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Non mi piacciono gli articoli che si scrivono in occasione della morte delle persone, perchè di solito sono pieni di retorica e buonismo, tanto da far rientrare quasi sempre il defunto nella categoria del “buono, bravo… santo subito”. Per questo motivo mai avrei pensato di scrivere delle righe in memoria di qualcuno, soprattutto in memoria di qualche personaggio famoso… eppure mi sento in dovere di scrivere un pensiero in memoria di Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello Sport, che ho avuto la fortuna di incontrare e di conoscere in un lontano pomeriggio del Marzo di 3 anni fa.
Ci sono delle persone che incontriamo una sola volta nella vita, magari solo per poche ore, ma che lasciano un segno nella nostra esistenza, molto più incisivo di altre persone che frequentiamo abitualmente da anni ed anni: per me Candido Cannavò è stata una di queste persone.
Ho incontrato Cannavò il 25/03/2006 in occasione della presentazione del suo libro “E li chiamano disabili” che si tenne a Firenze, nell’ambito della manifestazione “Danza in fiera”. Alla manifestazione doveva essere presente anche la bravissima ballerina e pittrice Simona Atzori, la cui foto era riprodotta sulla copertina del libro di Candido, ma lei non era presente perchè era stata invitata all’ultimo minuto alla trasmissione di Rai uno “Ballando con le stelle” e perciò aveva posticipato di un giorno la sua esibizione al “Danza in Fiera”. Candido fece quindi la presentazione del libro da solo e per oltre un’ora commosse e tenne a bocca aperta la platea, parlando della storia dei disabili protagonisti del suo libro e di come l’incontro con queste persone avesse cambiato la sua esistenza. L’umanità, la passione e l’altruismo che si riscontravano nei suoi pezzi scritti per la “Gazzetta dello Sport” erano diventati tangibili nella sua voce, nei suoi sguardi e nella sua commozione. L’esperienza più toccante fu quella in cui Cannavò raccontò la storia dello scultore non vedente Felice Tagliaferri. Questo scultore, accarezzando il volto di Candido Cannavò e riportando le sue sensazioni sull’argilla aveva fatto un busto che ritraeva il direttore della Gazzetta dello Sport, nel quale non solo Cannavò si era riconosciuto, ma vi aveva ritrovato lo sguardo di sua madre ormai morta da molto tempo. Vedere quest’uomo anziano che raccontava con gli occhi lucidi, di come un artista non vedente gli aveva restituito lo sguardo di sua madre, fu estremamente toccante. Al termine della presentazione Candido fu così gentile da autografare alcune copie del libro e soprattutto da intrattenersi a colloquio con me e con altri spettatori interessati allo sport, al mondo dei disabili e in particolare alle Paralimpiadi di Torino 2006 che si erano concluse giusto un mese prima.
Fu un pomeriggio breve ma denso di emozioni del quale conserverò per sempre, non solo la copia del libro con dedica, ma soprattutto l’esperienza toccante dell’incontro con quest’uomo… Grazie Candido!












[...] Articolo completo fonte: Ciao Candido! « Un po’ di mondo [...]
Lo stesso titolo per lo stesso ricordo… per una persona che se lo è meritato..
@ Daniele,
è vero stesso titolo, stessi ricordi: Cannavò ha avuto il pregio di vedere che dietro ad una vittoria c’è sempre un essere umano e dietro l’essere umano c’è sempre una storia personale: a volte bella a volte brutta ma comunque degna di essere raccontata.
Complimenti per il tuo blog!