma solo l’acqua del pozzo. È vegetariano, è sposato, ha un cane. Se non fosse per due energumeni che gli montano la guardia all’inizio della proprietà, nessuno potrebbe immaginare che lì ci vive il presidente della nazione. [...]

È qualunquista fare un raffronto tra Mujica ed il nostro comunista  migliorista Napolitano, che vive al Quirinale e guadagna 239.192 euro all’anno, aumentati di 8.835 euro nell’anno in corso? 

È qualunquista fare un raffronto tra Mujica, che ha rischiato la vita e conosciuto la galera e che dichiara che un politico dovrebbe vivere come la maggioranza dei propri concittadini, con i nostri ex comunisti ed attuali neoliberisti D’Alema, con il suo yacht ormeggiato a Gallipoli, o Fassino, sindaco della città più indebitata d’Italia, con il suo reddito imponibile (anno 2010) di 126.452 euro?[...]

tratto dall’articolo “José Pepe Mujica, Presidente dell’Uruguay: un mito” di Fabio Balocco.

In tutta la loro buonafede, se Fabio Balocco, la mia amica Eleonora e tutti coloro che fanno girare questo video, pensano che sia una faccenda che riguarda esclusivamente i politici hanno capito poco. Se dopo aver condiviso, cliccato, twettato il discorso José Mujica di escono di casa col suv preso a rate sotto le chiappe e vanno a comprare l’ultimo modello di smartphone o a fare degli ottimi affari nei saldi, non hanno capito proprio niente.

La forza del discorso di José Mujica non sta nelle belle parole contro la società dei consumi, ma nel fatto che questo uomo di 77 anni le ha messe in pratica nella sua esistenza, facendo una vita frugale, liberandosi del superfluo e dei bisogni indotti, dedicando il suo tempo a cose che valgono ben più del possedere oggetti materiali. Sicuramente José Mujica avrebbe fatto le stesse scelte da normale cittadino, anche se non fosse stato il presidente dell’Uruguay, ed è su questo aspetto che tutti tacciono. La scelta di lottare contro questo sistema economico “non consumando” o meglio “consumando criticamente e consapevolmente” è una scelta di responsabilità personale a cui siamo chiamati individualmente tutti quanti, come cittadini e membri della famiglia umana. Chi non capisce questo e magari pensa che sia solo un problema dei politici, faccia a meno di cliccare, condividere, twettare. Grazie!

p.s. La storia di  José Mujica meriterebbe un maggiore approfondimento: quest’uomo che nel periodo del golpe in Uruguay si è fatto circa 15 anni di galera e che col ritorno alla democrazia è diventato Presidente, ricorda da vicino quella di Nelson Mandela ma da noi è totalmente sconosciuta proprio per la sua avversione alla civiltà de consumi!

ulteriore p.s. Nel discorso di  José Mujica appare una parola che ormai non usano più nemmeno i preti: FRATELLANZA. Tenetela a mente: ne riparliamo i prossimi giorni…

XXXVIII Festa della Mondialità Shalom a Firenze.

Locandina XXXVIII Festa della Mondialità dal sito Internet del Movimento Shalom

Locandina XXXVIII Festa della Mondialità dal sito Internet del Movimento Shalom

Sabato 8 Dicembre 2012 dalle ore 15.30 si terrà a Firenze c/o l’Auditorium di Santa Apollonia, via San Gallo 25/a la XXXVIII Festa della Mondialità del Movimento Shalom che quest’anno sarà dedicata al tema

SALVIAMO IL PIANETA – Ambiente, risorse e sostenibilità

Questo è il programma del pomeriggio

Ore 15.30 Saluti

  • Massimo Toschi – Regione Toscana
  • Matteo Renzi – Sindaco di Firenze
  • Clemence Traorè Some – Ministro azione sociale del Burkina Faso

Introduzione della conferenza “Salviamo il pianeta” a cura di  Bellarmino Bellucci – Presidente Movimento Shalom.

Interverranno:

  • Gianfranco Cattai – Presidente Focsiv: “Sostenibilità ambientale e cooperazione”
  • Rosa Maria Di Giorgi – Assessore all’Educazione del comune di Firenze: “L’educazione al rispetto dell’ambiente”
  • Proiezione del video “Ngengere la pelle nera dell’anima” di Riccardo Bicicchi
  • Giovanni De Paoli – Direttore progetto Educarsi al Futuro – Enea: “Scuola, ricerca e cooperazione: insieme per un futuro sostenibile”
  • Aldo Forbice – Giornalista: “L’Africa pattumiera del mondo”
  • Moderatore Andrea Pio Cristiani – Fondatore del Movimento Shalom
  • Sarà presente anche una delegazione di studenti e professori di Taranto (tra cui figli di dipendenti Ilva) che racconteranno la loro drammatica esperienza fra lavoro, salute e tutela dell’ambiente.

Il pomeriggio sarà allietato dai canti di pace del  Coro giovanile della Collegiata di Fucecchio – direttore Stefano Boddi.

