Una buona notizia: le petizioni a favore dei lavoratori tessili del Bangladesh hanno avuto effetto!

Ricordate il post dello scorso 8 Maggio in cui vi invitavo a firmare la petizione di Avaaz a favore dei lavoratori tessili del Bangladesh? Ebbene, le petizioni sono state più di una, lanciate in tutto il mondo e sommandole tutte insieme  hanno già raggiunto più di un milione e mezzo di firme. La pressione di così tanti consumatori, tutti informati e critici, ha avuto effetto: molte delle multinazionali coinvolte hanno firmato l’accordo per la sicurezza dei lavoratori in Bangladesh. Vi copio-incollo l’articolo pubblicato oggi sul sito della Campagna Abiti Puliti  (membro italiano della campagna internazionale Clean Clothes Campaign). Questa vittoria contro la delocalizzazione selvaggia è importante perchè sui diritti dei lavoratori non ci sono differenze fra Nord e Sud del mondo: o si vince tutti insieme, o si perde tutti! Grazie a tutti!!!!!

(2013) Abbiamo vinto. Anche Benetton sigla l’accordo sulla sicurezza in Bangladesh

copertinasito_abbiamovintoLa pressione popolare coordinata dalla Campagna Abiti Puliti ha costretto anche Benetton a firmare l’accordo per la sicurezza e la prevenzione degli incendi in Bangladesh.

A poche ore della scadenza dell’ultimatum lanciato dalla CCC, l’azienda italiana ha deciso infatti di sottoscrivere l’accordo che prevede ispezioni indipendenti negli edifici, formazione dei lavoratori in merito ai loro diritti, informazione pubblica e l’obbligo di revisione strutturale degli edifici e obbligo per i marchi internazionali di sostenere i costi e interrompere le relazioni commerciali con le aziende che rifiuteranno di adeguarsi, per rimuovere alla radice le cause che rendono le fabbriche del paese insicure e rischiose per migliaia di lavoratori.

“Il cuore dell’accordo” spiega Deborah Lucchetti “è l’impegno delle imprese internazionali a pagare per la messa in sicurezza degli edifici, unitamente ad un ruolo centrale dei lavoratori e dei loro sindacati. Solo attraverso una diretta partecipazione dei lavoratori del Bangladesh sarà possibile costruire condizioni di lavoro sicure e mettere la parola fine a tragedie orribili come quella del Rana Plaza”.

La firma di Benetton arriva dopo aver negato a lungo il suo coinvolgimento con fornitori presenti al Rana Plaza e dopo che molti dei marchi impegnati nelle fabbriche bengalesi avevano già riconosciuto la propria responsabilità. H&M, Inditex, PVH, Tchibo, Primark, Tesco, C&A, Hess Natur sono alcuni dei primi firmatari dell’accordo.

Questo successo è frutto non solo della collaborazione straodinaria tra la Clean Clothes Campaign, il Workers Rights Consortium, la federazione dei sindacati internazionali IndustiAll e UNI Global Union, unitamente alle altre organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti dei lavoratori, tra cui citiamo International Labor Rights Forum (ILRF), United Students Against Sweatshops (USAS), Maquila Solidarity Network (MSN), War on Want, People and Planet, SumOfUs.org, Change.org, Credo Action, Avaaz e Causes, ma soprattutto della forza che i consumatori hanno saputo imprimere alla campagna decidendo di sottoscrivere la petizione che chiedeva ai marchi azioni concrete.

Dal 2005 più di 1700 lavoratori tessili in Bangladesh sono morti a causa della scarsa sicurezza degli edifici. Ora si apre una fase nuova, nella quale i marchi si sono impegnati ad essere parte attiva e collaborativa.

Tutti insieme siamo riusciti a creare un precedente storico di mobilitazione dal basso che difficilmente potrà essere ignorato d’ora in avanti.

