Una curiosità solidal-cinematografica dal film “Ti sposo ma non troppo” (2014)

Foto tratta dal Film "Ti sposo ma non troppo" presa da Internet

Foto tratta dal Film “Ti sposo ma non troppo” presa da Internet

Per Pasquetta, complice una giornata uggiosa in cui il cielo non si decideva ne’ a far piovere e nemmeno a far uscire il sole, con mia moglie siamo andati al cinema. Abbiamo deciso all’ultimo minuto e così siamo finiti a vedere “Ti sposo ma non troppo” di Gabriele Pignotta, con lo stesso Pignotta e Vanessa Incontrada. Il film, tratto da una pièce teatrale, è la classica commedia degli equivoci sul matrimonio che, pur non essendo eccelsa, è gradevole, romantica e non è volgare come altri cinepanettoni attualmente in sala (o forse, vista la stagione sarebbe meglio chiamarli cinecolombe). Forse il film non vale completamente i soldi del biglietto ma tutto sommato è carino e consente di passare piacevolmente un’ora e mezzo.

La curiosità che però mi ha spinto a scrivere questo post è piuttosto un’altra ed è relativa al cosiddetto product placement, ovvero all’inserimento di marchi nel film. In una scena (quella nella foto) gli attori Paola Tiziana Cruciani e Paolo Triestino, nel film genitori di Carlotta (una delle due aspiranti spose), camminano in strada dopo aver fatto shopping e fra i vari pacchi e pacchettini sbuca una busta di carta beige che mi è molto familiare… Se non erro dovrebbe trattarsi della classica busta di Altromercato, la cooperativa-consorzio che riunisce tutte le Botteghe del Commercio Equo e Solidale Italiane (qui il sito, qui la voce su wikipedia). E’ la prima volta che vedo in un film un prodotto che richiama il commercio equo e solidale italiano e sarei curioso di sapere se questa busta nel film c’è finita casualmente oppure no…

Dopo la pubblicazione del post scriverò ad Altromercato per soddisfare la mia curiosità… sarà una sorpresa anche per loro o invece è stata un’operazione pianificata? Chissà? Appena mi risponderanno aggiornerò il post…

Aggiornamento delle 20.30…

Come vi avevo preannunciato ho segnalato la curiosità ad Altromercato ed anche loro sono rimasti sorpresi del fatto, il che significa che non si trattava di un  product placement, ma forse di un omaggio che il regista ha voluto fare al commercio equo e solidale. Questa la mail che ho ricevuto da Altromercato.

Gentilissimo Marco,

per noi questa è una piacevole sorpresa!

Che sia stata una scelta consapevole del regista oppure un’involontaria casualità, siamo comunque contenti che abbia deciso di tenere la borsa di carta Altromercato e soprattutto che sia stata riconosciuta, anche se da un “addetto ai lavori” che ci conosce già bene.

La ringraziamo molto per la sua segnalazione e le auguriamo buon lavoro!

Cordiali saluti solidali,

Elisa Mancini

Assistenza BdM e clienti

Consorzio Ctm altromercato Soc.Coop.

sede legale: via Crispi 9 – 39100 Bolzano

sede operativa e amministrazione: via Francia 1/c – 37135 Verona

tratta dalla mail ricevuta da Altromercato

Uno strumento che sempre dà, la stessa nota… ratatata

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Foto “…and let me play – 138/365″ by morberg – flickr

Oltre 20 anni fa ero un giovane jazzista di belle speranze e all’epoca, pur essendo sempre stato un amatore, mi sono tolto delle discrete soddisfazioni: ho suonato con i migliori jazzisti di Firenze, tra cui un giovanissimo ma già talentuoso Stefano Bollani. Con un gruppo in cui suonavo agli inizi degli anni ’90 siamo stati a Videomusic, abbiamo aperto 7 concerti del tour “Oltre” di Claudio Baglioni del quale ricordo  pure  una session fatta dietro le quinte con Tony Levin (bassista dei King Crimson, Yes, Peter Gabriel, John Lennon, Pink Floyd etc, etc…) e Gavin Harrison (batterista dei Porcupine tree, dei King Crimson e di molti artisti inglesi degli anni ’80). Nonostante lavorassi già come informatico, all’epoca mi esercitavo più o meno un’ora tutti i giorni e penso di essere stato il tormento dei miei vicini di casa: sentire qualche classico del  jazz ogni tanto poteva essere anche piacevole, ma ascoltare me che studiavo quotidianamente la tecnica, con tutte le scale blues, per i miei vicini doveva essere una tortura cinese. Quando è nata mia figlia ho smesso, perchè non ce la facevo a lavorare, gestire la famiglia, studiare musica e suonare nei locali (e quando suoni con dei professionisti questi non intendono scuse…)

