Un libro: “Aspro e dolce” di Mauro Corona (2004).

Foto

Foto “Mauro_Corona-alessio-sartore” by Alessio Sartore – Flickr

Premessa:

Se siete clienti Vodafone iscritti alle promozioni di Vodafone You e nel mese di Agosto fate una ricarica telefonica di almeno 10€, vi verrà regalato un buono sconto da 5€ per ritirare un libro di pari importo in una libreria Mondadori. Se fate la ricarica online il valore del  buono raddoppia. I libri in promozione sono tantissimi: una bella selezione di titoli di Gabriel García Márquez, molti altri di  Mauro Corona, passando per l’Inferno di Dan Brown, Giovanni Paolo II, la Litizzetto,  la saga di Percy Jackson per finire poi con gli Shadowhunters e tutte le sfumature di rosso, grigio e nero…

Io mi son preso “Inferno” di Dan Brown e il libro di Mauro Corona del post, che mi sono letto al mare.

Il libro: “Aspro e dolce” di Mauro Corona

Di Mauro Corona ho letto diversi libri e sinceramente questo è quello che mi è piaciuto meno di tutti. Di Corona mi piace molto quando scrive di alpinismo, di natura, delle sue sculture e di quello che era il Friuli di una volta, regione che ho imparato ad apprezzare in oltre quindici anni di ferie passate in Carnia, zona molto simile alla Valcellina e alla valle del Vajont descritte da Corona che purtroppo ho visitato solo una volta alla fine degli anni ’70.

Le note di copertina definiscono il libro come “L’epopea di Erto e dei suoi abitanti” vista però da una particolare angolatura… “quella del fondo del bicchiere”. Insomma, se i libri profumassero di quello che contengono, questo puzzerebbe di alcol dall’inizio alla fine. Sono 484 pagine di sbronze, risse e postumi di ubriacature che mettono sullo sfondo tutto il resto… Alcune pagine sono divertentissime, altre curiose, molte sono crude e piene di violenza, alcune decisamente malinconiche. Dall’infanzia e dalla miseria di Corona studente in collegio, poi muratore e operaio in una cava si procede fino alla maturità tra faticose giornate lavorative e fine settimana dedicati quasi esclusivamente all’alcol, con tour di tutte le osterie della zona.

Alcune storie sono divertentissime: dalla messa della Notte di Natale interrotta per depositare un ubriaco ateo davanti all’altare, alla notte di sesso con la cicciona incontrata alla sagra del paese, al concerto rock alla base di Aviano per finire con Corona che taglia con la motosega la porta di casa perché la moglie non lo faceva rientrare ubriaco. Altre storie invece sono tragiche e raccontano di incidenti nei quali Corona ha sfiorato da vicino la morte più di una volta e ti viene da pensare che, se davvero esistono gli Angeli custodi, quello di Corona ha avuto il suo bel daffare…

Alla fine ti resta il dubbio se quello che hai letto è tutto vero o se c’è qualche forzatura nel racconto. Tutto sommato è un libro piacevole anche se, per i miei gusti, è un po’ troppo lungo e un po’ troppo alcolico… O forse sono io che, a parte qualche birrino, sono fondamentalmente astemio!

No ai ladri d’acqua in Palestina: firma contro l’accordo fra Acea e la società idrica nazionale di Israele Mekorot.

foto tratta dal sito di Change.org

foto tratta dal sito di Change.org

La guerra a Gaza e in Palestina oltre che con le bombe, ormai da anni viene combattuta anche con l’Apartheid dell’acqua, ovvero con la sottrazione illegale di acqua dalle falde palestinesi da parte di Mekorot, società idrica nazionale di Israele. Secondo Oxfam dopo gli ultimi bombardamenti a Gaza il 90% dell’acqua non è potabile e 1.800.000 persone non hanno accesso all’acqua.