Articolo “(2013) Abbiamo vinto. Anche Benetton sigla l’accordo sulla sicurezza in Bangladesh” pubblicato sul sito “Campagna Abiti Puliti”

Un paese civile si riconosce anche da queste piccole cose…

Foto "17/365" by DorteF - flickr

Foto “17/365″ by DorteF – flickr

Nelle settimane scorse abbiamo discusso su vari blog dell’opportunità di tenere aperti i negozi la domenica e nelle giornate di festa, soprattutto nelle località turistiche. Non voglio tornare sull’argomento ma colgo l’occasione per farvi conoscere un’usanza che ho trovato in Austria.

La Domenica in Austria tutti i negozi sono chiusi, sia che vi troviate nei paesini di montagna sia che vi troviate nel centro storico di Vienna: uniche eccezioni qualche bar, qualche ristorante e qualche museo (ma non tutti). Sono chiuse perfino le edicole e quello che vedete nella foto è il modo per comprare il giornale la Domenica mattina: ai semafori, ai pali della luce e ai cartelli stradali sono appese delle buste con i quotidiani e un mini salvadanaio con un lucchetto dove mettere le monete per pagare il giornale. Si mette il soldino  e si prende la propria copia: l’anno scorso l’ho fatto anch’io quando ero a Vienna in occasione del concerto di Lady Gaga…

Immaginatevi una cosa del genere in Italia… qualcuno si porterebbe via tutti i giornali senza pagare, oppure sbarberebbe il salvadanaio e magari romperebbe anche il palo pur di arraffare quella decina di euro che ogni scatolina contiene. Qualcun altro lo farebbe solamente per danneggiare un quotidiano che ha una linea politica diversa dal proprio pensiero.

Secondo me, queste buste appese ai cartelli stradali, sono un segno di civiltà e di rispetto che purtroppo noi italiani non possiamo permetterci. Ogni palo esprime il rispetto del lavoro e del riposo altrui, la fiducia nel prossimo e indica che almeno la Domenica non è fatta per produrre e consumare senza sosta.

E tutto sommato, anche per i turisti, la Domenica austriaca diventa piacevolmente diversa: passeggiare con i negozi chiusi e le vetrine spente diventa l’occasione per concentrarsi sulle architetture, sui monumenti a cielo aperto e sulle persone del luogo. A volte si colgono dei dettagli che, attirati dal luccichio delle vetrine, magari ci sarebbero sfuggiti… E se poi un museo dovesse essere chiuso, rimane sempre qualche parco o qualche panchina dove sedersi e, con lentezza, ammirare un paesaggio nuovo e tutta la vita che scorre intorno…

730, Farmaci, detrazioni e scontrino parlante…

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Foto “Farmacia” by Turkinator – flickr

Tempo di 730 e di spese mediche da portare in detrazione. Ma per i medicinali e i farmaci, cosa si può portare in detrazione? E come va interpretato il cosiddetto  “scontrino parlante” che a volte sembra proprio parlare un’altra lingua?

Gli scontrini della farmacia devono obbligatoriamente riportare il codice fiscale dell’assistito, il tipo di medicinale acquistato e il codice numerico di identificazione del farmaco. Per rispetto della privacy del paziente/contribuente nello scontrino non viene messo il nome del farmaco ma un codice che non è altro che il numero di autorizzazione all’immissione in commercio (A.I.C.) del medicinale. Ma quali sono i medicinali che si possono detrarre dal reddito?

Si possono detrarre dal reddito i farmaci/medicinali che appaiono nello scontrino con le seguenti voci:

  • farmaco
  • medicinale
  • f.co
  • med.
  • sop
  • otc
  • omeopatico
  • preparazione galenica
  • ticket

NON si possono detrarre invece le seguenti voci (nel conteggio per il 730 questi importi andranno tolti dallo scontrino)

  • parafarmaco
  • integratore
  • fitoterapico (i fitoterapici per cui è ammessa la detrazione sono indicati in scontrino come farmaco o medicinale)

Infine ricordo che sulle ricevute/fatture per visite mediche di importo maggiore di 77,47€ va messa una marca da bollo da 1,81€ e che, in mancanza del bollo, la responsabilità ricade sul contribuente e non sul medico che ha emesso la ricevuta…

Dieci Onlus per me, posson bastare….

