Ciao Carlo…

L’estate  scorsa lo incontravo quasi tutte le Domeniche mattina quando andavo ad allenarmi alle Cascine. Per evitare il caldo partivo di casa alle 7.30 e  verso le 8 lo trovavo che di buona lena camminava nel parco. Lui era praticamente quasi nudo: i soliti capelli spettinati, la barba incolta, i piedi rigorosamente scalzi, un paio di short in jeans ad altezza culo e il torso nudo, con la sua pancia prominente. Un asciugamano, appoggiato sulla spalla, poteva far pensare che andasse a trascorrere quelle Domeniche mattina alla piscina delle Pavoniere o forse no, l’intuizione era sbagliata, magari serviva soltanto per asciugare il sudore di quelle sue lunghe passeggiate mattutine…

L’avrei salutato molto volentieri e gli avrei fatto i complimenti per la sua bravura che ho apprezzato tutte le volte che l’ho visto a teatro o al cinema. Ma non l’ho fatto perchè il suo sguardo mi metteva soggezione. Nei suoi occhi che si incrociavano con i miei (anche perchè spesso non c’era nessun altro) intuivo una certa commiserazione. Lui quasi nudo, al naturale ed io vestito con quei completini da podista sintetici e fluorescenti. Lui che passeggiava calmo e tranquillo godendosi quella mattina di sole ed io che invece, sudato e puzzolente, arrancavo cercando le poche zone d’ombra di quel viale. Insomma, dalla sua faccia, così espressiva anche quando stava zitto, intuivo che per lui ero un imbecille che non aveva capito niente della vita…

Peccato che Domenica te ne sei andato, quel saluto che non ti ho fatto tutte le volte che ti ho incontrato alle Cascine mi tocca fartelo adesso via blog… Sai Carlo, a ripensarci bene, in quelle deserte e torride mattine d’Agosto, forse avevano ragione i tuoi occhi…

I’ Monni alle Cascine (questa volta con i pantaloni lunghi)

I’ Monni che racconta la nascita del film “Non ci resta che piangere”

Noi siamo quella razza… Splendida poesia del Monni che, prima di essere un bravo attore era un gran poeta popolare…

p.s. Spero tanto che il Comune di Firenze intitoli uno dei viali delle Cascine a Carlo Monni

Piccolo esempio di come funziona la Sanità Pubblica in Toscana.

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Foto “Radiografía” by Carlos Adampol – flickr

Ho dovuto fare una radiografia ad un piede e quindi mi sono informato su costi e tempi per farla. Grazie a Dio sono un tipo sano, di età e reddito nella media e quindi sono soggetto a pagare il ticket… Sono però rimasto basito sull’esito della mia ricerca.

  • ASL Firenze – Sanità Pubblica – Tempo di attesa 1 settimana – Costo ticket 36€
  • Pubblica Assistenza Humanitas – Sanità Privata – Tempo di attesa 1 giorno. Costo prestazione cittadino comune (non socio Humanitas) 33€
  • Pubblica Assistenza Humanitas – Sanità Privata – Tempo di attesa 1 giorno. Costo prestazione socio Humanitas 25€
  • Pubblica Assistenza Humanitas – Sanità Privata – Tempo di attesa 1 giorno. Costo prestazione + quota di tesseramento annuale 35€

In tutti e tre i casi il costo del ticket nella struttura pubblica della Asl superava il costo dell’intera prestazione nella Sanità Privata… Alla fine ho fatto la tessera della Pubblica Assistenza perchè almeno per tutto il 2013 posso accedere alle prestazioni sanitarie a costi “popolari”… E meno male che da noi abbiamo le Misericordie e le Pubbliche Assistenze!!!!

In compenso, la signorina del Centro Unico di Prenotazione della Asl, ha tenuto ad informarmi che, se mi fossi fatto le radiografie ad entrambe i piedi, in quel caso i costi della Asl sarebbero stati più convenienti di quelli della Pubblica Assistenza…

Un paese civile si riconosce anche da queste piccole cose…

Foto "17/365" by DorteF - flickr

Foto “17/365″ by DorteF – flickr

Nelle settimane scorse abbiamo discusso su vari blog dell’opportunità di tenere aperti i negozi la domenica e nelle giornate di festa, soprattutto nelle località turistiche. Non voglio tornare sull’argomento ma colgo l’occasione per farvi conoscere un’usanza che ho trovato in Austria.

