Prezzi differenziati per sesso: in Francia la tassa sulle donne.

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Foto “Monoprix, après l’averse” by Damien Roué – flickr

Su change.org ho trovato una petizione francese che ha destato la mia curiosità. La storia parte dalla catena di supermercati Monoprix e in particolare dai rasoietti bilama in plastica da gettare. In questo supermercato sono in vendita gli stessi rasoi, fatti dalla stessa ditta, ma differenti per colore: azzurro per lo sbarbamento dei maschietti e rosa per la depilazione delle femminucce. I sacchetti dei rasoi costano rispettivamente 1,72€ quello azzurro e 1,80€ quello rosa, ma c’è una piccola differenza: nel sacchetto dei maschi ci sono 10 rasoi mentre in quello delle femmine ce ne sono soltanto 5 e perciò le signore pagano il doppio per lo stesso rasoietto di plastica, solo per averlo di color rosa.

Il collettivo femminista Georgette Sand ha fatto due conti e ha verificato su molti oggetti una differenza di prezzo basata sul sesso: dal gel per la rasatura ai deodoranti, dai saponi agli shampoo per finire con i giocattoli. La situazione è subdola perchè i prodotti spesso non sono affiancati ma in scaffali e reparti separati per cui è difficile fare il confronto. In media i prodotti femminili costano di più di quelli maschili e alla fine dell’anno le signore spenderebbero circa 1.130€ in più dei maschi nonostante anche in Francia gli stipendi delle signore siano più bassi di quelli dei signori.

A questa differenza di prezzo il collettivo Georgette Sand ha dato il nome di Womantax e ha aperto il blog http://womantax.tumblr.com/ dove raccoglie tutte le foto e dove potete confrontare le differenze di prezzo fra articoli maschili e femminili. Ci trovate veramente di tutto: perfino gli ovetti kinder!

La catena Monoprix si è giustificata dicendo che le differenze di prezzo non dipenderebbero dal sesso ma dai volumi di vendita e perciò i maschi spenderebbero meno perchè si radono di più e consumano più rasoi…

A questo link potete firmare  la petizione su change.org

Foto tratta dal Blog http://womantax.tumblr.com/

Foto tratta dal Blog http://womantax.tumblr.com/

Scrivanie: informatici vs. geometri.

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Foto “Joseph Meert: Surveyors, 1934″ by americanartmuseum

Sul mio luogo di lavoro  ci sono gli operai, gli impiegati (la maggioranza), del personale vario e poi ci sono i cosiddetti “tecnici” che, semplificando, si possono dividere in due aree: gli “informatici” (programmatori, sistemisti, addetti al supporto software e hardware, etc…) e i “geometri” che in realtà sono un gruppo vario che comprende geometri, ingegneri e architetti.

Ora pur essendo entrambi “tecnici” nulla di più diverso esiste tra un informatico e un geometra. Il geometra per sua natura e fomazione è uno che crede che la scienza sia esatta: quando tira su un muro è certo che il suo muro sarà per l’eternità (o quasi), perciò è sempre quadrato, precisino e ordinato. L’informatico invece no: l’informatico sa che la scienza non è per niente esatta, che quello che funziona oggi domani potrà smettere di funzionare e che la soluzione a molti mali, per quanto irrazionale, è sempre la solita: “spegnere e riaccendere”. Se lo scopo della scienza è dare un ordine al caos, l’informatica è la prova che il caos spesso vince. D’altra parte provate a combattere quotidianamente con Windows e scoprirete che i problemi a volte sono così assurdi che per la loro soluzione è richiesta più creatività che razionalità.