E’ perciò partita una petizione su change.org per chiedere ad Acea di interrompere l’accordo con Mekorot che di fatto, come indicato dai promotori dell’iniziativa, la renderebbe colpevole, almeno moralmente, dei crimini contro l’umanità commessi da Israele. Visto che Acea è una multiutility dell’acqua il cui 51% è detenuto dal Comune di Roma… si tratterebbe di crimini finanziati con soldi pubblici, ovvero dei cittadini di molte zone d’Italia (qui da Wikipedia la composizione di Acea).

Questo è il testo completo della petizione:

Firma per esigere che l’Acea receda dall’accordo con la Mekorot, società idrica nazionale di Israele che si è macchiata di gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, fornisce l’acqua saccheggiata alle colonie israeliane illegali e pratica l’Apartheid dell’acqua nei confronti della popolazione palestinese.

Al 18esimo giorno di attacchi israeliani su Gaza, sono oltre 800 le vittime, la stragrande maggioranza civili, tra cui oltre 100 bambini, e più di 5500 i feriti. Interi quartieri ridotti in macerie, distrutte case, scuole, ospedali, luoghi di culto.

Sono più di 140,000 gli sfollati che cercano rifugio dai bombardamenti, ma non esiste un luogo sicuro a Gaza, confermato ieri dal bombardamento della scuola ONU dove si erano rifugiate 1.500 persone, con 17 morti e oltre 200 feriti.

Sono stati bombardati anche la principale condotta d’acqua e un impianto per il trattamento delle acque reflue. Oxfam denuncia la crisi umanitaria, con 1,2 milioni di persone senza accesso all’acqua. 

Ora più che mai l’Acea deve interrompere l’accordo con l’israeliana Mekorot, che oltre a rubare l’acqua in Cisgiordania, estrae più della quota stabilita dalla falda acquifera costiera che è condivisa tra Israele e Gaza. Oltre il 90% dell’acqua a Gaza non è potabile. 

Mantenendo l’accordo con la Mekorot, recentemente condannata al Tribunale dei Popoli a Ginevra, Acea e il Comune di Roma si rendono complici dei gravissimi crimini commessi da Israele. 

Inoltre, a fine giugno, il Ministero degli Esteri italiano ha pubblicato un avviso sui “rischi di ordine legale ed economico” associati con il fare affari “in insediamenti israeliani o che beneficiano insediamenti israeliani”. L’Acea e il Comune di Roma, ignorando l’avviso ministeriale, mettono a rischio soldi pubblici.

Come documentato nel rapporto dell’organizzazione palestinese per i diritti umani, Al Haq, la Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, provocando il prosciugamento delle risorse idriche, per poi fornire l’acqua saccheggiata alle colonie israeliane in Cisgiordania e a Gerusalemme est occupate.

Inoltre, la Mekorot, alla quale sono state “trasferite” nel 1982 dalle autorità militari israeliane tutte le infrastrutture idriche palestinesi per il prezzo simbolico di uno shekel (Euro 0,20), pratica una sistematica discriminazione nelle forniture di acqua alla popolazione palestinese, costretta a comprare la propria acqua dalla ditta israeliana a prezzi decisi da Israele. Riduce regolarmente le forniture idriche ai palestinesi, fino al 50 per cento, a favore delle colonie illegali e dell’agricoltura intensiva israeliana, creando quello che Al Haq chiama “l’apartheid dell’acqua”. Il consumo pro capite dei coloni israeliani, infatti, è dì 369 litri al giorno mentre quello dei palestinesi è di 73 litri, al di sotto della quantità minima raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di 100 litri.

Organizzazioni internazionali, quali Human Rights Watch e Amnesty International, hanno documentato come Israele eserciti un controllo totale sulle risorse idriche palestinesi e come le politiche israeliane dell’acqua siano uno strumento di espulsione, che impediscono lo sviluppo e costringono le popolazioni palestinesi a lasciare le proprie terre. L’organizzazione israeliana Who Profits definisce la Mekorot come “il braccio esecutivo del governo israeliano” per le questioni idriche nei Territori palestinesi occupati ed afferma che “è attivamente impegnata nella conduzione e nel mantenimento” della occupazione militare della Palestina.