Da alcuni mesi ho un nuovo inquilino al piano di sotto e anche lui ha deciso di romperci i timpani con i suoi assoli. Quasi tutti i giorni si dedica al suo hobby e ci allieta col suo strumento preferito: alcune volte anche dopocena, una volta addirittura alle 23.15, tanto che ci siamo messi a battere con la scopa sul pavimento per farlo smettere.

Amo tutta la musica: dalla classica al jazz, dal rock al soul, dagli oldies alla contemporanea; gli amici di mia figlia mi hanno fatto apprezzare perfino qualche brano di rock duro. La musica dell’inquilino del piano di sotto invece non la sopporto proprio perchè, come cantava Gianni Morandi, lui usa “uno strumento che sempre dà, la stessa nota ratatata…” Se io all’epoca suonavo Miles Davis, Charlie Parker e Sonny Rollins lui credo che abbia gli spartiti di un unico artista: il famoso compositore statunitense Black & Decker e i suoi notissimi concerti per trapano solista, …strumento di cui il mio vicino è un virtuoso, quasi un novello Niccolò Paganini specializzato in punte e mandrini!

Giuro che se continua a trapanare un giorno si e uno no (lo fa più o meno a tutte le ore, festivi compresi),  io salgo in soffitta e tiro giù tutta l’artiglieria musicale. Ho un sax tenore, un sax contralto, un clarinetto in si bemolle, tre chitarre (elettrica, acustica e classica) e pure una piccola tastiera, che usavo per le basi ma che non so suonare. Non mi manca niente: ho almeno tre scatoloni di spartiti (tra cui diversi Jazz Real Books) ma soprattutto ho vent’anni di astinenza dal Sax che potrei voler recuperare tutti insieme…

E poi vediamo un po’ chi fa più confusione…

Bicicletta: che faccio? L’etichetto? Oppure no?

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Foto “Bicicletta nella neve / Bicycle on the snow” by unpodimondo – flickr

Dalle mie parti sta partendo in vari comuni l’iniziativa di etichettare le biciclette, come antidoto contro i furti. Empoli è già partita qualche mese fa (qui la notizia), Prato lo scorso anno (qui),  Firenze sta partendo in questi giorni (qui) ed esperienze analoghe sono già  diffuse da diversi anni  del pisano.

Per evitare i furti, ogni telaio di bicicletta viene punzonato con un codice alfanumerico indelebile e inamovibile a cui è associato, in un database in possesso dei Comuni, il nome del proprietario. Tale operazione dovrebbe scoraggiare i furti di biciclette che stanno aumentando vertiginosamente, anche da parte di ladri professionisti, come testimoniato da questo articolo di Repubblica. L’etichettatura fino ad ora è stata proposta su base volontaria, a costi nulli o bassissimi: di solito la prima bici per famiglia viene etichettata gratis, mentre le successive vengono etichettate a costi di qualche euro (dai 2€ ai 5€).

Vediamo i vantaggi di questa operazione.

  • Le bici etichettate dovrebbero essere meno appetibili per i ladri (anche se più dell’etichetta valgono una bella catena e un lucchettone).
  • Quando una bici rubata viene ritrovata si può risalire subito al proprietario a cui può essere riconsegnata velocemente. I depositi di bici dei comuni sono pieni di biciclette ed è difficile per i proprietari dimostrare che quella bici lì è proprio la loro… A volte si può provare con una foto ma non è detto che il Comune l’accetti. Se invece la bici non è stata rubata ma è stata rimossa dai vigili perchè parcheggiata in divieto di sosta a volte è più conveniente abbandonarla al Comune e comprare una bici nuova piuttosto che pagare tasse e multe, soprattutto se la bici rimossa dai vigili è vecchiotta.
  • Queste iniziative portano qualche euro nelle casse sempre asfittiche dei Comuni e creano nuovi posti di lavoro: ad esempio ad Empoli l’operazione di etichettatura è fatta da una Onlus in cui lavorano dei disabili.