La Domenica in Austria tutti i negozi sono chiusi, sia che vi troviate nei paesini di montagna sia che vi troviate nel centro storico di Vienna: uniche eccezioni qualche bar, qualche ristorante e qualche museo (ma non tutti). Sono chiuse perfino le edicole e quello che vedete nella foto è il modo per comprare il giornale la Domenica mattina: ai semafori, ai pali della luce e ai cartelli stradali sono appese delle buste con i quotidiani e un mini salvadanaio con un lucchetto dove mettere le monete per pagare il giornale. Si mette il soldino  e si prende la propria copia: l’anno scorso l’ho fatto anch’io quando ero a Vienna in occasione del concerto di Lady Gaga…

Immaginatevi una cosa del genere in Italia… qualcuno si porterebbe via tutti i giornali senza pagare, oppure sbarberebbe il salvadanaio e magari romperebbe anche il palo pur di arraffare quella decina di euro che ogni scatolina contiene. Qualcun altro lo farebbe solamente per danneggiare un quotidiano che ha una linea politica diversa dal proprio pensiero.

Secondo me, queste buste appese ai cartelli stradali, sono un segno di civiltà e di rispetto che purtroppo noi italiani non possiamo permetterci. Ogni palo esprime il rispetto del lavoro e del riposo altrui, la fiducia nel prossimo e indica che almeno la Domenica non è fatta per produrre e consumare senza sosta.

E tutto sommato, anche per i turisti, la Domenica austriaca diventa piacevolmente diversa: passeggiare con i negozi chiusi e le vetrine spente diventa l’occasione per concentrarsi sulle architetture, sui monumenti a cielo aperto e sulle persone del luogo. A volte si colgono dei dettagli che, attirati dal luccichio delle vetrine, magari ci sarebbero sfuggiti… E se poi un museo dovesse essere chiuso, rimane sempre qualche parco o qualche panchina dove sedersi e, con lentezza, ammirare un paesaggio nuovo e tutta la vita che scorre intorno…

La invitiamo a rimanere in attesa per non perdere la priorità acquisita.

Come sapete di lavoro faccio l’informatico e ogni tanto mi capita di telefonare ai famigerati numeri verdi: software houses, fornitori di linee ADSL, centri assistenza per attrezzature in garanzia e così via… Alla risposta parte il solito disco e dopo aver spippolato sulla tastiera per selezionare i vari menù, arriva la fatidica frase: “La invitiamo a rimanere in attesa per non perdere la priorità acquisita.” E poi? Poi parte la musichetta…

Oltre alla noia mortale di dover aspettare un centralinista che l’80% delle volte non risolverà il tuo problema, perchè non capisce niente di informatica, c’è l’aggravante della musichetta che nella maggioranza dei casi fa venire il latte alle ginocchia, aumentando il tedio dell’impaziente interlocutore: “Le quattro stagioni” di Vivaldi, “Per Elisa” di Beethoven, qualche notturno di Chopin (per far addormentare definitivamente  il poveretto in linea) oppure Brahms o il “Danubio Blu” di Strauss.

Fino a stamattina, l’apice della modernità delle musichette nei dischi dei centralini, arrivava al massimo a George Gershwin e Frank Sinatra. Oggi ho dovuto chiamare l’Assistenza Corporate di Telecom Italia per due linee ADSL non funzionanti e con una piacevole sorpresa (visto che l’ho dovuta ascoltare per quasi 10 minuti) il centralino ha suonato “Grace Kelly” di Mika

Giuro che la volta che trovo un centralino che suona Lady Gaga oppure Elio e le Storie Tese vi richiamo anche se non devo chiedervi niente…

P.s. per le cosiddette aziende “serie”. Se proprio la musica pop/rock non dovesse essere in linea con l‘immagine del vostro Brand,  vi concedo al massimo Miles Davis, Charlie Parker e Dizzy Gillespie. Se poi volete insistere con la classica, proprio in via di favore, chiuderò un occhio (e un orecchio) solo su Mozart… ma “Le quatto Stagioni” PROPRIO NO…

Oggi, occhio al meteo!

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Foto “April rain” by laura.bell – flickr

Dalle mie parti c’è un proverbio che recita: “Se piove il tre Aprilante quaranta dì durante”. Quindi oggi, occhio al meteo! Avviso agli stonati come me: se non volete quaranta giorni di pioggia evitate di cantare nella giornata odierna! Grazie.