Per queste ragioni, la società idrica Vitens, il primo fornitore di acqua in Olanda, a seguito delle indicazioni del Governo ha recentemente interrotto un accordo di collaborazione con la Mekorot motivando la decisione con il proprio impegno verso la legalità internazionale.

Sottoscrivendo l’accordo con la Mekorot, l’Acea si rende complice di queste gravi violazioni. Contravviene anche al proprio Codice Etico, che cita la sua adesione al Global Compact dell’ONU sulla responsabilità sociale delle imprese, il quale mette al primo posto la tutela dei diritti umani. Inoltre, la collaborazione ipotizzata tra Acea e la Mekorot va nel senso di uno sfruttamento commerciale delle risorse idriche, in contrasto con la gestione pubblica di un bene universale come l’acqua.

Con il presente appello noi che abbiamo a cuore il diritto fondamentale dell’accesso all’acqua e la tutela dei diritti umani:

- Esigiamo che l’Acea segua l’esempio della Vitens e receda immediatamente dall’accordo stipulato con la Mekorot.

- Chiediamo al Comune di Roma, in quanto azionista di maggioranza, di intraprendere tutte le azioni necessarie perché l’Acea interrompa ogni attività di collaborazione con la Mekorot.

- Ci appelliamo a tutti gli enti locali il cui servizio idrico è affidato a società partecipate da Acea affinché si attivino per far ritirare l’accordo.

- Chiediamo al governo italiano di impegnarsi come ha fatto il governo olandese e scoraggiare attivamente i legami commerciali con chi viola il diritto internazionale.

Ogni firma manda una mail all’Acea e al Comune di Roma.

Si prega di mandare le adesioni collettive a: fuorimekorotdallacea@gmail.com

Tratto dalla petizione “No ai ladri d’acqua in Palestina. No all’accordo Acea-Mekorot.” Lanciata dal Comitato No Accordo Acea – Mekorot

 

Firmate la petizione a questo link su Change.org

Matteo Renzi, vai a far la spesa alla Despar di Scandicci… ma sbrigati!

Foto

Foto “simply, alone” by batintherain – flickr

La voce si è sparsa in città col passaparola: «Vai presto alla Despar di Scandicci a fare la spesa: stanno fallendo e questa settimana c’è lo sconto del 40% su tutto.» A me l’ha detto un collega d’ufficio: «E’ quasi finito tutto, vai a prendere le ultime cose scontate e porta la macchina fotografica: vedrai scene da Unione Sovietica degli anni ’70, quando i nostri connazionali andavano a “comprar” moglie con 3 paia di collant…».

Ieri sera con mia moglie siamo andati a fare un po’ di spesa: non credevo ai miei occhi. Scaffali vuoti e commessi che giravano come zombie. I reparti del fresco (macelleria, verdura, pesce, salumeria) erano desolatamente deserti e nel banco frigo, che fino a qualche settimana fa ospitava metri e metri di yogurt e latticini, restavano solo una decina di confezioni di strutto e tre o quattro di margarina. Nel reparto della pasta c’era solo la minestrina da brodo di una sola marca. Tutto quello che era durevole era già stato portato via da giorni: niente detersivi, niente carta igenica e da cucina, niente birre. Immaginate un supermercato di due piani con centinaia di metri di scaffali dove pochi articoli giacciono tristemente in qua e là alla rinfusa. Abbiamo preso delle marmellate biologiche, del tonno, del riso,  un po’ di alimenti per il cane, dei biscotti, del caffè, della cancelleria, la penultima scatola di corn flakes e dei surgelati. Chissà perchè i gelati erano l’unica cosa che era ancora disponibile in più varietà e più marche.