Fin qui i vantaggi… vediamo un po’ gli svantaggi, pensando anche a quello che potrebbe accadere in futuro…

Iniziamo a dire che con questa crisi le biciclette sono tornate di moda. Come attestato da questo articolo de “Il fatto quotidiano” negli  ultimi anni la vendita di biciclette ha superato quella delle automobili. Ammettiamo poi  che  le biciclette, rispetto alle auto, sono piuttosto anarchiche: non pagano bollo, ne’ assicurazione e inoltre, pedalare fa bene all’ambiente e alla salute (con risparmio di ticket sanitari e tasse sui carburanti). La bicicletta consente al ciclista “sgamato” di prendersi anche qualche libertà: se ti trovi in una città senza piste ciclabili o con le piste trasformate in parcheggi abusivi sei per forza costretto ad aggirare il traffico automobilistico con manovre non proprio legali, come prendere qualche strada contromano (all’estero in alcuni paesi per le bici è un’operazione legale). Oppure se, come nel centro di Firenze, le rastelliere sono insufficienti e perennemente occupate a volte sei costretto a incatenare la bici dove non vorresti, ad esempio a un cartello stradale o a un palo della luce, etc…

Ora, vista la situazione attuale,  pensate un po’ alle  conseguenze che potrebbe avere la punzonatura delle biciclette. Se questa operazione diventasse obbligatoria sarebbe una bella targa messa sulla bici che individua univocamente il proprietario. Da lì a metterci una tassa tipo bollo il passo sarebbe facile e breve. Obbligare (logicamente per il loro bene) i ciclisti a fare un’assicurazione esosa tipo RC Auto, altrettanto. E poi i vigili avrebbero vita facile nel rimuovere le bici in diveto di sosta e ad  appiopparci delle belle multe che spesso supererebbero il valore delle biciclette stesse e che il proprietario verrebbe poi obbligato a pagare, magari dall’Equitalia di turno…

E comunque pensate davvero che le forze dell’ordine abbiano i mezzi e le forze per dedicarsi alle bici rubate? E pensate anche che i ladri non possano in qualche modo fare una bella abrasione sulla punzonatura?

Sulle tasse a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca… Alla punzonatura io preferisco una bici vecchia e maggiore  libertà….

Festa di Primavera del Movimento Shalom di Firenze.

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Foto “IMG_1262″ by dizrythmia – flickr

Domani 29 Marzo 2014  la sezione fiorentina del Movimento Shalom organizza la sua consueta “FESTA DI PRIMAVERA” che si terrà dalle ore 16.00 presso la Sala Tensostruttura del circolo della Società di Mutuo Soccorso di Rifredi in via Vittorio Emanuele II, 303 a Firenze.

La festa inizierà con una tavola rotonda sul tema “LUDOPATIE e GIOCO COMPULSIVO: UN FENOMENO IN AUMENTO NELLA NOSTRA SOCIETA’” alla quale interverranno:

  • Dott.ssa Adriana Iozzi, ASL Firenze, Responsabile SERT Quartiere 5
  • Cristiano Balli, Pres. Commissione Servizi Sociali – Comune Firenze – Quartiere 5
  • Dott. Duilio Borselli, Psicologo Psicoterapeuta c/o Villa Lorenzi, Firenze
  • Dott.ssa Giovanna Malgeri, presidente della Società di Mutuo Soccorso di Rifredi
  • Moderatore: Don  Andrea Cristiani fondatore del Movimento Shalom

Al termine della tavola rotonda la festa si concluderà con un piccolo rinfresco offerto dai/dalle soci/e del Movimento Shalom di Firenze.

Fumetti, compleanni… e mostre relative.