Insomma, se il geometra è teorico e razionale l’informatico è empirico (o comunque lo diventa negli anni). E tutto ciò si ripercuote sulle relative scrivanie: quella dell’informatico è inguardabile: fogli sparsi ovunque, computer aperti in attesa di autopsia, schede e materiale elettronico, anche vecchio, accumulato dappertutto. Ma è sotto il tavolo che l’informatico offre il massimo di se stesso, con grovigli di cavi indistricabili che sembrano lanciati dall’uomo ragno ubriaco. D’altra parte tutti i giorni l’informatico deve attaccare e staccare qualcosa e così tra ciabatte, cavi di corrente, cavi di rete, cavi video, usb, mouse e tastiere etc… vive con sotto i piedi una montagna di cavi, arrotolati come un piatto di spaghetti, ma che all’occorrenza sono provvidenzialmente subito disponibili…

Il geometra invece no: ha una scrivania precisina, pulita, ordinata con tutte le cosine al loro posto ma soprattutto, ligio alla 626 e al Testo Unico Sicurezza Lavoro, non sopporta i cavi sparsi per la stanza. Così alcuni giorni fa, per fare un banale cambio di tastiera e video ad un geometra mi sono ritrovato con tutti i cavi, e dico tutti, legati insieme e fissati alle gambe della scrivania con le fascette da elettricisti, messe rigorosamente a distanza di 5 cm le une dalle altre… Per un lavoro da 5 minuti ho perso mezzora a tagliar fascette e a imprecare contro tutta la categoria. «Ok, benedetto il mio geometra, lo so che il tuo muro durerà un’eternità ma non te lo immagini che magari ogni tanto le tastiere si rompono e che i video si possono sostituire con un modello più nuovo e più grande?».

Comunque io le fascette le ho tolte ma mica gliele ho rimesse…

La bicicletta dei ricordi.

Ho appena letto un bellissimo post sul blog di Silvia (Ricordi), che racconta di babbi e di biciclette e mi ha fatto venire in mente una bicicletta che ha segnato la mia vita.

Era un giorno di primavera del 1995 e mio suocero se ne tornò dall’orto con una bicicletta olandese da donna, trovata abbandonata ad un cassonetto. Il mezzo era davvero in condizioni pietose ma mio suocero, come l’amico della famosa canzone di Lucio Battisti, era uno che con i cacciaviti sapeva davvero far miracoli. Fu l’unica volta in cui, lui esperto e io imbranatissimo in qualsiasi cosa che sappia di bricolage, lavorammo insieme. Lui smontò la bicicletta, la riparò e l’ingrassò mentre io ridipinsi tutto il telaio: metà bianco a pallini bordeaux e l’altra metà bordeaux a pallini bianchi.

Alla fine venne fuori una bicicletta bellissima che, dotata di apposito seggiolino, divenne il mezzo di trasporto con cui andavo quotidianamente dai nonni a prendere e riportare mia figlia che allora aveva un anno e mezzo e non andava al nido. Quella bicicletta  divenne la compagna di tante avventure: bastava un pomeriggio libero e in una ventina di minuti portavo mia figlia in campagna a vedere le paperelle nel lago, i cavalli, le caprette e le galline. Quando con la bicicletta arrivavo dai nonni e scampanellavo era una festa, mentre quando tornavamo a casa, spesso mia figlia si addormentava nel suo seggiolino.

Dopo pochi mesi un tumore si portò via improvvisamente mio suocero e quella bicicletta rimase come un ricordo dell’unico lavoretto fatto insieme. Mia figlia crebbe e così il seggiolino fu spostato dal manubrio alla ruota posteriore e, quando anche lei ebbe la sua bicicletta, finì in soffitta. Continuai ad usare quella bici per molti anni fino a quando mia moglie mi regalò una city bike nuova fiammante di negozio. Non avendo spazio dove tenerla la regalai a un muratore albanese per il quale divenne l’unico mezzo di trasporto. Da allora non l’ho più vista ma resta ancora nel mio cuore.

p.s. questo post non ha foto a corredo perchè vorrei, qualora la ritrovassi in un qualche cassetto, mettere una foto della bici originale.