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Foto “Peace. Love. Respect.” by head.WEST – flickr

Tempo di dichiarazione dei redditi e quindi di scelta dell’Associazione Onlus a cui devolvere il nostro 5 per mille. Come ho scritto in un analogo post di alcuni anni fa:

…l’Associazione a cui ognuno devolve il proprio 5 per mille è un po’ come la fidanzata… Ognuno  ha nel cuore la sua e per lui è la più bella del mondo!

Partendo da questa considerazione mi sono chiesto… perchè non parafrasare il brano di Mogol e Battisti “Dieci ragazze” e fare un elenco delle dieci Associazioni che ritengo più meritevoli per ricevere il 5 per mille?

Per ognuna trovate il codice fiscale da segnare sul 730, il link alla loro pagina del 5 per mille e una breve frase sul perchè secondo me se lo meritano.

1) Movimento Shalom – C.F. 91003210506

Perchè a casa mia abbiamo due adozioni a distanza e io stresso la Chiara tutte le settimane. Perchè i progetti nel Sud del Mondo sono fatti con la popolazione locale e creano veri posti di lavoro e posti a scuola, invece di calare dall’alto assistenzialismo e beneficenza.

2) Emergency – C.F. 97147110155

Perchè Emergency è forse l’unico motivo per cui ancora vale la pena dirsi orgogliosi di essere italiani.  Perchè costruisce ospedali d’eccellenza nei paesi martoriati dalle guerre, quelle che il nostro Stato e i media di regime continuano a chiamare “missioni di pace”. Perchè voglio che la rivista “E-il mensile” torni nelle edicole.

3) Ospedale Pediatrico Meyer – C.F. 94080470480

Perchè è una delle eccellenze della Pediatria italiana. Perchè l’ospedale è così bello che non sembra nemmeno un ospedale. Perchè al suo interno viene svolta tantissima ricerca scientifica dedicata alle malattie infantili soprattutto a quelle genetiche e ai tumori. Perchè i clown del Meyer sono divertentissimi.

 4) Mani Tese – C.F. 02343800153

Perchè tramite il riuso, il riciclo e la vendita di tanti oggetti che altrimenti sarebbero finiti in discarica promuovono progetti di giustizia e di cooperazione allo sviluppo nel Sud del Mondo. Perchè nei loro mercatini trovo un sacco di cose per le mie collezioni a prezzi imbattibili e contemporaneamente faccio del bene. Perchè mi piace la loro lotta a favore della Sovranità Alimentare.

5) Greenpeace – C.F. 97046630584

Perchè le loro azioni a favore dell’ambiente e del pianeta sono altamente spettacolari ma allo stesso tempo sempre non violente. Perchè il clima e l’ambiente non possono aspettare!

6) Trisomia 21 Firenze – C.F. 94020840487

Perchè si occupa dell’integrazione e dell’autonomia delle persone Down. Perchè Antonella è il presidente di Onlus più vulcanico che io abbia mai conosciuto. Perchè il loro blog è uno dei più simpatici e divertenti della blogosfera (qui potete leggerlo).

7) Associazione Tumori Toscana – C.F. 94076680480

Perchè purtroppo li ho visti all’opera nelle cure domiciliari ai malati di tumore, quando lo scorso anno venivano dal figlio di un mio vicino di casa.

8) Emmaus Italia – C.F. 92040030485

Perchè, come Mani Tese, anche loro riciclano e riusano gli “scarti” della società consumista. Perchè con i proventi dei loro mercatini  finanziano azioni a favore delle persone più svantaggiate, sia in Italia che nel resto del mondo. Perchè la loro azione si ispira a quella di una delle più grandi figure europee dello scorso secolo: l’Abbé Pierre! Perchè è un piacere frugare fra le loro cianfrusaglie per trovare oggetti per le mie collezioni…

9)  Libera – C.F. 97116440583

Perchè se vogliamo che l’economia italiana si riprenda dobbiamo sconfiggere la criminalità organizzata e la corruzione. Perchè la loro pasta biologica è ottima… e pure le arance!

10) Regalami un sorriso – C.F. 92076170486

Perchè sono un gruppo di podisti e di fotografi che corrono e/o scattano foto e contemporaneamente fanno della solidarietà. Perchè lo scorso anno hanno donato decine di defibrillatori a associazioni, enti, gruppi sportivi delle provincie di Prato, Firenze e Pistoia, curando anche la formazione del personale.