Masterchef, X Factor, The Voice… Maledetti Talent io vi odio!

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Foto “MasterChef_HotSteel_CMYK” by rtppt – flickr

In questi giorni di festa, caratterizzati da pioggia, tempo uggioso e altre amenità meteorologiche, a chi non è capitato, non potendo uscire di casa, di buttarsi sul divano e demandare al telecomando l’incombenza di far passare qualche ora di relax? Io l’ho fatto e mi sono imbattuto nelle repliche su “Cielo” della trasmissione  Masterchef. I talent non mi piacciono per niente ma sono rimasto alla visione per capire se l’imitazione di Crozza è esagerata o se davvero il trio Barbieri-Cracco-Bastianich è così crudele verso i concorrenti.

La mia impressione è stata devastante: secondo me non sono crudeli, sono peggio, sono degli aguzzini con nessun rispetto verso i concorrenti. Piatti e vassoi che volano, urla e offese alle persone che hanno davanti. Anzi più di offese: vere e proprie umiliazioni in diretta. E poi quei concorrenti: muti, col loro piattino in mano e con lo sguardo terrorizzato.  Sarà stata la settimana santa ma mi venivano in mente le Sacre Scritture:

Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. (Isaia 53,7)

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Foto “Giudizio Universale” by AleBonvini – flickr

La scena di questi poveretti in attesa di essere giudicati da questa specie di Trinità dei fornelli mi ricordava altre immagini della storia dell’arte: quelle delle anime in pena in attesa di essere giudicate in uno di quei tanti Giudizi Universali pieni di angeli e diavoli: da quello di Torcello, a quello di Giotto agli Scrovegni, a Michelangelo nella Sistina per fine col Vasari a  Firenze (nella foto) o Hieronymus Bosch. Insomma, il trio non ha nessuna pietà anche se in fondo si tratta soltanto di giudicare  una zuppa. Ok, la triade Barbieri-Cracco-Bastianich assomma su di sé un numero di stelle Michelin pari a metà del firmamento in cielo, ma questo non credo che li autorizzi a trattare il resto del genere umano come feccia se sbagliano a fare una zuppetta. In fondo anche le loro ricette pluristellate… dopo che hanno transitato nell’apparato digerente dei clienti dei loro ristoranti, finiscono nello stesso posto dove vanno le mie modeste ed insignificanti uova al tegamino!

Mi piacerebbe che quando Barbieri-Cracco-Bastianich hanno bisogno di qualche professionista (l’idraulico per un tubo rotto, un informatico per un pc pieno di virus o un medico per qualche disturbino) questi usasse i loro metodi e li trattasse a pesci in faccia scaraventando tutto a terra e umiliandoli ben bene a suon di “Muoro” e “Mapazzoni”!

Sinceramente non riesco a capire come il pubblico si diverta vedendo tanta ansia, agitazione e conseguenti umiliazioni. L’unica cosa che mi viene in mente è che se l’impero romano avesse avuto la televisione i cristiani non li avrebbero fatti mangiare dai leoni al Colosseo, ma nello studio di un talent show e il pubblico, invece di usare il pollice verso, avrebbe usato il televoto!

Allargando la visione a tutti i talent (compresi quelli musicali) mi viene da dire che si tratta di enormi  falsi perchè non è così che si crea la cucina e nemmeno la musica! Il talent col televoto è una sorta di Far West, di lotta di tutti contro tutti, al grido “E alla fine non ne rimase nessuno!”. Un delirio da neoliberismo televisivo dove si va avanti, di puntata in puntata, eliminando gli avversari uno ad uno, seguendo l’imperativo “Mors tua vita mea”. Immaginate se negli anni ’60 avessimo avuto X-Factor: non avremmo avuto i Beatles! George, Ringo, Paul e John si sarebbero eliminati a duello a vicenda e il televoto magari avrebbe decretato il vincitore fra Lennon e McCartney! Poi però non avremmo mai avuto quelle splendide canzoni firmate in coppia!