Il barista che ammazzò decine di libri…

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Foto “Romeo & Juliet” by Emerson Utracik (EP) – flickr

Nel mio post “Un libro non è diamante, casomai è una trottola…” del 24/5/2013 vi raccontavo della mia passione per il bookcrossing e di come avevo trovato, nel quartiere 4 di Firenze, un bel posto dove scambiare i libri… Visto che nei commenti mi fu chiesto, misi anche l’indirizzo del centro culturale: New Staz in via Attavante, zona Ponte a Greve…

Newstaz non era l’unico luogo del quartiere 4 di Firenze dove fare bookcrossing: ci sono la Biblioteca di Via Canova, il Circolo Arci dell’Isolotto, la Coop del Ponte a Greve, alcune palestre comunali, e non molto lontano, la Biblioteca di Scandicci. Newstaz però era diversa: c’era una parete intera di libri, la rotazione dei testi era costante, trovavi sempre nuovi volumi e c’erano perfino Dvd, Cd e Vhs. Visti tutti i corsi che si tengono a Newstaz (teatro, musica, danza, lingue, yoga, etc…) i libri presenti erano davvero interessanti: insomma, non c’erano solo Wilbur Smith e gli Harmony… E poi l’ambiente era carino: la parete del bookcrossing era nel bar e mentre sceglievi i libri potevi, a seconda dell’ora, sorseggiare un caffè, un succo di frutta o mangiare un gelato.

Parlo al passato della parete del bookcrossing di NewStaz perchè purtroppo, dalla riapertura del centro culturale dopo le ferie estive, questa non c’è più.  Alcuni giorni fa sono passato dal centro per lasciare 6 libri che avevo letto durante le ferie e ho scoperto che è stata sostituita da una scaffalaturina con alcune bottiglie di vino e da un frigo dei gelati.

Ho chiesto informazioni alla segreteria del centro e mi è stato risposto che il nuovo gestore del bar non l’ha più voluta e perciò han dovuto sbaraccare tutto e adesso i libri del bookcrossing sono chiusi in una stanza e attendono una nuova collocazione in altri spazi. Collocazione che, mi è parso di intuire, sarà alquanto difficile, se non addirittura impossibile. E così, un piccolo servizio culturale, gratuito, solidale, di riuso e riciclo, aperto al buon cuore di tutti gli amanti del bookcrossing è stato ucciso dai voleri di un barista…

Caro barista, i miei libri li porterò in uno degli altri luoghi del bookcrossing del quartiere 4, uno di quelli più piccoli e con meno scelta. Tu invece i miei soldi dei succhi di frutta e dei gelati che prendevo mentre sceglievo i libri, te li puoi scordare… Mah! Hai appena iniziato la tua attività e hai subito perso un cliente! …Contento tu!

Suocere e cani.

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Foto “Stamp” by Steve Bowbrick – flickr

Mia suocera ha 85 anni, vive da sola, gode di ottima salute e non sta mai ferma: mentre eravamo in ferie ha preparato oltre un centinaio di barattoli di pomarola e pelati per tutta la famiglia e, non contenta, ha dato una mano alla vicina di casa con i suoi pomodori e pentoloni. Adesso che siamo tornati dalle ferie l’abbiamo accompagnata al paesello natio sull’Appennino per una settimana a casa di un cugino e noi abbiamo portato a casa nostra Billa, la canina della nonna.

Sarebbe tutto bello se non fosse che suocera e cane, pur abitando a 1 km da casa nostra vivono in un altro fuso orario… La nonnina è abituata da una vita ad andare a letto alle 21.00 e ad alzarsi alle 5 di mattina e purtroppo il cane ha lo stesso orario. Così stamani alle 4.45 la bestiola è venuta in camera da letto e ha cominciato a scodinzolare e fare le feste. «Billa vai a cuccia! E’ presto!, Billa dormi, Billa non rompere!». Tutto inutile… il cane era sveglio come non mai… Mia moglie invece dormiva e rigirandosi nel letto ha sentenziato: «Secondo me deve fare i bisogni. Portala fuori!». E così alle 5.15 nel giardino sottocasa c’era un guinzaglio con da un capo una canina vispa e scodinzolante e dall’altro uno zombie morto di sonno. Immaginate la faccia esterrefatta dell’unica persona che ho incontrato alle 5.30: la barista che andava ad aprire la Casa del Popolo di fronte a casa mia.