Non ho avuto il coraggio di tirar fuori la macchina fotografica: era troppo triste e mi sembrava di mancar di rispetto a quei commessi e a quelle famiglie che ancora non conoscono il loro futuro. Anzi, portando il carrello alla cassa, mi sono quasi vergognato e, come facevano altre persone, ho chiesto agli addetti alle casse della loro situazione. Stanno chiudendo 36 punti vendita di Despar fra Toscana, Umbria e Lazio con oltre 800 dipendenti che non sanno che fine faranno. Sembra che Conad rileverà circa 2/3 dei supermercati ma nessuno sa quali saranno, quanti dipendenti saranno riassunti e quanti verranno licenziati.

Matteo Renzi trova un po’ di tempo e fai un salto al Despar di Scandicci. Forse troverai ancora del tonno col 40% di sconto, ma sbrigati perchè quasi sicuramente tra oggi e Sabato prossimo tireranno giù la saracinesca. Definitivamente. Matteo, son queste le cose che ti chiedono gli italiani, non di riformare il Senato trasformandolo in un bivacco non elettivo per consiglieri regionali indagati… e per favore risparmiaci la balla che col nuovo Senato ripartirà l’economia!

Per approfondire:

Sono diventati a pagamento i servizi Recall e Chiamami di Vodafone e Lo sai e Chiama ora di Tim.

Foto

Foto “McLaren Pit Practice” by ph-stop – flickr

Proprio mentre gli italiani vanno in ferie, usano di più il cellulare e magari allentano i controlli, due servizi telefonici di Tim e Vodafone, che erano sempre stati gratuiti, sono diventati a pagamento. Dal 21 Luglio si pagano i servizi “Lo sai” e “Chiama Ora” di Tim, “Chiamami” e “Recall” di Vodafone. Si tratta di quei servizi che ci segnalano chi ci ha cercati quando avevamo il telefono spento e che ci dicono che una persona che noi abbiamo cercato è adesso disponibile.

Questi servizi costeranno ai clienti TIM 1,90€ ogni 4 mesi per un totale di 5,70€ all’anno mentre per i clienti Vodafone costeranno 0,06€ al giorno, per ogni giorno in cui si utilizza il servizio. Se un cliente Vodafone utilizza il servizio tutti i giorni, alla fine dell’anno spenderà 21,90€. Dal momento che i gestori abilitano automaticamente questi servizi sulle Sim, chi non li vuole pagare, deve darsi da fare per disattivarli.

Per disattivare i servizi da Tim basta chiamare il numero gratuito 42070 e seguire le istruzioni.

Per disattivare i servizi da Vodafone ci sono 3 opzioni: chiamare il numero gratuito 42593 oppure il 42070 oppure collegandosi all’area “Fai da te” nel sito della Vodafone.

Secondo le due multinazionali i clienti dovrebbero essere stati avvertiti del cambiamento tramite un SMS. A casa mia siamo in 3, tutti  con Sim Vodafone e solo mia figlia ha ricevuto l’SMS incriminato. Le associazioni dei consumatori (Repubblica parla di Federconsumatori e Codacons) sono già sul piede di guerra mentre su change.org è già partita una petizione per chiedere a Vodafone di rendere di nuovo gratuiti questi sevizi.

Firma qui la petizione su Change.org per chiedere a Vodafone il Re-call gratuito come è sempre stato.

Come è andata a finire la raccolta di indumenti per il centro di prima accoglienza di Augusta.

Foto

Foto “Augusta” by fragavio – flickr

Lo scorso 11 giugno ho pubblicato un post dedicato alla raccolta di indumenti per il centro di prima accoglienza per minori immigrati di Augusta (SR). Si trattava di un’iniziativa spontanea e un po’ improvvisata presa da Barbara e Pamela, due componenti del Gruppo d’Acquisto Solidale di Montagnana (Fi) che sono in contatto diretto con i volontari ad Augusta. L’idea era quella di fare una semplice raccolta di qualche busta da mettere in auto e portare giù in Sicilia in un viaggio che avrebbe fatto una di loro, credo per andare in ferie.