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Foto “Mafalda dice” by :Antonio – flickr

Quest’anno due star del fumetto compiono gli anni e saranno oggetto di mostre ed eventi. Mafalda, la bambina terribile  di Quino, il prossimo 29 Settembre compirà 50 anni, mentre Lupo Alberto di Silver, lo scorso febbraio ha spento 40 candeline…

A Bologna oggi si chiude l’esposizione su Mafalda presso la fiera del libro dei ragazzi, mentre un’altra mostra è in corso a Napoli al Castel dell’Ovo fino a prossimo 13 Maggio. Mafalda dovrebbe poi essere presente sia al Salone del libro di Torino di Maggio che al Festivaletteratura di Mantova di Settembre. Per le date precise e per altre iniziative vi rimando a questo link sul sito ufficiale di Quino. Per l’occasione, tutte le  strisce di Mafalda sono state raccolte in una nuova edizione pubblicata dall’editore Salani.

Lupo Alberto è già ospite al Castel dell’Ovo di Napoli insieme a Mafalda fino al 13 Maggio, poi la mostra farà un tour con le seguenti date

  • 28 marzo – 1 giugno MILANO WoW Spazio Fumetto
  • 15 aprile – 2 novembre VOGOGNA (Vb) Castello
  • 1- 4 maggio NAPOLI Comicon
  • 10 – 11 maggio ALBISSOLA Comics
  • 10 maggio – 22 giugno MAROSTICA Castello Inferiore
  • 7 – 8 giugno ROVIGO Comics
  • 13 giugno – 3 agosto (prorogabile) CATANIA Borghetto Europa
  • 12 luglio – 3 agosto FANO Cittadella del Carnevale
  • 5 settembre – 26 ottobre CAGLIARI Hostel Marina
  • settembre – ottobre UDINE Visionario
  • 31 ottobre – 3 novembre LUCCA Comics & Games
  • novembre – dicembre TORINO Il Piccolo Cinema
  • 12 dicembre 2014 – 21 febbraio 2015 CORREGGIO Palazzo dei Principi

Per gli aggiornamenti su date e luoghi vi rimando alla pagina apposita sul sito ufficiale di Lupo Alberto.

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Foto “Napoli COmicon: Lupo Alberto” by Debris2008 – flickr

La crisi e le scelte virtuose: si consuma meno ma meglio.

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Foto “14/52 – Value” by whatmattdoes – Flickr

Nell’unico post che ho fatto la settimana scorsa  (Granelli di sabbia… per una nuova economia.) scrivevo che, per uscire dalla crisi, dovremo cambiare  i nostri consumi spostando i nostri soldi dall’economia liberista e di mercato verso un’economia solidale e rispettosa dei diritti di tutti, magari anche di qualità. Senza saperlo avevo scritto una cosa che già facciamo e che è oggetto di studio di Università e di Agenzie di Marketing. Vorrei perciò condividere con voi l’articolo seguente pubblicato sulla rivista “Il Salvagente” di questa settimana e che è stato scritto dalla Presidente di una delle più note agenzie di Marketing di Milano.

La crisi e le scelte virtuose: si consuma meno ma meglio.

di Daniela Ostidich Presidente di Marketing & Trade  e pubblicato sul nr. 14/2014 de “Il salvagente

La contrazione delle capacità di spesa ha indotto cambiamenti significativi in molti comportamenti dei consumatori, come conferma anche l’ultima ricerca dell’Osservatorio Fedeltà dell’Università di Parma dalla quale risulta che per risparmiare i consumatori indugiano 6 minuti in più rispetto al passato davanti agli scaffali pur di scegliere in modo più conveniente. Il mito della “quantità” (che reggeva il concetto di consumismo) è stato sostituito da quello della “qualità” (consumo meno, ma meglio, cerco benessere e valore).

Ne consegue che le modalità di acquisto nei punti vendita cambiano: meno frenesia sulle promozioni e meno impulso, più attenzione e analisi sui prodotti prima di metterli nel carrello. Comprando meno ma spendendo in modo più ragionato.

Se questo è il quadro dello shopping, ne consegue che anche i motivi di attrattività cambiano: diminuiscono in modo significativo le persone che amano lunghe visite nei negozi, alla ricerca di impulsi di acquisto non pianificato, di un “passatempo” giocato sulla merce e sul piacere di comprare. Aumentano invece le persone che ricercano il piacere di “consumare”.