Sono risalito mi sono buttato sul divano, poi ho fatto una doccia e sono andato al lavoro. Quando sono tornato a mangiare in pausa pranzo la delinquente a quattro zampe dormiva sotto la tavola… «Eh no, bellina… Sveglia! Te tu devi dormire di notte e star sveglia di giorno! E se qualcuno ti fa dormire di giorno domattina ti porta fuori lui/lei alle 5.15!». La scodinzolante mi ha guardato con gli occhi dolci, si è riaddormentata e io sono tornato al lavoro…

«Ora che sono le 19.00, pubblico questo post,  ti porto fuori e ti faccio fare una passeggiatina di almeno sei o sette km. Vediamo se ti stanchi un po’ e domattina mi svegli ad un’ora più decente…»

Aggiornamento del 23/08/2014

Come preannunciato nel post, ieri prima di cena abbiamo fatto una bella passeggiata in campagna di 6,5 km e in occasione dell’ultimo bisognino delle 22.00 un’altra passeggiatina di 20 minuti… Morale della favola, stamani la canina è venuta a svegliarmi alle 6.15…
E’ stato un bel successo! E’ sempre presto ma non sono le 4.45!!!! Brava Billa!

Gloriosi Fallimenti.

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Foto “Costa Concordia” by ARPA Toscana – flickr

Oggi la Costa Concordia ha iniziato il suo viaggio verso Genova tra il tripudio e le dirette live di tutte le televisioni. Non so se c’era,  ma dietro a giornalisti tv, mancava solo la banda a fare zum-pa-pà per festeggiare l’evento. L’Italia è veramente un paese alla rovescia. Il simbolo di una tragedia nata da una smargiassata (l’inchino al Giglio) che causò 32 vittime, invece di essere rimosso in silenzio e con vergogna, viene accompagnato a Genova quasi in trionfo. D’altra parte il capitano Schettino, come riportano molti giornali (qui La Stampa), è stato immortalato abbronzatissimo in un esclusivo party vip sull’isola di Ischia. In tutti i paesi civili il responsabile di un tale disastro sarebbe come minimo dietro le sbarre, in Giappone forse averebbe fatto harakiri dalla vergogna. Da noi invece ci sono delle signore vipparole che si fanno fotografare accanto a Schettino come se  fosse una star del cinema.

Purtroppo noi italiani siamo così da secoli: abbiamo una tale faccia di bronzo da trasformare i nostri più vergognosi insuccessi nei più spettacolari trionfi. A Pisa, il fallimento di un campanile progettato male, l’abbiamo trasformato in un celebre monumento mondiale!

Forza Matteo, prendi esempio da Schettino! Se ti impegni, con le tue riforme potresti trasformare il Senato e tutta la democrazia italiana, in un relitto rugginoso come la Costa Concordia e magari alla fine potresti pure uscirne vincitore!

P.S. Intanto i francesi, che non si fidano,  hanno mandato due navi militari con tanto di ministro dell’ecologia a bordo, a sorvegliare il mare intorno alla Corsica dove transiterà la Costa Concordia. Un minimo sversamento di inquinanti e nascerà un caso diplomatico! (fonte Corse Matin).

Sei mesi di ritardi postali…

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Foto: “Poste Italiane” by Robin Good – flickr

Da tantissimi anni (penso circa una ventina) sono abbonato alla rivista de Consumatori “Il Salvagente” che esce in edicola tutti i Giovedì. Secondo l’editore nello stesso giorno dovrebbe arrivare a casa  la copia agli abbonati ma, quando sono coinvolte le Poste Italiane, tra il dire e il fare… spesso c’è di mezzo il mare. Mediamente ogni anno uno o due numeri spariscono e me li devo far rispedire dall’editore, mentre la maggioranza arriva con un certo ritardo. Ormai stufo di questa situazione ho deciso di annotarmi e pubblicare su questo blog i giorni di ritardo con cui mi arriva la rivista. Questa è la situazione dei primi 6 mesi del 2014… Traete da soli le conclusioni, tenendo conto che il tragitto che deve fare la rivista è banalmente Roma-Firenze.