Avrei molte altre associazioni da segnalare ma purtroppo, proprio come con la fidanzata, anche nel 730 vige la monogamia e quindi bisogna segnare una sola onlus… Che peccato non devolvere qualcosa a tutti…

Schiacciate per fabbricarci i vestiti: firmate la petizione di Avaaz.

Dopo aver firmato anch’io, copio e incollo dal sito di Avaaz…

Foto tratta dal sito di Avaaz

Foto tratta dal sito di Avaaz


Centinaia di donne in Bangladesh sono bruciate vive o rimaste seppellite mentre producevano i *nostri* vestiti! Tra pochi giorni, grandi aziende della moda potrebbero firmare un accordo che potrebbe rivelarsi un potente strumento per le norme sulla sicurezza o una campagna pubblicitaria di basso livello per risollevare l’immagine delle aziende. Se un milione di noi riuscirà a ottenere il sostegno degli amministratori delegati di H&M e GAP a favore di norme utili davvero a salvare delle vite, gli altri li seguiranno:


Firma la petizione

Cari amici,

Abbiamo visto tutti le orribili immagini di centinaia di donne innocenti bruciate o seppellite sotto il crollo delle fabbriche mentre producevano i nostri vestiti. Nei prossimi giorni possiamo fare in modo che le aziende si impegnino perché fatti come questi non accadano più.

Le grandi marche della moda appaltano i loro vestiti a centinaia di aziende in Bangladesh. Due aziende, tra cui Calvin Klein, hanno firmato un patto vincolante per la sicurezza degli edifici con adeguamenti antincendio. Altre, tra cui Wal-Mart o Benetton, stanno cercando di evitare di firmare, proponendo invece alternative deboli e utili solo all’immagine dell’azienda. L’ultima tragedia ha però dato vita a dei nuovi incontri per affrontare l’emergenza e ha generato forti pressioni perché il patto vincolante, in grado di salvare delle vite, venga firmato.

Le trattative finiranno a breve. H&M a GAP potrebbero essere le prime a sostenere un accordo vincolante e il modo migliore di fare pressione su di loro è rivolgersi direttamente agli amministratori delegati. Se un milione di noi farà appello proprio a loro tramite una petizione, attraverso le pagine Facebook, i tweet e altri annunci, tutti i loro amici e addirittura le loro famiglie lo verranno a sapere. Sapranno che la loro reputazione e quella delle loro aziende sono a rischio. Alcune persone sono obbligate a produrre i *nostri* vestiti in edifici pericolosi a un livello inaccettabile: firma perché siano resi sicuri e inoltra questa email a tutti quelli che puoi:

http://www.avaaz.org/it/crushed_to_make_our_clothes_loc/?bKNVvbb&v=24747

La tragedia di questi giorni rientra in uno schema preciso. Negli ultimi anni, incendi e disastri di vario tipo hanno tolto la vita a molte migliaia di persone e altre sono rimaste invalide e non possono più lavorare. Il governo bengalese ha chiuso un occhio davanti a condizioni tragiche, permettendo ai fornitori di tagliare i costi per produrre vestiti con ritmi e costi dettati dai giganti globali della moda. Le grandi marche dicono di fare dei controlli, ma i lavoratori affermano che le ispezioni delle aziende non sono affidabili.

L’accordo sulla sicurezza a sostegno dei lavoratori prevede ispezioni indipendenti, rapporti pubblici sulle condizioni delle fabbriche dei fornitori e provvedimenti obbligatori. Sarebbe applicabile persino per le corti di giustizia dei paesi d’origine delle aziende stesse! Non sono ancora noti i dettagli su quali aziende comprassero dalla fabbrica crollata poche settimane fa e non ci sono prove che H&M o GAP fossero tra queste. Ma molti operai sono morti in altre fabbriche di fornitori di H&M e GAP in Bangladesh e coinvolgere ora queste marche significherebbe fare in modo che altre aziende le seguano.