La disponibilità di tempo nei negozi si comprime: si vuole perdere meno tempo a cercare il prodotto e più tempo per valutarlo e giudicarlo. I format più performanti in questo momento sono quelli che riescono a offrire un assortimento facile da leggere, con poche sovrapposizioni, ma stimolante, ricco di novità, qualitativo. Non dimentichiamoci che le tipologie di acquisti in maggiore aumento sono quelle del biologico, della tipicità locale o a chilometro zero, dell’etico e del solidale. Il mercato del food retail biologico cresce di oltre il 12% annuo a fronte di un mercato in generale contrazione.

Meno tempo per lo shopping, più tempo per la qualità della vita e per godersi i minori ma migliorati consumi.

Ben diverso è il tema dei discount. Qui la velocità del processo di acquisto è più garantita della semplicità dell’assortimento che dall’assenza di stimoli per acquisti di impulso. Manca in questo caso anche la maggiore accuratezza di valutazione qualità dei prodotti. Ma rimane una sicura convenienza unita a una grande facilità di acquisto.

Probabilmente questo ultimo caso non segna il futuro dei consumi, sembrerebbe ancora legato ai meccanismi del mondo del consumo che fu, se non fosse fortemente giustificato dall’esistenza di coloro che proprio non riescono ad arrivare alla fine del mese. E allora che risparmio sia. La qualità della vita e del consumo è rimandata a tempi migliori.

tratto dall’articolo “La crisi e le scelte virtuose: si consuma meno ma meglio.” di Daniela Ostidich Presidente di Marketing & Trade pubblicato a pag. 8 de “Il Salvagente” n.14/2014

Sotto le slides… niente!

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Foto “Dressed in Paris” by Chiara Cremaschi – flickr

Oltre 26 anni di lavoro come informatico mi hanno insegnato a non fidarmi mai delle cosiddette Presentazioni in Powerpoint, soprattutto se sono infarcite da decine di slides e sono spiegate da uno in giacca e cravatta. Piuttosto che sorbirmi  noiose proiezioni di slides che magnificano la bellezza dei vari software preferisco andare sul campo e parlare con gli impiegati che già usano tutti i giorni quel software, per capirne vantaggi e criticità…

Ricordo che una quindicina di anni fa andai alla presentazione di un software di contabilità per le Aziende Sanitarie: salone affrescato, relatore belloccio e incravattato, slides accattivanti e rinfresco d’ordinanza… Peccato che il software che ci stavano presentando non esisteva! Per strade traverse io e i miei colleghi avevamo saputo che tutti i programmi erano completamente da sviluppare e che sarebbero stati sviluppati in seguito, solo se la ditta avesse vinto l’appalto… Andò a finire che la ditta vinse, i programmi furono sviluppati in fretta e furia e risultarono pieni di bugs: per noi che dovevamo far partire e funzionare quel software fu un vero e proprio bagno di sangue.

Ricordate che sotto le slides, non solo per il software ma anche in altri ambiti, spesso non c’è niente. Ad esempio, se qualcuno deve presentarvi un libro e invece di mettervi sotto il naso il volume già stampato vi fa vedere delle slides, è molto probabile che il libro debba ancora esser scritto…

Quindi, prima di spendere gli 80 euri al mese che Renzi ieri ha promesso agli italiani, andate a verificare se (e quando) dietro le slides apparirà e verrà approvato un più concreto decreto legge o disegno di legge… Altrimenti, una volta spento il videoproiettore (cioè dopo le elezioni europee e amministrative), c’è il rischio che sotto le slides rimanga la solita parete bianca…

Anacronismi.

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Foto “la mille” by Alle pinkiwinkitinki – flickr

Ho fatto un po’ di zapping alla televisione: Rai Tre trasmette ancora le Simpatiche Canaglie, comiche degli anni ’30 del secolo scorso. Rai Movie in questi giorni ci propina Vacanze Romane (film del 1953), Sturmtruppen e La febbre del Sabato sera (rispettivamente del 1976 e 1977, cioè di quando andavo alle scuole medie). Rai 5 trasmette le commedie musicali in bianco e nero di Garinei e Giovannini con Walter Chiari, Delia Scala, Paolo Panelli, Bice Valori… Sempre su Rai 5, nel periodo natalizio, mi sono imbattuto in un concerto di musica classica che fra gli spettatori aveva papa Paolo VI. Per farmi sentire giovane, Rai Yoyo ritrasmette  i cartoni animati dei Barbapapà che guardavo a merenda quando facevo le elementari.  Infine Raisport 1 e 2 che, tra “Perle di sport” e “Memoria raisport”, ci rivogano “Domeniche sportive” degli anni ’60 con l’Inter di Helenio Herrera o “90° minuto” degli anni ’70, trasmissione altamente consolatoria, il cui maggior pregio è ricordarci che una volta era magro perfino Giampiero Galeazzi! In compenso la Rai non ci farà vedere niente delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014…