La falsità dei talent sta tutta nella negazione che le cose migliori, nella musica e credo anche nella cucina, nascano dall’incontro, dal confronto, dallo scambio delle idee e dal fare le cose insieme, cooperando. Non ho esperienze in cucina ma nella musica (ormai più di venti anni fa) sono stato un jazzista amatoriale di un buon livello  e all’epoca ho avuto l’occasione di suonare con alcuni mostri sacri come Stefano Bollani, Tony Levin (King Crimson), Claudio Baglioni, più altri bravissimi musicisti della scena jazz di Firenze. Puoi essere il più virtuoso strumentista del mondo ma quando inizi a fare “musica d’insieme” devi umilmente ricominciare tutto daccapo: studiare e imparare a suonare con gli altri ascoltandoli e interagendo con loro. All’inizio è difficilissimo ma poi si ricevono un sacco input, si imparano molte cose e si hanno molte più soddisfazioni in un pezzo suonato e vissuto insieme ad altri che suonandosi addosso da soli, ripiegati su se stessi.

…E anche in cucina credo che sia lo stesso o almeno così mi pare, vedendo mia madre e le sue amiche che si scambiano le ricette!

Italiani e Ciprioti… chi sono i più pecoroni?

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Foto “cipro” by daw_news – flickr

Ieri, sul sito del “Il fatto quotidianoFabio Scacciavillani ha pubblicato un interessantissimo articolo intitolato “Cipro si ribella, l’Italia si rassegna” confrontando la situazione delle famiglie italiane e con quella delle famiglie cipriote. La cosa che rende impressionante questo articolo è il fatto che offre un punto di vista diverso da quello degli altri media e che, dati alla mano, dimostra come in Italia abbiamo già avuto un prelievo forzoso come quello che la UE voleva imporre a Cipro e  soprattutto che noi italiani l’abbiamo sopportato senza nemmeno un briciolo di ribellione: così, pecoronamente rassegnati… In pratica, il prelievo forzoso che la UE voleva imporre a Cipro noi l’abbiamo già pagato e si chiama IMU

Con una serie di dati (che potete leggere nell’articolo) Scacciavillani ha dimostrato che, ad esempio, una famiglia milanese che ha una prima casa di proprietà e una seconda casa (magari ereditata o comprata col mutuo) ha pagato di Imu più o meno quanto avrebbe pagato una famiglia cipriota con un conto corrente bancario di 50.000€, se fosse stato approvato il prelievo forzoso del 6,75% che inizialmente la Unione Europea voleva applicare ai ciprioti.  La morale, che si impara alla fine della lettura dell’articolo, è che fra Italia e Cipro ci sono delle discrete differenze… e tutte a favore dei ciprioti…

  • A Cipro gli abitanti si sono incazzati e quindi l’Unione Europea ha dovuto fare marcia indietro, tanto che la famiglia con 50.000€ sul conto corrente non pagherà niente: infatti il prelievo verrà fatto su cifre superiori ai 100.000€. Invece la famiglia milanese ha pagato tutta la sua Imu, rimanendo zitta e buona…
  • A Cipro il prelievo sarebbe stato “una tantum”, per cui la famiglia cipriota avrebbe pagato una volta soltanto, nel 2013. L’Imu invece è una tassa annuale e di conseguenza la famiglia milanese pagherà, non una volta sola, ma tutti gli anni: da qui all’eternità…
  • Per il futuro, mentre a Cipro si guarderanno bene dal proporre nuovi prelievi, in Italia governo e comuni stanno già pensando di aumentare le rendite catastali e le aliquote IMU, per cui negli anni a venire è probabile che l’IMU venga inasprita ulteriormente.

Forse per il futuro ci converrebbe essere un po’ meno pecoroni e scendere un po’ di più in piazza…

La gita dei/delle chierichetti/e…

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Foto “FIAT 900 T 1976 900cc” by museo.del.modellismo.automobilistic o – flickr

Metà anni ’70 del secolo scorso (forse 1975, 1976 o 1977). In una bella giornata di inizio estate un pulmino Fiat (forse un 850T o un 900) percorreva l’Autostrada del  Sole. Alla guida c’era Don Rodolfo, energico parroco di un paesino dell’Appennino toscano, mentre dietro c’erano una decina di ragazzini e ragazzine delle elementari di ritorno dall’annuale gita dei chierichetti… e pure delle chierichette femmine che il Don aveva istituito da un paio d’anni, con un gesto profetico e moderno nato dalla volontà di attuazione del Concilio Vaticano Secondo…