Le aziende stanno prendendo delle decisioni a riguardo proprio in queste ore. Facciamo appello agli amministratori delegati di H&M e GAP perché indichino la strada a tutto il settore, firmando il piano sulla sicurezza. Firma la petizione e poi condividi questa email quanto più puoi; una volta che avremo raggiunto un milione di firme attireremo così tanta attenzione che non potranno non notarci:

http://www.avaaz.org/it/crushed_to_make_our_clothes_loc/?bKNVvbb&v=24747

Molte volte i membri di Avaaz hanno unito le loro forze per combattere l’avidità delle aziende e sostenere i diritti umani. L’anno scorso abbiamo contribuito a fare in modo che 100 lavoratori indiani tornassero a casa sani e salvi quando un’azienda del Bahrein si era rifiutata di lasciarli andare. Ora prendiamo posizione per fermare la corsa mortale al ribasso nella sicurezza delle fabbriche.

Con speranza e determinazione,

Jamie, Jeremy, Alex, Ari, Diego, Marie, Maria-Paz, Ricken e tutto il team di Avaaz

ULTERIORI INFORMAZIONI:

Bangladesh, le vittime del crollo del Rana Plaza ricattate dai datori di lavoro (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/esteri/13_aprile_26/bangladesh-marchi-moda-responsabilita_6b3c490a-ae81-11e2-b304-d44855913916.shtml

Rana Plaza, Bangladesh. Il capolinea del capitalismo globale (L’Huffington Post)
http://www.huffingtonpost.it/deborah-lucchetti/rana-plaza-bangladesh-il-capolinea-del-capitalismo-globale_b_3201364.html?utm_hp_ref=italy

In Bangladesh, Benetton e le altre aziende devono garantire sicurezza (Il Fatto Quotidiano)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/30/bangladesh-benetton-e-altre-aziende-devono-garantire-sicurezza/578850/

Bangladesh, la strage di operai più grande della storia (Conquiste del Lavoro)
http://www.conquistedellavoro.it/cdl/it/Archivio_notizie/2013/Maggio/info1546183859.htm

Strage in Bangladesh. Quelle magliette low-cost che costano troppo sangue (Panorama)
http://news.panorama.it/esteri/Strage-in-Bangladesh-Quelle-magliette-low-cost-che-costano-troppo-sangue

Piccolo esempio di come lo Stato rubi ai poveri per dare ai ricchi…

Foto "Meeting the Sheriff of Nottingham at the Disney Villains Meet-And-Greet Area" by Loren Javier - flickr

Foto “Meeting the Sheriff of Nottingham at the Disney Villains Meet-And-Greet Area” by Loren Javier – flickr

Siamo in periodo di denuncia dei redditi e spulciando fra le istruzioni del 730 e/o del modello Unico capita di osservare delle novità che confermano come lo Stato certe volte rubi ai poveri per donare ai ricchi…

Se avete un’automobile sapete che fino allo scorso anno era possibile portare in deduzione tutto il Contributo al Servizio Sanitario Nazionale che avete pagato quando avete rinnovato l’assicurazione R.C. Auto. Dalla denuncia di quest’anno, grazie al governo di Mario Monti, è stata introdotta una franchigia di 40€ per cui è possibile portare in deduzione solo la quota di contributo sanitario nazionale eccedente i 40€.

Questa operazione fa si che se avete un’utilitaria non porterete in deduzione niente o quasi niente perchè la franchigia si mangerà quasi tutto il contributo al S.S.N, mentre se possedete una bella auto di lusso, magari di quelle superinquinanti, portete in deduzione una cifra ben più alta…

Tanto per fare un esempio io con la mia piccola Atos Prime ho pagato un Contributo al SSN di 47€ per cui posso portare in deduzione solo 7€ (anzichè tutti i 47€ dello scorso anno); se però avessi avuto un Ferrarino avrei potuto dedurre molto di più.

Alla fine, con la scusa delle manovre per ripianare il debito,  si  colpisce la grande massa del popolino e ne traggono vantaggio i soliti pochi ricconi….

Una ricetta particolare: il deodorante fatto in casa.