Cari direttori dei palinsesti Rai, visto che adesso stiamo per pagare il canone, bisognerebbe che gli italiani vi ripagassero con la stessa moneta con cui voi ci allietate… banconote di vecchie lire degli anni ’60 e ’70 ormai fuori corso… Che dite, se vado alla posta con un pacco di fotocopie di banconote da mille lire, posso pagarci il canone Rai? Non trovate leggermente anacronistico darvi dei nuovi Euro (ben 113,50) per rivedere dei vecchi filmati di Paolo Valenti e “ToninoCarinodaAscoli” ?

p.s. Con tutto il rispetto per la memoria di tutte le persone defunte di cui è pieno questo post (e purtroppo anche i vostri palinsesti).

Il taglio dei 150€ ai professori e la teoria della salsiccia.

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Foto “Salsicce alla griglia” by Julien Menichini – flickr

Ieri abbiamo assistito all’ennesima figuraccia della nostra classe dirigente sul taglio dei 150€ dallo stipendio dei professori. E’ solo l’ultima delle tante figuracce che la nostra classe politica ha fatto negli ultimi anni: dal caos degli esodati al più recente  balletto su IMU, Mini-Imu, Iuc, Trasi, Tasi, Tares, per non  parlare della telefonata del ministro della giustizia sul caso Ligresti, oppure dell’acquisto degli ultimi F-35 nonostante la presa di posizione contraria del Parlamento. Perfino Google si è accorto che qualcosa non va: come riportato da questo articolo di Panorama digitando “governo” e “pasticci” si ottengono 727.000 risultati.

La domanda che mi pongo in tutte queste situazioni è sempre la stessa: come è possibile che la nostra classe politica e dirigente sia così pasticciona e approssimativa?  A volte penso che un diplomato in ragioneria, che ha studiato un minimo di diritto pubblico, di scienza delle finanze e di matematica finanziaria possa fare molto meglio di tanti nostri governanti (ammesso che queste materie si studino ancora).

La risposta mi è venuta dall’amico Paolo, vecchio militante comunista, che ha inventato la cosiddetta “Teoria della salsiccia“.  Quando i partiti erano veramente popolari (cioè quando si chiamavano DC, PCI, PSI, MSI etc…) la base volontaria era veramente grande e tutti davano il loro contributo per il partito: chi era culturalmente meno preparato attaccava i manifesti elettorali, cuoceva le salsicce alla festa di partito oppure vendeva i giornali porta a porta. Chi aveva studiato, magari qualche professore o qualche libero professionista,  faceva il consigliere comunale e se era particolarmente bravo diventava consigliere regionale oppure parlamentare. Paolo mi racconta che all’epoca i partiti avevano le loro scuole e chi arrivava a diventare amministratore pubblico conosceva le leggi e sapeva come fare determine, delibere, gare di appalto e così via… Per assurdo anche chi rubava, rubava con una certa classe e quasi a norma di legge: cioè conosceva le leggi e gli espedienti per farla franca e mai si sarebbe fatto beccare per un tramezzino o un paio di mutande… magari avrebbe corso il rischio per qualche centinaio di milioni di lire…

Con la trasformazione dei partiti  in comitati d’affari, la base popolare è sparita, i professori sono stati allontanati perchè le persone con spirito critico sono troppo rischiose e potrebbero mettere i bastoni fra le ruote alle malefatte delle caste affaristiche. Così gli onesti e le migliori menti, quelle che un tempo dedicavano il tempo libero ai partiti, sono migrate verso altri lidi dove sono più apprezzate come, giusto per fare un esempio, le tante associazioni di volontariato. Di conseguenza, nel vuoto che si è creato nei partiti, secondo il mio amico Paolo le persone che negli anni ’70 avrebbero al massimo attaccato i manifesti elettorali oggi sono ministri, sottosegretari o onorevoli…

In conclusione, sempre secondo la teoria dell’amico Paolo, questi governanti, non solo non sono in grado di fare una legge per tassare in modo equo le case, ma non saprebbero nemmeno cuocere le salsicce alle feste del partito!