A volte però le cose non vanno come uno può immaginare e capita che le persone si dimostrino più generose di quanto uno possa prevedere in un periodo di crisi come questo. Insomma, un’auto non è bastata…. Ecco che cosa ha scritto Pamela alcuni giorni fa in un suo messaggio inviato alla mailing list dei Gruppi d’Acquisto Fiorentini…

Ciao,
[...]
Già che ci sono ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta di indumenti per le persone che sbarcano in Sicilia: Barbara è riuscita a mandar via ben 91 bustoni, con grande stupore del corriere!

Pamela (GasMontagnana)

 p.s.  Visto che sono a parlare di Gruppi d’Acquisto Solidale vorrei ringraziare il portale più usato in Italia per la gestione automatica degli ordini fra g.a.s. (www.eventhia.com) per aver inserito questo blog fra i links esterni di interesse nazionale per i Gruppi d’Acquisto Solidali. Non credevo di meritare tanto…

Quanto dura? Lo posso mangiare? Still Tasty: un sito sulla conservazione del cibo.

Foto

Foto “In Your Fridge” by pyoorkate – flickr

Quante volte abbiamo sprecato del cibo e lo abbiamo buttato via perchè scaduto o conservato male? Oppure, di fronte ad una data di scadenza appena passata  ma ad un cibo che ci sembra ancora buono, quante volte ci siamo chiesti: «E se lo mangiassi lo stesso?» E le confezioni aperte quanto durano? E la frutta, quanto dura di più mettendola in frigo piuttosto che lasciandola all’aria aperta?

A questa e a tante altre domande sulla durata e sulle modalità di conservazione dei cibi risponde in modo facile e preciso un’interessante sito statunitense che si chiama http://www.stilltasty.com/  Il sito contiene un grandissimo database di prodotti alimentari e bevande con tutti i consigli sulla loro durata e conservazione, distinguendo tra prodotti chiusi ed aperti e tra durata in dispensa a temperatura ambiente, in frigo o nel congelatore. Ad esempio una tabellina grafica vi dirà che una banana intera può stare all’aria aperta fino a 5 giorni o a completa maturazione, in frigo fino ad altri 7 giorni e nel congelatore fino a 3 mesi. Se la banana invece è tagliata non potete tenerla all’aria aperta, i giorni in frigo si riducono a 5, mentre nel congelatore durerà sempre 3 mesi.

Oltre a queste tabelline ci sono anche tutta una serie di consigli e articoli sulla conservazione del cibo. Lo sapevate che le cipolle durano in dispensa fino a 3 mesi ma se le conservate insieme alle patate entrambe marciranno molto prima? E che il miele non ha scadenza e, anche se cristallizza e cambia colore,  rimane sicuro e si può  conservare quasi all’infinito? E che, seguendo le opportune istruzioni,  è possibile congelare anche alimenti come le uova, il vino, il pane? E che le patate non vanno mai messe in frigo perchè altrimenti in cottura diventaneranno scure e troppo dolci?

Il sito http://www.stilltasty.com/ è curato dalla sede centrale dei Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (Centers for Disease Control and Prevention), importante organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d’America.

Sei mesi di ritardi postali…

Foto:

Foto: “Poste Italiane” by Robin Good – flickr

Da tantissimi anni (penso circa una ventina) sono abbonato alla rivista de Consumatori “Il Salvagente” che esce in edicola tutti i Giovedì. Secondo l’editore nello stesso giorno dovrebbe arrivare a casa  la copia agli abbonati ma, quando sono coinvolte le Poste Italiane, tra il dire e il fare… spesso c’è di mezzo il mare. Mediamente ogni anno uno o due numeri spariscono e me li devo far rispedire dall’editore, mentre la maggioranza arriva con un certo ritardo. Ormai stufo di questa situazione ho deciso di annotarmi e pubblicare su questo blog i giorni di ritardo con cui mi arriva la rivista. Questa è la situazione dei primi 6 mesi del 2014… Traete da soli le conclusioni, tenendo conto che il tragitto che deve fare la rivista è banalmente Roma-Firenze.