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Foto “Tired” by Tobyotter – flickr

E’ tanto che non scrivo ne’ ricette e nemmeno idee particolari per risparmiare in casa (che in questo periodo di crisi tornano sempre utili). Lo faccio adesso dopo aver sperimentato io stesso questa ricettina “particolare” e completamente naturale che ho trovato alcuni mesi fa in rete…

Deodorante naturale autoprodotto in casa.

Ingredienti:

  • amido di mais (da agricoltura biologica): 3 cucchiaini
  • bicarbonato di sodio: un cucchiaino e mezzo
  • olio essenziale alla fragranza che preferite: 1 cucchiaino

Mescolate l’amido di mais (si proprio quello per i dolci…) col bicarbonato di sodio che, se volete aumentare le dosi, dovranno essere sempre nello stesso rapporto: cioè il bicarbonato deve essere la metà dell’amido di mais.

Aggiungete un cucchiaino di olio essenziale nella fragranza che più vi piace: a casa mia per la prima prova abbiamo optato per il limone. Nei prossimi tentativi abbiamo in mente di provare anche la lavanda, gli agrumi, la rosa e la betulla. Mescolate bene tutti gli ingredienti in modo da creare un prodotto uniforme. Il deodorante si applica con una spugnetta da trucco…

La composizione del deodorante è completamente naturale e delicata, senza nessun elemento chimico che potrebbe creare dermatiti o problemi maggiori (avete mai cercato su Google le parole “deodorante” e “cancro”?). Questo comporta che in periodi di maggiore sudorazione vada applicato più volte al giorno… insomma non c’è da pretendere la durata 24h su 24h come promettono certe pubblicità dei deodoranti industriali, però almeno sapete cosa vi mettete sulla pelle!

Alla fine, valutati tutti i pro e i contro e anche il risparmio economico, in casa mia siamo rimasti soddisfatti!

p.s. in ogni caso se volete avere maggiori informazioni sugli ingredienti dei cosmetici vi consiglio di rileggere questo mio post del 2010.

Una petizione contro l’uso del phenoxyethanolo (fenossietanolo).

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Foto “Baby mag Füße” by mueritz – flickr

Ricordate il post dello scorso 23 Marzo sull’allarme phenoxyethanolo nei prodotti per la prima infanzia? Nei numeri 10, 11 e 13 della rivista Il Salvagente era stato rilanciato l’allarme arrivato dalla Francia sulla presunta tossicità per la riproduzione e lo sviluppo di questo conservante usato abitualmente in moltissimi prodotti per i neonati (nel precedente post c’è tutta la lista dei prodotti)

A seguito delle sollecitazioni fatte dalla rivista Il Salvagente  soltanto Coop e Conad hanno risposto dicendo che, in base al principio di precauzione, si stavano attivando per fare ulteriori analisi e cercare altre sostanze meno tossiche con cui eventualmente sostituire il fenossietanolo. Dalle altre ditte coinvolte invece non è arrivata nessuna risposta.

Il Salvagente ha perciò lanciato una raccolta di firme per chiedere a Unilever (Fissan) e Procter & Gamble (Pampers) e Artsana (Chicco) di fare lo stesso, adottando il principio di precauzione, e cercare un’alternativa, come hanno fatto Coop e Conad. Ad oggi sono già state raccolte quasi 8.000 firme….

A questo link su change.org si può firmare la petizione de “Il Salvagente”

Con questa raccolta firme il Salvagente inaugura una collaborazione col sito internazionale di petizioni change.org

p.s. Ringrazio Beatrice per avermi segnalato la petizione fra i commenti del precedente post. A dire il vero essendo abbonato alla rivista la petizione l’avevo già vista ma non avevo avuto ancora il tempo di fare il post. :-)

Il Governo Monti non dimezzi gli indennizzi per le vittime degli incidenti stradali.