Storie di libri, di internet e di italiani…

Foto "Books" by Hans Dinkelberg - flickr

Foto “Books” by Hans Dinkelberg – flickr

A volte il funzionamento di questo disastrato paese che si chiama Italia si scopre più nei piccoli fatti che nelle grandi analisi fatte da economisti, politici e giornalisti. E’ per questo che voglio raccontarvi la storia che è capitata lo scorso autunno a mia figlia, durante la ricerca di due libri che le servivano per l’Università (frequenta il primo anno del corso per  Meditore linguistico e culturale all’Università per stranieri di Siena)

Primo libro.

Per inglese le servivano due libri editi in Gran Bretagna ma diffusi in tutto il mondo: per essere sicura di trovarli mia figlia li aveva ordinati alla Feltrinelli International di Firenze. Mentre primo libro era arrivato nel giro di una settimana, il secondo tardava ad arrivare tanto che, nonostante le telefonate e i solleciti, dopo un mese e mezzo mia figlia era l’unica nel suo corso a non avere il libro. Presa dallo sconforto mia figlia è andata a chiedere alla Feltrinelli International come mai a Siena il libro era disponibile mentre a Firenze non arrivava mai… La commessa, dopo essersi arrampicata sugli specchi, aver frugolato sulla tastiera computer e aver farneticato qualcosa sui distributori dei libri, ha sclerato e ha detto a mia figlia che non doveva andare a far perder tempo agli addetti in libreria ma che doveva restare a casa ad attendere l’sms che Feltrinelli le avrebbe inviato all’arrivo del libro. Mia figlia non ci ha pensato due volte: ha annullato l’ordine, si è fatta rendere i soldi dell’acconto e una volta tornata a casa si è precipitata su Internet. Dopo pochi minuti ha ordinato il libro in Inghilterra alla “The book depositary” di Gloucester. Il volume è arrivato in una settimana al costo (comprensivo di tasse e spese postali) di  24,58€.  Feltrinelli International, per lo stesso libro voleva 32€ e le ha fatto perdere oltre un mese e mezzo…

Secondo libro.

Il secondo libro, “Antiche fiabe cinesi”, necessario per l’esame di Storia e Letteratura Cinese, era ormai fuori catalogo da circa 20 anni e diversi compagni di mia figlia l’hanno dovuto fotocopiare integralmente in facoltà. Grazie ad una ricerca su Internet abbiamo ricevuto un bellissimo gesto di solidarietà nei nostri confronti. Abbiamo trovato il libro su www.coseinutili.it, il sito di baratto e scambio “Gas friendly”, cioè particolarmente dedicato agli appartenenti ai Gruppi d’Acquisto Solidale.  In realtà lo scambio del libro era già in corso fra due persone, Evelyne del Gruppo d’Acquisto Solidale di Calci (Pi) e Miky di Campobasso. Mi sono presentato dicendo che faccio parte del Gassolotto di Firenze e ho spiegato la situazione del libro che serviva per l’Università di mia figlia. Con un gesto estremamente gentile e solidale Miky ed Evelyne hanno rinunciato al loro scambio in modo che Evelyne (la proprietaria del libro) potesse offrirlo a me. In una settimana abbiamo fatto lo scambio, praticamente  a costo zero in quanto, sia il libro che le spese postali, sono state “pagate” con i “crediti”, ovvero la moneta virtuale in uso su su www.coseinutili.it. Evelyne e Miky di nuovo grazie di cuore!

Morale della favola.

Due libri “introvabili” e due storie che raccontano la nostra nazione: quella inefficiente, lunga e scortese di chi, per professione, avrebbe dovuto procurarci un libro a pagamento e quella veloce, cordiale e simpatica di chi ci ha procurato un altro libro per solidarietà. Viva l’Italia e un po’ anche… Viva l’Inghilterra!