Prima di rientrare a casa il Don volle fare una sosta a Firenze Nord per la visita della Chiesa dell’Autostrada del Sole progettata dall’architetto Michelucci. Immaginatevi l’effetto di un gruppo di ragazzini delle elementari in gita, dentro una chiesa completamente deserta: insomma facevamo un bel baccano… Ad un certo punto da una porticina sbucò un prete arcigno, segalitico e antipatico come un carabiniere con la paletta alzata o come un arbitro che estrae il cartellino rosso. Ci fece una parte di merda, dicendoci che disturbavamo la quiete della casa del Signore e che ci dovevamo vergognare. Non contento apostrofò perfino il nostro Don Rodolfo…

Noi diventammo piccini piccini e ci zittimmo subito, prevedendo che la parte di merda sarebbe continuata sul pulmino per  i restanti 50 km di strada che ci separavano da casa. Invece Don Rodolfo ci stupì tutti… Si parò davanti al segalitico (una specie di Frollo del cartone Disney de “Il gobbo di Notre Dame”) e gli sparò questa sentenza: «Lei non si preoccupi se in Chiesa sente della confusione, si preoccupi piuttosto di quando sentirà un continuo silenzio perchè vorrà dire che in Chiesa non verrà più nessuno…» Il segalitico girò i tacchi, e sparì dietro la sua porticina e noi, increduli tornammo a casa cantando e urlando sul pulmino…

Questa storia mi è tornata in mente in occasione delle dimissioni di Papa Ratzinger. Un papato che, in continuazione con quello di Wojtyła, ma con molta più determinazione, ha fatto il carabiniere con la paletta alzata… Contro la comunione ai divorziati, l’uso del presevativo, i rapporti prematrimoniali, i temi della bioetica, le unioni gay. Un pontificato contro le chiese povere del sud del mondo, contro la teologia della liberazione, ma contemporaneamente a favore del potere politico che gli ha garantito l’esenzione dell’ICI. Un papato che mentre ha riabilitato i tradizionalisti lefebvriani si è scagliato contro grandi teologi come Hans Küng, Leonardo Boff, Gustavo Gutierrez. Un papato (insieme a quello di Giovanni Paolo II) che ha portato sugli altari schiere di nuovi santi ma che si è dimenticato volutamente di proclamare santo Óscar Arnulfo Romero. Un papato che, a furia di estrarre i cartellini rossi, si è scordato che Dio è soprattutto Misericordioso.

E così Papa Ratzinger che si dimette mi ha ricordato il prete arcigno e segalitico che, con la Chiesa in silenzio e ormai desolatamente vuota, gira i tacchi ed esce dalla sua porticina… D’altra parte non sarà un caso se, nelle ormai rarissime occasioni in cui vado alla Messa Domenicale, io che ormai sono più vicino ai 50 che ai 40, quando entro in Chiesa abbasso notevolmente l’età media dei presenti. E non sarà un caso se, dopo la breve primavera postconciliare degli anni ’70, sono sparite anche le chierichette…

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Foto “Chiesa dell’Autostrada del Sole” by jacqueline.poggi – flickr

L’acqua che manda il vostro dottore di famiglia in crociera…

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Foto “Signora del Vento” by JohnBurke – flickr

Quando dovete andare nello studio del vostro medico di famiglia quante mezzore vi capita di attendere nella sala di aspetto? E quando siete lì che cosa fate? Ascoltate i dolori e le lamentele delle altre persone presenti? Sfogliate quelle vecchie riviste semidistrutte e piene di batteri che giacciono da mesi sul tavolino? Oppure aspettate il vostro turno osservando i soliti quadri e i poster appesi alle pareti, che ormai conoscete a memoria?

In questo ultimo caso potreste imbattervi in un poster nuovo, dove una persona con un camice ed uno stetoscopio pubblicizza le acque minerali di Del Piero e di Miss Italia… Non vi preoccupate, il poster non è lì perchè si tratta di acque miracolose che vi faranno guarire all’istante… D’altra parte mica sono di Lourdes? Sono acque delle province di Pisa e di Perugia.

Il poster è lì perchè, come raccontato dall’articolo pubblicato su “Il fatto alimentare”, il sindacato dei medici di famiglia FIMMG ha fatto un accordo pubblicitario con le acque di Del Piero e Miss Italia. Se vostro medico tiene appeso ben in vista il poster nello studio per un anno,  partecipa all’estrazione di 100 crociere a bordo del veliero “Signora del Vento”…  Ecco, mandatecelo voi il vostro medico… in crociera nel vento!!!