Devo anche dire che nell’ultimo anno il servizio delle Poste Italiane è peggiorato ulteriormente e lo posso testimoniare perchè, oltre a “Il Salvagente“, sono abbonato ad altre riviste e, più o meno tutte arrivano in ritardo. Per intere settimane non arriva nessuna corrispondenza, poi la buca delle lettere si riempie improvvisamente: ad esempio, dopo una settimana in cui non mi è arrivato niente, ieri pomeriggio ho trovato ben 4 riviste, due lettere e 1 bolletta. Almeno un paio di queste riviste erano in ritardo di quasi  una settimana. Stranezze postali…

Numero rivista Il Salvagente Data uscita in edicola Data arrivo a casa Giorni di ritardo
1 02/01/2014 09/01/2014 +7
2 09/01/2014 09/01/2014 OK
3 16/01/2014 18/01/2014 +2
4 23/01/2014 23/01/2014 OK
5 30/01/2014 31/01/2014 +1
6 06/02/2014 10/02/2014 +4
7 13/02/2014 14/02/2014 +1
8 20/02/2014 20/02/2014 OK
9 27/02/2014 27/02/2014 OK
10 06/03/2014 06/03/2014 OK
11 13/03/2014 17/03/2014 +4
12 20/03/2014 24/03/2014 +4
13 27/03/2014 27/03/2014 OK
14 03/04/2014 08/04/2014 +5
15 10/04/2014 10/04/2014 OK
16 17/04/2014 MAI ARRIVATO (*)
17 24/04/2014 26/04/2014 +2
18 01/05/2014 07/05/2014 +6
19 08/05/2014 12/05/2014 +4
20 15/05/2014 15/05/2014 OK
21 22/05/2014 22/05/2014 OK
22 29/05/2014 29/05/2014 OK
23 05/06/2014 05/06/2014 OK
24 12/06/2014 MAI ARRIVATO (*)
25 19/06/2014 23/06/2014 +4
26 26/06/2014 01/07/2014 +5

Aggiornamento del 17/07/2014

(*) I due numeri mai arrivati (16 e 24) li ho richiesti all’ufficio abbonamenti che nel giro di 5 giorni me li ha rispediti senza nessuna spesa a mio carico. Mi hanno anche ringraziato per avergli inviato questa tabellina con la quale hanno hanno fatto una segnalazione a Poste Italiane per disservizio sulla tratta Firenze-Roma. Tenuto conto che l’ufficio abbonamenti paga alle Poste una tariffa per la consegna in 24 ore (Postapress24ore) ogni segnalazione di disservizio serve per far monitorare le linee problematiche alle Poste. Sul numero 28 del 10/7/2014 due lettere pubblicate sulla rivista segnalano analoghi disservizi a quelli che ho io: una viene da Pistoia mentre l’altra lettera viene da Roma… e se i disservizi sono presenti anche sulla tratta da Roma a Roma…. vuol dire che siamo davvero messi bene! Viva le poste!

Post scriptum.

P.S. (1). Se disgraziatamente qualcuno delle poste leggesse questo articolo, faccio presente che il CAP a cui dovrebbe arrivare la posta è il 50143.

P.S. (2). Mi scuso con i miei lettori abituali ma in questo periodo sono assente dal mio e anche dai vostri blog per impegni lavorativi e familiari. Appena avrò un po’ di tempo libero tornerò a leggervi e a commentare…

P.S. (3). Sono in ritardo anche nella programmazione delle ferie estive: c’è qualcuno che ha consigli da darmi per fare un po’ di mare nel Sud della Francia? Grazie.