Devo anche dire che nell’ultimo anno il servizio delle Poste Italiane è peggiorato ulteriormente e lo posso testimoniare perchè, oltre a “Il Salvagente“, sono abbonato ad altre riviste e, più o meno tutte arrivano in ritardo. Per intere settimane non arriva nessuna corrispondenza, poi la buca delle lettere si riempie improvvisamente: ad esempio, dopo una settimana in cui non mi è arrivato niente, ieri pomeriggio ho trovato ben 4 riviste, due lettere e 1 bolletta. Almeno un paio di queste riviste erano in ritardo di quasi  una settimana. Stranezze postali…

Numero rivista Il Salvagente Data uscita in edicola Data arrivo a casa Giorni di ritardo
1 02/01/2014 09/01/2014 +7
2 09/01/2014 09/01/2014 OK
3 16/01/2014 18/01/2014 +2
4 23/01/2014 23/01/2014 OK
5 30/01/2014 31/01/2014 +1
6 06/02/2014 10/02/2014 +4
7 13/02/2014 14/02/2014 +1
8 20/02/2014 20/02/2014 OK
9 27/02/2014 27/02/2014 OK
10 06/03/2014 06/03/2014 OK
11 13/03/2014 17/03/2014 +4
12 20/03/2014 24/03/2014 +4
13 27/03/2014 27/03/2014 OK
14 03/04/2014 08/04/2014 +5
15 10/04/2014 10/04/2014 OK
16 17/04/2014 MAI ARRIVATO (*)
17 24/04/2014 26/04/2014 +2
18 01/05/2014 07/05/2014 +6
19 08/05/2014 12/05/2014 +4
20 15/05/2014 15/05/2014 OK
21 22/05/2014 22/05/2014 OK
22 29/05/2014 29/05/2014 OK
23 05/06/2014 05/06/2014 OK
24 12/06/2014 MAI ARRIVATO (*)
25 19/06/2014 23/06/2014 +4
26 26/06/2014 01/07/2014 +5

Aggiornamento del 17/07/2014

(*) I due numeri mai arrivati (16 e 24) li ho richiesti all’ufficio abbonamenti che nel giro di 5 giorni me li ha rispediti senza nessuna spesa a mio carico. Mi hanno anche ringraziato per avergli inviato questa tabellina con la quale hanno hanno fatto una segnalazione a Poste Italiane per disservizio sulla tratta Firenze-Roma. Tenuto conto che l’ufficio abbonamenti paga alle Poste una tariffa per la consegna in 24 ore (Postapress24ore) ogni segnalazione di disservizio serve per far monitorare le linee problematiche alle Poste. Sul numero 28 del 10/7/2014 due lettere pubblicate sulla rivista segnalano analoghi disservizi a quelli che ho io: una viene da Pistoia mentre l’altra lettera viene da Roma… e se i disservizi sono presenti anche sulla tratta da Roma a Roma…. vuol dire che siamo davvero messi bene! Viva le poste!

Post scriptum.

P.S. (1). Se disgraziatamente qualcuno delle poste leggesse questo articolo, faccio presente che il CAP a cui dovrebbe arrivare la posta è il 50143.

P.S. (2). Mi scuso con i miei lettori abituali ma in questo periodo sono assente dal mio e anche dai vostri blog per impegni lavorativi e familiari. Appena avrò un po’ di tempo libero tornerò a leggervi e a commentare…

P.S. (3). Sono in ritardo anche nella programmazione delle ferie estive: c’è qualcuno che ha consigli da darmi per fare un po’ di mare nel Sud della Francia? Grazie.