Mi auguro che gli interventi alla conferenza siano in qualche modo pubblicati o ritrasmessi online perchè per motivi familiari non potrò partecipare all’evento: in settimana mia madre è caduta ed ha un braccio al collo… Purtroppo l’unico momento libero del weekend in cui posso andare a vedere come sta è proprio domani pomeriggio… quindi devo rinunciare alla festa della mondialità, proprio nell’anno in cui viene fatta a Firenze… :-(

Firenze allagata e… Matteo da Bruno Vespa.

 Foto "Firenze allagata, si teme per la piena del Mugnone" tratta dal sito de "Il sole24 ore"

Foto “Firenze allagata, si teme per la piena del Mugnone” tratta dal sito de “Il sole24 ore”

A Firenze ieri è piovuto (a dire il vero sta piovendo anche adesso). E’ bastato un acquazzone iniziato alle 14.00 e durato più o meno 4 ore per fare allagare larghe zone della città, mandare il traffico in tilt, riempire d’acqua diversi sottopassi, far saltare la corrente  e far salire ai piani alti gli abitanti della zona intorno al fiume Mugnone e di tutta l’area Statuto-Puccini. Logicamente, mentre Firenze era sott’acqua, il nostro beneamato sindaco si trovava a Roma a registrare la sua bella puntata di Porta a Porta. Solo dopocena, al suo ritorno in città, quando il livello del torrente Mugnone era già abbassato di un paio di metri e il peggio era passato, Matteo Renzi ha pensato bene di riunire l’unità di crisi e, come è riportato dalla stampa, si è lamentato del fatto che la Regione Toscana gli avesse mandato le  previsioni meteo sbagliate.

Ora, se il sindaco avesse visto la diretta di RTV38 dalla zona sott’acqua avrebbe notato che l’allagamento, come testimoniato da svariati cittadini e dalla giornalista della tv, era dovuto alle caditoie intasate che non ricevevano l’acqua perchè da giorni, forse da settimane, non venivano rimosse le  foglie cadute dagli alberi…

Eh, si sa… in autunno le foglie hanno la pessima abitudine di cadere ed  è anche facile che piova… Ma purtroppo rimuovere le foglie dalle caditoie non fa salire le percentuali nei sondaggi come andare in tv un giorno si e l’altro pure…

E a questi, domenica prossima, volete dare in mano il futuro dell’Italia? Povera Patria!

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Foto ripresa daFacebook e pubblicata sul sito de "La Repubblica"

Foto ripresa daFacebook e pubblicata sul sito de “La Repubblica”

Tante novità dal Movimento Shalom…

Foto "Agenda 2013 - Bocelli" dal sito del Movimento Shalom.

Foto “Agenda 2013 – Bocelli” dal sito del Movimento Shalom.

E’ da tanto tempo che non dedico un post alle attività del Movimento Shalom: lo faccio adesso cercando di recuperare un po’ del tempo perso, perchè in questo periodo ci sono state tante novità che meritano di essere raccontate…

  • Innanzitutto il Movimento Shalom ha un sito internet completamente nuovo. Più bello, colorato, simpatico, ma soprattutto più chiaro, più ordinato e continuamente aggiornato.
  • E’ uscito il nuovo numero del giornalino trimestrale del Movimento che potete scaricare in pdf anche da questo sito (qui l’ultimo numero, qui anche i numeri precedenti): la copertina è dedicata all’illustrazione del bilancio di Shalom del 2011 col riepilogo di tutte le iniziative portate avanti dall’associazione. Degni di attenzione sono anche i racconti dei volontari che la scorsa estate sono stati in Africa: a Jukumu Letu in Kenya, a Gorom Gorom in Burkina Faso e quello dei medici che hanno attraversato il Senegal con la Carovana della Salute.
  • Stanno partendo tutte le iniziative Natalizie (di cui mi occuperò dettagliatamente in un prossimo post) tra cui la nuova Agenda settimanale del 2013 che ospiterà delle bellissime foto e sarà dedicata alle “Donne d’Africa” e che ha trovato in Andrea Bocelli un grande testimonial. I proventi della vendita (costo 20€) verranno devoluti ai progetti per il microcredito a favore delle donne africane.
  • Oltre al nuovo sito web, il Movimento è presente adesso anche nei più famosi social network come Facebook, Twitter e Youtube.
  • Infine da Settembre il Movimento cura anche una trasmissione televisiva settimanale intitolata “Peace maker” che va in onda il Mercoledì alle ore 21.00 su Antenna 5 (canale 72 del digitale terrestre in Toscana) e le cui puntate, grazie a Dio,  sono visibili anche su youtube, perchè altrimenti io me le perderei tutte (a quell’ora sono di ritorno dal mio allenamento…). Comunque qui sotto vi metto tutte le puntate fino ad oggi.

Nona puntata

Ottava puntata

Settima Puntata

Sesta Puntata

Quinta puntata

Quarta puntata

Terza puntata

Seconda puntata

Prima puntata

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