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Foto “Car Crash: 12 march 2009″ by jenineabarbanel – flickr

Nel tempo, molti governi italiani hanno avuto la pessima abitudine di mettere, nascoste fra le pieghe dei loro decreti, delle norme a danno dei cittadini normali ma a favore dei potenti e dei gruppi di potere che li hanno appoggiati. Figurarsi se un governo alla scadenza del suo mandato, come quello di Mario Monti, non abbia pensato a fare di nascosto un qualche piacere agli amici degli amici… L’Associazione Vittime della Strada segnala (e la rivista “Il Salvagente” pubblica nel numero attualmente in edicola) il tentativo del governo Monti di fare un regalo alle assicurazioni, proprio a spese di chi resta invalido per incidente stradale…

L’appello dell’Associazione vittime della strada: “NON FATE PAGARE ALLE VITTIME GLI INTERESSI DEGLI ASSICURATORI”

Per il momento il pericolo è scampato ma la spada di Damocle del dimezzamento dei risarcimenti alle vittime di incidenti stradali pende ancora sugli automobilisti italiani. Il rischio è contenuto in un decreto del presidente della Repubblica (Dpr) che il governo Monti sarebbe intenzionato ad approvare in uno dei prossimi consigli dei ministri, a meno di ripensamenti dell’ultima ora. Un ripensamento è ciò che auspica l’Associazione italiana familiari e vittime della strada che, intanto, è riuscita ad ottenere lo stralcio della questione dall’ultimo Cdm e l’impegno del capo di gabinetto del ministero della Salute di farsi portatore presso il ministro Balduzzi delle istanze dell’associazione per congelare il provvedimento.

COLPO DI MANO

La questione è complicata e antica. A stabilire che esistessero delle tabelle nazionali (prima ogni tribunale si regolava autonomamente) con i valori del risarcimento per i danni alla persona è stato il codice delle assicurazioni, entrato in vigore nel 2006. Quel testo delegava il governo ad adottarle entro 24 mesi (entro, quindi, gennaio 2009). Mentre quelle per danni lievi, da 1 a 9 punti, sono arrivate quasi subito, delle altre, quelle per danni gravi, da 10 a 100 punti, non si è saputo più niente finché nel giugno del 2011 la Cassazione ha stabilito che per la quantificazione economica del danno biologico le tabelle di riferimento erano quelle del Tribunale di Milano. È stato solo di fronte a questa decisione, che sgradita alle compagnie di assicurazione in quanto i rimborsi aumentavano di circa il 15%, che prima il governo Berlusconi e poi quello Monti hanno tentato di mettere mano alla questione presentando un Dpr che in pratica taglia drasticamente i risarcimenti.

NON PROVATECI

Gli effetti ce li spiega Giuseppa Cassaniti, presidente dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada: “Un giovane di 35 anni che subisce un danno biologico del 50% (perdita totale dell’avambraccio) è oggi risarcito con un ammontare che include anche il danno morale, da un minimo di 365.659 euro fino a 454.000 euro. Con le tabelle proposte dal decreto del governo tali valori rischiano di dimezzarsi. Per questo noi chiediamo che le tabelle nazionali di riferimento restino quelle del Tribunale di Milano. Non può essere che per tutelare gli interessi delle assicurazioni a farne le spese siano le vittime degli incidenti”.

Articolo pubblicato a pagina 25 de “Il Salvagente” n.15/2013

Da Feltrinelli “Nuova vita ai tuoi libri”.

Locandina

Locandina “Nuova vita ai tuoi libri” dal sito http://www.lafeltrinelli.it”;

Da oggi 12 Aprile e fino al 14 Aprile le librerie Feltrinelli ospitano l’iniziativa “Nuova vita ai tuoi libri”.

Consegnando un libro usato in buono stato si ottiene un Buono sconto da 5€ da spendere nella stessa libreria fino al 18 Aprile 2013 a fronte di un acquisto di 20€. Nei tre giorni dell’iniziativa si può consegnare un libro al giorno a persona.

I libri usati appartenenti ai generi letteratura, saggistica, scolastici,  didattici, lingue straniere, dizionari, frasari, enciclopedie e corsi di lingue verranno donati alla Fondazione IntegrA/Azione che li userà per corsi di alfabetizzazione e insegnamento della lingua italiana a stranieri e per la costituzione di piccole biblioteche nei Centri di accoglienza per migranti.

I restanti libri verranno inviati al Comieco per riciclare la carta e creare nuovi oggetti.

Maggiori info qui